Scrivi cazzate? Se sei padano puoi fare il giornalista.

ilborbonico.it 11.1.19

L’ennesimo titolo “provocatorio” di Libero è solo la punta dell’iceberg. C’è un rancore nei confronti del Sud e del suo popolo che supera ogni aspettativa. Costantemente denigrati e canzonati per incriminare come causa di tutti i mali (economici) italiani il secolare capro espiatorio: il Sud.

Al titolo odierno di Libero ci arriverò alla fine. Tenterò in primis di far comprendere a chi legge come sia in atto una campagna denigratoria e assolutamente di parte nei nostri confronti. Il motivo? Soldi! Gli stessi soldi che guadagnano soggetti come Gianni Balduzzi per scrivere cazzate sulle testate on-line come Linkiesta. Ieri, infatti, è stato pubblicato l’articolo “Sprofondo Sud: per un meridionale su tre la cultura non esiste (e va sempre peggio)”. Questo elaborato è il classico esempio di come i soldi per l’istruzione pubblica e privata siano stati gettati in un water e poi si sia tirata la catena! Balduzzi, pavese, 35 anni appassionato di numeri e statistiche riguardanti l’economia, la politica, la società, laureato in economia e commercio con master in cooperazione e economia internazionale, ha lavorato e lavora in società di consulenza e ha scoperto tardi [che peccato!-ndr] la passione del giornalismo e della divulgazione scrivendo di politica ed economia per Youtrend, Termometro Politico, Strade, Truenumbers [rilevantissime testate!]. Pensa che vi sia un piacere tutto speciale nel far scoprire la realtà dietro l’apparenza, il pregiudizio e lo stereotipo, e che i numeri, nudi e crudi possano molto contro le credenze e i luoghi comuni, anche a costo di essere antipatici (dal profilo di Balduzzi su Linkiesta).

I dati sviscerati da Balduzzi, dati Istat, non tengono conto di un Fatto fondamentale: dal 2010 ad oggi 200 mila laureati (Fonti Svimez), senza considerare i numeri precedenti, hanno lasciato il Sud per il nord dove lavorano e dove con la propria cultura contribuiscono enormemente ai risultati eccellenti delle regioni nordiche. 

Dall’articolo in questione, invece, si deduce letteralmente il contrario: Balduzzi pensa che vi sia un piacere tutto speciale, non solo personale, nel nascondere la realtà dietro l’apparenza, il pregiudizio e lo stereotipo e che i numeri possano essere piegati per favorire le credenze e i luoghi comuni nonché per compiacere linee editoriali e lettori imbecilli. Egli però sembra ignorare l’esistenza di due categorie di fatti: quelli con la F maiuscola, che sono la verità, e i fatti che vengono raccontati, cioè piegati alle proprie teorie. Il primo tipo di giornalismo nell’Italiella non esiste più! I dati sviscerati da Balduzzi, dati Istat, non tengono conto di un Fatto fondamentale: dal 2010 ad oggi 200 mila laureati (Fonti Svimez), senza considerare i numeri precedenti, hanno lasciato il Sud per il nord dove lavorano e dove con la propria cultura contribuiscono enormemente ai risultati eccellenti delle regioni nordiche. E ai 200 mila bisogna aggiungere il sistematico l’esodo degli studenti del Sud verso le università del Nord che contribuisce all’ulteriore impoverimento culturale. E quando si tenta, vedi il caso della Normale che ha visto le dimissioni del direttore Vincenzo Barone, di porre in essere un’iniziativa per valorizzare i giovani meridionali meritevoli sul loro territorio, spunta il leghista di turno che si oppone per esclusive logiche economiche e badate bene non meramente localistiche o identitarie come si vuol far credere. Balduzzi, invece, ci fa la morale: gli consiglio vivamente, se vuole realmente comprendere la situazione culturale del Sud, di leggere questo articolo de Il Sole 24 Ore, a firma di Marzio Bartoloni, che dati SVIMEZ alla mano (gli unici da considerare se Balduzzi vuole studiare un caso del genere) illustra come 30 miliardi di euro, in otto anni, si siano spostati da Sud a nord insieme ai 200 mila e passa di cui sopra. Non è una questione di soldi? Non una questione economica? Balduzzi afferma che “Vi è una carenza di stimoli culturali al Mezzogiorno, di cui si deve prendere atto” e si domanda se non sia “questa minore fame di cultura a contribuire al minore sviluppo economico del Sud” salvo poi rispondersi da solo: “E’ più probabile che a monte vi siano ragioni che determinano contemporaneamente un dinamismo economico e culturale molto deboli”. Bingo! Gianni c’ha preso in pieno perché le probabili ragioni di cui parla, ve le ho appena illustrate e sono solo la punta dell’iceberg. Tira in ballo la qualità dell’istruzione e i test Invalsi che per quanto detestati rivelano le palesi difficoltà degli studenti campani e calabresi rispetto anche a quelli stranieri residenti al nord. Ma si è mai chiesto Balduzzi perché al Sud ci sia la stragrande maggioranza di insegnati e professori a fine carriera ai quali, nel migliore dei casi con poco entusiasmo è affidata l’istruzione dei nostri ragazzi? Quanti sono i giovani insegnati meridionali che con passione e dedizione insegnano negli istituti superiori e nelle scuole di tutto il nord e dei quali Zaia ha il coraggio di lamentarsi? Non c’entra solo l’economia, lei dice, ma questa è economia, perché la costante sottrazione di risorse umane, soprattutto all’istruzione, siano essi docenti o studenti, in favore del nord genera meno capacità produttiva sul territorio che la subisce per mancanza di specializzazione. E non vi è cosa più materiale e tangibile di questa, a differenza di quello che lei pensa e scrive nel suo articolo concludendolo con una affermazione che ha del ridicolo: “Le infrastrutture sono indispensabili allo sviluppo, ma non ci sono solo ponti e autostrade, vi sono anche quelle immateriali, la cultura è tra queste, e gli investimenti tanto invocati probabilmente dovrebbero iniziare a essere mirati al rafforzamento di queste, prima che sia troppo tardi”.

