Il Gatto, la Volpe e Mangiafuoco.

ilborbonico.it 18.11.18

Mentre Salvini e Di Maio giocano a fare il Gatto e la Volpe con il Pinocchio Italia, il Mangiafuoco Europa ci tratta da asini e ci taglia anche i fondi per lo sviluppo. L’avventura giallo-verde si è persa per strada tra campagna elettorale per le europee e interventi a gamba tesa all’interno del governo.

Indubbiamente il governo è ai suoi minimi termini. Gli ultimi disaccordi tra M5S e Lega hanno finito per snaturare i pur pochi provvedimenti presi. Il decreto fiscale, l’uscita al quanto bizzarra di Salvini sugli inceneritori in Campania e l’accordo franco-tedesco per tenere fuori l’Italia dai fondi europei aggiuntivi. Questioni che messe insieme sono una bomba posta sotto le fondamenta del fragile equilibrio governativo, logorato al suo interno soprattutto da un Salvini rapito da manie di protagonismo che mette bocca su tutto, conoscendo molto poco. In questa breve analisi degli ultimi accadimenti, tenterò di essere sintetico riportando agli occhi del lettore alcuni aspetti fondamentali giudicandoli come sempre con occhio critico.

Il decreto fiscale e la flat tax a braccetto.

Ciò che i due alleati-rivali non riescono proprio a comprendere è che, come sempre, la verità sta nel mezzo. E nel mezzo c’è il famoso contratto di governo rispetto al quale mi risulta incomprensibile come, per trovare un accordo, M5S e Lega debbano rinunciare a qualcosa, anziché perfezionare il lavoro limando le incongruenze sulle proposte da portare avanti. Prendiamo, per esempio, il decreto fiscale ed un suo aspetto fondamentale: il carcere per gli evasori. Questo aspetto del decreto, fondamentale per  i grillini, è andato per ora a farsi benedire, barattato per l’estromissione dal testo del condono fiscale al quale Salvini tanto teneva. Ma l’errore di trattativa è a monte. I grillini non avrebbero dovuto permettere alla Lega di mettere bocca in un loro provvedimento e questo doveva essere esplicitato nel contratto e, ovvio, sarebbe valso lo stesso per la Lega. Ma tant’è nessuno ci ha pensato e quindi atteniamoci ai fatti di questi giorni, che ci illustrano come carcere e condono fiscale siano paradossalmente messi sullo stesso piano ai fini dell’approvazione di un decreto legge. È un ossimoro che vede da un lato la volontà di arrestare chi evade, mentre dall’altro, contemporaneamente, gli si offre la possibilità di farla franca pagando.

A mio modesto avviso, infatti, risultati in materia fiscale, in un paese come il nostro, si ottengono solo se sul piatto si mettono deterrenti che facciano passare la voglia ai furbetti di esserlo ancora. Tuttavia un simile disegno di legge avrebbe senso solo se la tassazione scendesse a livelli accettabili, tali per cui sarebbe davvero un reato assurdo non pagare le tasse sia per il ricco che per il meno abbiente.

La soluzione? Sarebbe stata quella di separare le competenze dei due provvedimenti all’interno del decreto, lasciando la dichiarazione integrativa speciale (che consentiva di dichiararefino al 30% in più di quanto già comunicato al fisco, con un tetto massimo complessivo di 100 mila euro di imponibile per anno d’imposta su 5 anni), ma fornendole esclusivamente carattere retroattivo. Dal 2019, poi, sarebbe partito il carcere per gli evasori, senza alcuna ulteriore possibilità di condono, insieme all’analisi dei loro conti correnti per trattenere il maltolto (negli USA funziona così). A mio modesto avviso, infatti, risultati in materia fiscale, in un paese come il nostro, si ottengono solo se sul piatto si mettono deterrenti che facciano passare la voglia ai furbetti di esserlo ancora. Tuttavia un simile disegno di legge avrebbe senso solo se la tassazione scendesse a livelli accettabili, tali per cui sarebbe davvero un reato assurdo non pagare le tasse sia per il ricco che per il meno abbiente (dato per scontato che il povero non le paghi). E’ qui che sarebbe entrata in gioco la flat tax leghista che avrebbe riportato la contribuzione fiscale a livelli umani e giustificato ulteriormente l’inasprimento delle pene da parte dello stato nei confronti degli evasori. Morale: si costruisce aggiungendo, non eliminando! 

