A CARLO MESSINA -Appello del sindaco di Montemonaco per non togliere il bancomat dal paese

ilfarodiroma.it By redazione ascoli -04/01/2019

Montemonaco ora sotto la neve, foto: Diego Alteri

L’unico sportello automatico del Bancomat a Montemonaco (AP) potrebbe chiudere. Il sindaco Onorato Corbelli ha lanciato un appello per non perdere un servizio fondamentale per la sua popolazione. La decisione di Intesa San Paolo sembra irrevocabile e lo sportello sarà tolto il 15 gennaio. Il Comune è disposto a contribuire economicamente al perdurare della sua esistenza. Altrimenti gli abitanti saranno costretti a percorrere dieci chilometri per rifornirsi di contanti.

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https://www.cronachepicene.it/2019/01/03/no-alla-rimozione-dello-sportello-bancomat-lappello-del-sindaco-corbelli/89049/

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Emergenza terremoto
nel Centro Italia

Un impegno concreto e tangibile a sostegno
delle popolazioni colpite dal sisma

Il Gruppo Intesa Sanpaolo, attivamente presente nel territorio colpito dagli eventi sismici del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, e 18 gennaio 2017, ha preso una serie di provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese che hanno subito danni a causa del terremoto che ha colpito il territorio delle Regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. In particolare, i Comuni individuati dalla Legge n. 229 del 15.12.2016 e Legge n. 45 del 7 aprile 2017.

A fianco delle popolazioni

Ci siamo subito attivati con iniziative a sostegno di famiglie, imprese, piccoli artigiani e commercianti, professionisti e imprenditori che hanno subito danni a causa del terremoto: dalla cancellazione dei mutui prima casa e condizioni agevolate per i finanziamenti, alle coperture assicurative per i più giovani; dalla garanzia dell’operatività delle filiali danneggiate, a spazi gratuiti a uso ufficio per le esigenze di professionisti e imprenditori.
Mutui e PrestitiSospensione gratuita dei finanziamenti per privati e aziende (mutui e prestiti), e cancellazione mutui prima casa di immobili crollati o inagibili
Scopri di più
Coperture assicurativeGaranzia di un capitale per il futuro dei minori colpiti dal terremoto che hanno perso entrambi i genitoriScopri di piùSpazi di lavoro dedicatiSalottini privati funzionali e accoglienti in alcune delle filiali del Gruppo Intesa Sanpaolo a disposizione dei clienti per la loro attività professionale.Scopri di più

Dai il tuo contributo

Anche tu puoi dare il tuo contributo con un bonifico a:

Un aiuto subito – Terremoto Centro Italia 6.0
 

        IBAN donazioni dall’Italia:
          IT17 E033 5901 6001 0000 0145 551  


         Codice «grande beneficiario»: 9707


         IBAN donazioni dall’estero:
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           BIC: BCITITMX   

Il codice «grande beneficiario» ti permette di semplificare l’operazione: inserisci l’importo e le cifre 970797089709 9716 nel campo beneficiario e tutte le altre informazioni saranno compilate in automatico. L’esenzione è valida non solo per i clienti di Intesa Sanpaolo, ma anche per tutte le altre banche del mondo.

Ricostruire, subito

Abbiamo stanziato oltre 250 milioni di euro per il ripristino delle strutture danneggiate (abitazioni, negozi, uffici, laboratori artigianali, aziende, edifici di valore storico-culturale, residenze universitarie, imprese sociali).

Mutui e prestiti

Prestiti pronto interventi danni e mutui di ricostruzione per i privati a condizioni agevolate che coprono il 100% dei danni causati dal sisma

Finanziamenti

Finanziamenti pronto intervento ripristino scorte per danni e finanziamenti danni rivolti alle aziende, anche agricole, ubicate nelle zone interessate dal sisma, sempre a condizioni agevolate, che coprono interamente i costi sostenuti.

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Intesa Sanpaolo per il sociale: salgono gli investimenti

Scritto il 28 dicembre 2018 da Domenico Megali in Economia & Finanza

Intesa Sanpaolo conferma l’impegno per rispondere alle prime necessità e dare nuove speranze a chi è in grave difficoltà. Non una semplice dichiarazione di intenti ma uno degli obiettivi del Piano d’impresa 2018-2021, obiettivo che è stato raggiunto per il 2018 e che si conferma per il 2019.

“Abbiamo raggiunto l’obiettivo del Piano che più di ogni altro dà un significato al nostro operare quotidiano. I risultati economici e la solidità di Intesa Sanpaolo rappresentano il presupposto della nostra attività a favore di chi è in posizione di svantaggio e fatica a raggiungere quella soglia minima di benessere e dignità che dovrebbe spettare a tutti. Sono molti gli uffici della Banca impegnati in questo sforzo che tocca direttamente tante persone e famiglie, in quello che è diventato un vero e proprio patto per la crescita, tra la Banca e la società civile. Quest’anno abbiamo messo tutto il nostro impegno nell’aiutare le persone in difficoltà: continueremo allo stesso modo nel 2019”, ha detto Carlo Messina, CEO e Consigliere Delegato di Intesa Sanpaolo.

Al raggiungimento dell’obiettivo ha contribuito il Fondo di Beneficenza della Presidenza, tradizionalmente dedicato alla filantropia, assicurando oltre 1 milione di pasti, circa il 30% dell’obiettivo prefissato, tramite il sostegno a diversi soggetti tra cui Caritas, Comunità di Sant’Egidio, i gruppi di Volontariato Vincenziano, il Cottolengo, l’Opera di San Francesco.  Anche la Fondazione Intesa Sanpaolo onlus ha contribuito al raggiungimento del risultato secondo la sua vocazione statutaria che destina le proprie erogazioni – oltre che ai dipendenti in difficoltà e per il diritto allo studio – al sostegno di mense sociali e dormitori.
Lo scorso 11 dicembre scorso, 50 dipendenti hanno operato come volontari presso le mense francescane dell’Antoniano onlus in tutta Italia affiancando all’attività erogativa della banca anche un impegno attivo in prima persona di chi ci lavora.

IL DETTAGLIO DEGLI ACCORDI
Contributo da parte del Fondo di Beneficenza della Presidenza che sosterrà Cottolengo di Torino, Comunità di Sant’Egidio, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Opera San Francesco dei Poveri di Milano, Caritas Italiana che si occupano di garantire supporto agli indigenti. 1 milione di pasti/anno. Accordo quadriennale con la Fondazione Banco Alimentare finalizzato a sostenere la raccolta e la distribuzione di oltre 2,1 milioni pasti/anno tra il 2018 e il 2021. Contributi Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus per ca. 10.000 pasti/anno su tutto il territorio nazionale. Accordo quadriennale con Ospedale Bambino Gesù – Hospice Pediatrico Villa Luisa: copertura di ca 66.000 pasti dal 2019 . Accordo con la Fondazione Together To Go (TOG) in collaborazione a con Intesa Sanpaolo Vita, per ca 11.000 pasti/anno a bambini con gravi patologie neurologiche. Accordo con l’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL) per ca 67.000 pasti/anno. Erogati 5.000 pasti durante la giornata di volontariato aziendale del Gruppo Intesa Sanpaolo, Sottoscrizione accordo con VIDAS – Hospice Casa Sollievo Bimbi: copertura di ca 10.000 pasti. Accordo con VIDAS – Hospice Casa Sollievo dei Bimbi per l’accoglienza dei bambini e dei loro genitori: copertura di ca 3.300 posti letto dal 2019. Messi a disposizione da Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus ca 11.000 posti letto anno su tutto il territorio nazionale. Perfezionato accordo con City Angels per ca 64.000 posti letto anno . Perfezionato accordo con all’Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL) per ca 19.000 posti letto anno. Accordo quadriennale con Ospedale Bambino Gesù – Hospice Pediatrico Villa Luisa, per l’accoglienza di bambini e genitori: copertura di 22.000 posti letto dal 2019. Accordo quadriennale con la Fondazione Banco Farmaceutico finalizzato a sostenere raccolta e distribuzione certificata di 36.000 farmaci anno dal 2018. Contributo specifico dalla Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus. Accordo con Goldenpoint e Caritas Torino per la fornitura e successiva distribuzione di 36.000 indumenti intimi. Contributo specifico dalla Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus.

