L’Italia dipende dalle case farmaceutiche

disinformazione.it 6.2.19


Marcello Pamio

Non ho mai acquistato in vita mia Fortune, forse perché una simile rivista è, per me, quello che Il Giornale di Berlusconi è per un marxista-leninista moderno…
Detto questo però, copertina e titolo di gennaio mi hanno incuriosito: «Il Pharma che investe», per cui l’ho preso.
Le analisi e i dati pubblicati sono risultati molto interessanti!

Settore Healthcare
Il settore dedicato alla salute e al benessere (Healthcare) ha un suo peso nel Pil, non indifferente.
Nei 5 paesi dell’Unione, chiamati EU5 (Italia, Germania, Francia, UK e Spagna) è del 10%, mentre negli States è del 15%.
Il trend è ovviamente in crescita di tutto il settore e indotto, ed indica chiaramente che l’italiano medio consumerà sempre più farmaci e servizi, perché probabilmente sarà sempre più ammalato.
L’Italia sorprendentemente si afferma come hub principale di produzione farmaceutica con oltre 100 siti produttivi. Quindi ad oggi siamo il primo mercato in Europa per produzione, in grado di gestire addirittura una quota pari al 25% del totale degli EU5.
Se siamo il primo mercato europeo per la produzione di farmaci, viene da sé che il peso delle industrie sulle decisioni dei governi è enorme e assai condizionante.

Farmaci fotocopie
Secondo Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria, per aprire un’azienda farmaceutica servono risorse straordinarie. Ci vogliono 25 miliardi di euro per sviluppare un farmaco e almeno 10 anni per venderlo sul mercato. Ammesso e non concesso che la fortuna baci i ricercatori: solo 2 molecole su 10.000 riescono ad entrare nel mercato dopo la scoperta.
Questa è la scontata difesa delle lobbies da parte dell’associazione che riunisce le industrie chimiche, ma in realtà le cose stanno un po’ diversamente…
Il settore Ricerca & Sviluppo da molto tempo non investe nella ricerca di una nuova molecola, ma lavora per sfornare semplici fotocopie delle molecole già esistenti in commercio!
Si chiamano «farmaci me-too», e sono «farmaci fotocopia» di altri medicinali già in commercio.
Si modifica lievemente la composizione chimica, si cambia la veste grafica (scatola e packaging) e la forma della pillola, e il gioco è fatto. Ecco il “nuovo” farmaco.
Attualmente nessuna azienda al mondo rischia miliardi in un solo prodotto che, magari, non vedrà mai la luce della commercializzazione.
L’amara realtà è stata descritta magistralmente da Pierre Simon, ricercatore universitario e responsabile della ricerca presso la francese Sanofi, il quale ha dichiarato allo storico della medicina David Healy: «All’inizio l’industria farmaceutica era in mano ai chimici. Ora appartiene a persone che hanno un master in Business Administration o qualcosa del genere, gente che potrebbe dirigere allo stesso modo Renault, Volvo o qualsiasi altra società. Bisogna vedere la quantità di denaro che il settore farmaceutico spende per condurre ricerche su farmaci-fotocopia, la cui efficacia a volte è minore. Parliamo di utilizzare il 70-90% di tutto il denaro destinato alla ricerca per finalità che esulano dall’innovazione. E’ uno spreco di denaro terribile».
Le aziende farmaceutiche infatti investono nella ricerca di base per la scoperta di nuove molecole solo l’1% dei loro profitti; la maggior parte dei soldi vengono usati per il marketing (comparaggio, regali ai medici, congressi, pubblicazioni, pubblicità, viaggi, ecc…).

Guerra ai generici
I farmaci generici (contenenti lo stesso principio chimico ma molto meno cari perché il brevetto è scaduto) possono essere tenuti fuori dal mercato con una strategia mafiosa.
Basta che un’azienda avvii una causa legale contro il produttore del generico, accusandolo di aver violato la legislazione sui brevetti – questo anche se l’accusa è del tutto priva di fondamento – ed ecco che l’autorizzazione per il generico slitta automaticamente, negli Stati Uniti, di ben 30 mesi.
Così riescono a tenere per diversi anni l’esclusiva sulle proprie molecole anche dopo la scadenza dei brevetti.
Un’altra strategia commerciale sfrutta la stereoisomericità delle molecole. I farmaci infatti sono stereoisomeri, cioè composti da due metà speculari, dal punto di vista chimico, di cui solo una metà è farmacologicamente attiva.
Quando il brevetto del farmaco originale sta per scadere la società mette sotto brevetto la metà attiva delle due. Modificano il nome, aggiungendo per esempio una o più lettere davanti al nome vecchio, e il farmaco-fotocopia viene immesso nel mercato per altri decenni. In questo modo ogni singolo farmaco viene brevettato almeno due volte. Per esempio il citalopram (scaduto) è diventato escitalopram, e via così.
Un’altra strada ancora è rimettere il farmaco in commercio ma per un altro disturbo!

Farmaci innovativi
Tutti sono sempre pronti ad applaudire le case farmaceutiche per aver salvato il mondo grazie a farmaci e vaccini innovativi. Ma non tutti sanno che i farmaci fortemente innovativi nascono quasi tutti dalle ricerche pubbliche e non certo da quelle private.
Tutta la ricerca di base che ha consentito alla medicina moderna di progredire è stata realizzata dal settore no-profit (università, centri di ricerca, laboratori finanziati dai governi).
Per esempio, 15 dei 21 farmaci più importanti entrati nel mercato statunitense dal 1965 al 1992 sono stati sviluppati da finanziamenti federali. Quindi dov’è il grande merito delle lobbies?

Le lobbies e lo Stato
Come detto l’Italia è strettamente dipendente dalle case farmaceutiche e i dati riportati da Fortune parlano chiaro.
Circa 13 sono i miliardi ex-factory (prezzo ricavo industria) che lo Stato paga all’industria per i farmaci che vengono sfornati. Mentre 14 sono invece i miliardi di euro che l’industria farmaceutica rende allo Stato in termini di contributi e tasse.
Ben 31 miliardi è il valore della produzione dell’industria farmaceutica italiana e, di questi, oltre il 70% finisce nell’export.
Dal 2010 al 2017 il manifatturiero segnava un meno 17% in termini di crescita, mentre l’industria farmaceutica segnava un più 24%, e questo la dice lunga sul valore di questo segmento nella crescita del Pil di un Paese.
A questo è necessario precisare che, nonostante le aziende abbiano sede e produzione sul suolo italiano, la maggior parte di loro essendo straniera fa uscire, oltre ai farmaci, anche i capitali. Quindi la reale ricchezza che rimane in Italia è probabilmente composta solo da spiccioli.

Farmaci inutili
Oggi dal 50 al 70% dei medicinali che gli italiani comprano sono inutili.
Da una parte perché sono poco efficaci e dall’altra perché sono doppioni di altre molecole già in commercio, come detto prima.
Il dottor Silvio Garattini del Mario Negri di Milano, alla veneranda età di 90 anni (forse perché fa un solo pasto al giorno?) sostiene che metà dei farmaci che si trovano sugli scaffali delle farmacie sono perfettamente inutili.
Inutili perché di scarsa efficacia; inutili perché presi quando non serve farlo e inutili infine perché superflui, cioè l’ennesimo prodotto fotocopia che sotto un nome diverso ma è la medesima molecola.
Questo meccanismo va ad intasare un mercato già saturo, e fa lievitare la spesa del servizio sanitario nazionale: 22 miliardi è la spesa annuale destinata solo per i farmaci!

