Il momento “Let Them Eat Cake” di questo Macron?

zerohedge.com 3.12.18

Scritto da Pieter Cleppe tramite Open Europe,

Mai sottovalutare le proteste francesi e non sottovalutare mai le proteste fiscali. Eppure, sembra quello che il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto …

Mentre il cosiddetto “movimento delle cinture gialle” ha  richiamato  poche centinaia di migliaia di persone a volte violente proteste e blocchi stradali contro le tasse elevate sul diesel, portando a due morti e oltre 500 feriti,  il presidente francese Macron sta viaggiando in Europa, pontificando circa cose come un esercito europeo. Le proteste hanno una somiglianza con la Brexit: la gente comune ne ha avuto abbastanza, anche se non è sempre chiaro cosa e anche se hanno votato per le parti responsabili dell’alta tassazione. Tuttavia, respingere la loro rabbia e raddoppiare le politiche di tassazione del diesel, come sembra fare Macron, può essere molto rischioso.

L’ex presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, una volta descrisse quello che, secondo lui, era in genere una visione del governo dell’economia: “Se si muove, tassalo. Se continua a muoversi, regolalo. E se smette di muoversi, lo sovvenziona. “Con il diesel, il ciclo è iniziato con sussidi. Tra il 1995 e il 2015, la quota di auto diesel sulle strade europee è raddoppiata a circa il 50%. Senza il sostegno del governo   per le auto a gasolio, che si  pensava  emettessero meno CO2 rispetto alle loro controparti petrolifere, i ricercatori hanno  concluso che  la quota sarebbe rimasta costante attorno al 25%.

Ora che siamo arrivati ​​alla fase di tassazione, che ha spinto i prezzi del  23%  in Francia nell’ultimo anno, Macron sta sentendo il caldo. Circa il 77% dei francesi sostiene ora il movimento dei giubbotti gialli e il numero  è in  aumento . Anche tra gli elettori di Macron, il supporto si attesta al 41%. Alcuni dei leader del partito dell’ex presidente Hollande sono in strada, nonostante siano quelli che hanno escogitato alcune delle tasse che vengono contestate. Anche l’opposizione di centro-destra e di sinistra-sinistra si sono unite contro Macron per esprimere sostegno. 

Il partito socialista francese ha  accusato  il governo di Macron di cercare di collegare questo movimento di base all’estrema destra Marine Le Pen “per squalificarlo meglio”. Ma secondo il sociologo Vincent Tiberj, il movimento dei giubbotti gialli  deriva in  gran parte dalle classi medio-basse, che guadagnano abbastanza per pagare le tasse ma non abbastanza per vivere comodamente. Molti dei manifestanti  provengono  da “La Francia profonde”: piccole città e aree rurali che hanno attraversato periodi di crisi economica, lontani dal mondo di Emmanuel Macron, un ex  banchiere di investimenti .

Lo stesso Macron ha  reagito  dicendo che il suo governo intendeva “tassare di più i combustibili fossili” come un modo per “sostenere i poveri”. Sfortunatamente per lui, sembra che i poveri non siano così entusiasti del metodo. Un sondaggio rivela che l’82% dei francesi  pensa che  il  governo dovrebbe semplicemente rottamare l’aumento delle tasse sul carburante previsto per gennaio. Nel frattempo, la popolarità di Macron  continua  ad accumularsi, da un tasso di soddisfazione del 29% in ottobre al 25% un mese dopo. Uno su tre francesi  no avere un’alternativa alla guida al lavoro e le macchine sono essenziali non solo per ragioni economiche ma anche per ragioni sociali, prevenendo l’isolamento sociale dei più vulnerabili. Per molte persone, questo non è qualcosa con cui scherzare.

È il momento di “lasciarli mangiare la torta” di questo Macron? La frase, attribuita a Maria Antonietta, l’ultima regina di Francia prima della rivoluzione francese, è stata apparentemente pronunciata da lei dopo aver appreso che la gente soffriva a causa della diffusa carenza di pane. Suggerire che le  tasse sul carburantesempre piùelevate siano necessarie per l’ambiente potrebbe avere lo stesso effetto su molti dei “giubbotti gialli”.

Anche se queste tasse sono necessarie per salvare l’ambiente, molti potrebbero chiedersi perché allora le persone sono state incoraggiate ad acquistare automobili alimentate a diesel in primo luogo. Potrebbero anche chiedersi perché solo 184 milioni dei 3,9 miliardi di euro di entrate extra dalla cosiddetta “tassa sul consumo nazionale di prodotti energetici”  sollevata  quest’anno saranno  utilizzati  per finanziare la “transizione energetica” e perché il resto sarà abituato a contribuire a coprire l’ampio deficit di bilancio della Francia. Questo è particolarmente vero in quanto queste tasse  colpiscono  i meno abbienti più difficili, a causa del fatto che tendono a utilizzare veicoli meno recenti.

Naturalmente, se la Francia non fosse il paese che attualmente  guida  la classifica globale della spesa pubblica sul PIL, le persone potrebbero essere più rilassate con un supplemento di 50 euro al mese per riempire il serbatoio per salvare l’ambiente. Ma il “giorno della libertà fiscale” della Francia – quando la gente inizia a lavorare per se stesso –   arriva solo il 27 luglio. Poi il governo francese sembra  più propenso  a nuove tasse che a tagli alla spesa . Le nuove iniziative fiscali includono frattanto fiscali per i fornitori di assistenza sanitaria – uno  sconcertante  40% per il 2019 -, sulla  raccolta dei rifiuti e sugli  alloggi turistici .

Come farà a non colpire la gente comune? Se unmovimento di giubbotti giallocompletamente spontaneo  può già colpire le entrate dei grandisupermercatifrancesi  con il 55% in un giorno, ci si dovrebbe chiedere cosa accadrà se i manifestanti cominceranno a organizzarsi correttamente.

Il socialismo finisce sempre in distruzione

zerohedge.com 3.12.18

Scritto da Virginia Fidler tramite GoldTelegraph.com,

Ogni tentativo di socialismo è fallito miseramente. Il Venezuela è solo l’ultimo paese che ha cercato di realizzare un paradiso socialista, solo per inevitabilmente crollare e crollare sotto i nostri occhi. Il socialismo e la sua progressione naturale, il comunismo, ha causato la morte di 100 milioni di persone sin dal suo inizio 100 anni fa.

Solo pochi decenni fa, il Venezuela aveva enormi riserve di petrolio e abbondanza di altre risorse. Godeva di ricchezza e di un eccellente tenore di vita. Oggi i venezuelani non hanno cibo, né medicine, e il paese è guidato dalla corruzione e dalla paura. Mentre una popolazione affamata è disperata, molti cercano disperatamente di fuggire dal paradiso. L’esercito, sostenuto dal presidente Madero, è in strada, pronto a brutalizzare qualsiasi dissidente. Madero e l’esercito non stanno morendo di fame.