Il cervello incenerito di Salvini: appello agli elettori del Sud. 

Se però né Di Maio, né Salvini hanno pensato ad una reale integrazione dei loro progetti all’interno del decreto fiscale, di sicuro Salvini pensa a molte più cose di quante gliene competano e delle quali conosce molto poco. L’altra sera a NEMO, Rai Due, il leghista affermava che per risolvere la prospettata futura emergenza rifiuti in Campania, bisognerebbe costruire un inceneritore in ogni provincia. Perché, parole sue, lui si preoccupa dei bambini campani ai quali tra due o tre mesi non vuole far respirare aria malsana. Farebbe bene, Salvini, a preoccuparsi dei bambini padani che tanto meglio dei nostri non se la passano considerando gli avvenimenti del 15 ottobre scorso (e successivi) quando nel milanese due incendi in altrettanti depositi hanno reso l’aria irrespirabile. A braccetto con i media, in meno di un mese, si è riusciti a spostare l’attenzione dai fatti altrettanto gravi accaduti al nord, visti e letti solo per un giorno a margine di notiziari e giornali, a quelli del Sud per i quali in televisione si sprecano puntatone di ogni sorta di programma e ai quali sono dedicati titoli in prima pagina di ogni giornale italiano (che sempre del nord sono!). 

Al leghista replico, cosa che avrebbe dovuto fare Di Maio, che se fosse realmente interessato ai bambini del Sud, farebbe in modo che i nostri asili nido godessero di pari finanziamenti, dignità, quindi diritti, rispetto a quelli del nord restituendoci almeno gli ultimi 30 milioni di euro dirottati al centronord lo scorso anno; farebbe in modo che la redistribuzione della spesa pubblica al Sud toccasse quel fatidico 34% già previsto dal governo Gentiloni nel 2016 e mai attuato per compiacere lor signori settentrionali; farebbe in modo, Salvini, di non alimentare ulteriormente le casse della camorra riempiendole dei proventi che nuovi inceneritori inevitabilmente porterebbero nell’ambito dello smaltimento illegale dei rifiuti; farebbe bene a definire i LEP prima di richiedere autonomie basate sulle stramberie lombardo-venete.