Errori Medici
Al pari della spesa per farmaci, l’Italia spende ogni anno 22,5 miliardi di euro solo per risarcimenti da errori medici (iatrogeni).
Circa il 15% della spesa sanitaria nazionale viene così bruciato per rimediare agli errori di cui è rimasto vittima il 10% dei pazienti che mettono piede in una struttura sanitaria.
Ebbene sì: 1 persona su 10 tra quelle ricoverate in ospedale viene dimessa (se esce con le sue gambe) con un qualche danno iatrogeno.
Un report sulla qualità dei servizi sanitari diffuso dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, denuncia che sui 10 milioni di ricoveri ospedalieri, 1 milione di pazienti incappa in un errore sanitario. Tra questi circa 700.000 persone contrae un’infezione legata all’assistenza e 7.000 muoiono per cause direttamente riconducibili alle infezioni stesse.

Farmaci scaduti
Oltre alla metà di farmaci inutili vista prima, la metà degli italiani (il 48%) assume farmaci da banco scaduti. La denuncia arriva da Altroconsumo, e dimostrerebbe che nel nostro paese è sempre più diffusa la tendenza a ignorare la data di scadenza.
Qualcuno accusa le case farmaceutiche di anticipare la data limite solo per vendere di più i loro prodotti. E questo qualcuno è per esempio la FDA americana, l’autorità che controlla farmaci, droghe e alimenti, la quale contesta il sistema con cui le aziende farmaceutiche fissano la deadline, cioè il limite temporale di scadenza.
Secondo l’ente viene anticipato di tre mesi rispetto al fisiologico degradamento dei prodotti: un espediente questo che sarebbe usato per far lievitare il giro d’affari multimiliardario!
Infatti una sola molecola brevettata, tenuta sul mercato anche solo qualche mese in più, spostando la data di scadenza, farà incrementare le vendite di miliardi di dollari.
Un mercato spaventoso, se pensiamo che solo negli Stati Uniti ogni anno finiscono nella spazzatura fra i 60 e i 70 miliardi di dollari di medicinali ancora validi!

Unicredit: riorganizza team management, d.g. Papa lascia da 1/6

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Unicredit ha annunciato un progetto per riorganizzare la squadra manageriale con l’avvio dello sviluppo del Piano Strategico 2020-23 che sarà presentato ai mercati il prossimo 3 dicembre a Londra. 

Con la nuova struttura allo studio, si legge in una nota, l’istituto punta a continuare il processo di razionalizzazione iniziato con il Piano Transform 2019, per assicurare che la squadra manageriale chiamata a sviluppare il prossimo progetto strategico 2020-23, ne abbia la responsabilità sin dall’inizio del processo di pianificazione. 

Continuando a razionalizzare la struttura manageriale, con un numero inferiore di riporti diretti, il CEO di Gruppo potrà focalizzarsi sulla nuova strategia, guidare il processo di trasformazione e contribuire allo sviluppo della prossima generazione di manager di UniCredit. 

Tra le novità salienti spicca l’uscita di Gianni Franco Papa, che dopo quasi 40 anni di servizio lascerà la carica di d.g. con decorrenza dal 1* giugno. Tra le altre promozioni avvenute nella struttura, Gianfranco Bisagni, è stato designato come Co-Ceo del Commercial Banking dell’area Cee, mentre a Richard Burton verrà affidata la responsabilità della divisione Cib. Ranieri de Marchis ricoprirà invece il ruolo di Co-Chief Operating Officer, Francesco Giordano e Olivier Khayat condivideranno la funzione di co-Ceo del Commercial Banking nell’Europa occidentale e Finja Kuetz sarà Deputy Coo. Infine, Niccolo Ubertalli viene indicato come prossimo co-Ceo del Commercial Banking nell’area Cee e Carlo Vivaldi, sarà co-Chief Operating Officer. 

“Ci apprestiamo ad affrontare l’ultima parte della maratona di Transform 2019 e con l’avvicinarsi del raggiungimento dei nostri obiettivi finanziari e operativi, è giunto il momento di prepararci al prossimo ciclo strategico”, ha detto l’a.d. Jean Pierre Mustier. “Il nostro obiettivo primario è creare valore in modo duraturo per tutti i nostri stakeholders, principalmente con azioni proattive focalizzate sullo sviluppo delle nostre attività e con l’ottimizzazione dei processi, per assicurare che Unicredit rimanga una banca paneuropea vincente”. 

“Dobbiamo inoltre offrire a tutti i colleghi un ambiente e un’esperienza di lavoro ottimali, continuando ad attrare le giuste competenze”, ha aggiunto ancora il banchiere. “Tutto questo inizia da un team manageriale con ancora più energia e una struttura rinnovata in grado di implementare la nuova strategia. La prossima fase della trasformazione del gruppo sarà di lungo periodo e farà leva sui risultati di Transform 2019 con una focalizzazione ancora maggiore sulla attività di banca commerciale supportata da un Cib pienamente integrato”. 

Mustier ha inoltre assicurato che Unicredit continuerà “la revisione e la digitalizzazione dei processi e il lancio di nuovi servizi per i clienti in tutto il gruppo. Lavorando a stretto contatto con tutte le divisioni, il Group Transformation office, parte dell’area Coo, guiderà la trasformazione di gruppo e identificherà e realizzerà efficienze di processo per migliorare la soddisfazione dei clienti e la produttività. L’allargamento della funzione di Finanza e Controllo supporterà tutte le iniziative di gruppo e lo sviluppo del business”. 

com/ofb 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 06, 2019 13:06 ET (18:06 GMT)

ILARIA ALPI / LA GIORNALISTA CHE VENNE UCCISA DUE VOLTE. NEL PIU’ TOTALE SILENZIO

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Uno dei più colossali depistaggi di Stato trova oggi la sua ennesima archiviazione. Per il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, infatti, il gip del tribunale di Roma, Andrea Fanelli, dopo la richiesta avanzata dal pm Elisabetta Ceniccola e controfirmata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, ha messo la pietra tombale su quell’omicidio e su quel depistaggio.

Non bastavano le ultime news su un altro omicidio e un altro clamoroso depistaggio, quello di Paolo Borsellino: ora la giustizia (sic) di casa nostra concede il bis.

Un’altra vergogna che suona come un ceffone in faccia a tutti gli italiani che ormai vedono la Giustizia quotidianamente calpestata, senza che nessuno ad alcun livello, tantomeno politico, si alzi per dire qualcosa.

Totali muri di gomma, emblematizzati dagli omertosi e complici silenzi dei media.

Avete letto un rigo su Repubblica o il Corriere della Sera per Alpi e Borsellino?

IL BUIO DOPO PERUGIA

Sintetizzamo le ultime vicende del giallo Alpi. Partiamo dalla clamorosa sentenza di Perugia, che due anni fa ha permesso di riaprire il caso. Una sentenza che ha scagionato Hashi Omar Assan, il giovane somalo che aveva scontato 16 anni di galera ingiustamente: il mostro sbattuto in prima pagina dai media e soprattutto dagli inquirenti.

Omar Hassan Hashi. In apertura Ilaria Alpi

Proprio come nel caso Borsellino, anche questa volta la condanna di un innocente e la non-caccia ai veri esecutori e mandanti, è stata prodotta da un teste taroccato, Ali Rage, alias Gelle, preparato di tutto punto della polizia per fornire una versione fasulla, inventata da cima a fondo.

Gelle, infatti, verbalizzò davanti a un pm ma non fu mai presente al processo: nonostante ciò Hashi Assan venne condannato, basandosi solo su quel teste, senza alcun altro riscontro. Ai confini della realtà.

