Putin in Gilet

Massimo Bordin micidial.it 10.12.18

Dite la verità, è la notizia che aspettavate! Il Ministro della Difesa francese sospetta che la Russia sia dietro il movimento dei gilet gialli ed ha aperto delle indagini. E’ una gran bella consolazione osservare che i rincoglioniti sono en marche anche fuori dai confini nazionali e che i cugini d’oltralpe rischiano di superare qualsiasi altra forma di comicità. Era dai tempi di Fernandel che non si vedeva nulla del genere.

Il Segretario Generale francese per la Difesa e la Sicurezza Nazionale (SGDSN) sta infatti indagando sul possibile coinvolgimento della Russia nelle proteste nel paese, come ha detto il ministro degli Esteri francese Jean-Yves LeDrian, rifiutandosi, però, “di effettuare qualsiasi valutazione prima che l’indagine venga completata”.

Eccerto! All’Eliseo vogliono evitare che il pubblico crepi dalle risate prima che finisca lo spettacolo”. Ma sentiamo direttamente le sue parole

“Ho sentito queste voci. Ora il Segretariato generale per la difesa e la sicurezza nazionale sta indagando. Diamo un’occhiata ai risultati di questa indagine. Non giudicherò nulla fino a quando i fatti non saranno stabiliti “.

Prima di entrare definitivamente “in modalità Totò”, il ministro Le Drian ha notato che Francia e Russia hanno questioni su cui si differenziano nettamente , ma allo stesso tempo, ci sono questioni le cui posizioni su Mosca e Parigi sono simili, e anche questioni su cui i due paesi collaborano.

Irresistibile! Basterebbe aggiungere qualche parolina in livornese qua e là per far impallidire quelli del Vernacoliere!

Come se non bastasse, gli americani hanno preso di petto la sfida comica lanciata dai francesi. E la grande tradizione che ha permessso a Jerry Lewis, Woody Allen e Jim Carrey di calcare le scene per tanti anni non poteva deludere, regandoci le analisi più esileranti, ma usando questa volta il Times.

Secondo il quotidiano newyorchese, infatti, centinaia di account apparivano prima della rivolta dei gilet gialli sul social network Twitter. Account collegati alla Russia, e che ogni giorno pubblicavano più di 1500 messaggi per “aumentare la portata delle proteste di piazza” in Francia.

Ma con un autentico colpo di teatro, a far venir giù il palco dalle risate c’ha pensato infine il Servizio di Sicurezza Ucraino SBU (acronimo che dice già tutto…), che sbaragliava la concorrenza annunciando il coinvolgimento della Russia nelle proteste in Francia sulla base di una fotografia di due persone in giubbotto giallo con la bandiera dell’autoproclamatasi Repubblica Popolare del Donetsk a Parigi.

A Washington ora si stanno ovviamente facendo la pupù nelle braghe: appena Putin capirà che gli americani hanno accesso a twitter, gli basterà un clic ed i caucasici nativi americani sputeranno gli hamburger dalla bocca e, come gli antichi anacoreti, mortificheranno le loro carni riversandosi a milioni sui marciapiedi di Wall Street intonando la marsigliese.

Draghi massacrato dalla tv tedesca: è nel vero governo mondiale della Goldman Sachs

stopeuro.news 10.12.18

Un servizio sulla tv pubblica tedesca fa a pezzi Mario Draghi, presentato come un uomo del vero e occulto governo mondiale, implicato nella svendita dei grandi patrimoni italiani e, come vicepresidente Goldman Sachs, nei guai della Grecia: poco adatto a ricoprire incarichi pubblici.

Il potentissimo consiglio della Banca Centrale Europea ha deciso oggi che il tasso d’interesse dell’Eurozona deve rimanere com’è. La seduta è stata presieduta da Mario Draghi, l’italiano che tra gli addetti ai lavori chiamano “Supermario”. Draghi godeva già di relazioni eccellenti nel mondo interconnesso della finanza quando non era ancora presidente BCE. Da tempo egli è membro di un club esclusivo e discreto, il Gruppo dei Trenta. Un gruppo di trenta decisori super-influenti sul denaro e sul potere. Accanto a Mario Draghi vi si trova un numero sorprendentemente alto di funzionari o ex funzionari della finanziaria americana Goldman Sachs. Di questa finanziaria dicono che sia il vero governo mondiale. Per l’Ombudsman dell’Eurozona i legami della massima autorità monetaria europea sono diventati preoccupanti. Franz Busch e Franz Bethmann hanno aperto un’inchiesta e investigato sulla storia del gruppo dei Trenta e sul0 ruolo di Mario Draghi.

L’emergenza americana diventa legge mondiale

 di: Giulietto Chiesa lavocedellevoci.it

Trump aveva emanato un “ordine presidenziale”, il 21 dicembre 2017, in cui dichiarava “una emergenza nazionale concernente la minaccia, straordinaria e senza precedenti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all’economia degli Stati Uniti, creata da serie violazioni dei diritti umani e dalla corruzione in tutto il mondo”.

Scrivevo, all’inizio di quest’anno, in un articolo su Sputnik Italia, che il presidente Trump aveva emanato un “ordine presidenziale”, il 21 dicembre 2017, in cui dichiarava “una emergenza nazionale concernente la minaccia, straordinaria e senza precedenti, alla sicurezza nazionale, alla politica estera e all’economia degli Stati Uniti, creata da serie violazioni dei diritti umani e dalla corruzione in tutto il mondo”.

Ricordavo — e sottolineo tutt’ora — che un ordine presidenziale è, secondo la giurisprudenza degli Stati Uniti d’America, uno dei più importanti atti di quello stato. Nel caso specifico si trattava dell’applicazione di una legge denominata IEEPA (International Emergency Economic Power Act). E invitavo i lettori e “le cancellerie del mondo intero” a non prendere sottogamba, un tale atto.

Avevo notato, leggendolo attentamente, che, con un atto formale di quel tipo, il Presidente degli Stati Uniti e la sua Amministrazione assumevano, di fatto, il controllo giurisdizionale sul pianeta tutto intero. In quanto esso concerneva “tutti gli stranieri che sono stati individuati come colpevoli di una lunga serie di reati di corruzione (ovvero di complicità in reati di corruzione) e di violazione dei diritti umani”.

“Colpevoli? Individuati da chi? Dal Segretario al Tesoro, in consultazione con il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti”. Non vi è cenno ad una qualunque autorità sovranazionale. Dunque ci si riferisce agli organi di uno stato, che si auto-incaricano di amministrare la giustizia — e di infliggere pene — all’interno di ogni altro paese. A tale scopo, e per maggiore precisione, il presidente degli Stati Uniti delegava il Segretario di Stato a “intraprendere tutte le azioni” e a “impiegare tutti i poteri”, affinché la “straordinaria minaccia venga sventata”.

Concludevo la mia riflessione con la constatazione che, in base a queste decisioni, né Vladimir Putin, né Xi Jinping, né Rohani, o un qualunque capo di Stato straniero avrebbero potuto sentirsi al sicuro, viaggiando all’estero, essendo noto che, in base al giudizio del Segretario di Stato americano, essi si sono macchiati, e ripetutamente, di “violazione dei diritti umani o di “complicità in queste violazioni. Non parliamo di un qualunque leader africano o europeo (non c’è distinzione in questo “presidential order”). Né c’è una qualche definizione di “diritto umano” alla quale fare riferimento. Tutto molto teoricamente, poiché mi sembrava che nemmeno l’Imperatore dei suoi tempi migliori potesse permettersi tanto.Non mancava anche, in quell’ordine presidenziale il riferimento alle cose materiali, quali le proprietà e i beni delle persone incriminate o incriminabili in base ai criteri americani. In pratica il Dipartimento alla Giustizia degli USA si attribuiva il diritto di “sequestrare le proprietà e tutti gl’interessi connessi con la proprietà” di tutte una serie di persone indicate nell’atto. Tra queste vi sono “tutti gli stranieri che sono stati individuati come colpevoli di una lunga serie di reati di corruzione (ovvero di complicità in reati di corruzione e di violazione dei diritti umani”. Si noti che il testo indica proprio “tutte le persone…. “.

Finivo la mia analisi con una considerazione che, all’inizio del 2018, poteva apparire peregrina, ma dopo il primo dicembre 2018 appare di assoluta attualità. Dicevo che tutta questa “messa in scena” aveva l’aria di un “mettere le mani avanti”, predisponendo una qualche veste giuridica per una possibile “operazione di ricatto” o di intimidazione nei confronti di qualche “suddito” straniero sospetto di coltivare “ambizioni di ribellione, o anche soltanto di moderato dissenso”.Adesso appare chiaro che il Presidential Act del 21 dicembre 2017 è funzionale anche per colpire i potenziali concorrenti economici, o per influire sulle politiche interne di altri paesi, selezionando i colpevoli in base agli interessi economici e politici degli Stati Uniti. E magari per esercitare potenti intimidazioni su un vassallo statale riottoso.

Il primo dicembre l’arresto, in Canada, di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei e figlia del proprietario della possente corporation cinese RenZheng con l’accusa di “violazione delle sanzioni americane contro l’Iran”, dimostra che le mie preoccupazioni di un anno fa erano pienamente giustificate. La stessa cosa può accadere ora a qualunque banchiere, imprenditore, businessman europeo, e ovviamente a qualunque oligarca russo, ovvero a qualunque esponente politico, a qualunque diplomatico, professore, scienziato e ricercatore di ogni parte del mondo. Da oggi nessuno è più libero.

