È un problema di sicurezza nazionale

comedonChisciotte.org 9.1.19

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DI FABIO CONDITI

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Realizzare un sistema di banche pubbliche non è una mera questione di scelte politiche, ma è un problema di sicurezza nazionale.

comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-corpo-umano-statoVe lo spiego con il classico esempio del corpo umano, perchè così lo capiscono anche i bambini.

Il corpo umano ha bisogno di sangue per scambiare i nutrienti tra le cellule e gli organi.

Allo stesso modo lo Stato ha bisogno di soldi per scambiare beni e servizi tra i cittadini e le aziende.

Ora, chi conosce le nostre proposte sa che la sovranità monetaria e fiscale è ancora dello Stato, che  quindi potrebbe tranquillamente creare strumenti di pagamento, ad esclusione delle sole banconote, con cui alimentare la circolazione monetaria. Non abbiamo bisogno di una banca esterna allo Stato, problema risolto.

Ma rimaniamo nella situazione attuale, nella quale si è fatta la scelta folle di far circolare solo moneta fornita da banche private con i prestiti e gli interessi. In pratica abbiamo deciso di prendere il sangue in prestito da una “banca”, cui lo dobbiamo però restituire con gli interessi. Che fine fa il corpo dopo un po’ di tempo?

La follia oggi è tale che una volta questa “banca” era principalmente pubblica, quindi i soldi restituiti venivano reimmessi di nuovo nell’economia reale. Oggi invece è privata e riutilizza quei soldi privilegiando soprattutto l’economia finanziaria e facendo morire quella reale.

Quello che sta accadendo, è che le banche prestano soldi, ma a causa della crisi economica spesso non vengono restituiti, per cui le banche vanno in difficoltà. A quel punto vengono acquistate da banche e fondi stranieri, che ne acquisiscono il controllo. Così decideranno loro quali aziende far morire e quali far soffrire per comprarsele con pochi spicci.

È un problema di sicurezza nazionale, perchè quando soggetti privati con nazionalità e interessi stranieri, avranno acquisito il controllo dell’emissione di denaro bancario e soprattutto potranno decidere a chi fornirlo, saremo diventati a tutti gli effetti una colonia.

Il potere esecutivo, legislativo e giudiziario, che già oggi con lo Spread è soggetto ai ricatti ed alle ritorsioni dei mercati finanziari, con un sistema di banche private controllate da istituzioni finanziarie extranazionali, sarà completamente in balia dei loro interessi, perdendo in questo modo l’integrità di uno degli elementi costitutivi di uno Stato, la sovranità monetaria, che però si porta dietro anche tutte le altre.

In merito a questo tema la nostra Costituzione è molto chiara perché all’art.1 afferma che “la sovranità appartiene al popolo”, mentre l’art.47 chiarisce che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.

Se il sistema bancario sarà in mano ad entità ed interessi extranazionali, sarà ancora possibile disciplinare, coordinare e controllare l’esercizio del credito? Se le banche private seguitano a privilegiare le speculazioni finanziarie nelle loro attività, si può tutelare il risparmio dei cittadini?

La Germania, che è più furba di noi in questo campo, ha mantenuto il controllo del suo sistema bancario, lasciando in mano pubblica più del 50% delle sue banche. In questo modo tutela la sicurezza nazionale impedendo qualsiasi possibilità che soggetti stranieri ne assumano il controllo.

comedonchisciotte controinformazione alternativa banche pubbliche interessi debitoIn Italia il sistema bancario presta il denaro sia allo Stato, che ad aziende e cittadini, generando un debito pubblico e privato che ammonta a più di 6.000 mld di euro complessivi, su cui paghiamo ogni anno circa 200 mld di euro di interessi. Se avessimo anche noi un 50% di banche pubbliche, rientrerebbero nelle casse dello Stato circa 100 mld di euro all’anno, con i quali fare Flat Tax, Reddito di Cittadinanza e abolizione della Legge Fornero.

Quindi la nostra proposta è semplice e chiara.

Dobbiamo creare un sistema di banche pubbliche e non possiamo farci scappare l’occasione di farlo nazionalizzando quelle esistenti in difficoltà.

Le banche in difficoltà non devono essere salvate con i soldi pubblici, ma nazionalizzate.

È una questione di interesse nazionale.

MPS e Carige sono le due banche più antiche del mondo, equivalenti a monumenti storici, quindi vanno nazionalizzate e fuse insieme.

Due piccioni con una fava.

Se poi la chiamiamo Banca Pubblica per i Conti di Risparmio degli Italiani, ne prendiamo tre di piccioni con una fava, perchè lo Stato non deve più chiedere i soldi in prestito ai mercati finanziari.

Abbiamo inventato noi le banche, dimostriamo di essere capaci di “ristrutturarle” a tutela dell’interesse nazionale.

Gli elementi costitutivi dello Stato sono territorio, popolo e sovranità, ma senza sovranità, il territorio viene distrutto ed il popolo reso schiavo.

Governo M5S e Lega sovranista e populista, se ci sei, batti un colpo.

Fabio Conditi – Presidente dell’associazione Moneta Positiva

http://monetapositiva.blogspot.it/

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

09.01.2019

ADDIO SOCIAL / IL VAFFA DAY DEL LEADER DEI VERDI TEDESCHI

9 Gennaio 2019 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it



Finalmente qualcuno dice basta. Basta alla politica via twitter, facebook, instagram. Basta alla vomitevole politica da 25 parole.

Ha il coraggio di farlo il leader dei Verdi tedeschi, Robert Habeck, che sulla sua homepage ha postato, in modo lapidario, “Bye, bye, Twitter und Facebook”.

Lo ha fatto, con ogni probabilità, per motivi personali, avendo ricevuto ondate di messaggi, per lo più ferocemente critici, negli ultimi tempi. Pur se i Verdi teutonici viaggiano a gonfie vele.

Ecco il suo odierno pensiero: “Twitter mi disorienta e mi rende poco concentrato”. “Nessun media digitale è così aggressivo come Twitter, in nessuno c’è tanto odio, cattiveria e diffamazione”. “Twitter mi fa scattare qualcosa: sono più aggressivo, polemico, stridulo ed estremo, il tutto con una velocità che non lascia spazio alla riflessione. Evidentemente non sono immunizzato contro questa deriva”.

Deriva nella quale invece sguazzano a loro piacimento i leader di casa nostra. Il quasi desaparecido Matteo Renzi ogni giorno vomitava i suoi malefici tweet appena sveglio, per continuare con le sue demenzialità fino a sera.

Oggi siamo ridotti alle nullità di un Giggino Di Maio propinate al popolo bue o, peggio ancora, alle disgustose e antropologicamente inquietanti esternazioni di un ministro, Matteo Salvini, che comunica agli italiani le decisioni politiche con la sua espressione bovina via You tube.

Roba da 113, da ripristino dei manicomi a 40 anni esatti dalla loro abolizione ufficiale.

Immaginate per un solo momento un Aldo Moro oppure un Enrico Berlinguer che presentano i loro programmi politici sia tweet oppure sull’onda di You tube. E’ questo uno dei più palpabili metri per misurare la distanza siderale che separa quella classe politica che aveva idee, ideologie, pensieri da comunicare, dall’attuale vuoto assoluto, lo zero più totale, l’imbecillità alla stato brado.

Stiamo piombando in un abisso socio-antropologico – avrebbe con ogni probabilità commentato Pier Paolo Pasolini – che non vede ancora il suo fondo.

Stiamo rotolando a precipizio in forme di a-democrazia come neanche nelle primordiali tribù, che forse qualche regola morale e civile cominciavano ad averla.

Di fronte al calvario dei migranti su quelle imbarcazioni sono cominciate le lotterie via tweet: no, sì, solo metà, donne e bambini, no solo 15, io non mollo, la pazienza ha un limite, io mando il mio vicesindaco Panini in missione per portarli tutti a Napoli (parola del sindaco arancione de Magistris), io io io. La fiera dell’ipocrisia, della malvagità e dell’ignoranza elevate all’ennesima potenza.

Forza gilet gialli. Verso la Bastiglia.

Nella foto Robert Habeck

Bail in anticipato e favori all’Ue Il Pd ha favorito la crisi di Carige

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Negli ultimi giorni la situazione della crisi del banco genovese Carige è precipitata, portando dapprima al commissariamento dell’istituto da parte della Vigilanza della Bce e, in seguito, all’intervento diretto del governo Conte, che con un decreto molto simile a quello adottato in passato per il caso Monte dei Paschi ha assunto in prima persona la tutela dei risparmiatori presentandosi come garante di ultima istanza per le nuove emissioni obbligazionarie di quello che un tempo era il quinto gruppo bancario italiano per importanza.

Le opposizioni, capitanate dal Partito democratico, sono insorte denunciando la malafede di Lega e Movimento Cinque Stelle, che tra il 2015 e il 2017 avevano mosso a più riprese dure critiche contro l’operato dei governi Renzi e Gentiloni in occasione delle diverse turbolenze bancarie affrontate dall’Italia (banche venete, banche toscane, Monte dei Paschi) ma hanno, in fin dei conti, operato sulla scia di un decreto approvato dalla precedente maggioranza.

Come ha scritto Il Sussidiario, “l’ex premier Renzi e l’ex ministro Boschi hanno immediatamente accusato il governo gialloverde di falso: avrebbe promesso di non sborsare più un euro per salvare le banche nazionali e si ritroverebbe a copiare l’esecutivo di centrosinistra. L’argomento è subito apparso debole e strumentale, ai limiti dell’autolesionismo”.

Carige è figlia degli errori del Pd

“Il commissariamento Carige”, prosegue nella sua analisi Nicola Berti, “non alleggerisce minimamente la gravità del collasso di Banca Etruria & C, già a fine 2015; o del salvataggio delle Popolari Venete da parte di Intesa Sanpaolo (anche a spese del contribuente) o della rinazionalizzazione di Mps. E quella della Cassa genovese è assai più l’ultima crisi bancaria di una stagione politico-finanziaria iniziata a fine 2011 e conclusasi con il voto 2018 che la prima dell’era gialloverde. Di più: “Lo spazio/tempo politico del dissesto ligure è parente stretto del centrosinistra come quelli toscani e ha poco a che vedere con M5S e Lega”.

Quando Renzi e Padoan imposero il bail-in

Fu ai tempi del governo del centrosinistra, infatti, che fu recepita la nuova normativa Ue sui salvataggi, in base alla quale venivano coinvolti nelle conseguenze del dissesto anche azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con depositi eccedenti i 100mila euro (bail-in). Banca Marche, Banca Popolare dell’ Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmio di Chieti furono i primi istituti soggetti a un tale trattamento traumatico. Un patrimonio azionario vicino ai 3 miliardi di euro fu letteralmente cancellato, migliaia di correntisti e acquirenti persero completamente i loro risparmi e “l’Italia fu commossa dal caso del suicidio di un pensionato di Civitavecchia che, a seguito dell’ operazione, scoprì di aver perso tutto quello che aveva, 100.mila euro di obbligazioni subordinate di Banca Etruria”, sottolinea Daniele Capezzone su La Verità.

“Va sottolineato che, prima di questo infausto esito, molte voci avevano proposto uno schema assai meno doloroso: un intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi: denaro privato (non pubblico) per un’ iniezione di capitale a favore delle banche sofferenti”, prosegue l’ex onorevole di Forza Italia. “La risposta del ministro dell’ Economia Padoan fu: l’ Europa è contraria. In realtà, la lettera giunta dalla Commissione Ue, resa successivamente pubblica proprio dall’ esecutivo, pur nell’ambiguità tipica di Bruxelles, lasciava uno spazio di mediazione politica”.

Come la vigilanza Ue ha messo in ginocchio Carige

Carige, come le banche coinvolte nel primo bail-in, fu oggetto dei pesanti controlli sui crediti deteriorati (non-performing loans) da parte della Vigilanza della Bce guidata dalla francese Daniele Nouy, che negli ultimi anni si è distinta per un’eccessiva attenzione ai rischi connessi a questi titoli rispetto al problema ben più grave posto dai derivati che ingolfano le banche franco-tedesche. 

