Kipre (prosciutti Principe) chiede concordato

efanews.eu 2.1.19

Banca Intesa non avrebbe appoggiato il piano di rilancio

La famiglia Dukcevich aveva polemicamente rinunciato al piano industriale per il mancato sostegno bancario

Sarebbe Banca Intesa SanPaolo la misteriosa entità bancaria che si sarebbe rifiutata di appoggiare il piano di rilancio di Kipe Holding, il gruppo friulano che, con i marchi King’s e Principe, è il principale produttore italiano di prosciutto San Daniele. In un comunicato inusuale, pubblicato a pagamento il 28 dicembre sul Sole 24 Ore. (vedi EFA News del 28/12/2018 e gli altri servizi), il proprietario Mario Dukcevich aveva messo all’indice “chi per prima aveva assicurato consenso e sostegno, e poi senza nemmeno una spiegazione né alcuna comunicazione, ha reso vano ogni nostro sforzo”.

“Abbiamo deciso di investire nel nostro Gruppo – recitava il comunicato di Mario e Sonia Dukcevich – affidando il piano di sviluppo al mondo bancario e, per il lavoro svolto, vogliamo ringraziare in particolare Banco Bpm, Friuladria, Prima Cassa e Anthilia che hanno approvato di sostenere  finanziariamente il nostro progetto, e tutte le altre banche che ci hanno sempre sostenuto. Al contrario, chi per prima aveva assicurato consenso e sostegno, senza nemmeno una spiegazione né alcuna comunicazione, ha reso vano ogni nostro sforzo”. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, l’istituto in questione sarebbe proprio Intesa SanPaolo.

Amara la conclusione dello sfogo dell’imprenditore: “Per questo io e mia moglie, compagna di una vita, abbiamo deciso di non dare esecuzione a nessun progetto e abbiamo consigliato ai nostri  gli, Paola e Vladimir, di andarsene all’estero”.

Successivamente, il 31 dicembre Kipre Holding Spa, capogruppo, e le società controllate King’s Spa, Principe di San Daniele Spa e Sia.Mo.Ci. Srla hanno reso noto di aver confermato il mandato per il deposito di istanze per  il “concordato prenotativo” ai legali incaricati, a tutela del patrimonio aziendale e degli interessi dei creditori.

Gli incarichi di advisor legale ed advisor economico-finanziario sono stati assegnati rispettivamente al professor avvocato  Vincenzo Ussani d’Escobar e al professor Marco Lacchini, entrambi con studio a Roma, cui sono state affidate la ricerca e la definizione delle migliori soluzioni.

Nel 2017 il gruppo Kipre aveva raggiunto un valore della produzione di 163,1 milioni di euro, con un piccolo utile di 1,35 milioni e una situazione debitoria pesante, con un maxi debito di quasi 130 milioni.

Italian Bank Carige Put Under Administration for Capital Woe

Di Ross Larsen e Nicholas Comfort  bloomberg.com 2.1.19

  • La mancata approvazione della raccolta di fondi ha indotto i membri del consiglio a dimettersi
  •  La BCE ha incoraggiato la banca a cercare opzioni di fusione, dicono le persone
Fotografo: Alessia Pierdomenico / Bloomberg

ASCOLTA L’ARTICOLO 03:52CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO Condividere Tweet Inviare E-mailIn questo articoloCRGBANCA CARIGE0.00euro+0,00+ 0,00%BMPSBANCA MONTE DEI1.53euro+0,03+ 2,31%UCGSPA UNICREDIT9.77euro-0,12-1,23%RYROYAL BANK OF CA.93.64CAD+0.20+ 0.21%ISPINTESA SANPAOLO1.91euro-0,03-1,72%

La Banca centrale europea ha compiuto il passo senza precedenti di collocare l’ amministrazione italiana di Banca Carige SpA, in difficoltà di liquidità, in amministrazione provvisoria, una mossa che potrebbe preludere ad una vendita o fusione.

Gli amministratori e un comitato di sorveglianza composto da tre membri si concentreranno sulla riduzione del rischio di bilancio e sulla ricerca di un possibile partner per la banca, ha detto Carige in una nota. La BCE ha costantemente comunicato al finanziatore che una fusione sarebbe una buona opzione, ha detto una persona che ha familiarità con la questione, chiedendo di non essere identificata perché non è autorizzata a discutere le deliberazioni.

La mossa solleva la questione di chi vorrebbe fondersi o acquistare una banca con problemi di capitale irrisolti, faide agli investitori e un prezzo azionario che è sceso a una frazione di un centesimo. Le banche italiane, colpite dal calo del valore delle loro posizioni in titoli di stato, potrebbero non avere l’appetito di maggiori rischi. Alcuni analisti suggeriscono che il governo italiano potrebbe essere costretto a intervenire, ma non sarebbe nemmeno semplice.

“Non sembra esserci una volontà politica, o capacità, di iniettare più denaro per salvare Carige, e allo stesso tempo non c’è nessun cavaliere bianco a subentrare nelle operazioni”, ha detto Jakub Lichwa, uno stratega del credito presso la Royal Bank of Canada. Poiché gli spread sul debito italiano si sono ampliati “tutte le banche guardano principalmente alle proprie finanze”, ha affermato.


Intervento statale?

Il ministero delle finanze italiano sta studiando un piano in base al quale Carige viene comprata a un prezzo simbolico, rispecchiando l’acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo SpA di due banche venete con sostegno statale nel 2017, ha riferito La Stampa mercoledì, senza dire dove ha ottenuto le informazioni. UniCredit SpA potrebbe essere un possibile partner in tale accordo, ha affermato Sole. UniCredit ha rifiutato di commentare questo rapporto, secondo l’agenzia di stampa Ansa.