C’è da applaudire Salvini per la sua malizia e dare del fesso a Di Maio per la sua inesperienza nella replica al leghista: “non è nel contratto”. La matrice malavitosa è alla base di tutti gli incendi nei depositi dei rifiuti in tutta la penisola, ma si parla sempre e solo di quelli al Sud facendo cadere nell’oblio quelli da Roma in su. Claudia Mannino esponente dei Verdi sul suosito tiene una mappa aggiornata degli incendi a discariche, impianti e depositi in tutta Italia e a guardare bene non mi sembra che dalle parti di Salvini se la passino meglio. Al leghista replico, cosa che avrebbe dovuto fare Di Maio, che se fosse realmente interessato ai bambini del Sud, farebbe in modo che i nostri asili nido godessero di pari finanziamenti, dignità, quindi diritti, rispetto a quelli del nord restituendoci almeno gli ultimi 30 milioni di euro dirottati al centronord lo scorso anno; farebbe in modo che la redistribuzione della spesa pubblica al Sud toccasse quel fatidico 34% già previsto dal governo Gentiloni nel 2016 e mai attuato per compiacere lor signori settentrionali; farebbe in modo, Salvini, di non alimentare ulteriormente le casse della camorra riempiendole dei proventi che nuovi inceneritori inevitabilmente porterebbero nell’ambito dello smaltimento illegale dei rifiuti; farebbe bene a definire i LEP prima di richiedere autonomie basate sulle stramberie lombardo-venete. Della camorra e della ‘ndrangheta, Salvini, si ricorda solo quando gli fa comodo, ma non fa un passo indietro quando si tratta di favorirle sottobanco. Voto di scambio? Di certo propaganda visto che gli ultimi sondaggi danno la Lega al 20% al Sud la qual cosa mi induce a pensare, volendo essere cattivo, ma non troppo, che il 20% della popolazione meridionale sia malavitosa. Oppure il reale scopo che si vela dietro alle preoccupazioni salviniane, è quello di alleggerire gli impianti del nord dai rifiuti che attualmente arrivano da Sud, magari ricaricandoli di un po’ di sana monnezza nordista da far smaltire nei nostri nuovi impianti. Della serie prima il nord. Di certo Salvini non ha pensato ai bambini (né del Sud né del nord) quando, per far piacere ai suoi industriali padani, ha inserito nel decreto Genova la norma che aumenta di 20 volte i limiti di idrocarburi pesanti C10 e C40 che possono essere contenuti nei fanghi di depurazione sia civili che industriali i quali poi vengono sparsi sui suoli agricoli. La realtà cambia, vero Matteo? Ma soprattutto a che titolo si pronuncia su questioni di competenza del dicastero per l’ambiente? Cari elettori del Sud, mi rivolgo al 20% leghista dei sondaggi, siete sempre convinti della vostra preferenza? Se sì, allora non amate la vostra terra, i vostri figli, ma soprattutto voi stessi.

L’Europa dei crucchi e dei mangialumache

E di certo non siamo nelle grazie di Bruxelles, la qual cosa complica ulteriormente l’iter del governo Conte che deve far fronte al bailamme interno e al fuoco ostile esterno che di questo bailamme approfitta. In effetti si potrebbe dire, senza temere di essere in errore, che i tecnocrati europei si siano fatti carico di rappresentare in Italia, ciò che i latitanti partiti usciti sconfitti dal 4 marzo, non sono riusciti a fare finora: una reale opposizione nei confronti del governo. Solo in questo modo si può spiegare l’ultima novità in salsa crucca e mangialumache: i primi, infatti, hanno accettato la proposta del lumacone Macron di dar vita ad un Fondo Europeo ad hoc che garantirà la stabilità dei paesi aderenti all’euro. Bene, si dirà, se non ché questi soldi dovranno però sostenere investimenti e riforme dei soli paesi entro i parametri di Bruxelles. In altre parole ancora una volta saranno gli altri a decidere cosa sia meglio per il popolo italiano, in cambio di soldi a palate che però non siamo liberi di decidere come utilizzare. 

A quali interessi verranno elargiti tali fondi e soprattutto in quale misura dovrebbe ipoteticamente contribuirvi l’Italia per avere un ritorno consistente in termini di crescita? Ci conviene davvero, insomma, imbrigliare i nostri conti pubblici e morire di asfissia da austerità, per poi usufruire dell’elemosina europea? E se fossimo noi, non essendo ammessi, a non versare ulteriormente i nostri contributi all’Europa? Quali scenari si aprirebbero per i mangialumache e per i crucchi?

