BIG PHARMA / NEGLI USA NOZZE STELLARI DA 74 MILIARDI DI DOLLARI

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Entra una nuova star nell’Olimpo di Big Pharma. Nasce dal matrimonio tutto statunitense tra Bristol-Myers Squibb e Celgene Corporation. La prima, infatti, ha acquistato la seconda per 74 miliardi di dollari, una delle più grosse operazioni mai messe a segno nell’industria più ricca del mondo, quella farmaceutica. Più o meno gli stessi importi che hanno caratterizzato le nozze fra il colosso tedesco del farmaco e non soloBayer e l’americana Monsanto, leader nel settore di sementi e fertilizzanti.

Nella hit, adesso, le stelle sono così allineate: al primo posto Pfizer, con un fatturato annuo da 57 miliardi di dollari, seguita da Roche (44 miliardi), poi da Sanofi e Johnson & Johnson, praticamente appaiate a quota 37 miliardi, quindi Merck & Co. appena più giù (36) e Novartis (33), che viene raggiunta dalla nuova real coppia, nata dalla fresca fusione.

Coppia che va ad occupare il primo posto in un settore strategico, quello dei farmaci antitumorali: nel pedigree della newyorkese Bristol Myers, infatti, spiccano due prodotti che sono andati benissimo quanto a vendite: quasi 10 i miliardi ricavati nel 2017 da Opdivo, un antitumorale usato contro il melanoma, e Eliquis, un anticoagulante, somma equamente suddiviva fifty fifty tra i due medicinali top.

In quello di Celgene (che ha il suo quartier generale nel New Yersey), invece, è andato alla grandissima, sempre nel 2017, Revlimid, utilizzato nel contrasto del mieloma: tanto per rendere l’idea, un ciclo di Revlimid costa la bellezza di 100 mila dollari, per un fatturato annuo che supera abbondantemente gli 8 miliardi di dollari.

Ancora un dato: l’utile fatto segnare, sempre per il 2017, da Bristol Myers è stato pari a 2 miliardi e mezzo di dollari, e altrettati ne ha realizzati la sposa Celgene. Vere nozze da favola, adesso.

Nel corso del 2018, però, si è verificato un rallentamento, soprattutto da parte di Celgene e del suo Revlind. Il che ha consigliato di accelerare i tempi del matrimonio tra i due gruppi, per diventare oligopolisti nel settore e consentire di sviluppare ricerche all’avanguardia per produrre nuovi farmaci in grado di fornire le stesse, anzi addirittura migliori performance di Revlind.

Per portare a termine la fusione e soprattutto disegnare il futuro è al lavoro un italiano, già da quasi 20 anni ai vertici di Bristol Myers-Squibb, Giovanni Caforio: in precedenza, cioè fino al 2000, era stato il numero uno per l’Italia della Abbott. “Insieme con Celgene – dichiara a botta calda Caforio – daremo vita ad un’azienda innovativa, leader nel settore della biofarmaceutica, con un programma di ricerca ampio e valido  che guiderà la crescita sostenibile e offrirà nuove opzioni per i pazienti affetti da gravi patologie”.

In soldoni, saranno brevettati a breve (cioè entro fine 2019) sei nuovi farmaci.

Lo stessa poltrona di Caforio (presidente e amministratore delegato) era stata occupata fino al 2015 da Lamberto Andreotti, figlio del mitico divo Giulio.

Come la Voce ha sottolineato in altre occasioni, l’industria farmaceutica, soprattutto negli Usa ma anche a livello mondiale, è la numero uno, in testa per i suoi stratosferici fatturati, capace di condizione il mondo medico e la ricerca scientifica in particolare. Negli Stati Uniti ha appena superato lo storico leader, ossia l’industria bellica. Pillole, adesso, battono armi.

In cima alla hit dei grandi finanziatori della politica Usa c’è proprio Big Pharma, che nelle sue scelte è sempre molto oculata e bypartizan al punto giusto: una montagna di dollari equamente suddivisi tra conservatori e repubblicani in occasione delle presidenziali.

Chiunque vinca sarà sempre un grande amico…

B.Carige: prima mossa commissari chiedere taglio interessi bond

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La priorità dei neo commissari di Carige, quando lunedì l’attività finanziaria riprenderà a pieno regime dopo la pausa per le festività, sarà di ottenere una riduzione degli interessi a valere sul bond da 320 mln di euro sottoscritto dallo Schema Volontario. 

E’ quanto si è appeso da fonti vicine al dossier che sottolineano come la stabilizzazione della governance conseguente alla decadenza del Cda e alla successiva nomina dei tre commissari, possa ragionevolmente trovare una sua plastica rappresentazione nella riduzione del tasso dell’obbligazione, salito dal 13% al 16% in conseguenza della mancata approvazione dell’aumento di capitale da parte dell’assemblea della banca. 

Al momento l’eventualità di una conversione, totale o parziale, dell’obbligazione in equity rimane un’ipotesi che si potrà verificare solo qualora il Cet1 della banca dovesse scendere sotto i minimi Bce. In quel caso tutta o parte dell’obbligazione potrebbe essere convertita in Common equity, configurando un anticipo in conto futuro aumento di capitale. 

