“Il business dei canapai iniziò con questi sotterfugi”

Andrea Bretagna caffè.ch 18.11.18

Il bluff della canapa light visto con gli occhi di chi c’era
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Il rischio di ritrovarsi ai tempi delle operazioni Indoor non è così lontano”. Bruno Ongaro, ex commissario della polizia cantonale, non è sorpreso che dalla cannabis legale si può estrarre in semplici quattro mosse una sostanza stupefacente, come raccontato dal Caffè sul numero scorso. “Già 20 anni fa i canapai vendevano le attrezzature per trasformare il contenuto dei sacchetti – spiega – le scappatoie di oggi mi fanno pensare che la storia si possa ripetere”.
Più cauto il capo del Servizio antidroga (Sad) della Polizia cantonale, il commissario Andrea Lurati. “La grossa differenza – dice – con i canapai dell’inizio anni 2000 sta nel fatto che in questi negozi veniva venduta canapa illegale con Thc elevato, ben maggiore del 10%, mentre oggi il prodotto venduto può contenere una concentrazione massima dell’1%”. Vero è che l’estratto che si ottiene  può raggiungere valori ben più elevati. “Siamo a conoscenza di questa possibilità. Si tratta – dice Lurati – di una novità che deve essere monitorata per valutarne l’impatto sul nostro territorio: in ogni caso, produrre stupefacente costituisce reato ed è illegale”.
Una possibilità, questa, conosciuta anche da Sergio Regazzoni, gerente del primo shop aperto in Ticino, nonché segretario dell’Associazione produttori di cannabis. “È vero che esiste il modo per estrarre dalla canapa light un tenore di Thc superiore ai limiti di legge – spiega – ma il santo non vale la candela: chi è in cerca di una sostanza stupefacente si rivolge direttamente al mercato nero”. Per Regazzoni il motivo è evidente. Il prezzo. “Spendere 200 franchi per 2 canne è un’assurdità, inoltre chi ama la cannabis non usa il butano, che è un gas dannoso per la salute: ha un altro approccio”. Sarà anche così, ma intanto nei canapai vengono venduti tutti i prodotti necessari a procurarsi una sostanza “drogante”. “Non nel mio negozio – specifica Regazzoni – da me il gas butano non è in vendita, così come non utilizzo nomi altisonanti o impropri per chiamare la canapa e attirare dunque più clientela”. Vietare la vendita di queste attrezzature oggi non è comunque possibile. “Si tratta – spiega ancora Lurati – di articoli in libera vendita, all’origine concepiti per scopi leciti: essendo il fenomeno una novità, al momento non abbiamo grandi riscontri sulla vendita di questi kit”. 
Di sicuro per chi opera sul fronte della prevenzione delle dipendenze, come Radix, sarebbe stato meglio non parlare del grande bluff. “In tutta sincerità sarebbe stato meglio non dire che esiste questa tecnica – afferma il responsabile Guido De Angeli – perché si rischia di suscitare curiosità ed emulazione: l’estrazione del Thc con il butano è inoltre pericolosa, data l’alta infiammabilità del gas”. Non parlarne non avrebbe comunque cambiato di una virgola la presenza o meno del fenomeno. Che esiste anche senza i giornali. “In effetti, l’estrazione del Thc dalla canapa è molto praticata in Usa e Canada – dice De Angeli – in Europa si vede meno e crea molta preoccupazione, perché l’effetto che si ricava, essendo molto breve, ma al tempo stesso intenso, crea grande assuefazione”.
La sostanza stupefacente che si ottiene dall’erba legale è dunque pericolosa da realizzare, ma anche da fumare. Una doppia insidia che dovrebbe far riflettere.

an.b.