BANCHE/ L’eutanasia di Carige? Un’aggregazione sul modello ”Intesa Sanpaolo-Popolari venete”

I vecchi soci Carige frenano sulla prospettiva di un aumento di capitale in stile Creval: meno improbabile una soluzione aggregatoria

31.12.2018 – Nicola Berti ilsussidiario.net

Vittorio Malacalza (Lapresse)

Come finirà il caso Carige? Le tre crisi più recenti (Mps, Popolari venete e Creval) offrono un completo ventaglio di sbocchi: escludendo ovviamente che la banca genovese finisca i suoi giorni in modo traumatico.

La vigilanza Bce – resa cauta fra l’altro dal cambio della guardia in corso fa la francese Danièle Nouy e l’italiano Andrea Enria e dall’incombere di dissesti più rilevanti in Germania – continua ad attendere la disponibilità degli azionisti a una ricapitalizzazione. Ma l’ultima assemblea ha bocciato un’ipotesi di aumento di capitale immediato da 400 milioni. I due grandi soci Malacalza e Mincione – peraltro rivali nella lunga telenovela Carige – ne hanno anzi approfittato per ritirare dal cda i propri rappresentanti, fra cui l’economista Lucrezia Reichlin, chiamata poche settimane fa come vicepresidente di Pietro Modiano.

Lo sviluppo non ha comunque sorpreso mercati e authority: gli azionisti privati di Carige hanno come obiettivo quello di disinvestire limitando le perdite fin qui accumulate. Non sono quindi affatto pronti a iniettare altri capitali, ma neppure a lasciare campo libero al nuovo management – pilotato da Fabio Innocenzi – per una ricapitalizzazione sul mercato: come quella che ha stabilizzato pochi mesi fa il Credito Valtellinese: oggi controllato da investitori istituzionali con due soci francesi (Dumont e Credit Agricole) a quota 5%. In Carige peraltro, il lancio di un aumento di capitale prima dell’approvazione del bilancio 2018 potrebbe presentare problematicità legate a ulteriori esigenze di pulizia dei conti, in particolare sul versante sofferenze.

Anche per questo a cavallo di Capodanno, gli osservatori guardano a una soluzione diversa. E quando Innocenzi, soprattutto, ripete la parola “aggregazione” pare verosimile guardi al modello d’intervento che ha portato Popolare di Vicenza e Veneto Banca nel gruppo Intesa Sanpaolo. Lo schema sostanziale è semplice: le attività ancora sane di Carige (rete di sportelli, organizzazione, depositi crediti in bonis verrebbero consegnate gratuitamente a un possibile gruppo partner (il gossip di Piazza Affari cita i nomi di Banco Bpm e Ubi), mentre la vecchia Carige verrebbe posta in liquidazione coatta amministrativa e le sue sofferenze indirizzate verso la bad bank nazionale Sga.

L’intervento pubblico – già testato da un decreto del giugno 2017 – sarebbe orientato a garantire le perdite su crediti e – se necessario – ad agevolare il passaggio dell’azienda bancaria al nuovo polo. Un aumento di capitale diretto “stile Mps” (alla voce “precauzionale” nella regolamentazione Ue vigente) si presenta un’opzione quasi teorica. 

Il fantasma del futuro di Natale

zerohedge.com 30.12.18

Inserito da Chris Martenson di PeakProsperity.com

Qui nel breve periodo tra Natale e Capodanno, come scrittore, sono obbligato a dire cose felici e volentieri. Devo confessare che quest’anno non lo sento, quindi qui farò il minimo e tornerò ad essere un moccioso, perché è quello che i tempi richiedono.

Quindi, buon anno. Spero che tutto funzioni bene per te nel 2019.

Lì, con quello alle spalle, possiamo ora riportare la nostra attenzione sul vero stato del mondo, che sta peggiorando e peggiorando.

Per la maggior parte delle persone le cose saranno decisamente peggiori, non migliori, mentre le cose progrediscono lungo le loro attuali traiettorie. L’unico pianeta su cui dobbiamo vivere è stato ucciso dall’attività umana e dalla disattenzione grave, mentre economicamente la bolla del credito più grande e più sconsiderata in tutta la storia umana flirta con il tipo di improvviso disastro che segue poco dopo il fallimento di il proprio paracadute di riserva.

Come ho spesso ripetuto, vorrei davvero che questo non fosse il caso. Non ho un “gene bummer” che apprezza le cattive notizie, né mi piace essere “quel tipo” che dice ciò che nessuno vuole sentire. 

Molti di voi leggendo questo sanno esattamente di cosa sto parlando. Anche tu dovevi tenere le tue labbra chiuse per le feste per timore che le discordanti discorsi familiari e l’apertura di regali dimenticabili fatti a buon mercato venissero rovinati da qualsiasi discorso sulla ‘realtà’. Certo, tutti possono sussultare interiormente al sesto bourbon dello zio Jack e tollerare la buffoneria e l’imbarazzo sociale che sicuramente seguiranno perché “è solo una volta all’anno”.

Ma il collasso delle popolazioni di insetti, la perdita di specie, la diminuzione delle falde acquifere e il totale tradimento delle giovani generazioni da parte dei “vecchi” che gestiscono le politiche fiscali e monetarie del mondo non sono altrettanto facilmente liquidabili. Non c’è sollievo alla fine della giornata quando il problema si ripercuote a casa. 

Invece, queste molte situazioni si nascondono e si insinuano, ostinatamente come un raggio marcio nel seminterrato. Un adulto con un raggio problematico nel seminterrato si occupa di esso. Ma la persona immatura fa finta che il problema non esista, e poi rimprovera e svergogna chiunque lo raccolga.

Bene, per quelli di noi nel campo basato sulla realtà matura, possiamo indicare non una, ma molte dozzine di fasci marci nel seminterrato, e le pareti e il tetto. Quindi, le vacanze sono spesso più un peso per noi che un conforto.  “Perché, sì, Zia Karen, quella è una bella serie di sottobicchieri che hai dato a John” come pensi a te stesso “Mi chiedo se siano fatti di microplastiche pressate o foreste vergini?”

Per essere completamente chiari, deploro le decisioni che ci hanno portato a questo punto della storia. Ma eccoci qui.

Vorrei che la Federal Reserve, la BCE e il resto delle principali banche centrali del mondo non avessero stampato fino a 16 trilioni di dollari di denaro sottile e causato la più grande raccolta di bolle dei prezzi delle attività in tutta la storia. Mi auguro che gli Stati Uniti abbiano dato retta a Jimmy Carter negli anni ’70 e sviluppato una strategia energetica a lungo termine realizzabile e sensata. Mi auguro che quella popolazione di insetto che scompare non sia stata relegata nelle ultime pagine dei giornali più importanti, e che invece fossero frontali e centrali ogni giorno fino a quando non fossero state intraprese azioni responsabili. Vorrei che i risparmiatori, i pensionati e i giovani non fossero stati sacrificati sull’altare dei profitti bancari, in modo che l’oscenamente ricco potesse diventare ancora di più.

Ma non è così che sono andate le cose. Quindi ora dobbiamo solo trarne il meglio individualmente, qualunque cosa accada.

Due domande

Nel novembre del 2018, partecipai a un superbo evento serale del moderno poeta-storico Stephen Jenkinson, in cui pose al pubblico, per lo più, persone con i capelli grigi. Ha detto che ogni persona anziana deve essere pronta per il giorno in cui un giovane si avvicina a loro e pone loro due domande:

  1. Quando lo sapevi, e
  2. Cosa hai fatto al riguardo?

Quando hai saputo dei molti problemi e difficoltà che il nostro mondo deve affrontare oggi? Quando hai scoperto la perdita di specie, il picco del petrolio, le politiche distruttive generazionali dei tuoi pari e l’insostenibilità del nostro intero modello economico? 

E cosa hai fatto di tutto ciò? Hai apportato qualche cambiamento al tuo comportamento, o hai chiuso gli occhi e scivolato in una strategia di falsa speranza? Spero che “qualcuno” possa fare “qualcosa”? Hai combattuto per le cose in cui una volta credevi?

Queste non sono domande facili da affrontare, perché hanno tagliato dritto al nocciolo della questione. Mettono in discussione la nostra integrità e minacciano di esporre se ne abbiamo affatto.

Roba non facile, per essere sicuro.

Quindi, preparandomi a quello che accadrà, permettimi di fare da sostituto per quel futuro giovane e di essere quello che ti chiederà:

Quando lo sapevi?

E cosa hai fatto a riguardo?

Proiezione psicologica

La proiezione psicologica è un meccanismo di difesa in cui l’ego umano si difende dagli impulsi o dalle qualità inconsce (sia positive che negative) negando la loro esistenza in se stessi mentre li attribuisce agli altri.

Fonte )

Negli Stati Uniti, la vecchia generazione, i Baby Boomers, hanno molto da rispondere. Sono tra loro, quindi sto indicando le mie dita accusatrici proprio a me stesso. Spetta a ogni gruppo essere il suo miglior critico (un credo che l’FBI, molti dipartimenti di polizia, grandi corporazioni e partiti politici sembrano essere tristemente ignoranti).

Invece di essere appropriatamente auto-critico, il 2018 è stato l’anno in cui l’intero establishment tradizionale ha deciso di impegnarsi in un atto di proiezione psicologica di massa. Con Millennials come obiettivi sfortunati.

Negli Stati Uniti, dopo aver speso trilioni di dollari in guerre inutili e trascurato di investire per il futuro (finanziare adeguatamente le pensioni, mantenere infrastrutture vitali, ecc.), L’establishment ha deciso che il 2018 sarebbe stato un buon anno per scagliarsi contro la generazione del Millennio, andando al punto da incolpare il suo basso tasso di proprietà di una casa mangiando troppo toast all’avviamento:

Ma non si è fermato qui. L’establishment è andato su una lacrima assoluta di una baldoria incolpevole. Ha accusato i Millennial di tanti vizi che è stato necessario creare lunghe liste. Man mano che queste liste divennero esaurientemente lunghe, i Millennial furono bollati come “assassini di massa”:

La ragione per cui tanti Millennials si stanno allontanando dai modelli dei loro genitori ciechi è perché sono stati bloccati da quel gioco abbastanza a lungo da sbirciare dentro. Come hanno fatto, molti hanno deciso che le attività materiali e le scelte di vita dei loro genitori non erano Vale la pena ripeterlo.

Una vita di pagare mutui e altri debiti ai banchieri o … spendere i loro soldi invece su esperienze preziose mentre ancora giovane e vigoroso? Hmmmm. Non è esattamente una scelta difficile, vero?

I Boomers e i loro lacchè giornalisti decreteranno la scelta dei Millennials di “uccidere” le istituzioni apprezzate come le università for-profit e il mercato immobiliare, ma la realtà è che se dai alle persone un po ‘di respiro per valutare le loro opzioni, pochi sceglieranno volentieri una vita di servitù del debito. La maggior parte preferisce la libertà finanziaria e una vita ben vissuta.