Il socialismo può sopravvivere solo attraverso la corruzione e l’intimidazione. È un sistema su misura per la corruzione. E la corruzione potrebbe essere la più grande industria del Venezuela.

Nonostante questo fatto che ogni paradiso socialista sulla terra si è trasformato in un inferno, molti politici americani e i loro sostenitori chiedono il socialismo per l’America. I senatori Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Kamala Harris sono auto-dichiarati socialisti orgogliosi, cantando a gran voce le sue lodi. I nuovi arrivati ​​più giovani come Alexandria Ocasio-Cortez e Andrew Gillum si uniscono al coro.

Con tutte le prove del contrario, perché così tanti americani sostengono il socialismo con cui i loro nonni hanno combattuto?

La stessa teoria del socialismo essendo una società senza classi è una finzione. Per necessità, il socialismo mette enormi poteri dispotici nelle mani di poche persone selezionate. È chiaro perché alcuni politici desiderano essere tra i prescelti. Tuttavia, non riesce a spiegare perché stanno ricevendo un’enorme quantità di supporto.

La Costituzione degli Stati Uniti è un fastidioso impedimento a questi politici, con i suoi controlli e equilibri e il fastidioso diritto alla libertà. Con la libertà arriva la responsabilità, ed è qui che gli aspiranti socialisti spingono più duramente. Loro, i politici, gestiranno le responsabilità della vita quotidiana. Ti nutriranno, ti vestiranno, si prenderanno cura della tua salute e ti aiuteranno a pensare. Nulla è necessario da te, ma la conformità assoluta. È tutto gratis, e per alcuni, la promessa può suscitare un grande fascino . Nel momento in cui le promesse rimangono irrealizzate, è troppo tardi. Il potere è stato fermamente afferrato dai pochi eletti, e le vite delle persone sono assolutamente legate ai poteri che sono. È schiavitù con qualsiasi altra parola. Era qualcosa che i firmatari della Costituzione avevano capito fin troppo bene.

Il socialismo governa ogni aspetto della vita di un cittadino – così come la schiavitù. È una relazione basata sulla dipendenza e sulle bugie. Invece dell’uguaglianza, il socialismo sposta la ricchezza su pochi leali aderenti al vertice, mentre le masse in basso sono lasciate sempre meno. È sempre stato un castello di carte, pronto a cadere. Il Venezuela è semplicemente l’ultimo incidente.

Le scuole americane stanno preparando i giovani al socialismo. La correttezza politica regna nelle aule, mentre la libertà di parola si sta progressivamente erodendo. I Millennial, che indossano jeans firmati, usano volentieri i loro costosi iPads capitalisti per schiacciare opinioni contrastanti. Tutti i livelli di educazione americana sono stati privati ​​di qualsiasi comprensione della Costituzione e della libertà. Gli studenti sono incoraggiati a non pensare, ma a seguire l’opinione prevalente. A meno che le lezioni vere tornino in classe, la libertà di parola sarà solo un ricordo. I progettisti della Costituzione sapevano che questo documento è l’unica cosa che si frappone fra la libertà e la schiavitù. Sbarazzati della Costituzione e elimini la prima con facilità.

Sono i genitori americani che hanno consegnato i loro figli a questo tipo di educazione. Questi genitori, che avrebbero dovuto saperlo meglio ma non hanno parlato apertamente, aprirono la porta al pensiero di gruppo istituzionalizzato. Quando i genitori non riescono a proteggere i loro giovani, lo stato onnipotente si prende felicemente il peso. Tra i millennial di oggi, denunciare il capitalismo è diventato elegante come indossare i fiori nei loro capelli era per i loro genitori. Le scuole non stanno più insegnando loro i 100 milioni di persone morte nel socialismo.

Le masse affamate in Venezuela capiscono. La loro prospera industria petrolifera è in rovina. L’inflazione è destinata a raggiungere l’1 milione di percento. Il tentativo del presidente Maduro di eliminare gli zeri dal bolivar è considerato uno scherzo, tranne per il fatto che nessuno è divertito. Steve Hanke del Cato Institute lo chiama “chirurgia estetica”. Maduro ha implementato una nuova valuta, la “petro”, che è legata all’industria petrolifera del paese. L’unico problema è che l’industria petrolifera del Venezuela, un tempo di successo, sta rapidamente fallendo. Maduro ha impiegato solo cinque anni per distruggere la società un tempo prospera del Venezuela.

Senza un cambio di politica, gli sforzi di Maduro sono stati un cerotto sul cancro. In Venezuela, la vita è stata una questione di sopravvivenza quotidiana; la fame è diventata la norma. Il governo continua a stampare valuta senza valore, ma nessuno può permettersi di comprare nulla. I negozi chiudono ogni giorno. Con i loro costosi iPhones in mano, questo è quello che i millennial americani vedono un paradiso da sogno. Nessuno sta chiedendo cosa accadrà quando il suo sogno si trasformerà in un incubo.

Manovra / Perché a Bruxelles stanno sbagliando tutto

 di: Giulietto Chiesa lavocedellevoci.it

L’Italia è un paese troppo importante per poter essere trattato come la Grecia. Le sue dimensioni innanzi tutto, il suo Pil, ma anche la sua storia, di paese fondatore di questa Europa: basterebbe questo per dire che a Bruxelles stanno sbagliando tutto.

Nel momento in cui scrivo queste righe è già chiaro che la Commissione Europea non lascerà passare la “manovra italiana” e farà diventare operativa la procedura d’infrazione con tutte le pesanti conseguenze del caso. Lasciamo da parte, per il momento, l’esame delle conseguenze di una tale scelta. Io penso che sia una decisione che contribuirà allo sfascio dell’Europa. L’Italia è un paese troppo importante per poter essere trattato come la Grecia. Le sue dimensioni innanzi tutto, il suo Pil, ma anche la sua storia, di paese fondatore di questa Europa: basterebbe questo per dire che a Bruxelles stanno sbagliando tutto.

Ma, come dovrebbe essere noto, c’è di peggio. L’attuale governo giallo verde continua a mantenere un alto livello di consenso. Cosa senza precedenti. Nonostante tutte le sue debolezze, di cui in questo contesto non intendo occuparmi. Ciò significa che la rottura che si determinerà non sarà tra la Commissione e il governo italiano, ma sarà invece tra la maggioranza degli italiani e le strutture centrali europee. Gli effetti diretti sono imprevedibili, ma una cosa è certa: ci sarà un “effetto contagio”. E molte cose inducono a pensare che un tale effetto sarà molto più rilevante del terremoto provocato dal Brexit. Per giunta a un passo dal voto europeo del prossimo maggio.