Il cavo si blocca come potrebbe annullare la Brexit Vote, intensificare i preparativi per il no-deal

zerohedge.com 10.12.18

Aggiornamento 2: dopo maggio e Corbyn si scambiavano commenti imbevuti di vetriolo (con Corbyn che accusava May di “perdere il controllo” e May che accusava Corbyn di attaccarla opportunisticamente nonostante non avesse alternative praticabili), la sterlina è scesa sotto 1,26 e si avvicina a 1,25 …

Le ansie che circondano la decisione di May di ritardare il voto hanno apparentemente attraversato l’Atlantico e spinto i titoli statunitensi verso i minimi di sessione.

E se i parlamentari non pensano che una delle loro opzioni del “Piano B” (come, ad esempio, il piano “Super Norvegia”) non possa essere affrontata con un dibattito così aspro, May ricorda ai parlamentari che qualsiasi alternativa al Trattato sulla Brexit dovrebbe ancora lottare con il backstop.

Durante le domande dei parlamentari, May ha rifiutato di impegnarsi in una data specifica per fungere da termine per il voto sulla Brexit.

* * *

Aggiornamento 1: dopo essere stato salutato dagli scherni della Camera dei Comuni, May ha confermato che cancellerà il voto e tornerà a Bruxelles per cercare di elaborare un accordo più gradevole per il backstop irlandese che affronterà le preoccupazioni dei Brexiteers.

I fischi si fecero più forti quando May sollevò la possibilità che una sconfitta per il suo accordo non potesse significare Brexit. Continuando il suo momento di ribasso da prima parte della giornata, la sterlina si sta abbassando sui commenti di maggio.

Cavo

I titoli stanno arrivando:

  • IL MAGGIO DEL REGNO UNITO PU CONF CONFERMARE IL VOTO DEL BREXIT IN PARLAMENTO
  • MAGGIO: LA SFIDA DEL CONFINE IRLANDESE DEVE ESSERE CONVENUTA CON SOLUZIONI REALI
  • MAGGIO: DETERMINATO DI FARE TUTTO QUANTO POSSO FARE PER OTTENERE QUESTA OFFERTA SULLA LINEA
  • MAGGIO: FARE TUTTO POSSIBILE PER FURTHER ASSURANCES ‘SU BACKSTOP

Ecco alcune citazioni chiave delle osservazioni di maggio.

  • “Non c’è accordo disponibile che non includa il backstop.”
  • “Non ci sarà una Brexit duratura e di successo senza un compromesso su entrambi i lati del dibattito”, afferma May.
  • “Se fai un passo indietro, è chiaro che quest’Assemblea affronta una domanda molto più fondamentale: questa Assemblea vuole consegnare Brexit?”

È ora il turno di Jeremy Corbyn a parlare: ha detto che se May non riesce a vincere un accordo praticabile, “allora deve far posto” (presumibilmente, per un governo a guida laburista. “

Ecco alcuni punti salienti della confutazione del leader laburista.

  • “Il governo ha perso il controllo degli eventi e ora è allo sbando”.
  • Il leader laburista Jeremy Corbyn dice che il governo britannico “ha fatto il passo disperato” di ritardare il voto del parlamento sul suo “disastroso” piano Brexit
  • Un migliore accordo sulla Brexit è “desiderabile” e “possibile”

* * *

Come abbiamo riferito in precedenza, dopo aver ammesso che il suo accordo Brexit si trova di fronte alla possibilità di una “schiacciante” sconfitta alla Camera dei Comuni, il primo ministro Theresa May si dice che alla fine abbia ceduto e si pronunci per il previsto voto del martedì in un discorso al Parlamento.

Il discorso è previsto per iniziare alle 10:30 ET. Guardalo dal vivo qui sotto:

Eventi chiave in una settimana tumultuosa: BCE, voto Brexit e una raffica di dati economici

zerohedge.com 10.12.18

Gli eventi più importanti di questa settimana saranno la riunione della BCE di giovedì e il voto parlamentare della Brexit di domani, che tuttavia sembra essere rinviato indefinitamente. Sulla BCE, Jim Reid osserva che gli economisti del DB si aspettano un “serramento accomodante”, ovvero un annuncio che il QE finirà alla fine dell’anno solare. Per ammorbidire questo colpo, Draghi probabilmente sosterrà anche che la politica rimane accomodante a causa dell’effetto di un grande bilancio e dell’impegno a mantenere bassi i tassi per tutto il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo di inflazione. È probabile che Draghi approvi tacitamente gli attuali prezzi di mercato, che non includono un’escursione fino al 2020. Qualsiasi riconoscimento di TLTRO2 sarà in vista per il prossimo anno.

Sulla Brexit c’è stata una raffica di speculazioni sul fatto che il voto di domani potrebbe essere ritardato per evitare una considerevole sconfitta per il governo. Supponendo che il voto vada avanti, supponendo che il governo perda, che cosa accada dopo ea che ritmo, è dove tutto il dramma sarà. Per aggiungere agli intrighi, la Corte di Giustizia stamattina (8am) stabilirà ufficialmente se la Gran Bretagna possa revocare unilateralmente l’articolo 50. Questo segue il consiglio della settimana scorsa dell’avvocato generale dell’UE che ha suggerito al Regno Unito di essere in grado di farlo. Una miriade di scenari rimane sul tavolo dopo il voto di domani.

I dati evidenziati la prossima settimana arriveranno venerdì con il flash globale delle PMI di dicembre in scadenza. Al momento della stesura di questo libro, sono attesi pochi cambiamenti per le ampie letture della zona euro. Un altro grande obiettivo sarà il rapporto del CPI di novembre che uscirà mercoledì negli Stati Uniti. Il consenso è per una lettura di base di + 0,2% m / m che dovrebbe essere sufficiente per portare la lettura annuale a + 2,2% su base annua. Come nota Reid, il mercato sta rapidamente rimuovendo gli aumenti degli Stati Uniti dall’outlook del 2019 (meno di uno ora scontato) e anche per l’escursione prevista per la prossima settimana alcuni dubbi si stanno insinuando.

In una settimana intensa per i dati degli Stati Uniti di primo livello abbiamo anche ottenuto il rapporto PPI di novembre martedì, e le vendite al dettaglio di novembre riportano e la produzione industriale di novembre viene stampata venerdì. Tieni d’occhio anche le affermazioni di giovedì, che stanno lentamente diventando più accattivanti alla luce del creep superiore.

Gli altri dati che valgono la pena di segnalare in Europa la prossima settimana includono il rapporto di produzione industriale di ottobre nel Regno Unito lunedì, ottobre / novembre, le statistiche sull’occupazione nel Regno Unito martedì insieme all’indagine ZEW di dicembre in Germania e le ultime revisioni dell’IPC di novembre in Germania e Francia. In Cina abbiamo anche una serie di importanti pubblicazioni, compresi i dati commerciali di novembre, l’IPC di novembre e il PPI sugli indicatori di attività di domenica e novembre (vendite al dettaglio, produzione industriale e investimenti fissi) venerdì.

Altrove, con il FOMC in modalità blackout e la riunione della BCE in programma, è una settimana tranquilla per parlare in banca centrale. In effetti sono in programma solo Angeloni della BCE (lunedì), Guindos (martedì e venerdì), Hakkarainen (mercoledì) e Lautenschlaeger (venerdì).

Infine, ci sono alcuni altri eventi potenzialmente significativi che meritano di essere segnalati. In Italia il Vice Primo Ministro Salvini terrà una conferenza stampa a Roma lunedì mentre il Primo Ministro Conte parlerà mercoledì alla Camera dei Deputati italiana. In una nota correlata, giovedì dovrebbero incontrarsi i leader dell’UE per discutere il bilancio del blocco, nonché i piani di riforma, migrazione e Brexit di Macron. Martedì ci sarà probabilmente molta attenzione al CEO di Google Sundar Pichai che testimonia davanti alla Commissione giudiziaria della Camera degli Stati Uniti con probabili domande sull’ingerenza delle elezioni e sulla privacy dei dati. Mercoledì il Parlamento europeo voterà il progetto di accordo di libero scambio tra l’UE e il Giappone, mentre il cancelliere tedesco Merkel risponde alle domande nel Bundestag e la riunione del consiglio generale dell’OMC di due giorni prende il via.

