L’élite si ritrova a Davos ma mancano i leader mondiali

A staff walks past a sign ahead of the opening of the 2019 World Economic Forum (WEF) annual meeting on January 20, 2019 in Davos, eastern Switzerland. (Photo by Fabrice COFFRINI / AFP)

Per Steve Bannon, ex stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e fondatore di The Movement, il World Economic Forum di Davos, che prende il via oggi, è la culla di ogni male, dove “potenze straniere, i capitali stranieri e i media stranieri” pianificano le ingerenze sugli affari interni dei vari Stati. Al summit svizzero tanto odiato dai sovranisti quest’anno saranno assenti i maggiori leader mondiali, Donald Trump e Xi Jinping compresi, ognuno con una “scusa” diversa. Il presidente Trump si trova a Washington per occuparsi dello shutdown. Il primo ministro britannico Theresa May è impegnato con i colloqui Brexit a Londra. Il presidente francese Emmanuel Macron è alle prese con le proteste dei gilet gialli, mentre il presidente cinese Xi Jinping, star dell’edizione 2017, non ci sarà.

Al summit svizzero prenderanno parte, tra gli altri, il presidente del consiglio Giuseppe Conte, il neo-eletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro – vera star di questa edizione – e la cancelleria tedesca Angela Merkel. Tuttavia, come ha dichiarato in un’intervista Tom Nides, vice presidente di Morgan Stanley ed ex vice segretario di Stato americano, “Donald Trump sarà una voce predominante a Davos, indipendentemente dal fatto che non sia lì”. Che si parli della disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, dello shutdown americano o della Nato, sarà difficile evitare di parlare dell’inquilino della Casa Bianca – in uno scenario fatto di grande incertezze per il futuro e con una recessione che incombe alle porte.

La crisi dell’ordine liberale internazionale e della globalizzazione, il ritorno dei nazionalismi e l’ondata populista, saranno al centro dell’attenzione del summit più famoso del mondo. “La cosa più importante per cui le persone sono preoccupate a livello globale è la relazione commerciale tra Cina e Stati Uniti e la salute dell’economia globale”, ha proseguito Nides. Come scrive la Cnbc, all’inizio del 2019, l’incertezza è l’unica certezza. Trump, a metà del suo mandato, è alle prese con lo shutdown e in patria e all’estero e le ripercussioni si fanno sentire. Stesso discorso per la Brexit.

L’ansia per la fine del vecchio ordine mondiale sarà al centro delle preoccupazione dei partecipanti al summit svizzero – una lista che comprende gli ultra miliardari Bill Gates, Ray Dalio e George Soros – élite che ha enormemente beneficiario della stabilità dell’era precedente. “L’ordine americano è finito e non sappiamo quale sarà il prossimo ordine”, ha affermato Ian Bremmer, fondatore dell’Eurasia Group. “È un periodo molto più pericoloso e caotico quello in cui stiamo entrando”.

La rivolta contro le élite

Per gran parte dell’ultimo quarto di secolo, la visione del mondo simboleggiata dal World Economic Forum – fatta di un commercio mondiale sempre più libero e legami più stretti tra i Paesi – ha dominato. Nel 2016, gli elettori statunitensi hanno eletto Trump, che sostiene la limitazione dell’immigrazione e il ridimensionamento del libero commercio, e gli inglesi hanno scelto di lasciare l’Ue.

“I vincitori della globalizzazione hanno tenuto in mano il megafono per tanto tempo”, sottolinea sul Seattle Times Paul Sheard, senior fellow del Mossavar-Rahmani Center for Business and Government della Kennedy School dell’Università di Harvard. “I perdenti sono rimasti un po’ in silenzio, ma ora stanno iniziando a esprimersi attraverso le urne elettorali e il processo politico”.

Gabriel Sterne, della Oxford Economics, sostiene che i principali responsabili delle decisioni economiche – ossia l’élite che si riunisce a Davos – hanno molte colpe da espiare. In un rapporto pubblicato questo mese, Sterne ha osservato che la maggior parte delle principali economie si è comportata in modo drammaticamente peggiore del previsto dopo la Grande recessione del 2007-2009. “C’è stata una performance molto negativa da parte delle grandi istituzioni”, ha affermato. Il risultato è un contraccolpo populista. “Se non fai nulla per i tuoi fallimenti, possono tornare indietro e morderti”.

Per questo va un po’ sorridere che finanzieri riciclati come filantropi e speculatori si ritrovino trincerati sui monti svizzeri per parlare di cambiamenti climatici, mentre il mondo intero gli sta voltando le spalle. Il World Economic Forum ha come obiettivo quello di “migliorare il mondo”; ma come osserva Anand Giridharadas sul Guardian Davos “è una riunione della famiglia che il mondo l’ha portato alla rovina”. Difficile darle torto.