Carige, due soluzioni per la crisi

@Alessandro D’Amato 3 Gennaio 2019 next.it

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Carige ha due strade davanti e una è più difficile dell’altra. Per l’istituto genovese ieri commissariato dalla Banca Centrale Europea la crisi ha due possibili, che abbiamo già visto all’opera negli anni scorsi; ma entrambe presuppongono l’intervento del governo. La prima porta alla cosiddetta soluzione veneta ovvero quella già praticata per la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, l’altra potrebbe vedere scendere in campo il Monte dei Paschi di Siena.

Carige, due soluzioni per la crisi

Il Corriere della Sera parla di Unicredit, Ubi Banca o Banco BPM, attratti soprattutto dai due miliardi di patrimonio inespresso di Carige per regole contabili. Ma ieri piazza Cordusio ha tirato fuori una mezza smentita sulla possibilità di un coinvolgimento, sostenendo anche che l’acquisizione era in contrasto con il piano di Mustier che prevede la crescita interna. Questa soluzione prevederà comunque condizioni meno onerose per il bilancio statale rispetto a quella che ha portato le venete a Ca’ de’ Sass. L’altra, di cui parla oggi La Stampa, è più impervia: l’intervento di MPS, controllata dallo Stato attraverso il Tesoro, entrato nell’azionariato con un salvataggio pubblico che potrebbe replicarsi in Carige ma che al momento è considerato “l’extrema ratio”.

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Carige, un anno a Piazza Affari (Corriere della Sera, 3 gennaio 2018)

Intanto Consob ha deciso di sospendere le quotazioni a tempo indeterminato quale essenziale strumento per realizzare il rilancio dell’intero sistema economico-sociale ligure. E questo potrebbe essere un indizio, commentano oggi Nicola Lillo e Ilario Lombardo:

È una traccia che sembra portare nella direzione dello schema adottato per la banche venete, ma in versione soft. Vendita dell’istituto e aggregazione: esattamente dove la Bce vuole portare Carige assieme al suo management. Il governo può fare leva sulla moral suasion verso istituti importanti del Paese perché facciano qualcosa, intervenendo e risolvendo un problema che rischia di diventare sistemico a patto però che i costi non siano troppo salati per lo Stato come avvenuto per le due venete.

In quel caso l’impegno pubblico per coprire il fabbisogno di capitale di Intesa e per la garanzia a copertura di perdite future fu alto, calcolato in 11,2 miliardi di euro: 6,4 di garanzia del governo e 4,8 miliardi in finanziamenti diretti all’istituto bancario . Intesa rivelò la parte sana e rifiutò quasi 20 miliardi di sofferenze. Il M5S che si oppose allora difficilmente potrebbe dare il via libera oggi. Diverso il discorso se il prezzo dell’operazione fosse minimo. Davanti all’interesse di un altro gruppo, il governo potrebbe mettersi alla regia del salvataggio, tanto più in un territorio, colpito dalla tragedia del ponte di Genova, dove potrebbe facilmente giustificare le necessità di garantire la continuità economica.

La soluzione veneta o l’intervento di MPS per Carige

Una strada più praticabile di quella che porta a Siena, se non altro per le regole europee sulla concorrenza. Di certo il Sole 24 Ore oggi esclude l’ipotesi Bail In, “perché il commissariamento resta orientato verso la ricerca di soluzioni di mercato, obiettivo primario. Solo nel caso in cui tutte le opzioni di mercato sul tavolo dovessero fallire (aumento di capitale, fusione, ingresso di nuovi soci), e i ratios patrimoniali di conseguenza peggiorassero, allora la Bce dichiarerebbe la banca “in dissesto o a rischio di dissesto” e consegnerebbe il dossier Carige al Comitato di risoluzione unico: il SRB potrebbe optare per il risanamento tenendo in vita una banca sana anche post bail-in oppure avviare la risoluzione nell’interesse pubblico europeo. Senza dimensione europea, il SRB trasferirebbe il dossier alle autorità italiane“.

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I conti di Carige

E quali sono le conseguenze per i correntisti, e più in generale per i clienti di Carige? “Il commissariamento di Carige non influisce sui normali rapporti, né sui contratti che la banca ha al momento in corso con la propria clientela. La circostanza che l’istituto di credito sia stato posto in amministrazione straordinaria lascia infatti del tutto immutata la sua gestione ordinaria. L’unica differenza rispetto al passato è che a gestire la banca ligure non sarà più il Consiglio di amministrazione, ma i commissari nominati dalla Banca centrale europea in via temporanea. Il fatto che due delle tre persone nominate in via temporanea – il presidente, Pietro Modiano, e l’amministratore delegato, Fabio Innocenzi – siano in fondo gli attuali amministratori accentua semmai la continuità con la precedente gestione e rappresenta un’ulteriore garanzia per i rapporti tutt’ora in essere”.