“Il governo italiano potrebbe essere disposto a offrire un supporto ad un acquirente per risolvere il problema, mentre non si vede che sta salvando direttamente una banca”, ha detto al telefono Werner Schirmer, un analista della Landesbank Baden-Wuerttemberg. “Le piccole banche italiane hanno alcuni scheletri nei loro armadi. I più grandi non sono chiari, ma hanno fatto i compiti a casa per i crediti e i costi non corretti. “

Le banche italiane hanno accumulato la più grande pila di prestiti in sofferenza dell’Europa, spingendo i funzionari nazionali e dell’Unione europea a cercare soluzioni, tra cui il salvataggio sostenuto dallo stato di Banca Monte dei Paschi di Siena SpA e diverse fusioni governative. Carige rimane una delle poche banche di dimensioni medio-grandi che non ha ancora affrontato la crisi dei bilanci o ha subito una soluzione forzata.

Osservazione dell’UE

Gli interventi bancari di governi precedenti hanno comportato lunghi negoziati con i funzionari dell’UE per garantire che non violino le norme del blocco che limitano gli aiuti di Stato al settore finanziario.

“Una soluzione potrebbe essere un prestito governativo a un fondo di risoluzione – qualcosa di simile al Banco Espirito Santo – che non colpisce immediatamente il settore bancario, e invece diffonde l’impatto su un periodo di tempo più lungo”, ha detto Lichwa di RBC.

Carige ha lottato per ridurre una montagna di crediti inesigibili, come molte banche italiane. Ma la gravità dei suoi problemi è venuta meno quando il maggiore azionista del mutuante, Vittorio Malacalza, ha respinto un piano di raccolta di capitali, spingendo la maggior parte del consiglio di amministrazione della banca a dimettersi e inducendo la BCE a intervenire.

Malacalza Investimenti, che detiene il 27,5% della banca, ha bloccatoun piano di aumento di capitale vitale a fine dicembre, lasciando il mutuante senza uno dei due pilastri di un piano di risanamento approvato dalla BCE . I top manager incluso l’amministratore delegato Paolo Fiorentino sono stati sostituiti a settembre, dopo che Malacalza ha vinto una battaglia a bordo per perseguire una raccolta di capitali piuttosto che cercare una fusione immediata.

Il titolo è crollato mentre le lotte della banca si sono trascinate e le azioni sono state scambiate a 0,0015 euro prima di essere sospese mercoledì.

Il rifiuto di Malacalza del piano di salvataggio ha provocato diverse uscite del consiglio di amministrazione, ha detto Carige. Gli amministratori sono Fabio Innocenzi, che è stato nominato amministratore delegato di Carige a settembre, Pietro Modiano, presidente della banca fino alle dimissioni di mercoledì, e Raffaele Lener, ha detto la BCE in una nota.

FALCONE / MUORE BRUCIATO UNO DEGLI AGENTI DELLA SCORTA

2 Gennaio 2019 di: MARIO AVENA lavocedellevoci.it




Muore bruciato e solo uno degli uomini della scorta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Si tratta del cinquantasettenne Walter Cucovaz, che per un puro miracolo si salvò dalla strage di Capaci, perchè quella tragica mattina del 23 maggio 1992 non era di turno, come di consueto, per la scorta di Falcone.

E’ finito proprio nella notte di Capodanno, tra botti e tric trac, solo, abbandonato da tutto e da tutti, depresso, anche perchè qualche settimana prima era morto il suo migliore amico, un altro poliziotto. Con ogni probabilità si è addormentato mentre stava ancora fumando; il fumo e il fuoco si sono rapidamente propagati incenerendo la sua piccolissima abitazione in via delle Ferriere, alla periferia di Savona.

Una vita dedicata allo Stato e alla tutela dei magistrati di trincea; ma anche di personaggi di spicco, come gli capitò quando fece parte del team che tutelava la sicurezza dell’allora numero uno della Confindustria Sergio Pininfarina.

Si era addestrato alla scuola di polizia giudiziaria, amministrativa e investigativa di Brescia, reparto “scorte”. E specializzato in guida veloce, tiro al bersaglio, karate, judo, tutto il bagaglio che serve ad un perfetto agente di scorta.

Nel 1982, a 22 anni, fu destinato, a Palermo, per la scorta di Falcone e Borsellino. Poi venne trasferito in Lombardia, nel periodo in cui il terrorismo delle Bierre si faceva sentire.

Quindi il ritorno in Sicilia. Di nuovo per proteggere le vite dei due simboli della lotta alla mafia. Quella mattina di Capaci però non era il suo turno di scorta.

Ora muore solo, abbandonato da quello Stato per il quale ha dedicato tutta la sua vita. E senza lo straccio di un ricordo “ufficiale”.

LETIZIA MORATTI / CONDANNA A 1 MILIONE PER LE “CONSULENZE D’ORO”

2 Gennaio 2019 di: PAOLO SPIGA lavocedellevoci.it

Capodanno amaro per l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti. Una pesante condanna “per colpa grave” inflitta dalla Corte dei Conti per un totale che supera il milione di euro, per la precisione 1 milione 82 mila per la vicenda delle “consulenze d’oro” anche a carico della sua giunta, diventa ora definitiva, dopo un iter durato dodici anni.