È possibile che, in prima battuta, l’operazione di Bruxelles abbia successo. Nel senso precipuo di cui si intravvedono i contorni: il governo Conte, temendo ripercussioni di paura, alla creazione delle quali tutto il mainstream unanime è impegnato allo spasimo, dovrà battere in ritirata, “ritoccando” la manovra, correggendo i decimali, rinunciando qua e là a pezzi di programma, privatizzando i gioielli di famiglia per 18 miliardi. Ma non sarà sufficiente. I mercati, “spaventati” da Bruxelles, dalle agenzie di rating, dai cavalli di Troia interni, procederanno nella “vendetta” contro l’insubordinazione italiana.

Staremo a vedere se gl’italiani si spaventeranno e ritireranno la fiducia al governo e se Conte (cioè Salvini e Di Maio) farà come Tsipras. Ma, per ragioni diverse, con effetto convergente, è chiaro che sia Salvini (sulla cresta dell’onda) che Di Maio (preoccupato di non esserci mai stato e di non poterci essere) lancino insieme l’accusa a Bruxelles di impedire al governo di realizzare il mandato degli elettori ricevuto il 4 marzo, e insieme decidano di andare a nuove elezioni.

In tal caso le sorprese potrebbero essere molte e catastrofiche: per Bruxelles, per l’euro, per lo stato-neanche-troppo-profondo che è all’opposizione senza se e senza ma contro questo governo. Prima di tutto perché non esiste una vera opposizione in grado di prendere le redini di un governo alternativo. In secondo luogo perché Mattarella, presidente “europeo”, proprio per questo fatto, sarebbe impossibilitato a fare un “proprio” governo — cioè un governo del presidente — e sarebbe costretto a indire nuove elezioni, di cui Salvini certamente e forse anche Di Maio potrebbero avvalersi per confermare quanto dicono i sondaggi: che la stragrande maggioranza è dalla loro parte.

Mario Draghi

A questo punto la “trattativa” con l’Europa assumerebbe i contorni di una rottura plateale. Il fatto è che le ombre sono state diradate all’improvviso, le nebbie spazzate via, ogni incertezza eliminata, da una dichiarazione di Mario Draghi, Presidente della Banca Centrale Europa, che, parlando in audizione di fronte alla Commissione Affari Economici e Monetari di Bruxelles, ha spiegato al colto e all’inclita che è lui il deus ex machina che decide. Il resto, le schermaglie verbali, le intenzioni e le promesse sono tutte chiacchiere che lasceranno il tempo che hanno trovato.

L’”indipendenza” della Banca Centrale dai governi dei paesi, e perfino dalla Commissione — dogma assoluto imposto dal neo-liberismo assoluto — è apparsa in tutta la sua fulgente imponenza. Tagliando le ali, in anticipo, prima ancora che prendesse il volo, all’uccello peregrino di una possibile moneta alternativa che potrebbe essere creata dal governo italiano (e magari da altri imitatori) per fronteggiare i suoi impegni di fronte agli elettori, senza aumentare il debito pubblico. Il riferimento indiretto (mai Draghi si abbasserebbe a discutere pubblicamente di tali, infimi dettagli) è stato all’ipotesi di una emissione di “certificati di credito”, con circolazione esclusivamente interna ad uno Stato. Ipotesi avanzata da un gruppo di economisti, guidato da Alberto Micalizzi e Stefano Sylos Labini, ma anche altri, e perfino, si dice, da esponenti di spicco del governo italiano.
Parlando ex cathedra, a chi gli chiedeva cosa potrebbe succedere se alcuni Stati decidessero di stampare una moneta propria, Draghi ha risposto con inconsueta durezza: “Altre valute o non sono legali o non solo valute, quindi costituiscono un debito e vanno ad aumentare lo stock complessivo del debito”. Affermazioni che indicano invece una elevata concentrazione di nervosismo. In primo luogo perché non esiste legge, nemmeno europea, che impedisca a uno Stato membro di prendere una tale decisione. In secondo luogo perché, se la BCE è indipendente dai governi, anche gli Stati conservano una propria indipendenza dalla BCE. In terzo luogo perché è tutta di dimostrare che una moneta succedanea creata da uno Stato, per usi interni, costituisca un “debito” dello Stato verso i mercati esterni. Semmai costituirà un debito dello Stato verso i suoi cittadini. Ma che essa contribuisca ad aumentare lo “stock complessivo del debito” è cosa da dimostrare, anche se, prima di tutto, Draghi dovrebbe spiegarci cosa è lo “stock complessivo del debito”.Infine ci sarebbero diversi paesi membri dell’Unione attuale che avrebbero ragione di essere offesi sentendo dire che “altre valute o non sono legali o non sono valute”. Che ne diranno, per esempio, i polacchi, che comprano, vendono e scambiano gli zloti?

Ma il significato è chiaro: non provateci neppure perché ve lo impediremo. Draghi è il nuovo imperatore, e con l’Imperatore ogni trattativa è impensabile. Dunque la sovranità degli Stati non esiste più. Ma i popoli esistono ancora. Come fare a mettere loro il silenziatore?

I gialloverdi per la Liguria: benzina a + 5 centesimi al litro

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Di là dal danno, 43 morti, centinaia di sfollati, disagi in avvicinamento e allontanamento da Genova, attività produttive azzerate, arriva anche la beffa. Un emendamento firmato dal 5Stelle Randuzzi decreta per la popolazione della Liguria l’aumento di cinque centesimi al litro sul prezzo del carburante, per tutto l’anno 2019. Cerchiamo di capire: ci si aspetterebbe che Genova e la Liguria, debbano godere di agevolazioni e per esempio un costo inferiore della benzina, dal momento che per almeno un anno sarà gravato dall’aumento di chilometri da percorrere in mancanza del ponte crollato. Lo capirebbe anche un ritardato mentale. I gialloverdi sono di diverso avviso e gravano le accise per il liguri di 5 centesimi al litro. Le congratulazioni per questa sortita geniale sono d’obbligo. Sconcerto di Rosato, Pd, sarcastico il commento di Ylenja Lucaselli, Fratelli d’Italia: “Dal governo del cambiamento al governo dell’avvitamento”.

L’Incompiuto Di Maio costringe gli osservatori imparziali dell’incoerenza grillina, paladina a chiacchiere dell’etica sbandierata con gli strepiti dei suoi parlamentari “onestà, onestà”, a tornare sul principio largamente rispettato nel mondo, che induce alle dimissioni uomini bugiardi al vertice delle istituzioni. Il vice premier pentastellato afferma che sul terreno di proprietà della famiglia, non c’è che una stalla. Mente. Da immagini inconfutabili non di stalla si tratta, ma di una villetta con tanto di cucina, prato e che per il piacere estivo dei Di Maio è dotata di una piscina componibile, di sdraio. Dal bordo (2003), sporge anche la testa del ministro pomiglianese. Altre immagini del manufatto nel terreno di Mariglianella dei Di Maio raccontano di feste con gli amici ospitate in quella proprietà.

