SCONTRO UE-ITALIA/ Lo scambio che Draghi propone al governo

La Bce avrebbe diversi modi per aiutare l’Italia alle prese con lo spread. A patto che Roma rispetti le regole

Le decisioni della Bce “non sono scolpite nella pietra”. Ovvero, se le esigenze lo richiedessero, la banca centrale sarebbe pronta a cambiare rotta. Queste parole, pronunciate da Mario Draghi a Dublino, hanno suscitato l’idea di un rinvio della chiusura del programma di acquisti della Bce, ma è assai probabile che questa speranza venga delusa. Parlando nella capitale irlandese, infatti, lo stesso Draghi ha tenuto a sottolineare che, dopo una lieve sbandata, il convoglio europeo prosegue nella traiettoria prevista: la banca centrale continuerà a praticare una politica di tassi bassi almeno fino alla fine del 2019, oltre a reinvestire gli interessi dei titoli acquistati in questi anni in nuove operazioni destinate ad alimentare la liquidità.

Ma la congiuntura, pur non brillante, e l’andamento dell’inflazione, sostenuta solo dall’aumento dell’energia, non consigliano di allungare il programma. A evitare il rischio di un eccessivo rafforzamento dell’euro a danno dell’export in frenata ci dovrà pensare il parallelo aumento dei tassi Usa, ormai scontato nonostante la manifesta ostilità di Donald Trump.

La Bce, insomma, non è disponibile ad allargare ulteriormente i cordoni della borsa favorendo l’assorbimento dei 400 miliardi circa di titoli che l’anno prossimo saranno emessi dal Tesoro italiano. Ma Draghi ha in mano altri strumenti per ridurre l’impatto di una politica monetaria più stretta sull’Italia. La Bce, ad esempio, potrebbe agire, come già accennato, sulla forward guidance, comunicando che la data prevista per il primo rialzo dei tassi ufficiali potrebbe essere spinta più in là, fino a fine anno.

Una decisione ancor più importante per le banche italiane potrebbe riguardare un rilancio dei finanziamenti pluriennali a tasso agevolato, i cosiddetti Tltro. Il prossimo anno scadranno i prestiti di cui hanno beneficiato soprattutto le banche italiane, che tra il 2014 e il 2017 hanno approfittato di un terzo dei circa mille miliardi messi a disposizione dalla Bce. Un nuovo round di finanziamento sarebbe una boccata d’ossigeno necessaria, visto l’aumento dei costi di finanziamento che devono sostenere le banche dopo l’aumento dello spread: 86 punti base in più per i Btp rispetto ai Bund tra fine settembre e metà ottobre. Non sono escluse operazioni twist, tipo quella adottata a suo tempo dalla Fed, che consiste nel concentrare gli acquisti da reinvestimento sulle scadenze lunghe per stimolare gli investimenti. O allungare nel tempo il periodo di reinvestimento dei titoli nel portafoglio della Bce. E così via.

Ci sono molti modi per ridurre l’impatto del ritorno a condizioni monetarie “normali” per un Paese ad alto indebitamento. Ma a una condizione: il rispetto delle regole, così come ha ricordato con una certa severità lo stesso Draghi nel recente incontro con il ministro Giovanni Tria. E qui si arriva al punto chiave: il Governo italiano non intende rispettare più le regole definite a suo tempo, sotto il regime del Fiscal compact e dell’austerità di stampo tedesco, rispettate e condivise dai governi degli altri Paesi, a partire dalle otto nazioni dell’Ue che non registrano alcun deficit di bilancio. 

Dietro le discussioni sulle presunte “defaillances tecniche” degli esperti di Bruxelles o l’ottimismo bizzarro ostentato dal Governo tricolore sulla base di stime di crescita che non trovano riscontro in nessun ente previsore, interno o internazionale c’è un conflitto politico che rischia di minare alle fondamenta le ragioni per stare assieme della Comunità. È solo la punta dell’iceberg di un muro che rischia di dividere in due i Paesi democratici, in assenza di un sentiment di solidarietà politica. È il pericolo di cui parla in un’intervista a Les Echos Christine Lagarde, direttore generale del Fondo monetario internazionale: “Le élites stanno ampiamente sottovalutando quel che sta capitando”. “La situazione economica — aggiunge — non mi preoccupa più di tanto. Certo, occorre tenere sotto controllo a livello globale l’aumento dell’indebitamento. Ma il vero rischio sta nella politica da cui possono derivare gravi problemi”. E non è certo per caso che il Fondo Monetario, per primo, abbia rilanciato l’allarme sul rischio contagio in arrivo dall’Italia. 

Dietro la disputa su pochi decimali si rischia una collisione che può avere conseguenze gravi sia per Roma che per Bruxelles.