La definizione degli obiettivi e del contenuto del piano industriale, cui, come è noto, l’azionista Malacalza Investimenti ha stottoposto l’ok alla ricapitalizzazione, non dovrebbero vedere la luce prima della fine del mese di febbraio. E questo potrebbe allungare l’incertezza riguardo le mosse del primo socio della banca genovese. Ieri in una nota, la holding ha infatti ricordato di “avere espressamente manifestato anche 

successivamente alla data dell’assemblea – nell’ambito di interlocuzioni 

con i vertici della banca e in sedi istituzionali – la propria posizione 

favorevole all’approvazione della ricapitalizzazione a fronte di una 

naturale disponibilitá del Cda a fornire a tutti gli azionisti i necessari elementi conoscitivi e valutativi – il riferimento è, tra l’altro, al piano industriale – utili per potersi consapevolmente esprimere, e potere assumere decisioni anche in ordine alla sottoscrizione”. 

glm 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 04, 2019 11:52 ET (16:52 GMT)

A CARLO MESSINA Montemonaco senza bancomat dal 15 gennaio. Il sindaco Corbelli: “Impensabile. Contribuiremo per tenerlo”

picenooggi.it 3.1.19

“Ci troviamo a mille metri sul livello del mare, affrontiamo rigidi inverni, la viabilità risulta complessa causa ghiaccio e neve ed è assolutamente impensabile costringere gli abitanti a spostarsi di circa dieci chilometri per rifornirsi di contante, un disagio soprattutto per i più anziani”

Il sindaco Onorato Corbelli alla Casa Gioiosa

MONTEMONACO – Storie di un’Italia dimenticata. Dove un bancomat, banale strumento onnipresente nelle città, diventa la trincea per mantenere un minimo di modernità.

“Lasciateci il bancomat”: è infatti l’ennesimo appello lanciato dal sindaco del Comune terremotato di Montemonaco Onorato Corbelli, di fronte alla prospettiva di chiusura dello sportello automatico. Un problema “ciclico” con “l’annosa conseguenza di rischiare di perdere quello che è un servizio essenziale per la popolazione.

“Stavolta la decisione di Intesa San Paolo – dice Corbelli all’Ansa – sembra categorica: lo sportello bancomat verrà rimosso sembra, con data ultima, il 15 gennaio”. Il Comune protesta ed è disposto a contribuire con un impegno economico “pur di continuare a garantire il servizio ai cittadini”. “Montemonaco si trova a mille metri sul livello del mare, affronta lunghi e rigidi inverni, la viabilità risulta complessa causa ghiaccio e neve – argomenta Corbelli – ed è assolutamente impensabile costringere gli abitanti a spostarsi di circa dieci chilometri per rifornirsi di contante, un disagio soprattutto per i più anziani”.

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Grazie anche a solidarietà parrocchia Casapulla (Caserta)

 © ANSA

FOTO– RIPRODUZIONE RISERVATA+CLICCA PER INGRANDIRERedazione ANSAMONTEMONACO (ASCOLI PICENO)26 novembre 201814:19

(ANSA) – MONTEMONACO (ASCOLI PICENO), 23 NOV – Il terremoto ha lasciato ferite molto profonde a Montemonaco, come negli altri paesi dei Sibillini. Così ogni qualvolta riapre un’attività commerciale è un’occasione speciale per l’intera comunità, perché simboleggia rinascita e speranza. Il 24 novembre è stata inaugurata la nuova location del bar ristorante Zocchi, storica attività ricettiva dell’area montana che vanta mezzo secolo di storia. Presenti a Montemonaco per l’occasione anche una cinquantina fedeli della parrocchia di Casapulla (Caserta) che ha contribuito economicamente alla ripartenza del bar. Un giorno speciale atteso da due anni a Montemonaco i cui abitanti non hanno intenzione di arrendersi. Il bar Zocchi venne aperto nel 1969 da Antonio Zocchi e oggi è gestito dal figlio Massimo e dalla nuora Rita. “Il terremoto del 2016 aveva reso la nostra struttura inagibile – raccontano Massimo e Rita -. Per alcuni mesi abbiamo trasferito la nostra attività su un container di 30 metri quadrati”. “Ma non poteva essere quella la soluzione al problema – spiegano – In sostanza, per quasi un anno e mezzo siamo rimasti fermi. Vi lasciamo immaginare i gravissimi disagi che abbiamo affrontato. Il 30 ottobre 2016, era giorno della Sagra della Castagna qui a Montemonaco: il mondo ci è cascato addosso. Dopo due anni, sempre in occasione della stessa festa paesana, abbiamo riaperto sfruttando la legge n. 9 che consente di avere una nuova struttura in legno a pochi metri dai nostri locali danneggiati dal sisma. Siamo molto felici, ringraziamo tutte le persone che ci hanno aiutato”. “In centro storico, dai 500 abitanti che eravamo siamo rimasti meno di 250 – aggiungono Massimo e Rita -. Ma vogliamo ripartire lo stesso con tanta fiducia”. La nuova struttura di 104 mq in legno con basamento in cemento, è stata realizzata da un’azienda di Bolzano e completata da ditte locali. Il costo di 200 mila euro è stato coperto per metà dalla Regione. Al resto hanno pensato alcuni amici, la parrocchia e il parroco di Casapulla, don Andrea Monaco, e un mutuo. L’iniziativa di un vigile del fuoco di Casapulla che ha prestato servizio a Montemonaco ha fatto partire il progetto “Adottiamo un’attività”.