18am

https://video.repubblica.it/bloomberg/messina-says-the-real-economy-in-italy-is-growing/295237/295856

DAI ANCHE TU IL TUO CONTRIBUTO LASCIANDO IL BANCOMAT A MONTEMONACO – ANCHE SE NON E’ DAVOS E NON C’E’ NESSUN GOTHA DELLA FINANZA INTERNAZIONALE . HO RIPORTATO SOPRA IL COMUNICATO INTESA SAN PAOLO PER RICORDARTI “EMERGENZA TERREMOTO CENTRO ITALIA” – SIGNIFICA ANCHE “Un impegno concreto e tangibile a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma”  – INFINE VORREI RICORDARTI “Intesa Sanpaolo conferma l’impegno per rispondere alle prime necessità e dare nuove speranze a chi è in grave difficoltà. Non una semplice dichiarazione di intenti ma uno degli obiettivi del Piano d’impresa 2018-2021, obiettivo che è stato raggiunto per il 2018 e che si conferma per il 2019.” SOCIALE E’ ANCHE QUESTO.

Francia ancora una volta in fiamme; La veste gialla diventa rabbia dopo che il fondatore è stato arrestato; Poliziotti perforato, gas lacrimogeno schierato

zerohedge.com 5.1.19

Più violenza è scoppiata in tutta la Francia pochi giorni dopo che le autorità francesi hanno arrestato un importante organizzatore del movimento di Gilets Jaunes (Yellow Vest). 

Dopo che le proteste sono iniziate pacificamente, la polizia di Parigi ha sparato gas lacrimogeni e manganelli mentre i manifestanti hanno iniziato a insorgere durante il cosiddetto “Giorno VIII”, mentre erano in corso parate in diverse altre città della Francia  e Londra . polizia sorveglia le barricate sul fiume Senna, mentre i bidoni della spazzatura sono stati bruciati lungo l’elegante Boulevard Saint Germain. 

Sotiri Dimpinoudis@sotiridi · 1hReplying to @sotiridi

#Update: Pictures of Cars Scooters and trash cans are being set on fire in “Saint Germain” in #Paris of the #GiletsJaunes protestors. #ActeVIII

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Sotiri Dimpinoudis@sotiridi

#Update: The #GiletsJaunes protests in #Toulon are still going strong some pictures of the scene. #ActeVIII pic.twitter.com/n3xgLenzV5554:59 PM – Jan 5, 2019Twitter Ads info and privacy

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L’utente di Twitter @Bellingdawg , che ha riferito ampiamente sul movimento Yellow Vest, rivela cosa sta succedendo a Parigi e in alcune zone della Francia che ricevono una copertura meno diffusa. 

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Bellingdog@Bellingdawg

Heavy fighting and severe casualties reported by the Frech Observatory for Human Rights at the Léopold-Sédar-Senghor footbridge during the 8th Battle of Paris.204:42 PM – Jan 5, 201918 people are talking about thisTwitter Ads info and privacy

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Bellingdog@Bellingdawg

Yellow hordes in the Montpelier afternoon. Far from defeated, the Free French record courageous advances in Paris, Rouen, Bordeaux, Lille, Marseille, Caen, Tours, Épinal and many more key strategic targets around the country.144:58 PM – Jan 5, 2019See Bellingdog’s other TweetsTwitter Ads info and privacy

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Bellingdog@Bellingdawg

#Alsace #FreeFrenchArmy regiment march on #Colmar.

It’s fall seems inevitable.115:42 PM – Jan 5, 2019See Bellingdog’s other TweetsTwitter Ads info and privacy

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Bellingdog@Bellingdawg

The Battle of #Dijon continues on the rue de la Prefecture.25:31 PM – Jan 5, 2019See Bellingdog’s other TweetsTwitter Ads info and privacy

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Bellingdog@Bellingdawg

The quays of #Bordeaux are full of #FreeFrenchArmy. It is the first time since the beginning of the revolution that there has been so many people. #YellowVests #GiletsJaunes #GlobalRevolution95:20 PM – Jan 5, 2019See Bellingdog’s other TweetsTwitter Ads info and privacy

Alcuni manifestanti hanno bloccato le strade: View image on Twitter

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Bellingdog@Bellingdawg

“Operation Snail” a complete success on the #A20 between #Paris and #Limoges35:00 PM – Jan 5, 2019See Bellingdog’s other TweetsTwitter Ads info and privacy

Ci sono state anche scaramucce tra polizia e manifestanti nella città portuale settentrionale di Caen. Migliaia di più si sono radunati a Bordeaux nel sud-ovest, a Rouen a nord ea Marsiglia nel sud-est, anche se i numeri sono apparsi molto al di sotto dell’affluenza alle prime settimane delle proteste. – Reuters

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LINE PRESS@LinePress

#GiletsJaune très forte mobilisation à #Paris une péniche prend feu aux abords de la manifestation #Acte8 #ActeVIII #05janvier #05janvier2019354:00 PM – Jan 5, 201948 people are talking about thisTwitter Ads info and privacy

Eric Drouet, 33 anni, uno dei leader di più alto profilo del movimento di Yellow Vest, è stato arrestato mercoledì sera per aver condotto una dimostrazione non autorizzata, segnalando un giro di vite sui manifestanti anti-governativi dopo quasi due mesi di proteste di violenza. 

Drouet, un camionista dei sobborghi di Parigi, è stato arrestato a Parigi mercoledì sera nei pressi dell’iconico viale degli Champs-Élysées, una posizione privilegiata per i giubbotti gialli da raccogliere. Drouet è stato arrestato mentre guidava una commemorazione di giubbotti gialli che sono morti dall’inizio del movimento, molti dei quali sono stati colpiti dalle auto durante le proteste alle rotonde in tutto il paese, secondo il  Wall Street Journal . 

Il movimento, iniziato come protesta contro la tassa sul carburante, si è evoluto in un movimento generale contro l’amministrazione Macron. La Francia è in particolare il paese più tassato al mondo .

“Non hanno il diritto di lasciarci nella merda in questo modo”, ha detto il difensore Francois Cordier, scrive  Reuters . “Siamo stufi di dover pagare tutto il tempo, ne abbiamo abbastanza di questa schiavitù, dovremmo essere in grado di vivere con i nostri stipendi”. 

Macron cerca di rispondere e fallisce

Le proteste che sono arrivate a soli 18 mesi dal mandato di Macron, hanno costretto il 41enne presidente francese a rinviare la tassa sul carburante pianificata ea concedere altre concessioni. 

Il mese scorso, Macron ha promesso tagli alle tasse per i pensionati, aumenti salariali per i lavoratori più poveri e la demolizione di aumenti delle tasse sui carburanti pianificati per sedare i disordini con un costo per il Tesoro di 10 miliardi di euro ($ 11 miliardi).

Le misure hanno segnato la prima grande inversione di marcia per un presidente eletto 18 mesi prima su una piattaforma per rompere con la tradizionale politica francese e liberalizzare l’economia della zona euro pesantemente regolamentata.

In un discorso di Capodanno, Macron ha promesso di portare avanti il ​​suo programma di riforme, dicendo: “Non possiamo lavorare di meno, guadagnare di più, tagliare le tasse e aumentare le spese”. – Reuters

Più di recente, il governo di Macron ha annunciato che avrebbe represso i dirigenti francesi che eviterebbero di pagare le tasse. 

Detto questo, il governo ha resistito alle richieste dei manifestanti della Yellow Vest di ripristinare la tassa sulla ricchezza – che Macron ha abolito dopo essere diventata presidente. 

Dopo aver introdotto la migrazione di massa in Europa, la Germania sta corrompendo gli stranieri per andarsene

zerohedge.com 5.1.19

Il governo tedesco ha organizzato una campagna aggressiva per incoraggiare i migranti illegali a partire, corrompendoli con  un affitto gratuito per un anno nei loro paesi d’origine . 

“Il tuo paese, il tuo futuro, adesso!”, Legge cartelloni pubblicitari in sette lingue, intonacato in quasi 2.500 località in 80 città tedesche, riporta la  National Post . 

Una serie di bandiere corrispondenti alle principali destinazioni – Egitto, Turchia, Afghanistan, Eritrea e Russia – traccia una strada a zigzag verso un orizzonte immaginario .

La campagna pubblicitaria “ReturningfromGermany” è l’ultima tattica del governo tedesco per aumentare le partenze e scoraggiare la migrazione, in un’inversione della controversa politica di accoglienza di Angela Merkel del 2015 al culmine della crisi dei rifugiati siriani. La campagna è stata ideata dal ministro degli Interni Horst Seehofer, ribelle rivale di destra della Merkel, che ha forzato una crisi di coalizione sulla politica di asilo della Germania la scorsa estate. – National Post

Mentre le richieste di asilo respinte si accumulano – e gli arrivi si sono normalizzati da un’inondazione di 700.000 migranti tre anni fa, la campagna cartellone è indirizzata alle circa 235.000 persone che devono ancora lasciare il paese secondo il ministero dell’interno. 