Bel soggetto il premier israeliano Benjamin Netanyau e non meno la consorte Sara. Il falco che ordina ai militari di sparare ai palestinesi che si avvicinano al confine, donne, bambini che siano, e sua moglie, sono indagati per frode e corruzione. La richiesta di incriminazione è della polizia di Gerusalemme, a decidere sarà la Procura generale. Le accuse: aver tentato di ottenere articoli favorevoli dal sito di notizie Walla in cambio di favori del governo del valore di milioni di dollari per il numero uno delle telecomunicazioni israeliane. Netanyau è coinvolto in altre due inchieste per aver ricevuto regali costosissimi da uomini d’affari e per collusione con l’editore del quotidiano Yediot Ahronot. Le opposizioni chiedono che si dimetta e che si vada subito a nuove elezioni per impedire che abolisca la legge sugli arresti a proprio vantaggio.

Dicono di Gasperini che è uno dei bravi allenatori italiani e deve essere vero se l’Atalanta, che non gode di sponsor arabi o cinesi, esprime bel gioco. Altra faccenda è negare che il pubblico di Bergamo e tra i più razzisti e xenofobi d’Italia. Posticipata a questo lunedì, si gioca Atalanta-Napoli e Ancelotti, a giusta ragione, avverte che si verificassero nuovi casi di insulti a Napoli o a Koulibaly, come avvenne un anno fa, chiederebbe la sospensione della partita. Certo, la decisione spetta all’arbitro e ne ha facoltà. Gasperini, con evidente disprezzo della realtà commenta così i comportamenti dei tifosi bergamaschi: “Sono soltanto speculazioni di cattivo gusto, Bergamo è un posto dall’atmosfera magnifica per giocare a calcio”. Eh no, mister, quale atmosfera sono i “bbuu” indirizzati a Koulibaly e la lattina lanciata un anno fa dalle gradinate, che per fortuna non lo colpì?

Bill Black: i crimini della Deutsche Bank potrebbero scatenare la prossima crisi globale

ZEROHEDGE.COM 3.12.18

Via Greg Hunter’s  USAWatchdog.com ,

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) considerava in precedenza Deutsche Bank la banca più sistemicamente pericolosa al mondo .

Professore di economia e diritto, William Black, sa perché e sostiene:

“Deutsche Bank (DB) si pone come quella che viene definita una banca” National Champion “ e la più grande banca di gran lunga in Germania, ma in realtà è la più grande impresa criminale in Germania. Questa è una vera affermazione perché VW è una frode così massiccia …

È assurdo che consentiamo a Deutsche Bank di passare da frode a frode a frode …

Ingannano tutto ciò che si può immaginare e, in genere, vengono catturati, il che non è un buon segno in termini di competenza nemmeno come ladri. Anche negli Stati Uniti, c’è stata riluttanza a reprimere la Deutsche Bank …

Quando il commissario di New York cercò di reprimere, l’Ufficio del Controllore della Valuta, il principale regolatore delle banche, in realtà cercò di impedirlo. Ha denigrato la gente di New York e ha detto che non c’erano molti problemi e cose del genere, e tutto ciò si è rivelato bugie. “

La Deutsche Bank è stata assalita dai regolatori tedeschi la scorsa settimana su ulteriori accuse di frode e riciclaggio di denaro.

DB è l’epitome di “Too Big To Fail”.

Quindi, non potrà mai fallire, e ai regolatori non sarà permesso regolarli correttamente. Il professor Black dice: ” Perché dovresti preoccuparti è che la Deutsche Bank impedisce ogni regolazione efficace ovunque e perché Dio conosce solo la prossima cosa che faranno …”

“Questo continuerà fino a quando qualcosa di drammatico cambierà e alla fine potranno causare la prossima crisi …

Ci sarà un salvataggio in queste circostanze, ma ciò potrebbe aiutare a scatenare un’altra crisi economica. Quando la più grande banca della terza più grande economia del mondo è completamente disfunzionale, allora anche l’economia tedesca ha maggiori probabilità di entrare in recessione. Questa è una delle potenziali fonti della prossima recessione e si può vedere un sacco di persone che avvertono che ci sono segnali che una grave recessione è abbastanza probabile relativamente presto. Relativamente potrebbero essere due anni. “

Il professor Black, che è stato un top regolatore nella crisi S & L, dice,

“L’intero sistema si indebolisce da solo perché viene catturato in questa grande bugia che dice che dobbiamo fingere che Deutsche Bank sia una banca anziché un’impresa criminale”.

In chiusura, il professor Black dice,

” Ho intenzione di darti il ​​consiglio che ottieni dopo la recessione prima della recessione. Paga il tuo debito, tutto ciò che puoi. Non continuare a prendere in prestito, tranne in alcune circostanze, come se si sta andando a comprare una casa, ed è un acquisto prudente. Acquista un’auto quando puoi acquistarla in contanti ogni volta che è possibile … e cerca sempre di essere un risparmiatore netto . “

Unisciti a Greg Hunter mentre va a faccia a faccia con il  dott. William Black,  professore di economia e giurisprudenza all’Università del Missouri, Kansas City.

(Correzione: Deutsche Bank ha una capitalizzazione di mercato di $ 19,5 miliardi e non $ 1,5 miliardi come ho erroneamente detto all’inizio dell’intervista.Inoltre, il PIL della Germania è sceso dello 0,2% di recente e non del 2% come ho affermato più avanti nell’intervista.)

B.P.Bari: Sileoni, piano per lasciarla sotto Bankitalia e non Bce

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Per arginare le difficoltà in cui versa la Banca Popolare di Bari, “la soluzione potrebbe essere quella di farla rimanere sotto il controllo della Banca d’Italia e non della Bce”. 

E’ quanto ha dichiarato il Segretario generale del Fabi, Lando Sileoni, a margine dei lavori del 124esimo Consiglio Nazionale. 

ofb/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 06:05 ET (11:05 GMT)

Banche: Sileoni (Fabi), alcune locali saranno inghiottite da eventi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Sopravvivono oggi poche banche locali. Alcune continueranno a esistere con una sana e prudente gestione altre saranno inghiottite dagli eventi. Ci sono momenti della vita a cui non si è mai preparati”. 

Lo ha detto Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, nel corso del 124* Consiglio nazionale del sindacato di categoria (oltre 110 mila iscritti), in programma a Milano da oggi al 5 dicembre. 

“Con Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca” e con le 4 banche liquidate “oltre al tema del risparmio tradito è crollato il mito della banca locale, vissuta per generazioni a fianco dei pochi clienti. Ora sarà difficile riconquistare la fiducia della gente. Una soluzione ci sarebbe: il rimborso totale dei clienti”, ha dichiarato aggiungendo che però non basta perché altre crisi potrebbero arrivare. 

