Carige, ora i Malacalza aprono all’aumento

GILDA FERRARI E ALBERTO QUARATI – GENNAIO 04, 2019 themeditelegraph.it

Genova – Malacalza Investimenti rompe il silenzio. Nel day after del commissariamento da parte della Bce, mentre lo spread sale a 273 punti anche sulla scia dei timori internazionali che il caso Carige possa scatenare una tempesta su un mercato già scarsamente liquido

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Genova – Malacalza Investimenti rompe il silenzio. Nel day after del commissariamento da parte della Bce, mentre lo spread sale a 273 punti anche sulla scia dei timori internazionali che il caso Carige possa scatenare una tempesta su un mercato già scarsamente liquido, l’azionista più pesante della banca (27,5%, che dopo aver bloccato l’aumento di capitale è finito nel mirino di Francoforte) spiega di non essersi mai espresso contro l’aumento di capitale, ma di voler vedere prima il piano industriale, riservandosi comunque di procedere «ad azioni» sull’amministrazione straordinaria decisa dall’Eurotower.

Il gruppo quindi ribadisce la posizione espressa nell’assemblea del 22 dicembre, che nei fatti ha contrapposto due visioni differenti: quella dei vertici (il presidente Pietro Modiano, l’ad Fabio Innocenzi) interessati, come la Bce, a chiudere la partita dell’aumento da 400 milioni il prima possibile, chiedendo agli azionisti il via libera preliminare all’aumento per dare un segnale a mercati e correntisti, e quella più industriale di Malacalza, che confidando nei buoni fondamentali di Carige e sul supporto del Fondo interbancario, puntava ad arrivare a febbraio per vedere il piano industriale (all’interno del quale è prevista anche l’aggregazione, magari con il nome o i nomi dei soggetti interessati ad acquisire la banca) prima di decidere. Da Malacalza Investimenti confidano «al pari di tutti gli altri azionisti» di voler essere messi «in condizione di concorrere su basi e presupposti di parità di trattamento, piena trasparenza e chiarezza». Stessi concetti dell’assemblea, che però messi nero su bianco, e alla luce del commissariamento, suonano come un’apertura di credito, o un tregua armata.

Sul fronte bancario intanto si lavora al piano di salvataggio approvato dal cda e condiviso da Bce. La prossima settimana entreranno nel vivo i colloqui tra i commissari di Carige e i vertici del Fondo Interbancario e dello Schema Volontario che ha sottoscritto il bond da 320 milioni senza il quale l’istituto non rispetterebbe i parametri patrimoniali. Non essendo stato deliberato l’aumento di capitale nell’assemblea del 22 dicembre, secondo fonti vicino al dossier del Secolo XIX-the MediTelegraph «una conversione forzosa del bond in azioni è tecnicamente impossibile» ma altri strumenti per fronteggiare eventuali nuovi e più sfidanti parametri sono a disposizione. Per ora è prematura ipotizzare trattative, ma se a fine gennaio Francoforte a valle degli Srep (la valutazione sulla solidità della banca) dovesse assegnare nuovi parametri più severi a Genova, in base al contratto lo Schema Volontario avrebbe la possibilità di procedere a un «versamento in conto capitale allocando tutto o parte del bond» nella casse della banca, salvo poi ottenere in cambio le azioni più in là nel tempo, cioè dopo che l’aumento di capitale da 400 milioni sarà deliberato e nella seconda fase sottoscritto.

Secondo tre diverse fonti qualificate, salvo novità che dovessero sopraggiungere, «Bce potrebbe decidere, in occasione della prossima assemblea e in forza dell’articolo 24 del Testo unico bancario, di sospendere o revocare i diritti di voto» dell’azionista qualora le scelte della Malacalza Investimenti rischiassero di inibire per la seconda volta l’esecuzione del piano di salvataggio che vede nell’aumento di capitale una delle condizioni sine qua non insieme al bond e all’aggregazione.

Parallelamente la nuova gestione di Carige mira a tenere calda la procedura di ricerca dell’alleato strategico: il mandato a Ubs, assegnato dal cda a fine novembre, è confermato e le parti sono in contatto per fissare una prima scadenza entro la quale l’advisor potrebbe fare il punto della situazione.

«Ci sono tre o quattro cose da fare in linea con il mandato della Bce,che ci ha detto di andare avanti con il programma comunicato – ha detto Fabio Innocenzi ieri – All’interno di questo programma c’era il rafforzamento patrimoniale della banca, che è a buon punto perché c’è stata la sottoscrizione del subordinato da parte dello Schema Volontario. Abbiamo fatto anche due operazioni importanti di riduzione dei crediti cattivi e adesso ne vogliamo fare altre. C’è il rilancio industriale e commerciale e su questo abbiamo già un piano in corso di predisposizione che nei primi mesi dell’anno sarà completato. Infine c’è la ricerca di un alleato». Bce, ha aggiunto Innocenzi, «ha deciso di mettere presidente e amministratore delegato della banca come commissari insieme a Raffaele Lener, per dare continuità a quello che stavano facendo nell’interesse dei clienti: è un messaggio chiaro».