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Dopo il terremoto: viaggio a Montemonaco, tra sapori antichi e paesaggi da incanto

di RITA BARTOLOMEIUltimo aggiornamento il 30 agosto 2018 alle 15:13

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https://www.quotidiano.net/speciali/terremoto-italia/video/montemonaco-monti-sibillini-leggende-terremoto-1.4042712

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CARLO MESSINA COME SI FA A LASCIARE QUESTO PICCOLO PAESINO DELL’ENTROTERRA MARCHIGIANO SENZA L’UNICO BANCOMAT DI INTESA SAN PAOLO?

IO MANDEREI QUESTO INVERNO A QUEL DIRIGENTE DI INTESA SAN PAOLO CHE HA PRESO QUESTA INTELLIGENTE DECISIONE A PASSARCI L’INVERNO – ALLORA SI RENDEREBBE CONTO DEL DISAGIO CHE GLI ANZIANI E LE POCHE PERSONE RIMASTE SUBIRANNO.

SPERO CHE QUEL DIRIGENTE CHE HA PRESO QUESTA IGNOBILE INIZIATIVA SI RAVVEDA.

GRAZIE

PIANO 35: MARCO SACCO CUCINA NEL RISTORANTE PIÙ ALTO D’ITALIA

DI ANNALISA LEOPOLDA CAVALERI IL 24 OTTOBRE, 2018 finedininglovers.it

Piano 35: Marco Sacco cucina nel ristorante più alto d'Italia
FOTO PIANO 35 – TORINO

Il nome di Marco Sacco, due stelle Michelin e patron del ristorante Piccolo Lago di Verbania non può che essere una garanzia. La sua voglia di nuove sfide l’ha portato a Torino, per firmare il menu di quello che è già diventato famoso come il “ristorante più alto d’Italia”. Inutile dire che la vista è mozzafiato, ma la proposta gastronomica non è da meno. Suggestioni culinarie “ad alta quota” che la sera acquistano un mood particolarmente romantico.

PIANO 35 | IL LOCALE


La luce è protagonista in questo ristorante e, di giorno, ti avvolge a 360 gradi grazie alle grandi vetrate che circondano la sala senza soluzione di continuità. Di sera, invece, l’atmosfera si fa rilassante, e le luci soffuse si mischiano a quelle della città. Piano 35 è ufficialmente il “ristorante più alto d’Italia”, posto a 150 metri d’altezza, al trentacinquesimo dei trentotto piani progettati daRenzo Piano. Ma non è finita qui.

Lo chef 2 stelle Michelin Marco Sacco 

Il ristorante è immerso nel verde, in un giardino di essenze esotiche e mediterranee. Lo stile è minimal e giocato sulle trasparenze, le nuances chiare valorizzano la naturale luminosità del luogo: l’intenzione è quella di lasciar parlare il più possibile la cucina dello chef, senza distrazioni. Anche se siamo nella prima capitale d’Italia, l’atmosfera che si respira è moderna e internazionale.

PIANO 35 | IL MENU

Agnello, melanzana affumicata, maionese al timo 

sapori partono dalla tradizione piemontese per completarsi con suggestioni mediterranee e internazionali. A pranzo è disponibile una mini-carta business, mentre la sera il viaggio gourmet propone tre itinerari possibili, concepiti come veri e propri percorsi culturali. Il percorso “Piemonte” permette ritrovare il sapore della tradizione, con piatti come il Vitello tonnato e il Filetto di fassona, fondente di patate, spinacini, sbrisolona di polenta; il “Mediterraneo” fa esplorare i colori e i profumi della cucina italiana, con piatti come Triglia, burrata, pesto di basilico e il Pancotto ai frutti di mare. Se, invece, vi sentite dei pionieri del gusto, potete scegliere il percorso “Mondo“, che vi farà capire l’amore dello chef per i viaggi in paradisi lontani. Le proposte, eleganti e visionarie, sono frutto di contaminazioni e di cultura gastronomica, su tutte Aglio nero e ostricaPacchero e cavialeMerluzzo, curry, lenticchia.

Raviolini del plin ai tre arrosti

Tra i piatti da provare ci sono sicuramente: il Vitello tonnato, la Mazzancolla in kataifi, cous cous, burro d’arancio e zenzero, i Raviolini del plin ai tre arrosti, il Riso Carnaroli, peperone rosso, acciuga e Agnello, melanzana affumicata, maionese al timo. Come finale, un particolarissimo dessert che ci porta in alta montagna: la Torta di mirtilli, gelato al fieno, gelatina alla lavanda, mou di cioccolato bianco.

Torta di mirtilli, gelato al fieno, gelatina alla lavanda, mou di cioccolato bianco 

Cosa: Piano 35

Dove: Grattacielo Intesa Sanpaolo, Corso Inghilterra, 3, Torino

Info: Sito

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Intesa Sanpaolo ha distribuito oltre 3,6 milioni di pasti ai poveri. Ma non riesce a evitare la chiusura del suo ristorante gourmet in cima al grattacielo torinese

efanews.eu 3.1.19

Ha finanziato come filantropia la distribuzione di oltre 3,6 milioni di pasti agli indigenti, ma non è riuscita a evitare la chiusura del suo ristorante gourmet aperto in cima al grattacielo della sede torinese. Banca Intesa Sanpaolo ha posto la lotta all’indigenza tra gli obiettivi del piano triennale e in una nota la banca la tirato le somme del primo esercizio. “Per contrastare l’indigenza nel suo fenomeno più drammatico, la fame, il Gruppo – si legge –  ha stretto accordi con Banco alimentare, Caritas, City Angels, Vidas, per il potenziamento delle loro attività caritative e assistenziali. Al raggiungimento dell’obiettivo ha contribuito inoltre il Fondo di Beneficenza della Presidenza, tradizionalmente dedicato alla filantropia, assicurando oltre 1 milione di pasti, circa il 30% dell’obiettivo prefissato, tramite il sostegno a diversi soggetti tra cui Caritas, Comunità di Sant’Egidio, i gruppi di Volontariato Vincenziano, il Cottolengo, l’Opera di San Francesco”.

