Gianluigi Paragone: “Abbiamo cancellato la persona per mettere al centro le banche”

di Martin Miraglia estense.com 2.2.19

L’ex conduttore della ‘Gabbia’ su La7 presenta a San Crispino il suo ‘Noi no, viaggio nell’Italia ribelle’

Gira attorno alla notizia di uno sfratto di una donna malata di Sla pubblicata sulla prima pagina di Libero la presentazione (con un anno di ritardo rispetto alla pubblicazione) di Gianluigi Paragone, ex conduttore della ‘Gabbia’ su La7, del suo ‘Noi no, viaggio nell’Italia ribelle’, che a palazzo San Crispino raduna venerdì sera una settantina di persone (compresi gli esponenti dei Salvabanche, con Giovanna Mazzoni che si presenta con un salvadanio con la scritta in inglese ‘non toccare i miei soldi’) per un colloquio con Riccardo Forni di Assostampa e Claudio Pisapia del Gruppo Economia Ferrara. La notizia è quella di Roberta, 48 anni e malata di Sla “che sta per essere sloggiata nonostante la grave malattia e una vita difficile, separandosi dal figlio di 14 anni, perché aveva contratto un mutuo per il suo bar-tabacchi che poi è andato male ipotecando la prima casa. Non può muoversi e non può parlare ma deve essere sloggiata perché Unicredit ha rifiutato altre proposte transative per finire i suoi giorni nella casa dove ha sempre vissuto”.

“Queste cose mi danno fastidio”, continua Paragone, “e per quanto non mi piaccia Feltri (vedasi la questione titoli, ndr) almeno ha avuto il coraggio di mettere il nome della banca e questa storia in prima pagina, e non è facile che succeda”. Non è facile che succeda perché, secondo Paragone, “le banche sono i veri editori della stampa italiana, perché la stampa italiana è nelle mani delle banche”, tanto che “quando mi hanno chiuso la trasmissione non è stato durante un periodo normale della vita dell’editore, ma quando è diventato l’editore anche del Corriere della Sera e quindi chi sputtanava le arroganze e le angherie del mondo bancario doveva chiudere. Possiamo parlare di migranti tutti i giorni, ma per chi è in difficoltà per via di soprusi come questi gli appelli dell’elite culturale di questo Paese non ci sono”. “Io non faccio il martire”, puntualizza l’ex conduttore, “quella dell’editore è una libera scelta, ma non starò zitto. Qualcuno mi ha dato la possibilità di parlare in parlamento e io parlo in parlamento”.

E “se in questo Paese il clima si sta esasperando è perché si sta esasperando il racconto: un tipo di racconto sarà sempre visibile (quello favorevole alle banche, ndr), l’altro deve rimanere invisibile”. Sul caso specifico tira fuori le sofferenze bancarie: “Da quanto tempo ne sentite parlare? Ormai è parte del linguaggio comune, anche mia nonna sa cosa sono i non-performing loans. Ma perché non si sa nulla dei sofferenti? Perché abbiamo cancellato la persona per mettere al centro del dibattito un tema che non ha nulla a che fare con l’uomo, i suoi diritti e le sue dignità. Viene prima l’esigenza del sistema bancario di dismettere nel più breve tempo possibile le sofferenze bancarie, e se anche stanno causando uno scollamento del tessuto sociale chissenefrega. Ma questa signora a quale porta andrà a bussare quando sarà fuori di casa? A quella del sindaco, ai servizi sociali che il neoliberismo sta tagliando”. Quando questo succede poi, “si genera insofferenza. Quando sei escluso, invisibile e fuori da ogni possibiliità di riscatto diventi insofferente e non te ne frega nulla degli appelli di Saviano e Fazio. Questo è quello che sta accadendo in questo Paese: a furia di mettere in risalto i mercati diventa un ricatto, che sta alla base della forza del neoliberismo. Stiamo attenti alla vita a rate che ci stanno costringendo a vivere, perché quando sei un uomo indebitato hai perso la libertà e accetterai qualsiasi tipo di lavoro che in realtà è un lavoretto, e avendo delle rate da pagare non te ne frega nulla della condizione sociale del lavoratore”.

Inoltre, secondo il parlamentare Cinque Stelle, “nessuno ha scritto una riga sul fatto che in Senato stiamo cambiando in modo radicale il 560 (l’articolo del codice di procedura civile, nda) che avevano scritto Marattin e i suoi amici. Secondo voi un’editoria come questa può permettersi di scrivere questa cosa? No. Il mondo della finanza che fa i fondi avvoltoi non può permettersi questa verità, è molto scomoda”. Però “con la modifica non si svuota il valore dell’ipoteca, solo si dice che lo sloggio avvenga dopo la vendita all’asta dell’immobile. Per gli italiani la casa è la vita, la ratio del legislatore era che se ipotecavi la casa questa veniva venduta e con il ricavato della vendita estinguevi i debiti e ti rimaneva tanto così per ripartire. Ma se mi sbatti fuori di casa prima della vendita dove li trovo i soldi per affittare anche solo un monolocale? Si va alla Caritas, ma il compito dello Stato non è dimenticarsi di quello che accade dopo, quindi dico: torniamo alla situazione precedente. C’è bisogno di spostare il baricentro sociale dalla parte opposta rispetto ai cittadini? Secondo me no. Questa è la lettura che tiene insieme questo governo”.

Questo libro Paragone l’ha scritto prima del risultato elettorale “e ci ho azzeccato su tutto. Perdiamo questa cosa che dobbiamo dire sì perché ce lo dice l’Europa, ce lo dice il governo, ce lo dicono i mercati o ce lo dice la scienza. Non possiamo dire sì e basta”.

“Oggi”, conclude Paragone, “ci tiene a galla una ricchezza privata importante, ma se pensiamo di eroderla continuamente, be’ io ci andrei cauto. Non dico di fare la rivoluzione, nemmeno la ribellione, però forse serve un po’ più di attenzione nel modificare gli squilibri è fondamentale. Ci sono troppe asimmetrie. Quando non ti fermi nemmeno davanti a una storia del genere vuol dire che la persona non conta più niente. Una volta la banca era dentro il territorio, nelle sue dinamiche di crescita. Ecco dov’è l’importanza della banca. Se avessi voluto stimolare l’economia con un impresa mettevo qualcosa del mio e poi chiedevo alla banca, ed entrambi scommettevamo sul mio progetto. La banca scommetteva col risparmiatore, non lo fregava. Quando sono cambiate le regole e la banca è diventata un’azienda allora si è sballato tutto, perché non devo più badare al territorio ma solo al mio bilancio, al mio incasso, e se lo faccio fregando il risparmiatore va bene lo stesso, ed è quello che è accaduto. Prima c’erano sportelli dappertutto, poi si sono inventati l’home-banking. Non gliene fregava nulla dell’home-banking, gli interessava solo chiudere filiali e liberarsi del personale”.