So che i miei stessi figli (tutti i giovani adulti adesso) hanno scelto di non indebitarsi. O spendere troppo al college. O acquistare auto fino a quando sono assolutamente costrette a (e anche allora hanno comprato battitori). 

Mi piace pensare di aver avuto un po ‘di questa frugalità da me, ma, sinceramente, dopo circa 13 anni l’influenza dei genitori sui loro figli si aggira tra 0 e -3. Dall’età di 13 anni sui loro pari modellano la loro prospettiva. E molti dei miei coetanei stanno prendendo decisioni di acquisto e di vita simili, in modo da impostare la direzione della loro coorte di età.

Per i giornalisti che fanno uno spettacolo per faticare a capire perché i Millennials stanno facendo scelte diverse da quelle dei Boomers, offro questa citazione:

” E i s difficile ottenere un uomo a capire qualcosa, quando il suo stipendio dipende dalla sua non capirlo.”

           ~ Upton Sinclair

È importante notare che la stampa mainstream ha un paio di importanti lavori: tenere tutti ben saldi nella mente del consumatore e deviare qualsiasi critica dai ricchi e dai loro padroni aziendali (dovrebbe esistere una distinzione tra quei gruppi).

Se suono duro sulla stampa ufficiale, è perché troppi in quella professione si sono stabiliti poco più che scribi per i potenti; facendo poco più della ripetizione di punti di discussione scritturali, di “fatti” imprecisi e di manifesta propaganda corporativa e politica.

In altre parole: la critica è interamente meritata. Soprattutto quando si chiede: “Quando lo sapevi? E cosa hai fatto a riguardo? “

2019: The Beginning Of The End

Il 2018 è stato l’anno in cui le cose hanno cominciato a sbrogliarsi, mentre gli errori accumulati nei decenni precedenti si sono finalmente risolti.

Il 2019 vedrà le ripercussioni di quel disfacimento. Sarà un anno molto difficile in cui la realtà inizia a stabilirsi.

Per quanto riguarda i mercati finanziari, che sono i dispositivi di auto-arricchimento e segnalazione pubblici dei poteri che sono, il nostro modello operativo è contenuto nella frase: Fino a meno che non.

Fino a quando ea meno che le banche centrali mondiali non invertiranno la rotta e ancora una volta intraprenderanno un quantitativo di allentamento quantitativo, o “QE”, i prezzi delle attività finanziarie continueranno a diminuire nel 2019. Azioni, obbligazioni, immobili. Lo chiami.

Per tutti gli investitori là fuori ora abituati a prezzi degli asset in costante aumento, questo sarà un periodo molto spiacevole e doloroso.  

Ma al di là dei nostri portafogli, gli squilibri che ci stanno di fronte sono straordinari e sono diffusi in tutto il mondo – economicamente, politicamente, ecologicamente, demograficamente – e semplicemente non ci sono risorse sufficienti per tornare sempre al ritmo affidabile e veloce di crescita economica vissuta nel 20 ° secolo.

È tempo per ognuno di noi concentrarsi sulla preparazione finanziaria, emotiva e fisica. Le cose stanno cambiando velocemente e fingere di non essere non è una strategia vincente.

Pochi sono pronti per ascoltare questi messaggi. Più sarà pronto per il prossimo anno, ma i numeri saranno comunque sorprendentemente piccoli.

Ciò rende ancora più importante restare uniti e offrirci reciprocamente sostegno e incoraggiamento mentre navighiamo acque sempre più difficili nei prossimi mesi e anni.

Per coloro che beneficerebbero di una guida e di un sostegno specifici nello sviluppo di un piano di preparazione personale, assicuratevi di prendere in considerazione l’adesione al seminario annuale di Peak Prosperity in aprile. ( maggiori dettagli qui )

Guarda, vorrei poter unirmi ai milioni incalcolabili nel guardare oltre tutte queste situazioni e augurare allegramente a tutti un felice anno nuovo e lasciar perdere. Ma non posso. Non prendiamo in considerazione i tempi in cui viviamo, ma possiamo controllare come rispondiamo, nonché come decidiamo di affrontare le sfide che affrontiamo.

Carige, sull’aumento di capitale prove di dialogo Malacalza-vertici

FRANCESCO FERRARI – DICEMBRE 29, 2018 themeditelegraph.com

Genova – Il tempo a disposizione non è molto: «Se arriviamo a marzo ci ammazzano», si era lasciato scappare in una pausa dell’assemblea il presidente Pietro Modiano.

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Genova – Il tempo a disposizione non è molto: «Se arriviamo a marzo ci ammazzano», si era lasciato scappare in una pausa dell’assemblea il presidente Pietro Modiano. E la posizione della Bce, emersa dopo gli incontri andati in scena giovedì a Francoforte, è netta: Carige non può fare a meno dell’aumento di capitale da 400 milioni necessario al rimborso dell’obbligazione sottoscritta dal Fondo Interbancario. È per questo doppio motivo che, nelle ultime ore, i vertici della banca e la famiglia Malacalza hanno ripreso a dialogare. L’obiettivo è evitare choc traumatici nel momento più difficile della centenaria storia della Cassa di Risparmio. Il punto di caduta della trattativa, che fonti definiscono «tutt’altro che semplice, considerate le posizioni contrapposte esplose in assemblea», è la convocazione una nuova adunata dei soci da deliberare «entro la prima metà di febbraio». E, in quella sede (possibilmente in primavera), dare il via libera alla ricapitalizzazione richiesta dalla vigilanza e stoppata, il 22 dicembre scorso, dai Malacalza.

Ad accelerare il riavvicinamento tra management e azionista, come anticipato ieri dal Secolo XIX, il fascicolo aperto dalla Consob sul presunto controllo “di fatto” che il primo azionista, col suo 27,5% del capitale, eserciterebbe sulla gestione di Carige. Con i fari di Bce, Bankitalia e Consob puntati addosso, il titolo che a Piazza Affari ha perso quasi l’82% del valore in un anno e l’allarme scattato tra le banche che hanno aderito alla sottoscrizione del bond – le quali “rischiano” di ritrovarsi azioniste di riferimento dell’istituto ligure -, vertici e famiglia Malacalza «sono sostanzialmente obbligati a parlarsi», come spiega una fonte finanziaria. Che aggiunge: «Sfidare Francoforte, nelle condizioni in cui si trova la banca, non conviene a nessuno. Le possibilità di arrivare a un’intesa ci sono, a patto che i Malacalza rinuncino a una parte delle richieste e che il cda ne accolga la parte rimanente».

Ma quali sono queste richieste? «Manca una completa e definitiva stima dell’intero portafoglio crediti – aveva denunciato in assemblea Paolo Ghiglione, in rappresentanza dell’azionista, motivando l’astensione della famiglia – non è dato sapere se l’autorità di vigilanza ha intenzione di svolgere ulteriori assessment sulla banca e imporre ulteriori prescrizioni, non sono noti i risultati di bilancio 2018 e si è ancora in attesa degli obiettivi patrimoniali che saranno dati a Carige nel 2019».

Le incognite 
Sulle trattative in corso pende, tuttavia, più di un’incognita. La prima è l’atteggiamento che la Bce (il cui primo obiettivo resta in ogni caso l’aggregazione) riserverà al caso Carige: dal 1° gennaio a capo della vigilanza, con l’uscita di scena di Danièle Nouy, subentrerà l’italiano Andrea Enria, le cui severe posizioni nei confronti delle banche zavorrate dagli Npl sono note. Ma c’è attesa anche sul fronte politico: ad oggi, complice la non semplice gestazione della manovra, il governo non ha ancora affrontato il dossier della banca ligure, ma non è affatto escluso che nei prossimi giorni la questione finisca sul tavolo della presidenza del Consiglio. Affrontare un’emergenza bancaria, tanto più se dovesse sfociare in un impopolare salvataggio pubblico, è un’eventualità che il Mef eviterebbe volentieri. Ed è per questo che a Roma si tifa silenziosamente per un armistizio all’interno della banca.

Gli investitori più grandi del mondo dipingono un quadro cupo per il 2019

zerohedge.com 29.12.18

Come di solito accade dopo le vacanze, le menti curiose rivolgono la loro attenzione a come vari beni andranno bene nel prossimo anno.

Per rispondere a questa domanda, Bloomberg ha recentemente pubblicato un campione di opinioni da parte dei principali gestori di portafoglio e strateghi che hanno condiviso le loro opinioni su tutte le classi di attività che si stanno dirigendo verso il nuovo anno. Il tema comune: le azioni saranno rischiose, la volatilità è tornata e i rendimenti su tutte le classi di attività potrebbero essere “attenuati” nel nuovo anno.

Ci sono stati alcuni outlier: Jurrien Timmer di Fidelity Investments è stato il più rialzista sugli stock. Crede che la crescita degli utili negli Stati Uniti rallenterà dal 5% al ​​7% nel 2019. Pensa anche che la Fed potrebbe aumentare i tassi una o due volte di più e che le obbligazioni sembrano “vere” in questo ambiente. A partire dall’anno in cui definisce un rapporto prezzo / utili “ragionevole”, prevede che le azioni potrebbero fare meglio di quanto non abbiano fatto nel 2018.

“Se sommi tutto, non è una brutta storia per gli stock, forse non per le cifre doppie, ma è meglio”, ha detto, anche se l’ottimismo di Timmer era certamente in minoranza tra i suoi pari. 

Rob Lovelace di Capital Group ha sfruttato la recente debolezza di Apple come un microcosmo di cosa guardare nel nuovo anno. Crede che le aziende produttrici di dispositivi che non hanno la diversità di prodotto, come Samsung, potrebbero essere pericolose da possedere nel nuovo anno. Crede anche che sia il momento di essere un selezionatore di titoli invece di comprare indici.

Kristina Hooper, principale stratega del mercato globale di Invesco, raccomanda azioni dei mercati emergenti oltre a titoli tecnologici e titoli a distribuzione globale. Le piacciono anche le materie prime, ” specialmente l’oro “. Crede che gli investitori dovrebbero “vendere o diminuire” le azioni statunitensi.

Hooper ha detto a Bloomberg che il suo “caso base sta decelerando ma una crescita solida a livello globale, con gli Stati Uniti in decelerazione, ma mi aspetto anche rendimenti mondiali ma tiepidi ma positivi, ma le” code “stanno diventando più grassi come rischi, sia positivi che negativi, Per esempio, una rapida risoluzione della guerra commerciale con la Cina potrebbe spingere la crescita globale più in alto e anche spingere i rendimenti dei mercati azionari più in alto – specialmente se la Fed diventasse significativamente più accomodante. sulla crescita economica globale e probabilmente spingono anche i mercati azionari a scendere, in particolare se la Fed è meno accomodante “.

