«Di Maio toglierà scudo pro-Bankitalia&Intesa? Resta il macigno del misselling» Celotto (ex Associazione Soci Banche Popolari Venete): «c’è ancora troppa paura di scontentare i potentati bancari. Ai risparmiatori arriverà molto poco»

Vvox.it 15.11.18

Per bocca del vicepremier pentastellato Luigi Di Maio, il governo gialloverde ha ribadito che «non ci saranno scudi a Bankitalia e Consob nei risarcimenti ai truffati delle banche, il governo salva solo i risparmiatori». Il riferimento é al contestatissimo subcomma dell’articolo 38 della manovra finanziaria che di fatto salva, con uno scambio fra rimborso (al 30% con tetto di 100 mila euro) e rinuncia al diritto di rivalsa giudiziaria contro i responsabili dei default, non solo le autorità di vigilanza bancaria, ma anche gli istituti (Intesa e Ubi) che hanno acquistato gratis quelli decotti, fra cui le due ex popolari venete, la Vicenza e Veneto Banca. Il leader del Movimento 5 Stelle conferma dunque quanto promesso dai sottosegretari Villarosa (M5S) e Bitonci (Lega), ovvero stralciare la norma-condono. Ma resterebbe un ostacolo: il misselling. Sostanzialmente, per accedere al risarcimento (che Villarosa ha promesso si alzerà al 45%) l’ex socio dovrà prima dimostrare in tribunale di essere stato frodato dalla banca. A sottolineare la “caramella avvelenata” è Francesco Celotto, da fine agosto non più vicepresidente di uno dei gruppi di risparmiatori attivi in Veneto per tentare di di recuperare il recuperabile dal crac di BpVi e Vb (l’Associazione Soci Banche Popolari Venete), ex grillino, oggi libero cittadino.

volontà politica del governo, e in particolare del M5S, sembra esserci. Crede anche lei come l’ex senatore di centrodestra Augello che non possono permettersi di non mantenere la promessa di togliere quella norma di favore?
La norma a favore delle banche verrà certamente rimossa per motivi di opportunità politica pensando in primis ai voti che perderebbe il cosiddetto “governo del cambiamento” se approvasse uno scudo per il sistema bancario. Di fatto togliere lo scudo darà la possibilità ai soci di ricorrere alla giustizia per ottenere ulteriori rimborsi. Siamo però onesti: quanti credono che gli attuali (o futuri) processi contro i vertici delle due ex popolari porteranno a una qualche decente forma di rimborso per i soci? Forse l’unica che potrebbe dare qualcosa è Banca Intesa acquirente del ramo buono delle due ex popolari, ma alla fine credo che non risponderà di nulla. Troverà il modo di difendersi e comunque ha una potente arma di dissuasione in mano: se il sistema giudiziario dovesse accanirsi contro potrebbe sempre minacciare di smettere di acquistare i titoli di Stato italiani. E non voglio pensare alle conseguenze…

Secondo lei all’origine dello “scudo” c’è stata una “manina” politica (Tria?) o di altro genere (Lega contro M5S)? C’è insomma chi vuole creare appunto uno scudo per le autorità di vigilanza e le banche neo-proprietarie degli istituti finiti in default, o forse c’è un problema di improvvisazione, di non preparazione?
Per quanto ho detto sopra credo che si sia stata una “manona” a favore del sistema bancario. Quel sistema è potente e può ricattare qualsiasi governo immaginarsi un esecutivo improvvisato e di non grande profilo come quello pentaleghista. Il sistema ha approfittato dei problemi delle due popolari per fare fuori due competitors. Va detto anche che il sistema bancario italiano andava (e va ) ridotto: troppe banche, troppo personale, troppi sportelli. La riforma delle popolari andava fatta. Il governo Renzi la fece in modo maldestro e troppo rapido anche se non capisco perchè le due ex popolari venete abbiano avuto tutta questa fretta di trasformarsi in spa mentre altre banche tipo la Popolari di Bari lo abbiano fatto con molta più calma. Tutto il processo che ha portato al collasso di Veneto Banca e BpVi è stato mal gestito portando alla accelerazione di un default che era comunque inevitabile. Andava fatto in maniera diversa, tutelando maggiormente gli azionisti e il valore residuo dei due istituti. Invece tutto è stato fatto quasi per mettere in mano di Banca Intesa i pezzi buoni di istituti che sono comunque nella parte più ricca del paese. E scusate se non è un regalo di poco conto.

