La beffa dell’albergo costata cara al cestista

ANDREA BERTAGNI Caffe.ch 27.1.19

Dopo Nesterovic, un altro campione vittima del consulente
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Le tende tirate alle finestre dell’albergo Chesa Seraina sono immacolate e bianche come la neve che ricopre i pendii di Madulain. Peccato che da quelle finestre non si affacci nessuno. E nessuno entra ed esce dalla porta principale. La ragione è che l’hotel è chiuso, dopo essere andato in rosso come le sue facciate colorate. 
Ma non è solo un’operazione immobiliare andata male. Dietro a quelle facciate si nasconde un nebuloso triangolo di finanziamenti che parte da Lugano e arriva in Engadina. E vede coinvolto lo stesso consulente finanziario 53enne di Capolago denunciato nel 2015 (come raccontanto dal Caffè domenica scorsa) dall’ex campione di basket americano Radoslav “Rašo” Nesterovic. Nella rete del consuelente finaziario è caduta anche un’altra ex stella della Nba, la prestigiosa lega nordamericana. Il suo nome è Tony Kukoc e in carriera ha vinto tre titoli con i Chicago Bulls.
Su proposta del 53enne, Kukoc investe nell’albergo. Stessa cosa fa l’ex Banca della Svizzera italiana (Bsi). Tanto che nel progetto confluiscono oltre 15 milioni di franchi. Il “fiduciario” consiglia a Kukoc di farsi dare un credito dall’istituto bancario, anziché comprare l’hotel direttamente, anche se ha tutti i soldi. Kukoc non capisce. Ma si fida. D’altronde lui gioca a pallacanestro. Non è un esperto di compravendite immobiliari.
Passano gli anni e qualcosa però non torna. I conti di Kukoc continuano a svuotarsi a causa di interessi passivi molto, troppo alti. Da investitore l’ex stella dell’Nba è diventato debitore. Lui che l’hotel poteva comprarselo all’istante. Nel frattempo i lavori di costruzione del Chesa Seraina sono calcolati male. I costi lievitano. Qualcosa va storto anche dopo l’apertura. L’hotel improvvisamente fallisce e va all’asta. Sia Kukoc, sia la banca ci perdono parecchi milioni. 
È la goccia che fa traboccare il vaso. Nel 2012 Kukoc denuncia tutto alla magistratura ticinese. Che si muove nel 2015 arrestando il consulente finanziario. Che però contesta le accuse. O meglio, riconosce di aver utilizzato il denaro per l’hotel, ma dice di avere restituito la somma con altri fondi. La tesi difensiva nei confronti delle transazioni operate sui conti di Nesterovic è invece di parziale colpevolezza. Il 53enne, difeso dall’avvocato Filippo Ferrari, ammette di aver preso 2-3 milioni su 8. Ma non può restituirli perché li ha giocati e persi al casinò. 
Kukoc però non molla. E cambia bersaglio. Apre una causa civile nei confronti dell’ex Bsi. Che ritiene responsabile per non aver vigilato come avrebbe dovuto sulla gestione del fiduciario furbetto. I procedimenti civili e penali procedono a singhiozzo. A volte vanno avanti, altre si fermano. Cambiano anche i procuratori titolari dell’inchiesta. A John Noseda subentra Raffaella Rigamonti, che raggruppa le indagini di Nesterovic e Kukoc, fino a quel momento separate. 
Le disavventure per l’ex campione dei Chicago Bulls però non si fermano. Un giorno scopre che il consulente 53enne ha pagato due avvocati luganesi per oltre un milione di franchi senza che lui sapesse niente. È l’ennesima tegola. Sembra una maledizione. La maledizione dell’albergo. Gli avvocati vengono interrogati dalla Procura e si rifiutano di restituire i soldi, dichiarando trattarsi di provvigioni. Gli anni passano. Ma la sostanza non cambia. Kukoc, difeso oggi dall’avvocato Paolo Bernasconi, ha perso tutto. E il procedimento penale, 7 anni dopo la denuncia, non si è ancora concluso con un processo. abertagni@caffe.ch