Carige, il cda si spacca. Palla alla Vigilanza

Luca Gualtieri milanofinanza.it 23.12.18

Sono ore concitate al vertice di Carige . Dopo il flop dell’assemblea in cui la famiglia Malacalza ha fatto saltare l’aumento di capitale, domenica 23 il consiglio di amministrazione della banca si è riunito per decidere le prossime mosse. La discussione, descritta dai presenti come «molto accesa», non ha però definito una strategia alternativa, limitandosi a prendere atto della clamorosa decisione del primo azionista e delle dimissioni della vice presidente Lucrezia Reichlin e del consigliere Raffaele Mincione. In una nota Reichlin ha dichiarato di non poter più svolgere il ruolo «accettato per dare un contributo al risanamento della Banca, con l’impegno e la convinzione che lo stesso richiede».

Nel board si sarebbero riaperte le contrapposizioni tra sostenitori e detrattori dei Malacalza, mentre il presidente Pietro Modiano e l’amministratore delegato Fabio Innocenzi avrebbero ribadito la propria indipendenza. Quel che è certo è che adesso la palla passerà alla Vigilanza Bce con esiti ancora tutti da definire. La soluzione più semplice sarebbe rimandare la ricapitalizzazione in attesa di trovare un’intesa con l’azionista Malacalza. Ma si tratta anche della strada meno plausibile visto che, ancora venerdì, Francoforte insisteva sulla tempistica serrata del salvataggio. La banca centrale potrebbe insomma chiedere una nuova convocazione dell’assemblea, mettendo questa volta Malacalza nella condizione di non opporsi alla ricapitalizzazione. La quota del socio di maggioranza, a cui qualcuno in cda contesta una funzione di direzione e coordinamento, potrebbe ad esempio essere sterilizzata. 

Un’altra soluzione è che Bce chieda la conversione forzosa del bond subordinato da 400 milioni emesso alla fine di novembre e già sottoscritto per 320 milioni dallo Schema Volontario del Fitd. In questo modo la banca potrebbe ricostituire immediatamente la dotazione di capitale richiesta dalla Vigilanza e dunque uscire dall’impasse che si è creato.

Ma, vista la gravità del quadro, non si può escludere un intervento più drastico che porti al commissariamento dell’istituto. Nel ruolo di commissario straordinario potrebbe essere confermato lo stesso Modiano il cui operato in questi mesi è stato molto apprezzato da Bce per l’equidistanza dai soci e il rigore della condotta. In questo caso il peso degli azionisti verrebbe annullato eCarige  potrebbe essere rapidamente traghettata verso l’aumento di capitale e un’eventuale fusione. 

Nelle ultime ore sono tornati a circolare rumors su una possibile opa dei Malacalza o su trattative in corso con un fondo internazionale ma, al momento, la consistenza di tali ipotesi appare molto dubbia.

Al momento insomma sono molte le ipotesi sul tavolo. Quel che è certo è che nell’arco del fine settimana le previsioni peggiori si sono realizzate. In assemblea la famiglia Malacalza si è astenuta dal voto, esprimendo forti perplessità sull’operazione. Una mossa che ha fatto mancare i numeri necessari per approvare la ricapitalizzazione.

«Quanto all’urgenza dell’intervento richiesto sul capitale della banca, rileviamo che, a quanto abbiamo potuto comprendere dalle informazioni disponibili, la banca sarebbe stata per il momento posta in sicurezza grazie al prestito obbligazionario sottoscritto dal Fondo Interbancario, consentendo dunque di rinviare l’assunzione della decisione su una possibile nuova operazione sul capitale a una prossima assemblea, che potra’ essere convocata, anche nei tempi più brevi, una volta che saranno stati forniti agli azionisti i necessari elementi di valutazione, oltre a tutti i termini e alle condizioni dell’eventuale operazione di emissione, che ci attendiamo di veder discussi e deliberati in assemblea», ha spiegato Paolo Ghiglione, legale della Malacalza Investimenti parlando agli azionisti riuniti al Tower Hotel di Genova.

Inoltre, secondo quanto evidenziato dalla Malacalza Investimenti, «non sono ancora noti i risultati di bilancio 2018 e si è ancora in attesa degli obiettivi patrimoniali che saranno dati a Carige  nel 2019; infine, mentre il consiglio di amministrazione ha deliberato di perseguire anche una possibile operazione di aggregazione, su raccomandazione della Bce, la proposta di aumento di capitale è presentata in modo del tutto indipendente rispetto a tale eventualità, e gli azionisti non sono oggi posti in grado di valutare la sorte dell’ulteriore investimento che verrebbe loro richiesto (pena, in mancanza di tale investimento, la loro diluizione) nell’eventualità che segua un’operazione di aggregazione, di cui oggi non si conoscono termini e condizioni».

A questo punto si fa molto probabile un intervento d’urgenza della Vigilanza che potrebbe contestare alla Malacalza Investimenti una funzione di direzione e coordinamento sull’assemblea, come era emerso nei giorni scorsi. Ma non si può escludere che la gravità della situazione possa vanificare lo sforzo del salvataggio e riportare d’attualità lo spettro di una risoluzione.