“Sin da subito il suo obiettivo è stato quello della eliminazione, a qualsiasi costo, degli Npl dai bilanci bancari. A nulla rileva il fatto che Bankitalia abbia più volte evidenziato i danni prodotti ai bilanci bancari da tali dismissioni a tappe forzate e le sue perplessità sulla effettiva necessità di ridurre così in fretta gli Npl”, sottolinea StartMag“La montagna di 360 miliardi di crediti deteriorati (di cui oltre 200 di sofferenze) si è così drasticamente ridotta e, solo tra 2017 e 2018, sono stati ceduti Npl per €164 miliardi. I prezzi di cessione nel 2017 sono stati pari al 26,2% per crediti assistiti da garanzie reali e 9,9% per crediti senza garanzie che, se confrontati con il tasso di recupero delle banche per posizioni non cedute, pari al 44%, mostrano quanto grande sia stato il sacrificio imposto al nostro Sistema. Una impressionante forbice di quasi 20 punti che è stata trasferita dai bilanci delle banche a quelli di un manipolo di grandi operatori specializzati”.

La slavina ha completamente investito Banca Carige. Non bisogna dimenticare che la crisi finale dell’istituto genovese nasce dal rifiuto della famiglia Malacalza, azionista di maggioranza di Carige, di provvedere al quarto aumento di capitale richiesto dal Cda dopo un esborso complessivo di 2,2 miliardi in 3 anni puntualmente azzerato dalla bassa marea borsistica.

Savona all’attacco: la Bce sia prestatore di ultima istanza

Dopo aver approvato il decreto che, in prospettiva, potrebbe portare lo Stato dentro Carige, ma che al momento non prevede alcun esborso immediato, il governo Conte si è esposto per mezzo della sua più lucida mente economica, Paolo Savona. 

Il decreto dell’esecutivo, secondo quanto scrive il ministro sul Sole 24 Ore, “conferma l’incompletezza dell’Unione Monetaria ed Economica”. Perché, aggiunge l’economista, “non può esservi unione monetaria senza l’esistenza di un prestatore di ultima istanza (lender of last resort) e un fondo garanzia depositi”.

Ma “una forte divisione si è registrata finora sugli elementi necessari per poter intavolare una discussione politica sullo schema europeo di assicurazione dei depositi, anche a causa dell’insistenza di alcuni paesi a includere la questione delle esposizioni bancarie ai titoli sovrani e a escludere i crediti in sofferenza tra i punti da considerare”, scrive Savona con un riferimento indiretto alle resistenze della Germania verso una riforma che porti al rafforzamento della Banca Centrale Europea in senso più interventista.

La crisi Carige è figlia di problematiche accumulatesi nel corso degli anni: sette banche in due anni, a cui si aggiunge ora l’istituto genovese, hanno visto polverizzati i loro attivi e le loro prospettive di sviluppo, con un danno a catena per i territori di riferimento. Col senno di poi si può dire che avviare la macchina infernale del bail-in e non richiedere una diversa politica di vigilanza sia stato un grave errore da parte dei governi Pd, alle cui conseguenze sarà difficile porre rimedio. Sul lungo periodo, solo lo sviluppo istituzionale prospettato da Savona potrà evitare guai ancora maggiori.

REPLAY DELL’ARTICOLO- CARLO MESSINA SAI QUANTE FAMIGLIE VIVONO CON QUESTA AZIENDA? SAI A QUANTO INDOTTO DANNO LAVORO? Kipre (prosciutti Principe) chiede concordato Banca Intesa non avrebbe appoggiato il piano di rilancio

efanews.eu 2.1.19

La famiglia Dukcevich aveva polemicamente rinunciato al piano industriale per il mancato sostegno bancario

Sarebbe Banca Intesa SanPaolo la misteriosa entità bancaria che si sarebbe rifiutata di appoggiare il piano di rilancio di Kipe Holding, il gruppo friulano che, con i marchi King’s e Principe, è il principale produttore italiano di prosciutto San Daniele. In un comunicato inusuale, pubblicato a pagamento il 28 dicembre sul Sole 24 Ore. (vedi EFA News del 28/12/2018 e gli altri servizi), il proprietario Mario Dukcevich aveva messo all’indice “chi per prima aveva assicurato consenso e sostegno, e poi senza nemmeno una spiegazione né alcuna comunicazione, ha reso vano ogni nostro sforzo”.

“Abbiamo deciso di investire nel nostro Gruppo – recitava il comunicato di Mario e Sonia Dukcevich – affidando il piano di sviluppo al mondo bancario e, per il lavoro svolto, vogliamo ringraziare in particolare Banco Bpm, Friuladria, Prima Cassa e Anthilia che hanno approvato di sostenere  finanziariamente il nostro progetto, e tutte le altre banche che ci hanno sempre sostenuto. Al contrario, chi per prima aveva assicurato consenso e sostegno, senza nemmeno una spiegazione né alcuna comunicazione, ha reso vano ogni nostro sforzo”. Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, l’istituto in questione sarebbe proprio Intesa SanPaolo.

Amara la conclusione dello sfogo dell’imprenditore: “Per questo io e mia moglie, compagna di una vita, abbiamo deciso di non dare esecuzione a nessun progetto e abbiamo consigliato ai nostri  gli, Paola e Vladimir, di andarsene all’estero”.

Successivamente, il 31 dicembre Kipre Holding Spa, capogruppo, e le società controllate King’s Spa, Principe di San Daniele Spa e Sia.Mo.Ci. Srla hanno reso noto di aver confermato il mandato per il deposito di istanze per  il “concordato prenotativo” ai legali incaricati, a tutela del patrimonio aziendale e degli interessi dei creditori.

Gli incarichi di advisor legale ed advisor economico-finanziario sono stati assegnati rispettivamente al professor avvocato  Vincenzo Ussani d’Escobar e al professor Marco Lacchini, entrambi con studio a Roma, cui sono state affidate la ricerca e la definizione delle migliori soluzioni.

Nel 2017 il gruppo Kipre aveva raggiunto un valore della produzione di 163,1 milioni di euro, con un piccolo utile di 1,35 milioni e una situazione debitoria pesante, con un maxi debito di quasi 130 milioni.

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Carlo Messina Ceo Intesa San Paolo

“Speravano che un pool di banche appoggiasse il piano industriale mirato a ritrovare la strada della crescita. Bpm, Friuladria, Prima Cassa, Anthilia hanno confermato il supporto. Ma un istituto di credito rimasto “innominato” si è sfilato, ha dato forfait, facendo così cadere l’impalcatura dell’operazione. (ora nominato)”

Mi ha colpito questo messaggio di un lettore :

mi dispiace aver appreso questa notizia ma se Mario e Sonia hanno preso questa decisione conoscendo bene la loro onesta energia entusiasmo vuol dire che sono stati traditi vi auguro comunque Buon Anno e se possibile un ripensamento proprio degno della  vostra determinazione ed amore per il lavoro “

Carlo Messina rifletti sul paragrafo lasciato da questo lettore sul Messaggero Veneto del 28.12.2018 (golf 3) – ha parlato di onesta- energia entusiasmo ma ha parlato di tradimento.

Concludo con un aforismo “chi ha tradito tornera’ a farlo , non perche’ ci prova gusto, ma perche’ cio’ rientra nella sua indole” (Michele Scirpoli)

BANCA CARIGE A DAGOSPIA: “SMENTIAMO LA RICOSTRUZIONE CONTENUTA NELL’ARTICOLO DA VOI PUBBLICATO IN DATA ODIERNA IN QUANTO DESTITUITA DI OGNI FONDAMENTO. NELLO SPECIFICO L’ARTICOLO NON CONSIDERA GLI ACCANTONAMENTI SUI CREDITI NON PERFORMING GIÀ EFFETTUATI IN BILANCIO” – LA RISPOSTA DI FABIO PAVESI… –

dagospia.com 9.1.19


Riceviamo e pubblichiamo:

CARIGE

CARIGE

Banca Carige, smentisce la ricostruzione contenuta nell’articolo da voi pubblicato in data odierna in quanto destituita di ogni fondamento. Nello specifico l’articolo non considera gli accantonamenti sui crediti non performing già effettuati in bilancio.

Risposta di Fabio Pavesi

Il dato dei 2,3 miliardi di deteriorati sono già al netto degli accantonamenti effettuati.  I crediti malati lordi sono infatti di 4,8 miliardi coperti al 51 per cento, quindi residuano non coperti 2,3 miliardi di cui si parla nell’articolo. E ANCORA QUALSIASI VENDITA FUTURA DI NPL NON POTRà CHE SCONTARE NUOVE PROFONDE PERDITE.

LA VERITA’ SU CARIGE: HA UN BUCO NASCOSTO (TUTTORA) NEI BILANCI DI ALMENO 700 MILIONI. È LA PERDITA INEVITABILE DALLA VENDITA DELLE SOFFERENZE ANCORA IN PANCIA. ECCO PERCHÉ NÉ I MALACALZA NÉ NESSUN BANCHIERE SANO DI MENTE HA MAI PENSATO DI COMPRARSI TUTTA LA BANCA, CHE VALE IN BORSA MENO DI 80 MILIONI – LA VIA CRUCIS INFINITA COSTATA 3 MILIARDI DI PERDITE E CON LE PULIZIE FATTE SEMPRE A METÀ DAI VARI AD

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9 GEN 2019 13:58

LA VERITA’ SU CARIGE: HA UN BUCO NASCOSTO (TUTTORA) NEI BILANCI DI ALMENO 700 MILIONI. È LA PERDITA INEVITABILE DALLA VENDITA DELLE SOFFERENZE ANCORA IN PANCIA. ECCO PERCHÉ NÉ I MALACALZA NÉ NESSUN BANCHIERE SANO DI MENTE HA MAI PENSATO DI COMPRARSI TUTTA LA BANCA, CHE VALE IN BORSA MENO DI 80 MILIONI – LA VIA CRUCIS INFINITA COSTATA 3 MILIARDI DI PERDITE E CON LE PULIZIE FATTE SEMPRE A METÀ DAI VARI AD

Fabio Pavesi per Dagospia

CARIGE

CARIGE

Forse quei 2 miliardi che il Governo stanzierà come misura di sicurezza per tutelare Carige non serviranno. O meglio non serviranno tutti. Però la decisione non è campata per aria. Il Commissariamento ha sciolto l’impasse con cui il primo socio, la famiglia Malacalza travolta dalle perdite per quasi 400 milioni che ha subito dalla sua presa di potere della banca ligure, teneva di fatto in scacco l’istituto.

Giovanni Berneschi

GIOVANNI BERNESCHI

Malacalza con il suo no all’aumento di capitale ha manifestato tutto il suo malessere. Ogni volta che ha messo soldi nell’istituto ha finito per perderli e sa che anche questa volta sarebbe stato lo stesso. Forse si può capire ma di certo non agevolava una soluzione per l’istituto sull’orlo del dissesto. Per rimettere in pista la banca servono ancora soldi. E tanti. Proviamo a spiegare perché. Basta prendere l’ultimo bilancio per capire.

GUIDO BASTIANINI TESAURO MALACALZA CARIGE

GUIDO BASTIANINI TESAURO MALACALZA CARIGE

Nonostante le pulizie della montagna di crediti marci ereditati dalla scellerata gestione Berneschi, costate la bellezza di 3 miliardi di svalutazioni e che hanno di fatto bruciato tutti gli aumenti di capitale fatti dal 2014 in poi, in pancia alla Cassa di risparmio di Genova ci sono tuttora 4,8 miliardi di crediti ammalorati. Sono stati accantonati a coperture 2,5 miliardi e quindi i prestiti deteriorati netti sono 2,3 miliardi. Ebbene sapete quanto pesano sul totale del portafoglio della banca?

Paolo Fiorentino

PAOLO FIORENTINO

La cifra del 15%. Quasi un sesto dell’intero monte crediti della banca che assomma a poco più di 16 miliardi è di fatto di difficile rientro. E questo dopo ben tre anni di cure sui prestiti marci. La pulizia quindi, ritenuta in via di forte progresso e sbandierata tale da tutti gli amministratori delegati che si sono succeduti dopo la gestione Berneschi, è stata fatta in realtà a metà. Già perché quel 15% è assolutamente insostenibile. La media dei crediti malati netti del sistema bancario italiano è sotto il 10%. Per i più virtuosi siamo al 5%. Quindi Carige a tutt’ora ha una zavorra di sofferenze e inadempienze probabili doppia se non di più del sistema bancario del Paese.