Quel teste, che era stato preparato dalla polizia a fornire quella versione accusatoria contro Hashi Assan – proprio come Vincenzo Scarantino per i primi processi Borsellino – dopo ebbe paura, trascorse un paio di mesi a Roma sotto protezione della polizia, dai cui agenti veniva accompagnato in un’officina auto e la sera riportato nel suo rifugio. Poi Gelle partì in tutta tranquilltà per la Germania, quindi traslocò in Inghilterra.

Nel frattempo le forze dell’ordine neanche lo hanno cercato, pur dovendo testimoniare al processo, che comunque è andato incredilmente in porto, con la condanna di Hashi Assan.

Chi invece riesce a trovare Gelle con facilità e senza ovviamente poter contare sui mezzi di cui dispongono gli investigatori, è l’inviata di “Chi l’ha visto” Chiara Cazzaniga. Si informa presso la comunità somala di Roma, ottiene alcuni recapiti londinesi, vola lì e dopo alcune perlustrazioni trova senza tanti problemi Gelle. Il quale le rilascia una lunga intervista, in cui tira fuori la verità: certo non quella che fu costretto a raccontare al pm romano che la bevve d’un fiato, ma tutta un’altra storia. Dove Hashi Assan non c’entra assolutamente niente.

Racconta il suo “taroccamento”, la versione che venne obbligato a recitare, e il dopo, con la protezione della polizia, il lavoro presso l’officina della quale fornisce tutti i dettagli, la comoda fuga e il quieto soggiorno londinese.

L’avvocato Douglas Duale

L’intervista consente all’avvocato del giovane somalo, Douglas Duale, di far riaprire il caso, competente per territorio Perugia, visto che vi sono implicati magistrati romani.

Una sentenza che fa storia, quella perugina, perchè si parla a chiare lettere di depistaggio di Stato. Nella sentenza viene ricostruito tutto il depistaggio mossa per mossa, azione per azione. Vengono fatti i nomi dei poliziotti – anche eccellenti – coinvolti, vengono forniti fortissimi elementi probatori, tracciate alcune solide piste.

A questo punto è un gioco da ragazzi, per la Procura di Roma, proseguire su quel solco tracciato da Perugia. I legali della famiglia Alpi (Antonio D’Amati, Giovanni D’Amati e Carlo Palermo) e soprattutto la madre di Ilaria, Luciana Riccardi, vedono finalmente uno squarcio nel buio e ovviamente chiedono la riapertura delle indagini.

Ma nonostante quella stradocumentata sentenza alla quale basterebbe dare un seguito, il pm Elisabetta Ceniccola della procura romana incredibilmente chiede l’archiviazione del caso, perchè a suo parere non vi sono elementi tali da proseguire nelle indagini, anche perchè sarebbe ormai trascorso troppo tempo. A controfirmare, quindi avallare in toto, quella richiesta di archiviazione è il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone. Siamo sempre più ai confini della realtà.

Eccoci agli ultimi mesi. Ad un certo punto sembra aprirsi un altro spiraglio, perchè dalla procura di Firenze arrivano dei materiali. Nel corso di un’indagine su altri fatti, i procuratori gigliati si imbattono in alcune intercettazioni telefoniche tra somali del 2011. In esse si parla anche dell’omicio di Ilaria e Miran.

La Procura di Roma

A Roma quindi si riapre il caso: o almeno sembra. Ma trascorono solo pochi mesi e di nuovo il pm Ceniccola chiede l’archiviazione, nonostante i legali di Ilaria abbiano nel frattempo prodotto altre memorie e presentato altri elementi. Niente, la procura capitolina ormai sembra tornata quel porto delle nebbie di tanti anni fa.

La richesta del pm Ceniccola a questo punto passa al vaglio definitivo del gip, Andrea Fanelli. Che inizia ad esaminare carte e documenti, poi chiede altro tempo prima di pronunciarsi.

La sua decisione, per l’archiviazione finale, arriva il 6 febbraio, e nei prossimi giorni verrà notificata alle parti, le quali potranno capire le motivazioni di tale scelta.

LA MAGISTRATURA GUARDA

Recapitolando. E’ noto e stranoto che Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Mogadiscio all’epoca stavano indagando sui traffici di armi e rifiuti super tossici.

Che avevano scoperto i fili di quei traffici, i quali vedevano come protagonisti faccendieri italiani in combutta con i Servizi segreti sia somali che, soprattutto, italiani.

Che la Somalia era diventata un’ottima discarica per interrare enormi quantità di rifiuti in cambio di armi.

Che la rotta principale per l’interramento era la superstrada Mogadiscio-Bosaso, dove venivano ammassati e poi nascosti centinaia e centinaia di bidoni tossici.

Che quei traffici venivano addirittura agevolati dai soldi della cooperazione internazionale e del Fai (fondo aiuti internazionali)

Che vi erano impegnate imprese anche “eccellenti” le quali non verranno mai toccate e anzi negli anni vedranno aumentare i loro fatturati. La circostanza è tra l’altro documentata in altri procedimenti giudiziari in cui vengono tirate in ballo.

Giuseppe Pititto

Che l’ambasciatore italiano dell’epoca sapeva – anche delle inchieste di Ilaria – ed è stato a guardare. Nè ha collaborato con le autorità italiane che dal canto loro facevano finta di indagare.

Che 7 magistrati si sono alternati nelle inchieste senza mai cavare un ragno dal buco.

Che solo il primo magistrato impegnato, Giuseppe Pititto, aveva imboccato la pista giusta. Per questo l’indagine gli è stata sottratta senza alcun motivo, la rituale “incompatibilità ambientale”. Dopo alcuni anni Pititto, nauseato, ha lasciato la magistratura, è passato a fare il dirigente alla Provincia di Roma e ha scritto un thriller che ricalca in modo perfetto il caso-Alpi: “Il grande corruttore”, dove viene descritto il delitto di una giornalista, un omicidio di Stato in piena regola (il mandante è addirittura un ministro che diventerà presidente della repubblica…).

Che all’epoca la Digos di Udine aveva raccolto molto materiale che già indicava la pista giusta (rifiuti-armi-cooperazione).

Che il Consiglio superiore della magistratura non ha mia detto una parola su quei magistrati.

E’ altrettanto noto che la famiglia Alpi non ha mai smesso di denunciare l’inerzia dei magistrati e la totale assenza della politica nel chiedere verità. Hanno rinunciato a portare avanti il “Premio Alpi” che ogni anno si teneva a Rimini, delusi dai colpevoli silenzi dei media. La madre di Ilaria ha sempre detto: “Lotterò fino alla fine dei miei giorni perchè sia fatta giustizia per mia figlia”. Non ce l’ha fatta, è morta un anno fa.

Ed è soprattutto evidente che la giustizia italiana ormai è morta e sepolta. Le ultime due picconate sono state inferte per il caso Borsellino e per quello di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin.

Uccisi due volte.

Tav, un’analisi “truccata”

lospiffero.com 6.2.19

Una commissione tutta schierata contro l’opera, con intrecci professionali tra alcuni membri. Salvini irritato per non aver ancora avuto il testo. Il professor Cantamessa del Politecnico di Torino smonta l’impianto del lavoro di Ponti & soci

Ottanta pagine per dire “no” alla Tav. È stata consegnata all’ambasciatore francese Christian Masset l’ormai celebre analisi costi-benefici voluta dal ministro Danilo Toninelli sulla tratta TorinoLione e affidata a una commissione guidata dal professor Marco Ponti, esegeta del trasporto su gomma. E la risposta, annunciata, è negativa: quest’opera non s’ha da fare. Mancano le conferme ufficiali ma sembra che il disavanzo sarebbe addirittura di 7 miliardi di euro.

