Aimo e Nadia, terzo ristorante con Intesa Sanpaolo

affariitaliani.it 30 novembre 2018


Intesa Sanpaolo pronta al nuovo passo sulla scena del food milanese

Aimo e Nadia, terzo ristorante con Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo pronta al nuovo passo sulla scena del food milanese. Dopo la pasticceria di Iginio Massari, il gruppo bancario lancia infatti a Milano il nuovo ristorante di Aimo e Nadia. Si chiamerà Voce Aimo e Nadia e la sua formula unirà caffetteria, ristorante e libreria.

Come riporta Pambianco Wine & Food, Intesa Sanpaolo ospita in piazza della Scala, nel complesso dove hanno sede le Gallerie d’Italia, il terzo locale della famiglia Moroni dopo il “main restaurant” da due stelle Michelin di via Montecuccoli (Il Luogo di Aimo e Nadia) e dopo la formula Bistro di via Bandello.

@@@@@@@@@@@@

Voce di Aimo e Nadia alle Gallerie d’Italia di Milano. Caffetteria, pane e piatti ispirati all’arte

27 Nov. 2018, 11:03 | a cura di Livia Montagnoli gamberorosso.it

INAUGURA OGGI LA NUOVA AVVENTURA IMPRENDITORIALE FIRMATA AIMO E NADIA, CON STEFANIA MORONI, FABIO PISANI E ALESSANDRO NEGRINI FAUTORI DI UN NUOVO SALOTTO APERTO ALLA CITTÀ. IN PIAZZA DELLA SCALA, LA PROPOSTA AFFIANCHERÀ PASTICCERIA E MENU INFORMALE DELLA CAFFETTERIA ALLA CUCINA PIÙ RICERCATA DEL RISTORANTE. TRA LE NOVITÀ UN PROGETTO SUL PANE. 

Dal Luogo alle Gallerie d’Italia

Da prima dell’estate, il caffè delle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano è rimasto chiuso al pubblico per ristrutturazione. Oggi, il restyling che ha completamente ripensato gli spazi negli ultimi mesi regala alla città un nuovo salotto da vivere per tutta la giornata, su un palcoscenico che più magniloquente non potrebbe essere. Voce è caffetteria, ristorante e libreria, tre ambienti funzionali correlati tra loro, all’interno del polo museale promosso da Banca Intesa Sanpaolo. La nuova insegna racconta la voglia di lanciare un messaggio positivo, a pochi metri dal teatro più famoso del mondo e con l’idea di offrire una nuova vetrina alla voce dell’Italia che sa fare impresa.

In prima linea c’è la squadra del Luogo di Aimo e NadiaStefania Moroni che insieme agli chef inseparabili Fabio Pisani e Alessandro Negrini – ora anche soci dell’attività – ha concretizzato un passaggio generazionale per nulla scontato, alle prese con l’eredità pesante di Aimo Moroni e sua moglie Nadia: cambiare tutto perché nulla cambi, intitolavamo poco meno di un anno fa la nostra esplorazione a ritroso (le parole di Sonia Gioia) nel passato di una tavola simbolo della ristorazione italiana che ha fatto la storia. E lo raccontano orgogliosi Fabio e Alessandro, che oggi guidano in continuità col passato la scuderia – come amano definirla loro –  di via Montecuccoli, capaci però di guardare oltre, e proiettare il gran lavoro di squadra fatto sin qui verso nuovi orizzonti.

Nuovi orizzonti. Prima il Bistro, ora Voce

Sarà per questo che nel giro di sei mesi il BistRo inaugurato nei locali della Galleria Orlandi, col nome di Aimo e Nadia a fare da benedizione, si è rivelato un successo: la macchina gira, il pubblico apprezza, la città ha guadagnato un nuovo spazio informale di grande personalità. Adesso la nuova sfida si chiama Voce, dietro c’è la stessa squadra, e ancora una volta il riferimento alla matrice di Aimo e Nadia è esplicito. Michele De Lucchi ha ripensato gli spazi, il lungo bancone della caffetteria, la bellissima cucina a vista, la sala più riservata del ristorante, dove il servizio cambia marcia per coccolare il cliente con qualche attenzione in più. Ma sul concetto di coccola il team di Aimo e Nadia ha strutturato l’intera proposta, da mattina a sera, secondo le esigenze di chi frequenterà le Gallerie, per una pausa pranzo veloce, una merenda rilassata, uno snack goloso all’uscita di una mostra, la cena gourmet al ristorante, il dopocena con un cocktail. Come sono arrivati sin qui, Fabio Pisani ce lo chiarisce con poche parole: “Sono venuti a cena da noi, si sono innamorati della nostra cucina, abbiamo scelto di studiare insieme una formula che esaltasse l’italianità e i territori della Penisola. Partendo dalla caffetteria, che proporrà anche una nuova ricerca sul pane di cui andiamo molto fieri”.

La caffetteria. Torte da credenza e pane

Dunque lo spazio più informale di Voce offrirà una bella scelta di pasticceria per tutta la giornata, con particolare attenzione alle torte da credenza, “la torta di noci, la caprese, la torta di ricotta… Grandi classici della nostra tradizione, interpretati col nostro piglio, pensati per offrire una coccola”. Da bere le miscele di Gianni Frasi, una selezione di tè e cioccolate curata nel dettaglio. E poi la proposta salata, piatti che raccontano l’Italia come il vitello tonnato, la parmigiana, il riso al salto, da consumare seduti al tavolo in caffetteria (o direttamente in libreria, “il nostro caffè letterario”, con accesso diretto dalla piazza e dal museo). Ma soprattutto il pane e le sue molteplici interpretazioni: “Abbiamo avviato una ricerca su impasti e farine, selezionato grani dimenticati, lavorato sul lievito madre (con la collaborazione di Davide Longoni, ndr). Proporremo il nostro pane in cassetta come base per i toast, le schiacciate e il pane farcito, la focaccia pugliese. E il pane si potrà anche acquistare”, racconta orgoglioso Fabio. Il foyer di un grande museo come una panetteria.

Il ristorante e il gioco di squadra

Accanto, il ristorante lavorerà a pranzo e cena (e in occasione di eventi privati), con un’intenzione che si colloca a metà strada tra lo spirito informale del BistRo aperto la scorsa primavera e l’allure della casa madre: “Le parole chiave sono gusto, originalità, rispetto. Metteremo la nostra firma sui piatti, ma ci preoccuperemo soprattutto di valorizzare i piccoli fornitori e le persone che lavorano con noi”. Sul valore umano Fabio e Alessandro puntano molto, “in cucina ci saranno due chef che si sono formati con noi, come già è avvenuto al BistRo. Due ragazzi che ragionano con la propria testa, ma hanno respirato l’aria di Aimo e Nadia. La vera scommessa per fare bene impresa oggi sta proprio nel saper formare una squadra”. Anche per questo, tra qualche settimana Stefania e i ragazzi presenteranno la nuova aula di sviluppo e ricerca ricavata dove un tempo c’era il giardino: “Un altro passaggio importante, che segna una fase di crescita professionale e personale. Sarà il nostro spazio per sperimentare, e da questo ricaviamo energia positiva: nel tempo abbiamo formato persone che lavorano con noi da più di dieci anni, questa è l’Italia che gira bene”. Fabio e Alessandro l’hanno raccontato di recente sul palco di Montecarlo, in occasione dello Chefs World Summit: “Abbiamo portato la nostra esperienza di cambio generazionale: Aimo e Nadia oggi è un’azienda viva, che rispetta il suo passato e va avanti con energia”. E alle parole seguono i fatti: da Voce lavoreranno una ventina di persone, molti arrivano dalla base, altri sono stati selezionati per entrare in squadra in occasione della nuova sfida.

L’ispirazione del cuoco. I menu artistici

Il ristorante si alimenterà anche del rapporto con le Gallerie: “Il cuoco ha bisogno di ispirazione, perché se è vero che la cucina è cultura, saper attingere agli stimoli che arrivano dall’esterno può dare vita a cose straordinarie”. E infatti il menu cambierà spesso, ispirandosi al tema delle mostre ospitate dal polo. Si parte quindi con il Romanticismo (in mostra fino a marzo 2019), un omaggio all’Ottocento che spazia tra Milano, il Piemonte e la Costiera Amalfitana. Tra le proposte in carta, un risotto Carnaroli con barbabietole, burrata, limoni di Sorrento e capperi, e il dessert dedicato all’Ultimo bacio di Francesco Hayez, manifesto del Romanticismo milanese: un bacio alle nocciole e biscotto croccante con ripieno di crema di latte. Ma il gioco sarà quello di scoprire come evolverà il menu nei prossimi mesi, fermi restando il menu Voce – un viaggio in 5 portate che porta nel piatto i valori della cucina secondo Aimo e Nadia – la formula pranzo di lavoro con due piatti del giorno, le proposte alla carta, che omaggiano l’Italia e le sue specialità. Oltre al menu bambini, pensato per i più piccoli con ingredienti di stagione. Costo del percorso degustazione più lungo 70-80 euro, piatti in carta tra i 18-20 euro. E chiusura domenicale. Mentre la caffetteria – con prezzi che oscillano tra i 7 e i 15 euro, secondo esigenza – sarà operativa dalle 8 alle 20, con chiusura settimanale il giovedì.

