Tutti i falsi siti per il reddito di cittadinanza

Gianluca Dotti wired.it 5.2.19

L’unico indirizzo vero del Ministero è redditodicittadinanza.gov.it, ma ci sono molti altre pagine web che possono trarre in inganno, tra truffe, satira e clickbaiting. Ecco la lista completa dei siti ingannevoli

reddito_cittadinanza
(foto: Antonio Masiello/Getty Images)

Dal 4 febbraio 2019 è online la versione (che dovrebbe essere) definitiva del portalededicato alle informazioni e alle iscrizioniper il reddito di cittadinanza, a cui ci si potrà registrare a partire dal 6 marzo. L’unico indirizzo web corretto per accedere al sito è redditodicittadinanza.gov.it, sotto la gestione del ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Se già negli scorsi mesi avevano fatto la loro comparsa online alcuni siti – con intento satirico o truffaldino – che simulavano un accesso alla procedura di registrazione, solo ora la questione dei finti siti è diventata davvero rilevante, poiché una parte dei milioni di persone potenzialmente interessate potrebbe essere tratta in ingannoe finire sulle pagine web sbagliate.

Ecco allora qui di seguito una rassegna dei principali siti falsi, organizzati per tipologia.

I domini che potrebbero essere autentici, ma non lo sono
Una prima questione riguarda tutti quegli indirizzi che, se digitati a intuito, potrebbero in linea teorica puntare verso il portale del governo, mentre invece non hanno nulla a che fare con il vero reddito di cittadinanza. Tra questi ci sono, per esempio, redditodicittadinanza.it (tutti i link sono volutamente alterati per evitare che Google li premi e circolino ancora di più), reddito.itredditocittadinanza.it, che in questo momento appaiono in costruzione e il cui dominio è stato prenotato da qualcuno che evidentemente non ha a che fare con le istituzioni. C’è poi rdc.it, che reindirizza a un’azienda italiana, e rdc2019.it, che pare essere un quiz sul reddito di cittadinanza ancora in costruzione.

Altri indirizzi risultano al momento liberi e quindi acquistabili, come redditodicittadinanza2019.it, reddito2019.it, a cui si aggiungono quelli con informazioni false e obsolete, fra cui ad esempio redditocittadinanza.com. Quest’ultimo, in particolare, non è stato più aggiornato perlomeno da quando il Movimento 5 stelle è al governo, e contiene indicazioni sbagliate che rischiano di intasare centri di assistenza fiscale (i caf) e patronati senza motivo. Tutte queste url elencate potrebbero essere usate, in senso positivo, per reindirizzare gli utenti distratti verso il vero portale governativo, ma il timore è che qualcuno ne possa approfittare per mettere in pratica qualche azione malevola.

I casi di satira
Tra le finte pagine del reddito di cittadinanza create con intento ironico, la più chiacchierata è senz’altro redditodicittadinanza2018.it, nata l’anno scorso da un’idea di un’agenzia di comunicazione per canzonare le procedure di accesso al reddito, ma che poi rischia di diventare – ancora una volta – fonte di disinformazione. A dire il vero all’interno nella pagina pare abbastanza palese si tratti di uno scherzo (si parla di celiachia come requisito di accesso, di Imps come Istituto Mondiale Previdenza Solare, e soprattutto nelle note a piè di pagina è dichiarato l’intento ludico), ma non è escluso che qualche utente distratto possa essere tratto in inganno, dato che si parla già di un totale di oltre 700mila visualizzazioni.

I siti di semi-informazione e i calcolatori
In questa categoria merita senz’altro una menzione redditodicittadinanza.com che, pur con un aggiornamento non molto frequente, affronta temi legati al reddito di cittadinanza dal punto di vista ideologico e politico, mescolandoli con altri temi e contenuti pubblicitari. Sul sito non ci sono, tuttavia, informazioni sulle procedure di accesso e sui dettagli della misura voluta dal governo, quindi non rappresenta certo una fonte consigliabile per chi desidera comprendere le nuove misure.

Qualcosa di simile vale per la pagina di calcolo del reddito di cittadinanza fornita da economia-italia.com, che è un mix di informazioni obsolete e ironia, in cui (ammesso che prima o poi il sistema di calcolo diventi funzionante) non è una buona idea inserire le proprie informazioni personali. Lo stesso vale per il calcolatore di muuzplay.com, già da mesi noto per essere una truffa che porta all’attivazione di abbonamenti a pagamento. In entrambi i casi, le pagine web hanno racimolato abbastanza visualizzazioni da aver risalito le graduatorie dei motori di ricerca, quindi può capitare di imbattersi in questi siti con una banale ricerca su Google.

Quali sono gli obiettivi dei siti falsi
Non è facile definire per ciascun sito finto quale sia il movente della sua realizzazione, ma le ipotesi più verosimili riguardano il clickbaiting e il furto di dati, oltre alle sottrazioni dirette di denaro. Costruire un sito di (dis)informazione o ironico sul reddito di cittadinanza vuol dire raccogliere potenzialmente decine o centinaia di migliaia ci accessi, da monetizzare con banner e contenuti sponsorizzati oppure da trasformare in visibilità commerciale.

Il rischio più grande, però, per ora parrebbe essere solo potenziale. In teoria, infatti, qualcuno potrebbe sfruttare un indirizzo web apparentemente autentico (come redditodicittadinanza.it) per costruire un finto modulo di registrazione, approfittandone per salvare informazioni sugli utenti, da riutilizzare per azioni criminali di varia natura. Per il momento, questa minaccia non sembra essersi concretizzata.

I problemini del sito vero

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Il sito autentico: redditodicittadinanza.gov.it

Senza entrare nel merito della completezza e dell’efficacia comunicativa del portale, dopo la pubblicazione della versione definitiva sono emerse criticità tecniche e legali. Come ha scritto l’esperto di sicurezza informatica Matteo Flora, che abbiamo intervistato qui, l’informativa sulla privacy conterrebbe alcune imprecisioni con la potenziale violazione delle norme Gdpr, fra cui l’indicazione del dominio lavoro.gov.it al posto di redditodicittadinanza.gov.it. L’altra questione riguarda il trattamento dei dati, poiché parrebbe che le informazioni vengano impropriamente e tacitamente condivise con due enti terzi: Google (tramite Webfonts) e Microsoft (con Azure). Questi sono richiamati nel codice sorgente del sito, ma non compaiono nell’informativa per gli utenti.

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