Diverse per i tecnici scelti dal Mit le motivazioni economiche e non solo per cui l’opera sarebbe più un danno e un costo piuttosto che un vantaggio. Innanzitutto il documento sostiene che il traffico, soprattutto quello commerciale, sulla tratta tra Italia e Francia sia in calo. Un collegamento che non sembra essere strategica a livello europeo e che soprattutto paga la crisi economica globale di questi ultimi mesi e che potrebbe durare per molto tempo. Inoltre, la scelta di puntare sul treno per il trasporto di cose e persone avrebbe ripercussioni economiche molto pesanti per quanto riguarda il calo (conseguente) del trasporto su gomma. Meno mezzi pesanti significa riduzione dei pedaggi autostradali (molto cari tra i due paesi) e anche minori entrate per quanto riguarda le accise sui carburanti, soprattutto il gasolio per i Tir. Infine, i tecnici guidati dal professor Ponti ritengono ci sia una eccessiva sproporzione del costo della Torino-Lione rispetto alle altre infrastrutture in cantiere nel paese. Un costo molto superiore e che sarebbe ingiustificato.

Leggi anche: Tav, “tutta l’Europa ci ride dietro”

L’analisi ovviamente non fa i conti con le possibili penali o i soldi che l’Italia rischia di dover restituire all’Europa (ieri Bruxelles ha fatto filtrare notizie secondo cui la somma totale sarebbe di 1,2 miliardi); come non c’è traccia delle conseguenze politiche dell’eventuale “no” alla Tav. Tema su cui le divisioni tra le due forze di Governo sono ai massimi con la Lega che si è schierata a favore e il M5s per cui il No all’opera è uno degli elementi fondativi del movimento.

Un duello a distanza, quello tra i due azionisti del governo, ripreso anche questa mattina con la polemica imbastita dal vicepremier Matteo Salvini: “Da vicepresidente del Consiglio, che rappresenta gli italiani, non ho l’esame costi-benefici sulla Tav, ma ce l’hanno a Parigi – è il commento del leader leghista durante una visita a Terni –. Non ne so nulla, non ho visto nemmeno una pagina. È abbastanza bizzarro”. Una reprimenda cui replicano fonti del Mit secondo cui l’analisi “viene preliminarmente condivisa con gli interlocutori diretti rispetto al progetto, che è regolato da un trattato internazionale, ossia Francia in prima battuta e Commissione Ue subito dopo. Successivamente e a strettissimo giro verrà condivisa in seno ai due contraenti del patto di Governo”. E a dar manforte al ministro grillino interviene pure l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, che per consolare il collega leghista dichiara che nemmeno a lui hanno consegnato l’analisi.

Intanto il Pd torna ad attaccare un sistema di procedere controverso nel metodo e nel merito: “Stiamo spendendo 300 mila euro per stabilire quanto costa la Tav e a stabilirlo sono sei esperti apertamente No Tav – afferma il deputato torinese Davide Gariglio–. Scelti senza un bando pubblico, selezionati a discrezione del referente della commissione, il professore di Economia Applicata Marco Ponti, che ne ha indicato 4 su 6 e che per gonfiare i costi sta ultimamente inserendo di tutto, perfino le accise del carburante risparmiato”. Si tratta (oltre Ponti) di Paolo BeriaRiccardo ParolinFrancesco RamellaAlfredo Drufuca Pierluigi Coppola. Per produrre la relazione, il cui esito era già scritto, a tutti e cinque è stato accordato un compenso di 50mila euro a eccezione di Ponti che, in quanto pensionato, non può percepirlo. Quattro dei sei componenti sono stati soci, membri di cda o consulenti della Trt Trasporti e Territorio srl. È una società specializzata in economia e pianificazione nel settore dei trasporti fondata e presieduta da Ponti e che annovera tra i soci fondatori anche Parolin, mentre Drufuca ha fatto parte del cda. Anche il professor Beria – un associato in Economia Applicata al Politecnico di Milano – è legato a Ponti, infatti dirige anche il Traspol, un laboratorio di politiche dei trasporti del Politecnico, un laboratorio diretto prima di lui proprio da Ponti. Ma ha collaborato al Traspol, e dunque sia con Ponti sia con Beria, anche Ramella, oggi docente a Torino.

Leggi anche: Tav, Gariglio (Pd): “In contatto con Ambasciata francese”

Fuori dalle polemiche politiche, Marco Cantamessa, docente del Politecnico ha redatto un documento in cui confuta da un punto di vista tecnico le tesi dell’analisi costi-benefici.

«Qualcuno ci spiega come sia possibile che un’opera che ci costa 4,7 miliardi possa dare uno sbilancio di 7 tra costi e benefici? – si chiede il professore, trovando immediatamente una risposta –. Semplice. In tutta evidenza, chi ha fatto i conti non ha considerato che i finanziamenti francesi e Ue erano già acquisiti e non erano in discussione. Quando si prendono decisioni, si viene sovente sviati dai “costi affondati”, cioè da quanto si è già speso. Evidentemente qui si è fatto un errore simile, ma sul lato delle entrate già acquisite».

Cantamessa lo sospettava «perché nei giorni scorsi membri del gruppo di lavoro avevano detto che: 1. L’analisi da loro effettuata era identica a quelle che fanno da decenni (ma questa volta la si stava facendo a progetti approvati, finanziati e avviati!); 2. Non era un’analisi “sovranista”, nel senso che considerava costi e benefici per tutta la Ue e non solo per l’Italia». Ma questo, per il professore, «è un evidente errore, perché il committente non era la Ue (che non ha chiesto nessuna analisi), ma il governo italiano. Al contrario, visto che il contesto nel contesto decisionale, che loro hanno trascurato, avrebbero proprio dovuto fare un’analisi “sovranista”, guardando ai benefici italiani a fronte dei costi di parte italiana. Un’analisi probabilmente difficile da fare (come scindere i benefici per nazionalità?). Ma l’impossibilità di effettuare un’analisi corretta non giustifica di farne una errata!».

Leggi qui l’analisi integrale del professor Cantamessa

Economia sull’isola di Gilligan

zerohedge.com 6.2.19

Scritto da Michael Lebowitz tramite RealInvestmentAdvice.com,

Il famoso economista Henry Hazlitt ha scritto il classico di economia,  Economics in One Lesson: The Shortest and Surest Way to Understand Basic Economics . Il libro è piuttosto popolare e ha venduto ben oltre un milione di copie. Mentre il contenuto è brillante, ciò che lo rende distintivo è la semplice chiarezza che usa per spiegare concetti economici complessi.

Facciamo del nostro meglio per seguire le orme di Hazlitt e spiegare l’economia senza la complessità e il gergo così spesso usati dagli economisti esperti. Una delle nostre tecniche è di portare un concetto economico al suo livello più elementare in modo che sia facilmente comprensibile da tutti i lettori. Mentre eravamo a 720Global, abbiamo prodotto un video animato,  The Animated Virtuous Cycle , che consente a un bambino di dieci anni di comprendere il complesso argomento economico della produttività.

In questo documento, guidiamo alcuni casi in cui abbiamo adottato l’approccio di Hazlitt per spiegare meglio i concetti economici. Seguendo questi estratti, utilizziamo l’isola di Gilligan come mezzo per illustrare la produttività e la sua importanza per la salute di un’economia e la prosperità della sua gente.