Voce di Aimo e Nadia – Milano – piazza della Scala, 6 (angolo via Manzoni) – dal 27 novembre 2018

a cura di Livia Montagnoli

foto di Paolo Terzi


I selfie? In Borsa valgono miliardi, ma…

Giuseppe Baselice firstonline.info 6.1.19

Il gruppo cinese Meitu, che possiede una quindicina di app in grado di ritoccare i selfie, capitalizza oltre un miliardo di euro alla Borsa di Hong Kong – La moda del selfie ha preso più piede in Asia che in Europa e Usa: ora dilaga anche in America Latina – Verso il flop però il mercato delle aste da selfie: sono pericolose e i musei iniziano a vietarle.

I selfie? In Borsa valgono miliardi, ma…

I selfie valgono un miliardo di euro in Borsa. La cifra sembra pure bassa, se paragonata alla diffusione planetaria dell’ossessione dell’autoscatto da pubblicare sui social, ma riguarda una sola società, la cinese Meitu, che possiede una quindicina di app specializzate nel ritoccare i selfie e alla Borsa di Hong Kong vale 12,5 miliardi di dollari locali. In tutto, le attraverso le app della sua galassia, vengono ogni mese ritoccati fino a 6 miliardi di selfie in tutto il mondo. Soprattutto in Cina e in Asia, dove il fenomeno del fare foto a se stessi ha preso ancora più piede che altrove: “Il trend è in rallentamento ma è comunque altissimo – spiega l’esperto Bertrand Salord di App Annie, studio di consulenza e statistica -. In Europa e negli Usa è meno diffuso che in Asia, ma occhio ad America Latina ed India”.

L’egocentrismo frutta affari d’oro, dunque, ma non per tutti. Ad esempio, pare che il mercato delle aste da selfie, ovvero quegli attrezzi che collegati allo smartphone permettono di “allungare” le braccia umane e di scattare selfie panoramici o di gruppo, sarebbe al capolinea. Lo studio Persistence Research prevedeva l’anno scorso che il giro d’affari sarebbe arrivato a 6,4 miliardi di dollari nel 2025, contro gli 1,9 miliardi del 2017. “Ma siamo in realtà lontanissimi da quel trend”, spiega invece Melchior Lopez, CEO di Digit Access, uno dei principali produttori di questo accessorio nell’Europa occidentale. Vendute a prezzi stracciati e spesso dagli abusivi per strada, l’asta da selfie sta infatti passando di moda: in alcuni importanti musei è vietata e soprattutto è stato constatato che provoca annualmente in tutto il mondo più morti, ad esempio, di quelli da attacchi di squali, a causa della perdita di equilibrio nello scattare la foto o dalle situazioni pericolose in cui viene usata.

Il segnale che il business, per quanto ancora redditizio, stia volgendo al termine, arriva anche dagli States, dove la regina dei social Kim Kardashian ha pubblicato un libro, intitolato “Selfish”, composto esclusivamente da una lunga gallery dei suoi selfie. Il libro è stato un flop: ha venduto solo 32.000 copie, molto meno dei like che gli frutta una singola foto postata sui social.

GIALLO A SAN VITTORE / L’HANNO “SUICIDATO” CON UNA FELPA ?

5 Gennaio 2019 di: MARIO AVENA lavocedellevoci.it



Un caso mai risolto, quello avvenuto sei anni fa, febbraio 2012, nel carcere milanese di San Vittore. La vittima era un ventunenne, Alessandro Gallelli, trovato impiccato nella sua cella singola ad una felpa. Modalità poco chiare, anche perchè il corpo venne trovato fradicio, zuppo d’acqua.

Adesso il gip del tribunale di Milano, Mara Cristina Mannocci, ha archiviato il caso. Eppure è stata appena presentata una consulenza medico-legale da parte dei genitori di Alessandro che, a quanto pare, conterrebbe dei nuovi elementi in base ai quali l’inchiesta dovrebbe per forza riaprire i battenti.

Tra l’altro a pesare c’è una sentenza civile dello stesso tribunale di Milano, che ha condannato nel 2016 il ministero della Giustizia a pagare un forte risarcimento alla famiglia: la dinamica della morte, scrivono i giudici civili, “è poco chiara”. Poi si chiedono come sia stato possibile portare a termine in solo mezz’ora (il tempo di un cambio di turno della guardia penitenziaria che doveva tenerlo a vista 24 ore su 24) “l’ingegnoso e laborioso suicidio”. Tra l’altro è stata disattesa la regola del controllo, appunto, 24 ore su 24, senza alcuna interruzione.

Alessandro era ristretto nel reparto di osservazione neuropsichiatrica di San Vittore, dove in genere transitano stupratori, alcolisti violenti e via di questo passo: lui era stato arrestato perchè aveva palpeggiato, in autobus, il sedere di una ragazza.

Quel palpeggiamento gli era costato caro. Cella d’isolamento e trattamenti certo non da albergo cinque stelle. Ad esempio, di notte, all’improvviso, docce gelate con la pompa. Forse per fargli sputare ben altre cose oltre le avances nei bus.

E per questo è stato trovato zuppo d’acqua.

Così scrivono, nella loro consulenza, i periti della famiglia. Si tratta di una morte che “non è compatibile con l’ipotesi suicidiaria”, ma è invece “riconducibile ad un omicidio mediante strozzamento”, con successiva “volontaria manipolazione della scena del crimine”.

L’ipotesi che avanzano i legali è quella di “omicidio volontario” o, in subordine, “preterintenzionale”.

Un Cucchi 2 ? Ma i media di palazzo non ne parlano e la giustizia non vuol vedere. Per questo Alessandro è stato ucciso per la seconda volta.

Nella foto il carcere di San Vittore

11 SETTEMBRE / TUTTE LE VERITA’ MAI RACCONTATE, MANDANTI MADE IN USA

6 Gennaio 2019 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it




La verità sulla tragedia dell’11 settembre potrebbe venire presto a galla. Un famoso gruppo di hacker, chiamato The Dark Overlord, è infatti entrato in possesso di una montagna di documenti top secret – si parla di una cifra stratosferica, ben 18 mila – che minaccia di rivelare al mondo intero se non verrà pagato un gigantesco riscatto in Bitcoin.

A riprova che la loro minaccia è reale, hanno messo on line 10 gigabyte di file criptati, la cui chiave di decriptazione verrà resa pubblica se, appunto, non sarà pagato il riscatto richiesto.

A quanto pare si tratta di file che coinvolgono le massime autorità e i principali protagonisti nella tragica vicenda delle Twin TowersCiaFbiPentagono, la Transfert Security Administration, la Federal Aviation Administration, compagnie d’assicurazione e di volo nonché Larry Silverstein, il miliardario immobiliarista che ha avuto la fortuna di fittare le due torri appena tre mesi prima che avvenisse il loro crollo.

Pochi sanno, infatti, che in seguito alla tragedia è ovviamente insorto un contenzioso tra Silverstein da un lato, le compagnie di assicurazione, quelle aeree e lo stesso comune di New York dall’altro. Dopo una estenuante trattativa, alla fine è stato raggiunto un accordo, o meglio, un “patteggiamento”. Tutti quei documenti e quelle intese sono sempre rimaste top secret, oscurato tutto: secondo alcuni i documenti avrebbero dovuto essere distrutti. Ad oggi – spiegano dei legali di New York – nessuno ha potuto mai sapere il reale contenuto del patteggiamento, l’accordo sottostante, le clausole, le vere motivazioni che hanno portato all’intesa. Zero. Siamo nel buio più completo.

L’attentato alle Torri Gemelle. In alto Bush senior e a destra Larry Silverstein

A rendere il giallo ancor più giallo ora c’è la maxi richiesta di riscatto, nonché il fatto che la notizia è uscita per la prima volta, a fine anno, come vera bomba di Capodanno, sul quotidiano Russia Today. Non in pochi hanno “decriptato” il fatto – è il caso di dirlo – come una “pressione” da parte dei russi, una sorta di revolver puntato sulla Casa Bianca e forse volto a far velo sul Russiagate.

Fatto sta che la miccia è accesa e vedremo nei prossimi giorni cosa accadrà.

Ma passiamo ai raggi x la vera storia delle Twin Tovers e, soprattutto, cerchiamo di capire meglio chi à Lucky Larry Silverstein.

MISTER SILVERSTEIN TRA MISTERI & MEGA AFFARI

Inizio 2001. Il potente immobiliarista ha puntato gli occhi sulle Twin Towers ed avviato una trattativa per poter ottenere un fitto “a vita”, per lui e i suoi eredi, 99 anni di contratto. Teniamo presente che il valore dell’immobile è di circa 3,7 miliardi di dollari: il primo acconto che Silverstein versa a giugno 2001 è da 124 milioni di dollari.

Ma ecco che in 100 giorni succede di tutto. Due, in particolare, i fronti battuti da Silverstein: da un lato i contratti di assicurazione, dall’altro quelli per la “security”.

Partiamo dalle super polizze assicurative. A recitare la parte del leone è l’elvetica Swiss Re. L’ammontare assicurato è pari al doppio del valore reale (prima anomalia): 7 miliardi di dollari a fronte, come detto, di poco più di 3 e mezzo.

Marvin Bush

Ma è una clausola a dar molto da pensare: l’assicurazione era anche “contro possibili attacchi terroristici”. Molto previdente e (e forse preveggente) mister Silverstein!