“La tramontana sta per arrivare anche in Puglia. La storia insegna che la magistratura interviene sempre poco prima dei commissariamenti di Bankitalia. Le banche locali hanno” avuto un grande ruolo nell’economia. “Si è sempre dato lavoro a tante famiglie, ma è mancata la selezione”. 

Parlando in generale di quanto sia mutato il settore del credito e gli equilibri di potere, Sileoni ha aggiunto che “nei Cda dei grandi gruppi bancari si sorride poco, è sparito il dialetto e si parla sempre più francese e inglese”. Per il sindacalista, oggi, spadroneggiano i grandi fondi che hanno quella “arroganza gentile di chi sa di contare”. Si svendono le filiali e dove “un tempo c’erano gli uffici oggi ci sono alberghi” e negozi. 

cce/ofb 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 05:43 ET (10:43 GMT)

Banche: Sileoni (Fabi), su rinnovo contratto ci dobbiamo preparare alla guerra

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“C’è in ballo il rinnovo di due contratti nazionali. Ci dobbiamo preparare a tutto, anche alla guerra”. 

Lo ha detto Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, nel corso del 124* Consiglio nazionale del sindacato di categoria (oltre 110 mila iscritti), in programma a Milano da oggi al 5 dicembre. 

Il rinnovo del contratto di lavoro di oltre 330.000 lavoratori bancari è uno dei temi caldi della kermesse, insieme a quello del rinnovo del contratto dei lavoratori delle Bcc scaduto ormai da anni. Al centro del Consiglio nazionale anche la crisi finanziaria e le tensioni politiche. “Va sconfitta l’idea che all’interno della banca tutto sia marcio e debba essere distrutto. Fabi è un sistema che offre punti di riferimento alle proprie aziende e che garantisce e ha sempre garantito stabilità a tutti. Qualsiasi cosa ci riguardi, se verrà decisa senza di noi non sarà per noi”. 

ofb/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 05:24 ET (10:24 GMT)

Banco BPM alza asticella: dopo NPL l’ad Castagna punta su cessione immobili e Utp, per analisti titolo può volare a 3 euro

  finanzaonline.com 3.12.18

Nuovo passo avanti del Banco BPM nel percorso di riorganizzazione e riduzione del derisking. L’istituto lombardo ha confermato che è vicina la cessione di Npl fino a 7,8 mld e inoltre ha finalizzato il riassetto nel settore del credito al consumo. Novità che hanno ridestato il rally del titolo, il migliore tra i bancari nel mese di novembre. Con il quasi +5% di oggi il titolo dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna porta a quasi +40% il balzo dai minimi del 26 ottobre scorso a 1,55 euro. Gli analisti però vedono ancora spazio per ulteriori strappi al rialzo con Equita Sim che ha alzato il giudizio a Buy con prezzo obiettivo a 2,9 euro. Raccomandazione d’acquisto anche da parte di Banca IMI con Buy e tp a 3,10 euro, con quindi un potenziale rialzista oltre +45% rispetto ai livelli attuali.

In media il consensus raccolto da Bloomberg indica per Banco BPM un prezzo obiettivo a 2,55 euro con potenziale upside del 19% circa.

Sotto il profilo del derisking, Banco BPM sta proseguendo la negoziazione in corso per la realizzazione di un’importante operazione di cessione di sofferenze del valore nominale fino a 7,8 miliardi, ben al di sopra dei 3,5 miliardi precedentemente previsti.

Ora l’a.d. di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, indica come prossimi obiettivi la vendita di immobili e  quella di Utp (Unlikely To Pay). Nel corso della conference call di presentazione del riassetto nel credito al consumo, Castagna ha precisato che è ancora presto per parlare di dimensioni o altri dettagli di queste operazioni. L’ad ha inoltre detto di aspettarsi il Cet1 nella parte alta della forchetta 11-11,5%‘ indicata come obiettivo dall’istituto dopo l’accordo su riassetto credito al consumo e cessione Npl.

Credito al consumo, accordo con Credit Agricole con opzione Ipo per Agos 

Tornando alla riorganizzazione del comparto credito al consumo, nell’ambito dell’accordo è prevista l’acquisizione di ProFamily da parte di Agos a fronte di un corrispettivo pari a 310 milioni di euro, previo perfezionamento di un’operazione di scissione delle attività non captive di ProFamily in favore di una società di nuova costituzione che rimane controllata al 100% da Banco BPM. ProFamily, quale parte di Agos, avrà un accordo di distribuzione in esclusiva per 15 anni sulla rete commerciale del Gruppo che manterrà l’attuale quota in Agos del 39% (61% Credit Agricole).

Nel contesto del rinnovo della partnership, Banco BPM e Crédit Agricole hanno inoltre concordato di esplorare la possibile quotazione di Agos tramite un’offerta pubblica iniziale entro i prossimi 2 anni. Banco BPM ha inoltre ottenuto da Crédit Agricole un’opzione di vendita del 10% del capitale di Agos per 150 milioni di euro, esercitabile a giugno 2021. L’esercizio dell’opzione, secondo l’istituto di credito, è comunque improbabile visto l’ampio divario tra lo strike price di 150 milioni e il valore intrinseco di Agos.

L’impatto complessivo pro-forma sul CET1 ratio fully loaded di Banco BPM derivante sia dalla plusvalenza che sarà rilevata all’atto della cessione di ProFamily che dalla riduzione delle deduzioni dal CET1 capital connesse alla quota partecipativa detenuta in Agos è stimato pari a 80 pb.

Piano derisking, dismissioni Npl fino a 7,8 miliardi

Per quanto riguarda il progetto di cessione di un portafoglio sofferenze (progetto ACE), il cda della Banca ha valutato le offerte ricevute dai tre consorzi selezionati come potenziali investitori: Credito Fondiario e Elliot; DoBank, Fortress e Spaxs; e Prelios e Christofferson Robb & Company.

Le offerte, oltre all’acquisto di un portafoglio di sofferenze di 3,5 miliardi di euro inizialmente previsto dalla Banca, includono ulteriori opzioni per la vendita di pacchetto di Npl più elevato rispetto alle previsioni iniziali e la creazione, in partnership tra Banco BPM e l’investitore selezionato, di una servicing platform.

Le offerte vincolanti ricevute, che per ora escludono il “portafoglio leasing” di 800 milioni di euro, sul quale la due diligence è in corso di finalizzazione, permettono sin d’ora alla Banca di poter completare un’operazione superiore a quanto inizialmente previsto, indicativamente per un ammontare fino a 7,8 miliardi di euro nominali, eventualmente sfruttando la possibilità di utilizzare la garanzia di Stato per la cartolarizzazione delle sofferenze (GACS).

