Carige, l’alleanza mai nata tra le famiglie Benetton e Malacalza / IL RETROSCENA

GILDA FERRARI – GENNAIO 31, 2019 themeditelegraph.it

Genova – Due famiglie, un progetto condiviso per salvare Carige. I Malacalza e i Benetton. Insieme. Azionisti della banca. Tre mesi dopo la tragedia di Ponte Morandi

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Genova – Due famiglie, un progetto condiviso per salvare Carige. I Malacalza e i Benetton. Insieme. Azionisti della banca. Tre mesi dopo la tragedia di Ponte Morandi. Non per cancellare una delle peggiori pagine della storia di Genova e del Paese – costata 43 vittime, 566 sfollati e un pericoloso aggravio dell’isolamento infrastrutturale del territorio – ma per scrivere insieme una pagina nuova, di pacificazione. Il progetto – visionario ma, almeno sulla carta, tecnicamente praticabile – è imploso sul nascere. I due potenziali protagonisti lo hanno bocciato, per ragioni diverse che sembrano le due facce della stessa medaglia. Lato Benetton, l’operazione avrebbe dovuto essere condotta da Edizione, la cassaforte della famiglia trevisana. L’ad Marco Patuano, però, non è stato dell’avviso.

Secondo fonti vicine al dossier, il manager ha giudicato un’eventuale partecipazione in Carige «un’operazione troppo complessa e pericolosa in ragione della litigiosità dei Malacalza». Interpellato sulla questione, il primo azionista non commenta. Secondo fonti, ai Malacalza «non piaceva l’idea di essere affiancati da un’altra famiglia nella gestione della banca». Morale: la cordata Malacalza-Benetton è naufragata prima di intavolare qualsivoglia trattativa e alla fine, com’è noto, in soccorso di Genova è arrivato lo Schema Volontario del Fondo Interbancario, che sottoscrivendo un bond da 320 milioni ha messo in sicurezza la banca, soci e clienti, ma che il 22 dicembre si è visto stoppare l’aumento di capitale che avrebbe dovuto rimborsarlo. Le dimissioni di alcuni consiglieri del cda e il commissariamento deciso il 2 gennaio dalla Bce sono cronaca recente.

Un passo indietro. Erano i primissimi giorni di novembre quando a Pietro Modiano, allora presidente di Carige e oggi commissario, venne l’idea di provare a convogliare su Genova i Benetton. Lui e l’allora ad Fabio Innocenzi, oggi commissario, erano alla guida dell’istituto da poco più di un mese, a valle dell’assemblea del 20 settembre che aveva confermato la banca sotto il controllo dei Malacalza. Carige sembrava avere bisogno di capitale aggiuntivo per 200 milioni, ma a fine ottobre Bce aveva formalizzato una richiesta di ulteriori rettifiche sui crediti (257 milioni, accolte poi in 200) e la novità raddoppiò il fabbisogno. Presidente e ad illustrarono la situazione al primo azionista, che si disse contrario a sostenere un onere doppiato rispetto alle sue aspettative. Serviva aiuto, avrebbe potuto fornirlo un partner. Modiano contattò Patuano, che pur non mostrandosi contrario a investimenti su Genova fece presente che un’operazione del genere racchiudeva in sé «rischi e complessità troppo alti per via della litigiosità dei Malacalza». I Malacalza, a loro volta, bocciarono l’idea perché non erano disposti a coabitare con i Benetton.

A quel punto la corsa contro il tempo di Modiano e Innocenzi subì un’accelerazione disperata e (a fronte del commissariamento) vana: il 12 novembre è stata presentata l’operazione con il Fondo Interbancario, il 22 dicembre Malacalza Investimenti ha stoppato l’aumento di capitale, il 2 gennaio Bce ha commissariato Carige.