Fuori linea e pesantemente. Per riportare sulla Terra e a livello fisiologico il peso degli Npl occorre sbarazzarsi di almeno 1 miliardo di sofferenze. Che avranno un costo non irrilevante. Tutto dipenderà dalla Sga, la società pubblica che compra crediti malati. Che prezzo farà per quel miliardo di prestiti malandati che Carige gli venderà? Se li sopravvaluta fa un regalo alla banca e fa pagare il conto ai contribuenti italiani. Se li sottovaluta lo Stato paga meno, ma non risolve il problema della tenuta dei conti di Carige. Se si mette nel mezzo e compra ai prezzi che girano sul mercato spende al massimo 30 su un nominale di 100.

carige

CARIGE

Vuol dire che Carige torna in carreggiata ma deve spesare 700 milioni di nuove svalutazioni. Oggi il capitale della banca è di poco più di 1,8 miliardi. Scenderebbe automaticamente a 1,1 miliardi, un livello che necessità di una nuova iniezione di denaro per i 700 milioni che mancheranno. Come minimo, visto che già oggi Carige viaggia con requisiti patrimoniali stringatissimi. Ecco perché si è corsi ai ripari in una nottata. Sono tutti consapevoli che l’orizzonte per far vivere Carige sta in quel buco da colmare di 700 milioni. E spiega sia la riottosità dei Malacalza a investire di nuovo, sapendo che non sarebbe bastato ancora.

E spiega perché nessun banchiere ,sano di mente, si è mai affacciato a considerare l’acquisto della banca. Dovrebbe sorprendere dato che con poco più di 80 milioni (che è il valore di Borsa della disastrata Carige) sia i Malcalza con un’Opa sia qualsiasi altra banca avrebbero potuto portarsi a casa la Cassa di risparmio di Genova. Con tutti i suoi clienti, la raccolta e i suoi 500 sportelli. Che nessuno si sia mai fatto avanti è indice del fatto che tutti sanno che avrebbero rilevato il buco nascosto di quei 700 milioni necessari a portare Carige nel mondo delle banche normali.

CREDITI DETERIORATI

CREDITI DETERIORATI

Non solo. Ma oltre alla zavorra dei crediti marci, rilevavi una banca di fatto morta sull’operatività ordinaria. Anche nel 2018 Carige bloccata dalla governance impazzita ha perso ricavi. Il 7% pari a 30 milioni in meno rispetto a settembre del 2017. In soli 12 mesi sono fuggiti depositi e conti correnti per quasi 2 miliardi con la raccolta diretta scesa da 18,2 miliardi a 16,3 miliardi. I costi sui ricavi sono tuttora al 90%, un livello che non permette nessuna svalutazione di sofferenze pena l’andare in rosso in automatico.

E pensare che quando tre anni fa Malacalza mise gli occhi sulla banca i ricavi erano attorno ai 700 milioni (oggi arrivano a malapena a 500 milioni); i prestiti alla clientela valevano 22 miliardi (oggi sono a 16 miliardi) e nessuno aveva messo in conto la fuga della clientela. 

conte e tria

CONTE E TRIA

Cdp, Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, chi spinge e chi frena sulla fusione Sia-Nexi

Michele Arnese startmag.it 9.1.19

cdp

Il piano per un campione nazionale Sia-Nexi nei sistemi di pagamento, il ruolo di Cdp e le indiscrezioni sulle intenzioni dei soci bancari di Sia come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm. Fatti, nomi, indiscrezioni e scenari

Chi spinge per un campione nazionale nel settore dei sistemi di pagamento? Ossia: chi auspica davvero che ci sia una fusione tra le società Sia e Nexi?

Sono le due domande che da giorni si rincorrono negli ambienti della finanza e pure, in parte, della politica, visti i pour parler in ambienti bancari e il lavorìo di consulenti pronti a studiare piani e strategie.

Gli occhi sono appuntati, come scritto da Start Magazine da mesi, sulla Cassa depositi e prestiti che indirettamente ha una quota di peso della società Sia.

CHE COSA HA SCRITTO OGGI IL SOLE

Ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “La Cassa Depositi e Prestiti riprende in mano il dossier del gruppo Sia, tra i leader nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture per le istituzioni finanziarie, banche, imprese e pubbliche amministrazioni, nelle aree dei pagamenti e della monetica. Allo studio ci sono le possibili opzioni di crescita e valorizzazione della partecipata”.

IL NUOVO VERTICE DI SIA

Tutto nasce anche alla fine dello scorso anno, quando è stato nominato il nuovo amministratore delegato di Sia, Nicola Cordone, gradito anche dalla Cassa depositi e prestiti. La Cdp, secondo il Sole, punta a consolidare la posizione di campione nazionale di Sia nel settore dei sistemi di pagamento.

I DUE SCENARI

Due gli scenari, secondo Carlo Festa del Sole 24 Ore: “La quotazione a Piazza Affari per Sia oppure, in alternativa, la fusione con un altro operatore e il successivo sbarco sempre in Borsa. Il candidato alle nozze è il gruppo Nexi, controllato dai fondi Bain Capital, Advent e Clessidra”.

LE INDISCREZIONI DI START

Ma chi spinge davvero sulla fusione? Secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine in ambienti milanesi, il progetto Nexi-Sia rientrerebbe negli auspici di alcuni soci forti di Nexi, pronti a uscire. Si tratterebbe in particolare dei fondi americani Bain e Advent che avevano sondato già altri gruppi – nordamericani e asiatici – per vendere le quote di Nexi.

GLI AUSPICI DELLA MAGGIORANZA DI GOVERNO

Anche la maggioranza di governo c’è chi spinge sul progetto di fusione. In ambienti del Movimento 5 Stelle capeggiato da Luigi Di Maio c’è chi vede di buon occhio un’aggregazione del genere (Sia-Nexi) con un perno-comando pubblico nelle mani della Cdp. E la Cassa che fa? Nulla è stato deciso, trapela dal gruppo controllato dal Tesoro e capitanato da Fabrizio Palermo.

IL RUOLO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

La Cassa depositi e prestiti ha già un piede in Sia. Tra gli azionisti, infatti, c’è anche il veicolo Fsia Investimenti (che vede Fsi Investimenti di Cdp al 70% e Poste Italiane al 30%) con il 49,48% seguito da F2i con il 17,05%, dal fondo Hat Orizzonte (8,64%) e dal gruppo di banche storicamente presenti nella compagine: Banco Bpm (4,82%), Intesa Sanpaolo (4,05%), Unicredit (3,97%), Mediolanum (2,85%), Deutsche Bank (2,58%). E sarebbero proprio i soci bancari di Sia ad avere perplessità sul progetto Sia-Nexi.

I NUMERI DI NEXI

Nexi ha archiviato l’anno scorso con ricavi pari a 855,9 milioni e un ebitda di 303,9 milioni. La società guidata da Paolo Bertoluzzo è attiva nel sistema dei pagamenti (controlla Cartasì). A fine agosto una fonte vicina alla situazione aveva detto che il percorso per la quotazione di Sia era tracciato e che i tempi non saranno lunghissimi, ha scritto di recente Reuters: “A fine settembre Bertoluzzo aveva dichiarato che dell’aggregazione con Sia “si parla da tantissimi anni, se ne continuerà a parlare ancora, ma non c’è niente in questo momento di operativo”, salvo poi aggiungere, in modo sibillino, che “bisogna guardare il contesto europeo, nel quale tante cose si stanno muovendo”.

PROSPETTIVE E PROBLEMI

Fra i tecnici del settore c’è chi sottolinea la integrabilità industriale delle due società e chi invece rimarca che ci potrebbero essere delle sovrapposizioni con ricadute occupazionali negative. Un problema che ha in corso Nexi con alcune sue partecipate e controllate.

IL NODO BASSILICI

Da un verbale del ministero dello Sviluppo economico traspare un clima di incertezza sul futuro di una parte Bassilichi, controllata del gruppo Nexi. Lo scorso ottobre c’è stato infatti al dicastero retto da Luigi Di Maio un incontro sulla “situazione delle società Bassilichi e Consorzio Triveneto (gruppo Nexi)” richiesto dai sindacati per la “verifica del rispetto degli impegni assunti nell’accordo quadro sottoscritto in Regione Toscana nel giugno 2018”. Le società controllate da Bassilichi e comprese nel perimetro Nexi sono: Consorzio Triveneto, Moneynet, BassmArt, BassilichiCEE e ArsBlue. Oggetto dell’incontro al ministero di via Molise? “Affrontare il trasferimento ex art 47 dei rami d’azienda dell’Interaction Center di Bassilichi e di Consorzio Triveneto in PayCare”, società che fa sempre parte del gruppo Nexi. “L’azienda Nexi – si legge nel verbale del Mise – garantirà commesse Nexi o di terze parti per 36 mesi dall’ingresso del potenziale acquirente in posizione maggioritaria, sufficienti a saturare il 100% dell’organico in forza alla data di ingresso del nuovo socio/acquirente”. Tra i sindacalisti del gruppo Nexi sta passando di mano in mano il bilancio di Bassilichi che indica una perdita di 80 milioni di euro nel 2017.

CHE COSA SI AGITA IN NEXI

Non sono le uniche preoccupazioni in casa Nexi, specie tra i fondi azionisti che puntano infatti – come scrive oggi Manuel Follis di Mf/Milano Finanza – “ad abbassare il debito della società veicolo Mercury tramite la quale i fondi controllano la stessa Nexi. Una scelta dettata anche dalla mancata Ipo di Nexi”. Che continua a slittare. Infatti, si dice in ambienti borsistici, che la società guidata da Bertoluzzo ha compiuto pochi, o nulli, passi per avviare davvero la pratica.

I procuratori della Deutsche Bank hanno approfittato della lista dei clienti di massa durante il raid dei “Panama Papers”

zerohedge.com 9.1.19

I procuratori di Francoforte hanno sequestrato una lista di oltre 900 clienti della Deutsche Bank in un caso di evasione fiscale noto comunemente come “Panama Papers”, una serie di documenti trapelati che hanno provocato un raid presso la sede della banca tedesca a novembre, secondo  Bloomberg . 

Si dice che la lista contenga nomi di individui ed entità per lo più situati al di fuori della Germania, mentre il raid era focalizzato sul ruolo di un’ex entità di gestione patrimoniale di Deutsche Bank situata nelle Isole Vergini britanniche.

I Panama Papers hanno dimostrato che i dipendenti di Deutsche Bank possono aver aiutato i clienti a creare società off-shore in paradisi fiscali , hanno riferito i pubblici ministeri in quel momento. Queste società erano presumibilmente coinvolte nell’evasione fiscale, hanno detto, aggiungendo che 900 clienti sarebbero stati serviti tramite l’unità . I pubblici ministeri hanno anche sequestrato ampi dati su carta ed elettronicamente, hanno detto le persone che hanno familiarità con la questione.

Il filmato di file di auto della polizia parcheggiate di fronte alle due torri del centro di Francoforte nel mese di novembre ha alimentato le preoccupazioni per rischi legali potenzialmente costosi e ha inviato il prezzo delle azioni al minimo storico . – Bloomberg

Christian Sweing, amministratore delegato della Deutsche Bank, si è detto sorpreso del raid, affermando a dicembre di ritenere che il caso fosse considerato chiuso, dopo averlo discusso in “stretta cooperazione con le autorità di vigilanza” nel 2016, quando i Panama Papers erano trapelati. 

Felix Hufeld, capo del supervisore finanziario tedesco Bafin, ha detto un anno fa che le banche tedesche indagate nella sonda Panama Papers avevano “ampiamente” rispettato le attuali norme sul riciclaggio di denaro. 

Banche: Di Maio; musica è cambiata, non piú banchieri impuniti

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Sulle banche la musica è cambiata”. Lo ha detto il vice premier Luigi Di Maio in una diretta video su Facebook, aggiungendo che “in questi anni le banche sono state amministrate con lo stile della prima e della seconda Repubblica. Verificheremo, anche su B.Carige, i rapporti distorti delle banche con una parte di economia del territorio a scapito di quelli che in buona fede mettevano i soldi sul conto corrente. Bisogna punire fortemente i banchieri che anche nel caso di Carige hanno ridotto così una banca”. 

“Faremo in modo che da ora nessun banchiere possa più essere impunito”, ha proseguito, annunciando che “nei prossimi giorni pubblicheremo l’elenco dei debitori di Carige: se troveremo persone che hanno difficoltà a pagare non diremo nemmeno il loro nome, ma se troviamo lì dentro i soliti noti la faremo pagare a tutti i banchieri che in questi anni hanno ridotto così questa banca per fare un favore a qualcun altro”. 

rov 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 09, 2019 11:03 ET (16:03 GMT)

B.Carige: Massiah (Ubi B.), nostra posizione è nessun interesse

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Lo abbiamo già detto. Non abbiamo cambiato la nostra posizione” su B.Carige. 