La stessa efficienza sembra essere però mancata nella gestione del Piano 35, il prestigioso ristorante in cima al grattacielo progettato da Renzo Piano in corso Inghilterra, con annesso lounge bar al 37mo piano. La banca ha infatti interrotto il rapporto con Cir Food, che gestiva il ristorante e il bar dalla loro apertura, due anni e mezzo fa.  E contestualmente non ha rinnovato  il contratto a Marco Sacco il cuoco bistellato del ristorante “Piccolo Lago” a Verbania, che solo da settembre 2018 era responsabile delle cucine di Piano 35. E Sacco è stato il terzo cuoco in poco più di 24 mesi a lasciare i fornelli del grattacielo dopo Ivan Milani e Fabio Macrì. Insomma, fornire pasti in beneficienza sembra più semplice. La banca ha annunciato alla stampa piemontese l’intenzione di riaprire il locale quanto prima.

Crisi Principe, a San Dorligo cresce la preoccupazione per il futuro

rainews.it 4.1.19

Dopo l’assemblea dei lavoratori i sindacati denunciano la mancanza di indicazioni

Lo stabilimento Principe

Lo stabilimento PrincipeLa crisi del gruppo Kipra. Conclusa l’assemblea dei dipendenti della Principe di San Dorligo. I sindacati hanno ribadito la loro contrarietà in relazione al silenzio della famiglia Dukcevich, proprietaria dell’azienda, sulle prospettive aziendali. Preoccupazione è stata espressa per le ferie imposte il 21 dicembre scorso agli addetti del settore dei prosciutti cotti, dove è stato interrotto l’approvvigionamento della materia prima da due settimane. A Trieste sono impiegati 100 dei 500 lavoratori totali del gruppo nei sei stabilimenti tra la nostra regione, Veneto ed Emilia Romagna. Il 28 dicembre la famiglia Dukcevich aveva polemicamente rinunciato al piano industriale per il mancato sostegno bancario da parte di un istituto di credito. Dopo l’annuncio, attraverso un’inserzione a pagamento, il 31 dicembre scorso, Kipre Holding e le società controllate King’s, Principe di San Daniele e Sia.Mo.Ci. hanno reso noto di aver confermato il mandato per il deposito di istanze per  il “concordato prenotativo” ai legali incaricati, a tutela del patrimonio aziendale e degli interessi dei creditori. Nel 2017 il gruppo Kipre aveva raggiunto un valore della produzione di 163,1 milioni di euro, con un piccolo utile di 1,35 milioni e una situazione debitoria pesante, con un passivo di quasi 130 milioni.

Dipendenti della Deutsche Bank che aiutano i clienti a imbrogliare i contribuenti tedeschi

zerohedge.com 4.1.19

Mentre le azioni della banca di Francoforte scandivano i minimi storici il mese scorso in seguito alla notizia che si era impigliato in due nuovi scandali legali – uno relativo alla facilitazione dell’evasione fiscale che presumibilmente derivava dalla perdita dei Panama Papers, e un altro relativo alla fornitura della banca di servizi di compensazione alla filiale estone di Danske Bank, epicentro di uno dei più grandi scandali di riciclaggio di denaro nella storia europea – notizia che DB aveva pagato un insignificante 4 milioni di euro ai procuratori di Francoforte per il suo ruolo nel facilitare il cosiddetto “cum-ex” “commercia per i clienti che li hanno usati per reclamare falsamente rimborsi fiscali appena registrati.

Ma come è diventato tristemente tipico per DB, che ha coltivato uno dei più ignomini registri delle crisi post-finanziarie per le scorrettezze finanziarie tra le più grandi banche del mondo, l’accordo non è stato la fine di esso. E in un rapporto esplosivo pubblicato venerdì, i giornalisti di Reuters che lavorano con la redazione senza scopo di lucro di Correctiv hanno pubblicato i dettagli degli audit interni commissionati da DB che hanno rivelato che i dipendenti della banca erano a conoscenza dei piani dei loro clienti di sfruttare illegalmente una scappatoia nel codice fiscale tedesco – una lacuna che è stata chiusa nel 2015 – qualcosa che non era precedentemente noto pubblicamente.

DB

Anche se Reuters ha detto che l’audit che ha citato, che è stato preparato dallo studio legale di Londra Freshfields, è stato consegnato ai pubblici ministeri nel 2017, il che significa che probabilmente lo hanno incluso nelle loro indagini prima di decidere l’accordo di dicembre, l’informazione ha rivelato che diversi I dipendenti di DB hanno calcolato freddamente i rischi associati alla facilitazione del comportamento illecito dei loro clienti e hanno deciso di continuare l’attività.

Ci sono “molte indicazioni” che alcuni manager hanno discusso “i rischi reputazionali” del coinvolgimento di Deutsche Bank in un sistema di scambio azionario che è l’argomento della più grande indagine di frode post-bellica della Germania, secondo una conclusione in uno dei cinque audit interni visti di Reuters.