Come perfezionamento del nostro recente articolo,  Produttività: cos’è e perché è importante , speriamo che questo approccio consenta a più lettori di cogliere l’importanza della crescita della produttività. La diminuzione della crescita della produttività aiuta a spiegare il legame tra molti dei problemi economici e sociali che stiamo affrontando. Altrettanto importante, dal punto di vista dell’investitore, la crescita della produttività è il motore dei flussi di cassa attuali e futuri per quasi tutti gli investimenti immaginabili. 

Se vuoi saltare al nostro semplice primer sulla produttività, vai alla sezione “Gilligan’s Island”.

Saluti da Stiltsville

Il seguente estratto proviene dal nostro articolo,  Greetings From Stiltsville: Deficit Spending non è un pranzo gratis . Abbiamo creato l’isola fittizia di Stiltsville per dimostrare perché il PIL è una misura scarsa della crescita economica.  

Immagina un’isola chiamata Stiltsville, dove il valore di una persona si basa esclusivamente sulla sua altezza. Per aumentare il loro valore, le persone che vivono sull’isola indossavano scarpe con la zeppa. Una persona che indossa scarpe con zeppa da sei pollici sarebbe improvvisamente più preziosa di una persona di altezza simile che indossava scarpe normali. Alla fine, le zeppe furono rimpiazzate da palafitte, i trampoli di tre piedi furono sostituiti da trampoli di sei piedi, e così via. Le persone alla fine aumentarono fino a diventare l’altezza delle giraffe. Il punto principale è che, su un’isola in cui l’altezza è valutata sopra ogni altra cosa, le persone cercheranno di sfruttare la situazione a proprio vantaggio aumentando la loro altezza con ogni mezzo disponibile.

Persone di altre terre guarderebbero la gente di Stiltsville e riconosceranno che la loro ossessione per l’altezza distorce notevolmente la loro percezione del valore. Probabilmente concluderanno che le percezioni distorte provocano effettive distorsioni della produttività, perché:

  • Le persone sprecano tempo e denaro pensando a come aumentare la loro altezza, e
  • Andare in giro con le zeppe oi trampoli non aumenta necessariamente la produttività di una persona, e molto probabilmente la rovina

Ora immagina un mondo in cui si percepisce che la salute di un’economia si basa su una metrica; Prodotto interno lordo  PIL).  Il PIL è semplicemente la quantità totale di spesa in un’economia. Il PIL, come attualmente misurato, non distingue tra spesa “buona” e spesa “cattiva”. Il PIL non distingue tra la spesa per consumi e la spesa per investimenti. Anche il PIL non distingue se la spesa è generata dalla ricchezza esistente, indebitandosi temporaneamente o indebitandosi in modo permanente. In questo mondo, ogni dollaro speso per l’istruzione o nuovi mezzi di produzione è considerato lo stesso di ogni dollaro speso in epici addii al celibato e videogiochi. 

Questo mondo, il mondo della contabilità del PIL, è il mondo in cui viviamo. Una spesa maggiore rispetto a ieri è considerata una crescita economica. La crescita, indipendentemente da come avviene o a quale costo, è molto ricercata da politici, economisti e banchieri centrali.

The Fallacy of Macroeconomics

Nel nostro articolo RIA Pro,  The Fallacy of Macroeconomics , mostriamo perché la mentalità corrente che governa ciò che costituisce la crescita economica è profondamente viziata. In questo articolo, abbiamo scambiato Stiltsville con Glenn Villeneuve, una persona reale che vive fuori dalla rete in una zona remota dell’Alaska.

Per aiutarti ad apprezzare il vantaggio di creare valore attraverso la produzione, sollecitiamo la vita sotto zero del canale del National Geographic  . Il documentario traccia la vita di diverse persone che vivono in gran parte indipendenti, “fuori dalla griglia”, nella natura selvaggia dell’Alaska. Di particolare interesse è Glenn Villeneuve, che non sembra fare affidamento sull’aiuto del mondo esterno, né su molte delle innovazioni della società moderna, tra cui elettricità e strumenti elettrici. Valutando le attività quotidiane di Glenn, illustreremo meglio la misurazione di un’economia personale. Sebbene questo esempio non rappresenti la norma, fornisce un microcosmo di un’economia semplice per permetterci di confrontare le circostanze di Villeneuve con l’errore di una prospettiva economica incentrata sul consumo.

Una giornata tipo per Glenn coinvolge alcune delle seguenti attività in cui produce beni: caccia, cattura, pesca, approvvigionamento di acqua e taglio del legname. Altre parti del suo tempo vengono spese consumando la produzione precedente come mangiare, bere, dormire e riscaldarsi da un incendio. La prima serie di attività comporta sforzi produttivi che aggiungono valore economico. La seconda serie di attività comporta il consumo del valore che ha creato. Si noti che esiste anche una fase intermedia in cui il valore che ha creato viene memorizzato (salvato) per il consumo futuro.

Durante lo spettacolo, Glenn estrae costantemente l’efficienza o i benefici dell’utilizzo della minima quantità di energia e della maggior quantità di ingegno per aggiungere valore al suo campo. Dopo aver visto un episodio o due, uno spettatore si rende subito conto che senza questa mentalità dal lato dell’offerta, Glenn esaurirà rapidamente le sue risorse e diventerà una vittima del duro clima dell’Alaska.

La maggior parte dei nostri giorni è molto diversa da quella di Glenn, ma nonostante ciò sono pieni di attività simili. Siamo seduti a una scrivania che fornisce servizi legali, raccogliendo uva da una vite, costruendo case e milioni di altri posti di lavoro in cui creiamo valore. Mentre molti di noi non “mangiano ciò che uccidiamo” e consumano il valore che creiamo direttamente, guadagniamo il valore sotto forma di valuta. Come riserva di quel valore, la valuta ci offre quindi un mezzo di scambio per qualcosa di cui abbiamo bisogno o che vogliamo quando ci si addice.

Proprio come interpretato nell’esempio di Glenn, più duro lavoriamo e più innovativo e produttivo siamo, più valore creiamo. È in questo semplice incentivo che cresce la prosperità di una popolazione e diminuisce la scarsità.

Il mandato della Fed di scegliere la tua tasca

In un recente articolo intitolato ”  Il mandato della Fed per scegliere la tua tasca” , abbiamo usato l’analogia di tre persone bloccate su un’isola deserta per spiegare l’inflazione.

” L’inflazione è ovunque e sempre un fenomeno monetario “. – Milton Friedman

Questa citazione spesso citata dal famoso economista americano Milton Friedman suggerisce qualcosa di importante sull’inflazione. Ciò che sottintende è che l’inflazione è una funzione del denaro, ma cosa   significa esattamente ?

Per apprezzare meglio questo pensiero, usiamo un semplice esempio di tre persone bloccate su un’isola deserta. Una persona ha due bottiglie d’acqua e lei è disposta a vendere una delle bottiglie al miglior offerente. Dei due offerenti disperati, si trova in tasca una banconota da un dollaro da solo ed è il miglior offerente. Ma poco prima che la transazione sia completata, l’altra persona trova una banconota da venti dollari seppellita nel suo zaino. Improvvisamente, la bottiglia d’acqua che stava per vendere per un dollaro ora vende per venti dollari. Non è cambiato nulla riguardo alla bottiglia d’acqua. Ciò che è cambiato è stato il denaro disponibile tra la gente sull’isola.

Come abbiamo discusso in  Che cosa la Turchia può insegnarci sull’oro , la maggior parte delle persone pensa che l’inflazione sia causata dall’aumento dei prezzi, ma l’aumento dei prezzi è solo un sintomo dell’inflazione. Come illustra l’esempio di isola deserta, l’inflazione è causata da troppi soldi che colpiscono l’economia in relazione a beni e servizi. Quello che sperimentiamo è che beni e servizi stanno salendo di prezzo, ma l’inflazione è in realtà il valore del nostro denaro che scende .