Lo ha affermato Victor Massiah, consigliere delegato di Ubi B., uscendo dalla sede dell’Abi dove è in corso la riunione del Fondo interbancario di Tutela dei Depositi chiamata a fare il punto sulle condizioni del bond della banca ligure. 

Ubi a fine agosto aveva comunicato in una nota che non aveva alcun interesse a rilevare Carige. 

lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 09, 2019 08:22 ET (13:22 GMT)

Banca Carige: in Gazzetta il decreto con le misure di sostegno Decreto Legge, 08/01/2019 n° 1, G.U. 08/01/2019

altalex.com 9.1.19

Il decreto legge dell’8 gennaio, contenente misure urgenti per arginare la crisi della Banca Carige, ricalca in ogni elemento il testo del d.l. 237 n. 2016, licenziato dal governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Popolare Vicenza e Veneto Banca: garanzie statali sulle obbligazioni, per un massimo di 3 miliardi di euro, attivabili fino al 30 giugno, oltre a un fondo pubblico da 1,3 miliardi, già messi a disposizione dal Tesoro, per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca, per un massimo di un miliardo, in ipotesi di ricapitalizzazione precauzionale. Vai al Decreto Legge

Al contempo è necessario osservare che le norme europee da rispettare per il salvataggio statale, sono identiche, ora per allora, come pure le misure dell’ordinamento interno che specificamente attuano le medesime.

All’articolo 1, in tema di “Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione”, si rintraccia una differenza rispetto al decreto del 2016, e cioè nell’indicazione della Carige come beneficiaria, in luogo della dicitura “banche italiane” impressa nel d.l. n. 237. L’articolo 2, in merito alle caratteristiche degli strumenti finanziari che possono essere garantiti dal paracadute pubblico, ricalca i sei parametri, dall’emissione successiva all’entrata in vigore del provvedimento, e fino al divieto di titoli strutturati o prodotti complessi, che incorporano una componente derivata, segnalati nelle lettere dalla a) alla f), in identica lista.

La ricapitalizzazione conferma il burden sharing, o meglio  la condivisione dei costi a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati, in linea con quanto già avvenuto per la Banca Monte dei Paschi di Siena, quando i risparmiatori furono indennizzati attraverso la conversione in azioni scambiabili con bond senior. Tale eventualità per Banca Carige non si presenta, in quanto la conversione in azioni delle obbligazioni in possesso di piccoli risparmiatori si è già realizzata un paio di anni fa.

Curiosamente, la bozza di articolato del decreto portava in intestazione una data di novembre 2018, sintomo che la squadra di Conte aveva già predisposto lo strumento d’urgenza. Infatti, proprio nel mese di novembre scorso, la Carige non era riuscita a piazzare sul mercato un bond subordinato, ragion per cui si è reso necessario l’intervento del sistema bancario, tramite 320 milioni versati a Carige dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario.

DECRETO-LEGGE 8 gennaio 2019, n. 1 (Raccolta 2019) 

Misure urgenti a sostegno della Banca Carige S.p.a. – Cassa di risparmio di Genova e Imperia. (19G00002) 

(GU n. 6 del 8-1-2019)

Vigente al: 8-1-2019 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione; 

Vista la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio;Visto il regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 luglio 2014 che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010; 

Vista la direttiva 2001/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 aprile 2001, in materia di risanamento e liquidazione degli enti creditizi; 

Visto il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, «Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia» (T.U.B.) e successive modifiche e integrazioni;

Visto il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, recante «Attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/ UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE), n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio»; Visto, in particolare, l’articolo 18 del decreto legislativo 180 del 2015; 

Visto il decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 181, recante «Modifiche del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 e del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/ CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/ UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE), n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio»; Vista la comunicazione della Commissione europea 2013/C – 216/01 concernente l’applicazione dal 1° agosto 2013 delle regole in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria (la «Comunicazione sul settore bancario»);

Visti gli esiti degli esercizi di stress condotti nel 2018 dalla BCE nell’ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico relativi alla Banca Carige S.p.A – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia (di seguito “Banca Carige” o “l’Emittente”), che hanno evidenziato una carenza di capitale; 

Vista la mancata approvazione da parte dell’assemblea straordinaria di Banca Carige, convocata in unica convocazione in data 22 dicembre 2018, della proposta di aumento del capitale sociale per un importo massimo complessivo pari a euro 400 milioni; 

Considerato che in data 2 gennaio 2019 e’ stata disposta dalla Banca Centrale Europea l’Amministrazione Straordinaria di Banca Carige, al fine di assicurare maggiore stabilita’ e coerenza al governo della societa’ e consentire il proseguimento delle attivita’ di rafforzamento patrimoniale dell’Istituto. 

Ritenuta la straordinaria necessita’ ed urgenza di emanare disposizioni volte a garantire a Carige misure di sostegno pubblico, al fine di garantire la stabilita’ finanziaria e assicurare la protezione del risparmio; 

Considerato che gli strumenti di debito subordinato emessi da Carige, risultano scaduti o estinti, tranne che per lo strumento Tier 2 per un valore nominale di 320 milioni di euro sottoscritto dallo Schema Volontario di Intervento del Fondo interbancario per la Tutela dei Depositi e da Banco di Desio e della Brianza; 

Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 7 gennaio 2019; 

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro dell’economia e delle finanze;
Emana 
il seguente decreto-legge: 
Capo I 

Garanzia dello stato su passività di nuova emissione

Art. 1 
Garanzia dello Stato su passivita’ di nuova emissione 


1. Al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilita’ finanziaria, ai sensi dell’articolo 18 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180 e dell’articolo 18, paragrafo 4, lettera d), del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 luglio 2014, il Ministero dell’economia e delle finanze e’ autorizzato, fino al 30 giugno 2019, a concedere la garanzia dello Stato su passivita’ di nuova emissione di Banca Carige in conformita’ di quanto previsto dal presente Capo I, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato, fino a un valore nominale di 3.000 milioni di euro. 

2. La garanzia e’ concessa in conformita’ ai paragrafi da 56 a 62 della Comunicazione sul settore bancario. 

3. Nel presente Capo I per Autorita’ competente si intende la Banca d’Italia o la Banca Centrale Europea secondo le modalita’ e nei casi previsti dal regolamento (UE) del Consiglio n. 1024/2013 del 15 ottobre 2013. 

Art. 2 
Caratteristiche degli strumenti finanziari 


1. La garanzia dello Stato puo’ essere concessa su strumenti finanziari di debito emessi da Banca Carige che presentino congiuntamente le seguenti caratteristiche: 

a) sono emessi successivamente all’entrata in vigore del presente decreto-legge, anche nell’ambito di programmi di emissione preesistenti, e hanno durata residua non inferiore a due mesi e non superiore a cinque anni o a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite di cui all’articolo 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130; 

b) prevedono il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza; 

c) sono a tasso fisso; 

d) sono denominati in euro; 

e) non presentano clausole di subordinazione nel rimborso del capitale e nel pagamento degli interessi; 

f) non sono titoli strutturati o prodotti complessi ne’ incorporano una componente derivata. 

Art. 3 
Limiti 


1. L’ammontare delle garanzie concesse e’ limitato a quanto strettamente necessario per ripristinare la capacita’ di finanziamento a medio-lungo termine dell’Emittente. 

2. L’ammontare massimo complessivo delle operazioni di cui al presente articolo non puo’ eccedere, salvo giustificati motivi, i fondi propri a fini di vigilanza, fermo restando il limite indicato all’articolo 1, comma 1. 

Art. 4 
Condizioni 


1. In relazione alla concessione della garanzia, Banca Carige e’ tenuta a svolgere la propria attivita’ in modo da non abusare del sostegno ricevuto ne’ conseguire indebiti vantaggi per il tramite dello stesso, in particolare nelle comunicazioni commerciali rivolte al pubblico. 

Art. 5 
Garanzia dello Stato 


1. La garanzia dello Stato e’ onerosa, incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta. 

2. La garanzia copre il capitale e gli interessi. 

3. Il valore nominale degli strumenti finanziari di cui all’articolo 2 con durata superiore ai 3 anni sui quali puo’ essere prestata la garanzia dello Stato, non puo’ eccedere – salvo casi debitamente giustificati – un terzo del valore nominale totale degli strumenti finanziari emessi dall’Emittente e garantiti dallo Stato ai sensi dell’articolo 1. 

4. Non possono in alcun caso essere assistite da garanzia dello Stato le passivita’ computabili nei fondi propri a fini di vigilanza. 

Art. 6 
Corrispettivo della garanzia dello Stato 


1. Gli oneri economici della garanzia sono determinati sulla base della valutazione del rischio dell’operazione con le seguenti modalita’: 

a) per passivita’ con durata originaria di almeno dodici mesi, e’ applicata una commissione pari alla somma dei seguenti elementi: 

1) una commissione di base di 0,40 punti percentuali; e 

2) una commissione basata sul rischio eguale al prodotto di 0,40 punti percentuali per una metrica di rischio composta come segue: la meta’ del rapporto fra la mediana degli spread sui contratti di CDS a cinque anni nei tre anni che terminano il mese precedente la data di emissione della garanzia registrati per un campione di grandi banche, definito dalla Commissione europea, insediate in paesi dell’area euro appartenenti alla medesima classe di rating del debito senior e la mediana dell’indice iTraxx Europe Senior Financial a 5 anni nello stesso periodo di tre anni, piu’ la meta’ del rapporto fra la mediana degli spread sui contratti CDS senior a 5 anni di tutti gli Stati membri dell’Unione europea e la mediana degli spread sui contratti CDS senior a 5 anni dello Stato italiano nel medesimo periodo di tre anni; 

b) per le obbligazioni bancarie garantite di cui all’art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, la commissione, di cui al numero 2) della lettera a), e’ computata per la meta’; 

c) per passivita’ con durata originaria inferiore a dodici mesi, e’ applicata una commissione pari alla somma dei seguenti elementi: 

1) una commissione di base di 0,50 punti percentuali; e 

2) una commissione basata sul rischio eguale a 0,40 punti percentuali. 

2. In caso di difformita’ delle valutazioni di rating, il rating rilevante per il calcolo della commissione e’ quello piu’ elevato.

Nel caso in cui le valutazioni di rating disponibili siano piu’ di tre, il rating rilevante e’ il secondo piu’ elevato. 

3. I rating di cui al presente articolo sono quelli assegnati al momento della concessione della garanzia. 

4. La commissione e’ applicata in ragione d’anno all’ammontare nominale degli strumenti finanziari per i quali e’ concessa la garanzia. Le commissioni dovute sono versate, in rate trimestrali posticipate, con le modalita’ indicate dall’articolo 24, comma 3. Le relative quietanze sono trasmesse al Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento del Tesoro, di seguito denominato: «Dipartimento del Tesoro». 

5. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto adottato sentita la Banca d’Italia, puo’ variare, tenuto conto delle condizioni di mercato, i criteri di calcolo e la misura delle commissioni del presente articolo in conformita’ delle decisioni della Commissione europea. Le variazioni non hanno effetto sulle operazioni gia’ in essere. 

Art. 7 
Procedura 


1. La richiesta di ammissione alla garanzia e’ presentate nel medesimo giorno alla Banca d’Italia e al Dipartimento del Tesoro con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione, indicando, tra l’altro, il fabbisogno di liquidita’, anche prospettico, della banca, le operazioni di garanzia a cui l’Emittente chiede di essere ammesso e quelle alle quali eventualmente sia gia’ stato ammesso o per le quali abbia gia’ fatto richiesta di ammissione. 

2. La Banca d’Italia comunica tempestivamente al Dipartimento del Tesoro, : 

1) la congruita’ delle condizioni e dei volumi dell’intervento di liquidita’ richiesto, alla luce delle dimensioni della banca e della sua patrimonializzazione; 

2) l’ammontare dei fondi propri a fini di vigilanza; 

3) l’ammontare della garanzia; 

4) la misura della commissione dovuta secondo quanto previsto dall’articolo 6; 

5) l’attestazione da parte dell’Autorita’ competente della solvenza di Banca Carige, ai sensi dell’articolo 18, paragrafo 4, lettera d), del Regolamento (UE) n. 806/2014. 

3. A seguito della comunicazione della Banca d’Italia, la richiesta di concessione della garanzia e’ notificata alla Commissione europea.
La garanzia puo’ essere concessa solo a seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilita’ dell’intervento con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di sostegno alla liquidita’ nel contesto della crisi finanziaria. 

