Putin agente della Stasi? Ma “tasi”!

 

Precisato che in veneto “tasi” significa “stai zitto”, non si può rimanere indifferenti di fronte al finto scalpore, al sensazionalismo d’accatto, al solito refrain. Il mondo in questi giorni ha scoperto che il Presidente russo Vladimir Putin è stato un agente della Stasi (il servizio segreto della Germania Est), durante gli ultimi anni della Guerra Fredda. Tutti sapevano che era un ufficiale dell’esercito russo di stanza a Berlino e un agente kgb, ma non che fosse anche un agente segreto a libro paga della famigerata Stasi. 
L’ipotesi viene dal giornale Bild, secondo il quale sarebbe stato ritrovato un tesserino identificativo della polizia politica dell’ex Germania Est con il nome e la fotografia di Putin, giovanissimo. Queste notizie, sulle quali non vi è peraltro alcuna certezza, vengono veicolate periodicamente dalla stampa europea e americana nel puerile tentativo di far passare Putin per un agente dell’Impero del Male. Il nemico di James Bond.

La tesi da sostenere è questa: Putin ha sempre navigato nel torbido. E’ un agente dei servizi segreti. Un infiltrato.

La scuola del KGB russo è stata per lunghi anni la formazione più elevata alla quale un giovane russo “di belle speranze” potesse accedere. Putin è riuscito ad entrarvi e a formarsi a questa scuola di prestigio. Poi all’interno di essa ha lavorato per alcuni anni, ma non faceva parte di quelli che si travestono, mettono i guanti in pelle nera e strozzano le bionde in ascensore, con buona pace dei russofobici hollywoodiani che abitano in Occidente. Ma, praticamente, in cosa consisteva il suo lavoro? Putin era una sorta di tecnico, col vantaggio di parlare bene in tedesco. La sua routine era quelal di raccogliere dati interessanti (antiNato) e di trasmetterli a Mosca. Non lavorava sotto copertura, ma teneva i rapporti con gli agenti sotto ed il centro. Un lavoro importante, ma che si potrebbe quasi derubricare a”nulla” se paragonato a quello dell’appena scomparso Geroge H. W. Bush, direttore della Cia 13 anni prima di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America. Su Putin banale funzionario Kgb, fiumi di parole. Su Bush capo della Cia, neanche una riga d’inchiostro.

Tornando alla Stasi, indipendentemente dagli scoop giornalistici, GeoPoliticalCenter ha appena fatto le seguenti considerazioni che, in qualità di studiosi di Putin e del pensiero putiniano, facciamo nostre. Eccovi un breve abstract.

Per capire chi è Putin non inizieremo dalla sua infanzia, anche se poi questa parte della sua vita sarà citata in questo nostro scritto. Inizieremo invece dal suo periodo di servizio come ufficiale del KGB in Germania.
Putin arrivò in Germania alla metà degli anni 80, parlava già un buon tedesco, nei mesi successivi divenne molto fluente nella lingua locale e un punto di riferimento per il collegamento tra la polizia per la sicurezza dello stato tedesco orientale (STASI) e il KGB. I suoi compiti in Germania erano quelli di aiutare, ed allo stesso tempo controllare, gli alleati della DDR e prevenire le attività straniere occidentali sul suolo tedesco e in particolare nell’area di Dresda.
All’epoca Putin aveva il grado di maggiore e assistette impotente al crollo dell’impero sovietico e alla dissoluzione del patto di Varsavia. Nei giorni tumultuosi dell’ottobre/novembre 1989, mentre la cortina di ferro collassava, a Dresda una folla inferocita minacciava l’area abitativa speciale dove risiedevano i militari russi e gli uomini della STASI. Temendo una possibile giustizia sommaria dei rivoltosi, che potesse anche mettere in pericolo le famiglie dei militari russi ivi residenti, Putin chiese aiuto alla guarnigione meccanizzata sovietica di stanza a Dresda. La risposta che gli arrivò dal comandante lo segnò per tutta la vita:” Compagno Maggiore, se Mosca mi desse l’ordine di uscire con i carri per difendervi mi muoverei in pochi minuti. Purtroppo Compagno Maggiore da Mosca arriva solo silenzio”.
Da Mosca arriva solo silenzio. Mosca taceva, non agiva, non sapeva cosa fare e nei fatti metteva in pericolo i suoi uomini in Germania, le loro mogli, i loro figli.
Putin non perdonerà mai a Gobaciov questo silenzio ed è questo choc ricevuto negli anni ottanta che segna una volta per tutte Vladimir Putin: Mosca non dovrà più restare in silenzio durante una crisi, e con lui al potere sarà così; costi quel che costi.