Banche: Tria; no crisi sistemica da Mps, Carige e Pop Bari (milanofinanza.it)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

di Francesca Gerosa – Milanofinanza.it 

Le situazioni di B.Carige, B.Mps e B.P.Bari sono molto diverse tra loro, ma nessuna di queste implica una crisi sistemica. E’ quanto ha assicurato quest’oggi il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in un’intervista all’agenzia Reuters rilasciata a margine del World economic forum di Davos. 

“Nessuno di questi casi può implicare una crisi sistemica, noi stiamo intervenendo e monitorando per non avere impatto territoriale anche sull’economia e da questo punto di vista c’è l’interesse pubblico”, ha affermato Tria a proposito dei tre istituti considerati gli anelli deboli del sistema bancario italiano. 

In particolare, scrive milanofinanza.it, il governo sta monitorando la situazione della Banca Popolare di Bari, di cui oggi si riunisce il cda per analizzare anche il piano industriale, mentre per quanto riguarda Carige , messa in amministrazione straordinaria dalla Bce, l’esecutivo privilegia una soluzione di mercato, ma “è pronto evidentemente ad affrontare anche altre situazioni”, ha sottolineato Tria. 

Chiaro il riferimento al paracadute del governo che può assumere il controllo dell’istituto ligure, come lo stesso ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha fatto presente oggi in un’intervista a Bloomberg, assicurando che Ca’ de Sass non ha subito “nessuna pressione per rilevare Banca Carige. Abbiamo una quota di mercato in Italia che supera il 25% e dunque non ci sono spazi per fare acquisizioni nel Paese”, ha spiegato Messina. 

Per quanto anche Ubi B., Unicredit e Banco Bpm si siano chiamati fuori da un intervento sulla banca genovese, alcuni gruppi potrebbero essere spinti a un’integrazione dalla presenza di un supporto pubblico che neutralizzi l’effetto sui coefficienti patrimoniali e favorisca la fase di riorganizzazione, soprattutto per quanto riguarda la riduzione del personale. 

Secondo Deutsche Bank, una mossa del genere sarebbe politicamente più cara per lo Stato rispetto alla ricapitalizzazione precauzionale e quindi allo stato attuale sembra avere poche probabilità di realizzazione ma, replicando lo schema utilizzato nel caso dell’intervento di Intesa Sanpaolo sulle banche venete, gli analisti della banca d’affari tedesca hanno simulato la separazione di Carige in “good bank”, con 11,6 miliardi di crediti performanti e 10,8 miliardi di asset ponderati per il rischio (Rwa), e “bad bank” e hanno stimato il contributo pubblico necessario per consentire all’acquirente di conservare i propri ratio patrimoniali. 

Nel caso di un intervento di Ubi B., il supporto è stimato in 1,28 miliardi di eurp, se si optasse per Unicredit in 1,32 miliardi, se fosse Banco Bpm a scendere in campo 1,43 miliardi. A questo si aggiungerebbe un sostegno per l’integrazione dell’information technology e le uscite del personale, stimato da Deutsche Bank tra il 20% e il 50% del totale, 150-300 milioni di euro. 

E a proposito del personale di Banca Carige, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, oggi ha appoggiato la proposta della First Cisl, secondo la quale, per prevenire tensioni occupazioni in Carige, una possibile soluzione è l’intervento del Fondo per l’occupazione dei bancari (Foc), sfruttando in particolare 165 milioni di euro inutilizzati a causa delle mancate assunzioni da parte delle banche. 

“L’utilizzo del Fondo per l’occupazione dei bancari come strumento possibile per rilanciare Carige ed evitare perdite di posti di lavoro, proposto dal segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, è un progetto politicamente positivo. È ovvio che nel concreto va approfondito sotto tutti i punti di vista, ma è chiaro che in linea di principio non abbiamo nulla in contrario”, ha dichiarato Lando Maria Sileoni. 

Quei fondi, ha osservato la Fabi, potrebbero essere destinati alla sottoscrizione di un bond per circa 80 milioni, integrando i 320 milioni sottoscritti a novembre dal Fondo di tutela dei depositi, anche per compensare il mancato aumento di capitale. L’idea è, di fatto, coinvolgere tutti i lavoratori della categoria in una “grande operazione di solidarietà” verso i colleghi di Carige che produrrebbe anche un’iniezione di fiducia verso la clientela. Si eviterebbe, tra l’altro, la ricapitalizzazione di Stato “che costringerebbe la banca a svendere i crediti deteriorati con conseguenze negative per l’occupazione e per i contribuenti”. 

“È giusto, quindi ,che l’utilizzo del Foc “sia valutato e analizzato senza alcun pregiudizio, anche perché la First Cisl fa una proposta nell’esclusivo interesse dei posti di lavoro e della stessa banca”, ha concluso Sileoni, d’accordo con Colombani quando sostiene che “l’operazione è messa a disposizione delle altre organizzazioni sindacali e dell’Abi, perché serve la condivisione di tutti per realizzarla e porterebbe benefici collettivi: non grava sui cittadini e salvaguarda l’occupazione e la comunità”. 

In questo contesto Deutsche Bank continua a puntare (rating buy) su Banco Bpm (target price a 3 euro), Unicredit (target price a 15 euro), Intesa Sanpaolo (target price a 2,9 euro) e Mediobanca (target price a 11 euro), mentre ha un rating hold su Mps (target price a 1,8 euro), Credem (target price a 5 euro) e Ubi Banca (target price a 2,8 euro). 

red 

 

(END) Dow Jones Newswires

January 23, 2019 08:06 ET (13:06 GMT)