Più complessa la gestione della “sicurezza elettronica” delle Torri. A stipulare il maxi contratto è la SECURACOM (che oggi si chiama STRATASEC). Interessante la composizione del suo consiglio d’amministrazione: nel quale fa capolino la presenza di Marvin Bush, fratello di George W. Bush, e quindi figlio di George Bush senior, recentemente passato a miglior vita.

La poltrona di direttore generale di Securacom, poi, all’epoca era occupata da Wist Walzer III, cugino dello stesso Marvin Bush.

Non è certo finita qui. Perchè l’onnipresente Securacom aveva in cura anche i sistemi elettronici di sicurezza al Dulles International Airporte alla United Airlines: vale a dire l’aeroporto dal quale partì il velivolo killer con il capo commando Mohamed Atta a bordo, e la compagnia aerea alla quale apparteneva il velivolo stesso.

Un cerchio ben chiuso, saldato alla perfezione: Silverstein era in grado di controllare direttamente i sistemi elettronici delle sue Torri Gemelle e indirettamente – via Securacom – anche quelli della compagnia aerea (United Airelines) e dello scalo di partenza (il Dulles). Perfetto. Ed in tutta la scena si staglia la presenza della Bush dinasty!

Alla fine della storia, la compagnia elvetica Swiss Re sgancia un risarcimento pari a 4,6 miliardi di dollari. Ma l’insaziabile Silverstein cita in giudizio anche la United Airlines; e sarà solo l’intransigenza di una toga a fermare la sua inarrestabile sete di dollari: il giudice Alvin Hellerstein, infatti, sentenzia che bastano e avanzano i 4 miliardi e 700 milioni già ricevuti da Swiss Re.

Qualche notizia sullo stato di salute delle Torri Gemelle. “Penoso – è il commento unanime degli immobiliaristi di New York – erano praticamente tutto, se non da rifare, da ristrutturare pesantemente. Ma a costi strastosferici. Da tener presente che erano zeppe di amianto, per cui i lavori erano proibitivi. Per la demolizione, figurarsi, ci sarebbero voluti 15 miliardi di dollari, quasi il quintuplo del loro valore”.

Un altro elemento. L’edificio 7 era una vera miniera di segreti: infatti ospitava l’Archivio centrale dei servizi segreti americani, con oltre 200 dipendenti. Documenti ovviamente di enorme importanza spariti nel nulla. Da notare, ancora, che l’edificio 7 venne “tirato giù” (come disse telefonicamente Silverstein) otto ore più tardi, con una “demolizione controllata”. Misteri nei misteri.

Ultima chicca. Silverstein aveva molti amici, of course soprattutto tra le fila dei repubblicani. Ma il vero amico di una vita non era a stelle e strisce, bensì israeliano: l’attuale premier Benjamin Netanyahu.

IL J’ACCUSE DI FERDINANDO IMPOSIMATO

Mohammed Atta

Il grande giudice Ferdinando Imposimato, scomparso esattamente un anno fa, nel 2012 ricevè un prestigioso e oneroso incarico dal tribunale dell’Aja per i crimini contro l’umanità: redigere una corposa relazione giuridico-investigativa sulla tragedia dell’11 settembre. Alla Voce seguimmo passo passo il suo meticoloso lavoro: si trattava di tradurre documenti top secret, esaminarli, sviscerarli, incrociarli, un vero lavoro di intelligence.

I risultato furono straordinari e ne pubblicammo una sintesi sulla Voce, a marzo 2012.

Una delle scoperte più inquietanti riguardava il capo commando Mohamed Atta: un personaggio che Cia edFbi conoscevano bene, e sia l’una che l’altra avevano più volte segnalato al Pentagono e a Bush in persona la pericolosità di quell’uomo. In grado di andare a zonzo per gli States per mesi e mesi prima di quell’11 settembre: ovviamente a bordo di normali aerei di linea, senze che una sola volta venisse fermato. In quei mesi aveva ricevuto strani, corposi bonifici. Trovò il tempo, Atta, anche di prendere un brevetto di volo presso un scuola di addestramento americana. Mancava solo una medaglia al valor civile!

Da rammentare, poi, che l’amministrazione di Barack Obana ha desecretato molti documenti sull’11 settembre: capaci solo di fare un po’ di solletico all’Arabia Saudita, di cui vengono provati alcuni accordi con frange di terroristi islamici. Niente altro di sostanziale e un buco nero – quello delle Torri Gemelle – mai ufficialmente chiarito.

LE AMICIZIE PERICOLOSE DI CASA BUSH

Sulla famiglia Bush, ed in particolare sulle amicizie “pericolose” di Bush senior, la Voce ha avuto modo di scriverne tante. A cominciare da quel pranzo – dopo alcune partite di tennis – a casa Bush (padre): a tavola il celebre tennista svedese Bjorn Borg e la sua compagna di allora Loredana Bertè. Ma la guest star era un’altra: Osama bin Laden, non ancora salito alla ribalta delle cronache.

A raccontare l’incredibile story alla Voce fu l’avvocato Carlo Taormina, all’epoca legale della Bertè.

Due famiglie molto legate, quella dei Bush e quella dei bin Laden. Tanto che quella tragica mattina dell’11 settembre, nella sede della banca d’affari Carlyle, vis a vis con le Twin Towers, si trovavano in lieta compagnia a conversare George Bush senior e il cugino di Osama bin laden, entrambi azionisti della stessa Carlyle. Quando si dice i destini della vita.

Ferdinando Imposimato

Del resto Bush senior non ha mai disdegnato gli affari a tanti zeri, anche se i compagni di ventura non erano troppo raccomandabili. E così capitò anche con la società che gestiva l’aeroporto di Los Angeles, dove stavolta troviamo big George a braccetto, sempre come azionista, del tanto odiato Saddam Hussein. Mumble mumble.

Ma per i sommi vertici del potere statunitense (vecchio e nuovo) si annunciano nuove tempeste. Altre rivelazioni choc in grado di fare ulteriore luce sull’11 settembre e su altri buchi neri della storia americana (come la finta cattura e uccisione di Osama bin Laden, una vera sceneggiata a stelle e strisce) potrebbero presto arrivare dall’uomo di tutti i segreti: nientemeno che Steve Pieczenik, lo 007 che Henry Kissinger inviò a Roma perchè Aldo Moro “Doveva Morire” (come è titolato il profetico libro scritto da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato). Quindi Pieczenik – lo rivela lui stesso in una clamorosa intervista mai presa in considerazione dai media di casa nostra – affiancò l’allora ministro degli Interni Francesco Cossiga in quel “Comitato di crisi” composto praticamente solo da piduisti. Per portare a termine l’operazione di “non liberazione”…

Da alcuni mesi Pieczenik sostiene che è arrivato il momento di alzare il sipario sulle Grandi Bugie Americane, the Big American Lies: “non più false flag, non più 11 settembre, non più finte uccisioni di Osama”, scrive in rete. Staremo a vedere.

LEGGI ANCHE

TORRI GEMELLE / BIN LADEN E MOHAMED ATTA UNITI NELLA LOTTA PER LA CIA

7 Agosto 2018 di Andrea Cinquegrani

Intesa bauscia (dicono al caffe’)

lospiffero.com 29.12.18

Dicono che… a dispetto della collocazione – il 31° piano del grattacielo torinese – l’immagine scelta da Intesa Sanpaolo Innovation Center a corredo dei messaggi augurali abbia rinfocolato le mai sopite rivalità campanilistiche con Milano. La riproduzione del dipinto di Angelo Inganni, celebre pittore lombardo, il cui originale è parte della collezione della banca, raffigura infatti uno scorcio di piazza della Scala sotto la neve vista dalla Galleria Vittorio Emanuele. Molti dirigenti subalpini che operano nella branca che si occupa di studiare il “futuro” dell’economia l’hanno vissuto non solo come uno schiaffo al crescente sciovinismo sabaudo ma la considerano la “prova provata” dell’avvenuta milanesizzazione del gruppo.

print_icon

La brutta verità (non sentirai dalla Fed)

zerohedge.com 5.1.19

Scritto da Sven Henrich tramite NorthmanTrader.com,

Per anni i critici della politica della banca centrale sono stati liquidati come vittime negative, ma la brutta verità ci sta fissando tutti in faccia: le anticipazioni del mercato rimangono un gioco di liquidità artificiale e di banca centrale e non crescita organica e ora la giga è finita . Come ho detto per molto tempo: non ci sono prove che i mercati possano fare o sostenere nuovi massimi senza una sorta di intervento da parte delle banche centrali. Nessuna. Zero. Zilch.

E non penso che questa sia un’iperbole da parte mia, presenterò ovviamente le prove.

Nel marzo 2009 i mercati hanno toccato il fondo per l’espansione del  QE1,  che è stata introdotta dopo l’annuncio iniziale del QE1 nel novembre 2008. Ogni importante correzione da allora è stata soddisfatta con un intervento importante della banca centrale. QE2, Twist, QE3 e così via.

Quando il mercato è crollato nel 2015 e nel 2016 le banche centrali globali hanno intrapreso il più grande sforzo di intervento combinato della storia per oltre $ 5 trilioni tra il 2016 e il 2017, ottenendo un totale complessivo di oltre $ 15 trilioni di dollari FOMC, BCE e BOJ :

Quando hanno raggiunto i bilanci della banca centrale globale? Inizio 2018. Quando hanno raggiunto i picchi dei mercati globali? Gennaio 2018.