La maggior parte dei richiedenti asilo le cui richieste sono state respinte non possono tornare nel loro paese di origine per diverse ragioni; pericolo, mancanza di documentazione o soffrono di una malattia. Il governo tedesco ha soprannominato queste persone “duldung”, che significa “tollerato”. 

I richiedenti asilo negati che non rientrano in nessuna di queste categorie in genere non si presentano per la loro deportazione. Di oltre 20.000 rimpatri aeroportuali programmati nel 2018, solo la metà di loro è sembrata in grado di riprendere i voli a casa. 

Seehofer, il ministro degli interni tedesco, mira a incoraggiare i migranti a partire con la campagna di cartelloni pubblicitari in denaro contante –  offrendo 1.000 – 1.200 euro per una persona singola e 3.000 per le famiglie  per soddisfare i bisogni primari. 

Non tutti sono fan del nuovo “sistema di pietre miliari”, in cui “si ottiene più denaro se si sceglie di partire prima”, secondo Meiki Riebau – avvocato ed esperto di migrazione presso Save the Children Germany. 

Riebau – che non è un fan della campagna, dice “È un regalo di Natale senza gusto”. 

A seconda della loro nazionalità, i richiedenti asilo possono ricevere 1.200 euro se ritornano prima che la procedura di asilo sia completata; che scende a 800 dopo una richiesta respinta. Ma l’800 fa ancora cenno se decidono di partire volontariamente entro 30 giorni.

La reazione contro i cartelloni pubblicitari e la campagna si è gonfiata rapidamente. Molti sono stati dipinti con battute del calibro di “Tutti i migranti accolgono”. Più di 30.000 persone hanno firmato la petizione “Il tuo futuro senza Horst” in risposta – invitando il loro ministro a negoziare un futuro incerto a Natale.

” È insensibile e un pessimo affare: 1.000 euro non permetteranno a nessuno di andare da nessuna parte se non hanno un futuro”, afferma la fondatrice di petizioni Hannah Huebner. Anche i cartelloni pubblicitari hanno avuto un effetto collaterale non intenzionale: l’annuncio non specifica chiaramente il gruppo target, provocando irritazione e confusione tra la popolazione migrante della Germania in generale, attualmente stimata al 15%. – National Post

“La bandiera turca sul manifesto è particolarmente difficile: molti turchi sono qui da decenni”, ha detto Huebner.

Forse l’incentivo in denaro si rivelerà più efficace dell’approccio della Gran Bretagna quando il Primo Ministro Theresa May ha viaggiato con i furgoni attraverso i quartieri con cartelloni pubblicitari che recitavano “Vai a casa o in arresto”. La sua iniziativa ha comportato solo 11 partenze volontarie. 

Jfk, Luna e 11 Settembre: ci prendono in giro da 50 anni

libreidee.org 5.1.19

Quali sono per me i tre argomenti di controinformazione più importanti, di cui occuparsi? Be’, per me il più importante in assoluto è stato l’11 Settembre. Ci ho dedicato praticamente dieci anni di lavoro: per dieci anni ho studiato solo quello. Ho fatto tre film, su quell’argomento. Ho cominciato nel 2006, a cinque anni dall’evento, e l’ultimo lavoro l’ho fatto nel 2013, quindi dopo 12 anni; per cui sicuramente l’11 Settembre è l’argomento più importante, semplicemente perché determina il modo in cui viviamo oggi. Non c’è evento al mondo, nella geopolitica e anche nel privato personale (che ci riguardi tutti direttamente) che non abbia in qualche modo che fare con la bugia dell’11 Settembre. Quindi per questo lo ritengo l’evento più importante (almeno per noi per noi ci viviamo, in questo periodo storico). Poi, allargando un po’ la visione, c’è l’omicidio Kennedy. Secondo me è il prototipo della bugia universale Cioè: è la prima volta, nella storia – e siamo nel ‘63 – che la bugia viene diffusa a livello universale. Viene “comprata” immediatamente, a occhi chiusi, da tutti i media occidentali. E nessuno la mette in discussione – se non vent’anni dopo, perché arrivano i ricercatori. Ma per tutti i telegiornali del mondo, subito e per sempre, è stato Oswald a uccidere Jfk.

E quella è stata la prima volta, storicamente, che la bugia si è diffusa contemporaneamente in tutto il mondo con una sola voce, quella della versione governativa americana. Direi che è stato il primo caso, quindi è importante per questo. Poi c’è Massimo Mazzuccoquello degli allunaggi, dove  ovviamente la presa per il culo è globale: perché se tu provi solo a ipotizzare che già allora, nel ‘69, c’erano mezzo miliardo di persone al mondo, incollate al televisore, che guardavano ’sta roba – convinte di vedere della gente sulla Luna – scopri che è la prima volta che viene testato e collaudato il meccanismo di inganno in tempo reale. Cioè: io ti sto raccontando una fregnaccia e vedo (verifico) che tu ci stai cascando, ci state cascando in tutto il mondo (solo perché la fregnaccia te la faccio vedere in Tv. Io ti faccio vedere questi due pupazzi che si muovono e saltellano sullo sfondo nero, ti dico che sono sulla Luna e vedo che tu ci credi. Quindi ho la conferma di quale sia il potere mediatico della televisione, in quel momento. Omicidio Kenendy, allunaggi e 11 Settembre: impossibile fare una classifica di importanza, dato che ciascuno di questi eventi ha la sua importanza storica.

(Massimo Mazzucco, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti di “Border Nights” nella diretta web-streaming “Mazzucco Live” del 5 gennaio 2019. Regista, documentarista e giornalista, Mazzucco ha firmato documentari come “Inganno globale” e “La nuova Pearl Harbor”, che demoliscono la versione ufficiale sull’11 Settembre, secondo cui le Twin Towers sarebbero crollate a causa dell’impatto degli aerei che le hanno colpite. Nel documentario “L’altra Dallas”, Mazzucco dimostra che non fu Sirhan B. Sirhan ad assassinare il fratello di Jfk, Robert Kennedy, candidato alla Casa Bianca. E nell’ultimo audiovisivo prodotto, “American Moon”, sempre Mazzucco – sulla scorta delle analisi fornite dai maggiori fotografi internazionali – documenta come le immagini dello storico allunaggio del 1969 non siano affatto state realizzate sulla Luna, ma in studi cinematografici o in teatri di posa).

La Cina pubblica i filmati di “Madre di tutte le bombe” trasmessi da Nuke Capable Jet

zerohedge.com 4.1.19

Venerdì la Cina ha svelato il video di un test di successo della sua più potente arma non nucleare, soprannominata “Mother of All Bombs” in riferimento a un’arma precedentemente utilizzata dalle forze statunitensi in Afghanistan. L’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha pubblicato i dettagli dell’arma per la prima volta, definendola  “versione cinese della ‘Madre di tutte le bombe’” .

Si dice che abbia una lunghezza di 5-6 metri e che il suo peso enorme significhi che il veicolo di consegna, in questo caso il bombardiere nucleare a lunga autonomia H-6K della Cina, può trasportare solo uno alla volta .

Mentre la Cina ha negato che si tratti di una bomba termobarica  –  un esplosivo che utilizza l’ossigeno nell’aria circostante per generare un’esplosione ad alta temperatura  – la  sua incredibile dimensione imita la bomba da 22.000 libbre GBU-43 Massive Ordnance Air Blast (MOAB) che le forze USA è caduto nella provincia afgana di Nangarhar per colpire un complesso di tunnel di nascondigli jihadisti nell’aprile del 2017.

Ancora frame dal filmato ufficiale di prova del “MOAB” cinese

Mentre la bomba cinese è lunga, in realtà secondo le stime pesa meno della versione americana, secondo l’analista militare Wei Dongxu, che è stato citato dal semi-ufficiale Global Times che ha dichiarato: “La massiccia esplosione che è stata generata avrebbe spazzato via facilmente terra fortificazioni “.

Il breve video del test è stato pubblicato sul sito web del produttore di armi statali Norinco e mostra la bomba che produce un’enorme palla di fuoco e fumo nero su una pianura anonimo. 

I media cinesi non hanno fornito dettagli sulla data, l’ubicazione o la portata della bomba, ma il video è stato pubblicato per la prima volta sui social media cinesi mercoledì 2 gennaio.