Per gentile concessione di Craig Nicol di Deutsche Bank, ecco una sintesi giornaliera degli eventi chiave della settimana seguente:

  • Lunedì: lunedì scorsa la settimana in Europa con la bilancia commerciale tedesca di ottobre e il saldo del conto corrente, l’indice di fiducia della Francia della Banca di Francia all’industria, la bilancia commerciale di ottobre, la produzione industriale, la produzione manifatturiera, la produzione e la stampa mensile del PIL di ottobre, e la lettura della fiducia degli investitori di Sentix in dicembre nell’area dell’euro. Negli Stati Uniti, è prevista solo la lettura delle aperture di lavoro di JOLTS di ottobre. Lontano da ciò, il vice governatore della CUE Cunliffe, l’Angeloni della BCE e il vice primo ministro italiano Salvini dovranno intervenire.
  • Martedì: tutti gli occhi di martedì saranno sul voto Brexit alla Camera dei Comuni. In precedenza, otteniamo i dati sui salari Q3 della Francia, le statistiche sull’occupazione di ottobre / novembre del Regno Unito e il sondaggio ZEW tedesco di dicembre. Negli Stati Uniti, l’indice di ottimismo per le piccole imprese NFIB di novembre e il rapporto PPI di novembre è dovuto. Nel frattempo, il vicepresidente della Bce Guindos parlerà mentre il CEO di Google Sundar Pichai testimonierà davanti alla Commissione giudiziaria della Camera degli Stati Uniti, incluse probabili domande sull’ingerenza delle elezioni e sulla privacy dei dati.
  • Mercoledì: l’evento principale di mercoledì è il rapporto dell’IPC di novembre negli Stati Uniti. In Europa gli unici dati dovuti sono la produzione industriale di ottobre e l’occupazione nel terzo trimestre per l’area dell’euro. La dichiarazione di budget mensile di novembre sarà anche negli Stati Uniti. Lontano da ciò, l’Hakkarainen della BCE dovrebbe fare commenti, mentre il Premier italiano Conte parlerà alla Camera dei Deputati italiana. Il Parlamento europeo vota anche sul progetto di accordo di libero scambio tra l’UE e il Giappone, il cancelliere tedesco Merkel risponde alle domande nel Bundestag e inizia la riunione del consiglio generale dell’OMC di due giorni.
  • Giovedì: l’incontro della BCE è il grande evento di giovedì. Dal punto di vista dei dati, otteniamo le revisioni finali dell’IPC di novembre in Germania e Francia, mentre negli Stati Uniti riceviamo l’ultima settimana di annunci di disoccupazione iniziale e continua, insieme alle impronte dell’indice dei prezzi all’importazione e all’esportazione di novembre. A tarda sera, il Q4 Tankan Survey giapponese è in uscita. I leader dell’UE si incontreranno anche per discutere il bilancio del blocco giovedì.
  • Venerdì: è una settimana impegnativa per la settimana di venerdì con le PMI PMI di dicembre per Giappone, Francia, Germania, Euro Area e Stati Uniti. Sono inoltre previsti gli indicatori di attività di novembre in Cina e in ottobre la produzione industriale in Giappone. Negli Stati Uniti otterremo anche le vendite al dettaglio di novembre, la produzione industriale di novembre e gli inventari di ottobre. Devono anche parlare Guindos e Lautenschlaeger della BCE.

Infine, ecco Goldman che si concentra sugli Stati Uniti insieme alle stime di consenso, osservando che i dati economici chiave pubblicati questa settimana sono il rapporto PPI di martedì, il rapporto CPI di mercoledì e il rapporto sulle vendite al dettaglio di venerdì. Goldman non si aspetta discorsi relativi alla politica da parte dei funzionari della Fed, che riflettono il periodo di blackout prima della riunione del FOMC di dicembre.

Lunedì 10 dicembre

  • 10:00 AM JOLTS Job Openings, ottobre (ultimi 7.009k)

Martedì 11 dicembre

  • 06:00 AM ottimismo per le piccole imprese NFIB, novembre (ultimo 107.4);
  • 08:30 richiesta finale PPI, novembre (GS -0,1%, consenso medio, ultimo + 0,6%); PPI ex-food ed energia, novembre (GS + 0,1%, consenso + 0,1%, ultimo + 0,5%); PPI ex-food, energia e commercio, novembre (GS + 0,2%, consenso + 0,2%, ultimo + 0,2%) : stimiamo un aumento dello 0,1% dell’IPP primario a novembre, riflettendo prezzi core relativamente più solidi, ma un calo significativo i prezzi dell’energia. Prevediamo un aumento dello 0,1% nella misura principale, esclusi cibo ed energia, e un aumento dello 0,2% nella misura principale, esclusi cibo, energia e commercio, dal momento che la reversione media peserà sulla categoria dei servizi commerciali.

Mercoledì 12 dicembre

  • 08:30 CPI (mamma), novembre (GS + 0,04%, consenso medio, ultimo + 0,3%); Core CPI (mamma), novembre (GS + 0,17%, consenso + 0,2%, ultimo + 0,2%); CPI (yoy), novembre (GS + 2,22%, consenso + 2,2%, ultimo + 2,5%); Core CPI (yoy), novembre (GS + 2,19%, consenso + 2,2%, ultimo + 2,1%):Stimiamo un aumento dello 0,17% del CPI core di novembre (mom sa), che porterebbe il tasso annuale su un decimo a + 2,2%. Le nostre previsioni riflettono una spinta sequenzialmente più contenuta rispetto ai prezzi più elevati dell’auto usata e dei mobili per uso domestico (questi ultimi si riferiscono alle tariffe sulle importazioni cinesi). Stimiamo anche un modesto ritiro dei prezzi dell’abbigliamento, che riflette la tendenza verso precedenti promozioni per le vacanze, e prevediamo un ulteriore calo dei prezzi delle materie prime per assistenza medica a causa del continuo congelamento dei prezzi delle droghe. Ci aspettiamo guadagni di circa lo 0,25% nelle categorie di rifugio, poiché le misure di affitto alternative hanno continuato a rallentare ma i tassi di posti vacanti rimangono bassi. Cerchiamo un aumento dello 0,04% dell’IPC primario (mom sa), riflettendo una resistenza derivante dai prezzi più bassi della benzina.

Giovedì 13 dicembre

  • 08:30 Indice dei prezzi all’importazione, novembre (consenso -1,0%, ultimo + 0,5%)
  • 08:30 reclami di disoccupazione iniziali, settimana conclusasi l’8 dicembre (GS 235k, consenso 225k, ultimi 231k); Continuano le richieste di sussidio di disoccupazione, settimana 1 dicembre (ultimi 1.631k): Stimiamo che le richieste di disoccupazione sono aumentate di 4k a 235k nella settimana conclusasi l’8 dicembre, dopo un calo di 4k nella settimana precedente. La tendenza al rialzo delle sinistri iniziali è proseguita (l’attuale media mobile a 4 settimane è pari a 228 k) e riteniamo che tali aumenti riflettano un legittimo aumento sequenziale dell’attività di cassa integrazione.

Venerdì 14 dicembre

  • 08:30 Le vendite al dettaglio, novembre (GS + 0,4%, consenso + 0,1%, ultimo + 0,8%); Vendite al dettaglio ex-auto, novembre (GS + 0,5%, consenso + 0,2%, ultimo + 0,7%); Vendite al dettaglio ex-auto e gas, novembre (GS + 0,7%, consenso + 0,4%, + 0,3%); Vendite al dettaglio core, novembre (GS + 0,7%, consenso + 0,5%, + 0,3%): stimiamo che le vendite al dettaglio core (ex-auto, benzina e materiali da costruzione) sono aumentate a novembre a un buon ritmo (+ 0,7% mom sa), rispecchiando le forti tendenze di vendita delle vacanze, sia online che negli stabilimenti di mattoni e malta. È probabile che un rimbalzo post-uragano nelle vendite di ristoranti aumenti anche la categoria ex-auto-ex-gas (GS + 0,7%) e le misure principali. Stimiamo un aumento dello 0,4% nella misura del titolo e un aumento dello 0,5% nella misura ex-auto.
  • 09:15 AM Produzione industriale, novembre (GS + 0,7%, consenso + 0,3%, ultimo + 0,1%); Produzione manifatturiera, novembre (GS + 0,3%, consenso + 0,3%, ultimo + 0,3%); Utilizzo della capacità, novembre (+ 78,8% GS, consensus + 78,6%, + 78,4%): stimiamo che la produzione industriale sia cresciuta dello 0,7% a novembre, in gran parte determinata dai rimbalzi nelle categorie delle utilities e dell’auto. Stimiamo che l’utilizzo della capacità sia aumentato di quattro decimi a + 78,8%.
  • 10:00 AM Inventari aziendali, ottobre (consenso + 0,5%, ultimo + 0,3%)

Fonte: Goldman, DB, Morgan Stanley

INTESA SAN PAOLO – BANCHE VENETE IN LCA – UNO SCHIFO CHE NON SI E MAI VISTO

PAOLO POLITI

Carlo Messina

Dopo aver ricevuto segnalazioni da parte di alcuni miei lettori – oggi ho voluto provare il disservizio segnalato (se cosi vogliamo chiamarlo).

Dalle 8.30 e fino ad ora tra la Direzione di Milano e di Torino non sono riuscito a parlare con nessuno dei responsabili segnalati della DBT MILANO – BARRESE e compagni.

Cosi’ in SGA spa .

Dopo ore di attesa NULLA.

E’una vergogna sia per chi si ritiene la prima Banca Italiana che ad 1 Euro tramite il Notaio Marchetti in Milano ha acquisito le parti buone delle due Banche Venete in data 26.6.17  compresi i finanziamenti ricevuti da parte del Mef D.L.99/17 – e sia per la SGA spa che proprio nemmeno risponde dopo essere stata venduta allo stesso MEF da Intesa San Paolo.

Ora comprendo la collera di tutte quelle persone che si vedono arrivare lettere di rientro senza una firma in calce e senza numero di telefono per poter interloquire – e passano le ore al telefono attendendo pur di parlare con qualcuno – ma con chi parlano? con nessuno e’ ovvio.

E’ UNA VERA VERGOGNA .

