La scomoda verità sul fallimento del banco di Napoli foto

di  – 18 giugno 2017 positanonews.it

 

Un interessante articolo che ci fa capire bene le dinamiche della spoliazione del banco di Napoli, ad opera di uomini che si credeva pilastri delle istituzioni. Queste notizie non passano attraverso i TG nazionali, sarebbe un terremoto politico, e nemmeno nei salotti pomeridiani delle stesse reti, quelli devono solo mantenere la giusta distrazione delle masse […]

Un interessante articolo che ci fa capire bene le dinamiche della spoliazione del banco di Napoli, ad opera di uomini che si credeva pilastri delle istituzioni. Queste notizie non passano attraverso i TG nazionali, sarebbe un terremoto politico, e nemmeno nei salotti pomeridiani delle stesse reti, quelli devono solo mantenere la giusta distrazione delle masse con i gossip di pseudo artisti della stessa TV. Buona lettura.

I tre compari

  Fazio            Ciampi       Draghi

Cioè del modo delittuoso con cui il Banco di Napoli, di gran lunga la più importante banca del Mezzogiorno e storicamente il primo istituto bancario sorto nella penisola (dal 1463) è stato recentemente sottratto Vediamolo dunque, scusandoci per l’esposizione spesso necessariamente tecnica e charte proprio dall’origine dell’affaireal Sud con danno particolarmente grave per questo terrritorio e la sua popolazione.

I crediti falsamente “inesigibili”…

Intorno al 1980 la Cassa per il Mezzogiorno, nel quadro dei suoi programmi per il Sud, ebbe ad assegnare a numerose aziende vari lavori, impegnandosi a versare loro i corrispondenti finanziamenti.

E in questo quadro chiese al Banco di Napoli di anticipare intanto a dette aziende quei fondi, come prestiti che sarebbero stati rimborsati appena la Cassa per il Mezzogiorno avrebbe loro versato materialmente quei finanziamenti.

E in effetti il Banco di Napoli erogò a quelle imprese circa 7 miliardi di lire con pressoché 40.000 pratiche creditizie.

Sennonché il 6 agosto 1984 la Cassa per il Mezzogiorno, come per caso, venne soppressa di colpo con decreto del presidente della repubblica dell’epoca, Sandro Pertini…

Sicché non poté erogare a quelle aziende i fondi che aveva loro garantito, e che erano stati intanto anticipati dal Banco di Napoli come prestiti.

Quelle aziende si vennero quindi a trovare nella situazione di dover rimborsare al Banco di Napoli quei crediti coi propri mezzi.

E al riguardo l’allora governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e il ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi espressero la convinzione che quelle aziende non erano in grado di rimborsarli, per cui li dichiararono senz’altro “crediti inesigibili”.

E in base a questa dichiarazione – che era in realtà del tutto falsa poiché quei crediti erano invece ben esigibili, come dettagliamo più oltre – il Ciampi concluse che il Banco di Napoli, non potendo recuperare quelle somme,  era a rischio immediato di fallimento.

Per evitare il quale la Fondazione Banco di Napoli, proprietaria del Banco, doveva procurarsi i necessari fondi cedendo il 60% del suo capitale.

La Fondazione a dire il vero non ne era affatto convinta, sapendo bene che quei crediti erano in realtà esigibili, ma di fronte alle pressioni perentorie del governatore della Banca d’Italia e del ministro del tesoro non ebbe scelta.

61 miliardi invece di 400…

Tanto più che lo stesso ministero del tesoro Ciampi a un certo punto (si era intanto giunti al 1997) aveva organizzato un’asta pubblica specifica per detta cessione.

Asta nella quale furono presentate due Opa (offerte di acquisto) l’una da Mediocredito Centrale (banca del Mezzogiorno) per 400 miliardi di lire e l’altra molto inferiore, per 61 miliardi, dalla Banca nazionale del lavoro Bnl congiuntamente all’Istituto nazionale di assicurazione Ina.

Era dunque ovvio che la vendita fosse aggiudicata a Mediocredito per quei 400 miliardi ma invece, incredibile, il ministero del tesoro l’aggiudicò a Bnl e Ina per quei 61 miliardi, svendendo quindi scandalosamente quel 60% del capitale del Banco di Napoli, con grave danno per la Fondazione che ne era proprietaria.

E questo capitale così svenduto andò per il 49% a Bnl e per il 51% all’Ina.

