Il paradosso: la banca che vuole educare i nostri figli sull’uso del denaro

Letizia Giorgianni

 di Letizia Giorgianni lavocedelpatriota.it 2.1.19



Tre anni dedicati alla difesa dei risparmiatori contro la vendita scorretta delle banche e l’azzeramento di sudati risparmi e poi cosa scopri? Che le banche, proprio quelle che in questi due anni sono state al centro di tutti gli approfondimenti, della cronaca, delle trasmissioni economiche per la vendita scorretta, per i bilanci truccati e falsificazione mifid, salgono sulla cattedra, per insegnare il risparmio ai nostri figli.

Si tratta del progetto Save: ventidue tappe da Nord a Sud e oltre 10mila studenti coinvolti in un programma educativo sull’uso consapevole delle risorse, a cominciare dal denaro. L’iniziativa promossa dal Museo del Risparmio di Torino con Bei Institute e Scania, è realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo ed interesserà 22 città e 8 regioni tra ottobre 2018 e aprile 2019.

Ad avere la memoria corta sarebbe tutto molto bello: gli italiani sono analfabeti in materia di finanza per questo si va in loro aiuto e si educano, per farli diventare investitori consapevoli.

Ma se poi pensi a chi c’è dietro un brivido nella schiena: la promotrice di questa lodevole iniziativa è Intesa San Paolo! Quella che si è comprata le banche venete per un euro senza farsi carico delle perdite; quella che in vista dell’acquisto dei due istituti si fece ricapitalizzare dallo Stato (e quindi a spese nostre) con 5 miliardi; quella che poi, promise in un primo momento di rimborsare gli azionisti che nel passaggio erano stati azzerati, ripensandoci subito dopo, e lasciandoli a mani vuote “scherzetto!”. Quella che dopo il passaggio dalle banche venete alzò bruscamente, fino al 20% i tassi di interesse con le vecchie posizioni e mise in prepensionamento circa 4.000 bancari. Ed infine quella che, a giudicare dai numerosi articoli usciti periodicamente sulla stampa, si impegna quotidianamente a rifilare ai clienti fondi, gestioni, e polizze davvero poco convenienti per i risparmiatori.

Intendiamoci, Intesa San Paolo è in buona compagnia, molte di queste pratiche scorrette sono routine anche in altri istituti, ma addirittura elevarsi a docente ci sembra di cattivo gusto.

Davvero non si riesce a finanziare le scuole per questi progetti formativi quanto mai necessari dopo gli ultimi accadimenti? Delegare la formazione finanziaria proprio a chi ha avuto un ruolo di responsabilità negli ultimi e gravi accadimenti ci appare a dir poco un controsenso, ed il rischio di spacciare propagande per educazione finanziaria è davvero molto alto, visto che la direttrice del Museo del Risparmio, Giovanna Paladino è anche responsabile dell’Ufficio del Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo.

Tutto ciò ci appare un amaro controsenso. Assicurazioni e Banche restino lontane dalle scuole, l’educazione finanziaria è un tema davvero molto importante, ma deve essere delegato a professionisti indipendenti, e non in conflitto di interesse.