TAV / QUELLA CUCCAGNA “STORICA” PER FACCENDIERI E MAFIOSI

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Com’è possibile dedicare giorni e giorni di stucchevoli polemiche alla arcinota questione dell’Alta Velocità, quando le cose sono chiare – e da anni – anche per chi non vuol vedere?

Come fanno a dare i numeri il ministro degli Interni Matteo Salvini e al seguito l’intero codazzo delle opposizioni dal Pd a Forza Italia passando per le sparute truppe meloniane?

Come mai per settimane e settimane non si fa altro che parlare di sbarchi & Ong, di trafori & alta velocità?

Quando il paese sta crollando giorno per giorno nel baratro e discutiano per giorni a bordo del Titanic?

Il TAV (Treno ad Alta Velocità) o che dir si voglia l’AV (Alta Velocità): si tratta dell’infrastruttura che nell’ultimo quarto di secolo ha già inghiottito un mare di miliardi di lire prima e di euro poi: una cifra oggi incalcolabile. Partenza nel ’92 a quota 27 mila miliardi di lire, un project financing che avrebbe dovuto vedere i privati in prima linea. Privati mai apparsi sulla scena e invece solo danari pubblici, contrariamente al progetto originariamente sbandierato.

A fine anni ’90 si vola e la cifra aumenta di 6 volte e ormai supera i 150 mila miliardi: tanto calcolano Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel loro profetico “Corruzione ad Alta Velocità”. Un libro di vent’anni fa esatti ma che oggi tutti dovrebbero leggere per capire come è nato, in che modo si è sviluppato, chi sono i veri progatonisti di quel colossale affaire in cui si mescolano soldi, politica, finta imprenditoria e, soprattutto, mafie. E’ proprio sul progetto e la messa in cantiere del Tav che puntarono i riflettori, nella loro ultima, fatale inchiesta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i quali avevano cominciato ad alzare il velo sui rapporti tra mafie e politica proprio in occasione dei lavori del Tav, per spartirsi i bottini negli anni a venire.

Antonio Di Pietro. In apertura Salvini ai cantieri TAV di Chioomonte

Sorge spontanea una prima domanda: come mai tutte le successive inchieste sul Tav sono finite in una bolla di sapone? Come mai pur avendo raccolto una montagna di elementi che documentavano traffici & connection, non è stato partorito neanche un topolino? Forse perchè mancava la ciliegina sulla torta che avrebbe dovuto fornire l’Uomo a un passo da Dio, ossia Chicchi Pacini Battaglia? Come mai il suo “inquisitore” Antonio Di Pietro non ne cavò mai un ragno dal buco, usò con lui un anomalo guanto di velluto e mollò subito la presa? Forse perchè Pacini Battaglia era difeso da un avvocato grande amico di don Tonino, cioè Giuseppe Lucibello? Fatto sta che il super pm molisano quella volta fece un clamoroso flop e uno dei maxi filoni Tav finì in naftalina.

Quindi il mega business, l’opera pubblica “continua”, è tranquillamente proseguita drenando soldi a palate, in parte finiti nelle casse di mafia, camorra e ‘ndrangheta, regine del movimento terra e lungo tutto il fronte dei subbappalti.

S’intende oggi continuare ad alimentare giganteschi sperperi, foraggiare imprese e progettisti amici,    finanziare direttamente le imprese mafiose? Almeno lo dicano a chiare lettere.

C’è un secondo, forte motivo che dice No alla prosecuzione nello scempio economico ed ambientale, collusioni mafiose a parte. Ma non si rendono conto lorsignori dello stato comatoso delle nostre linee ferroviare ormai da quinto mondo? Dei carri bestiame su cui tanti pendolari sono costretti a viaggiare? Della sicurezza che va a farsi fottere come provano tanti incidenti evitabilissimi con un minimo di manutenzione? Del drastico, progressivo taglio di linee e collegamenti? Dei folli ritardi quotidiani? Insomma, si pensa a risparmiare 20 minuti sulla linea per la Francia e sperperare vagonate miliardarie quando tutto va a mare…

Non ci rendiamo conto che le Ferrovie protagoniste nello sfascio ora addirittura dovrebbero soccorrere e salvare la sforacchiata Anas alle prese con i suoi gravissimi problemi? Ma chissenefrega, c’è il Tav.

Sangue sulle linee pugliesi, strage a Viareggio, morte a Pioltello: aspettiamo le prossime tragedie per ricordarci che la situazione dei nostri trasporti ferroviari ormai è quasi senza ritorno? Che gli anni passano e i treni sono sempre gli stessi? Che i cittadini rischiano tutti i giorni di bruciare le loro vite tra le lamiere?

Ma chissenefrega, c’è il Tav. O, se preferite, l’Av.