Il board ha dato quindi mandato all’ad Giuseppe Castagna per continuare la negoziazione con i tre potenziali investitori. All’esito della negoziazione sarà convocato un cda per l’approvazione dell’operazione.

NPL oltre che a Quaestio ex Atlante a fondi anglosassoni ed europei che si dividono torta di 183 mld di deteriorati a forte sconto

Rassegna Stampa  Vicenzapiu.com 3.12.18

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I grandi investitori esteri hanno in mano circa la metà dei crediti problematici italiani: negli ultimi 5 anni, i fondi internazionali hanno acquistato circa 75 dei 157 miliardi passati dalle banche agli acquirenti italiani ed esteri di “prima fascia” (ovvero che hanno effettuato acquisti cumulati almeno di 1 miliardo), una torta che si allarga a 183 miliardi se si considerano anche i deal minori. I dati Pwc elaborati dal Sole 24Ore parlano chiaro. E mettono in evidenza come il mercato italiano sia diventato uno dei più rilevanti d’Europa per gli investitori esteri.

La potenza di fuoco dei grandi fondi, unita alla necessità delle banche italiane di smaltire in fretta i portafogli deteriorati per il pressing Bce, ha creato le condizioni “ideali” per un grande affare che permette ai big del mercato degli Npl (non performing loans) di poter accumulare profitti elevati. E così, accanto a colossi americani specializzati come Fortress, Pimco, Crc, Bayview, Anacap e Cerberus, fino alla Algebris di Davide Serra, presenti da diversi anni in Italia, si sono affacciati nell’ultimo anno e mezzo altri gruppi esteri: Bain Capital Credit, fino alla svedese Intrum, ma anche divisioni specializzate delle banche d’affari come Bank of America Merrill Lynch, per arrivare a Davidson Kempner, Hoist Finance, Varde Partners.
Principali investitori in NPL in ItaliaLe prospettive del mercato
Il 2018, secondo le stime di PwC che verranno presentate in settimana al mercato, si dovrebbe chiudere con cessioni per oltre 70 miliardi . «Supereremo così i 68 miliardi del 2017 – spiegano Pier Paolo Masenza e Alessandro Biondi, rispettivamente partner Financial services leader e co-head Npl di PwC – a conferma della vivacità del mercato». Il picco di 340 miliardi di deteriorati lordi del 2015 è lontano. A giugno, lo stock totale di crediti non performanti (Npe, non performing esxposure) era sceso a sceso a 220 miliardi, 130 dei quali sofferenze. In termini netti, le sofferenze sono scese dai 64 miliardi di fine 2017 ai 43 di giugno. Più rilevante il peso delle inadempienze probabili (Utp), che a livello netto ammontano a 56 miliardi, più delle sofferenze. L’accelerazione nelle vendite si deve a più fattori. La prima, spiegano i consulenti, è «la pressione della Vigilanza, che costringe le banche a ridurre il rapporto tra deteriorati e crediti totali». Un grande aiuto è «poi giunto dalla garanzia pubblica Gacs». In ultimo, decisivo è stato il lavoro delle banche italiane che, a costo di un sacrificio sulla marginalità, hanno aumentato le coperture sui crediti e reso così più agevoli le cessioni. Non è un caso che da BancoBpm a Unicredit, da Mps a Bper, siano molti i soggetti pronti a a varare ulteriori cessioni.
Acquisti a prezzi scontati
La fotografia del mercato è assai variegata. Nato da capitali italiani (ex Atlante, che soccorse le banche venete e ora recupera gli investimenti persi in questo modo, ndr) è l’Italian Recovery Fund di Quaestio Capital, che ha fatto la parte del leone con l’acquisizione di 24,1 miliardi di crediti di Mps, la più grande cartolarizzazione d’Europa, finalizzata nel 2018. «Anche se è presto per fare bilanci, i primi flussi di recupero dicono che le cose stanno andando in linea con quanto ci aspettavamo», spiega Paolo Petrignani di Quaestio. D’altra parte, «il fatto che l’economia stia rallentando e che il mercato immobiliare segua a ruota il ciclo è un doppio fattore che pesa sul futuro».
Negli ultimi 5 anni il mercato italiano è stato redditizio in termini di rendimenti. Chi ha comprato all’inizio dell’ondata di vendita tendenzialmente ha spuntato prezzi migliori o si è potuto accaparrare asset di migliore qualità. Non solo. La maggior completezza dei dati sugli Npl raccolti da parte delle banche, unita a una maggiore capacità di segmentare i portafogli, ha aumentato la trasparenza e reso più efficiente il mercato, dando così alle banche più armi per chiedere prezzi più elevati. Sul mercato oggi si respira incertezza legata al rischio Italia, ma è vero che la maggior competizione tra acquirenti tiene i prezzi a galla, soprattutto sul credito garantito. «In generale – dice Alexandre Astier, managing director capital markets di Cbre – la maggior parte degli investitori si posiziona su obiettivi di Irr (rendimento composito annuo) intorno al 10%-12%».
«Ad affacciarsi sul mercato – aggiunge Riccardo Serrini, Ceo del gruppo Prelios e di Prelios Credit Servicing – oggi sono fondi opportunistici Usa che hanno raccolto grandi capitali da fondi pensione e sovrani, fondazioni e assicurazioni». Ma accanto ai fondi Usa e agli specialisti presenti sin dal 2015 e al successivo arrivo di nuovi player prima attivi solo nel resto d’Europa, gli ultimi 12 mesi hanno visto anche il consolidamento di gruppi industriali operanti nel mercato del credito deteriorato come Intrum o la nascita di realtà come Spaxs-Illimity. «Data la rilevanza della componente immobiliare all’interno delle esposizioni classificate come Utp – dice Astier – il mercato sta poi attirando l’attenzione anche di soggetti originariamente più legati al mondo immobiliare. In questo momento ci sono quindi oltre 50-60 investitori istituzionali provenienti da tutto il mondo focalizzati sugli Npl e sugli Utp italiani».
Le prospettive, tra Gacs e Utp
Una delle leve utilizzabili per ottenere più valore dalle cessioni di Npl, è l’utilizzo delle Gacs, cioè le garanzie statali. Secondo i dati raccolti dal Sole 24Ore sulle 16 cartolarizzazioni effettuate dal mercato con Gacs, la garanzia ha permesso di cedere i crediti a una media del 25,7% del valore originario lordo.«Per ridurre il costo medio ponderato del capitale (Wacc) – dice Serrini – le cartolarizzazioni pubbliche, assistite o meno da Gacs, sono operazioni che minimizzano il costo capitale e valorizzano al meglio l’operazione. In questa sede, il track record del servicer riveste un ruolo chiave in sede di approvazione del business plan». La garanzia statale è stata prorogata fino al marzo 2019. Si vedrà se e come potrà essere riattivata. Resta da capire se c’è spazio per estenderla alle inadempienze probabili (Utp), nuova frontiera di intervento: «La Gacs non è a mio avviso applicabile agli Utp relativi a prestiti di grande entità con sottostante immobiliare. Meglio sarà invece per gli Utp granulari» afferma Marco Sion Raccah, general manager di Aurora Recovery Capital. Da smaltire ci sono circa 90 miliardi di Utp, di cui almeno il 75% concentrato negli 8 istituti maggiori. «Al contrario delle sofferenze – dice Sion Raccah – nel caso degli Utp il rapporto è vivo, e va gestito con un approccio che non sia di tipo liquidatorio bensì di turnaround finalizzato a ripristinare la continuità della azienda e massimizzarne la creazione di valore. Si tratta di aziende vive, che costituiscono parte di un tessuto economico e sociale che è importante cercare di preservare».