Ma come aveva potuto quel ministero del tesoro, cioè appunto il Ciampi, realizzare una così evidente impostura… e perché ?

Aveva semplicemente escluso dall’asta Mediocredito, adducendo che non aveva indicato una banca da associare all’operazione per occuparsi della nuova gestione operativa del Banco di Napoli… pretesto del tutto incongruo trattandosi di una semplice formalità alla quale era ben facile ovviare.

“Se intervenite vi distruggo!”

Ed alla più che legittima reazione di Mediocredito, il Ciampi intervenne personalmente: fonti autorevoli riferiscono di una sua telefonata con la quale lanciò ai responsabili di Mediocredito un bel monito  “se intervenite vi distruggo!”

Comportamento del Ciampi davvero sorprendente, che però sorprende meno considerando che il suo ministero del tesoro deteneva la totalità delle azioni di Bnl, per cui aveva interesse diretto a che la vendita fosse attribuita ad essa e non a Mediocredito, e tanto più per quella cifra inferiore…

Sicché oltretutto detto ministero, che era l’organizzatore dell’asta, ne veniva ad essere in pratica anche un concorrente… con un bel conflitto di interessi.

E in questa impostura era direttamente implicato non solo il Ciampi, ma anche Mario Draghi – l’attuale presidente della BCE, la banca centrale europea – poiché all’epoca era il direttore generale del ministero del Tesoro, e come tale faceva anche parte del consiglio di amministrazione della Bnl!

                               Ciampi e Draghi…

Si trattò dunque di un’operazione fraudolenta realizzata in perfetta assonanza fra il Ciampi e il Draghi.

Per di più il Ciampi preferiva che alla Fondazione Banco di Napoli andassero appunto  61 miliardi invece di quei 400 miliardi che l’avrebbero sufficientemente rinforzata, mettendola in grado di resistere alle successive imposture che costui aveva in mente.

In effetti ecco che due anni dopo, 1999, intervenne un’altra banca, la torinese San Paolo-Imi, manifestando l’intenzione di acquisire quel 60% del capitale del Banco di Napoli che Bnl e Ina avevano acquisito due anni prima per 61 miliardi di lire con la suddetta asta.

E a tal fine offrì un’Opa per 1000 miliardi di lire che in seguito, dopo un intervento della Consob (la commissione nazionale per le società e la borsa) rimpiazzò con un’altra per 6000 miliardi che si riferiva anche al resto del capitale del Banco di Napoli ancora proprietà della Fondazione.

Ed è così che acquistò il Banco di Napoli tutto intero…

Si era in tal modo realizzato l’exploit di far cadere il Banco di Napoli – la sola grande banca del Mezzogiorno – nelle mani della torinese San Paolo-Imi (poi divenuta Intesa San Paolo) sferrando così un colpo mortale all’economia meridionale.

L’unica è staccarsi…

In effetti sono faccende come queste che hanno ormai diffuso in larga parte della popolazione meridionale la convinzione che – per metter fine alla spoliazione massiccia e sistematica delle risorse del Sud perpetrata costantemente da 156 anni fino all’attuale situazione del tutto insostenibile – la sola soluzione è che l’Italia del Sud si riappropri della propria indipendenza, delle proprie risorse, riprendendo il proprio congeniale cammino di efficace progresso economico e culturale che è stato stravolto dalla cosiddetta  “unità”.

Concetto di cui si è fatto espressione particolarmente decisa ed efficace quel Partito secessionista dell’Italia meridionale (PSIM) presieduto dall’asso del giornalismo d’inchiesta e maestro di arti marziali, nonché autentico eroe civile, Stefano Surace, coadiuvato da una scelta equipe che sta riscuotendo entusiastici consensi nei più diversi ambienti‘ da notare che la serie di suddette imposture grazie alle quali la torinese San Paolo-Imi ha potuto impadronirsi dell’intero Banco di Napoli privando il Mezzogiorno della sua unica grande banca, non sarebbe stata possibile senza quell’impostura iniziale…

Con la quale il Fazio e il Ciampi dichiararono falsamente “inesigibili” i crediti erogati dal Banco di Napoli a quelle aziende, con conseguente altrettanto falsa affermazione di un rischio di imminente fallimento per il Banco di Napoli, inducendo in tal modo perentoriamente la Fondazione che ne era proprietaria a mettere all’asta dapprima il 60% del capitale del Banco e in seguito tutto il rimanente…

