STEFANEL IN CRISI: 244 LAVORATORI IN CASSA INTEGRAZIONE/ Rosso di 20 milioni nel 2018: il piano di rilancio

La Stefanel ha annunciato ai sindacati che chiederà la cassa integrazione a rotazione per un anno per 244 dei suoi 253 dipendenti. La strategia di rilancio.

17.01.2019 – Dario D’Angelo ilsussidiario.net

Stefanel, foto da Twitter

Sono tempi duri per Stefanel, l’azienda veneta che dal 2009 versa in un profondo stato di crisi, che ha portato il consiglio d’amministrazione riunitosi il 15 gennaio ad annunciare la richiesta di cassa integrazione a rotazione per un anno per 244 dei suoi 253 dipendenti. Una soluzione che si spera possa riuscire a ridurre il numero complessivo degli esuberi in attesa che la fase di riorganizzazione societaria che verrà attivata nei prossimi mesi produca l’effetto di rimettere in carreggiata il marchio. Come spiegato da Il Post, Stefanel a dicembre ha chiesto l’accesso al concordato preventivo, ottenendo il via libera qualche giorno fa dal tribunale di Treviso per la durata di 120 giorni. Secondo i sindacati, “l’intenzione di chiedere una cassa integrazione a rotazione” riguarderebbe 60 dipendenti della sede centrale, che si trova a Ponte di Piave in provincia di Treviso, oltre che il personale nei negozi di tutta Italia.

STEFANEL IN CRISI

La crisi di Stefanel è acclarata da un dato relativo al mese di settembre 2018, quando l’azienda ha dichiarato una perdita di 20,9 milioni di euro e un patrimonio netto di 7,5 milioni. Come riportato da Il Post, per risollevarsi da quest situazione di difficoltà, l’azienda sta studiando un piano di rilancio che prevede in primo luogo la modernizzazione di un brand rimasto ancorato per troppo tempo a vecchie logiche, sia per quanto riguarda l’offerta che la distribuzione. Il progetto prevede di ridare identità al marchio, puntando in particolare sui filati, storico punto di forza di Stefanel. Dalle due collezioni annuali (una per la primavera/estate e l’altra per l’autunno/inverno) si pensa poi di passare ad otto, “con l’introduzione continuativa di vestiti e accessori, come accade nella fast fashion, cioè nelle aziende di abbigliamento economiche e alla moda (come H&M e Zara) che offrono sempre qualcosa di nuovo in negozio, invogliando a comprare più spesso a piccoli prezzi”, spiega Il Post. Basteranno queste misure ad invertire una rotta in continuo calo di vendite e fatturato dal 2009?