Ecco i fatti. Nel 2006 al comune di Milano è tempo di assunzioni facili, incarichi a parenti e amici,  consulenze a go go, perfino a non laureati e a chi non ha competenze per i ruoli assegnati. Tra tutti, spiccano 11 incarichi professionali “esterni” e di “consulenza” assegnati a non laureati; nonché la nomina di 6 addetti stampa pagati “troppo”, come osserva la Corte dei Conti. E pensare che quell’ufficio stampa e comunicazione non era certo sguarnito, potendo già contare sulla bellezza di 14 giornalisti. Per un totale che raggiungeva quota 20.

Commentano a palazzo Marino: “Fu una vera follia, forse Milano è Tokyo o New York? Venti giornalisti quando ne sarebbero bastati 5 o 6 al massimo. Solite manovre clientelari per favorire gli amici, senza mai rispettare alcun bando, alcuna forma concorsuale, alcuna regola. Mentre tanti altri colleghi stanno a spasso”. Quella degli addetti stampa negli uffici pubblici (enti locali, asl e via di questo passo) è una delle piaghe più eclatanti nel settore (come dimostra l’impegno che sta profondendo su questo fronte il Difensore civico della Campania, mentre in Lombardia tutto tace).

Torniamo a quella giunta Moratti. E ricostruiamo per sommi capi l’iter giudiziario della vicenda.

In primo grado la Corte dei Conti della Lombardia condanna Moratti & C., ed il danno erariale viene quantificato in 390 mila euro.

La Corte d’Appello centrale di Roma conferma il merito e rincara nella quantificazione del danno: 1 milione 82 mila euro, di cui la metà in capo a Letizia Moratti.

Anche dalle Sezioni Unite della Cassazione arriva un secco no. Il ricorso viene respinto perchè dichiarato “inammissibile”.

Arriviamo a fine anno 2018, l’ultima, definitiva pronuncia. Ribadita la condanna e gli importi per il risarcimento. Caso mai ci saranno un po’ di interessi in più maturati nel frattempo.

I populisti hanno in corsa le élite e 2019 potrebbero consegnare il coup de grace

zerohedge.com 2.1.19

Scritto da Frank Furedi tramite Spiked-Online.com,

Cosa succederà alla rivolta populista?

In Occidente nel 2018, abbiamo assistito all’intensificarsi di un nuovo conflitto – quello tra élite politiche anti-populisti e un movimento di base crescente che è ostile a queste élite.

Molti commentatori hanno interpretato questo conflitto nel linguaggio economico classico. Questo è fondamentalmente una lotta per la distribuzione delle risorse, affermano. Persino un astuto commentatore come  Fareed Zakaria , che riconosce che le  proteste del “gilet giallo”  in Francia sono sostenute da profonde tensioni culturali, specialmente tra la Francia rurale e urbana, è comunque attratto da una spiegazione strettamente economica. “È parte della classe, parte della cultura, ma c’è anche un grande elemento di economia”, dice.

Il commento di Zakaria – intitolato “La nuova linea divisoria nella politica occidentale” – è una buona dimostrazione della diffusa riluttanza di oggi a fronteggiare nuove tensioni culturali e politiche, per riconoscere che le persone vengono mosse per protestare in questi giorni da preoccupazioni che non rientrano nel Modello del 20 ° secolo della lotta di classe socio-economica.

Il modo migliore per vedere l’attuale momento populista è come una risposta ritardata alla rivoluzione culturale top-down che si è verificata negli anni ’70. In quel decennio, nuovi atteggiamenti verso il matrimonio, la vita familiare, i rapporti tra i sessi, il ruolo della nazione e il significato della cittadinanza vennero codificati in molte società occidentali. All’inizio degli anni Ottanta, nuove élite di autorità culturale erano state stabilite dalle élite politiche.

Questa cosiddetta svolta culturale è spesso attribuita all’influenza dei “marxisti culturali” che si nascondono nelle università. Ma questa analisi trascura qualcosa di importante – che la svolta culturale è avvenuta proprio sotto il naso di Thatcher e Reagan. Fu nella loro era che i nuovi valori culturali post-Sessanta furono istituzionalizzati dalle élite culturali angloamericane.

In retrospettiva, sembra chiaro che la svolta culturale anti-tradizionale verificatasi sotto l’egida dell’ordine politico Thatcher / Reagan sia stata un tentativo delle élite politiche occidentali di stabilire una nuova fondazione per la loro autorità. In modo sorprendente, l’emergente oligarchia culturale si percepiva come mediatori e guardiani in un mondo globalizzato in cui la vita pubblica è influenzata da problemi e problemi che presumibilmente trascendono lo stato nazionale e il controllo nazionale.

Hanno dedicato molte energie alla  de-nazionalizzazione  della vita pubblica e delegittimando le attitudini e i valori dei cittadini. Questa era l’epoca in cui il dogma che non c’è alternativa alla globalizzazione prese veramente piede. Il superamento della sovranità – sia la sovranità nazionale che la sovranità popolare – era un compito centrale del nuovo establishment culturale. In un periodo di tempo molto breve, molte persone hanno scoperto che la loro convinzione di vecchia data nei valori di comunità, nazione e famiglia veniva liquidata come obsoleta, irrilevante e persino prevenuta.

Abbiamo assistito alla patologizzazione di atteggiamenti consuetudinari nei confronti della famiglia, della comunità e delle relazioni umane. E il risultato finale è stata la cristallizzazione di un forte senso di insicurezza culturale nelle società europee.Negli ultimi due o tre decenni, sezioni significative delle società europee sono state espropriate dei valori in cui vivevano e che avevano molto senso per loro. Molti di loro si sentivano messi a tacere e sulla difensiva per esprimere le loro preoccupazioni. Non si sentivano in grado di esprimere riserve sul multiculturalismo, la diversità, l’immigrazione e la sacralizzazione della politica dell’identità. Rispetto alle generazioni più giovani – che sono spesso influenzate dall’ethos cosmopolita che è dominante nelle loro scuole e università – i cittadini anziani si sentivano culturalmente insicuri e talvolta indifesi. Coloro che vivevano al di fuori dei quartieri urbani globalizzati e culturalmente privilegiati sentivano fortemente che il loro modo di vivere era disprezzato e disprezzato dalle nuove élite culturali. Si sentivano estranei nelle loro case.

