Il torrone di Sperlari salverà i gianduiotti di Pernigotti?

 Francesca Gerosa milanofinanza.it 26.11.18

Pernigotti

Sperlari non commenta il possibile acquisto di Pernigotti, ma si spera in un matrimonio turco-tedesco sul suolo italiano. “No comment”, si è limitata a dire stamani una portavoce della società cremonese, aggiungendo solamente che “l’azienda mantiene il massimo riserbo”. Secondo indiscrezioni di stampa, Sperlari, controllata dal 2017 dal gruppo tedesco Katjes International, avrebbe avviato una trattativa con Toksoz, holding dell’omonima famiglia turca che nel 2013 ha acquistato Pernigotti, per rilevarne sia il marchio sia lo storico stabilimento produttivo di Novi Ligure.

Impianto che Toksoz ha intenzione di chiudere per esternalizzare la produzione, mantenendo, però, il marchio. L’operazione, secondo le stesse fonti, sarebbe condotta da Sperlari Srl, non dalla capogruppo tedesca, interessata al marchio e allo stabilimento piemontese con il mantenimento degli attuali livelli occupazionali. A rischio ci sono complessivamente oltre 250 posti di lavoro. Oltre ai 100 dipendenti diretti ci sono 150 lavoratori stagionali e interinali.

 sindacati hanno chiesto due anni di cassa integrazione per dare tempo di trovare una soluzione e una legge che vincoli i marchi storici del made in Italy a mantenere la produzione in Italia. Da parte sua l’azienda piemontese ha ribadito che le cause della richiesta di ammissione alla procedura di cassa integrazione straordinaria per un anno a partire dal prossimo 3 dicembre per 100 dipendenti dello stabilimento di Novi Ligure risiedono nella crisi che l’azienda sta attraversando.

Una situazione determinata dall’eccessiva incidenza dei costi di produzione rispetto all’andamento delle vendite, a oggi insostenibili, nonostante le strategie finora attuate a sostegno del business. Un aspetto, quello degli attuali livelli occupazionali da salvaguardare, fondamentale per il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il vicepresidente e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che questa sera incontreranno a Palazzo Chigi la proprietà turca di Pernigotti con l’obiettivo, appunto, di evitare la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure.

Sperlari è leader in Italia nei mercati dei prodotti stagionali (torrone e mostarda) e dei dolcificanti, mentre è il terzo player delle caramelle. I brand più conosciuti sono Sperlari (gommose alla frutta, caramelle, il famoso torrone e la mostarda), Saila (caramelle rinfrescanti e liquirizia), Galatine (le storiche, originali caramelle al latte), Dietorelle (prodotti senza zucchero) e Dietor (dolcificanti). L’azienda impiega oltre 400 dipendenti presso la sede centrale di Cremona, vanta quattro siti produttivi e un fatturato pari a 120 milioni di euro, più del doppio di quello di Pernigotti.

“Non ho comunicazioni ufficiali, ma mi auguro si tratti di notizie vere”, ha commentato ieri il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, “sia quella sull’incontro tra il premier Conte e i fratelli Toksoz, sia l’interesse della Sperlari, l’ennesimo nome uscito in queste difficili settimane, ad acquisire marchio e stabilimento Pernigotti”. Poi l’appello ai concittadini per la marcia del primo dicembre: “è necessaria la partecipazione di tutti, un impegno che ogni novese deve assumersi per dimostrare vicinanza e attenzione a una situazione che non riguarda solo i lavoratori, ma un pezzo della nostra storia”, ha concluso Muliere.