Gilligan’s Island

Avendo viaggiato fino a Stiltsville, The Brooks Range dell’Alaska e un’isola deserta, ora ti portiamo a Gilligan’s Island. Questa popolare sitcom televisiva degli anni ’60 rappresentava l’isola patria di sette naufraghi. Nonostante le avventure comiche del primo ufficiale, Gilligan, e il resto dei naufraghi, l’ambientazione offre una bella tela per illustrare come la prosperità di una nazione possa crescere in modo permanente solo con l’aiuto della produttività.

Come abbiamo affermato,  Produttività: cos’è e perché è importante ,  

“La crescita economica è una funzione diretta della produttività che misura la quantità di leva finanziaria che un’economia può generare dai suoi due input primari, lavoro e capitale. Senza produttività, un’economia dipende unicamente dai due input. A causa della natura limitata del lavoro e del capitale, non è possibile dipendere da una crescita economica duratura per lunghi periodi di tempo “.

Dati i tre fattori che creano prosperità – lavoro, capitale e produttività – discutiamo di come i tre elementi della crescita economica possono essere impiegati sull’Isola di Gilligan e i vantaggi e gli svantaggi di ciascuno. Semplifichiamo enormemente questa analisi assumendo che l’unico prodotto che i naufraghi producono siano noci di cocco. Inoltre, le noci di cocco possono essere vendute a Robinson Crusoe Island (RC Island), e di conseguenza i naufraghi sull’isola di Gilligan possono acquistare qualsiasi cosa desiderino. 

Lavoro

Mentre ci sono molte sfaccettature sul lavoro come l’istruzione, la formazione, l’etica del lavoro e gli incentivi, il fattore più importante sono i dati demografici. I dati demografici descrivono la composizione di una popolazione. Sull’Isola di Gilligan, tutti e sette gli abitanti, persino la signora mondana Howell, sono capaci di raccogliere noci di cocco per lunghe ore al giorno. Dato questo costrutto, ci sono due modi in cui l’isola può aumentare la sua produzione economica; lavorare più ore e / o avere bambini.

Se ogni persona aumentasse il proprio carico di lavoro giornaliero di altre due ore, avrebbe raccolto più noci di cocco e le avrebbe scambiate per più denaro e altri beni. Ciò li renderebbe sicuramente più prosperi. Tuttavia, le ore di prelievo sono limitate da ciò che è fisicamente possibile e dal numero di ore di luce del giorno. Ad un certo punto, la loro capacità di lavorare di più raggiunge un limite. 

L’altro modo per aumentare l’attività economica dell’isola è avere figli che alla fine funzioneranno. Se, per esempio, la popolazione dovesse raddoppiare a 14, allora potremmo ipotizzare che anche la produzione di cocco finirà per raddoppiare e quindi l’attività economica raddoppierà. Questo è vero, ma il livello di attività e prosperità per persona rimarrebbe lo stesso.

In entrambi gli esempi, c’è un limite al numero di persone che possono adattarsi sull’isola e al numero di ore che possono essere lavorate. Mentre le ore aggiuntive e i bambini possono aumentare l’attività economica e la prosperità, entrambi hanno un massimo definitivo.

Capitale

“Il capitale include risorse naturali, artificiali e finanziarie “. La capitale nel nostro esempio sono alberi di cocco e noci di cocco. Nel nostro esempio più semplice, l’unica altra potenziale fonte di capitale è prendere in prestito denaro da RC Island.

Thurston Howell III, un tempo miliardario di spicco, ha escogitato un modo per acquistare più roba di quanto sia possibile attraverso le attività quotidiane di raccolta della noce di cocco. Si avvicina all’isola di RC e chiede di prendere in prestito denaro. L’isola di RC accetta e presta i soldi agli isolani che vengono poi spesi.

Ora, oltre a ciò che possono acquistare dalle loro vendite di cocco, hanno il potere d’acquisto aggiuntivo del debito. Questo metodo rende l’isola di Gilligan apparentemente più prospera, ma solo temporaneamente. In futuro, non saranno in grado di prendere in prestito altri soldi e dovranno utilizzare il loro reddito dalle vendite di cocco per ripagare il debito. Il potere d’acquisto ricavato dal debito verrà rimborsato in futuro più gli interessi. Il credito può aumentare il livello di consumo, ma è temporaneo e limitato.

Produttività

Fortunatamente, l’isola di Gilligan ha il professore. Il genio residente ha realizzato i limiti ultimi del prestito, lavorando più ore e avendo bambini. Tutte e tre le tattiche potrebbero sicuramente fornire di più ma sono limitate e imperfette. Sapeva che il capitale, o risparmiato o preso in prestito, e un po ‘di ingegno potrebbe essere usato per aumentare in modo permanente il numero di noci di cocco che scelgono senza richiedere più ore di lavoro o più persone.

Il professore suggerì di tagliare un mese di assunzione di caviale per acquistare scale. Le scale permettono loro di alzarsi e scendere gli alberi più velocemente e produrre più noci di cocco in meno tempo. Inoltre, ha suggerito di prendere in prestito denaro per comprare alberi di cocco geneticamente modificati che producono cinque volte più noci di cocco degli alberi attualmente sull’isola. Facendo così, ogni viaggio sull’albero produrrebbe altre cinque noci di cocco rispetto a prima. Il debito dovrebbe essere restituito con gli interessi, ma le entrate extra avrebbero più che compensato la spesa extra. Potrebbero anche usare i loro risparmi o il debito per acquistare strumenti che potrebbero essere usati per produrre molti prodotti diversi dalle noci di cocco. Questi prodotti genererebbero più entrate per noce di cocco.

Questa illustrazione dimostra come la produttività agisca come leva per ottenere di più dal lavoro e dal capitale ed espandere la prosperità di un’isola e, se è per questo, una nazione.  

Sommario

I concetti presentati qui sono enormemente semplificati, ma si applicano alla nostra economia moderna e multiforme tanto quanto a Gilligan’s Island. Come nazione, possiamo mantenere la crescita del PIL dei giochi con debito in gran parte improduttivo o possiamo risparmiare e investire di più. È più facile prendere in prestito e spendere, ma offre solo un mezzo a breve termine per aumentare il consumo. Non è una soluzione permanente a lungo termine. Il risparmio e gli investimenti hanno un costo temporaneo a breve termine, ma i benefici a lungo termine superano di gran lunga quelli del sacrificio.

Questa lezione si applica all’economia e alla generazione di domanda per i prodotti e i servizi che generano entrate e profitti disponibili per gli investitori. Si applica anche al valore dei singoli investimenti stessi. Con questa preziosa comprensione della produttività e del suo valore, dovremmo chiederci se le società in cui investiamo utilizzino il capitale per investire saggiamente nel loro futuro o lo stanno usando per altri scopi meno produttivi? Questa non è una domanda binaria nella maggior parte dei casi, poiché la maggior parte delle aziende fa entrambe le cose, ma garantiamo che, nel lungo periodo, le società si concentrano sugli investimenti in cui la crescita della produttività supera i profitti a breve termine a scapito delle società focalizzate altrove.

Per ricerche correlate su questo importante concetto, ti consigliamo di leggere  The Death of the Virtuous Cycle  e guardare il nostro breve video  The Animated Virtuous Cycle .