Nel frattempo, Dan Ivascyn di PIMCO crede che la volatilità aumenterà e gli spread del credito si allargheranno, mentre la curva dei rendimenti si appiattirà nel prossimo anno. Egli ritiene che queste siano le indicazioni di una recessione economica che arriverà nei prossimi due anni. Crede anche che aumentare la liquidità per avere nuove opportunità – come i finanziari del Regno Unito dopo essere stati schiacciati dalle paure della Brexit – sia una buona idea.

“Stiamo iniziando a vedere alcune opportunità selezionate in merito al credito, ma restiamo preoccupati per il credito in generale”, ha affermato.

La nemesi di PIMCO, il re delle obbligazioni Jeff Gundlach, suggerì semplicemente di evitare del tutto le azioni degli Stati Uniti e il debito societario, oltre a liberarsi di titoli a lungo termine (nel caso ci fosse da meravigliarsi che stesse litigando con Jim Cramer). Gundlach ritiene che le migliori scommesse per il 2019 riguardino fondi obbligazionari di alta qualità, bassa duration e bassa volatilità.

Durante la sua intervista rilasciata il 17 dicembre alla CNBC, ha dichiarato: “Questo è un ambiente di conservazione del capitale. Unsexy come sembra, un portafoglio obbligazionario di breve durata e di alta qualità è probabilmente il modo migliore per andare al 2019. “

Jeffrey Gundlach@TruthGundlach

So sad that appearances on CNBC are now a thing of the past. It was great while it lasted. Blame it on Cramer. We’ll be on Fox Business.1,6735:38 AM – Dec 21, 2018Twitter Ads info and privacy758 people are talking about thisTwitter Ads info and privacy

Richard Turnill, che lavora per il più grande gestore patrimoniale del mondo, BlackRock, ha affermato che la qualità dovrebbe essere al centro delle azioni: cercare società con un buon cash flow, crescita sostenibile e bilanci puliti. Ha anche ammesso che un rallentamento era inevitabile , affermando: “Nel 2019 assistiamo a un rallentamento della crescita globale e degli utili societari, con l’economia degli Stati Uniti che entra in una fase di fine ciclo”.

Nel frattempo, Bill Stromberg di T. Rowe Price ritiene che i mercati emergenti potrebbero essere il biglietto per il 2019. “Le azioni dei mercati emergenti stanno iniziando molto più a buon mercato e hanno un rendimento da dividendi più elevato. anni Se il dollaro USA si indebolisce potresti ottenere di più da investitore americano “, ha affermato.

Joseph Davis di Vanguard Group dice anche di “aspettarsi un rallentamento economico”. Crede che la crescita negli Stati Uniti rallenterà a circa il 2% e metterà le sue prospettive per le azioni nel prossimo decennio nel range tra il 3% e il 5%. 

Il sentimento cupo è stato condiviso dal CIO di azioni e strategie multi-asset a Schwab, Omar Aguilar. Dice di vendere titoli azionari e titoli a bassa capitalizzazione con elevati livelli di indebitamento. Invece, suggerisce anche i mercati emergenti a causa delle loro valutazioni relative. 

“La decelerazione della crescita economica globale, una maggiore attenzione allo sviluppo legato al commercio – in particolare con la Cina – politiche monetarie più restrittive, liquidità ridotta, e un ritorno medio verso livelli di volatilità storicamente medi dovrebbero dare il tono ai mercati azionari nel 2019” Aguilar disse.

Il tema di fondo qui è che queste scelte sono molto meno rialziste in tutte le classi di attività che si dirigono verso il nuovo anno di quanto non fossero solo all’inizio dell’anno, ma si sono concentrate nella maggior parte degli anni nell’ultimo decennio, come ci si può aspettare a la coda del mercato toro più lungo mai registrato. Mentre molti di questi gestori patrimoniali possono a volte “perdere la barca” e la loro analisi può occasionalmente essere arretrata nella natura, l’onnipresenza della loro diffusa preoccupazione sembra segnare una svolta significativa nel nuovo anno.

Al populismo serve una tradizione politica

di Diego B. Panetta – 29 dicembre 2018 lintellettualedissidente.it

È giunto il momento decisivo, quello di ‘farsi grande’ e di avere alle proprie spalle una saldezza in termini politici e ideali; è giunta l’ora di passare ai fatti: il ribellismo non paga più, serve una visione del mondo.

Da anni ormai le voci di intellettuali, professori, politologi o semplicemente appassionati delle dinamiche che attraversano la politica odierna, si sprecano nel tentativo di definire compiutamente il “populismo”, d’individuarne i caratteri principali, di comprenderne le ragioni e, soprattutto, di fornire una spiegazione di come esso abbia inciso e stia incidendo nella società di questo inizio XXI secolo. Partiamo, quindi, col tentare di darne una definizione che sia quanto più possibile esauriente.

Il prof. Marco Tarchi, illustre politologo, nel suo Italia Populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (Il Mulino) ne dà la seguente spiegazione:

La mentalità che individua il popolo come una totalità organica artificiosamente divisa da forze ostili, gli attribuisce naturali qualità etiche, ne contrappone il realismo, la laboriosità e l’integrità all’ipocrisia, all’inefficienza e alla corruzione delle oligarchie politiche, economiche, sociali e culturali e ne rivendica il primato come fonte di legittimazione del potere, al di sopra di ogni forma di rappresentanza e di mediazione.

Il popolo inteso come “totalità organica” è uno dei capisaldi sui cui si reggono le società politiche precedenti lo scompaginamento causato dalla rivoluzione francese. Il prof. Roberto de Mattei, storico, già vicepresidente del C.N.R., esprime tutto questo nei seguenti termini:

Gli Stati e le nazioni del Medioevo e dell’Ancien Régime costituiscono “società organiche” formate non da un insieme d’individui ma da un insieme di famiglie e di corpi intermedi, posti tra il semplice individuo e il vertice dello Stato. Il termine “organico”deriva dal paragone con gli esseri viventi, dotati di organi e parti funzionali che, pur essendo sottomessi all’influenza di un unico principio, godono tuttavia di un carattere distintivo e di una propria relativa autonomia. Almeno fino allo scoppio della Rivoluzione Francese, l’Europa cristiana può essere definita come una società formata da una pluralità di corpi intermedi e di “ordini” ciascuno dei quali è caratterizzato da libertà, diritti e privilegi diversi ma sempre inserito nel quadro di una concezione del mondo unitaria e organica. (R. DE MATTEI, Plinio Correa de Oliveira. Apostolo di Fatima. Profeta del Regno di Maria, Edizioni Fiducia)

A tale visione segue una concezione della politica rigorosamente subordinata all’etica. Etica, purtroppo ferita – ai giorni d’oggi – dal fendente mossole dal relativismo valoriale, nella prospettiva post-moderna che segna la radicale disfatta del pensare una concezione del vivere che vada oltre il banale istinto o l’utile a sfondo nichilista.

Oggi, nelle rivolte parigine dei gilets jaunes, piuttosto che nell’asse Lega-M5S che è al governo in Italia, troviamo – oltretutto – espressa una fluidità di opzioni politiche che fanno molta fatica a stare incollate alle classificazioni tradizionali che la scienza politica ha inteso dare sin qui alla destra ed alla sinistra. Il popolo italiano, francese, statunitense avverte l’esigenza della politica, di una buona politica che cozza irrimediabilmente con le divisioni artificiose create ad arte per dividere il popolo. Dal punto di vista storico-politico entrambi i concetti – destra e sinistra – nascono con la Rivoluzione francese e con il sorgere di uno spazio politico “profano”, ossia – come dicevamo prima – non subordinato all’etica ma esclusivamente all’atto di forza di una parte o dell’altra, ciascuna intenta esclusivamente a procacciarsi la maggioranza dei voti, in nome del quale si imporranno le scelte politiche sotto l’egida di quella categoria astratta che Rousseau definisce volontà generale.

Se Marco Tarchi individua alcuni elementi di fondamentale rilievo relativi all’essenza del populismo ed alla richiesta di una “nuova politica”, è il filosofo Alain De Benoist, teorizzatore della Nouvelle Droite, a marcarne il contenuto in termini ancor più rigorosi:

Il populismo è un modo di articolare la domanda politica e sociale che parte dalla base e, da una prospettiva contro-egemonica, si leva contro le élites (politiche, finanziarie o mediatiche) considerate come un’oligarchia separata dal popolo. Un’oligarchia preoccupata unicamente dei propri interessi. Da questo comprendiamo come il populismo sostituisca la vecchia divisione destra-sinistra, che è una divisione “orizzontale”, con una divisione “verticale”: quelli che stanno sotto, contro quelli che stanno sopra.

La fotografia di ciò che sta accadendo nei vicoli e nelle piazze di mezza Europa e d’oltreoceano è propria questa, e si misurerà precisamente su questa traiettoria il trionfo o il declino dei populismi. Saranno in grado i populismi di “liberare” i popoli da uno stato di asservimento subdolo alle agenzie di rating ed ai nuovi mostri incarnati dallo spread? Saranno in grado di rimettere al centro del discorso la politica? Dipende, secondo noi non bastano più le grida molto spesso sbraitate al vento, né la demagogia – di cui si è fatto ampio uso in passato – può bastare per tenere a freno i nervi di chi non riesce più ad avvertire i governanti come dei buoni padri di famiglia.

In un’intervista rilasciata a La Verità (10.12.2018), Marcello Veneziani afferma che il sovranismo è la scuola media del populismo, è il salto di qualità che la nuova politica messa all’angolo dalle oligarchie, decide di intraprendere affinché dalla ribellione si transiti all’interno della proposta politica, mettendo al centro le identità: identità nazionale, culturale, storica, politica, religiosa. Certamente non tutti i populismi sono sovranisti: il M5S e gli Indignados, per esempio, hanno un aspetto radicale, più che nazionale. Ed è anche a seguito di una tale differenza di scolarizzazione, che all’interno della formazione grillina troviamo un coacervo di opinioni politiche su temi che spaziano dall’immigrazione alle questioni etiche, capitolo quest’ultimo della massima importanza:

Le divisioni interne al governo su questi temi sono gravissimi e insormontabili. […] Se non si legifera contano le sentenze della Corte Costituzionale, della Corte Europea, del magistrati d’assalto. […] Se su temi come il fine vita o le adozioni gay c’è una fioritura di giurisprudenza creativa, è meglio prendersi il rischio di aprire una discussione per arrivare a una legge. (M. VENEZIANI)

Ma per costruire delle élite, occorre un nuovo passo avanti che integri il sovranismo con una weltanshauung bendefinita nelle coordinate essenziali e libera nelle scelte da attuare rispetto alle contingenze, di per sé sempre nuove e mutevoli. Una élite che guidi il popolo fuori dalla palude in cui si trova la politica nostrana e che sappia fare tesoro della lezione della scuola elitista italiana di inizio ‘900 (Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Roberto Michels).

