Le banche aprono il dossier Ovs

di Andrea Montanari mffashion.com 18.12.18

I principali istituti di credito, guidati da Intesa Sanpaolo, al lavoro sul debito. L’esposizione del gruppo di abbigliamento è di 440 milioni, a fronte di un ebitda di 104 milioni. Da gennaio via alle trattative per la ristrutturazione. In un mese scambiato il 44% del capital 

Le banche aprono il dossier Ovs

Una campagna Ovs

L’ultimo campanello d’allarme risuonato con la pubblicazione dei conti al 30 settembre (ricavi a 1 miliardo ed ebitda rettificato di 104 milioni, -24,56%) ha destato l’attenzione del mercato, degli investitori e delle banche creditrici. Il dossier Ovs è uno dei più caldi e sarà l’osservatore speciale dei prossimi mesi, anche perché come già evidenziato da MF-Milano Finanza, in borsa c’è una particolare attenzione nei riguardi del gruppo di abbigliamento guidato dall’ad Stefano Beraldo, se è vero che solo nell’ultimo mese è stato scambiato oltre il 44% del capitale.

E se al momento, il fondo Bc Partners che detiene il 17,8% dopo il collocamento a Piazza Affari (ipo avvenuta il 4 marzo 2015 a un prezzo di 4,1 euro) a questi prezzi non può smobilizzare la sua partecipazione, non è da escludere che altri fondi o investitori speculativi stiano valutando la scalata. Senza trascurare il fatto che nella partita Ovs potrebbe entrare in campo un fondo di debito, come Pillastone.

Ma per ora i soggetti più interessati al gruppo retail sono gli istituti di credito esposti per 440 milioni. Il pool di banche, capitanato da Intesa Sanpaolo, a partire da gennaio, secondo quanto risulta a questo giornale, aprirà formalmente il tavolo per lavorare assieme alla società, al management e agli advisor, alla definizione di un’operazione complessiva di ristrutturazione finanziaria.

In particolare, in vista della scadenza delle linee di credito (2020), tutti i soggetti coinvolti dovranno definire la modalità migliore per rinegoziare i finanziamenti in essere e trovare un accordo in merito al rifinanziamento della società. Al momento, tutte le opzioni sono aperte e sul tavolo anche perché il processo richiederà parecchi mesi prima di una sua definizione complessiva, anche perché il settore retail in Italia soffre parecchio, come dimostrano i numeri di Ovs, per la concorrenza delle grandi catene internazionali (Zara e H&M) e dell’e-commerce.

Va detto, poi, che come evidenziato da MF-Milano Finanza nell’edizione di sabato 15 dicembre, molti brand del settore moda di fascia media (StefanelSafiloGeox, Italia Independent) soffrono più delle grandi griffe e gruppi come Salvatore Ferragamo stanno affrontando un difficile periodo di transizione a livello di governance.

Nel caso, poi, di Ovs, non vanno trascurate neppure le recenti dichiarazioni dell’ad Beraldo, per il quale «il valore di borsa della nostra azione risulta fortemente penalizzato, crediamo anche a causa di fattori esterni, non ultimo la pressione ribassista esercitata da alcuni investitori». Ed è proprio su possibili speculazioni di borsa che si concentra l’attenzione del mercato. Anche perché Ovs, non avendo un socio di controllo, è potenzialmente scalabile.