Banco di Napoli, finisce un’epoca: lunedì integrato a Intesa. Ecco i 479 anni di storia

Amalfinotizie.it 24.11.18

Già da ottobre i circa 2 milioni di correntisti del Banco di Napoli erano stati informati di un cambio storico. Epocale, per Napoli e il Mezzogiorno. Del glorioso Banco di Napoli dal 26 novembre prossimo non ci saranno più altre tracce. Se non nelle insegne che resteranno, chissà fino a quando, sulle filiali campane.

La fusione per incorporazione nella capogruppo Intesa Sanpaolo SPA, peraltro già ampiamente annunciata nei mesi scorsi, è ormai prossima. Proprio per lunedì, infatti, è fissata l’integrazione dell’istituto partenopeo nella holding.

Non sarà un giorno qualsiasi, quello del 26 novembre, per la storia del Mezzogiorno in quanto si segnerà la fine dell’autonomia del Banco di Napoli e l’avvio della sua piena integrazione nella capogruppo Intesa Sanpaolo.

Le preoccupazioni

Anche il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso «rammarico e preoccupazione» per la cancellazione «almeno sul piano giuridico-formale dello storico istituto del Mezzogiorno».

E nel rendere omaggio al Banco di Napoli e ai suoi sei secoli di storia, il Presidente ricorda che esso «ha costituito una grande realtà rappresentativa dei ceti produttivi e del popolo dei risparmiatori delle regioni meridionali, dando – pur tra non pochi alti e bassi – contributi essenziali nel contrastare lo squilibrio tra Nord e Sud, ovvero la principale tara nazionale».

Ci resta il grande Archivio Storico

Il Banco di Napoli, finché era operante, era il più antico istituto italiano ed europeo fra quelli esistenti. Le sue radici risalgono ai ‘banchi pubblici napoletani’ sorti a lato delle ‘istituzioni pie’ nel secolo XVI, che per oltre due secoli assicurarono alle regioni meridionali e alla monarchia il necessario sostegno finanziario.

Quattrocentosettantanove anni : tanti ne ha compiuto il Banco di Napoli oggi. 

Presso l’Archivio storico del Banco di Napoli sono conservati i documenti che testimoniano l’intensa attività dell’istituto nei secoli scorsi. Preziose memorie economiche e sociali sono costituite dalle dalle antiche ‘fedi di credito’, speciali certificati che facilitano il pagamento di beni e servizi.

Una storia straordinaria che testimonia la grandezza di un Regno che prima dell’annessione forzata all’Italia era il più ricco stato della penisola. Una storia che sta per essere cancellata definitivamente.

Come nacque il Banco di Napoli*

Tradizionalmente si fa coincidere la data di nascita del Banco di Napoli con quella della costituzione del Monte della Pietà nel 1539, ma alcuni studi svolti dal prof. Domenico De Marco, esperto di Storia Economica ed Accademico dei Lincei, e da Eduardo Nappi, che da anni studia e lavora presso l’Archivio Storico, hanno portato alla luce documenti riguardanti la cassa di deposito della Casa Santa dell’Annunziata che fanno retrodatare questa nascita al 1463.

I Borbone

Nel 1734, con l’ascesa di Carlo di Borbone, la vita economica di Napoli riprese vigore (di questo periodo la Reggia di Portici, la progettazione della Reggia di Caserta e il Teatro San Carlo). L’accordo tra la corona e la borghesia illuminata si ruppe però con la Rivoluzione Francese.

Gli Stati Europei formarono una coalizione antifrancese e Ferdinando di Borbone vi aderì dando inizio alla corsa agli armamenti a causa della quale si attinse denaro dai banchi pubblici fino all’esaurimento delle riserve. Nel 1806 Giuseppe Bonaparte si insediò a Napoli; successivamente Gioacchino Murat riunì tutti i banchi pubblici superstiti e fondò il “Banco delle Due Sicilie”.

L’avvento dell’industrializzazione aumentò l’importanza delle Banche e il Banco delle Due Sicilie istituì la Cassa di Sconto (1818) ed aprì due filiali in Sicilia, a Messina ed a Palermo e successivamente a Bari. La Cassa di Sconto sostenne l’economia del sud erogando ingenti finanziamenti e in tre anni il patrimonio del raddoppiò.