Mentre invece quei crediti erano in realtà talmente ben esigibili che laBad Bank  SGA – alla quale era stata affidato il compito “disperato” di recuperare almeno qualcuno di quei 37.000 crediti – ne ha poi  recuperati ben 33.000 per un totale di quasi 6 miliardi di euro, con 500 milioni di utili incassati più altri 200 milioni previsti in arrivo dalle 4.000 pratiche ancora inevase…

6 miliardi che vanno ora assegnati di diritto alla Fondazione Banco di Napoli, ma che il ministero del tesoro intende invece tenerseli per utilizzarli a salvataggio di banche del centro-nord a rischio fallimento, come Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria e così via…

Sicché la Fondazione Banco di Napoli, per farsi consegnare quei 6 miliardi ha dovuto promuovere un’azione giudiziaria tuttora in corso…

Arricchimento senza causa

E quanto ai 6000 miliardi di lire che la San Paolo-Imi aveva versato impadronendosi così dell’intero Banco di Napoli, una parte – 3600 miliardi – sono andati a Bnl e Ina per la vendita di quel 60% di capitale che avevano precedentemente acquisito per 61 miliardi, e il resto – 2400 miliardi – alla fondazione Banco di Napoli per quel 40% di capitale che le era ancora rimasto e che nell’occasione aveva dovuto comunque mollare.  

Vale a dire che Bnl e Ina con quei 3600 miliardi hanno incassato una cifra ben… sessanta volte superiore ai 61 miliardi che avevano speso due anni prima per acquistare quello stesso 60% del capitale del Banco di Napoli !

Cioè hanno visto trasformarsi in 2 anni (dal 1997 al 1999) un capitale di 61 miliardi in… 3.600 miliardi, e senza muovere un dito !

Si tratta dunque oltretutto di un caso evidente di arricchimento senza causa previsto dall’art. 2041 del Codice civile per cui la Fondazione del Banco di Napoli ha diritto a un forte indennizzo poiché, come precisato dal Parlamento allorché emanò quella norma, “non si può tollerare spostamenti patrimoniali disgiunti da una causa giustificatrice”.

Indennizzo che fra l’altro permetterebbe a detta Fondazione di potenziare le sue attività benefiche a Napoli e in Campania e il suo sostegno ad importanti iniziative a tutela dei beni culturali e in materia sociale.

Da notare anche che la sopra illustrata operazione sistematicamente truffaldina pilotata dal ministro del tesoro Carlo Azeglio Ciampi aveva giovato anche a suo figlio Claudio, che era nei pasticci essendosi trovanto invischiato fra l’altro nel fallimento della filiale Bnl di Atlanta (Stati Uniti) avendo fornito all’iracheno Saddam Hussein fondi per l’acquisto di armi che non erano stati poi rimborsati a causa della caduta di costui.

Napolitano e Bassolino…

Ebbene quell’operazione-depredazione del Banco di Napoli, con le sue micidiali conseguenze fra l’altro per l’economia del Mezzogiorno, era stata seguita da vicino da elementi come Giorgio Napolitano (che in quel periodo era ministro dell’interno) e Antonio Bassolino, all’epoca sindaco di Napoli e che come tale rappresentava la città proprio nell’ambito della Fondazione Banco di Napoli.

Ebbene i due, benché fosse loro preciso dovere opporvisi se ne guardarono bene…

Il Napolitano, normalmente così loquace, non aprì letteralmente bocca e il  Bassolino arrivò… a dichiarare cittadino onorario di Napoli proprio quel Carlo Azeglio Ciampi che aveva pilotato da cima a fondo quell’indegna operazione!

Ad opporsi invece decisamente furono personaggi come Adriano Giannola, attuale presidente della Svimez, l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno fondata nel 1946 da Donato MenichellaPasquale SaracenoNino NovaccoFrancesco Giordani e Rodolfo Morandi, con fra i soci fondatori appunto il Banco di Napoli.

O come Augusto Graziani, il grande economista che fra l’altro, come segno simbolico di riprovazione tenne a ritirare il proprio conto da quel Banco di Napoli ormai divenuto preda di ambienti accanitamente contrari agli interessi del Mezzogiorno.

Ebbene questo gravissimo delitto perpetrato ai danni del Banco e della popolazione meridionale è ormai all’attenzione della stampa anche internazionale e della magistratura, ed è compito delle autorità superiori competenti intervenire con urgenza adeguatamente nei confronti dei sopra precisati responsabili