E non pensate che la Fed non sia ancora attiva nel business del jawboning nonostante la fine del QE3. Dopo tutto il loro linguaggio ufficiale è rimasto “accomodante” e il loro programma di rialzo è stato il più lento della storia, cauto e armonioso per non turbare i mercati.

Con i tagli delle tasse in entrata nell’economia degli Stati Uniti all’inizio del 2018, insieme ai mercati dei riacquisti, all’inizio ignorarono l’inizio del QT (restrizione quantitativa), ma poi tutto cambiò.

E indovina cosa è cambiato? 2 cose.

Nel settembre 2018, per la prima volta in 10 anni, il FOMC ha rimosso una piccola parola dalla sua posizione politica: “accomodante” e la Fed ha aumentato il suo programma QT. Quando hanno raggiunto il picco dei mercati statunitensi? Settembre 2018.

E con il massimo dello zucchero del taglio delle tasse svanendo era troppo. Aggiungere guerre commerciali e la crescita globale rallentando era più di quanto i mercati potessero gestire.

E quindi sì, il tempismo era perfetto e puoi vederlo nel grafico:

Chi crederai, io oi tuoi occhi bugiardi?

Le banche centrali globali hanno fatto il lavoro sporco per la Fed tra il 2016 e il 2017 aggiungendo sempre più liquidità artificiale. Ma poi la BCE ha rallentato il loro programma di QE e alla fine l’ha conclusa alla fine del 2018.

Come ha fatto il $ DAX a gestire tutta quella rimozione in liquidità artificiale? Non bene.

DAX ha raggiunto il picco nel gennaio 2018 quando la BCE ha iniziato a ridurre il proprio programma di QE.

La Fed ama affermare che sta gestendo una politica basata sull’economia, non sui mercati. Ma ecco la brutta verità su questo: l’economia in questi giorni è molto legata alle prestazioni del mercato. I grandi cali nei mercati hanno un impatto negativo sull’economia. Quindi è un errore sostenere che si guarda l’uno ma non l’altro.

Dopotutto, dimmi quando la Fed ha mai fatto un’escursione durante una massiccia correzione del mercato? La risposta: mai. È sempre il contrario.

Non appena i mercati abbandonano tutti i piani per gli aumenti dei tassi e / o le riduzioni di bilancio si fermano improvvisamente:View image on Twitter

View image on Twitter

Sven Henrich@NorthmanTrader

🤔

The Fed never sees it coming.
Crude was $74+ & $SPX at 2900+ when this chatter came out.
3 months later: let’s stop everything.
It’s almost as if market price trajectory drives Fed policy. 2083:12 PM – Jan 3, 201997 people are talking about thisTwitter Ads info and privacy

Riconoscendo l’improvvisa sensibilità del mercato alla QT, la FED avrebbe sicuramente reagito. Dopo che tutti i mercati sono stati sensibili al rallentamento della crescita in Cina, l’avvertimento di $ AAPL questa settimana e il rinnovato sell-off sui mercati come risultato.

E cosa abbiamo ottenuto stamattina? La mascella prevedibile:

Powell afferma che la Fed “non esiterebbe” a modificare la riduzione del bilancio

” Non crediamo che la nostra emissione sia una parte importante della storia delle turbolenze di mercato iniziate nel quarto trimestre dello scorso anno. Ma, ripeterò, se avessimo raggiunto una conclusione diversa, non esiteremmo a fare un cambiamento “, ha detto. “Se ritenessimo che il piano di normalizzazione del bilancio – o qualsiasi altro aspetto della normalizzazione – fosse parte del problema, non esiteremmo a fare un cambiamento”.

Cazzate. Certo che lo è e lo sa e ha fatto penzolare la carota e questo è tutto ciò che importava.

Chi crederai, io oi tuoi occhi bugiardi?

Questa mossa è arrivata dopo l’ intervento notturno  della Cina  che annunciava un calo dei tassi di cambio bancari dell’1%.

Quindi non confondere questo rally per qualcosa di diverso da quello che realmente è: le banche centrali tornano di nuovo in soccorso dei mercati stressati e la loro azione e le parole sono importanti nei mercati di ipervenduto pesante.

Ma la realtà rimane, la liquidità artificiale sta uscendo da questi mercati:

Sebbene la Fed, come indicato da Powell, possa rallentare o addirittura arrestare il loro percorso previsto. A un centesimo. Ed è quello che i mercati stanno reagendo ad oggi.

Le banche centrali continuano a sostenere che tutto ciò viene fatto per sostenere la crescita. Quale crescita? Cosa è stato effettivamente realizzato?

Tutto questo intervento non ha prodotto una crescita accelerata sostenuta, certamente non rispetto ai cicli precedenti.

Il taglio delle tasse sullo zucchero a parte tutte le proiezioni di crescita per il 2019 indicano un marcato rallentamento con il rischio di recessione in aumento.

L’unica cosa che è davvero cresciuta come risultato di tutto questo denaro e intervento a basso costo è il debito:

Il debito societario è raddoppiato dal 2007. Il debito pubblico si sta espandendo senza una fine vista in aumento di altri $ 2 trilioni nei primi 2 anni dell’amministrazione Trump.

E così eccoci di nuovo:

E le banche centrali hanno già iniziato a reagire.

Qual è il messaggio più grande qui? La scoperta del prezzo di mercato libero richiederebbe una contabilità completa delle bolle di mercato e la realtà dei problemi strutturali che rimangono irrisolti. Esistono banche centrali per impedire che le conseguenze dell’eccesso si realizzino e dare la licenza ai politici per evitare di affrontare problemi strutturali. E impedendo a queste forze di mercato di giocare ad ogni segnale di difficoltà, la lattina può essere calciata sempre più lontano lungo la strada. Ogni ripresa successiva mantiene viva l’illusione ma il jingle diventa sempre più stretto e richiede sempre più bassi tassi prima che i mostri ritornino. Nel frattempo il debito continua ad espandersi, mentre ogni ripresa produce una crescita sempre meno guidata dal punto di vista organico, ma una disuguaglianza della ricchezza sempre più elevata. Questo è ciò che questo sistema produce.

E questa è la brutta verità. Ma non lo ascolterai dalla Fed.

Quanto è reale il rischio di una nuova recessione?

di Forbes.it 6.1.19

Disoccupati ai tempi della Grande Depressione (Shutterstock)

L’ultimo in ordine di tempo a citarla è stato ieri il presidente di ConfindustriaVincenzo Boccia. L’ultimo a usare la parola recessione, dicendo di temere che possa verificarsi in Italia nel 2020.

I mercati finanziari invece anticipano un rallentamento economico già da settimane. E non a caso gli indici di Borsa degli Stati Uniti, comunque ancora l’economia guida a livello mondiale, nel 2018 hanno registrato il loro peggior mese di dicembre dal 1931, roba da Grande Depressionequindi. L’ultimo sondaggio effettuato da BofA Merrill Lynch lo scorso dicembre ha decretato che gli investitori non sono mai stati così pessimisti da 10 anni a questa parte: il 53% di loro (che insieme gestiscono quasi 700 miliardi di dollari per conto dei loro clienti), si aspetta una frenata dell’economia.

Eppure proprio venerdì scorso si è saputo che in dicembre l’economia Usa ha creato 312mila posti di lavoro e che il 2018 è stato il terzo miglior anno per l’occupazione da inizio secolo.

Allora cosa non va come dovrebbe?

  • L’impatto della guerra dei dazi si sta manifestando in un’economia sempre più interconnessa. Si stima che le esportazioni contino per circa il 30% del Pil mondiale. Ci perdono gli Stati Uniti e anche la Cina. Non a caso il 2018 è stato il peggior anno dal 2008 per la Borsa di Shanghai.
  • Per convenzione si ha una recessione quando si registrano due trimestri consecutivi di contrazione del prodotto interno lordo e negli Usa il Pil aumenta da 11 anni di seguito, uno dei cicli più lunghi di sempre.
  • Il rialzo dei tassi previsto a livello globale può contribuire al rallentamento. Il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, venerdì ha promesso flessibilità nel caso le condizioni dell’economia lo richiedano (una parziale retromarcia dopo avere alzato i tassi lo scorso 19 dicembre).

Si tratta naturalmente solo di indizi, poiché prevedere una recessione è esercizio che difficilmente riesce persino a economisti e addetti ai lavori. La Fed di St. Louis però ha provato a fornire un breve elenco di indicatori segnaletici per l’avvio di una recessione:

1 – Un forte aumento del prezzo del petrolio ha preceduto tutte le recessioni negli Stati Uniti dalla Seconda guerra mondiale in poi.

Il prezzo del greggio Wti è sceso a 48 dollari dagli oltre 70 a cui si trovava a settembre. Tutto bene allora? Non proprio perché l’altra faccia della medaglia è quella che mostrano coloro che dicono che la discesa dei prezzi potrebbe segnalare la previsione di una minore domanda per via di una minore attività economica.

2 – I prezzi degli asset si gonfiano nei mesi precedenti una recessione

La fase attraversata dai mercati finanziari tra il 2015 e il 2018 è stato definita dall’Economist “The bull market in everything”: tutte le asset class, non solo le azioni, sono cresciute di valore beneficiando di ingenti flussi di liquidità in cerca di allocazione.

3 – L’inversione della curva dei tassi d’interesse, con tassi di mercato più alti per i titoli di breve termine rispetto a quelli con più lunga scadenza.