E siccome da trent’anni a questa parte, cioè da quando l’Europa, prima economica e poi pseudo unitaria, si è sostituita a Roma, le cose per noi sono solo peggiorate, se aderissimo alla politica dell’austerità in cambio di fondi aggiuntivi saremmo punto e da capo. Questo poi è l’ultimo di una serie di ricatti europei che ci sono piovuti addosso da quando il nuovo governo si è insediato. Dallo spread a quest’ultima genialata, si comprende lo stampo mafioso ed usuraio della politica dei vari Juncker e Moscovici. Trapela nei loro messaggi: se l’Italia vuole usufruire ancora dei finanziamenti europei per lo sviluppo, deve darsi una calmata e accettare l’irrifiutabile proposta europea sulla politica di risanamento dei conti pubblici. Ora se l’Italia non vuole uscire dall’euro, forse è l’Europa che ci tiene particolarmente a che lo faccia, visto che continuano a metterci spalle al muro. A quali interessi verranno elargiti tali fondi e soprattutto in quale misura dovrebbe ipoteticamente contribuirvi l’Italia per avere un ritorno consistente in termini di crescita? Ci conviene davvero, insomma, imbrigliare i nostri conti pubblici e morire di asfissia da austerità, per poi usufruire dell’elemosina europea? E se fossimo noi, non essendo ammessi, a non versare ulteriormente i nostri contributi all’Europa? Quali scenari si aprirebbero per i mangialumache e per i crucchi? L’Italia, come da par suo illustra il ministro Savona su “Il Sole 24 ore” di oggi, ha cercato il dialogo con questi dinosauri della burocrazia fin dall’inizio, ma ha sempre ricevuto come risposta un due di picche e il solito refrain: “dovete attenervi alle regole di Bruxelles”. Ma quello che realmente non si comprende è perché mai noi dovremmo subire una procedura di infrazione per il famoso 2,4% mentre Germania e Olanda la fanno franca da tempo immemore per il loro surplus commerciale. Su “Ilsussidiario.net”un’intervista al prof. Antonio Maria Rinaldi ci fa ben capire come potremmo convincere la Commissione sulla bontà dell’operato del governo: “Basterebbe trovare gli stessi argomenti con cui Germania e Olanda riescono da molti anni a convincere gli altri partner Ue a non prendere provvedimenti nei loro confronti a causa del surplus di bilancio, che contravviene ai regolamenti previsti dal Six Pack. La Germania vìola quasi ininterrottamente dal 2006 la regola che per tre anni il surplus non può essere superiore al 6% del Pil. L’Olanda lo fa addirittura in maniera sfacciata, visto che dal 2010 registra punte anche superiori al 10% di surplus. Mi sembra però che su questo punto a Bruxelles siano un po’ troppo distratti. Vorrei, poi, ricordare che proprio il fatto che vengano sistematicamente accumulati surplus di queste entità è uno dei motivi che generano gli squilibri alla base di grossi problemi all’interno dell’Eurozona, per cui le aree ricche si arricchiscono e quelle povere si impoveriscono sempre di più”.

Poi sulla manovra bocciata da Bruxelles aggiunge: “Se non c’è la volontà di capire le esigenze dell’Italia, i numeri proposti dal governo e da Tria non possono certo fare qualcosa. C’è ormai uno scontro di carattere politico all’interno della Ue. Non scordiamo che l’attuale Commissione è espressione dei due partiti che governano da sempre l’Europa: il Ppe e il Pse. Guarda caso, sono gli stessi raggruppamenti di cui fanno parte i due maggiori partiti d’opposizione qui in Italia: Forza Italia e Pd. Di fronte al fatto che questi due partiti sono in totale confusione e non riescono a esprimere una valida opposizione, ci pensano i loro “colleghi” europei”. Insomma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E di fronte a scenari simili, Salvini parla di inceneritori e Di Maio di contratto? 

Certo la favola di Collodi calzerebbe a pennello: Salvini e Di Maio che come il Gatto e la Volpe ogni giorno ne raccontano una, pur di convincere il Pinocchio Italia a votarli, mentre il Mangiafuoco Europa ci estromette dai fondi per lo sviluppo. Se questi due hanno davvero intenzione di governare dovranno pur capire che il primo passo da compiere, per curare davvero gli interessi degli italiani (come diconodi voler fare), è stare zitti, lavorare sodo e far parlare il presidente del consiglio. Perché la propaganda salviniana e dimaiana servirà alle elezioni europee, ma alla fine affosserà il paese in uno scontro tutti contro tutti che lo renderà ingovernabile. Anzi, di questo passo le europee Salvini e Di Maio le affronteranno da divorziati.

d.A.P.