“Chiedo giustizia e 2 milioni alla banca”

Andrea BERTAGNI Caffe.ch 3.2.19

Vittima di un raggiro alla Wir Sussino fa causa all’istituto
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Mi rendo conto di scontrarmi con un colosso, ma voglio andare avanti: lo faccio per il mio compagno, che è scomparso, e perché la banca deve assumersi le sue responsabilità”. Maria Grazia Susinno è una donna distrutta.  Racconta come 372mila franchi, sui 462mila che nel 2012 la coppia aveva nel conto dopo aver ottenuto un’ipoteca per ristrutturare casa, siano spariti. Dopo un tira e molla con l’istituto bancario Wir durato due anni, Susinno e il compagno denunciano tutto in Pretura. Nell’ottobre 2015 viene arrestato il direttore della banca, Yves Wellauer. La coppia pensa che sia la conseguenza della denuncia. Invece Wellauer – che respinge le accuse – risulta coinvolto solo nel caso dell’impresa edile Adria. Nel 2016 Wellauer è rinviato a giudizio ma per lo scandalo dell’azienda di costruzioni fallita con un buco di 30 milioni. Le accuse di truffa e appropriazione indebita formulate dalla coppia difesa dall’avvocato Niccolò Giovanettina intanto cadono. Nell’aprile 2017 la banca si aggiudica all’asta la casa.
Ora la donna – che ha raccontato il suo dramma alla trasmissione Patti chiari – torna alla carica. Prima di tutto nei confronti della banca Wir, a cui chiede un risarcimento di 1.9 milioni di franchi. Poi, alla magistratura, opponendosi al decreto d’abbandono dell’ex procuratore generale John Noseda.
Susinno non ha perso solo la casa che stava ristrutturando con un’ipoteca dell’istituto finanziario. Ma anche il compagno Carlo. “Se n’è andato disperato, lo ha detto anche lo psichiatra che lo aveva curato: ha sofferto tanto, troppo”. 
Un doppio lutto. “Non è possibile che non ci siano colpevoli per tutto quello che ho sofferto”, dice la donna. Che non si dà pace. “Faccio un appello a tutte le persone che come me sono state vittime di un sistema omertoso. Non è giusto che accadano queste cose, non è normale e ammissibile che nessuno paghi, voglio i colpevoli”. 
Più che un appello, un grido di dolore. Affinché certe situazioni non si ripetano più. Non soltanto perché il rischio è di finire sul lastrico. “Continuo a pagare le spese per gli avvocati, ho difficoltà finanziarie, è veramente dura”. 
Aggiunge la donna: “Non capisco perché la legge non ci sostenga, ho paura e allo stesso tempo mi sento smarrita di fronte a questo silenzio: a cominciare dalla banca che non si è più fatta viva, neanche con una lettera per dire che il conto è chiuso. Niente”. 
Nonostante tutto, Susinno non retrocede. Non molla. Anche perché da quando è andata in televisione non sono stati pochi quelli che le hanno dato conforto. “Ringrazio di cuore tutte le persone che mi stanno vicino, che mi danno sostegno: chissà mai che un giorno si riuscirà a fare qualcosa insieme, a unirci, per combattere un sistema che non funziona, che permette che accadano questi drammi”. 
La determinazione non le manca. Assistita nella causa civile dall’avvocato Renata Foglia, Sussino vuole andare fino in fondo. Anche se il foro è a Basilea e le difficoltà sono tante. A cominciare dalla stessa pretesa di risarcimento, il cui iter potrebbe durare anni. E avere un esito affatto scontato.