Aumento di capitale Carige, la famiglia Malacalza si astiene: il provvedimento non passa

Francesco Ferrari ilsecoloxix.it 22.12.18

Malacalza all’assemblea dei soci (foto Il Secolo XIX)

Malacalza all’assemblea dei soci (foto Il Secolo XIX)

Genova – Come anticipato questa mattina dal Secolo XIX, la famiglia Malacalza ha deciso di astenersi in merito alla proposta di aumento di capitale da 400 milioni di euro per Banca Carige: lo ha annunciato intorno alle 15.30 il legale rappresentante della Malacalza Investimenti (che controlla il 27,5%), l’avvocato Paolo Ghiglione, nell’intervento all’assemblea dei soci dell’istituto di credito genovese.

Senza il voto del principale azionista, che da solo vale il 69% circa del capitale presente al Tower Hotel, l’aumento non potrà essere finalizzato e il rendimento del bond da 320 milioni acquistato dallo Schema volontario del Fondo interbancario salirà dal 13 al 16%.

L’Ad: aumento, unica soluzione possibile
Prima del voto sull’aumento di capitale, l’amministratore delegato della banca genovese, Fabio Innocenzi, aveva ammesso che il provvedimento «comporta una diluizione fortissima», dicendo però che «è l’unica soluzione possibile». Ancora: «Questo aumento comporta un grande sacrificio, ma ci consente di guardare al futuro, fare leva sui riconoscimenti ricevuti nell’ultimo periodo, lavorare sul nuovo piano industriale e poter venire finalmente alla prossima assemblea a parlare di banca».

L’Ad ha anche spiegato che Banca Carige affida il rilancio a «snellezza di procedure e processi», “pilastri” del nuovo piano cui si sta lavorando, dicendo che un partner può accelerare questo processo, arrivando a “liberare” 2 miliardi di euro: «Lavoriamo per portare ai nostri azionisti una gamma di opportunità che loro, nella loro sovranità, dovranno decidere se cogliere oppure no».

“Sì” alla riduzione delle riserve
A fine mattinata, invece, i soci di Carige avevano approvato, dopo quasi 2 ore di discussione, il primo punto all’ordine del giorno, ovvero la riduzione del capitale sociale per perdite, e anche di ridurre e non ricostituire le riserve: «Questa presidenza non può che prendere atto (della necessità di ridurre il capitale, ndr) e condividere il rammarico dei soci, anche quello morale», ha detto il presidente, Pietro Modiano.

Alla votazione, secondo quanto spiegato da Modiano, era presente il 40,5% del capitale sociale (0,09% i contrari, 0,11% gli astenuti e 0,18% i non votanti).

Modiano: vogliamo capire perché sono stati “bruciati” gli aumenti
Prima della prima votazione, il presidente Modiano aveva detto che «vogliamo capire cos’è successo e come mai gli aumenti di capitale di questa banca siano stati “bruciati”: appena avremo una ricostruzione ineccepibile proporremo le “terapie” e tutte le iniziative del caso». Quanto alla richiesta di alcuni soci di un’azione di responsabilità contro l’ex Ad, Paolo Fiorentino (più sotto i dettagli), Modiano ha lasciato intendere che alla prossima assemblea di bilancio lo stesso Cda potrebbe chiederla, anche se oggi la presidenza l’ha respinta: «È stato un atto dovuto della presidenza, che si deve attendere alla legge, non nel merito – ha detto Modiano – In sede di bilancio, l’ampia “ricognizione” avrà dato i suoi frutti… e potremo prendere una decisione».

Modiano sulla cessione di Creditis: «Contratto pessimo» 
Banca Carige ha perso l’arbitrato con Chenavaris sulla cessione di Creditis ma anche questa vicenda rientra nell’ispezione che il nuovo cda della banca ha avviato sulla passata gestione dell’istituto: «Questo contratto è pessimo da tutti i punti di vista – ha detto il presidente, Pietro Modiano – della redditività e per le conseguenze sullo stato patrimoniale: la responsabilità non può ricadere sul cda in carica e su chi ha dovuto onorarlo» precisa Modiano, ricordando che il Tribunale «ci ha imposto di firmarlo». Banca Carige ieri ha confermato di aver raggiunto un accordo con Chenavaris per procedere al closing della cessione dell’80,1% delle azioni di Creditis entro il 28 marzo 2019 e alla stipula di un contratto di distribuzione di lungo termine con Creditis. Chenavaris ha ricevuto l’autorizzazione dalla Banca d’Italia il 3 ottobre. «Questo non pregiudica relative azioni riguardanti la validità ab origine del contratto, comporta accertamento responsabilità, ovviamente nostro compito per accertare se possa essere invalidato. Abbiamo affidato ampia ricognizione a società, speriamo di ricavare qualche ristoro, anche se non sarà facile», ha concluso.

La richiesta dei “piccoli”
In apertura dei lavori, il “piccolo azionista” Luigi Barile ha chiesto di mettere ai voti l’azione di responsabilità contro l’ex Ad, Paolo Fiorentino, per avere «mentito ai consiglieri», provocando «un “buco” di 188 milioni di euro». Questa la replica del presidente della banca, Pietro Modiano: «Abbiamo ascoltato con interesse, ma faccio presente che tale azione può essere deliberata eventualmente solo in sede di votazione di bilancio».

Chi c’era all’assemblea
Oltre ai Malacalza, all’assemblea era presente anche il terzo socio della banca (il secondo è Volpi, con il 9,087%), il finanziere romano Raffaele Mincione , che controlla il 5,428%: «Io voto (l’aumento di capitale, ndr), e voto a favore», ha detto; in totale, sono presenti 270 azionisti, che rappresentano poco meno del 41% del capitale.