SPERO CHE IL MEF ED IL MINISTRO CONTE PRENDANO BUONA NOTA DI CIO’ – PERCHE QUESTO STA DIVENTANDO PER LE PERSONE UN VERO STILLICIDIO – COME HO GIA’ DETTO BLOCCARE IMMEDIATAMENTE I FONDI AD INTESA OGGETTO DEL D.L. 99/17 E POI VEDREMMO SE CARLO MESSINA CORRE – SONO RIMASTO ALLIBITO DELLA INESPERIENZA – DELLA SUPERFICIALITA’ CON CUI GLI OPERATORI SENBZA PUDORE LASCIANO LE PERSONE PER ORE IN ATTESA E SE NE FREGANO.

Iccrea: ingloba Bcc Busto G., nasce 3* gruppo bancario

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate confluisce nel Gruppo bancario cooperativo Iccrea. 

L’assemblea dei soci, spiega una nota, ha dato il via libera alle modifiche dello statuto e del regolamento elettorale ed assembleare per consentire alla propria banca di entrare in quello che diventerà il terzo gruppo bancario a livello nazionale, il primo ad avere un capitale interamente italiano. 

“Si è chiuso un percorso che come Bcc abbiamo avviato un paio di anni fa; un percorso che, nonostante i paletti normativi, ci permette di poter vantare un forte e solido gruppo alle nostre spalle mantenendo ben salde le nostre radici. La nostra storia, basata sui 120 anni di presenza attiva e propositiva nell’Ovest milanese, è un valore irrinunciabile per il quale abbiamo lavorato e che terremo come punto fermo del nostro futuro”, ha commentato il presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, Roberto Scazzosi. “Sono due i focus principali del documento: da un lato, come peraltro previsto dallo spirito stesso della riforma, c’è una forte incidenza decisionale della capogruppo. Dall’altro però, vi è l’impegno a mantenere un’autonomia decisionale operativa per la singola Bcc, naturalmente in relazione ai paletti imposti dal fatto di essere diventati parte di un gruppo e, soprattutto, all’andamento aziendale”, continua Scazzosi. Questo significa che “le Bcc rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità. Per la nostra Bcc è un bene: la nostra banca è solida e in crescita, con questi parametri continuerà a fare quello che ha sempre fatto con il sostegno alle famiglie, alle imprese e alle realtà del proprio territorio”. 

Le modifiche apportate allo statuto mantengono i capisaldi della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate: dalla natura cooperativa della banca al rapporto con i soci fino al mantenimento della sede distaccata di Buguggiate nell’ottica della valorizzazione delle aree storiche territoriali fondanti. 

Durante l’assemblea è stato anche ufficializzato il cambio ai vertici del managment della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Dopo 18 anni nella Bcc dell’Altomilanese e del Varesotto, dei quali gli ultimo otto in qualità di direttore generale, Luca Barni è stato chiamato a ricoprire un ruolo di prestigio all’interno del Gruppo bancario cooperativo Iccrea. Da lunedì 10 dicembre, il nuovo direttore generale della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate è Carlo Crugnola, già vice di Barni negli ultimi cinque anni. 

com/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

December 10, 2018 02:04 ET (07:04 GMT)

Curiosità: per la storia della finanza domani ci sarà un crash in Borsa

  micidial.it

Sconsiglio vivamente di investire sul breve periodo utilizzando la storia. I cicli hanno senso, a mio avviso, solo sul lungo periodo, e sono veritieri nella misura in cui le dinamiche di mercato sono soggette ad emozioni-pulsioni che negli esseri umani si ripetono in modo periodico.

Detto questo, pare che i crash di borsa di considerevoli dimensioni abbiano sempre in passato registrato dei sintomi “anticipatori”.

Eccovi allora un elenco comprensivo di OGNI venerdì di dicembre che è stato peggiore di quest’ultima ottava sull’S&P 500 da quando è diventato l’indice più rappresentativo del mondo, e cioè a partire dal lontano 1923. Ebbene, TUTTI i venerdi negativi del mese di dicembre hanno anticipato un crollo. Il più celebre, manco a dirlo, quello del 1929 e della successiva recessione.

Rimandando all’analisi tecnica, invece, non si può che prendere atto della lateralizzazione in atto dopo anni di uptrend. 

Quando si potrà entrare con maggior convinzione al ribasso sul mercato americano? I supporti sono collocati a 2600 punti per il medio periodo ed a 2500 per il lungo (venerdi ha chiuso a 2633), ma con un occhio sempre vigile sulla politica montearia della Fed che finora ha dimostrato di poter condizionare il mercato in modo determinante. L’Europa, al solito, seguirà a ruota. L’indice Cac francese e quello Dax tedesco o reagiscono domani o possono collassare in modo molto serio trovandosi a fine ciclo.

Cretini 2 (i cretini non finiscono mai)

comedonchisciotte.org 10.12.18

FONTE: ROSSLAND (BLOG)

La tragedia di Corinaldo, con i ragazzini morti da una parte e lo sproporzionato numero di biglietti venduti rispetto alla capienza del locale dall’altra, mi ha fatto tornare in mente un simile rischio vissuto da co-protagonista.
Era il 1° giugno della torrida estate del 2003, e quel giorno si apriva al pubblico per la stagione estiva la piscina, e l’annesso parco, dove all’epoca lavoravo.
Responsabile di segreteria, che si stesse mettendo male l’avevo intuito fin dall’apertura del cancello d’ingresso: alle 9.40 (l’impianto apriva alle 10) trovai già ad attendermi una dozzina di persone piuttosto scalmanate (per via del caldo e un’errata idea degli orari di apertura, concedo…).
Aperta la segreteria, la coda non si è mai fermata.
Alle 13.30, quando di solito c’era un calo di ingressi per via della mezza giornata utile che si pagava comunque a prezzo pieno, avevo già esaurito tutti i biglietti disponibili e stavo andando in panne per via del fatto che niente, nemmeno una pipì…
Dalla piscina mi chiamano per segnalarmi che c’era troppa gente rispetto al previsto unico bagnino (la stagione precedente non si erano mai superate le 500/600 presenze max), così iniziai a telefonare a tutta la lista di bagnini per cercarne almeno un secondo: a fatica, essendo tutti fuori servizio, riuscii a reperirne uno e a farlo arrivare dopo suppliche e perghiere che neanche a Lourdes (i bagnini fuori servizio hanno anche una vita, non è che stanno a casa ad aspettare che li chiami in emergenza).
Alle 14 era previsto un cambio turno, ma data la situazione chiamai intorno all’una la collega che doveva prendere servizio per supplicarla di arrivare il prima possibile: stavo davvero rischiando di farmela addosso, non potendo mollare la segreteria con la coda di gente irritata e nervosa (sempre per via del caldo, vado a concedere: se state a uno sportello rassegnatevi, non siete più umani di un robot per nessuno…).
Biglietti: non potevo inventarmeli, e però mandare via gente mi era impossibile: mi stavano già minacciando per l’attesa in coda, come se la coda gliel’avessi procurata io giusto per far loro dispetto, e al tentativo di negare un ingresso ho rischiato un linciaggio.
Chiamai l’amministratore per chiedergli che diavolo avrei dovuto fare. Ideona del genio: “Manda x (la sostituta che stava arrivando) a farsi prestare un blocchetto di biglietti alla piscina di…(altra gestita dalla stessa società).
Verso le 15.30, ormai in 2 allo sportello, finalmente la coda iniziò a scemare e dovevo fare almeno una prima chiusura di cassa prima di lasciare alla collega il proseguire fino a chiusura serale.
Capienza piscina: 800 persone.
Biglietti venduti: 1300 c.a.
Due bagnini, uno dei quali arrivato in soccorso dopo 3h di apertura e mille persone dentro all’impianto: se non è successo niente è forse solo perché quel giorno ho chiamato a soccorso molti potentissimi santi locali.
Il guaio è questo, sperimentato in quell’impianto molte volte: non c’é modo di far ragionare sulla sicurezza la gente: se gli dici che l’impianto non può ricevere più di un tot di persone, la mettono sul personale, e ti azzannano.
Dici loro che in vasca non puoi far nuotare più di 10 persone per corsia (ideale è 8), e ti azzannano.
Dici che in vasca si entra con cuffia e ciabatte dopo essere passati sotto la doccia e appena non li guardi se ne fregano.
Dici loro che nel prato della piscina non si possono portare i cani, che tanto meno i cani possono entrare in vasca, e niente, il loro cane è buono e io cattivissima (un giorno ho dovuto chiamare i carabinieri perché una si era portata il cane nascosto dentro la borsa e avevo la fila di bagnanti che se ne venivano a lamentare per via dell’igiene: meglio non v i dica le scene successe quel giorno alla presenza dei carabinieri, roba da film comico: i cani si sa, sono più che umani…e fanno una pipì più santa di quella dei neonati…)
Se parli loro di igiene sono sempre tutti d’accordo, ma solo se si parla dell’igiene altrui: loro sono pulitissimi (non vi racconto cosa trovavano le inservienti che pulivano gli spogliati per non farvi tornare su il pranzo domenicale), si sono fatti la doccia anche ieri, la cuffia gli rovina i capelli e tanto loro mica mettono la testa sott’acqua (ovviamente la loro pelle non si desquama mai, non perdono mai alcun capello, e comunque c’é il cloro, che igienizza tutto (se igienizzasse “tutto”, uscireste squamati e con la pelle che cade a brandelli dopo 10′ di immersione, sappiatelo…).
Il giorno dopo: alle 5 arriva all’impianto l’uomo della manutenzione quotidiana (abitualmente controlla i filtri, controlla l’emissione della percentuale di cloro in acqua, pulisce il fondo e igienizza i bordi, normale manutenzione insomma): nella vasca il fondo del giorno prima ha un centimetro di fango, letteralmente. Galleggiano inoltre rami, foglie, erba. Sui filtri, che non filtrano più nulla, chili di capelli, un paio di slip. parecchi kleenex.
Il prato pare reduce da una riedizione di Woodstock: carte, bicchieri, lattine, ciabatte singole, fazzoletti, giornali abbandonati, ecc.