La vicenda della Normale, così come quella delle autonomie locali in base al gettito fiscale, giustamente denominata dal prof. Viesti “La secessione dei ricchi” e sapientemente illustrata da Marco Esposito (lui sì giornalista ed eminente economista) nel libro “Zero al Sud”, è il palese segnale che alle parole non seguono i Fatti con la F maiuscola; di più: è il palese segnale che il vero assistenzialismo si sta perpetrando da anni al nord con buona pace degli ascari meridionali in parlamento (anche quello attuale ne è pieno) anche e soprattutto attraverso il trasferimento di risorse umane. 

Lo vada a dire al sindaco di Pisa e ai suoi amici parlamentari leghisti che hanno fermato il progetto della Normale a Napoli! Questa vicenda, così come quella delle autonomie locali in base al gettito fiscale, giustamente denominata dal prof. Viesti “La secessione dei ricchi” e sapientemente illustrata da Marco Esposito (lui sì giornalista ed eminente economista) nel libro “Zero al Sud”, è il palese segnale che alle parole non seguono i Fatti con la F maiuscola; di più: è il palese segnale che il vero assistenzialismo si sta perpetrando da anni al nord con buona pace degli ascari meridionali in parlamento (anche quello attuale ne è pieno) anche e soprattutto attraverso il trasferimento di risorse umane. Dove sono le grandi industrie nel nord nel quale lei vive? Dove l’industria chimica italiana? Interi quartieri di Milano sono di proprietà dei fondi arabi; la Fiat è diventata olandese. Di cosa vive il nord? Di trasferimenti statali: expo, MOSE, Pedemontane varie, TAV (che costa da sette a quindici volte quello che costa in Francia o in qualsiasi altro paese europeo o negli USA), soldi pubblici, anche nostri quindi, che generano assistenzialismo nei confronti di ciò che resta di una decadenza inarrestabile. Vale la pena ricordare due righe della lettera del 20 febbraio 2013 ad opera del suo dimissionario direttore Tondelli prima della svolta Renziana del giornale per il quale scrive: “Abbiamo raccontato, passo a passo, il deflagrare di un sistema decennale, e abbiamo guardato fin nel dettaglio come il mitico “asse del Nord” si era innamorato degli stessi difetti che rimproverava al sud: o forse, li aveva sempre avuti”. Questo è il motivo dei mancati investimenti al Sud sia infrastrutturali che culturali: un difetto, o meglio un vizietto, congenito della classe dominante nordica. E lei e quelli come lei che scrivono su Libero, Feltri in testa, o come Zaia e gli altri governatori di Lombardia ed Emilia Romagna, hanno paura che il flusso si arresti; hanno paura che i Terroni al governo possano intraprendere, finalmente, anche se nulla si è ancora visto, una politica che favorisca l’unica vera risorsa che ancora resta a questo dannato paese: il Sud. 

Ogni angolo del Sud trasuda cultura, perché il Sud è la sua culla naturale: qui ci sono Grecia, Roma, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli fusi tutti in un solo popolo. Il meglio della cultura mondiale abita al Sud ecco il motivo per il quale tre terroni oggi occupano tre delle quattro cariche più importanti dello stato italiano! 

Perché da noi la cultura si respira nell’aria al mattino quando ti alzi e vai a lavoro; quando sei fuori con la famiglia per le vie di Napoli, di Salerno, di Matera, di Lecce, di Taranto, di Taormina, di Palermo, di Gaeta! Ogni angolo del Sud trasuda cultura, perché il Sud è la sua culla naturale: qui ci sono Grecia, Roma, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli fusi tutti in un solo popolo. Il meglio della cultura mondiale abita al Sud ecco il motivo per il quale tre terroni oggi occupano tre delle quattro cariche più importanti dello stato italiano! Tuttavia c’è chi non vuole farla emergere questa antica eredità, temendo che possa farne le spese e non capendo che ha solo da guadagnarci, lei per primo! Come diceva il maestro De Crescenzo “Quando noi tenevamo i femminielli, voi stavate ancora sugli alberi”. E scusate se è poco.

d.A.P.