Resta, tuttavia, che gli Stati Uniti sono gli unici militari che abbiano mai usato un dispositivo non nucleare di dimensioni eccessive in battaglia. 

Nel 2017, in seguito allo scoppio del MOAB del 13 aprile in Afghanistan, il Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha rilasciato un video aereo che confermava che la bomba era stata usata contro l’ISIS in Afghanistan. 

Brandon Smith: Trump è un pifferaio magico per il nuovo ordine mondiale

zerohedge.com 4.1.19

Scritto da Brandon Smith tramite Alt-Market.com,

Nel mio ultimo articolo,  “La Fed è un suicida bombardiere con un’agenda più profonda” , ho esplorato e smantellato la recente propaganda che circonda le azioni restrittive della Federal Reserve, inclusa la propaganda secondo cui Jerome Powell è una specie di banchiere ribelle che sta riequilibrando il sistema per il bene della nazione. Per riassumere i punti fatti in quell’articolo:

La Fed creò deliberatamente la “Everything Bubble” in modo che potesse essere deliberatamente implosa al momento giusto – in altre parole, il crollo che abbiamo visto finora durante l’ultimo trimestre del 2018 e proseguendo nel 2019 è una demolizione controllata dell’economia . Jerome Powell non è un “ribelle” contro i facili dettami monetari della Fed. Jerome Powell interpreta il ruolo che gli è stato assegnato. Il lavoro di Ben Bernanke e Janet Yellen era di gonfiare la bolla. Il lavoro di Jerome Powell è far crollare la bolla.

Questa è una tattica usata dalla Fed e dai globalisti che la gestiscono da oltre 100 anni – evocare una bolla del debito, sgonfiare la bolla del debito, causare una crisi, travasare risorse per pochi centesimi sul dollaro, usare il panico per ottenere più potere e centralizzazione, introdurre nuove misure di controllo mentre tutti sono distratti, lavare, ripetere.

Questo processo di demolizione controllata ha bisogno di una considerevole distrazione, così che le banche centrali ei globalisti alla fine evitino la colpa delle conseguenze dolorose dell’evento. 

Inserisci Donald Trump e il falso Trump contro il paradigma globalista. 

Come ho detto la scorsa settimana, la Fed è solo una parte dell’equazione per l’incidente; Trump è l’altro lato.

I giochi di fiducia sono affari molto vari. Possono essere estremamente semplici e spesso ovvi per tutti, ma i più inetti e inosservati, oppure possono essere molto complessi con molte parti mobili dell’inganno combinate in una singola macchina elaborata. È importante capire che i giochi di fiducia non sono solo un mezzo per rubare denaro o oggetti di valore da persone inconsapevoli; sono anche una parte vitale della manipolazione economica, del dominio del governo e della guerra in generale. Quasi tutte le “autorità” economiche tradizionali, i politici, i tattici militari e gli agenti segreti sono in un modo o nell’altro dei truffatori.

Ad eccezione dei tattici militari che agiscono in difesa contro un aggressore, i truffatori sono prevalentemente sociopatici. Per realizzare una “spinta” contro le persone innocenti, è necessaria un’estrema mancanza di empatia. Comprendere la mente e le motivazioni dei sociopatici e dei sociopatici narcisistici rende possibile identificarli più velocemente e ci permette di vedere le loro truffe in anticipo.

In termini di controllo sociale, i truffatori elitari sono molto preoccupati di impedire l’organizzazione spontanea della ribellione. Ma questo non sempre comporta la vera e propria distruzione del dissenso. Invece, le élite preferiscono usare la cooptazione e la direzione sbagliata (giochi di truffa) per attirare i movimenti ribelli per concentrarsi sul nemico sbagliato o per fidarsi della leadership sbagliata.

Mi viene spesso in mente l’infiltrazione del movimento Tea Party da parte di neo-conservatori negli anni successivi alle elezioni del 2008. I neo-con-uomini sfruttavano il desiderio degli attivisti del Tea Party per la legittimità mainstream e una copertura mediatica più diffusa. Hanno dato agli attivisti quello che volevano, iniettando i loro burattini politici nel movimento. Non ci volle molto perché il Tea Party abbandonasse le sue radici iniziali nella sovranità individuale e nella campagna di Ron Paul e adottasse un tono decisamente statalista. Le persone intelligenti lasciarono presto il movimento e continuarono a lanciare i propri sforzi, ma l’obiettivo dello stabilimento era stato raggiunto – le minacce alla base organizzate dal Tea Party non esistevano più.

Detto questo, i principi di economia conservatrice, piccolo governo e libertà personale rimangono radicati nella psiche americana e continuano a crescere. Questi ideali hanno una vita propria e sembrano quasi agire autonomamente a volte da un particolare gruppo o leader.

La singola più importante dinamo dietro l’ascesa dell’attivismo di sovranità è stata in realtà la libertà media, o quello che alcuni potrebbero chiamare i “media alternativi”. Questo gruppo di persone ha lavorato instancabilmente per anni per informare le masse sulle notizie e sui dati reali dietro eventi globali. Nel corso del tempo abbiamo guadagnato la fiducia di milioni di persone sulla base di rapporti onesti e previsioni accurate. Era solo una questione di tempo prima che l’establishment tentasse di co-optare anche noi …

La caduta del Tea Party fu una mancanza di leadership coesa. Non c’era nessuno lì per fermare l’infiltrazione neo-con. Non c’era nessuno in una posizione abbastanza forte da controllare gli influencer in arrivo e impedire alle pillole di veleno di entrare nel flusso sanguigno del movimento. Il problema con la leadership, tuttavia, è che denota centralizzazione e una strozzatura delle decisioni e delle azioni. È piuttosto un dilemma per i sostenitori del decentramento.

Il metodo più efficace per l’istituzione di sabotare una ribellione è quello di porre uno dei loro burattini in una posizione di comando in quella ribellione. Questo sfrutta l’appetito subconscio del movimento per la leadership dall’alto verso il basso. Neutralizza gli attivisti ingannandoli in attesa di ordini dall’alto invece di agire individualmente. Rende un movimento pigro e impotente.

Tuttavia, il gioco della falsa leadership va oltre. Un leader fantoccio carismatico può ingannare gli attivisti nel seguire un percorso completamente opposto ai loro ideali fondativi. Può trasformare il movimento in qualcosa che avrebbero inizialmente disprezzato (come trasformare un movimento governativo a favore della sovranità limitato in un grande culto pro-statale governativo). Può anche intraprendere azioni autodistruttive, facendo apparire il movimento insano o folle per delega.

Ho avvertito di questa potenziale dinamica con Donald Trump molto prima delle elezioni del 2016. In realtà, ho previsto che Donald Trump avrebbe vinto le elezioni sulla base della premessa che i globalisti stavano pianificando una grande truffa; non solo usare Trump come capro espiatorio per il crollo della “bolla” che avevano gonfiato negli ultimi 10 anni, ma anche usarlo come pifferaio magico per attirare i movimenti conservatori nell’inazione individuale, oltre ad essere nominato come co-cospiratori nel crollo economico in cui Trump stava per essere coinvolto.

Nel mio articolo ” Clinton vs. Trump and The Co-Option Of The Liberty Movement “, pubblicato a settembre 2016, ho notato:

“Per riassumere, le élite hanno bisogno di un pasticcio per la rottura del sistema finanziario che hanno progettato. Quel pandemonio non sarà Trump di per sé, ma i conservatori in generale. Se Donald Trump è a conoscenza di questo programma o no, non lo so. Non ho prove concrete che indicano che Trump è anti-costituzione; poi di nuovo, non ho molte prove che indicano che è pro-costituzione. Tutto quello che ho al momento di passare è la sua retorica, e la retorica non conta nulla.

Quello che so è che scatenare una crisi fiscale sotto la vigilanza di Trump e incolpare i conservatori è molto più utile per le élite che scatenare una crisi sotto Clinton e rischiare di incolpare i sindacati bancari internazionali “.

Il crollo è ora iniziato nell’ultimo trimestre del 2018, con mercati immobiliari, mercati automobilistici e mercati del credito in forte declino, così come i mercati azionari tendenzialmente in territorio orso. Nello stesso articolo ho anche affermato:

“Credo che Clinton sia destinato a perdere. Se questo è il caso e Trump viene inaugurato a gennaio del prossimo anno, il movimento della libertà deve chiedersi se Trump è davvero un ostacolo per le élite o se è un alleato delle élite.