Può stupirmi che la discoteca di Corinaldo abbia venduto più biglietti (e fatto entrare più ragazzini) di quanti fosse autorizzata a contenerne?
Per niente.
Ciò che invece mi stupisce è che ci siano genitori che consentono a ragazzini di 14/15/16 anni di andare in discoteca per un concerto (demenza del concerto a parte) che all’una di notte non è ancora iniziato.
Ma dove hanno la testa? Che senso di responsabilità hanno nei confronti dei figli? Qualcuno glielo spiega che non è questione di fiducia nei figli, ma di condizioni per cui quella fiducia risulta di default malriposta.
I gestori della discoteca vanno puniti, ovvio, e però è inutile fare quel che sempre si fa in questi casi: chiudere il locale per qualche mese per poi riaprirlo imponendo sulla carta numeri di capienza più contenuti (pare che al locale in questione fosse peraltro già successo).
Il punto è che ci sono business dove non c’é fattura elettronica che tenga, dove fare incassi è più importante che garantire la sicurezza e controllare che i numeri dei biglietti venduti corrisponda al massimo al numero di capienza è una pura illusione: o gli metti i tornelli numerati con blocco automatico al raggiungimento dei limiti previsti o niente, i numeri sono moneta sonante in più che arriva come una manna alla quale è difficile resistere.
Ed è inutile anche fare i moralisti della domenica: provate voi a bloccare gli ingressi quando davanti avete un’orda di gente che di sicurezza e regole non ne vuol sapere: o li menate di brutto (e siete un dittatore fascista) o vi lasciate tentare dall’ingresso in più che vi elimina la coda scalpitante e aumenta il volume di contante della serata (diventando sul momento dei buoni, ma alla fine essendo sempre dei coglioni).

Per me, ve lo dico: dove entra la folla io non entro più da tempo.
La folla è demente a prescindere, sempre: il cretino che fa la cazzata va messo in conto, e se si è mentalmente onesti se ne mette in conto più d’uno, così ecco che avete la risposta al cosa fare: state lontani dagli assembramenti e diffidate di chiunque vi faccia entrare in un locale dove non si potrebbe “solo” per farvi un favore.
L’esperienza di 4 anni a uno sportello, tutto sommato e solo in apparenza meno pericoloso di quello di una discoteca, mi ha insegnato che nessuno è più cretino e potenzialmente pericoloso di quello che ti chiede di fargli un favore facendolo entrare, contravvenendo con questo alle regole di sicurezza o di igiene: se ne incrociate uno che vi fa (o vi chiede) un simile “favore”, tirategli subito un cazzotto, vi farete meno male che a cedere.
Ne ho rischiati parecchi, di cazzotti, per aver imposto, nei limiti delle mie competenze, il rispetto delle regole per igiene e sicurezza.
Non è stato mai facile, subire le incazzature deliranti di gente normalissima e perbene che davanti a un no si rivela una belva disposta a sbranarti per aver osato, proprio a lei, “io che sono un/una cliente!”, dire no, non posso, mi lasci il numero di telefono e se si libera un posto la chiamo.
Niente, l’italietta del lei non sa chi sono io e del la prego mi faccia un favore è forse la bestia più infida dalla quale non riusciamo davvero a liberarci.
Le conseguenze sono quelle note: i morti di Corinaldo di questi giorni, ma ci metto sul conto anche quelli per la valanga di Rigopiano, quelli del Ponte Morandi e tutti quelli che vi vengono in mente ripensandoci un po’: morti la cui ragione si trova sempre dalle parti del favore, del pressapochismo, del tanto non cadrà, del mica nevicherà così tanto da…

Fonte: http://rossland.blogspot.com

Link: http://rossland.blogspot.com/2018/12/cretini-2-i-cretini-non-finiscono-mai.html

9.12.2018

Arriva in senato l’art. 38 capo III della legge di bilancio per le vittime di BPVi, Veneto Banca e quattro risolte…: passi avanti di don Torta, Arman e Ugone per gli “indori”?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) 9.12.18

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Dopo anni dall’impossibilità di monetizzare le proprie azioni, da domani al senato si entra nel merito della formulazione reale e tuttora ignota dell’articolo 38 del capo III della Legge di Bilancio (nella nostra foto esclusiva l’ultima riunione al Mef con Villarosa e un saluto di Salvini) scritto per il ristoro delle vittime di Banca Popolare di Vicenza, di Veneto Banca, delle quattro banche risolte e di chi altro vi fosse ricompreso. Questo avviene dopo l’approvazione il 27 dicembre 2017 da parte di tutti i parlamentari della legge 205, dopo la mancata unione totale delle associazioni che avevano contribuito ad idearla e l’avevano spinta non limitandosi a protestare e dopo il conseguente spazio di contestazione lasciato al Coordinamento Banche di don Enrico Torta e a Noi che credevamo nella BPVi.

Fondamentale in quella legge era, ed è visto che è in vigore anche se le manca il fondamentale decreto attuativo, l’individuazione delle risorse fuori deficit e disponibili dei fondi dormienti senza i quali oggi nessuno potrebbe solo immaginare la possibilità di un qualunque riconoscimento ai risparmiatori azzerati.

Da quel fondamento parte, infatti, proprio l’articolo 38, che, fissando il termine del decreto attuativo al 31 gennaio 2019, prova a semplificare le procedure di accesso al fondo di ristoro e promette anche l’aumento immediato della dotazione iniziale di 100 milioni fino a 1.5 miliardi, se non più, prelevati dai conti dormienti (in attesa che arrivino anche gli importi delle polizze dormienti ancora colpevolmente trattenute nelle proprie casse dalle compagnie di assicurazione).

Le iniziali formulazioni dell’articolo 38 con le sue evoluzioni sono state sottoposte da tempo e più volte alla cabina di regia, voluta del Mef ma snobbata quando non contrastata da don Torta, Arman e Ugone, che mai hanno contribuito fattivamente a migliorarle a differenza delle altre associazioni. Questo lavoro lo ha fatto certosinamente e mantenendo la calma, bisogna dargliene atto anche di fronte alle… Iene, “ispirate” da chi contesta, soprattutto il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa (M5S) con una posizione ufficialmente favorevole del suo collega Massimo Bitonci (Lega), che l’ha supportata anche con un mega emendamento, però mai formalizzato, ma che è stato più ondivago per comodità dialettico-elettorali alla Salvini.

Ebbene se ormai solo fra poche ore si capirà come prenderà forma concreta quell’articolo 38 per valutarlo compiutamente ma ben sapendo che quello è il treno che sta passando, proviamo a leggere fra le righe delle due note, finalmente con delle posizioni e non solo dei niet, che comunque continuano ad allignarvi, di Andrea Arman, il presidente non di un’associazione specifica con degli associati ma, come lui stesso precisa da tempo, del Coordinamento Banche di don Enrico Torta, sempre molto rumoroso mediaticamente ma portavoce di un gruppo di associazioni tutte da “rispettare”, per carità, ma che oggi si riducono a Noi che credevamo nella BPVi (il cui presidente Luigi Ugone, però, non sappiamo quanto ami realmente avere dei portavoce) e a Vittime del Salvabanche (presidente Letizia Giorgianni), Amici di CARIFE (presidente Marco Cappellari), Azionisti Associati Banche Popolare di Vicenza (vicepresidente Caterina Baratto visto che a capeggiarla c’è Arman…) e Centro Primo Soccorso Risparmiatori (presidente Aldo Walter Baseggio).

La prima nota, quella del 7 dicembre qui da noi ripresa, scrive: “proprio perché ancora non vi è sicurezza su come si dovrà procedere per ottenere l’indennizzo che il Governo ha promesso, vi invitiamo alla massima attenzione ed anche cautela prima di firmare documenti che vi impegnino con associazioni o professionisti“. Ottima, finalmente, la prudenza dopo mille proclami contrastanti, ma anche segno dello scollamento tra chi comincia a non credere più al verbo di don Torta & c., che finora avevano sempre ostentato la “impenetrabilità” del loro corpus di “fedeli” che oggi, però, sono anche stanchi di sentir parlare di niet e di “indennizzi”, parola mai pronunciata al posto dei “ristori” e non solo per questioni lessicali… Ci torneremo.

La seconda nota ci è arrivata ieri e la commentiamo punto punto cercando di coglierne, dove ci sono, gli aspetti positivi ma sostanziandola con numeri e dati dopo il nostro ultimo esercizio al riguardo (“Ristori a vittime BPVi e Veneto Banca: ecco quanto occorre per acconto del 30% e la (mezza) bufala delle vie legali che in 121.000 non potranno adire per importi non ristorati“) che non capiamo perché anche altri non abbiano fatto e non sviluppino perché se si parla di un miliardo e  mezzo, o anche più, da distribuire i numeri dei richiedenti e degli importi ipotizzabili per ognuno dovrebbero essere alla base di ogni ragionamento. 

