Caso diamanti, il Tar Lazio respinge ricorso di Bpm

Debora Badinelli ilsecoloXIX.it 16.11.18

Chiavari – Caso diamanti, il Tar del Lazio dà ragione ai correntisti. Il tribunale amministrativo ha confermato multe per circa 12 milioni di euro inflitte dall’Antitrust lo scorso anno per pratiche commerciali scorrette a Unicredit, Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena e ai principali venditori di diamanti: “Intermarket diamond business” (Idb) e “Diamond private investment” (Dpi). Con cinque sentenze il tribunale ha giudicato infondati e respinto sia i ricorsi presentati da Idb, Dpi e dalle tre banche. Le multe si riferiscono a due procedimenti per pratiche commerciali scorrette. Per il primo erano state inflitte sanzioni pari, complessivamente, a 9,35 milioni (due milioni per Idb, quattro per Unicredit, 3,35 milioni per Banco Bpm); per il secondo le sanzioni ammontavano a sei milioni: un milione per Dpi, due per Mps e tre milioni per Intesa Sanpaolo, quest’ultimo istituto non ha presentato ricorso. 

L’Antitrust, alla fine di settembre ha chiuso «senza accertare infrazione» il procedimento aperto nei confronti del broker di diamanti “Diamond love bond” e di Ubi Banca, che si sono impegnate «a far venir meno i possibili profili di scorrettezza delle pratiche commerciali oggetto di istruttoria». 

Nel Levante fa discutere soprattutto la sentenza della prima sezione del tar Lazio (presieduta da Carmine Volpe) relativa a Bpm, già Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, la cui copertura capillare del territorio, ha fatto sì che gran parte degli acquirenti di diamanti a prezzi gonfiati siano correntisti della banca. Duecento le persone che si sono rivolte allo sportello Adiconsum Cisl di via Vinelli per chiedere aiuto. «Il Tar – spiega l’avvocato di Adiconsum, Luca Torrente – conferma che Bpm, dal 2011 al 2016, dall’operazione ha ricevuto un utile pari a 100 milioni di euro e non può considerarsi estranea alla pratica commerciale scorretta posta in essere in concorso con Idb, ma, anzi, essendo previsto espressamente dai documenti interni che la banca predisponesse un “referente investimenti” incaricato di seguire precise linee guida nella proposizione e raccolta degli ordini di diamanti conferma la piena imputabilità di Bpm».