La maggior parte dei commentatori dell’istituzione è riluttante ad affrontare lo scopo e la natura dell’attuale guerra culturale in Europa. Questo perché le controversie sui valori sono più intrattabili dei conflitti sulle risorse. I valori riguardano il significato della vita stessa. Nemmeno il negoziatore più esperto può risolvere la tensione tra qualcuno che ha una prospettiva patriottica e qualcun altro che disprezza i sentimenti nazionali. È molto più facile trovare un compromesso nella sfera delle relazioni industriali piuttosto che trovare una via di mezzo tra due approcci alla vita fondamentalmente diversi. I valori sono diventati politicizzati al punto in cui c’è poco spazio per la negoziazione.

Nel frattempo, le nuove élite hanno cercato di depoliticizzare alcune questioni di politica pubblica. Perché? Perché sanno che la loro politica è contraria al sentimento pubblico. Così descrivono la migrazione come una questione strettamente economica, mai politica o morale. Esprimono le loro argomentazioni contro la  Brexit  interamente in termini economici, trascurando i driver politici e culturali del movimento contro l’UE.

Sia la vecchia che la nuova sinistra hanno adottato questa linea di pensiero economista. In genere, i commentatori di sinistra descrivono le proteste come quelle in Francia come determinate essenzialmente da rimostranze economiche. Spesso criticano i movimenti della classe operaia e del populismo per non aver compreso i loro veri interessi economici e per essere troppo ossessionati da problemi di insicurezza culturale. Questa idea che i sostenitori dei movimenti populisti non sono in grado di cogliere i propri “veri” interessi, e che sono stati portati fuori strada da malvagi demagoghi, è una versione di sinistra dell’ethos classico antidemocratico che ha prevalso dai tempi dell’Antica Grecia .

Se il potenziale positivo e democratico del nuovo populismo possa essere ulteriormente sviluppato rimane una questione aperta. Come dimostrano le proteste in Francia, le persone cercano una lingua attraverso cui esprimere la loro forma di solidarietà del 21 ° secolo. Ma sembrano mancare delle risorse intellettuali e della leadership necessarie per dare chiarezza alle loro aspirazioni. Nel Regno Unito, milioni di persone si sentono autorizzate dal voto per Brexit. Ma nessuno dei partiti politici rappresenta i loro interessi; la maggioranza pro-Brexit è priva di un’istituzione che potrebbe far valere i suoi ideali.

A meno che il populismo non possa sviluppare una maggiore chiarezza politica e sviluppare una visione ispiratrice della cittadinanza democratica, farà fatica a fare progressi. Di fronte al considerevole potere degli istituti politici e culturali, può avanzare solo se sviluppa un’alternativa coerente ai valori dell’ordine prevalente. C’è molto in gioco nei prossimi anni. Una versione illuminata e democraticamente informata della politica populista è ciò di cui abbiamo bisogno.

La BCE prende il passo “senza precedenti” di mettere in banca l’amministrazione italiana di Banca Carige

zerohedge.com 2.1.19

Gli investitori che speravano che la risoluzione del bilancio italiano del bilancio con l’UE segnasse la fine di un periodo volatile per le obbligazioni e le azioni italiane sono state deluse mercoledì quando i timori su una crisi bancaria italiana sono riemersi dopo che la BCE ha nominato una lista di amministratori temporanei per sovrintendere Il prestatore italiano Banca Carige dopo che quasi l’intero consiglio si è dimesso.

Mercoledì scorso, la Consob, l’autorità di vigilanza del mercato italiano, ha dichiarato di aver sospeso le negoziazioni in azioni di Banca Carige per la sessione a seguito di una richiesta da parte della banca, secondo la Reuters.

Le azioni delle banche europee sono diminuite mentre le obbligazioni si sono riorganizzate in quanto i timori di ordini di fabbrica più deboli del previsto in tutto il continente sono stati aggravati dagli sviluppi in Italia (che ha dimostrato un’eccezione alla tendenza delle PMI deboli).

Banca

Con la banca in bilico sull’orlo dell’insolvenza, la BCE ha nominato tre amministratori temporanei e un comitato di sorveglianza per “prendere in carico” il creditore. Il consiglio d’amministrazione si è dimesso dopo che la banca ha mancato un termine per finanziare le sue finanze, o ha trovato un acquirente o un partner di fusione, dopo uno scandalo di frode, secondo il Financial Times .

Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener sono stati nominati amministratori temporanei mentre Gianluca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti hanno nominato membri del comitato di sorveglianza.

La mossa “senza precedenti” – come la chiama Bloomberg – segue un tentativo fallito di raccogliere circa 400 milioni di euro il mese scorso dopo che la famiglia Malacalza, gli azionisti miliardari che controllano quasi un terzo di Carige, si è astenuta dal voto su un piano di turnaround, che ha cercato di colmare il buco di capitale lasciato dallo scandalo delle frodi.

Carige

La BCE ha dichiarato di dover agire per “stabilizzare la propria governance e perseguire soluzioni efficaci per garantire stabilità e conformità sostenibili”, ha affermato la banca centrale. Gli amministratori indipendenti sono stati rimossi e i nuovi sorveglianti della banca torneranno “continuamente” alla BCE. Se necessario, gli amministratori devono “agire per garantire che la banca ripristini la conformità ai requisiti patrimoniali in modo sostenibile”.