4. Il Dipartimento del Tesoro comunica la decisione all’Emittente e alla Banca d’Italia, con modalita’ che assicurano la rapidita’ e la riservatezza della comunicazione. 

5. L’Emittente e’ tenuto a presentare, entro due mesi dalla concessione della garanzia, un piano di ristrutturazione per confermare la redditivita’ e la capacita’ di raccolta della banca a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico. Il piano e’ sottoposto alla Commissione europea. Non e’ richiesta la presentazione del piano di ristrutturazione quando le passivita’ garantite sono rimborsate entro due mesi dalla concessione della garanzia. 

6. L’Emittente non puo’, per tutto il tempo in cui beneficia della garanzia: 

a) distribuire dividendi; 

b) effettuare pagamenti discrezionali su strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 ai sensi del regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 575 del 26 giugno 2013 o coperti da clausola di grandfathering delle relative disposizioni transitorie; 

c) riacquistare propri strumenti di capitale primario di classe 1 o strumenti di cui alla lettera b), anche a seguito dell’esercizio di opzioni call, senza preventiva autorizzazione della Commissione europea; 

d) acquisire nuove partecipazioni, fatte salve le acquisizioni compatibili con la normativa europea in materia di aiuti di Stato, ivi comprese le acquisizioni per finalita’ di recupero dei crediti e di temporanea assistenza finanziaria a imprese in difficolta’. 

Art. 8 
Escussione della garanzia su passivita’ di nuova emissione 


1. Qualora l’Emittente non sia in grado di adempiere all’obbligazione garantita presenta richiesta motivata di attivazione della garanzia al Dipartimento del Tesoro e alla Banca d’Italia, allegando la relativa documentazione e indicando gli strumenti finanziari o le obbligazioni contrattuali per i quali richiede l’attivazione e i relativi importi dovuti. La richiesta e’ presentata, di norma, almeno trenta giorni prima della scadenza della passivita’ garantita, salvo casi di motivata urgenza. 

2. Il Dipartimento del Tesoro accertata, sulla base delle valutazioni della Banca d’Italia, la fondatezza della richiesta, provvede tempestivamente e comunque entro il giorno antecedente alla scadenza dell’obbligazione alla corresponsione dell’importo dovuto dall’Emittente. 

3. A seguito dell’attivazione della garanzia dello Stato, l’Emittente e’ tenuto a rimborsare all’erario le somme pagate dallo Stato maggiorate degli interessi al tasso legale fino al giorno del rimborso. L’Emittente e’ altresi’ tenuto a presentare, entro e non oltre due mesi dalla richiesta di cui al comma 1, un piano di ristrutturazione da sottoporre alla Commissione europea ai fini della valutazione della compatibilita’ della misura con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato. 

4. Le somme corrisposte dallo Stato per onorare la garanzia prevista dal presente decreto sono vincolate per destinazione e non aggredibili da altri creditori dell’Emittente a diverso titolo. 

5. Il presente articolo non pregiudica la facolta’ dei detentori delle passivita’ garantite e dei titolari di diritti reali di garanzia sulle medesime di escutere la garanzia dello Stato ai sensi dell’articolo 5, comma 1. 

Art. 9 
Erogazione di liquidita’ di emergenza 


1. Il Ministro dell’economia e delle finanze puo’ rilasciare, entro il 30 giugno 2019, la garanzia statale per integrare il valore di realizzo del collaterale stanziato da Banca Carige a garanzia di finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidita’ (erogazione di liquidita’ di emergenza – ELA), in conformita’ con gli schemi previsti dalla Banca centrale europea. 

2. La garanzia statale e’ irrevocabile e assistita dal beneficio di preventiva escussione, da parte della Banca d’Italia, delle garanzie stanziate dalla banca per accedere al finanziamento ELA. 

3. Banca Carige a seguito della erogazione di liquidita’ di emergenza deve presentare un piano di ristrutturazione per confermare la redditivita’ e la capacita’ di raccolta a lungo termine senza ricorso al sostegno pubblico, in particolare per limitare l’affidamento sulla liquidita’ fornita dalla Banca d’Italia. 

4. Per quanto non diversamente previsto dal presente articolo, alla garanzia statale di cui al comma 1 si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 1, 3, 5, comma 2, 6, 7, 8, commi 3 e 5. 

Art. 10 
Escussione della garanzia statale sull’erogazione di liquidita’ di emergenza 


1. In caso di inadempimento dell’Emittente alle proprie obbligazioni di pagamento nei confronti della Banca d’Italia rivenienti dal contratto di finanziamento ELA, la Banca d’Italia, in esito all’escussione del collaterale stanziato a copertura del finanziamento e nei limiti dell’importo garantito, presenta richiesta di attivazione della garanzia statale al Dipartimento del Tesoro, allegando la documentazione relativa all’escussione del collaterale e indicando gli importi residuali dovuti. 

2. Il Dipartimento del Tesoro, accertata la fondatezza della richiesta, provvede tempestivamente e comunque entro trenta giorni alla corresponsione dell’importo dovuto dall’Emittente. 

Art. 11 
Disposizioni di attuazione 


Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, possono essere adottate misure di attuazione del presente Capo I. 

Capo II Interventi di rafforzamento patrimoniale
Art. 12 
Intervento dello Stato 

1. Al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilita’ finanziaria, ai sensi dell’articolo 18 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180 e dell’articolo 18, paragrafo 4, lettera d), del regolamento (UE) n. 806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 luglio 2014, il Ministero dell’economia e delle finanze (di seguito il «Ministero») e’ autorizzato a sottoscrivere, entro il 30 settembre 2019, anche in deroga alle norme di contabilita’ di Stato, azioni emesse da Banca Carige (di seguito l’«Emittente»), secondo le modalita’ e alle condizioni stabilite dal presente Capo II. 

2. Nel presente Capo II per Autorita’ competente si intende la Banca d’Italia o la Banca centrale europea secondo le modalita’ e nei casi previsti dal regolamento (UE) del Consiglio n. 1024 del 15 ottobre 2013. 

Art. 13 
Programma di rafforzamento patrimoniale 

1. Per poter chiedere l’intervento dello Stato ai sensi dell’articolo 12 l’Emittente deve aver precedentemente sottoposto all’Autorita’ competente un programma di rafforzamento patrimoniale (il «Programma»), indicante l’entita’ del fabbisogno di capitale necessario, le misure che l’Emittente intende intraprendere per conseguire il rafforzamento, nonche’ il termine per la realizzazione del Programma. 

2. Se l’attuazione del Programma risulta insufficiente a conseguire l’obiettivo di rafforzamento patrimoniale, l’Emittente puo’ presentare la richiesta di intervento dello Stato secondo la procedura stabilita dall’articolo 14. Tale richiesta puo’ essere presentata dall’Emittente gia’ ad esito della valutazione del Programma da parte dell’Autorita’ competente quando la stessa abbia ritenuto che lo stesso non sia sufficiente a conseguire gli obiettivi di rafforzamento patrimoniale, ovvero durante l’attuazione del Programma stesso, se questa risulta inidonea ad assicurare il conseguimento degli obiettivi di rafforzamento patrimoniale. In connessione con la richiesta di intervento dello Stato, l’Autorita’ competente informa il Ministero delle proprie valutazioni sul Programma e sull’attuazione dello stesso. 

Art. 14 
Richiesta di intervento dello Stato 

1. Qualora l’Emittente intenda fare ricorso all’intervento dello Stato trasmette al Ministero, all’Autorita’ competente, e alla Banca d’Italia, una richiesta contenente: 

a) l’indicazione dell’importo della sottoscrizione delle azioni dell’Emittente chiesta al Ministero; 

b) l’indicazione dell’entita’ del patrimonio netto contabile, individuale e consolidato, alla data della richiesta e l’entita’ del fabbisogno di capitale regolamentare da colmare, tenendo conto dell’attuazione del Programma; 

c) l’attestazione di impegni di cui all’articolo 16; 

d) il piano di ristrutturazione (il «Piano»), predisposto in conformita’ con la disciplina dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di ricapitalizzazione delle banche nel contesto della crisi finanziaria. 

2. La Banca d’Italia acquisisce l’asseverazione, da parte di esperti indipendenti da essa nominati a spese dell’Emittente, della valutazione di cui all’articolo 17, comma 4. 

3. Gli esperti indipendenti previsti dal comma 2 non devono avere in corso ne’ devono avere intrattenuto negli ultimi tre anni relazioni di affari, professionali o finanziarie con l’Emittente tali da comprometterne l’indipendenza. 

4. L’Emittente presenta inoltre: 

a) l’indicazione degli strumenti e prestiti di cui all’articolo 20, comma 2, e del loro valore contabile, accompagnata dalla valutazione, predisposta da un esperto indipendente ai sensi del comma 3, del valore economico ad essi attribuibile al fine della determinazione del tasso di conversione, in ipotesi di continuita’ aziendale; 

b) una relazione di stima, predisposta da un esperto indipendente ai sensi del comma 3, dell’effettivo valore delle attivita’ e passivita’ dell’Emittente senza considerare alcuna forma di supporto pubblico e ipotizzando che l’Emittente sia sottoposto a liquidazione alla data di presentazione della richiesta di intervento dello Stato, nonche’ di quanto in tale caso verrebbe corrisposto pro quota ai titolari degli strumenti e prestiti di cui all’articolo 20, comma 2. 

5. La Banca d’Italia acquisisce l’asseverazione, da parte di esperti indipendenti di cui ai commi 2 e 3: 

a) del valore economico risultante dalla valutazione trasmessa dall’Emittente ai sensi del comma 4, lettera a); 

b) della stima trasmessa ai sensi del comma 4, lettera b). 

Art. 15 
Valutazioni dell’Autorita’ competente 

1. Entro sessanta giorni dalla ricezione della richiesta di cui all’articolo 14, l’Autorita’ competente comunica al Ministero e all’Emittente il fabbisogno di capitale regolamentare riferito alla carenza di capitale emersa dalle prove di stress rilevanti. 

2. L’Autorita’ competente puo’ chiedere all’Emittente chiarimenti e integrazioni ed effettuare accertamenti. In tali casi il termine di cui al comma 1 e’ sospeso. 

Art. 16 
Rispetto della disciplina in materia di aiuti di Stato 

1. La richiesta di cui all’articolo 14 e’ corredata della dichiarazione con cui l’Emittente assume, dal momento della domanda e fino a quando la sottoscrizione delle azioni da parte del Ministero non sia stata perfezionata, gli impegni previsti dal paragrafo 47 della comunicazione sul settore bancario della Commissione europea. 

2. Fermi restando i poteri dell’Autorita’ competente, la sottoscrizione puo’ essere subordinata, in conformita’ alla decisione della Commissione europea sulla compatibilita’ dell’intervento con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di ricapitalizzazione delle banche nel contesto della crisi finanziaria, alle seguenti condizioni: 

a) revoca o sostituzione dei consiglieri esecutivi e del direttore generale dell’Emittente; 

b) limitazione della retribuzione complessiva dei membri del consiglio di amministrazione e dell’alta dirigenza dell’Emittente.

Art. 17 
Realizzazione dell’intervento 

1. A seguito della comunicazione ai sensi dell’articolo 15 da parte dell’Autorita’ competente, il Piano e le sue eventuali successive variazioni sono notificati alla Commissione europea. 

2. A seguito della positiva decisione della Commissione europea sulla compatibilita’ dell’intervento con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato applicabile alle misure di ricapitalizzazione delle banche nel contesto della crisi finanziaria, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale, adottato su proposta della Banca d’Italia, si dispone l’applicazione delle misure di ripartizione degli oneri secondo quanto previsto dall’articolo 20 e l’aumento del capitale dell’Emittente a servizio delle misure stesse. 

3. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, adottato sentita la Banca d’Italia, si dispone altresi’: 

a) l’aumento del capitale dell’Emittente a servizio della sottoscrizione delle azioni da parte del Ministero, derogando anche all’articolo 2441 del codice civile e sempre che esso non sia stato deliberato dall’Emittente; 

b) il prezzo di sottoscrizione nonche’ ogni altro elemento necessario alla gestione della sottoscrizione, comprese le fasi successive; 

c) la sottoscrizione delle azioni dell’Emittente. 