Una parziale alterazione della tipica struttura della curva dei tassi si è verificata negli Stati Uniti il mese scorso quando il rendimento dei Treasury (i titoli di Stato Usa) a cinque anni è sceso al di sotto di quelli dei titoli a 2 e 3 anni.

Bill Gates trasforma la merda in oro…

marceellopamio Pubblicato 6 Gennaio 2019 disinformazione.it


Marcello Pamio

Nel Medioevo gli alchimisti erano alla perenne ricerca della «pietra filosofale», cioè di quella sostanza catalizzatrice capace di risanare la materia per poter giungere all’immortalità e trasformare i vili metalli in pregiato oro.
Oggi Bill Gates fa la supercazzola a Paracelso, perché il patron della Microsoft è andato oltre l’alchimia: è riuscito infatti a trasformare la merda in oro!
All’inizio di novembre 2018 è volato a Pechino, alla fiera di tre giorni chiamata «Reinveted Toilet Expo», per parlare di acqua potabile ricavata da feci e urine umane.

Molto interessante è scoprire che il miliardario oltre a lavorare alacremente per vaccinare miliardi di persone all’interno del progetto di depopolazione, s’interessa di cacca!
All’«Expo cinese dei cessi» ha infatti presentato «Omniprocessor»: il suo water, capace di purificare l’acqua e fertilizzare i campi con le deiezioni umane.
La «Fondazione Bill & Melissa Gates» ha investito la modica cifra di 200 milioni di dollari per sette anni di lavoro per sfornare un bel cesso fotovoltaico, che non necessita di allacciamento fognario né tanto meno di acqua. Viene appunto alimentato da un solo pannello solare ed è in grado di trasformare le feci in acqua pulita e fertilizzanti solidi!

Ecco come funziona: feci e urine vengono stipate in un contenitore sotto il pavimento e un pannello fotovoltaico attiva un reattore biochimico che purifica i rifiuti attraverso degli elettrodi.
Una reazione elettrochimica scompone le deiezioni nei vari componenti, separando l’idrogeno, la componente fertilizzante e l’acqua, resa pulita. Un altro meccanismo immagazzina l’idrogeno come energia nelle celle a combustibile. Il fertilizzante viene raccolto per scopi agricoli e l’acqua finisce in un serbatoio per essere riutilizzata, cioè bevuta, dice lui.
Bill Gates alla fiera ha parlato brandendo un bel vasetto ripieno di escrementi.
Tranquilli non le ha mangiate in pubblico, le ha semplicemente usate a scopo educativo, per spiegare agli attoniti spettatori che quella piccola quantità di feci potrebbe «contenere fino a 200 trilioni di cellule di rotavirus, 20 miliardi di batteri di Shigella e 100mila uova di vermi parassiti».

Come sempre le (ossimoriche) promesse sono quelle di cambiare in meglio il mondo, di risolvere il problema dei servizi sanitari, ridurre la mortalità per scarsa igiene….
Viene sinceramente un po’ da ridere, sapendo che quelle parole escono dalla bocca di chi da decenni propugna le teorie del cambiamento climatico (la cui causa primaria sono le attività del “cancro” chiamato uomo), della sovrappopolazione mondiale e di come il numero delle persone dovrebbe essere ridotto drasticamente. D’altronde le sue parole non lasciano spazio a molti dubbi: «Il mondo oggi ospita 6,8 miliardi di abitanti, e tale cifra sta crescendo speditamente verso i 9 miliardi. Ora, se davvero facessimo uno splendido lavoro in relazione a nuovi vaccini, sanità e servizi sanitari orientati alla riproduzione (aborti s’intende), noi potremo probabilmente ridurre quest’ultimo numero di una percentuale valutabile intorno al 15[1]

Ora con un cesso solare, Bill Gates vorrebbe farci credere di voler ridurre la mortalità per infezioni (sarebbero infatti oltre 500 mila bambini che ogni anno ne muoiono).


Ma per fortuna oggi esiste il «solar water»: lo metti dove vuoi perché non necessità di scarichi fognari. Ti siedi comodamente sopra, caghi, urini e poi se hai sete ti abbeveri.
Ovviamente se ti scappa di sera, bisogna stringere le chiappe almeno fino a mattina, perché il pannello funziona col sole…

Nessun genio ha calcolato che se una persona beve poco, esattamente come quel miliardo di sfortunati che non hanno accesso nemmeno all’acqua, urinerà anche poco, e quindi non potrà bere la sua urina depurata.
La realtà dei fatti è che per risolvere il problema alla radice non servono vaccini e nemmeno bidet futuristici, ma è necessario permettere alle popolazioni di estrarre acqua pulita dal sottosuolo, autoprodursi cibo sano e sfruttare le risorse che possiedono.
Miliardi di persone muoiono ogni anno infatti per serie carenze nutrizionali e per la mancanza di acqua corrente!
Tutto viene scientemente mantenuto in tale stato, perché non fa comodo a nessuno liberare quelle popolazioni dalle schiavitù economiche, finanziarie e dittatoriali. Tantomeno ai falsi profeti della filantropia.

Se le popolazioni africane riuscissero a scrollarsi di dosso le colonizzazioni e le dittature eterodirette dall’Occidente (francesi, olandesi, inglesi, americani, ecc.), che li stanno spolpano e violentando da secoli, il continente nero diventerebbe la potenza economica numero uno al mondo!
La terra sotto i loro magri e neri piedi è pregna di oro, diamanti, uranio, gasacquaminerali come il coltan, ecc. Esattamente tutto il bendidio che serve al benessere e alla tecnologia dell’obeso e ingordo bianco occidentale…
Quindi Bill Gates non potendo fare soldi vendendo pozzi per l’acqua o sistemi per l’irrigazione e la coltivazione dei terreni, si è inventato il water per meglio schiavizzare le popolazioni, dando loro una tecnologia alla quale non possono certamente accedere. Cosa faranno infatti i negretti quando l’elettronica, sotto il loro culo, si romperà? O quando il pannello solare non funzionerà bene o sarà da sostituire? Andranno direttamente Bill e la mogliettina Melinda con il kit del piccolo elettricista?
Faranno corsi di aggiornamento on-line per quelli che nelle capanne di fango del Mali hanno un accesso a internet con Skype? Per non parlare dell’inquinamento provocato da milioni di cessi che finiranno buttati per la strada.

Ma chissenefrega, basta fare soldi, mantenendo la schiavitù…
E di soldi ce ne sono tanti che girano. Gates ha infatti spiegato che i servizi igienici reinventati, in piccoli volumi, potrebbero costare fino a 10.000 dollari, ma ha aggiunto che il prezzo si abbasserà rapidamente.
Più crescerà la domanda meno costerà, e quando i costi diminuiranno, potrà diventare accessibile alle singole famiglie a un prezzo finale che si aggirerà sui 500 dollari!
Capito? Centinaia di milioni di cessi da 500/1000 $ acquistati cadauno, magari da qualche organizzazione sovranazionale caritatevole e/o umanitaria (unicef, fao, ecc.) per i sfortunati del mondo.
Chi ha detto che con la merda non si possono fare i soldi?

Note:

[1] Intervento di Bill Gates a TED nel febbraio del 2010

Galloni: se la Bce chiude i rubinetti per l’Italia è finita, rischia il commissariamento con la crisi mondiale in arrivo nel 2019

politicamentescorretto.info 5.1.19

Tra i vari scenari futuri che si potrebbero delineare già a partire dal 2019, ve ne è uno particolarmente complicato che potrebbe verificarsi osservando alcune delle condizioni che stanno maturando. Questo scenario, anche se non è il più probabile, è certamente possibile e, altrettanto certamente, il più negativo per l’Italia. Infatti, si può prevedere che nel 2019 vi sarà una crisi spaventosa. Le principali ragioni che ci possono portare a questa crisi sono palesi e ben note. Con la conclusione del 2018 assisteremo alla fine del quantitative easing (Qe) a cui seguirà, pochi mesi dopo, il programmato passaggio di consegne da Mario Draghi al nuovo presidente Bce, che sarà un tedesco. A quel punto, le politiche monetarie della Bce si saranno allineate su quelle, già adesso ben più restrittive, della Fed americana. È in ragione delle politiche della Fed che Trump è costretto a insistere sulle politiche dei dazi, perché senza svalutazione del dollaro è necessario che gli Usa trovino altri stratagemmi per difendere la propria economia. Anche Cina, India e Russia non hanno interesse a che il dollaro si svaluti, perché la moneta che questi paesi stampano e con la quale si stanno comprando il mondo è garantita dal dollaro, e poi perché un dollaro non debole favorisce il loro export.

Nino Galloni

Gli Stati Uniti si stanno indebolendo dal punto di vista geopolitico; Cina, India e Russia, invece, si stanno rafforzando; scartando l’ipotesi guerra mondiale, perché sarebbe troppo devastante, prima che questi quattro paesi trovino degli accordi simili a una nuova Bretton Woods – che comunque sarebbe una soluzione apparente – è possibile che, nel 2019, la Germania si voglia staccare dall’euro dando la colpa all’Italia. La Germania potrebbe sfilarsi per guardare ad Est perché il suo modello industriale, basato sulla metalmeccanica, non ce la farebbe guardando soprattutto ad Ovest. Se la Germania tirerà dritta non vorrà certamente farsi carico del naufragio dell’euro, perché poi i mercati gliela farebbero pagare (non dimenticandosi che la Deutsche Bank ha ancora 70 mila miliardi di titoli tossici nei suoi bilanci). Ma prima che l’euro vada per aria quale sarà il problema maggiore per l’Italia? Se saremo sotto attacco della finanzainternazionale e senza Qe, da una parte i nostri titoli verranno buttati sul mercato, le società di rating ci declasseranno e, se noi non ci saremmo già attrezzati (con una agenzia di rating alternativa) le banche non potranno più tenere i nostri titoli di Stato nei loro bilanci. E quindi, dove andremo a pescare la moneta che ci serve?