La decisione di mettere la banca in amministrazione è ampiamente vista come precursore di una possibile vendita o fusione. Secondo Bloomberg , la BCE ha ripetutamente raccomandato alla banca di trovare un acquirente, con Unicredit quotata come una possibile opzione, dato che Carige rimane uno dei pochi istituti di credito italiani medio-grandi che non ha affrontato il problema dell’NPL.

Carige, ecco come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Banco Bpm spingono per un matrimonio riparatore

diMichele Arnese startmag.it 2.1.19

Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari su Carige in amministrazione straordinaria

Sarà Unicredit a rilevare la barcollante Carige? O sarà Ubi a dare un futuro a Carige? O ci saranno altre operazioni? In attesa di sapere che cosa succederà alla banca ligure da oggi in amministrazione straordinaria, un fatto è certo: il sistema bancario invoca l’intervento di un’altra banca, ovvero di una fusione.

E’ quello che si desume dalle parole odierne dei vertici del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), sostenuto da tutte le banche che operano in Italia.

Ecco quello che ha detto il presidente del Fitd, Salvatore Maccarone: la bocciatura dell’aumento di capitale di Carige “è la prova che il meccanismo di governo complessivo si è inceppato, per cui questo provvedimento è l’unica cosa che poteva essere fatta. Noi lo condividiamo in quanto servirà a portare avanti il progetto originario” che prevede l’ “aggregazione con un’altra banca”, ha dichiarato Maccarone all’Ansa. “Siamo fiduciosi che i commissari, con il controllo delle autorità, porteranno avanti rapidamente questo progetto”, ha aggiunto il presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

CHE COSA AUSPICANO LE BANCHE

E le banche, che hanno sottoscritto il bond propedeutico all’aumento di capitale non approvato poi dal maggior azionista di Carige, Malacalza, sono già pronte a venire di nuovo incontro a Carige: lo Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi potrebbe rivedere il tasso monstre del 16% del bond subordinato da 320 milioni di euro emesso da Carige, che costerebbe alla banca 51,2 milioni di euro all’anno di interessi.

LA QUESTIONE DEL BOND E DEL TASSO

Ha detto Maccarone: “Il tasso del 16% non era una sanzione ma un elemento che avrebbe dovuto indurre l’assemblea ad aumentare il capitale e quindi a consentire la conversione” del bond in azioni. “Questo non si è verificato, quindi vedremo. Adesso dialogheremo con la banca con cui abbiamo un rapporto di collaborazione assoluta”, ha detto Maccarone. “Certo è un tasso elevato che se dovesse produrre i suoi effetti a lungo sarebbe un onere consistente. Noi speriamo che questa cosa non duri tanto e che la soluzione diventi disponibile abbastanza rapidamente, anche se non sono cose che si fanno in poche settimane. Ma la linea e’ tracciata e se esiste un interesse” da parte di qualche banca per Carige “speriamo che emerga rapidamente”.

LO SCENARIO POST AUMENTO DI CAPITALE

Ma a questo punto l’aumento di capitale potrebbe non essere più necessario: per varare un aumento di capitale “ci vuole la delibera dell’assemblea. Però bisogna vedere come evolverà la situazione perché l’aumento di capitale potrebbe non essere fatto se ci fosse un’aggregazione”, ha detto il presidente del Fondo. Anche in tal caso “ci vorrebbe comunque una delibera assembleare” e dunque il sostegno della famiglia Malacalza. Che è stata di fatto silurata dalla decisione della Bce di commissariare Carige.

LO SCENARIO UNICREDIT, UBI BANCA O BANCO BPM

La spinta verso un’aggregazione che arriva dal sistema bancario eviterebbe tra l’altro, nota un addetto ai lavori, la possibilità che il Fondo interbancario converta il bond in azioni: un’eventualità prevista all’atto della sottoscrizione ma che le banche consorziate puntano ad evitare perché non vogliono diventare azionisti rilevanti del gruppo ligure. Meglio un’aggregazione-salvataggio con il beneplacito di Banca centrale europea e Banca d’Italia. Chi si immolerà alle esigenze sistemiche? Unicredit, Ubi Banca o Banco Bpm?

Orsero: estranea a indagini; no irregolarità su finanziamenti B.Carige

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Orsero, realtà attiva nell’Europa mediterranea per l’importazione e la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi, dichiara di non essere coinvolta in alcuna indagine da parte della Procura della Repubblica o in ipotesi di reato. 

La dichiarazione, si legge in una nota, è stata rilasciata in seguito alla pubblicazione di alcuni articoli presenti sugli organi di stampa, per ribadire che il gruppo non ha alcuna pendenza fiscale connessa a tali vicende e pertanto non è veritiera la notizia riportata secondo cui la società avrebbe versato delle somme al Fisco a titolo di ravvedimento operoso. 

L’azienda ha poi aggiunto che non è veritiero nemmeno il riferimento alle presunte irregolarità sui finanziamenti effettuati da Banca Carige al Gruppo Orsero, che risultano ad oggi integralmente regolati ed estinti. 

com/lpg 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 02, 2019 09:59 ET (14:59 GMT)

Il paradosso: la banca che vuole educare i nostri figli sull’uso del denaro

Letizia Giorgianni

 di Letizia Giorgianni lavocedelpatriota.it 2.1.19



Tre anni dedicati alla difesa dei risparmiatori contro la vendita scorretta delle banche e l’azzeramento di sudati risparmi e poi cosa scopri? Che le banche, proprio quelle che in questi due anni sono state al centro di tutti gli approfondimenti, della cronaca, delle trasmissioni economiche per la vendita scorretta, per i bilanci truccati e falsificazione mifid, salgono sulla cattedra, per insegnare il risparmio ai nostri figli.