Studiando la politica come una “scienza”, questo filone di pensiero ha documentato come in tutte le società umane la direzione politica della società è sempre affermata da una minoranza organizzata, che essi definiscono élite. […] Quando una classe dirigente si corrompe, da élite si trasforma in oligarchia, finanziaria, partitocratica, o di altro genere, ma sempre caratterizzata dal fatto di perseguire egoisticamente gli interessi personali o di un gruppo. L’élite è al contrario una classe dirigente che subordina i propri interessi a quelli del bene comune della Nazione.

VACCINI / IL PESANTE J’ACCUSE DAL VERTICE DEI BIOLOGI SULLA “NON QUALITA’” DEI PRODOTTI

29 dicembre 2018 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Sempre bagarre sul fronte dei vaccini. A dar fuoco alle polveri, stavolta, è il presidente nazionale dell’Ordine dei Biologi, Vincenzo D’Anna, in un’intervista rilasciata al direttore del TempoFranco Bechis.
Vincenzo D’Anna. Sopra una manifestazione dei NO VAX
Parole esplosive, quelle del numero uno dell’Ordine, ovviamente non riprese dai media di Palazzo – Corriere della Sera e Repubblicain prima linea – sempre pronti a genuflettersi davanti ai voleri di Big Pharma e dei super lacchè della ricerca (sic) tra cui primeggia, of course, Roberto Burioni, il massone secondo il quale chi non la pensa come lui è un “imbecille somaro”.
Ma vediamo, accusa per accusa, le parole pronunciate da D’Anna, il quale precisa subito il senso della ricerca portata avanti per mesi e finanziata dall’Ordine: “Credo nell’utilità dei vaccini. E non è a tema l’utilizzo o meno dei vaccini in questa analisi di laboratorio. L’indagine è stata sulla qualità dei prodotti messi in commercio, non sull’efficacia più o meno teorica dei vaccini”.
Va ricordato il titolo del pezzo firmato da Bechis: “State attenti a quei vaccini. C’è tutto, non quel che serve”. E poi, nel sottotitolo: “analisi choc su due lotti di vaccini. Mesi di prove e controprove, poi la risposta dei controlli cofinanziati dall’Ordine dei Biologi. Manca la rosolia in quello che dovrebbe debellarla, Dna umano e diserbanti nell’altro”. Da brividi.
ECCO IL J’ACCUSE, ANOMALIA PER ANOMALIA 
Ecco alcune tra le dichiarazioni più bollenti rese dal numero uno dell’Ordine dei Biologi.
“I risultati delle analisi hanno rilevato decine di impurità in più lotti (due quelli al centro delle polemiche, ndr). E al momento sono state individuate 43 sostanze improprie, nel senso che lì non si sarebbero dovute trovare”.
Precisa: “Anticrittogamici, diserbanti, glifosati, antibiotici, antimalarici”. Un bel cocktail esplosivo iniettato nelle vene di piccolissimi pazienti, le cui difese immunitarie sono ancora debolissime. Vere bombe ad orologeria.
Franco Bechis
Aggiunge D’Anna tra i “ritrovamenti” effettuati nel corso della ricerca. “Poi sono state rilevate quantità improprie di Dna fetale”. Dna fetale? E cosa “ci azzecca” con i vaccini? Boh.
Continua D’Anna nel suo j’accuse: “I test sul prodotto finito non sono obbligatori per i produttori”. Una gigantesca anomalia tutta italiana, prodotti immessi sul mercato senzo lo straccio di un controllo.
Rincara la dose il presidente dei Biologi: “I test li dovrebbero fare le strutture statali che proteggono la salute dei cittadini. Ma io non le ho mai viste. Anche perchè qualsiasi risultato è tenuto segreto, un po’ come la ricetta della Coca Cola: per evitare che qualche concorrente copi la formula industriale di produzione del vaccino”.
Poi annuncia: “Faremo un esposto all’Aifa e all’Ema per sapere se sono a conoscenza di queste cose”. Si tratta, rispettivamente, dell’Agenzia italiana del farmaco (storicamente prona agli interessi di Big Pharma) e dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali che doveva localizzarsi a Milano e invece ha preso la direzione di Amsterdam dopo furiose polemiche.
Continua come un fiume in piena D’Anna. “In questi vaccini (dei 2 lotti analizzati, ndr) è stato riscontrato un numero significativo di peptidi (cioè frammenti corti di sequenze di aminoacidi) di provenienza batterica, probabilmente proveniente da batteri avventizi che contaminano le colture. A questi si aggiungono sostanze chimiche contaminanti, di cui il 35 per cento sono note”.
Prima di chiudere l’intervista, D’Anna annuncia che il 25 gennaio si terrà a Roma, presso la sede nazionale dell‘Ordine dei Biologi, un convegno nazionale sul tema “Vaccini in sicurezza”.  “Tra i molti scienziati italiani e stranieri – sottolinea – sarà presente anche il professor Giulio Tarro, appena insignito negli Stati Uniti del premio come miglior virologo al mondo”. Altra notizia totalmente oscurata dai super media di casa nostra.
Lo stesso Tarro, allievo del padre dei vaccini, il premio Nobel Albert Sabin, partecipò lo scorso anno ad un convegno organizzato per celebrare i 50 anni dell‘Ordine dei Biologi. Vi prese parte anche un altro premio Nobel, Luc Montagnier, che scoprì il vaccino anti Aids. In quell’occasione furono durissime le parole di Montagnier contro chi rende le vaccinazioni obbligatorie (come succede nel nostro Paese) e soprattutto contro chi non fa ricorso al principio di “precauzione”, come sancito anche in sede Onu e Ue.
IL RAGLIO DEI BURIONI E DEI PERI
“Nella nostra medicina ormai prevale il potere del denaro invece di preoccuparci della salute dei cittadini. Bisogna capovolgere tutto questo”, fu il durissimo j’accuse di Montagnier ai colossi di Big Pharma e a tutti i suoi lacchè, i soloni in camice bianco che dettano le regole al popolo bue: in pole position Roberto Burioni, che considera tutti quelli che non la pensano come lui dei veri somari da non tenere in alcuna considerazione e proclama che “la scienza non è democratica”.
Luc Montagnier
Frottole che può raccontare ai suoi confratelli massoni del Grande Oriente d’Italia, in regolare cappuccio e grembiulino. Non ai cittadini italiani che fino a prova contraria hanno ancora un testa con cui pensare. In quell’occasione volarono querele tra l’Ordine dei Biologi e il Vate pro vax, Burioni.
E suonano in perfetto stile “buroniano” le parole pronunciate da un altro solone in camice bianco, Claudio Peri, il biologo molecolare subito sceso in campo per bollare come del tutto antiscientifici i test dell’Ordine dei Biologi e le parole di D’Anna. Ecco cosa osserva il Peri.
“Questi allarmi mediatici funzionano unicamente se non si ha una alfabetizzazione scientifica, o meglio una cultura scientifica generale. Chi la possiede si accorge fin dalle prime lettere che qualcosa non va e che lo studio non è credibile”.
Prosegue la lectio non tanto magistralis del nuovo Profeta: “La cultura è sempre il miglior vaccino contro chi cerca di prenderci in giro e ascoltare le critiche degli esperti è il modo migliore per evitare di farsi raggirare”.
Ecco il finale ispirato a Martin Luther King: “Sogno un mondo in cui il parere degli esperti (o dei pari) conti ancora qualcosa e in cui le persone si fidano più di chi ha conoscenza ed esperienza che del sentire dell’uomo della strada”.
Giulio Tarro
Burionate allo stato puro. Parole a vanvera senza entrare nel merito delle questioni sollevate, senza la minima analisi dei punti caldi, ma solo offese a chi la pensa, in modo documentato, in maniera diversa. Sono tutti somari, secondo i Burioni e i Peri di turno, gli scienziati come Montagnier e Tarro, un Nobel e un due volte quasi Nobel (Tarro infatti è stato per ben due volte nella cinquina dei Nobel per la Medicina) che carte, documenti e prove inconfutabili alla mano la pensano in modo diametralmente diverso. Può essere molto utile, a questo proposito, leggere o rilegerre (per chi lo ha già fatto) un perfetto manuale contro le fake news (quelle autentiche) che circolano sui vaccini: “Dieci cosa da sapere sui vaccini”, un libro dedicato da Tarro a tutti i genitori italiani, per una medicina consapevole e in grado di valorizzare il principio basilare di “precauzione”.
UNA QUALITA’ DEI VACCINI “PUBBLICA” E CONTROLLATA
La Voce, dal canto suo, ha più volte sottolineato come l’utilizzo dei vaccini sia basilare ma vada controllato e soprattutto mai reso obbligatorio, come neanche ai tempi di hitleriana memoria. E abbiamo spesso parlato della qualità dei vaccini, un argomento invece regolarmente oscurato (come tutta la vicenda vaccini nella sua reale essenza) dai media di casa nostra.
E’ stato più volte Antonio Marfella, oncologo del Pascale di Napoli, storico autore di denunce al calor bianco sul fronte dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi, a lanciare l’allarme: “Dei vaccini va assolutamente controllata la qualità. I lotti vanno testati. I controlli devono essere capillari”. Propose, vista l’importanza del tema, la creazione di un’azienda di Stato in grado di produrli in modo sicuro, garantito e ai giusti, contenuti prezzi (“succede in India, perchè non da noi?”, sottolineò). Cosa che ovviamente non fanno i privati, che nei vaccini trovano un vero pozzo di San Patrizio, per le enormi quantità (senza qualità) prodotte e commercializzate.
Antonio Marfella
La nostra Cassa Depositi e Prestiti finanzia ormai un po’ tutto e tutti, una novella Iri. Alcuni anni fa investì, per fare un solo esempio, nella Kedrion del gruppo Marcucci, oligopolista nel ricco settore degli emoderivati. Un’azienda che scoppiava (e scoppia) di salute. Perchè quell’investimento indirizzato a chi non aveva certo bisogno di iniezioni di liquidità? E a maggior ragione oggi, perchè non investire in un’azienda che produca vaccini di interesse ovviamente pubblico, ma con un controllo dello Stato, come del resto succedeva trent’anni e passa fa con l’Anic del gruppo Montedison? Misteri di Big Pharma.
ED ECCO LE PERLE DI MAMMA RAI
E per finire un paio di perle griffate mamma Rai, sempre pronta a genuflettersi, anche lei, davanti a Big Pharma ed alla kasta in camice bianco.
Primo episodio. Tg2 del 29 dicembre, un servizio sulla giornalista morta negli Usa per il virus della peste suina (un altro allarme taroccato?). A seguire l’intervista ad un presunto esperto sul tema dei vaccini influenzali: senza neanche aver il modo di saper chi parla, nemmeno lo straccio di una striscetta (il cosiddetto sottopancia) per conoscere il nome e la qualifica dello stesso (sic) esperto. Miracolo del Tg2 firmato dal fresco direttore Gennaro Sangiuliano, oggi legatissimo a Matteo Salvini e all’epoca portaborse di Sua Sanità Franco De Lorenzo e della sua dinasty.
Secondo episodio, ben più eclatante. Mamma Rai, nelle neo versione gialloverde, ha subito messo al bando, dopo qualche giorno di uscite, uno spot sulle denunce nei confronti della malasanità e degli errori medici. Testimonial un volto noto per la Rai, quello di Enrica Bonaccorti. “La pubblicità – scrivono i giornali – aveva suscitato la protesta dei medici”. E così a viale Mazzini abbassano il capo e obbediscono.
Si trattava, viene giustificato, di una “società privata che pubblicizzava la possibilità di chiedere risarcimenti per episodi di malasanità ed errori medici”.
Perchè non bloccarla prima dell’uscita, se c’era qualche problema? Tanto per ricordare, il sito di riferimento era obiettivo.risarcimento.it e il numero al quale la Bonaccorti invitava a rivolgersi era lo 0422.301139. Meglio far sapere, e conoscere, piuttosto che ignorare, e oscurare.

