L’ex terrorista ticinese lavora all’uni: «Lasciatemi stare»

DAVIDE ILLARIETTI/SIMONE RE tio.ch 15.1.19

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Il brigatista italo-svizzero Alvaro Baragiola si è rifatto una vita oltre Gottardo: lo abbiamo contattato

LUGANO/FRIBORGO. «Bonjour, oui c’est moi». La voce al telefono risponde in francese, poi passa all’italiano. «Lasciatemi stare», e chiude la chiamata. Alvaro Baragiola è un latitante “rosso” per le autorità italiane, che da 40 anni sono sulle sue tracce. Ma per gli studenti dell’università di Friborgo è un collaboratore amministrativo come tanti. Lavora negli uffici del Dipartimento di scienze sociali, in Boulevard de Pérolles, dove lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Il profilo criminale – «Non ho niente da chiarire» ha tagliato corto l’ex brigatista in una seconda telefonata, dopo avere dichiarato di essere «un omonimo». In questi giorni gli ex terroristi degli “anni di piombo” sono tornati sotto i riflettori, dopo l’estradizione dalla Bolivia di Cesare Battisti. Sui media italiani, il nome del ticinese figura ancora negli elenchi dei latitanti fuggiti all’estero. Condannato per due omicidi (di un giudice e un militante di destra negli anni ’70), Baragiola ha fatto parte del commando che nel 1978 rapì il presidente della Dc Aldo Moro. 

Dall’Italia alla Svizzera – Di lui attualmente si sa poco. Arrestato in Corsica nel 2000, era stato rilasciato grazie alla cittadinanza elvetica (la madre era del Mendrisiotto). Era tornato in Svizzera, e aveva fatto perdere di nuovo le sue tracce. Per qualche tempo è stato collaboratore esterno della Rsi: ha lavorato come “autore di giochi” al lancio di Rete Tre, nel 1988, ma «non è mai stato un dipendente» precisano dall’emittente di Comano.

«No comment» dell’università – Da alcuni anni ormai l’oggi 63enne ha invece lasciato il Ticino per la Romandia. A Friborgo – dove ha studiato – è diventato collaboratore “amministrativo” dell’università. Ma con i media non vuole parlare del passato, e si limita al “no comment” anche sul caso Battisti. Sui banchi universitari, però, Baragiola si sarebbe ritagliato un ruolo accademico come esperto su temi di sicurezza e conflitti. L’ateneo della città sulla Sarine preferisce non prendere posizione al riguardo. «Non ci esprimiamo su questioni riguardanti i nostri dipendenti» fa sapere un portavoce dell’università.