Si tratta del progetto Save: ventidue tappe da Nord a Sud e oltre 10mila studenti coinvolti in un programma educativo sull’uso consapevole delle risorse, a cominciare dal denaro. L’iniziativa promossa dal Museo del Risparmio di Torino con Bei Institute e Scania, è realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo ed interesserà 22 città e 8 regioni tra ottobre 2018 e aprile 2019.

Ad avere la memoria corta sarebbe tutto molto bello: gli italiani sono analfabeti in materia di finanza per questo si va in loro aiuto e si educano, per farli diventare investitori consapevoli.

Ma se poi pensi a chi c’è dietro un brivido nella schiena: la promotrice di questa lodevole iniziativa è Intesa San Paolo! Quella che si è comprata le banche venete per un euro senza farsi carico delle perdite; quella che in vista dell’acquisto dei due istituti si fece ricapitalizzare dallo Stato (e quindi a spese nostre) con 5 miliardi; quella che poi, promise in un primo momento di rimborsare gli azionisti che nel passaggio erano stati azzerati, ripensandoci subito dopo, e lasciandoli a mani vuote “scherzetto!”. Quella che dopo il passaggio dalle banche venete alzò bruscamente, fino al 20% i tassi di interesse con le vecchie posizioni e mise in prepensionamento circa 4.000 bancari. Ed infine quella che, a giudicare dai numerosi articoli usciti periodicamente sulla stampa, si impegna quotidianamente a rifilare ai clienti fondi, gestioni, e polizze davvero poco convenienti per i risparmiatori.

Intendiamoci, Intesa San Paolo è in buona compagnia, molte di queste pratiche scorrette sono routine anche in altri istituti, ma addirittura elevarsi a docente ci sembra di cattivo gusto.

Davvero non si riesce a finanziare le scuole per questi progetti formativi quanto mai necessari dopo gli ultimi accadimenti? Delegare la formazione finanziaria proprio a chi ha avuto un ruolo di responsabilità negli ultimi e gravi accadimenti ci appare a dir poco un controsenso, ed il rischio di spacciare propagande per educazione finanziaria è davvero molto alto, visto che la direttrice del Museo del Risparmio, Giovanna Paladino è anche responsabile dell’Ufficio del Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo.

Tutto ciò ci appare un amaro controsenso. Assicurazioni e Banche restino lontane dalle scuole, l’educazione finanziaria è un tema davvero molto importante, ma deve essere delegato a professionisti indipendenti, e non in conflitto di interesse.


Come si comporterà il M5S sulle banche, dopo il commissariamento di Carige?

giornalettismo.com 2.1.19

banca carige
  • La Banca Centrale Europea ha posto in amministrazione straordinaria Banca Carige
  • Tra le soluzioni possibili per uscire dalla crisi c’è ora la ricapitalizzazione con l’intervento di un partner
  • Sulla vicenda la maggioranza M5S-Lega finora non si è esposta, dimostrando maggiore attenzione alle difficoltà di imprese più piccole

L’attacco ai precedenti governi per aver aiutato il sistema bancario è uno dei must della propaganda M5S. Lo ha confermato hanche il duro confronto maggioranza-opposizione sulla manovra economica approvata negli ultimi giorni dell’anno. C’è da chiedersi se accadrà lo stesso anche ora, sul caso Carige, la banca appena commissariata dalla Bce.

Banca Carige commissariata dalla Bce

Stamattina l’istituto di credito ha confermato di essere stato posto in amministrazione straordinaria da parte della Banca Centrale Europea, specificando che i commissari sono Fabio InnocenziPietro Modiano e Raffaele Lener. È stato inoltre nominato un comitato di sorveglianza composto da tre membri: Gian Luca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti.

Banca Carige, decimo istituto italiano, ha spiegato che verrà «garantita la consueta operatività senza alcun impatto su clienti, depositanti e dipendenti» e che «in continuità con la strategia in atto verranno proseguite da parte di Innocenzi, Modiano e Lener le attività di: rafforzamento patrimoniale; rilancio commerciale attraverso recupero delle quote di mercato nei segmenti core; derisking attraverso la riduzione dei Non Performing Loan; ricerca di possibili ‘business combination’». «Questi elementi – ha riferito ancora Carige – troveranno una sintesi nel piano industriale la cui predisposizione è già in corso. Tra i primi atti della rinnovata gestione dell’istituto ci sarà anche l’avvio di riflessioni con lo schema volontario di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per rivalutare l’operazione alla luce del nuovo quadro venutosi a creare e al fine di consentire il proseguimento delle attività di rafforzamento patrimoniale dell’istituto».

L’opposizione ora chiede il parere del governo. Sulla situazione della banca i deputati Silvia Fregolent e Claudio Mancini, rispettivamente capogruppo Pd e segretario della Commissione Finanze della Camera, hanno chiesto al Presidente della commissione un’audizione urgente del Ministro dell’Economia e Finanza.