La banca arrivò addirittura a emettere certificati fiscali per le ritenute alla fonte che non erano mai state pagate.

La banca ha emesso certificati fiscali per la ritenuta alla fonte che non erano mai stati detratti e concessi prestiti ai clienti per consentire loro di partecipare al sistema per richiedere i rimborsi fiscali, secondo gli audit.

I pubblici ministeri tedeschi affermano che i partecipanti al programma hanno indotto il governo a pensare che un titolo avesse più proprietari sul suo payday dei dividendi, ciascuno dei quali doveva un dividendo e un credito d’imposta, secondo i documenti del tribunale.

Se non conosci i meccanismi dello scandalo “cum-ex”, ecco una breve spiegazione gentilmente concessa dal Business Times .

Le autorità tedesche sostengono che il regime, che è stato perpetrato dai clienti con l’aiuto di diverse banche globali, costò allo stato tedesco circa 5,6 miliardi di euro in sconti che non avrebbero mai dovuto essere pagati. Esatto: queste banche hanno efficacemente aiutato i clienti a rubare dai fondi pubblici della Germania. Gli audit commissionati da DB si concentrano sul periodo tra il 2006 e il 2011.

Le transazioni cum-ex hanno approfittato del modo in cui la Germania ha gestito una volta i rimborsi fiscali sui dividendi. Al momento, i certificati utilizzati per i rimborsi fiscali non venivano emessi a livello centrale. Le offerte sono state impostate intorno al giorno del dividendo in un modo che ha consentito a un venditore di un titolo e al suo effettivo proprietario di ottenere entrambi un certificato attestante che la tassa sui dividendi era stata pagata. Mentre la tassa veniva pagata solo una volta, entrambi potevano usare i certificati per richiedere il rimborso completo, in base ai risultati. La pratica si è conclusa nel 2012, quando la Germania ha rivisto le sue leggi fiscali.

Le banche sono state sottoposte a controllo di tali sonde per vari motivi: effettuando direttamente le operazioni, finanziando transazioni o fungendo da custodi che rilasciavano i certificati. La Deutsche Bank ha dichiarato di non aver partecipato a scambi cumulativi come comproprietario o acquirente, ma che è stata coinvolta in alcune delle operazioni dei suoi clienti e che sta collaborando con le autorità.

L’audit ha evidenziato le carenze legate a due dipendenti del DB che hanno contribuito a facilitare i prestiti ai clienti che hanno utilizzato il denaro per effettuare scambi cumulativi. Ma i responsabili della banca sono stati anche responsabili di errori significativi nella supervisione, secondo l’audit.

L’audit del 16 aprile 2015 ha indicato “significative carenze” nella supervisione di due operatori commerciali, Simon Pearson e Joe Penna, che secondo loro hanno agito da intermediari tra i clienti e i dipartimenti bancari che hanno prestato denaro per finanziare lo schema cum-ex e rilasciato certificati fiscali.

Pearson e Penna sono stati indagati nelle indagini almeno dal 2014 per il loro ruolo nel commercio cum-ex, secondo i documenti del tribunale. Gli audit di Freshfields dicono che i due commercianti erano a conoscenza del fatto che i primi servizi di intermediazione venivano utilizzati per aiutare altre società a concludere affari con cum-ex.

Le relazioni hanno evidenziato il ruolo degli operatori commerciali, ma hanno anche evidenziato i fallimenti dei controlli interni della banca e l’interruzione dei “manager” nella divisione dei mercati finanziari globali.

Il rapporto del 16 aprile diceva che i controlli della banca sul trading desk diretto da Pearson erano troppo deboli e questa era una “grave carenza”.

Un responsabile specifico è stato individuato nell’audit come responsabile della maggior parte di questi problemi di supervisione.

Quella critica sulla supervisione è livellata al management in generale, ma individua brevemente un individuo.

“Richard Carson era il più diretto responsabile di questa mancanza come supervisore diretto del gestore del trading desk”, afferma il rapporto.

Carson ha lasciato la Deutsche Bank. In una e-mail a Reuters ha detto: “Non ho visto, né sono state fornite copie delle relazioni che hai citato nella tua comunicazione. Non accetterei che ci siano stati dei difetti da parte mia”. Il rapporto non lo coinvolse ulteriormente nello schema cum-ex.

Fortunatamente per DB, questa informazione non è nulla che i pubblici ministeri non abbiano già visto. Ma potrebbe suggerire che ulteriori sanzioni nell’indagine – che è ancora in corso – potrebbero essere imminenti. E questa è una brutta notizia per una banca che sta lottando con azioni in ribasso , gettando entrate e moltiplicando le paure che i raid connessi al riciclaggio di denaro dei Panama Papers potrebbero portare a una multa enorme.

B.Mps: Comm.Ue scettica su ipotesi intervento in Carige (milanofinanza.it)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

di Francesca Gerosa – Milanofinanza.it 

L’ipotesi che B.Mps, ormai risanata grazie al supporto del Tesoro, intervenga in B.Carige non è gradita alla Commissione europea alla luce del piano che la banca ha concordato con Bruxelles per avere il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale dello Stato da 5,4 miliardi. 