Banche venete, FdI in difesa dei risparmiatori traditi: “Il governo vada oltre gli slogan”

Carlo Marini secoloditalia.it 6.2.19

”Nonostante le dichiarazioni roboanti e le rassicurazioni degli ultimi mesi da parte degli esponenti del governo gialloverde, i risparmiatori traditi vedono ancora una volta negato il loro sacrosanto diritto di essere risarciti delle proprie perdite in tempi ragionevoli”. È quanto afferma in una nota il Consigliere regionale e Capogruppo di Fratelli d’Italia-MCR in Consiglio regionale del Veneto Sergio Berlato. E aggiunge: ”Il fondo di indennizzo risparmiatori, che aveva come termini di attuazione lo scorso 31 gennaio, a causa di continue modifiche è stato compromesso e non potrà essere utilizzato nell’immediato e neppure potrà essere utilizzato quel fantomatico miliardo e mezzo che a parole è stato messo a bilancio per ristorare i truffati. Sia la Lega che il M5S hanno preso in giro i risparmiatori, addossando all’Unione europea la responsabilità dei loro fallimenti, non dicendo però che l’Unione Europea non ha bocciato la manovra del governo ma ha semplicemente mandato al Governo una lettera di richiesta di chiarimenti”.

Berlato: “I risparmiatori vanno risarciti adesso”

”Si tratta di una vicenda delicata e complessa – continua – che richiede una dimostrazione precisa di volontà da parte del Governo attraverso atti concreti e non enunciazioni di principio o improbabili chiamate alle crociate contro l’Europa dipinta come matrigna. Non vorremmo dover prendere atto che dietro questo atteggiamento ci sia l’intenzione di lanciarsi in una sconveniente guerra contro l’Unione Europea solo al fine di alimentare un malessere da utilizzare poi a fini elettorali. Si tratta di una vera e propria emergenza sociale per quei risparmiatori traditi che ora rischiano case e aziende, con conseguente effetto domino sul tessuto socio economico dei territori particolarmente colpiti”. ”Avendo da sempre sostenuto la necessità di risarcire tutti i risparmiatori di tutti i soldi che sono stati loro indebitamente sottratti, ci uniamo all’appello di chi chiede di attuare nell’immediato ogni utile e concreta iniziativa per raggiungere questo risultato. Ogni giorno perso significa mettere a rischio la vita di chi è disperato e necessita di risposte. Occorre evitare che altre vittime si vadano ad aggiungere a quelle che questa drammatica vicenda ha già causato – conclude Berlato – e per questo il Governo ora deve assumersi le proprie responsabilità e onorare gli impegni che i due partiti che lo compongono si sono assunti in campagna elettorale per carpire i voti di tante persone che prese dalla disperazione hanno creduto alle loro promesse elettorali”.

Npl e aggregazione, Carige apre due data room

GILDA FERRARI – FEBBRAIO 06, 2019 THEMEDITELEGRAPH.COM

Genova – Carige ha aperto i cantieri per la vendita dei crediti problematici rimasti in pancia alla banca e per l’aggregazione con un altro soggetto..

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Genova – Carige ha aperto i cantieri per la vendita dei crediti problematici rimasti in pancia alla banca e per l’aggregazione con un altro soggetto. Secondo quanto risulta al Secolo XIX, «sono state aperte due data room, una dedicata agli Npe» che la banca vuole cedere – nella misura di 1,5 miliardi tra deteriorati (Npl) e incagli (Utp) – «e un’altra, più generale, per l’aggregazione». Il lavoro intorno al quale ruota l’intero piano industriale in preparazione per fine febbraio, insomma, entra nel vivo.

«Alla data room dedicata ai crediti problematici ha avuto accesso la Sga», spiega una fonte riferendosi alla società controllata dal Tesoro. Stando alle indiscrezioni delle scorse settimane, interessati a questo dossier dovrebbero essere anche il Credito Fondiario, che dall’istituto ha già acquistato 1,2 miliardi di Npl in passato, e Illimity Bank, il cui ad Corrado Passera nei giorni scorsi ha dichiarato che «se Carige deciderà di mettere sul mercato Utp e Npl, Illimity li valuterà».

Al progetto di aggregazione è dedicato un cantiere a parte, una data room che permette ai soggetti interessati «di guardare i numeri di Carige nel suo complesso e di fare richieste puntuali», spiega una fonte finanziaria. L’advisor Ubs aveva lavorato su una platea ampia, come succede in questi casi: «I soggetti interessati ad approfondire i numeri ora lo possono fare a valle di un accordo di riservatezza», dice la fonte.

Vendere 1,5 miliardi di crediti problematici rispetto ai 2,8 miliardi rimasti in pancia a Carige permetterebbe alla banca di raggiungere quel rapporto crediti dubbi su crediti totali considerato fisiologico (5-10%) e capace quindi di rendere Genova più attraente agli occhi dei pretendenti. Sul fronte dell’aggregazione, invece, i potenziali pretendenti potrebbero essere interessati a una good bank, ovvero solo agli asset migliori della banca, visto che al momento resta necessario un aumento di capitale da 400 milioni per rimborsare il bond da 320 milioni dello Schema Volontario. A questo proposito si segnala che Intesa Sanpaolo ha effettuato, come dichiarato dall’ad Carlo Messina, una «svalutazione totale per 54 milioni sul bond subordinato»: di fatto Intesa dà per perso il prestito.

L’aumento di capitale resta un tassello delicato poiché per realizzarsi deve essere deliberato dall’assemblea, che già una volta lo ha stoppato con l’astensione di Malacalza Investimenti. Anche l’aggregazione dovrà essere deliberata dall’assemblea. Stando alle indiscrezioni e secondo quanto confermano alcune fonti al giornale, «molte banche stanno guardando Carige ma i nodi sono due, il costo dell’operazione e la disponibilità al negoziato dell’azionista di maggioranza Malacalza». Unicredit, Ubi, Banco Bpm, Crédit Agricole, Bnp Paribas, Bper i nomi circolati sul fronte industriale. Apollo, già acquirente delle assicurazioni, l’unico nome in circolazione sul fronte fondi.

Entrando nel vivo della discussione del decreto Carige, la commissione Finanze della Camera ieri ha votato gli emendamenti, respingendoli tutti tranne quello che prevede che il ministro dell’Economia presenti alle Camere ogni 4 mesi una relazione nella quale sono indicati i dettagli relativi ai grandi debitori dell’istituto, ovvero chi ha accumulato debiti finiti in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio netto della banca. La modifica al decreto ha trovato sostegno bipartisan: all’emendamento presentato dal M5S sono stati accorpati quelli uguali di Pd e FI.

Banca Intesa festeggia un 2018 da record, Zanettin: “soci banche venete impoveriti due volte”

Di Note ufficiali -6 Febbraio 2019 vicenzapiu.com

Banca Intesa festeggia un 2018 da record – dichiara in una nota Pierantonio Zanettindeputato di Forza Italia – con un utile di 4,05 miliardi, Il migliore dal 2007. Ricordo che il Governo italiano ha ceduto per il corrispettivo di 1 euro la parte buona di Popolare Vicenza e Veneto Banca a Banca Intesa, alla quale sono stati concessi altresì circa 5miliardi di euro per consentire il mantenimento dei coefficienti patrimoniali. Questi 5miliardi di euro regalati ad Intesa sono stati addebitati al ramo d’azienda delle 2 banche finite in liquidazione coatta amministrativa”.