La sinistra sta già salutando la possibilità che la campagna di Trump divorerà il movimento della libertà e lo trasformerà in qualcosa di irriconoscibile. Basta dare un’occhiata a questo editoriale di Bloomberg intitolato ” The Tea Party Meets Its Maker “, che annuncia la morte del “Tea Party” per mano di Trump … “

Dopo due anni di testimoni di Trump in azione, mi è chiaro che è un partecipante attivo alla nuova agenda mondiale degli ordini, e non solo un inconsapevole pignolo per la crisi economica.

Trump ha iniziato la sua campagna presidenziale con due questioni molto importanti. Innanzitutto, ha sostenuto la necessità di “bonificare la palude” a Washington DC; che includeva una forte critica dei legami di Hillary Clinton alle élite bancarie e ai globalisti. In secondo luogo, ha criticato lo stato fraudolento dell’economia statunitense, sottolineando che il mercato azionario era in una  bolla enorme creata dalla Federal Reserve  utilizzando tassi di interesse vicini allo zero.

La prima azione di Trump all’entrata nella Casa Bianca è stata quella di invitare più “creature paludose” nel suo gabinetto, andando contro la sua promessa di campagna principale. Questo non era poi così sorprendente considerando il suo passato.

Trump fu salvato negli anni ’90 dall’agente bancario Rothchild Wilber Ross, che lo salvò dai suoi debiti legati al suo fallimentare casinò Taj Mahal. Wilber Ross è ora segretario commerciale di Trump  . Chiedo, a chi Trump sarà fedele? Il popolo americano, che non può offrirgli nulla di conseguenza, o i Rothschild, che hanno salvato la sua immagine pubblica e il suo impero miliardario?

Trump è attualmente “consigliato” da artisti del calibro di Steven Mnuchin, ex Goldman Sachs, Larry Kudlow della Fed di New York, e John Bolton del CFR, tra gli altri.

Trump ha poi ribaltato la sua posizione economica. Invece di avvertire dell’enorme bolla finanziaria che la Fed aveva creato, ha adottato una campagna Twitter TAKING CREDIT per la bolla negli ultimi due anni.

Alcune persone sostengono che Trump ha dato la colpa alla Fed e ha esposto le loro operazioni, ma questo è un teatro basato su osservazioni selettive. Trump continua a porsi come fulcro o fonte dell’attuale incidente. Proprio questa settimana la sua amministrazione ha  definito il declino del mercato un “piccolo problema”  che sarebbe stato risolto una volta che un accordo commerciale con la Cina si fosse consolidato. In altre parole, Trump sta dicendo che la guerra commerciale è la causa dello schianto, non della Fed. Trump quindi incolpa la Fed.

Confondere? Non proprio, quando capisci che Trump fa parte di un grande gioco.

Se Trump era veramente interessato a far cadere i globalisti, allora non avrebbe costantemente fornito loro una copertura così perfetta per i loro crimini. Ho avvertito per l’anno passato che la guerra commerciale è una distrazione perfetta per il pubblico, in quanto la Fed si libera del QE e aumenta i tassi di interesse per uccidere la bolla Tutto. Trump continua ad associare la sua amministrazione alle prestazioni del mercato azionario e al tempo stesso incolpare i ribassi delle scorte sui propri conflitti commerciali con la Cina. Ma che dire della presunta battaglia di Trump con la Fed? È tutta una lotta maniaca.

Mentre il rally azionario si sgretolava nell’ultimo trimestre del 2018, la sceneggiatura che Trump avrebbe seguito in risposta era anche piuttosto prevedibile.

Nel mio articolo ” In A Battle Between Trump and the Fed, Who Really Wins “, pubblicato nel febbraio 2017, ho ricordato ai lettori che l’obiettivo della Fed è una demolizione controllata dell’economia statunitense e del dollaro per aprire la porta al ” reset globale. “Il reset è l’evento che i globalisti sperano consentiranno loro di introdurre un unico sistema valutario globale e l’economia mondiale unica con il FMI e forse la BRI al timone.

Nel mio articolo ” Trump vs. The Fed: America Sacrificed At The NWO Altar “, ho delineato i dettagli del gioco di ruolo. I globalisti VOGLIONO sacrificare la Fed e il dollaro per far posto al loro nuovo sistema di ordine mondiale, ma non possono farlo nel vuoto. Hanno bisogno di una distrazione. La “battaglia con i nutriti” di Trump probabilmente degenererà in una guerra in piena regola. Ma la posizione di Trump contro la Fed non è onorevole.

Secondo la narrativa, Trump non perseguiterà la Fed perché ha creato la bolla di tutto e ora la sta deliberatamente implodendo. Trump sta perseguendo la Fed perché vuole che la Fed renda la bolla ancora più grande continuando a sostenere un rally azionario che Trump ha attribuito al successo della sua presidenza. Trump sarà dipinto come un bambino viziato nella corrente principale, facendo i capricci e attaccando i banchieri centrali “innocenti” che stavano solo cercando di “normalizzare i mercati”.

Nel frattempo, i globalisti possono lentamente uccidere lo status di riserva mondiale del dollaro evitando la colpa delle gravi conseguenze economiche che questo produrrà. Un conflitto tra la Casa Bianca e la banca centrale sarà presentato come un segno che la fiducia nel debito degli Stati Uniti e la longevità del dollaro è una scommessa sbagliata. I detentori stranieri di dollari e di buoni del Tesoro, che stanno già quietando queste attività, accelereranno il disaccoppiamento. Le attività belliche di Trump si aggiungono alla distrazione, creando un brillante teatro in cui i conservatori sono convinti a sostenere un capo fantoccio sull’orlo del collasso, e confermando le folle argomentazioni contro i principi conservatori nelle menti dei globalisti e della sinistra.

Il gioco è quello di convincere i sostenitori della libertà a investire pienamente in Trump, al punto che finiamo per possedere tutti gli errori che commette e ogni disastro che gli viene imposto. C’è una campagna di propaganda concertata contro il movimento della libertà che ci dice che Trump sta giocando “4D Chess”, che Trump sta pianificando un “colpo di stato” contro le élite bancarie, che Trump sta progettando di abbattere la Fed come mezzo per salvare gli Stati Uniti e persino Trump sta lavorando con Jerome Powell per bloccare il sistema globalista come mezzo per “ripristinare la Repubblica”.

Mentre Trump lancia un osso ai conservatori, a volte, incluse le promesse di un muro di confine, o un pull-out in Siria, non ci sono prove a supporto della fantasia che Trump sia una specie di geniale tattico che combatte le forze del male usando il suo ingegno mentre all’interno del sistema. Tuttavia, vi sono prove considerevoli, come ho spiegato in precedenza sostenendo la mia posizione secondo cui Trump è controllata dall’opposizione che lavora con i globalisti per avviare un collasso che sarà incolpato di ideali conservatori e limitati attivisti della libertà di governo. Vedremo a tempo debito. È sfortunato, però, quante persone altrimenti molto intelligenti all’interno del movimento della libertà hanno acquistato in Trump come un eroe su un cavallo bianco.

Gli attivisti e i media alternativi sono i veri eroi. Sono le persone che hanno spinto la filosofia della libertà nel mainstream. Trump ha semplicemente cavalcato l’onda che hanno creato. Anche se era un conservatore legittimo e un costituzionalista (che non è), il movimento non ha bisogno della sua leadership. Non è mai successo. I globalisti lo sanno e sperano di incatenarci a Trump mentre sprofonda nell’oblio storico, distruggendoci tutti.

Il lento naufragio della Apple

di Matteo Persico – 5 Gennaio 2019  Lintellettualedissidente.it

La Apple perde in un solo giorno 430 miliardi di capitalizzazione, registrando un pesante -10% a Wall Street. Per di più Tim Cook, Ceo di Apple, non sembra aver compreso pienamente quali siano i termini del problema.

Sarebbe meraviglioso farsi trascinare dalla corrente, stesi su una barchetta di legno larga e confortevole, avvolti dal calore del sole e aspettando che la pelle diventi olivastra. I pesci, quelli anche, che saltano dentro senza bisogno d’essere pescati e l’acqua di mare che si rivela dolce e dissetante. Sarebbe bello, davvero, non fare un bel niente ed avere successo. Peccato che, nella realtà dei fatti, ad immolarsi su di una zattera in mezzo al mare, con le gambe conserte e stesi a prendere il sole, è più facile incappare in uno tsunami o in un pescecane, che in qualcosa di buono. Tim Cook, CEO di Apple dal 2011, anno in cui è venuto a mancare Steve Jobs, non sembra aver compreso appieno questo concetto, pur avendo ereditato un’azienda che con le zattere non ha assolutamente nulla a che spartire: parlare di un transatlantico sarebbe certamente più indicato. Ma è storia risaputa che anche la più grande delle navi può scontrarsi con un iceberg ancor più grande di lei: e quando ciò accade il risultato fa molto, ma molto male – chiedere al signor Titanic per maggiori informazioni.