Il Conclave segreto di Papa Bergoglio con le 7 Sorelle e Blackrock

notiziesenzafiltro.altervista.org 5.6.18 – Maurizio Blondet

Pope Francis surrounded by executives

Illustration: Lazaro Gamio/Axios

Improvviso interesse della centrali globaliste per l’Italia. Negli stessi giorni in cui il gruppo Bilderberg si raduna a Torino, a Roma, Bergoglio (El Papa) presiede un vertice, che ha lui convocato, con le Sette Sorelle  –  per la precisione, coi  i capi supremi delle multinazionali del greggio – e le loro finanziarie ausiliarie  transnazionali.   L’incontro si produrrà il 7-10 giugno. Le informazioni su questo enigmatico vertice Papa-Petrolieri  sono all’incirca scarse come quelle sul Bilderberg. L’incontro è infatti definito ”private”,ossia segreto e su inviti.

Come mai El Papa “delle periferie”,  della “accoglienza” degli immigrati,  che predica una Chiesa che prenda “l’odore delle pecore”,  si riunisce in  privato coi più potenti capitalisti, miliardari globalisti ossia attivi promotori delle  feroci iniquità del capitalismo terminale? “Chiedetelo a loro”,  vien voglia di dire parafrasando lo slogan dell’8 per Mille.

La scusa  per l’incontro, a leggere i comunicati-stampa ufficiosi, è la  comune preoccupazione dei miliardari del greggio e di El Papa per i mutamenti climatici. “E’uno dei più altamente significativi sviluppi”, sviolina il comunicato, “a dimostrazione di come  le grandi corporations lavorano con gli altri leader mondiali sui cambiamenti climatici, in coincidenza con il  completo ritiro del presidente Trump dal tema del riscaldamento globale”.

“Un anno fa Trump annunciava l’intenzione di ritirare l’America dal patto sul clima di Parigi,  che oggi è sostenuto da tutti i paesi tranne gli Usa. Tre anni fa, il Papa  Francesco ha scritto la sua enciclica Laudato Si sull’importanza di affrontare il cambiamento climatico: una prima volta nella storia della Chiesa”.

Lo si può ben dire:   la neo-chiesa di Bergoglio ha sostituito all’ansia per la salvezza  eterna delle anime la ansiosa sete per la salvezza del pianeta  –  minacciato,  come tutti sanno, da quell’inquinatore che è il genere umano.   In questo,  con perfetta coerenza, nel gennaio dell’anno scorso, il Vaticano ha chiamato alla Pontificia Accademia delle Scienze,  come relatore al convegno “Salvare il mondo naturale”, ossia  ad istruire i cristiani sui  loro nuovi compiti morali urgenti, l’entomologo Paul Ehrlich, celebre promotore dell’aborto  selettivo e della sterilizzazione di massa per   disinnescare quella che chiamava “the Population Bomb”, la bomba demografica.

Il clima, il pianeta da salvare nelle sue  aree selvagge , belve e foreste, è una preoccupazione urgente per la sinistra intelligente, ovviamente, per i ricchi”progressisti”.  E quindin anche di Francesco.

Il comunicato dà una prima lista di partecipanti, avvertendo che è incompleta.  Ci saranno:

  • Larry Fink, CEO  di BlackRock, “la roccia invisibile che governa il mondo”, la sviolina  un articolo del Corriere, ossia il più grande fondo d’investimento del pianeta, “ con un patrimonio gestito di 6.3 trilioni di dollari, il Pil di Francia e Spagna messe insieme, quasi tre volte il nostro debito pubblico. La roccia nera deve la sua fortuna alla gestione patrimoniale: fondi pensione, banche, Stati”. E il “primo investitore straniero in Europa (e in Italia), azionista di peso in banche come la Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Bnp, Ing, azionista rilevante anche nei settori dell’energia, chimica, trasporti, agroalimentare, aeronautica, immobiliare”.
  • https://www.corriere.it/video-articoli/2018/05/07/cos-davvero-blackrock-roccia-invisibile-che-governa-mondo/2a7fb442-51d8-11e8-b9b9-f5c6ed5dbf93.shtml
  •  Il mega-fondo ha messo l’occhio sul busines rappresentatato dai sistemi pensionistici d’Europa  ancora non abbastanza privatizzati: “Spinge la Commissione Ue a varare un piano di previdenza privata, poi gestisce il primo progetto pilota”, ha scritto il Fatto (BlackRock va all’assalto delle pensioni europee) https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/blackrock-va-allassalto-delle-pensioni-europee/  (ecco a cosa serve la Commissione UE).

Praticamente, Fink è  quel che  Don Vito Corleone è per Cosa Nostra:   è il “capo dei capi”  del globalismo. Ovviamente (cosa andate a pensare?) è un benefattore e un mecenate di tutte le buone cause “democratiche” nel senso del termine dell’ex presidente Obama (che tanto ha fatto per l’elezione di El Papa). Infatti BlackRock ha immediatamente dato un giudizio “negativo” sul governo italiano nuovo, il che ha fatto “impennare lo spread”, in combutta con la BCE, prima che intervenissero  JP Morgan e  Citigroup, repubblicani, a rimetterlo al passo.

Gli altri invitati da Bergoglio nel privato conciliabolo:

Bob Dudley, presidente-amministratore delegato  (CEO)  di BP, la British Petroleum, sede a Londra, fatturato 240 miliardi di dollari.

Darren Woods, CEO di Exxon Mobil.

Incidentalmente,   sonole due compagnie più inquinatrici della stria, avendo la BP accettato di pagare 1,8miliardi di dollari per uno sversamento-monstre nel Golfo del Messico nel 2010, che ha distrutto l’attività della pesca in quel vasto tratto. E della Exxon si ricorda il disastro della superpetroliera Exxon Valdez, 1989, che ha inquinato il mare dell’Alaska.

Andiamo avanti. El Papa  voleva riunirsi anche con “Ben Van Beurden, CEO   della  Royal Dutch Shell”, che ha declinato avendo un precedente impegno.

Invece ci  saranno Eldar Sætre, CEO di Equinor, la petrolifera privatizzata parzialmente posseduta dal governo norvegese; lord John Browne,  oggi presidente esecutivo della petrolifera L1 Energy, ma ex CEO della BP.

E non mancherà – come poteva? – Ernest Moniz,  già segretario all’Energia  sotto l’allora Presidente Obama.

Ernes Moniz, l’ex ministro per l’energia di Obama

Questa presenza  è una conferma:  del fatto che Bergoglio è uno strumento volontario e attivista (un “asset”, dicono alla Cia) della multiforme strategia dell’asse Clinton-Obama: depurare la Chiesa degli aspetti sacramentali e soprannaturalistici che ne impediscono la “fusione-acquisizione” col protestantesimo; operare la suddetta fusione, generando un “cristianesimo generico” funzionale all’ideologia globalista: umanitaria (nel senso degli “Interventi umanitari”), moralistica (no alla “corruzione  dei politici” –   Mani Pulite nel Mondo come propone il cardinal Maradiaga braccio destro di Francesco), climatica e ambientalista.

L’Alter Ego di “Francesco” travolto dallo scandalo milionario.

Una super-ONG “umanitaria” dedita alla salvezza del pianeta e protettrice delle immigrazioni di massa pianificate, contro la sovranità di ogni Stato e per il “mercato”, che non è “corrotto come i politici”.

Dalle scarne notizie, si apprende che i petrolieri non parleranno con Francesco di clima, ma anche di investimenti:

“Il Papa, BlackRock e le grandi compagnie petrolifere si stanno sempre più concentrando sul cambiamento climatico” – attenzione, viene il bello – “in quanto fonti di energia più pulite sono diventate più competitive, e la pressione del pubblico su questa tema sta crescendo. L’incontro riflette questa convergenza”

Capito? Il primo fondo d’investimento del mondo è pronto a saltare sulle energie alternative  insieme alle Sette Sorelle, perché stanno diventando “competitive” sul piano economico, attraenti per i capitali liquidi americani; ma certo ciò richiede investimenti enormi di riconversione delle mega-infrastrutture, e un cambio di paradigma fra le popolazioni,   ossia una grande operazione di psico-propaganda che bolli l’uso del petrolio come   immorale verso Il Pianeta.  Dunque gli investitori  devono assicurarsi che l’autorità morale per eccellenza faccia parte del piano, collabori con le Finestre di Overton che lorsignori apriranno,   e cominci a predicare per le energie “pulite” (o sedicenti tali) e anatemizzare le “Inquinanti” (o cosiddette: si  veda l’improvvisa campagna occidentale conto il motore Diesel).

A Francesco è richiesto di  aggiungere alla lista dei Dieci Comandamenti (che del resto ha già sfoltito, abolendo il Sesto) il Peccato Capitale dell’uso di energie su cui gli investitori  hanno smesso di investire.

Infatti si apprende che a organizzare gli incontri e gli inviti è stata la università di Notre Dame dell’Indiana, più precisamente della sua “business school” che sta promuovendo  una “climate investing iniziative”, una iniziativa di investimento sul terrorismo climatico.

Il docente direttore di questa strana business school, Leo Burke, non ha voluto commentare la riunione papale di cui pare essere stato il manovratore:   con una mail, ha ricordato al giornalista indagatore che “abbiamo  già detto che ogni incontro sull’energia che implica il Vaticano sarà un dialogo privato con gli invitati”.

Esattamente la risposta che dà, da sempre,  l’ufficio-stampa del Bilderberg.

