Banche: aiuti di Stato, Ue studia la stretta (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La comunicazione della Commissione Ue sul settore bancario del 2013 ha creato rilevanti conseguenze per gli istituti di credito, in particolare quelli italiani, perché ha impedito l’uso dei fondi interbancari obbligatori (come il Fitd) per gestire le crisi in modo preventivo. Il risultato è stato quello di innescare le risoluzioni e il burden sharing, con perdite per i risparmiatori privati. Ora la comunicazione Ue potrebbe essere rivista: ma, al contrario di quanto si potrebbe immaginare, in senso ulteriormente restrittivo. Le pressioni di alcuni Paesi per una revisione sono forti. 

“Non possiamo confermare piani specifici”, ha detto un portavoce della Commissione contattato da MF-Milano Finanza. A molti in Europa non è andato giù il salvataggio delle banche venete, che sono sfuggite alle risoluzioni europee e hanno applicato le regole italiane sulla liquidazione. Per lo stesso motivo c’è chi chiede (tra questi Elke Koenig, presidente tedesca del Single Resolution Board) di creare norme Ue anche sulle liquidazioni, invece di lasciar spazio alle leggi nazionali. 

Nel Nord Europa si ritiene la liquidazione delle venete (peraltro approvata da Commissione e Srb) sia stato un modo per non applicare il bail-in anche a obbligazionisti senior e depositanti, limitandolo agli azionisti e ai creditori junior. Le svalutazioni anche su depositi e sulle obbligazioni più sicure avrebbero causato enormi effetti sulla stabilità finanziaria. Ma questo aspetto è considerato secondario in molte capitali nordeuropee. Perciò ora la Commissione starebbe lavorando a una comunicazione più severa sugli aiuti di Stato anche in caso di liquidazioni. “Ci sono voci che la Dg Comp starebbe valutando una revisione della comunicazione del 2013”, ha detto il d.g. dell’Abi Giovanni Sabatini in un seminario dell’associazione a Ravenna. “Qualcuno ha sostenuto che in quella comunicazione c’è un vantaggio a favore della liquidazione perché sarebbe più facile avere interventi pubblici consentiti dalla disciplina degli aiuti di Stato”. 

Sabatini ha però sottolineato che c’è un tema di fondo da considerare: “Gli aiuti di Stato non sono vietati di per sé, ma nei limiti in cui distorcono la concorrenza. Se la banca va in liquidazione non andrà in concorrenza con nessuno. Quindi non viene messo in discussione il principio alla base della disciplina sugli aiuti di Stato. Si tratta di minimizzare gli impatti di una liquidazione disordinata. Nonostante ciò c’è una discussione sulla necessità di rivedere la comunicazione”. Il direttore generale dell’Abi ha ricordato che invece un segnale di flessibilità era arrivato dal via libera della Commissione Ue all’uso del Fitd nel caso di una banca molto piccola che non violava alcuna regola concorrenziale. 

red/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 20, 2018 02:38 ET (07:38 GMT)