Ecco la nota di 13 punti ad ognuno dei quali affianchiamo il nostro contributo che diversifichiao da quello della nota scrivendo in corsivo

“Le sottoscritte associazioni di risparmiatori (quelle di cui all’elenco precedente, ndr), preso atto delle dichiarazioni pubbliche degli onorevoli Villarosa, Fracarro (in effetti Fraccaro, ma il bon Arman con le doppie ha problemi visto che Baretta lo chiama sempre Barretta…, ndr) e Paragone di riformulazione dell’art. 38 della legge di bilancio (fondo a favore dei risparmiatori) concordano che i principi di riformulazione si debbano coerentemente concretizzare chiaramente nel testo di emendamento che il Governo si accinge a presentare al Senato, e dunque che:

1- sia presente un richiamo all’art. 47 cost. che tutela il risparmio e che, dunque, si preveda un indennizzo a favore di tutti i risparmiatori;

Ottimo il richiamo all’art. 47 che tutti, finalmente, evocano concordemente mentre la parola “indennizzo”, che farebbe ritardare se non bocciare, anche dall’Europa, la legge in via di esame, appare impropria o, almeno, non fondamentale per i motivi a cui accenneremo al punto 2

2- il testo di legge sia impostato sul concetto di indennizzo e non sul concetto di “ristoro/rimborso di un danno” che deve essere provato ; conseguentemente si seppellisca finalmente la legge 205/17 (legge Baretta-Puppato-Santini) altrimenti impostata;

Non sono un legale, ma, premesso che in italiano “indennizzo” vuol dire anche “somma versata o riscossa a titolo di risarcimento”, cioè quanto Arman dice di voler evitare, oppure anche “il pagamento dovuto a un soggetto per un pregiudizio da lui subìto che, però, non consegue a un atto illecito…” , come se atti illeciti non siano stati quelli che hanno azzerato i soci, caro avvocato, di nuovo in attività dopo qualche problema, interpretativo?, con l’Ordine di Treviso, è così fondamentale per i soci, che rivogliono i propri soldi, averli per un puntiglio lessicale come indennizzo e non come ristoro che, in italiano, oltre a “risarcimento”, così come indennizzo, vuol dire anche “compenso” e “ciò che vale a ristorare fisicamente o spiritualmente” . Insomma ristoro, termine compreso nell’articolo 38 e accettato anche dall’Europa da quando fu formulato della legge 205, è sgradito per sostanza o per ripicca visto che l’obiettivo non parrebbe soddisfare i soci ma il proprio ego cancellando la Baretta  (finalmente con una sola R) e tutti quelli che l’approvarono? Cioè, Arman se lo ricordi, tutti i partiti e tutti, ma proprio tutti i gruppi! (D’ora in poi non confuteremo più l’ossessione patologica sulla parola indennizzo piuttosto che ristoro… e lo chiameremo ecumenicamente indoro, l’indennizzo-ristoro, che è più “parlante”, tipo indorare la pillola, e preferibile a ristorizzo…)

3- l’indennizzo venga liquidato per sola dimostrazione della proprietà del titolo e l’ente liquidatore sia una Commissione Tecnica Ministeriale presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze che verifichi le domande e trovi conferma della proprietà dei titoli in capo al risparmiatore tramite libro soci o altro documento, esclusione dell’arbitro ACF da ogni procedura relativa al fondo a favore dei risparmiatori;

Condivisibile, fatte salve le categorie che non meritano, se non dopo opportuno singolo provvedimento giuridico, l’indoro dei propri soldi: cioè speculatori, che ci sono stati (tra baciati-bacianti etc.), amici degli amici e detentori di grandi capitali, i cui singoli casi, sopra un tetto non elevato, vanno soppesati per non svantaggiare decine di migliaia di povera gente a cui grandi indori toglierebbero risorse per quelli per loro più piccoli ma vitali

4- gli obbligazionisti subordinati siano compresi tra i beneficiari dell’indennizzo e liquidati in percentuale del patrimonio investito;

Ci sono leggi e fondi specifici al riguardo, in cui è coobbligata anche Intesa in base al dl 99 di messa in Lca delle venete… ma, se fattibile l’indoro agli obbligazionisti, che, tra l’altro, avrebbero un titolo di credito più forte delle azioni in punta di diritto, lo dia lo Stato e recuperi dal fondo Interbancario e da Intesa

5- a ragione dell’impianto della norma sul concetto di “indennizzo” (e non più quello di rimborso di un danno da provare), tutti i proprietari dei titoli – anche tramite acquisto sul mercato secondario – siano compresi tra i beneficiari dell’indennizzo;

Se il Mef trova il tecnicismo per farlo, bene, altrimenti ne rispondano le banche e gli operatori autorizzati che hanno piazzato i titoli ai loro clienti e su cui, in primis Intesa, il Governo e Bankitalia hanno strumenti di efficace moral suasion… magari da fissare in termini di legge, perché no? Una strada potrebbe essere che lo stato indori quando ce ne fossero le condizioni e poi si rifaccia sui gestori del mercato secondario, banche o operatori che siano stati

6- il calcolo dell’indennizzo sia semplice e già specificato in legge, e consideri quale riferimento il valore massimo delle azioni;

Che debba essere semplice sono tutti ad averlo sempre chiesto ma il calcolo e la procedura non devono essere così semplici da comprendere i furbetti…. Ecco, poi, i nostri dati (non parole generiche) a supporto del conteggio degli indori, controllino Arman e soci oltre ai tecnici e ai politici, del Mef e del Governo i numeri che diamo con un’approssimazione che si avvicina allo zero: le azioni appartenenti ai soci prima dell’ingresso di Atlante e in mano a chi avrà l’indoro sono per la Banca Popolare di Vicenza 105.740.181 (se le conteggiamo al valore massimo di 62,50 euro il sub totale fa 6.608.761.312, cioè sei miliardi seicento otto milioni circa) e per Veneto Banca 124.486.701 (se le conteggiamo al valore massimo di 40.75 euro il sub totale fa 5.072.833.065, cioè cinque miliardi settantadue milioni circa). Il totale di riferimento per gli indori, da cui sempre andrebbero esclusi i non aventi diritto… diretto, ci si scusi il bisticcio di parole che non sono tantissimi, sarebbe di undici miliardi seicento ottanta milioni, tantissimi questi sì e molti di più degli importi versati da chi oggi si vuole “indorare”: l’importo pare giusto e, nel caso, lo Stato ce la farà o scapperà del tutto?

7- che sia specificato in norma lo strumento equitativo di un piano di riparto semestrale degli indennizzi, per i tre anni di liquidazione degli stessi a fronte della dotazione finanziaria di legge, così da rendere pubblico periodicamente il riparto e dare effettiva trasparenza alla procedura;

Tecnicismi corretti e fattibili 

8- l’importo erogato a titolo di indennizzo sia comunque un acconto, con conseguente possibilità di aumento degli indennizzi sia in percentuale che nel tetto massimo;

Concordano tutti su questa formulazione degli indori, finalmente anche Arman & c. che, gliene si dia atto, neanche fissano stavolta il tetto, dopo averne proposto uno “ad personas” di 750.000 euro…

9- il superamento del 100% dell’importo investito o valorizzato come da legge comporti una restituzione al fondo dell’eccedenza rispetto al 100%, in maniera da rendere il più possibile equitativa la redistribuzione delle disponibilità del fondo;

Rivedere le considerazioni al punto 6 ma con una domanda in più: chi e come, avendo ricevuto di più del 100%, lo restituirà? In Italia, poi? 

10 – si preveda espressamente che sulle liquidazioni effettuate dal fondo non maturino diritti proporzionali a favore di professionisti o associazioni a titolo di parcella o altra forma di remunerazione ivi compresi “patti di quota lite” o compensi di risultato trattandosi di un indennizzo pubblico; stabilendo comunque un tetto massimo onnicomprensivo (200,00 euro) per l’eventuale aiuto compilativo della domanda di indennizzo;

Ottimo, lo abbiamo proposto per primi noi di VicenzaPiu.com (bravo Arman che ci continua a leggere, come ha dichiarato anche al Mef il 23 novembre, gli fa solo bene) ma il governo ha cassata questo possibilità non solo invitando l’on. Pierantonio Zanettin a non presentare l’emendamento da noi chiamato “taglia costi legali” e da lui abbracciato ma gli ha bocciato anche il più modesto ordine del giorno. Se si riapre la possibilità ottima cosa, ma se la procedura sarà semplicissima perché non farla seguire da un ente pubblico visto che duecento euro a pratica per trecentomila interessati tra venete e banche risolte potrebbero significare un “bottino” di sessanta milioni di euro?

11- ci sia un privilegio nell’erogazione dell’indennizzo a favore di risparmiatori in stato di disagio economico;

Punto comune a tutti, anche se le vie preferenziali per gli indori andrebbero posticipate alle vie rapide per tutti per non burocatizzare lo stato di necessità 

12- la surroga dei titoli al Fondo di Indennizzo avvenga corrispondentemente per quanto effettivamente erogato ai risparmiatori;

Se ho ben capito, il punto sembra condivisibile 

13- L’accettazione del pagamento a carico del Fondo di indennizzo non pregiudichi nessuna azione esperibile in qualsiasi sede e contro qualsiasi soggetto che il risparmiatore ritenga responsabile del danno subito.