4. Ai fini delle determinazioni previste dal comma 2, su richiesta del Ministero e nel termine da esso indicato, l’Emittente trasmette al Ministero e alla Banca d’Italia l’indicazione del valore delle azioni necessario per calcolare, in conformita’ con l’Allegato, il prezzo delle azioni da attribuire ai titolari degli strumenti e prestiti di indicati all’articolo 20, comma 2. Il valore delle azioni e’ calcolato da un soggetto in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dall’articolo 14, comma 3, ed e’ determinato in base all’andamento delle quotazioni dei trenta giorni di mercato antecedenti la data indicata dal Ministero avendo riguardo alla data di prevista emanazione del decreto di cui al comma 3; nel caso di sospensione della quotazione per periodi complessivamente superiori a quindici giorni nel periodo di riferimento, il valore delle azioni e’ il minore tra il prezzo di riferimento medio degli ultimi trenta giorni di mercato nei quali l’azione e’ stata negoziata e quello determinato in base alla consistenza patrimoniale della societa’, alle sue prospettive reddituali, all’andamento del rapporto tra valore di mercato e valore contabile delle banche quotate e tenuto conto delle perdite connesse a eventuali operazioni straordinarie, ivi incluse quelle di cessione di attivi, da perfezionare in connessione con l’intervento dello Stato di cui al presente Capo. 

5. I decreti indicato ai commi 2 sono adottati se: 

a) l’Emittente non versa in una delle situazioni di cui all’articolo 17, comma 2, lettere a), b), c), d) o e), del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, o di cui all’articolo 18, paragrafo 4, lettere a), b) o c), del regolamento (UE) n. 806/2014; 

b) salvo quanto previsto dal comma 8 per le azioni di risparmio, non ricorrono i presupposti per la riduzione o la conversione ai sensi del Capo II del Titolo IV del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, ne’ quelli previsti dall’articolo 21, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 806/2014; in caso contrario, si procede ai sensi dell’articolo 20. 

6. Le situazioni e i presupposti indicati al comma 5 si assumono non sussistenti quando non consti un accertamento in tal senso dell’Autorita’ competente. 

7. I decreti indicato ai commi 2 e 3 sono sottoposti al controllo preventivo di legittimita’ della Corte dei conti e sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 

8. Alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto indicato nel comma 2, le azioni di risparmio emesse sono convertite in azioni ordinarie in ragione di una azione ordinaria per ogni azione di risparmio, senza pagamento di alcun conguaglio. 

9. Il consiglio di amministrazione provvede ad adeguare conseguentemente lo statuto dell’Emittente. Si applica l’articolo 2443, comma 3, del codice civile. 

Art. 18 
Caratteristiche delle azioni 

1. Il Ministero sottoscrive azioni di nuova emissione. Le azioni emesse dall’Emittente per la sottoscrizione da parte del Ministero sono azioni ordinarie che attribuiscono il diritto di voto non limitato ne’ condizionato nell’assemblea ordinaria e nell’assemblea straordinaria, non privilegiate nella distribuzione degli utili ne’ postergate nell’attribuzione delle perdite. 

2. Le azioni dell’Emittente offerte in sottoscrizione al Ministero rispettano le condizioni previste dall’articolo 31 del regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 575 del 26 giugno 2013. 

3. Il prezzo delle azioni offerte in sottoscrizione al Ministero e’ determinato secondo i criteri e la metodologia indicati nell’allegato. 

4. Le spese di sottoscrizione delle azioni da parte del Ministero sono interamente a carico dell’Emittente. 

Art. 19 
Effetti della sottoscrizione


1. All’assunzione di partecipazioni nell’Emittente da parte del Ministero, conseguente alla sottoscrizione di azioni disposta ai sensi del presente Capo, non si applicano gli articoli 106, comma 1, 108 e 109, comma 1, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. 

Art. 20 
Condivisione degli oneri 

1. Salvo quanto previsto al comma 5, la sottoscrizione delle azioni dell’Emittente ai sensi dell’articolo 17, comma 3, e’ effettuata dal Ministro dell’economia e delle finanze dopo l’applicazione delle misure di ripartizione degli oneri secondo quanto previsto dal presente articolo, con l’obiettivo di contenere il ricorso ai fondi pubblici. 

2. Con il decreto indicato dall’articolo 17, comma 2, si dispone l’applicazione delle misure di ripartizione degli oneri secondo l’ordine di seguito indicato: 

a) conversione, in tutto o in parte, in azioni ordinarie di nuova emissione computabili nel capitale primario di classe 1 dell’Emittente aventi le caratteristiche indicate nell’articolo 18, degli strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 ai sensi del regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 575 del 26 giugno 2013 (Additional Tier 1), inclusi gli strumenti qualificati come strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 ai sensi della clausola di grandfathering del citato regolamento e relative disposizioni di attuazione, nonche’ delle altre passivita’ dell’Emittente aventi un grado di subordinazione nella gerarchia concorsuale uguale o superiore; 

b) ove la misura di cui alla lettera a) non sia sufficiente, conversione, in tutto o in parte, in azioni ordinarie di nuova emissione computabili nel capitale primario di classe 1 dell’Emittente aventi le caratteristiche indicate nell’articolo 18, degli strumenti e prestiti computabili come elementi di classe 2 ai sensi del regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 575 del 26 giugno 2013 (Tier 2), inclusi gli strumenti e i prestiti qualificati come elementi di classe 2 ai sensi della clausola di grandfathering del citato regolamento e relative disposizioni di attuazione, nonche’ degli altri strumenti e prestiti aventi lo stesso grado di subordinazione nella gerarchia concorsuale; 

c) ove la misura di cui alla lettera b) non sia sufficiente, conversione, in tutto o in parte, in azioni ordinarie di nuova emissione computabili nel capitale primario di classe 1 dell’Emittente aventi le caratteristiche indicate nell’articolo 18, degli strumenti e dei prestiti, diversi da quelli indicati dalle lettere a) e b), il cui diritto al rimborso del capitale e’ contrattualmente subordinato al soddisfacimento dei diritti di tutti i creditori non subordinati dell’Emittente. 

3. Le misure di cui al comma 2 sono disposte: 

a) nei confronti di tutte le passivita’ indicate al comma 2, ove possibile in base alla legge a esse applicabile, secondo la gerarchia applicabile in sede concorsuale; 

b) in modo uniforme nei confronti di tutti i creditori dell’Emittente che siano titolari di passivita’ assoggettabili alle misure del comma 2 in base alla legge loro applicabile e appartenenti alla stessa categoria, salvo quanto previsto al comma 5, e proporzionalmente al valore nominale dei rispettivi strumenti finanziari o crediti; 

c) in misura tale da assicurare che nessun titolare degli strumenti e prestiti di cui al comma 2, riceva, tenuto conto dell’incremento patrimoniale conseguito dall’Emittente per effetto dell’intervento dello Stato, un trattamento peggiore rispetto a quello che riceverebbe in caso di liquidazione dell’Emittente, assumendo che essa avvenga senza supporto pubblico; 

d) determinando il numero di azioni da attribuire in sede di conversione sulla base della metodologia indicata nell’Allegato, fermo restando il rispetto di quanto previsto dalle lettere a), b) e c); 

e) a condizione che l’Emittente abbia provveduto a convertire in azioni o altri strumenti di capitale primario di classe 1 gli strumenti finanziari convertibili eventualmente emessi, nel rispetto delle condizioni previste dai relativi contratti; a tal fine, l’Emittente presenta apposita attestazione di aver provveduto a convertire in azioni o altri strumenti di capitale primario di classe 1 gli strumenti finanziari convertibili eventualmente emessi, nel rispetto delle condizioni previste dai relativi contratti. 

4. La condizione di cui al comma 3, lettera c), e’ verificata quando, tenuto conto della stima prevista dall’articolo 14, comma 4, lettera b), il valore delle azioni assegnate in conversione e’ almeno pari a quanto verrebbe corrisposto ai titolari degli strumenti di capitale aggiuntivo, degli elementi di classe 2 e degli altri strumenti e prestiti subordinati di cui al comma 2 nel caso in cui l’Emittente venisse sottoposto a liquidazione alla data di presentazione della richiesta di intervento dello Stato. 

5. Non si da’ luogo, in tutto o in parte, all’applicazione delle misure previste nel presente articolo quando la Commissione europea con la decisione di cui all’articolo 17, comma 2, abbia stabilito che la loro adozione puo’ mettere in pericolo la stabilita’ finanziaria o determinare risultati sproporzionati. In caso di esclusione parziale dall’applicazione delle misure previste nel presente articolo, il decreto di cui al comma 2 indica gli strumenti o le classi di strumenti esclusi, fermo il rispetto dei criteri di cui al comma 3, lettere a), c) e d). La valutazione sull’applicabilita’ delle ipotesi di esclusione indicate nel presente comma e’ compiuta dalla Commissione europea. 

6. All’assunzione di partecipazioni nell’Emittente conseguente alle misure disposte ai sensi del comma 2 si applicano gli articoli 53 e 58, comma 2, del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180, e non si applicano gli articoli 2359-bis, 2359-ter, 2359-quinquies e 2360 del codice civile e l’articolo 121 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. 

7. La tutela giurisdizionale avverso le misure indicate dal presente articolo e’ disciplinata dall’articolo 95 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. In caso di violazione della condizione indicata dal comma 5, lettera c), si applica l’articolo 89, comma 1, del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180; il relativo indennizzo e’ corrisposto dall’Emittente mediante l’attribuzione di nuove azioni. 

8. In caso di adozione di una misura di cui al presente articolo, ai contratti stipulati dall’Emittente, da una componente del gruppo bancario a cui esso appartiene o da un soggetto da esso controllato si applica l’articolo 65 del decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 180. Sono in ogni caso inefficaci le pattuizioni contenute in contratti stipulati con l’Emittente o con una componente del gruppo a cui esso appartiene, che, in caso di adozione di una misura di cui al presente articolo o di un evento direttamente legato all’applicazione di tali misure prevedono la risoluzione del contratto o attribuiscono al contraente il diritto di recedere dal contratto, di sospendere, modificare o compensare i propri obblighi, di escutere una garanzia, di esigere immediatamente la prestazione pattuita con decadenza dal termine o di pretendere una penale a carico dell’Emittente o di altra componente del gruppo a cui esso appartiene. Relativamente ai contratti stipulati dall’Emittente o da una componente del gruppo a cui esso appartiene, l’adozione di una misura di cui al presente articolo o il verificarsi di un evento direttamente connesso all’applicazione di tali misure non costituisce di per se’ un inadempimento di un obbligo contrattuale, un evento determinante l’escussione della garanzia ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 170, una procedura di insolvenza ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera p), del decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 210, o un evento che determina la decadenza dal termine ai sensi dell’articolo 1186 del codice civile. 

9. Le disposizioni contenute nel presente articolo sono di applicazione necessaria ai sensi dell’articolo 9 del regolamento (CE)
del Parlamento europeo e del Consiglio n. 593 del 17 giugno 2008 e dell’articolo 17 della legge 31 maggio 1995, n. 218. Esse costituiscono provvedimenti di risanamento ai sensi della direttiva (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio n. 24 del 4 aprile 2001 e si applicano e producono i loro effetti negli altri Stati comunitari secondo quanto previsto nel Titolo IV, Sezione III-bis, del Testo unico bancario. 

10. I maggiori o minori valori che derivano dall’applicazione del comma 2 non concorrono alla formazione del reddito complessivo dell’Emittente ai fini delle imposte sul reddito e alla determinazione del valore della produzione netta. 

Art. 21 
Disposizioni di attuazione 

1. Con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, possono essere dettate disposizioni di attuazione del presente Capo II. 

2. Ai fini della strutturazione degli interventi previsti dal presente Capo II, nonche’ della gestione dell’eventuale contenzioso, il Ministero puo’ avvalersi, a spese dell’Emittente, di esperti in materia finanziaria, contabile e legale, scelti fra soggetti che non abbiano in corso o non abbiano intrattenuto negli ultimi tre anni relazioni di affari, professionali o finanziarie con l’Emittente tali da comprometterne l’indipendenza. 

Capo IIIDisposizioni finanziarie
Art. 22 
Risorse finanziarie 

1. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze e’ istituito un Fondo con una dotazione di 1,3 miliardi di euro per l’anno 2019, destinato alla copertura degli oneri derivanti dalle operazioni di sottoscrizione di azioni effettuate per il rafforzamento patrimoniale nel limite massimo di 1 miliardo di euro (ai sensi del capo II) e dalle garanzie concesse dallo Stato su passivita’ di nuova emissione e sull’erogazione di liquidita’ di emergenza (ai sensi del capo I) a favore di banca Carige. Ai relativi oneri si provvede, quanto a 1 miliardo di euro mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 170, della legge 24 dicembre 2012, n. 228 come rifinanziata da ultimo con la legge 30 dicembre 2018, n. 145, e quanto a 0,3 miliardi di euro, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 37, comma 6, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito con modificazioni dalla legge di conversione 23 giugno 2014, n. 89. 

