M5s prepara la resa sulla Tav: “Tutta colpa dell’Europa”

lospiffero.com 23.12.18

Scontato l’esito dell’analisi costi-benefici: boccerà l’opera. Il parere giudico-legale su penali, risarcimenti e trattati offrirà il primo spiraglio. Poi la “condivisione” con la Francia e le imposizioni dell’Ue faranno il resto. Ecco l’exit strategy

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La Tav si farà, “per colpa dell’Europa”. L’ennesima, ma anche a più difficile, exit strategy del M5s rispetto ai suoi proclami e alle sue promesse pare ormai delineata: noi ci abbiamo provato, la commissione costi-benefici ne ha attestato l’inutilità, ma Bruxelles ancora una volta ci impedisce di fare quel che sarebbe giusto. Difficile che le parole del ministro Danilo Toninelli – se al momento cruciale sarà ancora lui il titolare delle Infrastrutture, dicastero su cui altri grillini hanno da tempo posato lo sguardo – si discosteranno di molto da questo canovaccio. Che già circola, come ipotesi più che probabile, negli ambienti che a vario titolo hanno a che fare con la Torino-Lioneo, in alcuni casi, ne sono protagonisti.

Bruxelles più che Parigi val bene non solo una messa, ma anche una via d’uscita per i Cinquestelle che già proveranno a scaricare sull’Europa quella misura palesemente nel mirino degli aiuti di Stato vietati dall’Ue che è il risarcimento monstre alle vittime dei crack bancari inserita in manovra con la consapevolezza di finire stoppata.

Insomma un Sì-Tav quello che i grillini sono pronti ad addossare alla solita Europa, con le solite pressioni dei signori del cemento e degli appalti che seguirà per molti aspetti percorsi già tracciati come un sentiero verso Canossa dei Cinquestelle: dal gasdotto Tap in Puglia al recente via libera, dopo la bocciatura di prammatica della commissione, per il Terzo Valico tra Liguria e Piemonte.

La Lega porterà a casa il risultato evitando di bruciarsi le penne al Nord come facilmente avverrebbe nelle urne in caso di uno stop definitivo all’opera e i grillini cercheranno nell’immagine di Jean-Claude Juncker la faccia del nemico, amico dei poteri forti, capace di impedire quanto promesso da una delle due parti del governo del popolo.

Ormai allenati a cadere da cavallo spiegando che volevano scendere, i Di Maio boys al governo, in questo caso dovranno mettere in conto il peso elettorale di una sconfitta. Le avvisaglie sono già arrivate chiare proprio con il via libera al Terzo Valico che ha scatenato insulti e promesse di vendette nelle urne da quei movimenti che nell’opposizione all’opera credevano di aver trovato nel M5s il loro paladino giallo.

È anche (e soprattutto) per questo, per cercare di doppiare senza scuffiare la boa delle elezioni europee che Toninelli cerca di spingere la decisione più in là. A fine anno, massimo inizio gennaio, ha annunciato, arriverà il verdetto della commissione presieduta da Marco Ponti e il cui esito appare oltremodo scontato: un no da sbandierare come scalpo. Per qualche tempo, però. Perché il ministro ha già messo le mani avanti spiegando che c’è un altro parere da attendere: quello relativo agli aspetti legali, adempimenti, penali, trattati internazionali e altro ancora. Ma non sarebbe finita lì. Il ministro ha aggiunto che tutto dovrà esser discusso con la Francia. E sì, come se nessuno lo avesse mai immaginato. Come se i francesi dopo aver scavato chilometri di galleria rispondessero al no di Toninelli con un generoso voilà notre belle cave, ecco la nostra bella cantina che riempiremo di bottiglie di champagne. Lui, comunque, ci prova ad allungare il brodo. Con scarso successo a quanto risulta ascoltando autorevoli fonti sia d’Oltralpe, sia quelle non meno importanti comunitarie secondo cui i tempi non subiranno le sperate (dal ministro italiano) dilazioni. Quelle che Toninelli ha cercato di vendere come gentili concessioni sui tempi dei bandi da parte della sua collega francese Elisabeth Borne, paiono nodi ben presto in arrivo ai denti del pettine di Parigi.

Nel frattempo, Toninelli viene chiamato a rispondere dalla deputata ligure del Pd Raffaella Paita su alcune circostanze non proprio chiare: “Il ministro ci spieghi immediatamente se è vero che i consulenti da lui nominati hanno conteggiato volutamente il minor introito dei concessionari autostradali per dimostrare le tesi strampalate dei 5 stelle e di chi sostiene le loro politiche anticicliche”. Incrociando binari e corsie, la parlamentare dem definisce “inquietante il rapporto confidenziale esistente tra il professor Ponti e l’ad di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci. Per quale ragione Ponti, via mail comunicava con Castellucci parlando proprio degli esiti dell’analisi costi benefici prima di averla fatta e anticipandone gli esiti, definiti divertenti?”

“Visti i fatti di Genova – osserva Paita – viene da pensare male, perchè i proclami di Di Maio e Toninelli sulla revoca della concessione ad autostrade per l’Italia si sono rivelati un clamoroso bluff. Nessun atto concreto, nessuna iniziativa reale. Dopo essere andati a Genova nel tragico agosto a cercare applausi con dichiarazioni ad effetto i Cinquestelle e questo governo si stanno dimostrando i maggiori alleati di Autostrade per l’Italia”.

“Per colpa dell’Europa, la Tav si farà”. Se il disco verde arriverà in maniera definitiva prima o dopo le europee non è particolare di scarso rilievo per Di Maio e i suoi. E chissà se sarà ancora ministro Toninelli o la sua poltrona, indicata tra le più traballanti di quelle grilline, reggerà oppure dall’imbottitura una molla farà alzare senza troppi complimenti il signornò delle grendi opere, per far posto a qualcuno meno intransigente.

Non è un mistero che il dicastero di piazzale di Porta Pia faccia gola da tempo all’attuale sottosegretaria al Mef Laura Castelli. Dicono che né il ministro Giovanni Tria, né il sottosegretario leghista Massimo Garavaglia scoppierebbero in lacrime per una sua partenza dal palazzo di via XX Settembre. Lei, del resto, ha sempre rappresentato la punta più trattativista dei Cinquestelle al governo sulla Tav, suoi sono stati contatti riservatissimi con i massimi livelli di Telt. Il profilo giusto, secondo alcuni, per gestire il prosieguo dei lavori della Tav, che si farà. Per colpa dell’Europa, ça va sans dire.