E’ quanto hanno detto stamani all’agenzia Reuters due fonti che hanno seguito il dossier Mps nel 2017, quando lo Stato italiano è entrato nell’istituto senese con una quota del 68%. Non solo Mps si è impegnata con l’Ue a non fare operazioni di M&A e deve restare focalizzata sulle dismissioni, ma un intervento dell’istituto in Carige sarebbe un aiuto di Stato, ha spiegato una delle due fonti all’agenzia Reuters. Per gli stessi analisti di Equita si tratta di uno scenario che “difficilmente troverebbe l’apprezzamento del mercato visto che aumenterebbe il rischio di esecuzione della ristrutturazione di Mps”. 

Banca Carige, commissariata dalla Bce lo scorso 2 gennaio, aveva annunciato un aumento di capitale da 400 milioni di euro anche per restituire un prestito da 320 milioni di euro da parte dello Schema volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ma l’operazione è stata bocciata dall’assemblea per l’astensione della famiglia Malacalza, primo azionista della banca ligure. 

A questo punto, secondo una delle fonti citate da Reuters, l’ipotesi più percorribile, agli occhi di Bce, sarebbe una grande operazione di mercato che coinvolga altre banche e riduca il numero degli istituti in Italia, sempre giudicato eccessivo. Una maxi fusione che, però, difficilmente metterà d’accordo gli azionisti dei vari istituti coinvolti, dunque sulla carta resta di difficile attuazione. 

E comunque prima di stringere sul partner bisogna ridefinire il contratto con lo Schema volontario. Nei primi giorni della prossima settimana si terrà l’incontro tra i commissari della banca e i vertici dello Schema volontario. A intesa raggiunta si potrà convocare l’assemblea, momento decisivo, ancora una volta, per l’aumento di capitale che consentirà l’emissione di nuove azioni dell’istituto con le quali, in caso, convertire i titoli subordinati rispetto al bond da 320 milioni sottoscritto dallo Schema Volontario. 

Ieri Malacalza Investimenti, primo socio di Carige con il 27,5%, ha comunicato la sua disponibilità a votare l’aumento di capitale condizionato alla presentazione del piano industriale. Gli amministratori potrebbero, quindi, convocare una nuova assemblea dopo l’approvazione dei risultati 2018 (metà febbraio) quando è ragionevole attendersi che verrà presentato un nuovo piano industriale e comunicati anche i nuovi requisiti Srep. 

Anche una pulizia di bilancio è funzionale a rendere appetibile Carige per la vendita. In quest’ottica sarebbero già partite le trattative con Sga, la bad bank del Tesoro che dovrebbe acquisire buona parte dei 3,7 miliardi tra Npl e Utp in modo da ripulire l’attivo di Carige . Il negoziato dovrebbe portare a circoscrivere un perimetro di Npe tra incagli e sofferenze: Carige ha ancora circa 2 miliardi di Utp e 1,7 miliardi di Npl. L’obiettivo è ridurre l’Npe ratio dal 22% a meno del 10%. 

red 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 04, 2019 09:53 ET (14:53 GMT)

Energia rinnovabile in Uganda: al via il progetto supportato dalla sace Simest

farodiroma.it 3.1.19

Sace Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese italiane del Gruppo Cdp, porterà energia rinnovabile in Uganda grazie ad un progetto che prevede la realizzazione di una centrale idroelettrica con potenza installata di 16 MW da parte dell’azienda PAC. Il Polo dell’export ha deciso quindi di supportare un finanziamento di 3 milioni di euro erogato da Sparkasse, noti Gruppo Bancario dell’Alto Adige, per la realizzazione di questa centrale, situata al confine con la Tanzania, che genererà energia pulita. Mario Paolini, il Presidente della PAC Spa, ha voluto ringraziare SACE Simest per tutta la sua disponibilità nel sostenere il loro progetto all’estero: ” la loro presenza è fondamentale per lo sviluppo del nostro processo di internazionalizzazione e si è dimostrata efficacie ed efficiente anche la cooperazione con il mondo bancario”. Il presidente ha continuato il suo discorso augurando una sempre più proficua e solida collaborazione tra la SACE Simest e il gruppo bancario per farla diventare un punto di forza per tutte quelle imprese italiane che vogliono operare all’estero. La PAC, fondata nel 1969, ha già lavorato in Uganda ultimando la costruzione di una centrale idroelettrica ad acqua fluente con una potenza installata di 41 MW e, ad oggi, si sta adoperando anche per la realizzazione di un altro impianto idroelettrico; tutte opere realizzate grazie alla SACE Simest che è intervenuta nel capitale sociale della ugandese Sipa, controllata sempre da PAC, proteggendo l’investimento dai rischi politici. La nuova centrale idroelettrica Kakigati è invece la prima opera che sarà realizzata insieme a Sparkasse, una cassa di risparmio fortemente radicata nell’alto Adige. PAC si sta adoperando molto all’estero, soprattutto nell’area dell’Africa Subsahariana dove l’azienda sta pensando di attivare altre commesse anche nei paesi limitrofi all’Uganda. Sempre di più infatti l’Africa viene vista come una terra di opportunità:nel 2017 l’export italiano ha registrato in quelle terre una crescita pari al 5,5% per un valore di 5,2 miliardi di euro, dato confermato anche nel 2018. I settori che hanno registrato un buon ritmo di crescita nei primi mesi del 2018 sono quelli della meccanica strumentale, dei prodotti in metallo, degli apparecchi elettrici e dei prodotti chimici.