Il silenzio del governo

Le scelte del governo destano particolare interesse in virtù delle posizioni espresse dagli azionisti della maggioranza. M5S e Lega, e in particolare i leader Luigi Di Maio e Matteo Salvini durante le loro campagne elettorali hanno messo sotto pressione gli istituti di credito. Il Movimento 5 Stelle, in particolare, ha ripetutamente acceso i riflettori negli ultimi anni su casi di crisi bancarie, come Mps ed Etruria. I pentastellati sono stati anche protagonisti di comizi di piazza a Siena. E da ministro Di Maio ha dato priorità a piccole crisi aziendali ma non a quella della banca genovese. Non è proprio un dettaglio, quest’ultimo. Se da un lato è vero che Carige oggi, nel giorno del commissariamento, garantisce che non ci saranno conseguenze per i dipendenti, è anche vero che le difficoltà di una banca con 4.300 dipendenti non possono passare sottotraccia. Il disinteresse, nemmeno tanto celato, da parte della maggioranza che ha nelle mani potere esecutivo e legislativo ha riguardato il sistema finanziario nel suo complesso. È ovvio che ora non si può restare alla finestra.

Il nodo riguarda la soluzione del problema alla sua radice. L’obiettivo è quello dell’aumento di capitale. Gli amministratori temporanei avranno il compito di trovare nuovi investitori pronti a sostenere la ricapitalizzazione, ad esempio attraverso l’individuazione di un partner bancario. Si vocifera di un interesse di Unicredit.

Ma tra le ipotesi, estreme, per salvare Carige c’è – spiegano gli esperti – anche la ricapitalizzazione a carico dello Stato. E potrebbe essere preso in considerazione, caso limite, anche un salvataggio interno, il cosiddetto bail-in, con il solo e diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti e correntisti. I governanti si troverebbero in contraddizione in entrambi i casi. I sovranisti – compresi quelli al governo in Italia – hanno sempre apertamente criticato il bail-in. Una soluzione con intervento pubblico, come per Mps, è finita al centro delle campagne elettorali, descritta come un «regalo» del governo ai banchieri. E un intervento pubblico andrebbe anche trattato con l’Ue, per il piano di rientro. Con il suo elettorato non ci farebbe una bella figura, la maggioranza che si definisce «del popolo». Non ci resta che attendere.

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit immagine: ANSA / LUCA ZENNARO)

Banca Carige dei Malacalza commissariata da BCE: come per banche venete stalla chiusa a buoi scappati?

Banca Carige

Banca Carige

La BCE oggi è intervenuta commissariando la Banca Carige, dopo un anno di stentata gestione, tra dimissioni, denunce tra amministratori, mancati aumenti di capitale (da parte della famiglia Malacalza che recentemente ha “chiuso” l’Omba di Torri di Quartesolo, ndr), la sottoscrizione di un bond convertibile da parte di larga parte del sistema bancario ma non di tutti (UBI si è tenuta fuori, chissà come mai). Un intervento che oserei definire a “buoi morti di stenti”. Ma dov’è finito il conclamato tempismo e la rapidità di gestione dell’Authority?

Il caso di Bene Banca, predetto… da Bankitalia

Rammento come per la difesa in giudizio di Banca d’Italia, Palazzo Koch vanti delle doti “predittive e prognostiche” così come rivendicate nel caso del commissariamento più veloce della storia bancaria nazionale, ossia quello “preventivo (così l’ha definito la Giustizia Amministrativa) di Bene BancaCredito Cooperativo di Bene Vagienna, commissariata nell’ormai lontano 2013 nonostante godesse di ottima salute (aveva un surplus di capitale con ratios patrimoniali superiori ai minimi imposti dalla Vigilanza del 23%) ed avesse registrato un anno record in termini reddituali (R.O.E. al 16,03% tra i più alti in Piemonte, con un MOL di oltre 12,6 mln, più che triplicato rispetto all’anno prima).

Le amnesie per Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca

Sì, secondo Bankitalia e le proprie doti di “veggente”, esercitate in parte anche con Veneto Banca ma non con Banca Popolare di Vicenza con gli effetti che si conoscono e le loro cause non tutte in via di sanzionamento, Bene Banca era da commissariare perché indirizzata verso una crisi pressoché irreversibile con la gestione ordinaria dell’epoca e quindi ecco servito un commissariamento preventivo di una crisi…

Ma a quanto pare queste doti sono state utilizzate solo a Bene Vagienna. In terra veneta, con le ormai ex Popolari di Vicenza e Veneto Banca, Bankitalia non è proprio intervenuta, ma per tale mancata azione si è pubblicamente giustificata rivendicando un “margine di discrezionalità assai ristretto” e soprattutto  la “impossibilità di commissariare una Banca quando questa rispetti gli indici minimi di patrimonializzazione…

Bene Banca… d’Italia?

Beh non era proprio così, o almeno così è stato nel caso della Bene Banca in provincia di Cuneo… Ma penso che tutti ricordiate come, sia Visco che Saccomanni (oltre all’ex ministro Grilli), incalzati dalle domande del commissario Sen. Gianni Girotto in commissione parlamentare di inchiesta nel dicembre 2017, alla precisa domanda in sede di audizione sul perché sia stata commissariata Bene Banca nonostante avesse un surplus di capitale, tutti abbiano risposto con un laconico “non ricordo” …

Beh, la BCC diretta dal sottoscritto, nonostante dati reddituali ottimi e criticità abbondantemente sotto la media nazionale (crediti deteriorati al 12,7% contro una media del periodo al 15,6%) e ratios patrimoniali abbondantemente rispettosi dei minimi imposti dalla normativa, è stata commissariata in sede preventiva perché Visco e Saccomanni così hanno deciso, senza tuttavia ricordare il perché … Era il 2013, ma la giustificazione data ed accolta dalla Giustizia Amministrativa è stata “intervento preventivo di una crisi” ..

Carige, commissariamento precoce?

