Carpeoro: fatevi un regalo, ricordatevi che dovrete morire

Libreidee.org 21.12.18

Quello della presenza del male nella nostra vita, nel mondo, è un vecchio problema: se ne sono occupati in tanti, anche Agostino di Ippona. Il concetto di male bisogna distinguerlo, perché noi a volte possiamo confondere un po’ le carte, scambiando una cosa per un’altra. Bisogna stare attenti a definirlo, il male. Certo, la nostra è un’epoca di grandissima confusione. Ma non è definibile come male assoluto, soprattutto in senso etico assoluto. Noi abbiamo fatto un po’ di pasticci, e questi pasticci derivano da scelte, alcune fatte nel Novecento ma altre anche prima, che poi hanno prodotto le loro “belle” conseguenze: scegliendo l’energia che deriva dagli idrocarburi abbiamo mandato a ramengo la natura. Ma abbiamo mandato a ramengo anche i rapporti, perché poi le cose che succedono in Siria e in Libia succedono proprio per la presenza dei giacimenti di idrocarburi. Diciamo che il protagonista negativo degli ultimi 20-30 anni è la Francia. Lo so che tutti si aspetterebbero che parlassi degli Stati Uniti d’America, ma in realtà non è così. Quello che è successo in Siria e in Libia è colpa della Francia. E al 50-60%, gli attentati commessi in Europa sono colpa della Francia.

E’ una cosa che mi addolora, perché è un paese dove ho avuto anche casa, ho vissuto, sono stato bene. E’ un paese che amo. Ma purtroppo le scelte di potere che sono avvenute in Francia hanno poi provocato delle conseguenze gravi, profonde. Ma sono Carpeoroscelte, dettate non tanto da una dimensione diabolica, satanica, quanto dall’ottusità, dall’ignoranza, dalla grettezza. Ma questo non va necessariamente classificato come “cattiveria”. Il fatto è che alcuni luoghi d’Europa (e del mondo) non sono cresciuti: fanno cose che a stento si perdonerebbero a degli adolescenti, non a delle persone mature. Azioni che poi si ritorcono in parte anche contro i loro stessi autori: perché, quando il potere diventa dominio, la fase finale è la distruzione – che distrugge anche quelli che pensano di esserne titolari, del potere. C’è una canzone dei Rolling Stones molto bella, “Sympathy for the devil”, dove si parla di questa figura molto comoda, per l’uomo, che è il diavolo.

Infatti il diavolo è una figura di grande comodità, per l’essere umano: tanto, qualunque cosa succede, è colpa del diavolo; non è mai colpa tua, non sei tu che devi fare i conti con le tue azioni. Faccio notare che l’arte e la vecchia tradizione cristiana la pensano allo stesso modo, sul diavolo. Nell’abbazia di Chiaravalle c’è un’enorme affresco, nella sala del refettorio, che mostra il fondatore dell’abbazia, San Bernardo, che tiene il diavolo al guinzaglio. E se andate a vedere il quadro di Raffaello Sanzio, San Michele e il Drago, vedrete che il drago – che simboleggia il diavolo – non viene ucciso: San Michele si limita a sottometterlo, mettendogli un piede sopra (è in contrasto col simbolismo di San Giorgio, che – non essendo una figura divina – il drago lo trafigge con la spada, sbagliando). Secondo me dobbiamo fare Memento moriveramente un grande sforzo, per riaffermare la dignità del pensiero. Se affermiamo la dignità del pensiero, ci difendiamo dall’errore. E l’errore è una nostra caratteristica: noi sbagliamo. Però, se pensiamo, forse sbagliamo di meno.

Questo è il problema, noi pecchiamo di omissione: è l’omissione che poi porta all’errore. Se la gente pensasse, poi – a tutte queste lotte di interessi, ricchezze – darebbe meno importanza. Bisogna tornare a quella bella tradizione dei popoli antichi, che si tenevano il teschio nel rosario, o appeso al collo (o sulla scrivania, come ce l’ho io). Qualcuno pensa che questa sia una cosa satanica? No, è il “memento mori”. Ti devi ricordare che il punto di arrivo della tua vita è particolare. E allora forse, a quel punto, sapendo che devi arrivare lì, ci pensi di più, a quello che fai – perché ci pensi continuamente. Noi invece rimuoviamo la morte. E rimuovendola, pensiamo di vivere meglio. Ma non è così, perché dobbiamo pensare proprio alla morte – principalmente, alla nostra – per vivere meglio.

(Gianfranco Carpeoro, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti nel corso della trasmissione web-radio “Border Nights” del 18 dicembre 2018).