Il tetto dei 100 mila e del 30%, dicono le associazioni, non è in ogni caso accettabile. Nel precedente fondo del governo Gentiloni non c’era, ma a disposizione c’erano solo 100 milioni, mentre qui si parla di 1 miliardo e mezzo. Bitonci ha sottolineato che si tratta solo di un acconto, che i soldi saranno trovati. Da cosa dipende, secondo lei, la realizzabilità di questo impegno?
Il tetto di 100 mila euro è francamente un falso problema. I soci che hanno diritto di ricevere tale somma sono tutto sommato una quota trascurabile meno del 10% del totale. Il tetto del 30% è invece un problema soprattutto per quelle persone, penso soprattutto agli anziani, che soffrano di situazioni di oggettiva difficoltà economica. Per questa categoria il limite non dovrebbe esistere. Per gli altri non so se si troveranno i fondi. I conti dormienti da cui dovrebbero arrivare le risorse sono disponibili in parte. Dei 1,5 miliardi del fondo solo 670 milioni circa da novembre di quest’anno entreranno nella piena disponibilità del tesoro. Il resto non c’è, nonostante le rassicurazioni di Bitonci. I fondi sono spalmati nei prossimi anni: 2019-2020-2021. Il governo attuale sarà ancora in funzione nel 2020? E’ lecito dubitarne. Ho il timore che questo fondo faccia la fine di quello creato nel lontano 2005 dal governo Berlusconi e simile a questo a tutela dei risparmiatori. Quel fondo non ha distribuito un euro ed è rimasto senza dotazione. La gestazione di questa operazione a favore dei risparmiatori sembra obbedire quasi esclusivamente a ragioni di stampo elettorale: fare qualcosa per i soci risparmiatori per ottenere voti.

A quanto risulta, resta l’obbligo per il risparmiatore, se vuole sperare nel rimborso di Stato, a dimostrare la frode (misselling) della banca nei suoi confronti. Questo cosa implica?
Il testo definitivo della proposta di legge istitutiva del fondo è questo: «Per il ristoro dei risparmiatori come definiti al comma 2 che hanno subito un danno ingiusto, riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia dell’Arbitro per le controversie finanziarie (ACF), in ragione della violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nella prestazione dei servizi e delle attività di investimento relativi alla sottoscrizione e al collocamento di azioni emesse da banche aventi sede legale in Italia poste in liquidazione coatta amministrativa, dopo il 16 novembre 2015 e prima della data del 1 gennaio 2018». Appare chiaro dalla prima lettura che per ottenere il rimborso si deve dimostrare di avere subito un danno ingiusto. Ovvero la banca quando ha venduto le azioni non ha dato corretta informazione e la vendita non era adatta al profilo del risparmiatore/azionista. La dimostrazione del danno ingiusto è sempre qualcosa di non facile da dimostrare. Non si deve dimostrare la frode ma è pure sempre necessario portare delle prove documentali e il danno deve in ogni caso essere riconosciuto da un giudice o da un arbitro. E qui veniamo al vero problema. Ovvero se anche solo il 10% ovvero 20 mila soci delle due ex popolari presenteranno domanda come gestiranno gli uffici dell’arbitro tali domande? Saranno in grado di evadere le richieste in tempi ragionevolmente rapidi? Ho dei dubbi in tal proposito.

E quindi? Se ci mettiamo nei panni di un risparmiatore azzerato, cosa fare?
Sarà difficile dimostrare di avere subito un danno ingiusto per i soci che hanno acquistato le azioni prima del 2010/2011, per cui la categoria di persone che potranno teoricamente usufruire del risarcimento sarà ristretta. Ci sono delle associazioni di soci che invitano tutti a presentare domanda (chiedendo magari un rimborso per gestire la pratica) ma penso che stiano disinformando. La realtà è che chi ha aderito alla offerta pubblica di transazione del marzo 2017 ha fatto bene. Ha ricevuto un 15% e soprattutto era utilizzabile da chi ha acquistato le azioni dal 2007 in poi. Oggi molti di questi soci non riceverebbero comunque nulla. Male ha fatto, mi spiace sottolinearlo, chi ha seguito i consigli di certe associazioni che promettavano che sarebbe stati completamente risarciti. Siamo alla conclusione ormai di questa saga di cattivo gusto. Ha poco da urlare ai quattro venti il vicepremier Di Maio che questo governo difende i risparmiatori e non le banche. Alla prova dei fatti il fondo per i soci-risparmiatori distribuirà poco a pochi, in barba alle tante promesse fatte in campagna elettorale. Il governo del cambiamento ha troppa paura di scontentare il sistema bancario aprendo delle crepe finanziarie che sarebbero difficilmente sanabili.