Dario Caputo

Carige, ora i Malacalza aprono all’aumento

GILDA FERRARI E ALBERTO QUARATI – GENNAIO 04, 2019 themeditelegraph.it

Genova – Malacalza Investimenti rompe il silenzio. Nel day after del commissariamento da parte della Bce, mentre lo spread sale a 273 punti anche sulla scia dei timori internazionali che il caso Carige possa scatenare una tempesta su un mercato già scarsamente liquido

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Genova – Malacalza Investimenti rompe il silenzio. Nel day after del commissariamento da parte della Bce, mentre lo spread sale a 273 punti anche sulla scia dei timori internazionali che il caso Carige possa scatenare una tempesta su un mercato già scarsamente liquido, l’azionista più pesante della banca (27,5%, che dopo aver bloccato l’aumento di capitale è finito nel mirino di Francoforte) spiega di non essersi mai espresso contro l’aumento di capitale, ma di voler vedere prima il piano industriale, riservandosi comunque di procedere «ad azioni» sull’amministrazione straordinaria decisa dall’Eurotower.

Il gruppo quindi ribadisce la posizione espressa nell’assemblea del 22 dicembre, che nei fatti ha contrapposto due visioni differenti: quella dei vertici (il presidente Pietro Modiano, l’ad Fabio Innocenzi) interessati, come la Bce, a chiudere la partita dell’aumento da 400 milioni il prima possibile, chiedendo agli azionisti il via libera preliminare all’aumento per dare un segnale a mercati e correntisti, e quella più industriale di Malacalza, che confidando nei buoni fondamentali di Carige e sul supporto del Fondo interbancario, puntava ad arrivare a febbraio per vedere il piano industriale (all’interno del quale è prevista anche l’aggregazione, magari con il nome o i nomi dei soggetti interessati ad acquisire la banca) prima di decidere. Da Malacalza Investimenti confidano «al pari di tutti gli altri azionisti» di voler essere messi «in condizione di concorrere su basi e presupposti di parità di trattamento, piena trasparenza e chiarezza». Stessi concetti dell’assemblea, che però messi nero su bianco, e alla luce del commissariamento, suonano come un’apertura di credito, o un tregua armata.

Sul fronte bancario intanto si lavora al piano di salvataggio approvato dal cda e condiviso da Bce. La prossima settimana entreranno nel vivo i colloqui tra i commissari di Carige e i vertici del Fondo Interbancario e dello Schema Volontario che ha sottoscritto il bond da 320 milioni senza il quale l’istituto non rispetterebbe i parametri patrimoniali. Non essendo stato deliberato l’aumento di capitale nell’assemblea del 22 dicembre, secondo fonti vicino al dossier del Secolo XIX-the MediTelegraph «una conversione forzosa del bond in azioni è tecnicamente impossibile» ma altri strumenti per fronteggiare eventuali nuovi e più sfidanti parametri sono a disposizione. Per ora è prematura ipotizzare trattative, ma se a fine gennaio Francoforte a valle degli Srep (la valutazione sulla solidità della banca) dovesse assegnare nuovi parametri più severi a Genova, in base al contratto lo Schema Volontario avrebbe la possibilità di procedere a un «versamento in conto capitale allocando tutto o parte del bond» nella casse della banca, salvo poi ottenere in cambio le azioni più in là nel tempo, cioè dopo che l’aumento di capitale da 400 milioni sarà deliberato e nella seconda fase sottoscritto.

Secondo tre diverse fonti qualificate, salvo novità che dovessero sopraggiungere, «Bce potrebbe decidere, in occasione della prossima assemblea e in forza dell’articolo 24 del Testo unico bancario, di sospendere o revocare i diritti di voto» dell’azionista qualora le scelte della Malacalza Investimenti rischiassero di inibire per la seconda volta l’esecuzione del piano di salvataggio che vede nell’aumento di capitale una delle condizioni sine qua non insieme al bond e all’aggregazione.

Parallelamente la nuova gestione di Carige mira a tenere calda la procedura di ricerca dell’alleato strategico: il mandato a Ubs, assegnato dal cda a fine novembre, è confermato e le parti sono in contatto per fissare una prima scadenza entro la quale l’advisor potrebbe fare il punto della situazione.

«Ci sono tre o quattro cose da fare in linea con il mandato della Bce,che ci ha detto di andare avanti con il programma comunicato – ha detto Fabio Innocenzi ieri – All’interno di questo programma c’era il rafforzamento patrimoniale della banca, che è a buon punto perché c’è stata la sottoscrizione del subordinato da parte dello Schema Volontario. Abbiamo fatto anche due operazioni importanti di riduzione dei crediti cattivi e adesso ne vogliamo fare altre. C’è il rilancio industriale e commerciale e su questo abbiamo già un piano in corso di predisposizione che nei primi mesi dell’anno sarà completato. Infine c’è la ricerca di un alleato». Bce, ha aggiunto Innocenzi, «ha deciso di mettere presidente e amministratore delegato della banca come commissari insieme a Raffaele Lener, per dare continuità a quello che stavano facendo nell’interesse dei clienti: è un messaggio chiaro».

Consumi: Confcommercio, crescono acquisti online per saldi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il 61,6% degli italiani attende i saldi, soprattutto le donne, il 68,3% contro il 56,2% degli uomini. Aumenta anche la percentuale di chi ritiene molto importante il periodo dei saldi: il 45,1% contro il 44,9% del 2018. 