Se l’Italia cartolarizzasse i 500 miliardi di crediti fiscali inesigibili, potrebbe vendere i titoli così creati alla Bce per finanziarsi con la liquidità che ne riceverebbe in cambio. Se il governo italiano saprà sfidare coraggiosamente i mercati, le cose miglioreranno per noi; ma se invece calerà le braghe, saranno dolori. Se l’Italia non può stamparsi da sola i soldi, non si dota di una moneta parallela, non si vuole tornare a prima del 1981, l’euro lo gestisce la Bce che potrebbe imporre politiche restrittive; il massimo che si può fare è emettere titoli, ma se poi i principali acquirenti (che sono le banche) non possono averli a bilancio, per noi è finita: in questo caso i regolamenti europei prevedono che la Bce ci compri i titoli direttamente, ma in cambio del commissariamento totale del paese. Quello che si voleva fare per la Grecia! E allora, vi immaginate il coro dei Renzi, Gentiloni, Martina, Berlusconi e soci?

(Nino Galloni, “Tra le mie previsioni vedo una spaventosa crisi”, da “Scenari Economici”; il testo è estratto dall’introduzione al libro “L’economia spiegata facile” di Costantino Rover).

NPL di BPVi e Veneto Banca in LCA per 112.000, Alfredo Belluco: Nettare Per Ladri che si può contestare

Di Giovanni Coviello -6 Gennaio 2019 vicenzapiu.com

“I numeri degli NPL di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca in LCA in capo alla SGA Spa, con capitale al 100% dello Stato tramite il MEF che l’ha rilevata da… Intesa Sanpaolo, sono presto detti: sono 112 mila (Non Performing Loans, prestiti non performanti alias crediti deteriorati) di cui 87.000 a carico di privati/famiglie e 25 mila in capo ad aziende con 21 mila di queste esposte per un importo di presunto debito (inadempienza probabile) di meno di 100 mila euro. Il totale degli NPL (Nettare Per Ladriby Milena Zaggia dal nome della risparmiatrice e imprenditrice azzerata di Carife chi ha inventato questo acronimo) equivale a 18,9 miliardi di euro”.

Alfredo Belluco manifesta contro Npl e usura
Alfredo Belluco davanti a Antoneveneta MPS

A fornirci questi dati è Alfredo Belluco, vice presidente di ConfederContribuentinazionale e suo presidente per il Veneto oltre che storico riferimento per le battaglie anti usura, che aggiunge: “Quello che molti ignorano, o fingono di ignorare, è che queste “inadempienze probabili” o meglio improbabili, possono essere contestate per tutta una serie di illeciti civili e penali, anatocismo bancario (vietato dalla legge), commissioni e spese non dovute o non lecitamente pattuite e quindi illegalmente incassate che portano in usuraquasi tutti i rapporti bancari”.

La sentenza anti usura della Cassazione

“A questo riguardo – dice Belluco – ci sono 25 mila sentenze e 500 mila cause in corso per svariate decine di miliardi di euro. Con ennesima sentenza della Suprema Corte di Cassazione 27442 del 30 ottobre 2018, i Giudici togati hanno clamorosamente sbugiardato Banca d’Italia (è proprio la banca “centrale” controllata dalle banche che fissa i tassi oltre i quali c’è usura da parte delle banche socie…) e quindi si è aperto uno squarcio per la contestazione di una moltitudine di mutui, finanziamenti, correnti, leasing, derivati, affetti da Usura moratoria contrattuale“.

Interessi di mora contribuiscono al tasso di usura

Se in certi periodi, il tasso soglia massimo previsto dalla legge sull’usura, per i mutui a tasso variabile era inferiore al 4% (pari al 3,84%) e, quindi, facilmente superabile “in sostanza – sottolinea il rappresentante di Confederecontribuenti -, contrariamente a quanto diramato dalle circolari della Banca d’Italia, per gli interessi convenzionali di mora trova applicazione la regola generale secondo cui, se pattuiti ad un tasso superiore rispetto a quello indicato dall’art. 2, comma 4, legge n. 108 del 1996 (c.d. “tasso soglia”), sono da considerare ipso iure usurari“.

BCC e fideiussioni

Le banche che sono incorse più spesso in illeciti di questo tipo sono quelle di Credito Cooperativo mentre un altro grande fronte di questo fenomeno sono le fideiussioni.
L’associazione delle banche Italiane ha usato un modulo standard, bandito dal 2005 proprio dal loro soggetto vigilante, Bankitalia, in quanto non rispettava i dettami europei e nazionali sulla libera concorrenza (anti trust).

Fideiussioni impugnabili

Conclude, quindi, Belluco: “Ne consegue che tutte le fideiussioni sono impugnabili fino a poco tempo fa. Si possono salvare centinaia di migliaia di famiglie e aziende e quindi una moltitudine imprecisata di immobili e abitazioni. Unico antidoto a questo ‘avvelenamento’ è quello di esaminare uno per uno tutti i rapporti bancari, anche prima che diventino NPL e quindi crediti inesigibili. Stiamo parlando di 350 miliardi di euro per quasi 10 milioni di debitori”.
Solo la “piccola” Banca IFIS di Mestre, è notizia recente, ne ha per 15 miliardi di euro netti a carico di oltre un milione e mezzo di “probabili” debitori.

Così Tsipras svende la Grecia Gli stranieri depredano Atene

LP_5753653

C’è chi dice che la Grecia sia uscita dalla crisi. Lo ha affermato anche lo stesso Alexis Tsipras, quando dall’isola di Itaca annunciava che era finito il commissariamento di Atene da parte della Troika. Il piano era finito, diceva il primo ministro greco. Ma quello che non  aveva detto è che la Grecia si trovava di fronte a uno dei più grandi collassi finanziari, economici e sociali della storia recente. 

La Grecia, da quella crisi, non si è mai ripresa. E pur finendo i piani finanziari dei creditori internazionali e i tentativi europei di ridurre il deficit e il debito pubblico con manovre lacrime e sangue, la crisi ha devastato il Paese rendendolo non solo fragile ma anche oggetto delle mire di Stati esteri e multinazionali pronti a saccheggiare l’apparato pubblico ateniese.

Atene, in questi anni, non ha solo tagliato gli stipendi, le pensioni, le spese per il welfare gli investimenti. Il governo greco ha infatti dato soprattutto il via a una serie di privatizzazioni e svendite che hanno trasformato la Grecia in un vera e propria preda di guerra. E i numeri danno un quadro abbastanza chiaro di cosa è avvenuto in questi anni in territorio ellenico.

Come scrivevamo su questa testata, “la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale parlavano, nel 2011, di circa 50 miliardi di euro da incassare dalle vendite dei beni pubblici greci una volta avviata una serrata campagna di privatizzazione. A piano di salvataggio concluso, si può tranquillamente dire che quelle privatizzazioni hanno fatto riscuotere ad Atene un ben più misero bottino”. Un piano che però ha fatto i conti con una relatà ben diversa, tanto che “la vendita dei beni pubblici ha raggiunto la cifra di 4,7 miliardi di euro fra il 2011 e il 2017. Un risultato molto magro, cui si aggiungono circa 7 miliardi di offerte vincolanti e circa 2,7 miliardi di entrate nel 2018 per progetti ancora in fase di completamento”.

Insomma, il saccheggio della Grecia è stato evidente. E tutti quanti i cosiddetti alleati europei e internazionali hanno tratto profitto dalle svendite effettuate da Tsipras. Il caso più eclatante è certamente quello del porto del Pireo, dove la Cosco (colosso cinese della cantieristica) ha acquisito il 67% dell’Autorità del Porto greco con un assegno di 368,5 milioni di euro. Ma anche la Germania, il Paese dove Angela Merkel e i falchi dell’austerità hanno ordinato le riforme ad Atene, ha approfittato delle svendite prendendo i migliori aeroporti turistici del Paese. Un vero e proprio pilastro dell’economia greca passato nelle mani della tedesca Fraport per 1,2 miliardi di euro.

E la svendita non è finita. Perché il “comunista” Tsipras, non contento di aver svenduto le infrastrutture elleniche con prezzi del tutto irrisori rispetto alle proiezioni della stessa Commissione europea, ha reso anche effettiva una legge approvata dal governo precedente che prevede la cittadinanza temporanea di cinque anni, rinnovabile investendo 250mila euro. In Portogallo, ne servono almeno 350mila euro.

Come spiega Libero, la questione è particolarmente importante perché ha incentivato un vero e proprio business degli stranieri che stanno comprando pezzo per pezzo le case di Atene e non solo. “Dall’inizio della crisi i prezzi degli immobili sono calati mediamente del 40 o 50% e ad Atene con 250mila euro si comprano anche due appartamenti, se non tre. O uno più grande nelle zone belle, come a Plaka con vista sull’Acropoli. Niente di più invitante per cinesi, russi e iraniani che ne stanno facendo incetta ottenendo automaticamente il visto valido per la Grecia e ovviamente per il resto d’ Europa”. “Ogni settimana – continua Libero centinaia di cinesi arrivano all’aeroporto Venizelos carichi di denaro pronti a fare man bassa di visti e appartamenti che poi affittano on line”.

