L.Bilancio: per soci banche in risoluzione rimborso a ostacoli (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il rischio c’è, eccome: la norma della legge di Bilancio che permette il rimborso parziale degli azionisti delle banche finite in risoluzione, potrebbe essere bocciata dall’Europa, che la considererebbe un aiuto di Stato. Tra i palazzi romani gira la voce che al direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, sia già arrivata da Bruxelles una lettera che mette in guardia l’Italia. Interrogato a questo proposito in commissione Bilancio della Camera dalle opposizioni, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha confermato la circostanza, ma non l’ha nemmeno smentita. Si è limitato a passare oltre. 

Certo è, scrive Milano Finanza, che, come ha ricordato in una sua interrogazione, l’ex ministro e capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, Rivera avrebbe segnalato più volte a chi scriveva quelle norme che la formulazione avrebbe potuto “esporsi a rilievi in sede comunitaria”. E Rivera è uno che conosce benissimo le dinamiche e le procedure di Bruxelles, tanto che pur essendo odiatissimo dai 5 Stelle (era uno di “quei pezzi di m…a” che il portavoce di Giuseppe Conte, Rocco Casalino, avrebbe tanto voluto far fuori, come risulta da un suo famosissimo messaggio vocale via whatsapp), quando si è trattato di mediare con la commissione per evitare la procedura d’infrazione sulla manovra 2019, il capo degli sherpa inviati a Bruuxelles a condurre la trattativa è stato proprio lui. 

Che sul tema l’attenzione della Commissione fosse molto alta lo si sapeva anche ai tempi del governo Gentiloni. Il via libera ai ristori per gli obbligazionisti subordinati delle banche venete e delle altre quattro (Etruria, Chieti, Marche e Ferrara), non fu per niente facile, ma quando il precedente esecutivo volle estendere la copertura anche agli azionisti, la partita si fece molto più dura. Il blocco dei paesi nordici, affiancati anche da Germania e Francia, infatti, non voleva e non vuole nemmeno ora, che si instauri un precedente che vanifichi la definizione stessa di «capitale di rischio». Chi compra un’azione sa che questa è soggetta alle variazioni di mercato e come non c’è limite ai guadagni non ce n’è nemmeno per le perdite, che possono azzerare anche tutta la somma investita. Per superare il veto di Bruxelles, nella precedente manovra il governo Gentiloni fissò dei paletti. Non solo i risparmiatori coinvolti dalla crisi delle banche (e tra questi anche gli azionisti) dovevano aver subito “un danno ingiusto” da parte di chi aveva venduto i titoli in spregio agli “obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza”, ma questo danno doveva essere riconosciuto con sentenza del giudice o con pronuncia della camera arbitrale presso l’autorità Anticorruzione. Non solo, ma anche l’entità del risarcimento doveva essere stabilita o dal magistrato o dall’Anac. Clausole necessarie a eliminare ogni interventi diretto dell’amministrazione statale nell’erogazione delle cifre. Il Tesoro, insomma, metteva a disposizione per i ristori agli azionisti un fondo (100 milioni in quattro anni), lasciando a figure terze (i giudici o l’autorità indipendente) la verifica della sussistenza dei requisiti per il rimborso e la quantificazione della cifra. 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 07, 2019 02:43 ET (07:43 GMT)