Carige, pronto il salvataggio di Stato: ricapitalizzazione e garanzie sui bond

Francesco Ferrari
Gilda Ferrari il secolo XIX.it 8.1.19

Carige, i correntisti tirano un sospiro di sollievo

Dopo le notizie sull’intervento dello Stato agli sportelli non si percepisce preoccupazione tra i clienti della banca genovese

Genova – La Sga, la società controllata dal Tesoro che si occupa di recuperare crediti deteriorati, è pronta a scendere in campo per analizzare ed eventualmente rilevare i crediti dubbi che Carige vuole smaltire. È quanto si apprende in ambienti finanziari dopo che l’istituto ligure ha annunciato che verrà avviata una due diligence su una consistente dei suoi crediti deteriorati «a cui – ha spiegato Carige – saranno invitati alcuni tra principali operatori italiani e esteri».

Intanto la Commissione Ue «prende nota dell’adozione del decreto» su Banca Carige ed «è in contatto con le autorità italiane, pronta a discutere con loro della disponibilità di strumenti, sempre nel quadro degli strumenti europei»: lo ha detto il portavoce del presidente della Commissione Jean Claude Juncker risponde a chi gli chiede un commento sul decreto approvato ieri dal Cdm a sostegno di Carige.

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E’ stato convocato per domani in tarda mattinata il consiglio di gestione delloSchema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Sul tavolo del consiglio ci sarà la richiesta dei commissari di Carige di rinegoziare le condizioni del bond subordinato da 320 milioni di euro emesso dall’istituto ligure e sottoscritto dallo Schema volontario.

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I sindacati: «Non attesi nuovi tagli nei prossimi mesi» 
I sindacati non si attendono nuovi tagli alla forza lavoro Carige nei prossimi mesi. Lo hanno detto al termine dell’incontro di un paio d’ore con i tre commissari della banca. «È stato detto in maniera molto chiara che la banca dovrà cambiare modello organizzativo e quindi per i prossimi mesi prevediamo che non ci siano tagli – ha spiegato Lando Sileoni, segretario generale Fabi – Il problema si potrebbe ripresentare nel momento in cui ci fosse un’aggregazione». «La prima fase è un piano industriale entro febbraio da realizzare in tempi rapidi – ha aggiunto -. Abbiamo chiesto garanzie che non siano toccati i lavoratori, che già hanno pagato sia in termini di organici che in termini economici».

Così è intervenuto il governo 
Il caso Carige alla fine è approdato sul tavolo del consiglio dei Ministri , dopo le nove di ieri sera, al termine di una giornata frenetica. Una riunione lampo, durata meno dieci minuti. Il tempo necessario per firmare il decreto legge “Disposizioni urgenti per la tutela del risparmio nel settore creditizio”, un contenitore pieno di nuovi strumenti di sostegno pubblico della banca ligure e dei suoi clienti.

La giornata dei commissari sembrava essere cominciata in relativa tranquillità. Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener in mattinata avevano incontrato il ministro dell’Economia Giovanni Tria, accompagnato dal direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, che è presidente della Sga, la società controllata al 100% dal Mef candidata a farsi carico di una fetta dei 2,8 miliardi di crediti dubbi rimasti in pancia a Carige. Quindi, nel pomeriggio l’incontro con Salvatore Maccarone, presidente del Fondo Interbancario e dello Schema Volontario che ha sottoscritto il bond da 320 milioni che permette ad oggi il rispetto dei requisiti patrimoniali.

In serata, a sorpresa, il Cdm e la firma del decreto legge. «Il governo, nel Consiglio dei ministri, ha approvato un decreto legge che interviene a offrire le più ampie garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei risparmiatori della Banca Carige – ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – in modo da consentire all’amministrazione straordinaria di recente insediata di perseguire in piena sicurezza il processo di consolidamento patrimoniale e di rilancio delle attività dell’impresa bancaria».

Il decreto prevede la possibilità di una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale. «In considerazione degli esiti del recente esercizio di stress cui la banca è stata sottoposta – dice il testo – viene prevista la possibilità per Carige di accedere, attraverso una richiesta specifica, a una ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale, volta a preservare il rispetto di tutti gli indici di patrimonializzazione anche in scenari ipotetici di particolare severità e altamente improbabili (cosiddetti scenari avversi dello stress test)».

La ricapitalizzazione pubblica è da considerarsi «un’ipotesi residuale e non attuale», sottolineano fonti finanziarie. «È un segnale di ultima risorsa che serve a dare un messaggio ai mercati e alla Bce – aggiungono altre fonti – per dire che la banca non fallirà, qualunque cosa accada». Il decreto prevede inoltre la possibilità per Carige emettere un bond garantito dalla Stato, in caso di necessità, ovvero «di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del ministero dell’Economia della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia». «Il bond rende più facile l’operazione di andare sul mercato», spiega una fonte finanziaria. E a proposito di bond, rispetto a quello da 320 milioni già sottoscritto dallo Schema Volontario, ieri in serata è emerso che lo Schema «valuterà la richiesta» di Carige di ridurre il tasso di rendimento balzato al 16% a seguito della bocciatura dell’aumento di capitale del primo azionista Malacalza Investimenti.

Il decreto Carige mira a consentire ai commissari «iniziative utili per preservare la stabilità e la coerenza del governo della società, completare il rafforzamento patrimoniale già avviato con l’intervento del Fondo Interbancario, proseguire nella riduzione dei crediti deteriorati e perseguire un’aggregazione che consenta il rilancio della banca, a beneficio della clientela». Soddisfazione da parte dei commissari, anche se fonti vicine ai vertici assicurano che non ci sarà bisogno di chiedere un intervento diretto da parte dello Stato.

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