Il problema è che questi investimenti stranieri, uniti all’ascesa di Airbnb, stanno devastando il mercato immobiliare. Come spiegato da Greekreporter, “solo pochi anni fa, le case vendevano ben al di sotto del valore di mercato, mentre ora la maggior parte di esse è troppo cara, con i proprietari che puntano a venderle agli stranieri che desiderano approfittare del programma di permesso di soggiorno“. Questo gioco fa sì che i prezzi salgano e i cittadini greci, in particolare i giovani, non possano comprare casa né prenderla in affitto, visto che i proprietari si rivolgono a stranieri ricchi, mentre un greco, in media, guadagna massimo 800 euro al mese. E ormai esiste una vera e propria rete internazionale di società per la compravendita di case in Grecia.

Intanto, i dati sono chiari. In Grecia, più di 50mila immobili sono registrati su piattaforme di tipo Airbnb: solo ad Atene sono più di 12.000 appartamenti. E i media greci parlano di un aumento degli affitti del 35% nei quartieri centrali della capitale. Gli investimenti diretti stranieri in immobili sono saliti del 91% rispetto al 2017. E aumentano le entrate dalle imposte sulle case. 

Risultati allarmanti che vanno inseriti nel contesto dell’accordo fra governo e Chiesa ortodossa sulla gestione del patrimonio immobiliare del clero. Dal momento che la Chiesa di Grecia è il più grande proprietario immobiliari ellenico, Tsipras potrebbe aver innescato questa sfida al clero ortodosso anche per mettere mano al loro immenso patrimonio.

Ma gli effetti sul consenso elettorale iniziano a essere pessimi. Gli ultimi sondaggi danno  Syriza sotto di 10 punti percentuali rispetto ai rivali di centrodestra di Nea Demokratia.

I deliranti leader dell’eurozona

Di Malachia Paperoga – Gennaio 5, 2019 vocidallestero.it

  1. Nel ventennale dalla nascita dell’euro, lo storico economico australiano Steve Keen descrive come gli eurocrati, guidati da Juncker, rispondano ai crescenti problemi europei semplicemente negando la realtà, e tentando ancora di sostenere che la moneta unica abbia portato grandi vantaggi. È invece facile dimostrare tutto il contrario, come già molti autorevoli economisti avevano previsto prima ancora della sua creazione. Negare gli enormi problemi e squilibri accumulati a causa della moneta unica non ne risolverà i problemi, ma li lascerà incancrenire e peggiorare, portando ulteriore instabilità economica e politica per il futuro.

 

 

Di Steve Keen, 1 gennaio 2019

 

 

Stavo cercando di divertirmi con la famiglia e gli amici a Sydney a capodanno, ma Phil Dobbie ha rovinato tutto con questo tweet:

 

 

Jean-Cleaude Juncker: Per 20 anni, l’#euro ha fornito prosperità e protezione ai  nostri cittadini. È divenuto un simbolo di unità, sovranità e stabilità.

Phil Dobbie: Mi chiedo se i Greci la vedono in questo modo…

 

Mi ero dimenticato che oggi è il ventesimo anniversario della nascita dell’euro. Ma gli eurocrati di Bruxelles no. Poche ore prima dell’inizio del nuovo anno, Juncker e i suoi amici hanno emesso un comunicato stampa che magnifica le virtù dell’euro. Virtù quali “unità, sovranità e stabilità… prosperità”.

 

 

“Essendo uno dei pochi firmatari del Trattato di Maastricht ancora oggi politicamente attivo, ricordo le negoziazioni dure e tormentate al lancio dell’Unione Economica e Monetaria. Dopo venti anni, sono convinto che questa è stata la firma più importante che io abbia mai fatto. L’euro è diventato un simbolo di unità, sovranità e stabilità. Ha dato prosperità e protezione ai nostri cittadini e dobbiamo assicurarci che continui a farlo.”

Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea

 

Addio ai festeggiamenti di inizio anno. Con questo singolo tweet, l’UE ha messo le basi per rendere il 2019 perfino peggiore del 2018. Usare uno qualsiasi di questi termini per descrivere l’euro – salvo forse “unità, nel senso che la stessa moneta viene usata dalla maggior parte dell’Europa continentale in questo momento – è un travisamento della realtà che perfino Donald Trump potrebbe esitare a fare.

 

Sovranità? Andatelo a dire ai greci, agli italiani o ai francesi, che hanno visto le proprie politiche economiche nazionali riscritte da Bruxelles. Stabilità? La crescita economica è stata molto più instabile sotto l’euro che prima di esso, e l’Europa oggi è stravolta da una instabilità politica che può essere direttamente ricondotta alla camicia di forza che l’euro e il trattato di Maastricht hanno imposto. Prosperità? Portiamo qualche dato nella fandonia di Juncker, che ne è priva.

Partiamo con la questione della Grecia sollevata da Phil. Il PIL greco è diminuito a una velocità degna della Grande Depressione da quando l’eurozona ha imposto ad essa le sue politiche di austerità, e il PIL nominale oggi è del 25% inferiore al suo livello massimo.

 

Figura 1: PIL e crescita economica della Grecia 

 

 

Ora, naturalmente potremmo incolpare di questo i greci stessi, pertanto guardiamo al confronto della crescita economica nell’intera eurozona rispetto agli USA (escludendo l’Irlanda e il Lussemburgo, dal momento che per quanto riguarda la prima, i suoi dati vengono distorti enormemente dalle revisioni dei dati, mentre l’ultimo ha anch’esso dati altamente volatili, ed è talmente piccolo – meno di 600.000 abitanti – che può essere tranquillamente ignorato).

Figura 2: Tassi di crescita economica reale

 

 

 

Prima dell’euro, la crescita economica era del 2,5% all’anno, contro il 2,4% degli USA. Dopo l’euro, ma prima della Crisi Finanziaria Globale, la crescita dell’eurozona è stata in media del 2,6%, un aumento dello 0,1% rispetto al periodo pre-euro; ma la crescita degli USA è aumentata al 2,7%, quindi a livello comparativo, l’eurozona è peggiorata rispetto agli USA. Quindi il piccolo miglioramento dell’Europa rispetto al periodo pre-euro potrebbe essere dovuto a fattori diversi dell’euro stesso, ed è sostanzialmente più basso rispetto al miglioramento USA.

 

Questo grossolano paragone è tuttavia troppo buono nei confronti dell’eurozona, dato che la maggior parte dell’alta crescita tra l’inizio dell’euro e la crisi riflette la crescita delle bolle in Spagna e in Grecia. I numeri pro-capite sarebbero già peggiori.

 

Ma il vero confronto è quello rispetto alla crescita dopo la crisi. Il tasso medio di crescita USA post-crisi è un anemico 1,4%, ma questo numero sembra estremamente dinamico in confronto al tasso di crescita medio dell’eurozona post-crisi, che è dello 0,2%. L’Europa ha sostanzialmente ristagnato per un decennio, grazie all’euro e alle politiche di austerità che sono inseparabili da esso, grazie al trattato di Maastricht che Juncker è così orgoglioso di aver firmato.

 

In realtà, l’euro ha portato bassa crescita, instabilità economica, e disaccordo politico in seno all’Europa. Tuttavia, gli irresponsabili leader europei tentano di propagandarlo come qualcosa di sfrenatamente positivo, in un momento in cui i normali cittadini europei indossano Gilet Gialli e si lamentano della loro condizione.

 

Come Wynne Godley argomentò così bene quando venne firmato il Trattato di Maastricht nel 1992, le restrizioni che esso e l’euro avrebbero imposto all’Europa, avrebbero portato al suo impoverimento, non alla sua prosperità.

 

 

Su Maastricht e tutto il resto

Wynne Godley

Molte persone in tutta Europa hanno improvvisamente realizzato di non sapere pressoché nulla del Trattato di Maastricht mentre hanno la giusta sensazione che esso potrebbe fare un’enorme differenza per le loro vite. La loro legittima ansietà ha fatto sì che Jacques Delors rilasciasse una dichiarazione sul fatto che, in futuro, il punto di vista delle persone comuni dovrebbe essere più ascoltato. Avrebbe potuto pensarci prima. 

 

Godley concludeva con lungimiranza che:

 

“Se un paese o una regione non hanno la possibilità di svalutare il cambio monetario, e se essi non sono beneficiari di un sistema di redistribuzione fiscale, allora non ci sarà nulla in grado di impedire che esso soffra un processo di declino cumulativo e terminale che, alla fine, porterà all’emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame”. (Wynne Godley, 1992)

 

Se questo tentativo coordinato di manipolazione della realtà da parte dei boss dell’eurozona – mi rifiuto di chiamarli “leader”, perché questo termine implicherebbe che essi possano essere rimossi – è il massimo che sanno fare, allora il 2019 sarà politicamente instabile almeno quanto lo è stato il 2018.