L’Unità d’Italia

Nel 1861, con l’unificazione dell’Italia, la lira incominciò a circolare in tutto il regno ed il Banco delle Due Sicilie assunse la denominazione di “Banco di Napoli”. Il Banco incominciò ad emettere banconote e sviluppò l’esercizio del Credito Fondiario ed Agrario nel Mezzogiorno. Incominciò la prima politica di espansione del Banco con l’apertura delle filiali a Roma, Firenze, Venezia, Milano, Torino, assumendo un ruolo determinante nella trasformazione dell’Italia.

La nota crisi economica della fine del 1800, provocò la riduzione della banche di emissione a cui sopravvissero la Banca d’Italia, il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia. Il Banco di Napoli, in particolare, superò la crisi grazie alla politica di rigore instaurata dal Direttore Generale Nicola Miraglia che assunse la Direzione Generale nel 1896.

Le prime filiali nel mondo

Dopo la conquista dei territori africani in Eritrea (1890) e in Libia (1912), il Banco aprì una filiale a Tripoli ed una a Bengasi. A seguito della grande emigrazione italiana verso l’America dell’inizio del 1900, il Banco aprì nel 1906 la filiale di New York, a cui seguirono quelle di Chicago e Buenos Aires, divenendo la prima banca italiana con filiali all’estero.

I primi sostegni del Banco di Napoli

Sempre in quell’anno Napoli fu danneggiata dall’eruzione del Vesuvio ed il Banco intervenne a sostegno della popolazione colpita, così come nel 1908, a favore delle città di Messina e Reggio Calabria distrutte dal terremoto.

Durante la prima guerra mondiale il Banco finanziò gli enti granari, partecipò ai prestiti nazionali per sostenere le industrie che contribuirono allo sforzo bellico ed erogò ingenti somme a favore dei profughi, oltre ad istituire a Napoli l’Ospedale Pausillipon per i bambini abbandonati.

Nel 1926, la Società delle Nazioni, per fronteggiare il caos monetario del dopo guerra, obbligò gli Stati Europei ad istituire le Banche Centrali. L’emissione divenne così ad esclusivo appannaggio della Banca d’Italia e il Banco perse così la facoltà di emettere banconote. In quegli anni l’architetto Piacentini curò la ricostruzione della facciata della sede del Banco di Napoli di Via Toledo, che fu inaugurata nel 1939.

La Seconda Guerra Mondiale

Nel 1935 l’Italia occupò l’Africa Orientale ed il Banco aprì altre tre filiali nei territori occupati, così che dalle 75 filiali del 1926 passò a 200 nel 1940. Sia le filiali nord americane che quelle africane, però, vennero perse a seguito della grande tragedia che fu la seconda guerra mondiale (1940 – 1945).

Il dopoguerra

Iniziò comunque una lenta opera di ricostruzione ed il Banco finanziò, negli anni ‘60, una massiccia politica edilizia. Tra le altre cose partecipò alla nascita dell’Alfa Sud di Pomigliano d’Arco e finanziò il Teatro San Carlo, il Teatro Mercadante e l’Orchestra sinfonica Scarlatti. Il Banco riprese la sua espansione al Nord d’Italia con l’apertura di nuove filiali fino ad arrivare, negli anni ’80, ad avere 500 filiali in Italia. In tale epoca il Banco iniziò ad espandersi con nuove filiali in Europa e nel mondo.

Dal successo al declino

Nel 1988 il Banco aveva filiali a Buenos Aires, Francoforte, Hong Kong, Londra, New York, Parigi, Madrid, uffici di rappresentanza a Bruxelles, Los Angeles, Zurigo, Sofia, Mosca e filiazioni come il Banco di Napoli International a Lussemburgo. Dopo la scissione tra Banco di Napoli S.p.A. e Fondazione, nel 1994 ebbe inizio l’ultima crisi della Società bancaria che, dopo alterne vicende, si è risolta con l’incorporazione del Banco nel gruppo Sanpaolo IMI, avvenuta a dicembre del 2002.

*Fonte FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI / STORIA DEL BANCO DI NAPOLI