Sembra infatti che il “transatlantico” Apple abbia colpito un iceberg bello grosso: il valore delle azioni dell’azienda di Cupertino è infatti calato del 10% in un solo giorno, causando una perdita in capitalizzazione di ben 430 miliardi di dollari. Insomma, un tracollo in grande stile, un vero botto degno dei pirotecnici fuochi d’artificio che ci hanno intrattenuto in questo Capodanno appena terminato. Ma esattamente, quando parliamo di iceberg, cosa intendiamo?

Ed è qui che viene il bello. Il comandante Cook – non James Cook, perché lui certamente saprebbe cosa fare in questa situazione – ha elencato tutta una serie di farneticanti argomentazioni volte a spiegare il tracollo dei ricavi di Apple nel primo trimestre fiscale del 2019. Spiegazioni che, a voler essere onesti, non sembrano altro che giustificazioni poco creative: le politiche messe in atto da Trump, l’incertezza del mercato finanziario cinese, i nuovi agguerritissimi competitors e via dicendo, giù per questo scivoloso pendio composto di cause relative, esterne e collaterali. Farneticazioni, per l’appunto, volte solo a calmare gli azionisti per evitare un tonfo ancor più grave. Chiunque fosse in grado di effettuare una stima attraverso il modello delle cinque forze di Porter – utile a definire il grado di intensità della concorrenza in un dato settore – saprebbe che esiste un solo motivo per cui un’azienda come Apple, dotata di un enorme vantaggio competitivo, può essere incorsa in un simile disastro: la antica, e tanto decantata dai Greci, tracotanza.

Il problema non sono né le cause contingenti né i competitors, a cui i vertici di Apple hanno sbrigativamente addossato ogni colpa, ma è la Apple stessa e primo tra tutti il suo comandante, Tim Cook, che da diversi anni ha oramai deciso di tirare i remi in barca e farsi trasportare dalla corrente. In questo senso, un dato è massimamente esplicativo: da quando c’è Cook al comando non sono stati lanciati nuovi prodotti, sono anni che vengono riciclate le idee di Steve Jobs e del suo team. In altre parole, l’innovazione non è più la ben accetta in casa Apple, il che fa parecchio sorridere se consideriamo che proprio l’innovazione – non il brand o il design, come qualcuno ha stupidamente asserito – ha reso grande la Apple. Che poi, a voler essere totalmente franchi, la mancanza di innovazione non rappresenterebbe nemmeno un grande difetto nel breve periodo, soprattutto se si dispone di un’eredità come quella di Steve Jobs che, in termini di innovazione, farebbe gola a chiunque. Senonché le “vacche da mungere” (o come vengono chiamate nel mondo del business, Cash cow) un bel momento terminano il latte, e se non sei stato attento nell’innovare costantemente la tua linea di prodotti rischi di ritrovarti, prima di poter anche solo pronunciare una singola lettera della frase aiutatemi vi prego, con 430 miliardi di dollari in meno nelle tasche.

Sarebbe sempre meraviglioso adagiarsi su una zattera in mezzo al mare, attendendo che i pesci saltino dentro senza necessità d’esser pescati, e che le tempeste si guardino bene dall’incontrare il nostro cammino. Ma le favole sono favole, e se dovesse continuare così ci ritroveremo presto una lapide in più nel mondo. Sarà la lapide di Apple, su cui verrà incisa l’amara verità: “qui giace Apple, che aveva tutto, ma proprio tutto. Anche la pigrizia”.

I disabili italiani non possono entrare a scuola anche se sono vaccinati

informarexresistere.fr 5.1.19

disabili

Istat: “Soltanto il 32% delle scuole italiane è accessibile ai disabili” – di Ilaria Paoletti

Secondo il rapporto Istat “L’inclusione scolastica: accessibilità, qualità dell’offerta e caratteristiche degli alunni con sostegno” relativo all’anno scolastico 2017/2018, soltanto il 32% delle scuole italiane risulta accessibile per gli alunni disabili.

La situazione più difficile è nel Sud: soltanto il 26% degli edifici è a norma. L’accessibilità per i ragazzi disabili al Nord è, invece, migliore, il 40% delle strutture scolastiche è costruita secondo i giusti criteri.

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Nell’indagine sono state incluse anche le scuole dell’infanzie e la scuola secondaria di secondo grado, per un totale di 56.690 scuole, frequentate da 272.167 alunni con sostegno:il 3,1% del totale.

Nel medesimo rapporto statistico sono definite “accessibili dal punto di vista fisico-strutturale” le scuole che possiedono tutte le caratteristiche a norma: ascensori, bagni, porte, scale e che dispongono di rampe esterne e/o servoscala.

Allo stesso tempo dall’Istat è stata analizzata anche la capacità della scuola italiana di fornire figure di sostegno ai ragazzi con disabilità: gli insegnanti sono circa 156 mila (dato Miur), con un rapporto di 1,5 alunni per insegnante.

Secondo il report, “emerge una maggiore dotazione di insegnanti per il sostegno nelle regioni del Mezzogiorno (1,3 alunni per insegnante)”.

Per i disabili il problema non è solo l’accesso a scuola

Tuttavia, “la continuità del rapporto tra docente per il sostegno e alunno non risulta ancora garantita: il 41% degli alunni ha cambiato insegnante rispetto all’anno precedente mentre il 12% lo ha cambiato nel corso dell’anno scolastico”.

Non vi sono, insomma, figure specializzate che seguano i ragazzi con problemi di apprendimento con continuità, creando in questa maniera agli studenti disabili ulteriori difficoltà.

Questa difficoltà di reperire insegnanti dedicati al sostegno ha fatto sì che “circa il 5% delle famiglie di alunni con sostegno ha presentato negli anni un ricorso al Tar per ottenere l’aumento delle ore”. Fonte Il primato nazionale

Il debito globale batte ogni record: l’economia si sta surriscaldando?

(150824) -- LUOYANG, Aug. 24, 2015 (Xinhua) -- An investor looks through stock information at a trading hall of a securities firm in Luoyang, central China's Henan Province, Aug. 24, 2015. China stocks nosedived on Monday with the benchmark Shanghai Composite Index dropping 8.49 percent to close at 3209.91 points, the sharpest decline since Feb. 27, 2007.  The smaller Shenzhen Component Index fell 7.83 percent to close at 10,970.29 points. The ChiNext Index, tracking China's Nasdaq-style board of growth enterprises, lost 8.08 percent to end at 2,152.61 points. Near 2200 shares tumbled by the daily limit of 10 percent. (Xinhua/Zhang Yixi) (lfj)

Il Fondo monetario internazionale lo calcola in 184mila miliardi di dollari, 225% del Pil mondiale. Uno studio di Citigroup realizzato sulla base dei dati raccolti dall’Institute of International Finance alza la stima a 250 trilioni di dollari, tre volte il totale di vent’anni fa. L’ordine di grandezza è in ogni caso impressionante: il mondo sta venendo sommerso da un fardello di debito potenzialmente insostenibile.

“Sui principali debitori, Stati Uniti, Cina, Eurozona e Giappone, gravano oltre i due terzi del totale dell’indebitamento delle famiglie, tre quarti di quello delle imprese e l’80% del debito pubblico globale”, sottolinea La Stampa mettendo in risalto un’importante caratteristica del debito, che una vulgata economica semplicista troppo spesso riduce al solo debito pubblico dei Paesi. Certamente importante, per quanto la sua sostenibilità sia contestuale alla situazione economica e monetaria di uno Stato (come i casi comparati di Italia e Giappone insegnano), ma che non esaurisce una fattispecie molto più complessa.

ogni debito corrisponde un credito,  per il quale il prestito erogato rappresenta un’attività finanziaria in grado di creare valore. Tuttavia, l’incremento del fardello debitorio internazionale rende ancora più alto il rischio di insolvenza, in un contesto che va analizzato alla luce di diversi fattori: la specificità del problema del debito nei vari scenari in cui si manifesta, la sua aperta correlazione con lo scenario finanziario globale e il dominio dell’incertezza sui mercati dei capitali.