Un portavoce Exxon ha invece risposto: la compagnia “spera che questo tipo di dialogo svilupperà soluzioni per la doppia sfida: gestire il rischio del cambiamento climatico e contemporaneamente soddisfare la domanda crescente di  energia, che è essenziale per alleviare la povertà e  migliorare gli standard di vita nel mondo in via di sviluppo”.  A tutti è nota l’ansia di Exxon per alleviare la povertà  nel Terzo Mondo.

Sabato, a chiusura del privato incontro, El Papa parlerà alle folle(sempre più svcarse) dei nuovi comandamenti climatici elaborati con BlackRock.


Guarda il bombardiere invisibile degli Stati Uniti lancia due delle bombe convenzionali più grandi del mondo

zerohedge.com 29.12.18

La Whiteman Air Force Base, sede della 509th Bomb Wing, assegnata all’Eighth Air Force del Global Strike Command dell’Aeronautica militare, gestisce una flotta di bombardieri stealth Northrop Grumman B-2 Spirit, recentemente rilasciato un video che mostra uno dei suoi bombardieri che fa cadere due 14 ton GBU-57 Massive Ordnance Penetrators (MOP) in un volo di prova.

Secondo  The Aviationist , il MOP è in grado di penetrare fino a 200 piedi nel terreno o 60 piedi di cemento armato per colpire gli obiettivi nemici in profondità.

“Il bombardiere Stealth B-2 Spirit è l’unico velivolo nell’inventario della US Air Force attualmente in grado di far cadere in modo operativo il massiccia penetratore di masse GBU-57 da 30.000 libbre (14.000 kg) (anche se il test del MOP ha coinvolto un B- 52 nel 2009, la piattaforma prevista per l’arma è solo la B-2).

Il GBU-57 da 14 tonnellate è una bomba a guida GPS lunga 20 piedi che si dice sia in grado di penetrare 200 piedi di cemento prima di esplodere: per questo motivo è considerata l’arma di scelta in caso di attacco a bersagli sepolti (come i bunker della Corea del Nord), “ha detto il blog di Aviationist.

Il breve video, caricato su YouTube dal blog di The Aviationist, mostra il bombardiere stealth con il numero di coda 82-1066. Il video inizia con il bombardiere in una gruccia, viene preparato per il volo, poi decolla dalla base dell’aeronautica militare di Whiteman sotto la notte. Circa un terzo nella clip, il bombardiere si trova su una catena montuosa non identificabile che riceve carburante da una petroliera di rifornimento aereo. Qualche istante dopo, l’aereo rilascia due MOP. Le macchine fotografiche terrestri catturano l’incredibile momento in cui le bombe sbattono in una gamma di missili non identificabile che produce una massiccia esplosione. 

Il MOP è stato utilizzato in combattimento dall’Air Force in Afghanistan, dove è stato rilasciato nella provincia di Nangarhar nel 2017, uccidendo circa 100 terroristi, nascondendosi in un elaborato tunnel sotterraneo. 

La clip è breve, quindi preparati per 55 secondi esaltanti di potenza di fuoco americana, baie d’armi aperte alle 00:37:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=6ZsftEfi_Fs

La depressione del 2019-2021?

zerohedge.com 29.12.18

Presentato da Brendan Brown, responsabile della ricerca economica di Mitsubishi UFJ Securities International tramite Mises.org

La profonda domanda che trascende tutto questo dramma quotidiano del mercato durante le vacanze è la natura del rallentamento economico che si sta verificando a livello globale. Questo rallentamento può essere visto sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Nel rivedere il laboratorio della storia – in particolare quegli esperimenti con inflazione patrimoniale grave, non accompagnati da elevate stime ufficiali sull’inflazione dei prezzi al consumo – tre possibili “echi” meritano attenzione nelle prossime settimane e mesi. (La storia echeggia piuttosto che le ripetizioni!)

Impareremo dalla storia e quale sarà presto la storia?

I teorici della finanza comportamentale ci dicono che quale eco suoni e quale esito si verifica è più ovvio a posteriori rispetto a chiunque in tempo reale. Come scrive Daniel Kahneman (in Thinking Fast and Slow ):

Il nocciolo del giudizio retrospettivo è che crediamo di comprendere il passato, il che implica che anche il futuro dovrebbe essere conoscibile; ma in realtà comprendiamo il passato meno di quanto pensiamo di fare – narrazioni convincenti favoriscono un’illusione di inevitabilità; ma nessuna di queste storie può includere la miriade di eventi che avrebbero causato un risultato diverso.

Qualunque eco storica si rivela più rumorosa in quanto la Grande Inflazione Monetaria del 2011-18 entra nella sua fase tardiva pericolosa. Sia che guardiamo al 1927-9, 1930-3 o 1937-8, la storia sembrerà ovvia in retrospettiva, almeno secondo esperti narratori. Potrebbero esserci narrazioni in competizione su questi eventi – persino decenni nel futuro, proprio come ci sono ancora oggi su ciascuno degli episodi citati sopra. Ancora oggi, la scuola austriaca, i keynesiani ei monetaristi raccontano storie storiche molto diverse e il peso delle prove non ha messo in crisi nessuno di questi concorrenti nell’immaginazione popolare.

Le storie che diciamo sono importanti

E mentre ci occupiamo delle prospettive della finanza comportamentale su potenziali echi storici e reali esiti del mercato, dovremmo prendere in considerazione le intuizioni di Robert Shiller nel raccontare storie (in “Esuberanza irrazionale”):

Gli anelli di retroazione speculativi che sono in effetti schemi Ponzi naturali si presentano di tanto in tanto senza l’aiuto di un manager fraudolento. Anche se non ci sono manipolatori che fabbricano false storie e ingannano deliberatamente gli investitori nel mercato azionario aggregato, i racconti sul mercato sono ovunque … .. Il percorso di uno schema Ponzi naturale – se possiamo chiamare bolle speculative – sarà più irregolare e meno drammatico dal momento che non esiste una manipolazione diretta, ma il percorso può talvolta assomigliare a quello di uno schema Ponzi quando è supportato da storie naturali.

In conclusione: grandi inflazioni di asset (anche se il termine “inflazione” rimane estraneo a Shiller!) Sono popolate da “schemi Ponzi naturali”, con i più estremi e sfacciati tra cui tulipani olandesi, golf club di Tokyo, crediti dell’Islanda e Bitcoin; gli episodi meno estremi ma molto più importanti dal punto di vista economico nella storia recente includono azioni finanziarie nel 2003-6 o FANMG nel 2015-18; e forse il più grande in questo ciclo potrebbe ancora essere private equity.

Echi di crisi passate

In primo luogo, il 2019-21 potrebbe presentare un forte eco del 1926-8 (che a sua volta ha avuto eco nel 1987-9, 1998-9 e 2015-17)?

La caratteristica del 1926-8 è stata una “messa della FED” nel mezzo di un incipiente rallentamento dell’inflazione delle attività (insieme a un rallentamento del ciclo di crescita o addirittura all’insorgere di una recessione lieve) che riesce apparentemente a innescare un nuovo rimbalzo ed estensione economica / intensificazione dell’inflazione delle attività per un periodo più lungo (due anni o più). A metà del 1927, il governatore della Fed di New York, Benjamin Strong, amministrò il suo coup de whiskeysul mercato azionario (e al boom del prestito tedesco), nonostante la protesta del presidente della Reichsbank Schacht).

Le condizioni per cui una Fed di questo tipo ha avuto successo includono una corrente ancora forte di narrazioni speculative (le narrazioni non sono ancora diventate stanche o addirittura malate); il mal-investimento e altre forme di sovra-spesa (inclusi i tipi di consumo) non devono essere su una scala così grande come già andando in retromarcia; e il camuffamento della leva – così tanto una componente di “schemi di Ponzi naturali” – non deve ancora essere infranto. I maghi, altrimenti chiamati “ingegneri finanziari” mantengono ancora il potere sull’attenzione del mercato.

Più plausibilmente abbiamo superato la fase di questo ciclo in cui un ulteriore bacio di vita potrebbe essere dato all’inflazione dei beni. E così passiamo alla seconda eco possibile: potrebbe essere il 1937-8?

Ci sono alcune somiglianze in background. Diversi anni di massiccio QE sotto l’amministrazione di Roosevelt (1934-6) (non chiamato così e apparentemente dovuto alla monetizzazione dei massicci afflussi di oro negli Stati Uniti) culminarono in una bolla del mercato azionario e delle materie prime nel 1936, a cui la Fed rispose effettuando un piccolo aumento dei tassi di interesse mentre riprende il QE. Sotto enormi pressioni politiche, la Fed ha invertito queste misure all’inizio del 1937; un indebolimento del mercato azionario sembra invertire. Ma poi arrivò il Crash di fine estate e inizio autunno 1937 e l’inizio confermato della recessione di Roosevelt (all’incirca tra la metà del 1937 e la metà del 1938). Ciò era persino più grave della crisi del 1929-30. Ma poi ci fu un rapido re-bound.

Su ulteriore considerazione, ci sono motivi per scetticismo sul fatto che l’episodio del 1937-8 possa echeggiare a voce alta nel prossimo futuro.

Nel 1937 c’erano stati appena tre anni di espansione economica. Le bolle di credito e le bolle di spesa per gli investimenti (mal-investimenti) erano difficilmente visibili. E l’inflazione monetaria negli Stati Uniti era indipendente e molto diversa dalle condizioni monetarie in Europa, dove in realtà la recessione economica parallela era molto mite se anche presente. E naturalmente il re-bound aveva molto a che fare con il riarmo militare.

È preoccupante che la terza possibile eco – quella della Grande Depressione del 1930-2 – potrebbe essere la più probabile.

La Grande Depressione dal punto di vista degli Stati Uniti era costituita da due recessioni consecutive; prima la grave recessione dell’autunno 1929 a metà del 1931; e poi l’inizio immediato di una recessione ancora più devastante dall’estate del 1931 all’estate del 1932 (poi estesa dall’enorme incertezza legata all’arrivo della Roosevelt Administration e alla sua politica aurea). È stato il crollo del credito globale – la liquidazione della bolla del credito degli anni ’20, soprattutto per quanto riguarda il boom del prestito in Germania – che ha innescato la seconda recessione e spento una presunta ripresa a metà del 1931.

È possibile immaginare un processo a due stadi nella presente istanza.

Il crollo del mercato azionario accompagna il ritiro delle spese per consumi e investimenti nei prossimi trimestri. Il settore finanziario e i tremiti del credito arrivano dopo che i valori della garanzia precipitano e le esposizioni vengono visualizzate. Nei primi anni ’30 l’epicentro del crollo del credito era l’Europa centrale (soprattutto la Germania); oggi anche l’Europa sarebbe centrale, ma dovremmo anche prendere in considerazione l’Asia (e, naturalmente, la Cina in particolare).

