Carige commissariata, Malacalza nel mirino Bce

SIMONE GALLOTTI – GENNAIO 03, 2019 themeditelegraph.it

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Genova – La prima volta della Banca centrale europea in Italia, tocca a Carige. Non era mai successo che un pezzo del sistema bancario del nostro Paese finisse in amministrazione controllata dalla Banca Centrale. Ed è stato un intervento rapido che nelle intenzioni di Francoforte serve a superare lo stallo in cui era finita la banca genovese. Da ieri hanno preso le redini dell’istituto tre commissari, Fabio Innocenzi, Pietro Modiano e Raffaele Lener, chiaro segno di continuità con la gestione precedente, visto che i primi due hanno ricoperto, rispettivamente, i ruoli di amministratore delegato e presidente. E anche questa è una novità per l’Italia.

Il mirino della Bce era puntato da tempo sull’azionista di riferimento, la famiglia Malacalza: le dimissioni di altri tre consiglieri di amministrazione, arrivate negli ultimi giorni dell’anno, hanno accelerato gli eventi. Hanno firmato la lettera di addio anche Salvatore Bragantini, Bruno Pavesi e Lucia Calvosa, solo qualche settimana dopo l’uscita di scena di Raffaele Mincione e Lucrezia Reichlin. Senza cda la Banca era ingestibile e così è arrivato il commissariamento, dopo la sospensione a tempo indeterminato del titolo. L’ultimo tassello di una crisi iniziata con il veto di Malacalza del 22 dicembre all’aumento di capitale da 400 milioni, necessario per garantire il prestito da 320 milioni del Fondo Interbancario che ha permesso a Carige di traguardare il 2018.

Innocenzi e Modiano conoscono bene la situazione e hanno già in mente le mosse per ripartire: «Il primo contatto sarà con Maccarone: è con lui che va cercata una soluzione» racconta una fonte interna a Carige. Salvatore Maccarone è presidente del Fondo interbancario (Fitd), il pool di 90 banche che ha prestato 320 milioni a Carige: ora il dialogo può ripartire, perché la governance della banca esce «più forte e semplificata» dalla decisione dell’Eurotower. Il piano di rafforzamento patrimoniale è la priorità: insistere sull’aumento di capitale potrebbe trovare ancora l’ostilità di Malacalza in Assemblea, con un altro veto da parte del principale azionista. Così la strada più probabile è che il fondo interbancario converta il prestito in azioni.La mossa consentirebbe di evitare il passaggio in Assemblea e porterebbe un immediato rafforzamento dei coefficienti patrimoniali.

Cambierebbe poi in un colpo solo, anche la geografia della governance: Malacalza, se i 320 milioni venissero trasformati in azioni, scenderebbe dall’attuale 27,5% al 5%, almeno secondo i calcoli degli analisti. Non è però l’unica strada che i commissari hanno in mente. Ieri Modiano confidava ai suoi collaboratori che «il dialogo dovrà ripartire anche con il principale azionista» perché il lavoro per rimettere in sesto la Banca è solo all’inizio. «Con i colleghi abbiamo tirato un sospiro di sollievo – raccontava ieri l’ex presidente al suo staff – perché la scelta di continuità è una prova di grande fiducia. Non era così scontato – ha ammesso – che la Bce confermasse presidente e amministratore delegato nei nuovi ruoli». Per i vertici della Banca è la prova che la crisi «è stata soprattutto di governance e non finanziaria: i 320 milioni garantiscono i fondamentali di Carige». Non c’è stato – spiegava sempre l’ex presidente – l’assalto agli sportelli per ritirare il denaro dai conti correnti «e anche se questa storia viene avvertita come strana, alla fine il bond ha messo in sicurezza la banca e ora ci consente di ripartire. Non ci saranno conseguenze per i nostri correntisti». Così Modiano, racconta chi gli è stato vicino nel giorno più lungo, è andato a casa «con animo sereno, perché quella di ieri non è nemmeno stata la giornata più difficile» per il neo commissario della Banca.

PIÙ LEGGERI PER L’AGGREGAZIONE 
Ci sono alti due pilastri su cui si lavorerà da subito: il peso degli Npl dovrà scendere al 10%, dall’attuale 22%, per favorire la manovra di derisking. È la condizione per mettere in ulteriore sicurezza la banca e portarla all’altare più snella: l’aggregazione è l’altro grande capitolo. «Siamo lontani» dicono dalla Banca; «Non c’è niente in vista» ha ribadito Modiano. Ma le voci su Unicredit sono partire in contemporanea con la mossa del commissariamento e ieri l’istituto non ha voluto commentare. L’aggregazione sembra necessaria: «Il nostro auspicio è che l’operazione si possa realizzare così come era partita, con il nostro accompagnamento verso un’aggregazione con un istituto in grado di risolvere i problemi» ha detto ieri Maccarone, l’uomo a cui verrà anche chiesto uno sconto sul 16% di interessi che gravano sul prestito. I commissari ora hanno più potere, possono evitare i veti di Malacalza e dare vita ad una governance più snella. Per questo Maccarone spiega che l’aggregazione potrebbe persino arrivare più velocemente: «È una delle possibilità. La ristrettezza del plotone al comando facilita le decisi