Luca Davi
Carlo Festa

da Il Sole 24 Ore 

B.Generali: punta a masse totali per 76-80 mld in 2021

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Banca Generali ha approvato il piano 2019-2021 che ha come obiettivo finale la remunerazione di tutti i suoi stakeholders con una particolare attenzione alla sostenibilità e alla solidità del capitale. 

Nel dettaglio, la società si aspetta di proseguire il proprio percorso di crescita, continuando ad acquisire nuove quote di mercato. Le previsioni indicano per il prossimo triennio 2019-2021 un flusso cumulato di raccolta netta superiore ai 14,5 miliardi di euro di cui 12,6-14,4 miliardi riferiti all’attuale perimetro e 2,1-3,4 miliardi riferiti alla raccolta netta delle nuove attività in Svizzera. 

Le masse gestite e amministrate per conto della clientela a fine 2021 vengono stimate in un range di 76-80 miliardi. Il dato include il contributo della Svizzera pari a 3,1-4,4 miliardi, includendo sia l’acquisizione del gestore patrimoniale Valeur, sia il piano di sviluppo organico sul mercato elvetico. La masse riferite ai contratti di consulenza evoluta sono attese a 5,5-6,0 miliardi. 

La banca si attende inoltre di generare una redditività della attività ‘core3’ non inferiore ai 63 bps. La previsione si basa su una crescente diversificazione delle voci ricorrenti e sostenibili che possono contare sulle nuove iniziative come il lancio della piattaforma Bg Saxo, e i rinnovati servizi di consulenza dedicati alle imprese, non da ultimo la maggiore erogazione di crediti. Le stime tengono conto di un contesto di mercato dove ci si attende un moderato rialzo dei rendimenti nel portafoglio di tesoreria. 

Nell’ambito delle nuove linee guida strategiche si intende inoltre confermata un’attenta politica di gestione dei costi con una proiezione del 3-5% del tasso annuo medio composto per i costi operativi ‘core’4. 

Per quanto attiene infine la remunerazione degli azionisti, Banca Generali conferma la sua politica di dividendi (pay-out al 70%-80% degli utili) e stabilisce un livello minimo per il dividendo annuale che non risulti inferiore a quanto distribuito nel 2018 a valere sui risultati dell’esercizio 2017 e pari a 1,25 europer azione. 

com/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 02:38 ET (07:38 GMT)

Banca Akros: merchant formato Pmi (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Quando negli anni 80 la Sige di Gianmario Roveraro si impose all’attenzione del mercato, il progetto di un polo alternativo al potere di Mediobanca sembrò realistico. 

Dagli uffici milanesi di piazza San Fedele, scrive Milano Finanza, transitarono alcuni dei dossier più delicati di quegli anni, dalla scalata alla Bi-Invest della famiglia Bonomi al blitz di Raul Gardini in Montedison, al punto da far pensare che, come titolò un giornale dell’epoca, tutte le strade portassero alla Sige. Si mormora perfino che Romano Prodi, allora presidente Iri, avesse pensato di affidare a Roveraro la guida di Mediobanca , ipotesi però subito naufragata. 

Quando malumori all’interno dell’Imi costrinsero Roveraro all’uscita, il banchiere non restò con le mani in mano, ma fondò nel 1987 Akros con lo stesso spirito con cui aveva guidato la Sige. Dieci anni dopo la merchant finì nell’orbita della Popolare di Milano e oggi festeggia i 21 anni di vita sotto il nuovo assetto; anzi, 20 più 1, come preferisce dire l’amministratore delegato Marco Turrina. Rispetto agli anni 80 la geografia della finanza italiana è completamente cambiata, ma i vertici di Banca Akros sono convinti di rappresentare ancora un’alternativa nel panorama dell’investment banking nazionale. Per la verità negli ultimi due anni molte cose sono mutate nell’istituto di viale Eginardo. 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 02:22 ET (07:22 GMT)

B.Carige: Innocenzi, nel Fondo c’e’ fiducia (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Alla domanda se, accettando l’incarico, si aspettasse un buco da 200 milioni di euro e due mesi di passione Fabio Innocenzi risponde scuotendo la testa: «No». L’amministratore delegato di Banca Carige è stato con il presidente Pietro Modiano il regista del salvataggio che ha tamponato la crisi della cassa genovese. L’operazione è stata formalizzata venerdì 30 novembre, quando l’assemblea dello Schema Volontario del Fitd ha approvato la sottoscrizione del subordinato per 320 milioni. Innocenzi è sollevato e cautamente ottimista, ma non nasconde la tensione degli ultimi due mesi. 

Domanda. Innocenzi, come si è avvicinato a Carige ? 

R. In estate Davide Malacalza mi ha proposto di entrare nella lista che la famiglia stava preparando. Mi ha convinto ad accettare la presenza di Pietro Modiano, con cui ho lavorato intensamente in passato e che per me rappresenta una garanzia di serietà e di omogeneità di vedute. Devo dire che lo standing di tutte le candidature era molto elevato. Sapevo di assumere un incarico di grande responsabilità che avrebbe potuto darmi molte preoccupazioni, ma ho accettato. 

D. Accettando il mandato, era a conoscenza della gravità della situazione? 

R. No. Conoscevo solo le informazioni pubbliche e mi aspettavo di dover collocare un subordinato di 200 milioni in un contesto di mercato gestibile. Dopo appena tre giorni però due elementi hanno cambiato radicalmente il quadro: da un lato sono stato informato della richiesta di Bce di accantonamenti aggiuntivi per 200 milioni, dall’altro l’aggravamento della tensione sul debito sovrano ha messo sotto stress il patrimonio. Dopo tre-quattro settimane di analisi ci siamo resi conto che la banca aveva un urgente bisogno di capitale. Non era pensabile sostenere un’emissione subordinata da 400 milioni con un rendimento del 13% per 5 o 10 anni perché il costo facciale avrebbe scardinato il conto economico. E a quel punto non esistevamo alternative. 