Un debito globale, molti debiti settoriali

Come detto, c’è debito e debito. Oggigiorno esistono diverse spade di Damocle debitorie sull’economia mondiale. Per la Cina il 2019 sarà un anno caldissimo. Con un indebitamento complessivo pari al 240% del Pil, distribuito soprattutto tra enti locali, imprese e famiglie, l’Impero di Mezzo conoscerà la più grande sfida alla sostenibilità del suo impianto dirigista. Al tempo stesso, gli investimenti torrenziali sulla “Nuova Via della Seta” hanno portato all’emergere di problematiche in diverse nazioni (Gibuti, Pakistan, Montenegro, Sri Lanka) circa la sostenibilità di debiti controllati indirettamente dalla stessa Cina, che potrebbero frenare la proiezione economica di Pechino.

“Le preoccupazioni stanno inoltre aumentando sul debito delle aziende: in questo caso sono quella americane ad attirare sempre più attenzione”, aggiunge Il Sole 24 Ore. “Negli ultimi anni si sono infatti indebitate molto, soprattutto attraverso il mercato obbligazionario. Oggi proprio questo settore desta i maggiori timori: perché non solo il mercato delle obbligazioni aziendali è lievitato velocemente negli Usa, ma mediamente i bond sono di qualità peggiore rispetto al passato e il loro mercato è altamente illiquido”. Il 40% delle obbligazioni aziendali statunitensi hanno un rating BBB, appena superiore al livello speculativo. La corsa della finanza dopo la “Grande Recessione” ha portato numerosi colossi di Wall Street a indebitarsi per procedere a operazioni di buyback, capaci di incrementarne il valore delle azioni. Ora che l’euforia sembra essere terminata, restano le secche di un debito aziendale fuori controllo.

Il debito privato è, come in passato, il maggior punto di criticità. E ciò vale anche per l’Eurozona dove a presentare il profilo più preoccupante non è né la Grecia né l’Italia, ma bensì la Francia di Emmanuel Macron, che con un valore aggregato pari al 400%fortemente sbilanciato su imprese e famiglie ha il debito più elevato dell’Unione Europea.

Prevedendo il fallimento delle politiche di austerità del nascente governo Monti nel 2011, Alberto Bagnai sottolineò come la crisi dei Paesi dell’Eurozona afflitti dai problemi di debito pubblico fosse dovuta “all’accumulazione di debito privato verso creditori esteri“, debito “poi morto pubblico” attraverso il salvataggio statale della finanza privata. I segnali congiunturali puntano verso una nuova situazione di crisi finanziaria, e gli equilibri politici attuali lasciano presagire che ciò non potrà risultare praticabile una seconda volta.

Il debito nella morsa dei derivati 

A un livello di debito superiore notevolmente al Pil mondiale si somma un sistema complesso, fortemente asimmetrico, di assicurazioni di diversi gradi e livelli. Come accaduto prima del crack di Lehmann Brothers, i debiti sono cartolarizzati, spacchettati, riassemblati in prodotti più complessi, su cui si innesta un’altrettanto complicata serie di assicurazioni attraverso strumenti derivati.

Essi, scrive con puntualità Fabio Accinelli sul Sussidiario“non sono titoli muniti di un proprio valore intrinseco, bensì ‘derivano’ il loro valore da altri prodotti finanziari esistenti come beni reali alla cui variazione temporale del prezzo essi si agganciano. Il titolo o il bene reale la cui quotazione sui mercati imprime di fatto il valore al derivato assume il nome di ‘underlying asset‘ ovvero ‘sottostante’”.

Vere e proprie “scommesse” sugli andamenti di determinati indici (come possono essere i prodotti creati cartolarizzando i debiti), i derivati sono prodotti fortemente opachi che oggi ingolfano i mercati mondiali. L’atomica dei derivati, pronta a deflagrare, si innescherebbe non appena si manifestasse una grave crisi debitoria nel mondo. 2,2 milioni di miliardi di dollari di derivati, una cifra anche solo da immaginare, ingolfano le società finanziarie e le banche d’affari di tutto il mondo. Tra queste, colossi in pieno affanno come Deutsche Bank. Sembra di parlare del remake di un film già visto: l’ottusità della finanza mondiale non conosce limiti.

L’incertezza minaccia la sostenibilità del debito mondiale

“Posso calcolare i moti dei corpi celesti, ma non la follia delle persone”, disse nel 1720 Isaac Newton, che oltre a esser stato uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi fu guardiano della Zecca Reale inglese e investitore finanziario, dopo lo scoppio della bolla della South Sea Company che gli causò una dura perdita finanziaria. Tre secoli dopo, siamo al punto di partenza. Le fasi di euforia finanziaria prefigurano i momenti in cui sono la volatilità e l’incertezza a farla da padrone.

Stiamo vivendo una di queste fasi. E nel contesto della sostenibilità del debito mondiale, specie di quello privato, questo è un problema. La volatilità riduce notevolmente i margini di manovra per le società impegnate nell’erogazione del credito alle imprese e alle famiglie, gli attesi rincari dei tassi di sconto delle principali banche centrali lasciano presagire un giro di vite che drenerà dai mercati parte della cascata di liquidità che in larga parte ha alimentato il fiume carsico della speculazione finanziaria, a sua volta apportatrice di nuovo debito.

Un mondo profondamente indebitato in cui non c’è spazio per l’erogazione di credito né alcuna reale garanzia per la sostenibilità del debito accumulato in precedenza e dei suoi interessi vive una situazione pericolosa. A oltre dieci anni dallo scoppio dell’ultima Grande Crisi, la finanza torna sui percorsi già battuti in precedenza. Puntando dritta verso il burrone. Le dimensioni della posta in gioco aiutano a comprendere quanto sia difficile per gli Stati e le istituzioni conquistarsi un margine di manovra che sarebbe essenziale per prevenire lo schianto. 2019 e 2020 saranno anni da vivere sull’ottovolante. La bolla del debito è estremamente fragile, e il sistema sembra essersi strutturato in modo tale da facilitarne lo scoppio.

Comanda il denaro: la politica obbedisce e il popolo subisce

libreidee.org 5.1.19

«Il liberalismo si è imposto in modo autoritario, portando con sé impoverimento generalizzato, precarietà, disoccupazione di massa e concorrenza forzata per il lavoro». Per lo scrittore francese Michel Onfray, il neoliberismo ha ormai gettato la maschera: «E’ un sistema economico che ha promesso tutto ma non ha mantenuto niente», scrive Onfray su “L’Espresso”, guardando al caos che ci assedia, con «una plebe che vuole fare piazza pulita, ma senza progetti». Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, seguita nel 1991 dal crollo dell’Unione Sovietica, il capitalismo ha potuto espandersi senza più freni: è allora, ricorda Onfray, che siamo precipitati nell’accelerazione atomica della globalizzazione, «voluta con tanto ardore dal capitalismo liberale più duro», che poi «ha trovato un alleato inaspettato nella sinistra liberale e, in seguito, ancor più paradossalmente, nella sinistra anti-liberale». Per Onfray, il mercato «odia le frontiere, disprezza il locale e ciò che ha messo radici, combatte una guerra spietata contro i paesi, riempie di merda le nazioni, orina contro i popoli e ama soltanto i flussi multiculturali che abbattono le frontiere, sradicano il mondo, devastano ciò che è locale, spaesano i paesi, fustigano le nazioni, diluiscono i popoli a esclusivo beneficio del mercato, l’unico a contare e a dettare legge», per usare «la definizione chimicamente pura del liberalismo».

Il capitale, aggiunge il filosofo transalpino, vuole l’abolizione delle frontiere per porre fine una volta per tutte a ciò che nell’ambito delle nazioni e dei paesi è stato ottenuto con secoli di lotte sociali. Lo se Stato teoricamente prevede una sicurezza Michel Onfraysociale e offre scuole gratuite, il pensionamento a un’età decorosa, diritti del lavoro e un autentico progresso sociale, il neoliberismo si fa beffe delle tutele sociali e pratica la medicina con due pesi e due misure, o quella dei poveri o quella dei ricchi. «Dispone di un sistema di istruzione, certo, ma a misura di genitori facoltosi in grado di pagare le rette per la loro progenie e privo di utilità per i genitori indigenti». E poi «ignora i limiti dell’orario di lavoro e fa sgobbare i lavoratori tutta la giornata, tutta la settimana, tutta la vita, come ai tempi della schiavitù». E’ un sistema che «non conosce il codice del lavoro e trasforma gli operai, gli impiegati, i salariati, i proletari, i precari, gli stagisti in soggetti sottomessi, che devono sobbarcarsi ogni tipo di corvè». Quel che vuole il nuovo capitale, neoliberismo «nella sua versione di destra come nella sua versione di sinistra», è l’affermazione dei sempre più ricchi, a scapito dei sempre più poveri. «Da qui la sua ideologia che prevede l’abolizione delle frontiere, degli Stati e delle tutele di qualsiasi tipo – simboliche, reali, giuridiche, legali, culturali, intellettuali».