E ci sono molti scenari che costruiscono attorno ai temi dei brutti sviluppi politici e geopolitici che potrebbero aggravare i problemi della crisi globale. In effetti, gli sviluppi di shock profondi rientrano nel normale range di visione probabilistica nel Regno Unito, in Francia e in Germania – un argomento per un altro giorno. E tale visione dovrebbe comprendere anche la Cina.

Brendan Brown è il capo della ricerca economica di Mitsubishi UFJ Securities International.

BANCHE: BRUNETTA, INCREDIBILE SEQUENZA DI ERRORI DI PADOAN, TUTTI A CARICO DEI CONTRIBUENTI

freenewsonline.it 30.12.18

“La crisi delle banche venete va avanti ormai da alcuni anni ma gli ultimi governi di sinistra l’hanno voluta tenere nascosta, per meri interessi elettorali. Ora che la situazione è arrivata al punto di non ritorno, il ministro Padoan ha passato una notte in bianco tra Palazzo Chigi e il Mef per poter emanare nella giornata di oggi (semmai ci riusciranno) il decreto last minute che dovrà gestire il salvataggio di Veneto banca e Popolare di Vicenza, in tempo utile prima della riapertura degli sportelli, che in assenza del decreto non potrebbero neanche riaprire”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il Governo ha avuto almeno 5 anni per risolvere il problema dei due istituti ma si è ridotto a convocare un Consiglio dei ministri d’urgenza (ancora non ufficializzato), in una domenica di inizio estate, dopo una notte di estenuanti trattative con Banca Intesa per definire il perimetro della bad Bank, ovvero di tutto quanto resterà a carico del Tesoro e quindi dei contribuenti.Come abbiamo già detto, con questa soluzione, la sola vincitrice sarà banca Intesa, che per un solo euro si comprerà la parte buona delle due banche. Non ce l’abbiamo con Carlo Messina: lui è un banchiere e giustamente fa gli interessi dei suoi azionisti. Intesa, assieme al resto del sistema bancario, ha già messo e perso moltissimi soldi tramite il fondo Atlante, per tentare di mettere in sicurezza le due banche venete. Miliardi di euro andati in fumo in pochi mesi. Impossibile chiedergli altri sforzi.La colpa è semmai del ministro del Tesoro Padoan, che invece non ha fatto gli interessi dei contribuenti. C’erano delle soluzioni alternative che non sono state considerate come dovevano. Per le due banche erano infatti arrivate al Tesoro offerte da 4 fondi esteri, che però sono state inspiegabilmente rifiutate. Per quale motivo? Nessuno lo sa.Così come offerte erano arrivate da due fondi esteri per l’acquisto delle quattro popolari fallite, anch’esse ritenute non congrue, salvo poi svendere le banche a UBI, anche in quel caso per la simbolica cifra di un euro. Un altro inspiegabile errore che è ricaduto sugli italiani. E così, il costo del salvataggio delle banche salirà a ben più dei 20 miliardi stanziati dal Governo con il decreto Salva Risparmio. I soldi previsti per il salvataggio di MPS, infatti, andranno quasi tutti esauriti per quello delle due banche venete.Tutto a carico dei contribuenti italiani e senza che nessuno riesca ancora a capire quanti soldi serviranno per risolvere una volta per tutte questa crisi”, conclude Brunetta.

L’Arbitro bancario si rifà il look: più garanzie per i clienti

firstonline.info 29.12.18

La Banca d’Italia ha messo in consultazione il documento che recepisce la Direttiva Ue sull’organismo nato nel 2009 per dirimere le controversie tra banche e consumatori – Nel 2017 boom di ricorsi in aumento del 42%

L’Arbitro bancario si rifà il look: più garanzie per i clienti

A dieci anni dalla sua nascita nel 2009, l’Arbitro bancario finanziario (Abf) cambia. La Banca d’Italia si sta preparando a fare un restyling dell’organismo nato per dirimere le controversie tra consumatori e banche senza ricorrere al tribunale. L’occasione è l’allineamento della normativa italiana alla Direttiva europea che disciplina gli organismi per la risoluzione stragiudiziale delle controversie, i cosiddetti Adr (acronimo inglese di alternative dispute resolution).

Attualmente l’Abf è competente per le le controversie tra le banche e i clienti qualificati come consumatori. La Direttiva Ue ha fissato alcuni requisiti di qualità, tra quali c’è l’obbligo di durata massima della procedura in 90 giorni dal momento in cui l’Abf abbia ricevuto il fascicolo completo del ricorso. Un termine che già oggi nella sostanza viene rispettato ma che va inserito, si legge nel documento messo in consultazione da Bankitalia, nel testo normativo della procedura per renderlo coerente con la Direttiva.

Con l’occasione saranno introdotte anche una serie di modifiche per migliorare l’organizzazione e snellire la procedura dei sette Collegi presenti in Italia.

L’Abf sta registrando un vero e proprio boom tra i clienti-consumatori delle banche: dall’inizio del 2017 i nuovi ricorsi sono stati 30.644, ricorda la Banca d’Italia, con un aumento del 42% per cento rispetto all’anno precedente. Tra le novità proposte – la consultazione è stata avviata e durerà due mesi – la possibilità per i presidenti dei collegi di decidere con un proprio provvedimento monocratico, l’invito alla conciliazione da rivolgere al ricorrente e alla banca, l’istituzione della figura del Vicepresidente.

Cambia anche la struttura dei compensi dei membri dei collegi, fermi dal 2009, con la novità delle componenti variabili legate alla produttività dei membri dei collegi. Il relatore che consegnerà la decisione entro venti giorni dalla riunione del Collegio riceverà un premio di 100 euro che scenderà a 50 se la consegna arriverà entro il trentesimo giorno e a soli 20 euro nel caso in cui la decisione sulla controversia arrivi dopo un mese.

Galloni: rischio mega-crisi 2019, con l’Italia commissariata

libreidee.org 30.12.18

Tra i vari scenari futuri che si potrebbero delineare già a partire dal 2019, ve ne è uno particolarmente complicato che potrebbe verificarsi osservando alcune delle condizioni che stanno maturando. Questo scenario, anche se non è il più probabile, è certamente possibile e, altrettanto certamente, il più negativo per l’Italia. Infatti, si può prevedere che nel 2019 vi sarà una crisi spaventosa. Le principali ragioni che ci possono portare a questa crisi sono palesi e ben note. Con la conclusione del 2018 assisteremo alla fine del quantitative easing (Qe) a cui seguirà, pochi mesi dopo, il programmato passaggio di consegne da Mario Draghi al nuovo presidente Bce, che sarà un tedesco. A quel punto, le politiche monetarie della Bce si saranno allineate su quelle, già adesso ben più restrittive, della Fed americana. È in ragione delle politiche della Fed che Trump è costretto a insistere sulle politiche dei dazi, perché senza svalutazione del dollaro è necessario che gli Usa trovino altri stratagemmi per difendere la propria economia. Anche Cina, India e Russia non hanno interesse a che il dollaro si svaluti, perché la moneta che questi paesi stampano e con la quale si stanno comprando il mondo è garantita dal dollaro, e poi perché un dollaro non debole favorisce il loro export.

Nino Galloni

Gli Stati Uniti si stanno indebolendo dal punto di vista geopolitico; Cina, India e Russia, invece, si stanno rafforzando; scartando l’ipotesi guerra mondiale, perché sarebbe troppo devastante, prima che questi quattro paesi trovino degli accordi simili a una nuova Bretton Woods – che comunque sarebbe una soluzione apparente – è possibile che, nel 2019, la Germania si voglia staccare dall’euro dando la colpa all’Italia. La Germania potrebbe sfilarsi per guardare ad Est perché il suo modello industriale, basato sulla metalmeccanica, non ce la farebbe guardando soprattutto ad Ovest. Se la Germania tirerà dritta non vorrà certamente farsi carico del naufragio dell’euro, perché poi i mercati gliela farebbero pagare (non dimenticandosi che la Deutsche Bank ha ancora 70 mila miliardi di titoli tossici nei suoi bilanci). Ma prima che l’euro vada per aria quale sarà il problema maggiore per l’Italia? Se saremo sotto attacco della finanza internazionale e senza Qe, da una parte i nostri titoli verranno buttati sul mercato, le società di rating ci declasseranno e, se noi non ci saremmo già attrezzati (con una agenzia di rating alternativa) le banche non potranno più tenere i nostri titoli di Stato nei loro bilanci. E quindi, dove andremo a pescare la moneta che ci serve?

Se l’Italia cartolarizzasse i 500 miliardi di crediti fiscali inesigibili, potrebbe vendere i titoli così creati alla Bce per finanziarsi con la liquidità che ne riceverebbe in cambio. Se il governo italiano saprà sfidare coraggiosamente i mercati, le cose miglioreranno per noi; ma se invece calerà le braghe, saranno dolori. Se l’Italia non può stamparsi da sola i soldi, non si dota di una moneta parallela, non si vuole tornare a prima del 1981, l’euro lo gestisce la Bce che potrebbe imporre politiche restrittive; il massimo che si può fare è emettere titoli, ma se poi i principali acquirenti (che sono le banche) non possono averli a bilancio, per noi è finita: in questo caso i regolamenti europei prevedono che la Bce ci compri i titoli direttamente, ma in cambio del commissariamento totale del paese. Quello che si voleva fare per la Grecia! E allora, vi immaginate il coro dei Renzi, Gentiloni, Martina, Berlusconi e soci?

(Nino Galloni, “Tra le mie previsioni vedo una spaventosa crisi nel 2019”, da “Scenari Economici” del 27 dicembre 2018; il testo è estratto dall’introduzione al libro “L’economia spiegata facile” di Costantino Rover, 320 pagine, euro 19,70).

Riforma BCC – Cronaca di una morte annunciata

comedonchisciotte.org 30.12.18

DI FRANZ CVM

comedonchisciotte.org

Il contenuto di questo lavoro si esprime in 12 “tesi” sintetiche sulla Riforma del Credito Cooperativo più una metafora.

