Insolvenza Veneto Banca fumata nera, serve il perito

Giorgio Barbieri ilmattinodipadova.geolocal.it 24.11.18

Sui crediti deteriorati non sono state fatte «specifiche analisi e valutazioni» Così Bankitalia si chiama fuori dal ricorso in appello presentato da Consoli

Ancora una fumata nera a Venezia dove la Corte d’Appello, su ricorso dell’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli, è chiamata a pronunciarsi sullo stato di insolvenza di Veneto Banca, dichiarato dal tribunale di Treviso. Dalla Banca d’Italia, cui erano stati chiesti con un’ordinanza ulteriori elementi rispetto alla relazione che Via Nazionale aveva prodotto in primo grado, non sono arrivate novità sostanziali e ieri i giudici si sono riservati sulla decisione di ordinare una perizia tecnica come successo a Vicenza nel caso dell’insolvenza di Banca popolare guidata da Gianni Zonin e come richiesto dai difensori di Consoli.

palazzo koch

La Corte d’Appello, al termine dell’udienza dello scorso 24 ottobre, avevano chiesto a Banca d’Italia chiarimenti in merito «al significato e alla effettività delle classificazioni delle poste attive», ossia lo stato e il valore dei crediti, e «in ordine al presumibile orizzonte temporale di recupero dei crediti di Veneto Banca in liquidazione». Chiarimenti che da Palazzo Koch però non sono arrivati dato che il collegio di esperti di Intesa e del ministero dell’Economia che, dopo la liquidazione, ha valutato analiticamente i beni lo ha fatto solo con quelli trasferiti a Intesa; e quindi sui crediti, si è concentrata solo su quelli in bonis. «Gli asset rimasti alle due banche in liquidazione», è scritto nella nota inviata da Banca d’Italia, «non sono stati oggetto di specifiche analisi e valutazioni». Su un punto però Palazzo Koch è chiaro ed è sul dato degli 800 milioni di euro di crediti deteriorati che i commissari di Veneto Banca avevano fatto tornare rapidamente in bonis. Il dato era stato reso pubblico nel corso di un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta. Successivamente era stato anche utilizzato nella relazione della seconda commissione d’inchiesta del consiglio regionale come prova che le valutazioni che portarono Veneto Banca alla liquidazione erano troppo severe. Ma anche la Corte d’Appello aveva ripreso quel numero per chiedere chiarimenti a Banca d’Italia. Un numero che, citando la lettera con cui i tre commissari (Alessandro Leproux, Giuliana Scognamiglio e Giuseppe Vidau) avevano rettificato il dato, si dimostra un «evidente lapsus della dichiarante». Gli “800” non erano infatti i milioni recuperati ma il numero delle posizioni creditorie tornate in bonis. «Per un importo complessivo – scrivono i commissari – di circa 21 milioni».

la riserva

Ora la parola passa ai giudici della Corte d’Appello, Mario Bazzo e Paola Di Francesco, che ieri si sono riservati la decisione se disporre o meno, come richiesto dai difensori di Vincenzo Consoli (l’avvocato Sirio D’Amanzo dello studio Giliberti e Triscornia di Milano), una perizia per ricalcolare i numeri che, secondo i giudici fallimentari del tribunale di Treviso stabiliscono come, alla data del 25 giugno 2017 quando è stata messa in liquidazione coatta, l’ex popolare era insolvente con un passivo di 538,6 milioni di euro. Il futuro dell’inchiesta su Veneto Banca è dunque appeso a quanto deciderà la Corte d’Appello di Venezia. —