Nei limiti del danno non indorato, ovvio che sì… 

E se da oggi si ragionasse confrontandosi….

Noi ci abbiamo provato. Aspettiamo osservazioni, costruttive, anche perché i nostri avvocati non li abbiamo consultati visto che sono impegnati, a insoppportabili spese esclusivamente nostre, a difenderci in sette cause, sì sette cause, proditorie di cui due attivate da certi soggetti come Gianni Zonin e Giuseppe Zigliotto, che speriamo Andrea Arman non ami solo perché veneti…

RETROSCENA/ Confindustria, Fca, Sole 24Ore: prove di inciucio

Confindustria sembra essere di fronte a scelte importanti, non solo per quanto riguarda il futuro del Sole 24 Ore, ma anche per il sostegno al Governo

10.12.2018 – Nicola Berti il sussidiario.net

Boccia_Vincenzo_Due_Lapresse
Vincenzo Boccia (Lapresse)

Come nella Francia dei gilet jaunes, le inquietudini e le conflittualità crescenti dentro e attorno il mondo degli industriali italiani sembrano emergere all’improvviso e non prestarsi a facili letture. Quel che è certo, a Parigi come in viale dell’Astronomia, è che difficilmente tutto resterà come prima. Sabato mattina Il Sole 24 Ore — di cui Confindustria è patron — ha aperto la prima pagina un “appello agli imprenditori” firmato dal vicepremier pentastellato Luigi Di Maio. Era ancora vivo, a Milano, l’eco delle ovazioni tributate alla Scala al presidente Mattarella, prima che “Attila” rappresentasse i “barbari” all’opera. Lo stesso 8 dicembre era in programma — e si è svolta regolarmente — una giornata dell’orgoglio leghista a Roma.

Nelle stesse ore, nella Torino del sindaco Appendino, è andata in scena una manifestazione “No ai Sì-Tav” che ha mescolato grillini “puri” e antagonisti dei centro sociali, uniti nel ribadire un’opposizione frontale allo “sviluppismo” via grandi opere/grandi eventi. Sullo stesso nodo e nella stessa città, pochi giorni prima, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva invitato alle dimissioni il premier (grillino) Conte: polemizzando nel contempo con il vicepremier leghista Salvini. E questo è accaduto poche settimane dopo un controverso endorsement di Boccia alla Lega davanti ad alcuni industriali del Nordest (e in quell’occasione il leader di viale dell’Astronomia aveva dovuto incassare un duro comunicato da parte dei giornalisti del Sole, critici su ogni forma di collateralismo politico del socio di maggioranza del giornale). Non da ultimo: Di Maio ha monopolizzato la prima del Sole alla vigilia di un singolare “caffè domenicale” cui lo stesso Salvini ha invitato Confindustria e altre 11 organizzazioni imprenditoriali critiche sulla politica economica dell’esecutivo. Il caffè è stato regolarmente servito, così come i comunicati a seguire: “Finalmente ci hanno ascoltati” (Boccia); “Incontro positivo” (Salvini).

Ce n’è abbastanza per interrogarsi sul momento degli industriali italiani, senza trascurare altri segnali collaterali: come l’anticipazione — sempre sabato su Milano Finanza — circa un progetto di ri-aggiustamento statutario della Confindustria cui starebbe lavorando Boccia. Una mossa qualificata dal settimanale milanese come tentativo di “controriforma romana”, allorché la campagna interna per il rinnovo 2020 del presidente è virtualmente avviata.

Confindustria vanta una vocazione “governativa” sempre discussa ma mai infondata. In viale dell’Astronomia ha sede uno storico “corpo intermedio” di un Paese che da settant’anni è una democrazia di mercato. Nella democrazia italiana del 2018 la principale forza di governo è M5s e il vicepremier Di Maio tiene le deleghe allo Sviluppo economico e al Lavoro: è il diretto interlocutore degli industriali e dei sindacati. Aprirgli direttamente la prima pagina del Sole— che pure non è più l’house organ di Confindustria, ma un quotidiano d’informazione quotato in Borsa — appare indubbiamente forzato, ma non senza precedenti e comunque non oltre la “linea rossa”. È altresì vero che il giornalismo — che oggi in Italia denuncia minacce alla sua libertà — ha consolidato altri format per mantenere a “distanza di braccio” i poteri con cui vuole interloquire da vicino: l’intervista o la lettera.

La trasformazione di Di Maio in prima firma sulla prima pagina del Sole, d’altronde, ha colpito soprattutto per questioni di merito. Nei primi mesi di governo, ha visto la luce con il timbro M5s anzitutto il “decreto dignità”: di fatto una prima mossa “controriformistica” sul Jobs Act. Da un lato — il principale — il provvedimento è sembrato frenare nei dati Istat i faticosi spunti di ripresa dell’occupazione: se addirittura non li ha invertiti. Dall’altro, il decreto ha segnato l’inizio di una singolare scissione nell’opinione pubblica del Nord: presto disamorata di un governo “novecentista” su mercato del lavoro e relazioni sindacali; ma per nulla toccata — almeno nei sondaggi — nella volontà tendenziale di affidare alla Lega la guida del governo, evidentemente senza più il M5s “meridionalista” a bordo.

Le tensioni fra mondo industriale e componente “gialla” del governo si sono aggravate a cavallo del tragico crollo di Genova: per l’ansia mostrata dal premier e dal ministro delle Infrastrutture nel ventilare la revoca della concessione ad Atlantia (gruppo Benetton) e nel rimettere in discussione l’intera politica della concessioni pubbliche. E se l’approccio statalistico ai dossier Alitalia e Tim ha fatto storcere altre bocche in campo industriale, il culmine della contrapposizione è sicuramente maturata in occasione della manovra 2019: che ha depennato la conferma di “Industria 4.0” e sostanzialmente rinviato gli alleggerimenti fiscali promessi dalla Lega come flat tax; dando invece spazio quasi esclusivo al discusso “reddito di cittadinanza”, cavallo di battaglia elettorale M5s. È stato d’altronde questo orientamento di politica economica a provocare il rialzo dello spread, con nuovi impatti sensibili sulla stabilità bancaria, il credito, la ricchezza finanziaria delle famiglie e le aste dei titoli di Stato. In parallelo, l’escalation fra Roma e Bruxelles sui conti ha portato alla dirompente apertura di procedura d’infrazione da parte della Commissione Ue: contro un Paese fondatore dell’Unione e seconda manifattura europea (e proprio il Soleè storico guardiano dell’ortodossia europeista italiana).

Non ha sorpreso che in questo scenario la Confindustria di Boccia abbia assunto posizioni via via più critiche verso il governo, diventando in talune rappresentazione mediatiche, anima di un “partito del Pil” o di una sorta di “governo ombra” con una voce — quella del presidente — che è giunta a chiedere le dimissioni del premier, rispolverando le tesi degli ultimi Stati generali pre-elettorali tenuti a Verona: una serie di orientamenti “sviluppisti” che sembravano coerenti con un esito politico-elettorale allora gettonato (una tenuta di Pd renziano e di FI, funzionali alla nascita di un governo centrista di coalizione). Dall’altro lato, negli ultimi giorni, Confindustria è attivamente intervenuta nell’impasse politico-finanziaria: chiedendo che nella “rimodulazione” della manovra italiana oggetto di trattativa con Bruxelles una parte delle risorse destinate al reddito di cittadinanza vengano riallocate presso le imprese, anzitutto con il ripristino degli incentivi digitali a “Formazione 4.0”.

È su questo sfondo che sembra assumere significato l’ostentata ”chiamata al tavolo” di Di Maio sulla prima pagina del Sole: in chiave di confronto su un possibile patto fra un M5s “ravveduto” sul reddito di cittadinanza e una Confindustria “neo-governativa” soddisfatta da risorse concesse in prima battuta dal vicepremier ”competente” M5s (e non dal collega leghista).

Perché stupirsi d’altronde se proprio in questa fase il silenzio-dissenso diffuso in larghi settori di Confindustria al Nord tende a trasformarsi in segnali aperti di contrarietà? Ciò a maggior ragione se circolano indiscrezioni su una possibile “controriforma” della Carta Pesenti (vecchia di appena quattro anni e significativamente firmata da uno storico industriale del Nord). E se l’obiettivo intuibile è ridare spazio alle piccole organizzazioni territoriali basate al Centro-Sud e — in parte — anche alla burocrazia associativa di viale dell’Astronomia.

Assolombarda, la più grande territoriale italiana, è all’opposizione di Boccia fin dal primo giorno. Ha boicottato, fra l’altro, l’aumento di capitale varato un anno fa nel tentativo di salvataggio dello stesso Sole. Né ha mancato di avviare una “diplomazia parallela” con le grandi forze politiche, in apparente concorrenza con Confindustria. È d’altronde noto che tre anni fa nel Nord allargato fra Lombardia, Emilia e Triveneto la maggioranza degli industriali avrebbe preferito il bolognese Alberto Vacchi (e in campo politico Carlo Calenda, predecessore di Di Maio allo Sviluppo, oppure, in prospettiva, Beppe Sala, sindaco-manager della Milano dell’Expo).