Se il lettore lo vorrà, potrà approfondire le 12 tesi nel PDF scaricabile nel blog dell’autore, dove i ragionamenti vengono sviluppati, corredandoli, ovunque possibile, con dati e ricerche svolte sui diversi temi da fonti autorevoli ed indipendenti. Il lavoro è stato concluso il 2 dicembre 2018. Dopo tale data, nuovi sviluppi sono avvenuti, molte BCC hanno continuato la loro corsa (forse) inconsapevole verso il loro destino ratificando in assemblee bulgare l’adesione incondizionata al progetto, mentre il governo cerca come può di mettere una pezza a tanta sconsideratezza, ad esempio modificando gli obblighi contabili stabiliti da Banca d’Italia che le avrebbero obbligate a oltre due miliardi di perdite sulla valutazione dei titoli di stato in portafoglio. Ma la fine, sic rebus stantibus, resta nota. A meno che…

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. (…) Nessuno si domandò neppure se Santiago Nasar era stato avvisato, perché a tutti sembrò impossibile che non lo fosse.
G. Garcìa Marquez – Cronaca di una morte annunciata - incipit

TESI N.1 – Le riforme delle Banche di Credito Cooperativo (BCC) e delle Banche Popolari non rispondono a esigenze reali del mondo bancario italiano, ma realizzano una parte di un disegno politico più generale, fortemente voluto e messo in pratica in un lungo arco di tempo da parte di soggetti esterni sovraordinati alle stesse istituzioni politiche italiane. Se non si comprende il contesto non si può comprendere il perché delle riforme.
TESI N.2 – Il disegno politico prevalente nel dopoguerra europeo ha riservato all’Italia la condizione di paese a sovranità limitata che, dopo la caduta del Muro, non serve più come cerniera tra est e ovest, ma diventa ricompensa, bottino per i paesi “core” dell’Europa. Bottino in cambio della loro adesione alle nuove istituzioni comunitarie, che devono progressivamente sostituirsi agli stati nazionali. Se l’Italia è il bottino, le banche italiane sono la cassaforte da violare.
TESI N.3 – Con il governo Monti e i successivi due governi a guida PD, l’Italia inaugura una stagione in cui l’agenda neoliberista ha un’accelerazione, che vede in pochi anni la riforma delle pensioni, l’uccisione della domanda interna via austerity feroce, il Jobs Act e il tentativo di abolizione di una delle due camere. In questo quadro, il governo Renzi inserisce una riforma “definitiva” del sistema bancario italiano, già in buona parte in mano straniera per le banche private. E’ la doppia riforma BCC/Popolari.
TESI N.4 – Come in tutti i casi di colonizzazione (fisica o di altra natura) di un sistema complesso, la conquista non sarebbe possibile senza la connivenza da parte di esponenti interni al sistema stesso. Nel caso delle due riforme bancarie, la classe dirigente del settore, salvo rare eccezioni, ha favorito in modo evidente l’impresa attraverso l’accettazione delle sue deboli giustificazioni, nella convinzione gattopardesca che, per loro, niente alla fine sarebbe cambiato.
TESI N.5 – Le esigenze poste alla base delle due riforme – maggiore solidità patrimoniale ed apertura al mercato dei capitali – non sono giustificate da alcun da alcun riscontro empirico negli ultimi decenni, in particolare per le BCC, il cui sistema ha superato la crisi Lehman senza bisogno di aiuti di stato e che, anche nelle recenti vicende del 2015, ha immesso soldi nei salvataggi altrui, senza bisogno di chiederne per sé.
TESI N.6 – Coloro che in buonafede – in primis i sindacati – accettano acriticamente l’imposizione centralista di una Capogruppo risentono di un pregiudizio autorazzista largamente diffuso nel mondo economico italiano, ovvero il “grandismo”. In questo frame, l’unica banca solida, efficiente, redditizia, è quella grande; per lo stesso motivo le PMI, fulcro e ragione di gran parte del boom economico italiano del dopoguerra, devono ingrandirsi o sparire. Eppure il grandismo è stato smentito sia in Italia che all’estero dalle esperienze delle recenti crisi bancarie, che non hanno mostrato alcuna correlazione tra maggiore dimensione e maggiore solidità delle banche. Ciò che invece è stato dimostrato ovunque è stata la correlazione tra maggiore dimensione e calo (crollo) dei prestiti alle imprese e in particolare alle piccole imprese.
TESI N.7 – Quanto al maggiore accesso al mercato dei capitali, negli ultimi anni il fattore che più ha nuociuto alle banche in questo ambito è stato proprio il continuo intervento delle autorità di vigilanza, sia europee che – di conseguenza – nazionali. Il progressivo blocco di ogni forma di aiuto o intervento pubblico in caso di crisi (culminato nell’introduzione del Bail-in) ha minato profondamente la fiducia del pubblico ed ha causato massicce fughe di capitali e ripetuti crolli dei corsi azionari. La emananda normativa sugli NPL è solo l’ultimo esempio di intervento nefasto e dannoso, che perfino Banca d’Italia ha stigmatizzato. BCE è un pompiere incendiario: non mitiga le crisi, ma spesso le provoca, o quantomeno le aggrava. Altro che voto capitario.
TESI N.8 – La vera esigenza della Riforma, infatti, è sottoporre al controllo centralizzato di una capogruppo (e quindi del suo occhiuto vigilante, ovvero la BCE) il sistema delle BCC italiane. Lo dice la BCE, lo ammette in audizione parlamentare Banca d’Italia, che scarta a priori ogni soluzione alternativa, non sufficientemente stringente verso le banche locali. Ma accentrare il potere non serve a “migliorare la governance”, ma solo a rendere più facile la conquista ed il controllo del sistema.
TESI N.9 – I gruppi bancari non sono l’unico modo di creare una struttura di sostegno a reti di piccole banche, ma esistono altre forme di garanzia, riconosciute dalle norme europee e utilizzate in altri, importanti paesi. Sono gli Institutional Protection Schemes (IPS), che, pur prevedendo meccanismi di penalizzazione e di garanzia reciproca, non inficiano le autonome scelte degli aderenti e godono di importanti – e non casuali – vantaggi normativi.
TESI N.10 – Mentre gli esempi di IPS in Austria, Spagna e soprattutto Germania hanno dimostrato nel recente passato di poter affrontare brillantemente le fasi di crisi senza necessitare di aiuti e continuando a garantire alle rispettive economie il necessario flusso di credito, i Gruppi (pseudo) Cooperativi, ove prevalenti (ad esempio in Francia) sono stati coinvolti in pieno nelle difficoltà ed hanno avuto bisogno di salvataggi ed interventi pubblici. Ciò è l’esatto riflesso della loro natura non più mutualistica, che li ha portati a strategie del tutto paragonabili a quelle delle altre banche, e quindi agli stessi errori.
TESI N.11 – Nessun altro paese ha adottato provvedimenti come quelli italiani, e non a caso. La scelta tedesca di mantenere le sue 1400 (!) banche locali e cooperative al riparo della vigilanza europea (che pure non può essere accusata di essere anti-tedesca) è stata difesa a spada tratta dai governi di Berlino e mostra chiaramente il pericolo che attende il sistema cooperativo italiano. Ma l’Italia non è un paese “normale” (cfr. tesi n.2)
TESI N.12 – CONCLUSIONI – Il quadro fin qui delineato mostra chiari i segni di una morte annunciata del sistema bancario popolare e cooperativo italiano e, con esso, di una parte essenziale del tessuto economico nazionale, messo “fuori gioco” da un disegno prima politico, poi culturale ed infine economico che ha fatto dell’Italia terreno di conquista. Di fronte a ciò non servono i tecnicismi e le battaglie di retroguardia, volte a “limitare i danni” su questo o quel provvedimento, ci vuole una reazione radicale e basata sul recupero della possibilità di ciascun popolo, italiani compresi, di autodeterminarsi democraticamente.

Ma dal mondo cooperativo i Quisling de noantri proclamano ad una voce: “ormai è tardi”.

METAFORA
Immaginate di essere stati invitati a un matrimonio. La figlia del vostro testimone di nozze si sposa, l’avete vista crescere, è una ragazza solare, un po’ ribelle, ma tanto buona, che aiuta tutti senza fare troppe domande, le volete bene come una figlia. E’ bella, buona, di umili radici, ma oggi la sua famiglia è benestante, grazie al duro lavoro del padre, rinomato artigiano locale. Ha avuto molti corteggiatori, ma da un paio di anni ha acconsentito a fidanzarsi con un ragazzo del suo paese, bello e maledetto, figlio di una famiglia di antica nobiltà e presente crisi. Dissoluto, donnaiolo, dalla parlantina irresistibile, ha risvegliato in lei quell’istinto che, talvolta, spinge donne di grande valore a darsi a uomini di poco conto, nella convinzione di poterli redimere. Le famiglie, interessate vieppiù a sistemare i propri figli, hanno fatto il resto: abbagliati dalla nobile casata i genitori di lei, interessati a far mettere la testa (e il portafoglio) a posto, i genitori di lui, spingono da anni per un matrimonio e adesso, finalmente, il momento è arrivato.
Il matrimonio sarà nel piccolo paese di lei, dove la famiglia ha organizzato una festa di altri tempi. Il padre di lei le ha regalato una vecchia casa nella campagna vicino al capoluogo, che per l’occasione ha ristrutturato. La cerimonia sarà celebrata dal vescovo in persona e nel paese non si parla d’altro.
Voi, nel ricevere l’invito, avete una fitta al cuore: non pensavate che quella relazione sarebbe arrivata al matrimonio. Sapete che lui non è l’uomo per lei e che i vostri amici si stanno probabilmente facendo fregare. Abitate dall’altra parte del mondo, ma vi mettete in testa di studiare la questione. Pagate un investigatore per fare qualche indagine e venite a scoprire facilmente che lui la tradisce da mesi con altre ragazze, ultimamente perfino con alcune amiche d’infanzia di lei. La distanza non vi consente di parlarci direttamente, ma cercate ugualmente di contattare il vostro vecchio amico, le fate avere solo alcune delle prove che voi avete potuto consultare per intero e gli chiedete di avere un colloquio. Le foto gli vengono consegnate, ma i giorni precedenti il matrimonio sono frenetici, il tempo stringe e il vostro amico non capisce subito la portata del materiale che gli avete inviato e al telefono, dà risposte evasive. A una settimana dal matrimonio decidete di anticipare il viaggio e vi recate da lui, con tutto il materiale raccolto dall’investigatore, più alcune interessanti notizie sul dissesto finanziario della famiglia di lui. Chiudete il vostro amico in un bar e gli mostrate tutto. 
Una volta visto il materiale, ed ascoltate le vostre spiegazioni, il vostro amico resta muto. Guarda fisso davanti a sé e, dopo qualche minuto di silenzio, apre bocca per dire quattro parole “ormai è troppo tardi”. Cui subito dopo aggiunge in un fiato “con tutti i soldi che abbiamo speso, come facciamo a fermare tutto? C’è la casa pronta, gli inviti, il ristorante, la chiesa, il vescovo. E’ un anno che stiamo preparando questo evento, tutto il paese aspetta quel giorno, non possiamo annullare tutto”. E, infine, con le lacrime agli occhi, vi chiede di tacere, aggiungendo “lei è incinta, non dirle niente, potrebbe non sopportarlo”. Nel frattempo, fuori dal bar, vi hanno tagliato le gomme della macchina e l’investigatore che ha svolto le indagini ha trovato lo studio bruciato.
Ed è proprio in quel momento che decidete di….

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