Un terzo del debito pubblico è in mano ai risparmiatori italiani, ma loro non lo sanno

  micidial.it

Quante volte abbiamo letto che il debito pubblico italiano è in mano agli stranieri per un terzo e il resto è delle banche? Bè, sappiate che le cose non stanno esattamente così.

Secondo uno studio molto recente della Banca d’italia e parzialmente divulgato da MilanoFinanza, il pubblico retail (cioè i piccoli risparmiatori) detengono btp, cioè le obbligazioni statali, per circa 880 miliardi di euro.

La riccchezza finanziaria delle famiglie italiane, dunque al netto di case, terrenti e compagnia bella, è stimata sui 4.400 miliardi di euro. Ebbene, il 20 per cento di questa cifra, di poco inferiore ai 1000 miliardi, sarebbe investita in Btp.

Sono convinto che quasi nessuno sospetti di far parte di questa combricola di investitori in bond italiani. La cosa curiosa dello studio, infatti, è che la maggior parte degli italiani sarebbe INCONSAPEVOLE di essere investita in btp.

Per capire come ciò sia possibile, occorre togliere il velo al risparmio gestito italiano, fiore all’occhiello di assicurazioni e banche. Diego Caprara, Riccardo De Bonis e Luigi Infante della Banca d’Itlaia sostengono di esserci riusciti. Per non tediarvi coi tecnicismi dello studio, si potrebbe sintetizzare tutto con una domanda retorica:

se compri un fondo obbligazionario della Banca, cosa credi ci sia dentro?

Esatto, una quota è sovente destinata ai btp, ma mancherebbe la consapevolezza di questo nonostante le chiare procedure di profilazione del rischio dei clienti da parte dei consulenti. Ai fondi nostrani, inoltre, occorre aggiungere anche quelli esteri….

“La quota dei titoli di debito detenuti dalle famiglie salirebbe a circa il 30% considerando gli investimenti degli italiani intermediati dai fondi comuni esteri”, ricorda lo studio.

Ciò significa che, per ironia della sorte, molti investitori che si sono rivolti a prodotti esteri – magari proprio allo scopo di proteggersi da un eventuale default italia – finiscono per ritrovarsi in pancia proprio bond italiani.

Non solo. Allo studio della Banca d’Italia io aggiungo sommessamente che anche i buoni postali sono collegati al rischio paese, pur non essendo tecnicamente dei bonds. Per non parlare dei fondi pensioni, necessità indotta dalle scellerate scelte legislative maturate dal 1995 (Dini) in poi che, di fatto, costringono molti italiani a costruire una pensione integrativa con il famigerato “secondo pilastro”.

Sono dunque i gestori a convogliare il risparmio verso questi intermediari professionisti e sono loro a scegliere cosa comprare, non le famiglie. Nonostante il basso livello dei tassi, i fondi pensioni sono fortemente esposti alle obbligazioni di stato e alle polizze vita.

L’ignoranza finanziaria che alberga in questo paese, però, fa in modo che la stragrande maggioranza degli investitori retail non lo sappia e che – anzi – pensi di evitare il “rischio btp” (rischio emittente), affidando i soldi al risparmio gestito di compagnie assicurative ed istituti di credito.