Tra anni fa Boccia ha prevalso per un pugno di voti, in parte provenienti dai grandi gruppi pubblici oggi associati a Confindustria (Eni, Enel, Poste, Ferrovie). Allora il voto pro-Boccia fu azionato dal governo Renzi, che ne ebbe in cambio fra l’altro l’appoggio nella campagna referendaria del 2016. Oggi il governo gialloverde è ancora in fase attendista. La Lega sembrerebbe gradire un’uscita degli associati statali da Confindustria, presumibilmente facendo cosa non sgradita agli industriali del Nord. M5s (come rivela l’ultimissimo “caso Di Maio”) pare invece più propenso al flirt con una Confindustria strutturalmente aperta a dialogare con ogni governo (eloquente anche l’ospitalità data dal Sole a Marcello Minenna, funzionario Consob candidato pentastellato alla presidenza dell’authority).

L’approccio “governista” di Confindustria è stato peraltro largamente mutuato dalla Fiat, per decenni primo gruppo industriale italiano, nonché “associato di maggioranza relativa” in viale dell’Astronomia, dove alla presidenza si sono succeduti Gianni Agnelli e Luca di Montezemolo. Ma il Lingotto ha rotto bruscamente con viale dell’Astronomia quando Sergio Marchionne ha rovesciato definitivamente il tavolo della concertazione sulla ristrutturazione di Pomigliano. Il caso Fca non sembra peraltro estraneo neppure ai sommovimenti correnti nel mondo industriale.

Scomparso Marchionne, il gruppo — con sede in Olanda e quartier generale negli Usa — ha ormai ben poco di italiano: salvo la necessità di procedere a una ristrutturazione finale delle attività Fiat in Italia. E quando per 3mila dipendenti di Mirafiori sono stati appena decisi 12 mesi di cassa integrazione, si è avuta conferma di quanto Fca possa avere tuttora necessità di un confronto fattivo con il governo e i sindacati in Italia. Non è escluso, anzi, che il Lingotto abbia di nuovo bisogno di Confindustria. È altresì probabile che preferisca bypassare il confronto con la Lega a favore di canali statali-romani con M5s: gestore della municipalità torinese; fresco ispiratore dell’ipotesi di “ecotassa auto”; forza politica maggioritaria al Sud, dove sono localizzati gli impianti Fiat di Melfi, Cassino e Pomigliano.

È storica, d’altra parte, la distanza fra l’industria e la finanza piemontesi e Fiat-centriche e quelle “lombardo-venete” (l’asse di un tempo fra Torino e Mediobanca è ormai agli annali). In ogni caso: quando Boccia ha scelto Torino per attaccare il governo — e alla fine più Salvini che Di Maio e senza essere scortato da nessun altro leader industriale — qualche interrogativo sullo sviluppo recente delle dinamiche confindustriali lo ha suscitato.

Lo stesso Sole 24 Ore, infine, non è solo veicolo mediatico della vicenda, ma ne è parte. Come altri poli dell’editoria giornalistica nazionale il gruppo controllato da Confindustria è da tempo in crisi gestionale, tanto da aver dovuto ricorrere a lungo ad ammortizzatori sociali pubblici, senza tuttavia aver ancora imboccato con decisione il turnaround. L’aumento di capitale perfezionato l’anno scorso da parte di Confindustria e di alcune associate ha raggiunto la finalità essenziale di turare un deficit patrimoniale: non di gettare le basi di un rilancio, per il quale la Confindustria di Boccia ha per ora escluso ogni ipotesi di aggregazione. La prospettiva, del resto, appare problematica anzitutto sul piano delle relazioni interne al capitalismo finanziario e industriale italiano.

Tutti i potenziali partner domestici del Sole(da Rcs a Gedi, da Caltagirone a Mondadori, senza trascurare realtà come Tim e Mediaset) fanno infatti riferimento a grandi soggetti industriali o bancari al centro dei quali Confindustria si ritroverebbe pressoché paralizzata se dovesse scegliere. Ma il dossier Sole — per quanto delicato — forse non è il più importante nel “tempo delle scelte” per l’ultracentenario club degli industriali italiani.

FINANZA E POLITICA/ Meno Pil e fuga di capitali, gli effetti delle liti M5s-Lega

La versione definitiva della Legge di bilancio non sembra vicina. E i dissidi tra Lega e M5s non aiutano l’economia italiana a risollevarsi

10.12.2018 – Giuseppe Pennisi il sussidiario.net

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Luigi Di Maio e Matteo Salvini (Lapresse)

Quella che la Camera dei Deputati ha appena approvato (con l’irrituale il ricorso al voto di fiducia perché si temevano defezioni nelle file della maggioranza) non è il vero disegno di legge di bilancio. Sinora – si direbbe a Roma – Governo e Parlamento hanno scherzato. Infatti, il vero disegno di legge di bilancio verrà presentato e discusso in Senato dopo il 19 dicembre, data entro la quale tra il “mandatario” del Governo italiano (Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte) deve raggiungere un accordo con la Commissione europea per evitare che all’Italia venga inflitta una procedura d’infrazione.

Da un lato, non si comprende più che funzione abbia il ministro dell’Economia e delle Finanze, Prof. Giovanni Tria, e che ruolo abbia il ministro degli Affari europei, Prof. Paolo Savona. Il 7 dicembre, un gruppo di economisti e di giornalisti economici ha chiesto a gran voce a Tria di dimettersi per il buon nome della categoria. Da un altro, nel Palazzo si dice che non si vuole evitare un procedura d’infrazione perché in tal modo si indebolirebbe la doppia campagna elettorale già iniziata in vista della chiamata alle urne per il Parlamento europeo in maggio. Il mandato effettivo del Prof. Conte sarebbe quello di ottenere un accordo per una procedura “morbida”, allungando i tempi per la decisione definitiva e mitigando le penali (ad esempio, evitando la salata multa prevista dai trattati e dagli accordi intergovernativi). Tatticamente, tuttavia, i dirigenti delle due principali forze di Governo si augurano che l’alone di un’Europa “matrigna” che vuole castigare coloro che abbandonano l’austerità e tentano la via della crescita e ridurre l’area della povertà continui ad aleggiare almeno sino alla vigilia delle elezioni. È arma che vogliono utilizzare sia contro le forze tradizionalmente europeiste (come il Partito popolare europeo, il Partito socialista e democratico europeo e il Partito liberale europeo), sia l’uno contro l’altro.

Tuttavia, i dati delle ultime settimane mostrano che il quadro interno e internazionale è profondamente differente da quello delineato dal Governo quando è stato predisposto il disegno di legge di bilancio. Allora – come sottolineato, all’epoca, da questa testata -, tutti i principali istituti interni e internazionali prevedevano un andamento economico che avrebbe portato a un crescita attorno allo 0,9% del Pil italiano nel 2019. Oggi queste stesse fonti stimano un aumento del Pil attorno allo 0,5% o addirittura uno scivolata verso una recessione. Il 14 dicembre – ossia pochi giorni prima del “fatidico” 19 dicembre – la Banca centrale europea pubblicherà le proprie previsioni. Ma già ora i principali istituti di ricerca italiani e stranieri hanno in fase avanzata le loro elaborazioni.

Il modello del Centro Studi di cui presiedo il comitato scientifico prevede per l’anno che sta per iniziare (l’anno del maiale, secondo il calendario cinese) una crescita al di sotto dello zero – quindi, recessione netta con forte aumento del debito pubblico anche in caso di riduzione dei programmi di spesa di parte corrente. Lo spread è la determinante dominante della nuova crisi. Dalle previsioni risulta che il nodo non è il deficit/Pil. Pur se venisse portato al 2%, o anche a quell’1,8% di cui parlava il Prof. Tria quando pensava ancora di essere suo il compito di definire la politica economica e finanziaria del Paese, il finanziamento a debito di spese di parte corrente non avrebbe effetti anti-recessione, ma ne aggraverebbe i rischi. Tanto più che le grandi opere pubbliche e i grandi investimenti privati vengono o procrastinati o disincentivati. E su tutta la politica economica c’è un’aura di pauperismo vecchio stile: la decrescita “infelice” e l’impoverimento generalizzato mentre lo stesso Abel Aganbegjan, ascoltato consigliere di Mikhail Gorbaciov, mutuando Bucharin, gridava Arricchitevi per incoraggiare tutta la popolazione a stimolare la crescita.

Il World Uncertainty Index pubblicato dal Fondo monetario internazionale ogni tre mesi per 143 Paesi – e ora elaborato da Hites Ahira, Nicholas Bloom e Davide Furceri (il primo e il terzo sono economisti del Fondo, il terzo della Università di Stanford) – è eloquente: nella sua ultima versione, datata 29 ottobre e da qualche giorno disponibile on line, vede l’incertezza del quadro politico (le continue liti tra le due parti del “contratto di governo”, l’isolamento in Europa, la poca chiarezza sui contenuti dei principali provvedimenti) come la determinante di una fuga di capitali dall’Italia e di un’accelerazione verso una recessione.

Il passaggio al Senato potrebbe aggravare la situazione, dato che il M5S intende prendersi una rivincita di immagine, presso i suoi elettori, con un marchingegno relativo alle cosiddette pensioni d’oro che porterà via elettori a Salvini, ma costerà alle finanze pubbliche più di quanto non genererà in risparmio di spesa.