2. Con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze e’ disposta la ripartizione della dotazione del Fondo tra le finalita’ di cui al comma 1 e la eventuale successiva rimodulazione in relazione alle effettive esigenze. 

3. Gli importi destinati alla copertura delle garanzie concesse ai sensi del capo I sono versati su apposito conto corrente di Tesoreria centrale. 

4. I corrispettivi delle garanzie concesse e quelli derivanti dalla successiva eventuale cessione delle azioni sono versati all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnati al Fondo di cui al comma 1. Le risorse del Fondo non piu’ necessarie alle finalita’ di cui al presente decreto sono quantificate e trasferite, anche mediante versamento all’entrata del bilancio dello Stato e successiva riassegnazione alla spesa, ai capitoli di provenienza, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze. 

5. Ai fini dell’immediata attuazione delle disposizioni recate dal presente decreto il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio. Ove necessario, il Ministero dell’economia e delle finanze puo’ disporre il ricorso ad anticipazioni di tesoreria, la cui regolarizzazione avviene tempestivamente con l’emissione di ordini di pagamento sui pertinenti capitoli di spesa. 

Art. 23 
Entrata in vigore 

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge. 

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. 

Dato a Roma, addi’ 8 gennaio 2019 

MATTARELLA 

Conte, Presidente del Consiglio dei ministri 
Tria, Ministro dell’economia e delle finanze 
Visto, il Guardasigilli: Bonafede 

Allegato

  METODOLOGIA DI CALCOLO 
 
  IN CASO DI APPLICAZIONE DELLA MISURA DI  RIPARTIZIONE  DEGLI  ONERI
PREVISTA DALL'ARTICOLO 20, COMMA 2 
 
  A) Numero di azioni attribuite  ai  portatori  degli  strumenti  di
capitale aggiuntivo di classe 1, degli elementi di classe 2  e  degli
altri strumenti e prestiti subordinati. 
 
  Il  numero  di  azioni  ordinarie  attribuite  ai  portatori  degli
strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1 (AT1), degli elementi di
classe 2 e degli altri strumenti e prestiti subordinati, in  caso  di
conversione, e' determinato secondo le seguenti formule: 
    

             VSAT1
  NAZNSAT1 = -----
             PAZN

            VET2
  NAZNET2 = -----
            PAZN

         NAZV * PAZV - (NAZV * PAZV + VCSAT1 + VCET2 + AUCAMPMEF)* K
  PAZN = -----------------------------------------------------------
                                 NAZV


    
  dove: 
 
  NAZNSAT1 = numero nuove azioni ordinarie assegnate ai portatori  di
strumenti AT1; 
 
  NAZNET2 = numero nuove azioni ordinarie assegnate ai  portatori  di
strumenti T2; 
 
  VSAT1 =  valore  degli  strumenti  AT1  da  convertire  determinato
secondo quanto previsto dall'articolo 14, commi 4, lettera a),  e  5,
lettera a), del decreto legge; 
 
  VET2 valore degli strumenti T2 da  convertire  determinato  secondo
quanto previsto dall'articolo 14, commi 4, lettera a), e  5,  lettera
a), del decreto legge; 
 
  VCSAT1 = valore contabile degli strumenti AT1 da convertire fornito
dall'Emittente ai sensi dell'articolo 14, comma 4,  lettera  a),  del
decreto legge 
 
  VCET2 = valore contabile degli strumenti T2 da  convertire  fornito
dall'Emittente ai sensi dell'articolo 14, comma 4,  lettera  a),  del
decreto legge; 
 
  AUCAPMEF = aumento di capitale sottoscritto dal Ministero; 
 
  PAZN = prezzo delle azioni ordinarie di nuova emissione; 
 
  NAZV=  numero  delle  azioni  ordinarie   in   circolazione   prima
dell'aumento di capitale previsto dall'articolo 17 del decreto legge,
ivi  incluse  le  azioni  risultanti   dalla   conversione   prevista
dall'articolo 17, comma 8, del decreto legge; 
 
  PAZV =  valore  delle  azioni  ordinarie,  ivi  incluse  le  azioni
risultanti dalla conversione  prevista  dall'articolo  17,  comma  8,
determinato secondo quanto previsto dagli articoli 14, comma 2, e 17,
comma 4, del decreto legge; 
 
  K= 15%. 
 
  Se per effetto dell'applicazione del fattore di sconto il valore di
PAZN e' negativo, PAZN = 50%*PAZV 
 
  B) Numero delle azioni di nuova emissione attribuite al Ministero 
 
  Il numero di azioni ordinarie  di  nuova  emissione  attribuite  al
Ministero e il prezzo di sottoscrizione sono determinati  secondo  le
seguenti formule: 
    

            AUCAPMEF
  NAZNMEF = --------
            PAZNMEF

    
  PAZNMEF= PAZN* (1-W) 
 
  dove: 
 
  NAZNMEF = numero nuove azioni ordinarie assegnate al Ministero 
 
  PAZNMEF = prezzo delle azioni di nuova emissione  sottoscritte  dal
Ministero 
 
  W = 25% 
 
  In caso di non applicazione  della  misura  di  ripartizione  degli
oneri prevista dall'articolo 20, comma 2 
 
  Numero e prezzo di sottoscrizione delle azioni di  nuova  emissione
attribuite al Ministero 
 
  Il numero di azioni ordinarie  di  nuova  emissione  attribuite  al
Ministero e il prezzo di sottoscrizione sono determinati  secondo  le
seguenti formule: 
 
  NAZNMEF=AUCAPMEF/PAZNMEF 
 
  PAZNMEF= [NAZV*PAZV - (NAZV*PAZV + AUCAPMEF)*Z]*(1-W)/NAZV 
 
  dove: 
 
  NAZNMEF = numero nuove azioni ordinarie assegnate al Ministero; 
 
  AUCAPMEF = aumento di capitale sottoscritto dal Ministero; 
 
  PAZNMEF  =  prezzo  delle  azioni  ordinarie  di  nuova   emissione
sottoscritte dal Ministero; 
 
  NAZV=  numero  delle  azioni  ordinarie   in   circolazione   prima
dell'aumento di capitale previsto dall'articolo 17 del decreto legge,
ivi  incluse  le  azioni  risultanti   dalla   conversione   prevista
dall'articolo 17, comma 8, del decreto legge; 
 
  PAZV =  valore  delle  azioni  ordinarie,  ivi  incluse  le  azioni
risultanti dalla conversione prevista dall'articolo 17, comma 8,  del
decreto legge, determinato secondo quanto previsto dagli articoli 14,
comma 2, e 17, comma 4, del decreto legge; 
 
  Z = 15%; 
 
  W = 25%; 
 
  Se per effetto dell'applicazione del fattore di sconto Z il  valore
di PAZNMEF e' negativo, PAZNMEF = 37,5%*PAZV 

Carige e le altre. Quanto è costato finora il salvataggio delle banche?

La redazione di Forbes. forbes.it 9.1.19

conte a porta a porta

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ieri sera a Porta a Porta (Imagoeconomica)

Il governo interviene su Carige con garanzie e potenzialmente soldi pubblici, come fatto dai governi precedenti. Ma al di là delle polemiche sulla continuità delle scelte degli esecutivi di diversi colori in un settore, quello del credito, spesso oggetto di scandali e opacità, è lecito chiedersi se gli interventi pubblici avrebbero potuto essere più tempestivi per ridurre l’entità dei salvataggi e se in tutte le occasioni sia stato utilizzato il processo più appropriato. Ad esempio nel caso di Carige si è deciso per un intervento pubblico, invece che per una risoluzione (come invece avvenuto nel 2015 per le banche del centro Italia), in nome di una sistematicità che per alcuni osservatori sarebbe tutta da dimostrare.

Ripercorriamo allora tappe e costi degli interventi nel settore bancario degli ultimi anni grazie a un’analisi svolta dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica.

Etruria e le banche del centro Italia

Le quattro banche del centro Italia (Banca dell’Etruria, Banca Marche e le Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti) sono state messe in risoluzione tramite decreto a novembre 2015. All’epoca lo Stato fece ricorso al burden sharing, azzerando il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate tutelando i conti correnti e le obbligazioni senior.

“Il contributo al ripianamento delle perdite, seguendo la filosofia della direttiva sul bail-in, è stato però completamente privato – spiega l’Osservatorio CPI – a coprirlo è stato il Fondo Nazionale di Risoluzione, istituito nel 2015, partecipato dalle banche operanti in Italia e destinato al risanamento delle banche in difficoltà. L’esborso del fondo è stato di 4,7 miliardi di euro. Non c’è stato quindi alcun contributo in termini di liquidità da parte dello Stato. L’unico intervento pubblico è stato molto più recente e modesto: nella legge di stabilità 2018 è stato introdotto un fondo finanziato dallo Stato di 100 milioni, per coprire i risparmiatori truffati che ancora non sono stati risarciti”.

Il Monte dei Paschi di Siena

Nel caso del salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, deciso nel dicembre del 2016, lo Stato ha finanziato parte dell’operazione, con 3,9 miliardi spesi per la ricapitalizzazione e 1,5 miliardi (massimi) riservati al ristoro degli investitori al dettaglio che detengono le passività subordinate della banca oggetto di conversione in azioni. Azionisti e obbligazionisti hanno da parte loro contribuito per altri 2,8 miliardi.

“Il Governo – spiega l’Osservatorio – ha acquisito attività, le azioni della banca, non ha dato un contributo a fondo perduto. Se la manovra avrà costituito un guadagno o una perdita dipenderà dall’andamento delle azioni nei prossimi tre anni: il Tesoro dovrà infatti uscire da Mps entro il 2021. Ad oggi, comunque, la partecipazione rappresenta una minusvalenza potenziale di quasi il 70 per cento (circa 3,8 miliardi). Al contrario, la spesa per il ristoro degli obbligazionisti convertiti in azionisti non verrà recuperata”.

Popolare Vicenza e Veneto Banca

Nel giugno 2017 Intesa Sanpaolo ha acquisito alla cifra simbolica di 1 euro Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dopo la liquidazione coatta amministrativa. Intesa ha ereditato principalmente le attività sane. I crediti deteriorati sono stati invece trasferiti a una bad bank. “L’intervento per cassa dello Stato – sottolinea l’Osservatorio – è stato pari a circa 4,8 miliardi di euro, destinati a soddisfare il fabbisogno di capitale, nonché la ristrutturazione aziendale. A questi vanno aggiunti circa 400 milioni di garanzie, a fronte di un capitale garantito di 12,4 miliardi” (la spesa sarà bilanciata dal valore dei crediti recuperati dalla Sga, la società per la gestione delle di attività controllata totalmente dal Tesoro).

Fonte: Osservatorio Cpi

La spesa totale

Il conteggio totale effettuato dall’Osservatorio Cpi comprende così: circa 650 milioni investiti da Cassa Depositi e Prestiti e Poste Italiane in Fondo Atlante 1 e i 4,8 miliardi destinati a Banca Intesa come contributo di capitale e per la ristrutturazione del business. Soldi che non potranno mai essere recuperati. Ciò che invece è stato stanziato, ma potrebbe tornare allo Stato nel giro di alcuni anni, secondo le stime dell’Osservatorio si aggira tra i quasi 12,5 e i 18,5 miliardi di euro, circa un punto percentuale di Pil (la forchetta varia a seconda di come si valutano gli investimenti nell’ex Fondo Atlante 2 e le garanzie per il risanamento delle due banche venete). “Questi importi – si legge nell’analisi – vanno confrontati con il costo che le operazioni hanno avuto per l’intero sistema economico, tra capitali e risparmi azzerati, interventi del sistema bancario e intervento pubblico. Il costo totale si aggira tra i 60 e i 70 miliardi di euro, coperto quindi per meno di un terzo dallo Stato”.