Angeloni (Bce): “nozze via maestra”. Le opzioni: da Carige Italia a ‘Carige Francia’? O fusione Mps?

finananzaonline.com 6.1.19

Le nozze sono la via maestra per il futuro di Banca Carige: parola di Ignazio Angeloni, membro della Vigilanza della Bce, che commenta il caso della banca ligure, una “banca di importanza fondamentale per il tessuto economico regionale”, nel corso di un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.  A tal proposito, tre sarebbero secondo il quotidiano La Repubblica le big in lizza per salvare l’istituto ligure, commissariato la scorsa settimana dalla Bce, dopo il no all’aumento di capitale da parte dell’assemblea degli azionisti (determinante l’opposizione della famiglia Malacalza, che sembra però aver aggiustato il tiro, stando almeno a quanto risulta dalla nota diramata qualche giorno fa).

I big in lizza per salvare Carige, sarebbero secondo La Repubblica UniCredit, Carispezia e In particolare, la banca guidata da Jean-Pierre Mustier “potrebbe decidere di intervenire rilevando Carige”. Non sono escluse però altre strade, “a cominciare dall’aggregazione con un’altra banca che ha già subito un percorso di salvataggio pubblico, Monte dei Paschi di Siena”.

Unirne i destini potrebbe essere una scelta condivisa anche dal governo – scrive il quotidiano – Da più parti si torna a fare il nome di un altro grande gruppo italiano, Ubi, che però sull’argomento si è sempre dichiarato freddo. Torna ciclicamente anche il nome di Banco Bpm, con cui un paio d’anni fa venne abbozzato un contatto a cui non fu però dato alcun seguito. Ma potrebbe anche arrivare un gruppo straniero a prendere in mano i destini di Carige. Tradizionalmente vicina alla storia di Carige è la Francia.

E’ qui che potrebbe entrare in gioco Carispe, che fa capo a Credit Agricole. Ma potrebbe farsi avanti anche la Cassa di Parma e Piacenza. In questo modo i francesi di Credit Agricole, rilevando Carige, “unirebbero tutta la Liguria del credito”.

Carige potrebbe far gola anche ad un altro nome importante del sistema bancario made in Francia, ovvero a Bnp Paribas.

“Attenzione infine al soggetto scelto per andare a caccia di possibili alleati – conclude la Repubblica – La Carige a guida Modiano- (l’ex AD e ora commissario straordinario Fabio) Innocenzi ha affidato agli svizzeri di Ubs il mandato esplorativo per la ricerca dei pretendenti. E se alla fine fosse la stessa Ubs a farsi avanti? Dal colosso svizzero proviene Fabio Innocenzi (ex ad di Ubs Italia) e il gruppo potrebbe affiancarsi alla banca dei liguri non solo come “cacciatore di alleati”, ma come prescelto”.

Intanto, intervistato dal Sole, Ignazio Angeloniha chiarito la posizione della vigilanza della Bce, accusata in Italia da più parti di essere ricorsa a un vero e proprio golpe finanziario,prendendo il controllo della banca ligure.

Angeloni ha confermato che il “mandato iniziale dato agli amministratori è di tre mesi, prorogabile”. Aggiungendo:

“La Bce ha nominato gli amministratori straordinari, ma non si sostituisce né a loro né agli azionisti. Spetta agli organi decisionali della banca trovare le soluzioni migliori per la banca stessa”.

Insomma: “spetta agli amministratori e agli azionisti scegliere la via più opportuna nell’ambito del percorso di risanamento. Per quanto ci riguarda, il prossimo passo sarà stabilire per Carige, come per tutte le altre banche che vigiliamo direttamente, i requisiti patrimoniali da soddisfare nel 2019“.

Detto questo, il banchiere italiano sottolinea quanto ripetuto più spesso dalla intera vigilanza della Bce: ovvero, che l’opzione preferita, una volta messi in sicurezza i requisiti patrimoniali della banca, è l’aggregazione, alias le nozze con un altro istituto.

Bisognerà vedere se il governo M5S-Lega  accetterebbe una soluzione francese per l’istituto, che si tratti dell’opzione Credit Agricole o dell’altra ventilata di BNP Paribas. Vittorio Malacalza ha già fatto parte del Cda di Carispe in passato e il suo gruppo è molto attivo proprio alla Spezia, come ricorda La Repubblica.

Salvini e il decreto-migranti: la pacchia è finita, ma per noi

libreidee.org 6.1.19

Possiamo entrare nel merito delle questioni, per qualche minuto? Perché la verità è che dovremmo svegliarci tutti, non solo in sindaci ribelli, soprattutto chi ancora oggi pensa che il pugno di ferro di Salvini sia sinonimo di sicurezza sociale. Perché chiunque abbia un minimo di buonsenso dovrebbe avere la lucidità di leggersi il decreto cosiddetto sicurezza e chiedersi se davvero la sua vita migliorerà, discriminando chi sta sotto di lui nella piramide sociale. Perché, come a Lodi con il caso mense, è difficile non vedere le discriminazioni dentro il decreto sicurezza. Negare l’iscrizione all’anagrafe ai richiedenti asilo, per dire, vuol dire negare loro le cure sanitarie e ai loro figli la possibilità di andare a scuola. E cancellare la protezione umanitaria, trasformando dalla sera alla mattina decine di migliaia di persone in clandestini che non possono nemmeno cercare una casa o un lavoro che non sia irregolare. Parliamo di buonsenso, però, ancor prima che di umanità. Perché col decreto sicurezza la pacchia finirà nelle periferie, nei quartieri popolari, non certo nelle Ztl dove abitano i buonisti, i radical chic e pure Matteo Salvini.

Meno bambini a scuola, più baby gang nelle strade. Meno persone che curano i loro malanni, più contagi ed epidemie. Meno persone dentro un circuito abitativo e lavorativo legale, più manodopera per caporali e mafie. Dov’è la sicurezza in tutto Baby gangquesto? Dov’è che finisce la pacchia? Davvero pensate che le 50mila persone cui sarà revocata la protezione umanitaria e consegnato un decreto di espulsione se ne torneranno di loro spontanea volontà “a casa loro”? Davvero pensate che ogni richiedente asilo si presenterà ai cancelli dei “centri per il rimpatrio’, sapendo che dovrà passare sei mesi da detenuto? La verità è che nel nome della rabbia accumulata in anni di propaganda xenofoba e securitaria – nonostante i reati in calo, nonostante il crollo degli sbarchi antecedente all’era Salvini – stiamo costruendo un sistema che aumenta i livelli di insicurezza sociale, anziché ridurli. Che mette sotto stress le comunità locali e le periferie, anziché migliorarne le condizioni di vita.

Che nel nome dell’ideologia e del consenso di Salvini alle prossime elezioni europee, mette una pressione enorme sulle spalle dei sindaci e degli amministratori, di qualunque colore siano. Peraltro, nel contesto di una legge di bilancio che toglie loro un sacco di soldi. E possono pure farvi schifo Leoluca Orlando, Luigi De Magistris, Dario Nardella, Antonio Decaro, Beppe Sala e tutti gli altri sindaci che si sono schierati contro il decreto sicurezza. Potete pure giudicare strumentale la loro protesta e illegittima la loro minaccia di disobbedienza. Ma vi conviene – per il vostro bene, non certo per la faccia di Salvini o Di Maio – pensare seriamente al merito della questione. Perché, qualunque esse saranno, poi le conseguenze del decreto sicurezza sarete voi, saremo noi, a pagarne il conto.

(Francesco Cancellato, “Lettera aperta a chi applaude Salvini: col decreto sicurezza la pacchia è finita per voi”, da “Linkiesta” del 4 gennaio 2019).

TANGENTI SU PROGETTI DI SVILUPPO – Sotto accusa tre ex bancari Credit Suisse

tvsvizzera.it 4.1.19

Primo piano del relitto di una barca su una vasta spiaggia; in lontananza persone giocano a calcio
Il denaro avrebbe dovuto finanziare progetti di sviluppo legati alla pesca del tonno, alla sorveglianza costiera e ai cantieri navali in Mozambico.
(Keystone)

Tre ex dipendenti di Credit Suisse sono accusati, insieme all’ex ministro delle finanze del Mozambico e a un uomo d’affari libanese, di corruzione, riciclaggio e frode di valori immobiliari a New York, nell’ambito di prestiti accordati al paese africano.

Secondo l’atto d’accusa, reso pubblico giovedì negli Stati Uniti, il caso è incentrato su crediti per circa 2 miliardi di dollari, che avrebbero dovuto finanziare progetti di sviluppo legati alla pesca del tonno, alla sorveglianza costiera e ai cantieri navali in Mozambico.

Circa 200 milioni sono però finiti nelle tasche degli accusati e in quelle di funzionari, come tangenti. L’ex ministro delle finanze avrebbe ricevuto per esempio 7 milioni.

I tre ex bancari, attivi nel settore degli investimenti, sono stati arrestati giovedì a Londra in relazione all’atto d’accusa. Un portavoce dell’ufficio del procuratore statunitense riferisce che tutti sono stati rilasciati su cauzione. Gli USA ne hanno chiesto l’estradizione.

Credit Suisse, numero due del settore bancario elvetico, ha fatto sapere che continuerà a collaborare con le autorità. Gli ex dipendenti sono accusati di essersi arricchiti personalmente e aver eluso i controlli interni dell’istituto.

VIDEO

L’ex ministro mozambicano Manuel Chang, in carica dal 2005 al 2015, è stato arrestato cinque giorni fa in Sudafrica. Anche di Chang, che respinge ogni addebito, gli Stati Uniti chiedono l’estradizione.

L’uomo d’affari libanese, accusato di aver partecipato al coordinamento dello “schema fraudolento”, è stato invece fermato mercoledì all’aeroporto JFK di New York ed è in detenzione preventiva.