D. Quali saranno le prossime tappe? 

R. Da lunedì 3 fino al 22 dicembre il bond sarà offerto in private placement agli azionisti della banca e, in seconda battuta, agli investitori istituzionali. Se la domanda eccedesse gli 80 milioni previsti, i compratori potranno rilevare i titoli dallo Schema Volontario fino a un massimo di 400 milioni. Il 22 dicembre poi l’assemblea delibererà l’aumento di capitale che la banca lancerà nell’arco del 2019. La ricapitalizzazione sarà coperta in tutto o in parte con la conversione del subordinato, che potrà essere restituito in denaro o in azioni, a seconda dell’andamento dell’offerta. 

D. Vi aspettate che il mercato aderisca? 

R. Per raccogliere il maggior numero di adesioni terremo aperta l’offerta del bond fino al cda che prezzerà l’aumento. Per gli investitori potrebbe rivelarsi interessante partecipare alla ricapitalizzazione attraverso la conversione del subordinato, sia perché il bond garantisce un rendimento molto interessante (13%, ndr) sia perché la conversione permette di evitare l’acquisto dei diritti. 

D. Quali potrebbero essere i tempi dell’aumento? 

R. Avendo già emesso il bond, potremo scegliere senza fretta la finestra di mercato più conveniente. L’ideale sarebbe lanciare l’offerta tra marzo e aprile ma, se le condizioni di mercato non lo consentiranno, potremo aspettare. Trovo comunque difficile che si vada alla seconda metà dell’anno. 

D. L’aumento potrebbe coincidere con un’aggregazione? 

R. La contestualità di aumento e aggregazione sarebbe la strada tecnicamente più semplice perché eliminerebbe il problema dell’inoptato e consentirebbe il disimpegno dello Schema Volontario. Al momento però non abbiamo interlocuzioni avviate. 

D. Il precedente cda ha esaminato alcune ipotesi di m&a. Sono ancora sul tavolo? 

R. Abbiamo conferito a Ubs un nuovo mandato, come ci è stato richiesto dalla Bce. Si tratta di un percorso indipendente rispetto a quello intrapreso dal precedente management. 

D. Che impegno vi aspettate dai soci, a partire dalla famiglia Malacalza? 

R. Sul bond inizieremo il marketing lunedì e quindi non dispongo di elementi per prevedere le scelte degli azionisti. È comunque buona prassi rispettare la distinzione di ruoli tra management e soci. In generale, per formazione personale nutro sempre sentimenti di graditudine verso gli azionisti per il semplice fatto che hanno scelto di investire. 

D. Quali saranno le prossime tappe sul fronte industriale? 

R. In primo luogo lo smaltimento dei crediti deteriorati andrà avanti senza soluzione di continuità. In secondo luogo torneremo a fare banca. Per essere competitiva Carige dovrà rivedere profondamente processi, procedure, sistemi informatici e portafoglio prodotti puntando soprattutto sulla rapidità di risposta e sull’efficienza del servizio. 

D. Al Banco Popolare ebbe a che fare con un’altra crisi, quella di Italease. Che analogie vede tra le due vicende? 

R. Non ci sono analogie. La vicenda al Banco mi ha insegnato due cose: la prima è che una banca ci mette molto per costruirsi una reputazione, ma impiega pochissimo per distruggerla. Il secondo insegnamento è che negli istituti è facile scoprire gli errori, ma è quasi impossibile scoprire chi ruba. Chi ruba infatti nasconde le prove e sfugge ai sistemi di controllo. 

D. A proposito di fiducia, che segnali avete sul fronte della liquidità? 

R. Il fatto di aver messo in sicurezza la banca è positivo sia per la liquidità sia per la reputazione e la fidelizzazione dei clienti nonché per il rilancio commerciale. Siamo tornati a fare banca per bene e nel modo giusto. Questo elemento è importante perché servirà a dare ulteriore fiducia e stimolo a tutte le elevate professionalità presenti in Carige . 

red 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 02:14 ET (07:14 GMT)

Tim: la squadra di Vivendi (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

In Telecom Italia vanno avanti le manovre in vista dell’assemblea, che potrebbe essere convocata anche prima di aprile (quando in calendario ci sarà la riunione dei soci per approvare il bilancio). Il punto è che la società da mesi attende di nominare i nuovi revisori contabili, che secondo la best practice vanno indicati con un anno di anticipo (Pwc scadrà con l’approvazione dell’attuale esercizio) e tramite la convocazione di un’assemblea. I sindaci del gruppo tlc sembra ad esempio che stiano facendo pressioni in direzione di una nomina dei revisori al più presto. 

Il collegio sindacale di Tim, scrive Milano Finanza, è presieduto da Roberto Capone e composto da Vincenzo Cariello, Gabriella Chersicla, Gianluca Ponzellini, Ugo Rock e Paola Maria Maiorana. Lo scorso 27 marzo i sindaci erano scesi in campo in favore di Elliott, sovrascrivendo le decisioni prese dal cda del 22 marzo e votando all’unanimità l’integrazione dell’ordine del giorno dell’assemblea del 24 aprile aggiungendo la «revoca di amministratori nella misura necessaria in funzione della cronologia delle dimissioni intervenute nel corso della riunione consiliare del 22 marzo 2018» e poi la nomina «di sei amministratori nelle persone di Fulvio Conti, Massimo Ferrari , Paola Giannotti De Ponti, Luigi Gubitosi, Dante Roscini e Rocco Sabelli, in sostituzione di Arnaud Roy de Puyfontaine, Hervè Philippe, Frédéric Crépin, Giuseppe Recchi, Félicité Herzog e Anna Jones». 

Allora il collegio sindacale era stato visto come schierato al fianco di Elliott, mentre oggi, premendo per un’assemblea, sembra fare il gioco di Vivendi, che dal canto suo da settimane invoca la convocazione dei soci. In realtà, da quello che risulta, i sindaci si limiterebbero (oggi come in marzo) ad applicare le regole, che allora prevedevano l’integrazione dell’odg e oggi la nomina dei revisori. 

In tutto ciò è abbastanza singolare che Vivendi, che ha una partecipazione del 24% in Tim , non decida in autonomia di portare gli azionisti in assemblea. Un attendismo che potrebbe essere legato al fatto che l’eventuale lista che scenderebbe in campo per fronteggiare Elliott non ha ancora assunto contorni definiti, anche se c’è chi è al lavoro sul dossier. Da quanto risulta, i francesi hanno intenzione di comporre un lista in cui sia il presidente che l’amministratore delegato saranno italiani. Arnaud de Puyfontaine, invece, in caso di ribaltone manterrà solo la carica di vicepresidente. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 03, 2018 02:13 ET (07:13 GMT)