Non appena viene meno tutto ciò che protegge i deboli dai forti, scrive Onfray, questi ultimi «possono disporre dei deboli a loro piacere, e i deboli possono essere terrorizzati dal fatto di trovarsi in costante concorrenza, possono essere sfruttati con posti di lavoro precari, maltrattati con contratti a tempo determinato, imbrogliati con gli stage di formazione, minacciati dalla disoccupazione, angosciati dalle riconversioni, messi kappaò da capetti che giocano anche con i loro stessi posti di lavoro». Evaporato lo Stato, è il mercato a dettare legge. «Giocando la carta del liberalismo – aggiunge Onfray – la sinistra al governo spinge nella medesima direzione del capitalismo con i suoi banchieri». E giocando invece la carta dell’antiliberalismo, «la sinistra definita radicale spinge nella medesima direzione», premiando la finanza. Queste due modalità d’azione della sinistra, aggiunge il filosofo, hanno gettato il popolo alle ortiche: «Non ci sarebbero più operai, impiegati, proletari, poveri contadini, Jean Jaurèsma soltanto un popolo-surrogato, un popolo di migranti in arrivo da un mondo non giudeo-cristiano, con i valori di un Islam che assai spesso volta le spalle alla filosofia dei Lumi. Questo popolo-surrogato non è tutto il popolo, ne è soltanto una parte che, però, non deve eclissare tutto ciò che non è».

Il proletariato? «Esiste ancora, e così pure gli operai». Esistono ancora anche gli impiegati (per non parlare dei precari, più importanti che mai). «La pauperizzazione analizzata così bene da Marx è diventata la vera realtà del nostro mondo: i ricchi sono sempre più ricchi e sempre meno numerosi, mentre i poveri sono sempre più poveri e sempre più numerosi». Se nell’ambito dell’Europa si pratica l’islamofilia empatica, aggiunge Onfray, fuori dalle sue frontiere il liberalismo che ci governa pratica un’islamofobia militare. «Al potere, in Francia, la sinistra socialista ha rinunciato al socialismo di Jaurès nel 1983 e in seguito, nel 1991, ha rinunciato al pacifismo del medesimo Jaurès prendendo parte alle crociate decise dalla famiglia Bush, che così ha dato all’apparato industriale-militare che lo sostiene l’occasione di accumulare benefici immensi, conseguiti grazie alle guerre combattute nei paesi musulmani». Queste guerre «si fanno nel nome dei diritti dell’uomo: di fatto, si combattono agli ordini del capitale che ha bisogno di esse per dopare il suo business e migliorarne artificialmente le prestazioni». Usare armi, insiste Onfray, significa poterne costruirne altre, collaudandole sul campo. A chiudere il conto, poi, provvede il business della ricostruzione, che – sempre ai soliti monopolisti – garantisce «introiti smisurati».

Se all’Occidente importasse qualcosa, dei dirittiumani, eviterebbe di allearsi con paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar, la Corea del Nord e la stessa Cina, che secondo Amnesty International non rispettano i diritti dell’uomo. «Queste false guerre per la democrazia, che di fatto sono vere e proprie guerre coloniali – sottolinea Onfray – prendono di mira le comunità musulmane». Dal 1991 hanno provocato 4 milioni di morti tra le popolazioni civili dei paesi coinvolti. «Come si può anche solo immaginare che l’Umma, la comunità planetaria dei musulmani, non sia solidale con le sofferenze di quattro milioni di correligionari?». Di conseguenza, aggiunge Onfray, non ci si deve stupire se in virtù di quella che Clausewitz definì la “piccola guerra”, quella che i deboli combattono contro i forti, l’Occidente gregario della politica statunitense si trova adesso esposto alla reazione che assume la forma di terrorismo islamico. «La religione continua a essere “l’oppio dei popoli”, e l’oppio è tanto La guerra in Siriapiù efficace quanto più il popolo è oppresso, sfruttato e, soprattutto, umiliato. Non si umiliano impunemente i popoli: un giorno quei popoli si ribelleranno, è inevitabile. E la cultura musulmana ha mantenuto potentemente quel senso dell’onore che l’Occidente ha perduto».

Il ritorno del popolo alle urne, per Onfray, è una risposta «alla bassezza di questo mondo capitalista e liberale che è impazzito». Dalla caduta del Muro di Berlino, le ideologie dominanti «hanno assimilato la gestione liberale del capitalismo all’unica politica possibile». L’Europa di Maastricht «è una delle macchine con le quali si impone il liberalismo in maniera autoritaria, ed è un vero colmo per il liberalismo: negli anni Novanta, la propaganda di questo Stato totalitario maastrichtiano ha presentato il suo progetto asserendo che esso avrebbe consentito la piena occupazione, la fine della disoccupazione, l’aumento del tenore di vita, la scomparsa delle guerre, l’inizio dell’amicizia tra i popoli». Dopo un quarto di secolo di questo regime trionfante e senza opposizione, «i popoli hanno constatato che ciò che era stato promesso loro non è stato mantenuto e, peggio ancora, che è accaduto esattamente il contrario: impoverimento generalizzato, disoccupazione di massa, abbassamento del tenore di vita, proletarizzazione del ceto medio, moltiplicarsi di guerre e incapacità di impedire quella dei Balcani, concorrenza forzata in Europa per il lavoro».

A fronte di questa evidenza, il popolo sembra prepararsi a reagire. «Per il momento si affida a uomini e donne che si definiscono provvidenziali». Certo, il doppio smacco di Tsipras con “Syriza” in Grecia e di Pablo Iglesias con “Podemos” in Spagna «mostra i limiti di questa fiducia nella capacità di questo o quello di cambiare le cose restando in un assetto di politica liberale». Per Onfray, anche Beppe Grillo e i suoi 5 Stelle «vivono un flop di egual misura». La Francia, che nel 2005 ha detto “no” a questa Europa di Maastricht, «ha subito una sorta di colpo di Stato compiuto dalla destra e dalla sinistra liberale» che, nel 2008, hanno imposto tramite il Parlamento «l’esatto contrario di ciò che il popolo aveva scelto». Onfray si riferisce al Trattato di Lisbona, ratificato da Hollande e dal partito socialista, come pure da Sarkozy e dal suo partito. «Gli eletti del popolo hanno votato contro il popolo, determinando così una rottura che ora si paga con un astensionismo massiccio o con decine di voti estremisti di protesta». Altri paesi ancora che hanno manifestato il loro rifiuto nei confronti di questa Gilet Gialliconfigurazione europea liberale – Danimarca, Norvegia, Irlanda, Svezia, Paesi Bassi – sono dovuti tornare a votare per rivedere le loro prime scelte. «La Brexit è in corso, e assistiamo in diretta a una sfilza di pressioni volte a scavalcare la volontà popolare».

Oggi, riassume Onfray, il popolo «sembra deciso a voler fare tabula rasa di tutti coloro che, vicini o lontani, hanno avuto una responsabilità precisa nel creare la terribile situazione nei loro paesi». Lo scenario contro cui si ribella è quello innescato dalla globalizzazione neoliberista, «alle prese con le guerre neocoloniali statunitensi, davanti ai massacri planetari di popolazioni civili musulmane e a guerre che distruggono paesi come Iraq, Afghanistan, Mali, Libia e Siria, provocando migrazioni di massa di profughi in direzione del territorio europeo». Un panorama sul quale si staglia ingloriosamente «l’inettitudine dell’Europa di Maastricht, forte con i deboli e debole con i forti». Rabbia e frustrazione: è il carburante che, in Francia, spinge in strada i Gilet Gialli. «Una volta ottenuta questa tabula rasa – conclude Onfray – non è previsto che ci sia alcun castello nel quale riparare, perché è impossibile che vi resti un castello». A quel punto, aggiunge, «sembra che non ci resterà che un’unica scelta: la peste liberale o il colera liberale». Trump e Putin? «Non potranno farci nulla: è il capitale a dettar legge. I politici obbediscono e i popoli subiscono».