Questi alcuni dei risultati principali dell’indagine sugli acquisti degli italiani in occasione della prossima stagione dei saldi invernali 2019 realizzata da Confcommercio Imprese per l’Italia in collaborazione con Format Research. Gli italiani, si legge in una nota, acquisteranno con gli sconti prevalentemente capi di abbigliamento il 95,7%, calzature l’80,3%, accessori (sciarpe e guanti) per il 34% e biancheria intima 28,7%. Gli uomini fanno le loro spese in prevalenza nei negozi di fiducia/abituali, le donne invece in misura lievemente maggiore preferiscono cercare il prezzo “più conveniente” in nuovi negozi. 

In crescita soprattutto nelle regioni del Nord Ovest la percentuale degli acquisti online: 18,9% contro il 15% nel 2018. Il 48,6% delle imprese del commercio sono preoccupate per la concorrenza del web. Gli italiani comunque continuano a dare sempre più importanza alla “qualità”, sebbene il fattore prezzo influisca comunque sull’acquisto di un determinato prodotto. In aumento la percentuale di chi attende il periodo dei saldi per acquistare i prodotti griffati/di marca (22,3% rispetto al 19,7% registrato in occasione dei saldi di gennaio 2018). Circa il 30% è la media di sconto che faranno i commercianti. Aumenta lievemente il senso di tutela nell’acquisto dei prodotti a saldo (68,2% dei rispondenti si sentono molto o abbastanza tutelati contro il 67,1% del 2018). 

liv 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 04, 2019 04:07 ET (09:07 GMT)

B.Carige: pronto intervento del Tesoro con Sga (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Parte dalla Sga la resurrezione di B.Carige. La bad bank del Tesoro, si legge sul Messaggero, dovrebbe acquisire buona parte dei 3,7 mld tra Npl e Utp in modo da ripulire l’attivo di B.Carige. 

Le trattative per questa soluzione, continua il quotidiano, sarebbero partite dai giorni delle festivita’ natalizie. Anche ieri i commissari della banca avrebbero continuato a dialogare con la societa’ del Tesoro. Il negoziato dovrebbe portare a circoscrivere un perimetro di Npe tra incagli e sofferenze: Carige ha ancora circa 2 mld di Utp e 1,7 mld di Npl. L’obiettivo e’ ridurre l’Npe ratio dal 22% a sotto quota 10%. Il negoziato punta a ritagliare il perimetro sul quale dovra’ concentrarsi la due diligence di Sga. 

La ripulitura del bilancio e’ funzionale a rendere appetibile Carige per la vendita. Ma prima di stringere sul partner bisogna ridefinire il contratto con Schema Volontario e Desio. Nei primi giorni della prossima settimana, conclude il Messaggero, si terra’ l’incontro tra i commissari e i vertici dello Schema Volontario. 

liv 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 04, 2019 02:07 ET (07:07 GMT)

Investindustrial: Bonomi sul cioccolato spagnolo (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Nella giornata di ieri World Confectionery group, società appartenente al gruppo Investindustrial, tra i più grandi produttori mondiali di cioccolato, ha annunciato di aver promosso un’opa volontaria per l’acquisto del 100% delle azioni del capitale e delle opzioni convertibili di Natra, multinazionale spagnola quotata a Madrid e leader in Europa a sua volta attiva nel settore del cioccolato e dei prodotti a base di cacao. 

Investindustrial, holding d’investimenti guidata da Andrea Bonomi e con interessi in aziende come Aston Martin, Port Aventura e Recoletos, ha offerto 0,9 euro per ogni azione e 900 euro per ogni obbligazione convertibile di Natra, impegnandosi per un esborso complessivo di oltre 142 milioni di euro. Si tratta, si legge su MF, di una valutazione che comporta uno sconto dell’1,1% rispetto all’attuale prezzo di mercato riconosciuto a Natra, pari a 0,91 euro per azione, ma è pur sempre il doppio del prezzo registrato dal titolo solo un anno fa (0,449 euro). 

red/alb 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 04, 2019 02:15 ET (07:15 GMT)

Carige, ecco il j’accuse: la lettera della Bce Leggi il documento

Venerdì 4 Gennaio 2019di Rosario Dimito ilmessaggero.it

«La decisione di commissariamento è inevitabile al fine di impedire danni significativi al sistema finanziario». E «l’urgenza ricorre in quanto il Soggetto vigilato (Carige, ndr) versa in una situazione finanziaria ed economica in via di deterioramento». Con linguaggio secco, asciutto e incisivo, la Bce spiega le ragioni dell’azzeramento del cda e collegio sindacale della Carige con la nomina di Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener commissari.

LEGGI IL DOCUMENTO

Tre mesi, prorogabili di altri tre, per rimettere in sesto l’istituto e fonderlo con qualche banca. La lettera dell’1 gennaio 2019, firmata da Pedro Gustavo Teixeira, segretario del consiglio direttivo della Bce è la fotografia dello stato di crisi di Carige, riconducibile soprattutto alla governance caotica e rissosa, a lla debolezza patrimoniale e a una posizione di liquidità critica.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’astensione della Malacalza Investimenti, primo azionista con il 27,5%, all’assemblea del 22 dicembre che avrebbe dovuto approvare l’aumento di capitale da 400 milioni, una delle gambe del risanamento concordato con Francoforte che ha previsto la sottoscrizione di un prestito convertendo da 320 milioni sottoscritto l’1 dicembre 2018 dallo Schema Volontario e da Banco Desio e della Brianza. Dalla lettera, di cui Il Messaggero.it è in grado di rivelare il contenuto, si apprende che Carige avrà la facoltà «di presentare osservazioni scritte entro 15 giorni».