Nature – I limiti dell’obbligo vaccinale

Di Rododak – Novembre 19, 2018 vocidallestero. It

Dopo l’editoriale di Prescrire che abbiamo proposto qualche tempo fa, è interessante osservare un altro editoriale, pubblicato quest’anno da quella che è forse la rivista scientifica più prestigiosa in assoluto: Nature. Anche in questo caso una posizione di pieno sostegno all’uso dei vaccini non impedisce un’altrettanto aperta disanima delle criticità connesse al ricorso all’obbligo per aumentarne la diffusione.

Nature sottolinea infatti come imporre per legge le vaccinazioni possa risultare controproducente e come dovrebbe essere al massimo una misura temporanea.

Il quadro banalizzato e riduttivo presentato dai media italiani – novax da una parte/favorevoli all’obbligo vaccinale dall’altra – si sfalda di fronte alle posizioni assai più articolate e meditate di un caposaldo dell’informazione scientifica autorevole come Nature.

Riprendiamo brevemente alcune parti dell’articolo, rinviando all’originale chi fosse interessato alla lettura completa.

L’editoriale di Nature, probabilmente per non rischiare di generare equivoci sulla posizione della rivista sul tema, apre con una aperta e ferma presa di posizione sull’importanza della vaccinazione come strumento vitale per la salute pubblica (si può far notare, en passant, che l’editoriale di Prescrire, che non parla di vaccini in generale, ma di vaccini con un rapporto tra rischi e benefici favorevole, è sicuramente più accurato). Su Nature è definita come molto più controversa l’opportunità di imporre le vaccinazioni per obbligo, anche tenendo conto delle diversità culturali ed etiche tra diverse popolazioni.

Commentando la legge francese che ha reso obbligatorie 11 vaccinazioni dal 1° gennaio 2018, vietando l’accesso ad asili, scuole e campi scolastici ai bambini non vaccinati, Nature cita il fatto che molti medici di base in Francia si sono schierati tra chi sostiene che si tratti di un provvedimento autoritario che potrebbe avere dei contraccolpi, tra cui provocare l’ostilità dei genitori e maggiore diffidenza sui vaccini.

Nature afferma inoltre che l’obbligo vaccinale non è una risposta corretta (il termine usato per caratterizzare la decisione del governo francese è “misguidedly”) né sufficiente per contrastare – come è giusto fare – le voci allarmistiche sulla sicurezza dei vaccini, in particolare quelle diffuse dai gruppi no-vax.

Interessante come Nature sostenga, citando testualmente, che “dipingere l’esitazione sociale sui vaccini come una semplice battaglia tra i gruppi anti-vaccini e la popolazione ignorante da una parte, e le ragioni della scienza e della sanità pubblica dall’altra – come ha fatto il governo francese – porta a una controversia inutile e sterile, e a una visione semplicistica della questione, che nasconde temi complessi, come le molteplici cause della “esitazione vaccinale” nella popolazione, e il ruolo fondamentale legato al costruire fiducia nelle istituzioni sanitarie e nell’informazione che proviene dal governo e dagli scienziati.”

Ancora,  secondo Nature la reazione del governo francese, ovvero imporre l’obbligo, è semplicistica e si sottrae alla più importante responsabilità da parte dello Stato: “Lavorare con pazienza, fianco a fianco con gli operatori sanitari e i pazienti, per migliorare quella che è già una buona accettazione dei vaccini” in Francia.

Il rischio, secondo Nature, è che una legge di questo tipo provochi proprio ulteriori resistenze infondate a vaccini che possono salvare vite. La strategia migliore, secondo Nature, è impegnarsi per sostenere con forza nei confronti dell’opinione pubblica i benefici delle vaccinazioni, e usare meglio le prove disponibili per implementare strategie maggiormente proattive.