NUOVA COPPIA DI LUNGO CORSO.

andreagiacobino.com 9.1.19

Nuova coppia, ma di lungo corso, nella finanza italiana. E’ quella nata fra Giancarlo Elia Valori e Romain Zaleski che insieme qualche settimana fa hanno dato vita all’International World Group srl, di cui Valori è azionista al 60% mentre il finanziere franco-polacco detiene il restante 40% attraverso la Società Camuna di Partecipazioni che presiede e controlla con la moglie Helene de Prittwitz. La newco, costituita a Roma davanti al notaio Francesco Parenti con un capitale di 50mila euro,  ha per oggetto la consulenza finanziaria alle imprese e l’assistenza nei processi di internazionalizzazione. Il consiglio d’amministrazione vede Valori presidente affiancato dallo stesso Zaleski, l’avvocato Stefano CoenDomenico Livio Trombone presidente fra l’altro del collegio sindacale di Unipol Banca e l’avvocato Umberto Buccarelli. Per Valori è una nuova presidenza dopo aver lasciato qualche mese fa quella di La Centrale Finanziaria Generale, boutique da lui creata ma che ha registrato continue perdite, all’imprenditore bresciano Armando Maffeis che ne ha assunto recentemente il controllo.

Il salvataggio di Carige è diverso?

di Davide Maria De Luca –  ilpost.it 9.1.19

La risposta breve è no, quella lunga è che governo e autorità europee sono intervenute in anticipo rispetto al passato, ma con le stesse modalità usate in precedenza

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L’annuncio a sorpresa del salvataggio pubblico di Banca Carige ha messo diversi esponenti del governo in una situazione difficile: quella di doversi difendere dall’accusa di aver fatto la stessa cosa che rimproveravano di aver fatto ai governi precedenti. In breve: usare soldi pubblici per salvare una banca in difficoltà. I principali esponenti del Movimento 5 Stelle, il partito che era stato più critico con i precedenti governi per come erano intervenuti in situazioni simili a quella di Carige, hanno ripetuto in più occasioni di essersi comportati in modo radicalmente diverso («Loro salvano le banche, noi tuteliamo i risparmiatori», ha scritto Luigi Di Maio). L’opposizione, invece, ha accusato le forze di maggioranza di ipocrisia, sottolineando che il decreto di Carige è identico, parola per parola, al decreto Gentiloni che due anni fa aveva permesso il salvataggio di MPS, della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.

Il fatto che i due decreti siano identici non è in verità un gran sorpresa: con le attuali regole europee il governo Conte non aveva molta scelta se non seguire il percorso già tracciato dai governi precedenti, un percorso che consente di salvare le banche con denaro pubblico, ma impone che coloro che in quelle banche hanno investito partecipino, almeno in parte, al risanamento (è il famoso “burden sharing” o “condivisione degli oneri”). Nonostante le regole siano rimaste uguali, tuttavia, i governi hanno comunque una certa libertà nel decidere come affrontare le diverse crisi.

Abbiamo riassunto le strategie seguite nelle crisi degli ultimi anni e le abbiamo messe a confronto con quello che sappiamo fino ad ora del salvataggio di Carige. Quello che emerge è che il governo Conte fino ad ora si è comportato come i suoi predecessori con la differenza che, anche grazie al contributo delle autorità europee e della migliore salute di Banca Carige, ha potuto intervenire per tempo e questo potrebbe permettere di contenere i danni tanto per gli investitori quanto per le casse pubbliche.

Banca Etruria e le altre
Il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Cariferrara è stato il più duro per gli investitori e il meno costoso per le casse pubbliche. Il salvataggio vero e proprio non è costato un solo euro di soldi pubblici. Tutte le perdite sono state assorbite dai privati, cioè il sistema bancario nel suo complesso e coloro che avevano investito soldi nella banca, comprando le sue azioni oppure le sue obbligazioni.

Il grosso delle perdite, 4,7 miliardi di euro, è stato assorbito dal Fondo nazionale di risoluzione, un fondo di emergenza alimentato dai versamenti fatti dalle banche che operano in Italia. Altri 780 milioni sono arrivati dall’azzeramento delle obbligazioni subordinate, la metà dei quali in mano a circa 10 mila piccoli investitori (le obbligazioni subordinate sono quelle che garantiscono un rendimento maggiore, ma sono per questo più rischiose di quelle cosiddette “senior”). In questo procedimento, sono stati azzerati anche gli azionisti, cioè coloro che avevano acquistato “quote” della banca (i suoi proprietari, in sostanza), i quali hanno perso tutto ciò che avevano investito.

Soltanto in seguito alle numerose proteste dei piccoli risparmiatori, sostenuti dall’opposizione, si è arrivati all’uso di soldi pubblici. Prima il governo Gentiloni ha stanziato 100 milioni di euro per tutelare gli “obbligazionisti truffati”, cioè quei piccoli risparmiatori che si ritiene non avessero competenze sufficienti a gestire le obbligazioni subordinate  che avevano sottoscritto (altri 200 milioni di euro destinati ai rimborsi erano stati stanziati in precedenza dal Fondo nazionale di risoluzione). Successivamente, nella legge di bilancio 2019, il nuovo governo ha allargato ancora di più le maglie, stanziando 1,5 miliardi di euro di rimborsi automatici destinati a rifondere il 30 per cento del totale investito dagli azionisti e il 95 per cento di quanto investito dagli obbligazionisti subordinati.

Il terzo salvataggio del Monte dei Paschi
Il contraccolpo politico e mediatico causato dall’azzeramento degli obbligazionisti subordinati delle quattro banche popolari è stata un’importante lezione per i governi italiani. Quando nel 2016 Monte dei Paschi di Siena (MPS) entrò in crisi per la terza volta in pochi anni, il governo Gentiloni decise di intervenire in un modo che evitasse il disastro politico dell’anno precedente. A dicembre, il governo stabilì di mettere in atto una “ricapitalizzazione precauzionale”, una procedura concordata con le autorità europee che avrebbe portato lo stato a diventare proprietario della banca.

Dopo lunghe trattative con la Commissione, lo stato divenne azionista di maggioranza di MPS nel luglio del 2017, con la spesa di 3,9 miliardi di euro di denaro pubblico. Gli azionisti precedenti furono azzerati, ma per le migliaia di obbligazionisti il governo, d’accordo con le autorità europee, trovò una via di fuga. I grandi investitori che avevano acquistato obbligazioni subordinate persero il loro investimento, ma i piccoli risparmiatori furono salvati con un complesso meccanismo costato alle casse dello stato circa un miliardo e mezzo di euro.

Il costo totale del salvataggio di MPS diventerà chiaro solo nel 2021, quando lo stato sarà obbligato a liberarsi delle azioni che ha acquistato nella banca. A quel punto sarà possibile valutare la differenza tra quanto è stato speso per comprare la banca e quanto si incasserà vendendola. Oggi MPS vale in borsa circa 2 miliardi di euro. Significa che se la banca venisse venduta oggi, lo stato perderebbe 3,4 miliardi di euro (la differenza tra il costo di acquisto delle azioni e il prezzo di vendita, più il miliardo e mezzo speso per proteggere gli obbligazionisti).

Le due banche popolari venete
Il terzo salvataggio ha riguardato due importanti banche del Veneto, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. È stato quello più oneroso per lo stato e quello che ha causato le maggiori critiche (questa volta non da parte di risparmiatori, ma da parte di esperti ed economisti). I due istituti erano arrivati a un passo dal fallimento quando nella primavera del 2017 il governo decise di intervenire. Azionisti e obbligazionisti subordinati, ancora una volta, persero tutti i loro risparmi, ma l’intervento del governo permise di proteggere gli obbligazionisti “senior” (gli obbligazionisti subordinati hanno poi ricevuto rimborsi per circa 40 milioni di euro su 300 milioni di perdita).

L’esborso principale è stato di 4,7 miliardi di euro, denaro di fatto consegnato a Banca Intesa che accettò di acquistare le due banche dopo che queste erano state ripulite dai crediti più difficili da riscuotere (anche senza questi crediti deteriorati le due banche erano comunque in tale difficoltà da costituire un peso per Banca Intesa, ragione per cui la banca chiese un contributo pubblico per procedere all’acquisto). Lo stato si impegnò poi a fornire altri 12 miliardi di euro di garanzie che sono finiti conteggiati nel debito pubblico. Soltanto nei prossimi anni si capirà quanta parte di questa cifra tornerà nelle casse dello stato e quanta invece sarà persa.

Banca Carige
La crisi di Carige è soltanto all’inizio e quindi non si conosce ancora come esattamente il governo intenda procedere. Le risorse stanziate, ma non ancora impegnate, sono 3 miliardi di euro in garanzie che saranno poste sulle future obbligazioni emesse dalla banca (gli amministratori di Carige ne hanno già fatto richiesta martedì), più un miliardo stanziato in caso fosse necessaria una ricapitalizzazione precauzionale (lo stesso intervento che venne fatto per salvare MPS).

Al momento, quasi tutti gli esperti ritengono che non ci sarà bisogno di ricapitalizzare la banca e che le garanzie pubbliche sulle future obbligazioni saranno sufficienti a tenere in piedi la banca fino a che non si troverà un acquirente. In caso di ricapitalizzazione, però, scatterà anche il “burden sharing”, la condivisione degli oneri che porterà all’azzeramento di azionisti e potenzialmente degli obbligazionisti subordinati (che nel caso di Carige sono pochissimi, quasi tutti hanno scambiato obbligazioni subordinate per obbligazioni senior nel 2017). Sembra molto improbabile al momento che la situazione possa diventare così grave da richiedere un coinvolgimento anche degli obbligazionisti senior.

Le differenze tra la situazione di Carige e i precedenti salvataggi sono per il momento due. La prima: anche se Carige si trova in grosse difficoltà, la sua situazione non è così disperata come quella degli altri istituti. La seconda: l’intervento da parte delle autorità europee (che hanno commissariato la banca nei primi giorni di gennaio) e italiane (che hanno deciso di intervenire per salvarla) è arrivata molto presto, prima che le condizioni della banca peggiorassero al punto da richiedere un intervento più massiccio.

Il decreto per salvare Carige è identico al decreto sulle banche del governo Gentiloni

ilpost.it 9.1.19

Identico parola per parola, come se fosse stato ricopiato: lo mostra il Sole 24 Ore, che ha confrontato i testi

Martedì 8 gennaio il presidente della Repubblica ha firmato un decreto legge approvato dal governo per evitare il fallimento di Carige, una banca genovese da tempo in grave crisi. Diversi esponenti del governo – tra cui il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio e il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli – hanno sostenuto che il decreto legge per Carige sia molto diverso dal “decreto salvabanche” del governo Gentiloni, che il Movimento 5 Stelle aveva duramente criticato. Confrontando i due testi, scrive però il Sole 24 Ore, questa diversità non si nota, anzi: il decreto su Carige sembra essere stato copiato parola per parola dal decreto del 2016. I testi messi a confronto sono quello del decreto del 2016.

Il testo del decreto Carige è appena stato firmato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per valutarne i contenuti c’è una via semplice. Basta leggere il testo del Dl 237/2016, quello approvato dall’allora neonato governo Gentiloni per i salvataggi di Mps, Pop Vicenza e Veneto Banca. La bozza del nuovo decreto è identica in ogni dettaglio, dalle regole sulle garanzie dello Stato fino ai meccanismi, con burden sharing, per la nazionalizzazione.

Se si mette da parte per un attimo l’incendiaria polemica politica di queste ore, del resto, tanta fedeltà testuale al decreto del Natale 2016 non stupisce. Sono identiche le norme europee da rispettare per il salvataggio statale, e quindi non cambiano le regole italiane chiamate ad attuarlo [..]

La strada europea è quella tracciata poco più di due anni fa per aprire un varco all’intervento pubblico sulle banche dentro alle griglie della direttiva 2014/59/UE sulle risoluzioni bancarie. E per rimanere in quel sentiero, il governo Conte ha deciso per una fedeltà assoluta al decreto 2016. All’articolo 1, sulla «Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione», l’unica differenza rispetto al decreto Gentiloni è ovviamente nell’indicazione di «Banca Carige» come beneficiaria, invece delle «banche italiane» citate dal Dl 237/2016. Anastatica è anche la ristampa dell’articolo 2, sulle «caratteristiche degli strumenti finanziari» che possono essere garantiti dall’ombrello pubblico: si tratta di sei parametri, dall’emissione successiva all’entrata in vigore del Dl fino al divieto di «titoli strutturati o prodotti complessi» che «incorporano una componente derivata», indicati in lettere dalla a) alla f) nello stesso ordine di due anni fa. Lo stesso accade ai «limiti» dell’articolo 3, alle «condizioni» dell’articolo 4 e così via, giù giù fino alla seconda parte del provvedimento. Quella dedicata alla «ricapitalizzazione precauzionale».

(Leggi tutto l’articolo sul sito del Sole 24 Ore)