Carige, il governo sceglie il modello Mps. Allarme dopo esito stress test

Rosario Murgida finananzareport.it 8.1.19

L’esecutivo Conte vara un decreto di “tutela del risparmio” per mettere in salvo la banca. In casi estremi previsto un aumento di capitale precauzionale sull’esempio senese. Per ora concesse garanzie mentre è pronta a intervenire la Sga

Carige

Il governo Conte ha deciso di seguire l’esempio di Banca del Monte dei Paschi di Siena per mettere in salvo Carige ma solo come extrema ratio in caso di sviluppi drammatici.

Il consiglio di ministri, riunito ieri sera in via straordinaria per affrontare il dossier della banca ligure e porre le condizioni per evitare un nuovo contagio al sistema bancario italiano, ha varato un decreto dal titolo emblematico: “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”.

“In considerazione degli esiti del recente esercizio di stress cui la banca è stata sottoposta, viene prevista la possibilità per Carige di accedere – attraverso una richiesta specifica – a una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale, volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (cosiddetti scenari avversi dello stress test)”, si legge nella nota diffusa ieri sera dall’esecutivo Conte al termine di una giornata che ha visto anche incontri tra i commissari straordinari Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lerner con i rappresentanti del Tesoro prima e quelli del Fondo Interbancario dopo.

In pratica l’obiettivo, in caso di un peggioramento della crisi, è replicare quanto fatto tra il 2016 e il 2017 con Mps attraverso una ricapitalizzazione precauzionale da 8,3 miliardi di euro (accompagnata da burden sharing, ossia dalla condivisione delle perdite da parte degli obbligazionisti subordinati) che ha portato il Ministero del Tesoro ad assumere il controllo della banca senese.

Il possibile intervento è legato, come affermato nella nota, all’esito degli stress test, che, secondo il Messaggero, hanno visto Carige chiudere la prova, in caso di scenario avverso, con un Core Tier 1 tra il 2 e il 3%. In tal caso sarebbe necessaria non solo l’aumento di capitale da 400 milioni saltato per l’astensione in assemblea di Malacalza ma anche una nuova ricapitalizzazione.

In tal caso si seguirebbe la strada di Mps con il cosiddetto burden sharing, ossia l’azzeramento dei soci e di alcuni obbligazionisti, e la una conversione del bond subordinato da 320 milioni sottoscritto dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario. Si tratta comunque di un’ipotesi estrema che al momento viene esclusa da Palazzo Chigi.

Intanto, però, è stata concessa a Carige la possibilità di “accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del ministero dell’Economia della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia”. Le garanzie, decise in “stretto raccordo” con le istituzioni comunitarie, “saranno concesse nel pieno rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato”. In tal caso l’esempio seguito è quello del salvataggio delle due popolari venete, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza.

L’intervento statale non si ferma qui. La Sga del Tesoro, già intervenuta nell’aumento di capitale da 500 milioni di euro dell’autunno del 2017 e protagonista del salvataggio dei due istituti veneti, potrebbe infatti acquisire buona parte dei 3,7 miliardi di euro di crediti deteriorati della banca genovese e quindi agevolare quella pulizia di bilancio necessaria per rimettere in carreggiata i conti, porre le migliori condizioni per la ricerca di un partner d’aggregazione e magari spingere i Malacalza a dare seguito alle loro aperture verso l’aumento di capitale funzionale a rimborsare il Fondo Interbancario nel più breve tempo possibile. Del resto non sembra ci sia la possibilità di una revisione dei termini del prestito obbligazionario che consenta di abbassare gli elevati rendimenti garantiti. Ieri non sono emerse aperture in tal senso a causa delle “difficoltà oggettive” sollevate dal presidente del Fitd, Salvatore Maccarone, e legate alle condizioni iniziali dell’intera operazione.

Intanto il titolo Carige rimane sospeso in Borsa.