Tasse a caro benzina: la Lega si smentisce e le salva tutte

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Le smargiassate di “Ce l’aveva duro” Salvini sono altrettanti nodi che vengono al pettine. In campagna elettorale Lega e 5Stelle, non proprio sulla bibbia, ma avevano comunque giurato che avrebbero ghigliottinato le accise sulla benzina e ridotto drasticamente il numero delle cosiddette auto blu. Marameo! Passato il santo, passata la festa. In commissione bilancio le promesse svaniscono come piume al vento. E allora riepiloghiamo per chi non ne avesse consapevolezza come stanno le cose. Quando facciamo il pieno di benzina o di altri carburanti, paghiamo un prezzo, che smembrato nelle sue componenti, incide con diciassette tasse per il 64 per cento e per costi industriali del carburante per il 31 percento. L’accisa più antica si deve alle velleità espansionistiche di Mussolini che invase l’Etiopia nel 1935. Qualche altra: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, decreto “salva Italia”, crisi di Suez, Vajont terremoto del Belice e successivi, alluvioni. Alla contestazione del Pd la Lega ha risposto senza arrossire che le promesse si mantengono in cinque anni, ma ha sputtanato Salvini e il suo “Fatto il governo, subito il taglio delle accise sulla benzina”.

L’esordio di Foa, presidente della Rai con i voti di Lega e Forza Italia, frutto di un reciproco via libera all’occupazione dei ruoli di direzione, si è confermato con sortite indecenti razzista doc ed è poi inciampato in un guaio di non poco conto nello scorso ottobre. Intervistato dal quotidiano israeliano Haaretz ha dichiarato che i deputati europei del Pd avevano intascato finanziamenti del miliardario Soros, famoso per essere un convinto anti sovranisti. La delegazione europea dei dem, compatta ha intentato causa a Foa. Chied che il giornale israeliano pubblichi con identica evidenza la smentita e le scuse del presidente della Rai. In mancanza di questo atto di riparazione, i 25 deputati chiedono un risarcimento di 80mila euro per ciascuno di loro: totale due milioni.

Il presidente della Camera, il napoletano Fico, uno dei pentastellati più in vista del Movimento, recita (scusate l’inadeguatezza del verbo recitare), dunque meglio, interpreta il ruolo di difensore del poco che residua della componente più a sinistra dei 5Stelle, mortificata dall’aggressività destrorsa di Salvini. Su piani diametralmente opposte le posizioni della Lega e di Fico sul tema dei migranti, ovvero deportazione contro accoglienza. L’incompatibilità tra il vice premiere “Ce l’aveva duro” e il pentastellato “di sinistra”, assume il carattere della belligeranza con la decisione di Fico di non presiedere la seduta della Camera che ha approvato il Decreto Sicurezza. Esplicito il significato politico della decisione. Netta presa di distanza e solidarietà con i venti deputati pentastellati che hanno disertato l’aula e presentato un documento di contestazione del Decreto. Quasi in contemporanea, Fico ha interrotto le relazioni diplomatiche della Camera con l’Assemblea legislativa del Cairo, per protestare contro inerzia e omissioni del governo egiziano sul caso Regeni. Per dirla in due parole il presidente della Camera sembra voler dare una mano a Di Maio, spingendo a sinistra, cioè nella direzione contrapposta al destrismo salviniano.