Peccato che la tipologia delcommissariamento preventivo non sia più stata utilizzata…
Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca  sono un esempio della gestione ad personam della vigilanza, debole con i forti (o con gli amici) e forte con i deboli. Non vedo altra spiegazione… Ma adesso la BCE interviene con un intervento ictu oculi tardivo, e addirittura lo definisce “precoce”. Caspita che precocità …

Banca Carige: BCE nomina commissari straordinari

MILANO (MF-DJ)–La Banca centrale europea ha nominato tre commissari straordinari e un comitato di sorveglianza formato da tre membri che subentreranno al Consiglio di amministrazione nella guida di Banca Carige. La decisione fa seguito alle dimissioni, avvenute oggi, della maggioranza dei membri del Consiglio di amministrazione di Banca Carige.

Le dimissioni della maggioranza del Consiglio di amministrazione hanno reso necessario l’insediamento di un’amministrazione straordinaria che guidasse la banca al fine di stabilizzarne la governance e di perseguire soluzioni efficaci per assicurare in modo sostenibile la stabilità e la conformità alle norme.

La Bce ha nominato amministratori straordinari della banca Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener. Ha inoltre nominato Gianluca Brancadoro, Andrea Guaccero e Alessandro Zanotti membri del comitato di sorveglianza di Banca Carige.

La decisione di avviare la procedura di amministrazione straordinaria è una misura di intervento precoce finalizzata ad assicurare la continuità e a perseguire gli obiettivi di un piano strategico. Tale procedura comporta lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo della banca.

I commissari straordinari hanno il compito di salvaguardare la stabilità di una banca monitorandone attentamente la situazione, tenendo costantemente informata la BCE e, se necessario, adottando misure tese ad assicurare che la banca ripristini il rispetto dei requisiti patrimoniali in modo sostenibile.

Alberto Chimenti, Milano Finanza Down Jones

B.Carige: commissariata per governance, non per carenze capitale (fonte)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il commissariamento di Banca Carige è legato al tema della governance societaria: dopo la decadenza del Cda non ci sarebbero stati i tempi tecnici per ricostituire in un tempo necessariamente breve il presidio del governo societario, che è garante della stabilità della banca. 

E’ quanto ha riferito una fonte a conoscenza dei fatti a MF-Dowjones. 

Ora gli amministratori straordinari Fabio innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener condurranno l’ordinaria amministrazione della banca mentre non sono previsti atti preliminari da compiere nell’immediato. 

Per Banca Carige è stata scelta la strada del commissariamento straordinario nella forma dell’amministrazione temporanea a differenza per esempio della Liquidazione coatta amministrativa scelta per le banche venete in quanto non si sono verificati problemi evidenti di carattere patrimoniale. 

Le dimissioni di Innocenzi, Modiano, Bragantini, Calvosa e Pavesi avvenute successivamente a quelle di Lucrezia Reichlin (già annunciate nei giorni scorsi) sarebbero state propedeutiche a questo provvedimento deciso da Bce e dunque funzionali ad accompagnare la banca nel percorso dell’amministrazione straordinaria. Il fatto che Bce abbia scelto di confermare Innocenzi e Modiano alla guida temporanea di Carige in veste questa volta di amministratori straordinari è un’attestazione di fiducia del management. 

Sul tavolo rimane l’ipotesi di aumentare il peso dello Schema Volontario di Intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi convertendo le obbligazioni già sottoscritte in azioni e dunque rafforzando patrimonialmente la banca. 

cce 

claudia.cervini@mfdowjones.it 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 02, 2019 05:32 ET (10:32 GMT)

Coima Res: chiede 1 mld alle banche (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Coima è pronta ad avviare il cantiere del rifinanziamento del progetto Porta Nuova Garibaldi. La società di sviluppo immobiliare che gestisce il fondo artefice dell’operazione di riqualificazione urbana tra i più importanti di Milano, che ha visto sorgere un nuovo centro di aggregazione, ovverosia piazza Gae Aulenti, in vista della scadenza prevista per metà 2019 dell’accordo di finanziamento definito nel 2014, ha già preso contatto con gli istituti di credito per valutare tempi e modalità di revisione e ampliamento dello stesso. 

In particolare, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza in ambienti bancari, la società guidata da Manfredi Catella, sta sondando la disponibilità del ceto bancario che cinque anni fa concesse una linea di credito di 450 milioni, a fronte di offerte che allora superavano la soglia dei 3 miliardi. Nel dettaglio, nel 2014 scesero in campo una ventina di banche tra le quali spiccavano Bnp Paribas (in qualità di banca agente), Unicredit , Banca Imi, SocGen e Bank of America Merrill Lynch. 

Questa volta, però, secondo quanto si apprende, l’obiettivo di Coima sarebbe quello di alzare l’asticella della richiesta alla soglia di 1 miliardo. Una cifra elevata rispetto a quella ottenuta nel 2014 (450 milioni), ma in linea con lo sviluppo e l’implementazione dell’intera area che oggi di fatto è di proprietà del fondo Qatar Investment Authority (Qia) che alcuni anni fa aveva rilevato il controllo del progetto immobiliare di Porta Nuova mettendo sul piatto la cifra complessiva di oltre 2 miliardi. 

La Qia, già azionista della sgr a partire dal maggio del 2013, nel 2015 aveva deciso di fare il passo decisivo andando a rilevare anche il restante 60% in possesso di UnipolSai , Hines, il fondo pensioni Ttiaa Cref, e la stessa Coima , facendo guadagnare il 30% agli investitori, come disse Catella durante la conferenza stampa, nella quale veniva annunciato il perfezionamento del deal con il fondo del Qatar. 

red/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 02, 2019 04:21 ET (09:21 GMT)