“Per dirla in altri termini – aggiunge – il regalo a Banca Intesa è stato fatto con gli attivi della LCA, che avrebbero dovuto ristorare in qualche misura i creditori obbligazionisti e i vecchi soci. I soci delle banche venete sono quindi stati impoveriti due volte. La prima con la cessione a Intesa delle attività in bonis per 1 euro e la seconda azzerando di fatto quel poco che avrebbe potuto andare loro e che invece finirà a Banca Intesa con gli incassi dei crediti deteriorati finiti in LCA. Sarebbe interessante capire il contributo che ha dato il nord est alla odierna, straordinaria, performance di Intesa. Ma credo che nessuno, oggi, abbia interesse a rispondere a questa imbarazzante domanda. Di sicuro Intesa ha fatto un grande affare”

Citigroup presenta il ‘suo’ meglio per l’Italia: governo tecnico alla Monti anche con Draghi che lanci patrimoniale

Gli analisti della banca sono convinti che le elezioni europee del mese di maggio rappresenteranno “la data di scadenza naturale del governo Lega-M5s”. A quel punto, a suo avviso, le …

Una patrimoniale che permetta di raccogliere finanziamenti, consentendo così di tagliare la pressione fiscale sul lavoro; una spending review senza austerity e, magari, un governo tecnico di transizione che abbia come premier Giuseppe Conte oppure addirittura l’attuale numero uno della Bce, prossimo però a dire addio a Francoforte Mario Draghi. Obiettivo: “concludere quello che Mario Monti ha iniziato nel 2011”. Sono queste le varie ricette che Citigroup considera ideali per l’Italia, in un report recente di 88 pagine.

Oltre alla patrimoniale e al taglio delle tasse sul lavoro, gli interventi auspicati sono lotta all’evasione fiscale, al lavoro nero e alla corruzione.

Si tratta di misure impopolari, ammettono gli analisti, che proprio per questo potrebbero essere messe in atto solo da un governo tecnico.

Il report fa riferimento alla necessità di “imposte più alte sulla ricchezza privata e immobiliare“, da compensare con “imposte più basse sul reddito e sugli investimenti”.

Niente austerity, però visto che, si legge, “negli ultimi venti anni l’Italia ha presentato un avanzo primario in modo costante, e dunque non ne ha bisogno”. Piuttosto, “ha bisogno di spendere meglio (o di essere aiutata a farlo)”. Di conseguenza, sì alla Spending Review in stile Cottarelli, che dovrebbe magari solo “essere rinfrescata”.

Tra le maggiori preoccupazioni di Citigroup c’è, invece, il rischio di elezioni politiche in autunno. Se un governo tecnico riuscirebbe a garantire stabilità in Italia, il voto anticipato farebbe secondo gli esperti il contrario.

C’è comunque la convinzione che le elezioni europee del mese di maggio rappresenteranno “la data di scadenza naturale del governo Lega-M5s“.

Le cose saranno dunque destinate inevitabilmente a cambiare e, senza la minaccia di elezioni politiche in autunno, lo scenario di un governo tecnico pronto agli interventi impopolari in stile patrimoniale potrebbe concretizzars, secondo Citigroup, verso la fine del 2019, a causa della “frenata dell’economia, per le pressioni dei mercati, l’instabilità politica e la ‘pillola avvelenata’ delle clausole di salvaguardia – ovvero rischio aumento Iva – con cui nessun governo o partito vorrà essere associato”.

Conte viene considerato “candidato credibile”: al presidente del Consiglio dell’attuale governo M5S-Lega viene riconosciuto il merito di essere stato “finora molto bravo a bilanciare le relazioni tra anti-establishment e vecchio establishment”.

Oppure, c’è per l’appunto l’opzione di Mario Draghi, visto che potrebbe per la fine dell’anno “avere del tempo libero”, dopo l’addio alla Bce previsto per la fine di ottobre di quest’anno.

Sulla dinamica del Pil, gli analisti di Citigroup non ritengono che la recessione proseguirà oltre il primo trimestre del 2019, “a meno che il resto dell’Europa non si indebolisca” e, sotto questo punto di vista, gli economisti del colosso bancario americano sono molto più ottimisti di diverse altre associazioni, che paventano in casi estremi una recessione per tutto il 2019.

Nello stesso giorno in cui è stato confermato che l’Italia è scivolata in recessione, Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, ha commentato per esempio il dato affermando che “il 2019 sarà il primo anno di una nuova recessione per l’economia italiana: la terza dal 2007 che inizia prima che il Pil abbia raggiunto il livello massimo da cui è partita la seconda recessione nel 2011″.

GUARDA I VIDEO RecessItaly, cause e conseguenze dell’essere in recessione  Piazza Affari sentirà la recessione Italia?

E il timore che la recessione italiana possa confermarsi duratura è stato espresso anche dagli economisti di Barclays, d’accordo con Citigroup sul fatto che le elezioni europee potrebbero sancire la fine di questo esecutivo giallo-verde.

Così hanno scritto gli analisti di Barclays:

“Riteniamo che solo una crescita debole nel primo trimestre potrebbe essere imputata direttamente all’attuale coalizione di governo e far precipitare una crisi di governo. Tuttavia, dato che i dati reali del PIL per il primo trimestre saranno pubblicati solo il 30 aprile, troppo vicini alle elezioni europee di fine maggio per stimolare elezioni anticipate o un rimpasto di coalizione, rimaniamo dell’opinione che il governo rimarrà in carica fino a dopo le elezioni europee quando, a seconda dell’esito, ci aspettiamo che i colloqui per un probabilerimpasto di coalizione o eventuali elezioniinizino a prendere slancio”.

In tal senso, per Citigroup lo scenario peggiore è proprio quello -come già segnalato – di un ritorno alle urne ad autunno, e questo perchè proprio in quel periodo bisognerebbe pensare alla legge di bilancio, dunque alla manovra.

Gli esperti considerano anche la possibilità che il vicepremier Matteo Salvini ritorni ad allearsi con gli altri partiti di centro-destra, mollando l’altro vicepremier Luigi Di Maio. E questa prospettiva di “centrodestra – si legge nel report – potrebbe essere accolta positivamente “nel breve termine dai mercati finanziari“, in quanto la linea di governo sarebbe più coerente e non, come dimostrano le ultime tensioni sul caso Tav, in balia di due partiti (M5S e Lega) che presentano notevoli differenze.

Banche: Bce lancia test che misura rischio liquidità

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La Banca centrale europea (Bce) ha lanciato oggi un’analisi del rischio di liquidità per valutare la capacità delle banche direttamente controllate di gestire gli shock di liquidità. L’esercizio costituirà lo stress test di vigilanza del 2019. 

I risultati dell’esercizio, informa una nota, alimenteranno le valutazioni di vigilanza in corso della Bce sui quadri di gestione del rischio di liquidità delle banche, incluso il processo di revisione e valutazione prudenziale (Srep). Tuttavia, l’esito dello stress test non inciderà sul capitale di vigilanza e sui requisiti di liquidità in modo meccanico. 

La vigilanza bancaria della Bce metterà alla prova gli shock estremi avversi in cui le banche devono far fronte a un aumento dei deflussi di liquidità. L’esercizio si concentrerà sui flussi di cassa attesi a breve termine delle banche per calcolare il “periodo di sopravvivenza”, ovvero il numero di giorni in cui una banca può continuare a operare utilizzando la liquidità disponibile e il collaterale senza accesso ai mercati di finanziamento. 

L’analisi di sensitività, che dovrebbe essere completata in quattro mesi, si concentrerà esclusivamente sul potenziale impatto degli shock idiosincratici di liquidità sulle singole banche. Non valuterà le potenziali cause di questi shock o l’impatto di turbolenze di mercato più ampie. L’esercizio sarà effettuato senza alcun riferimento alle decisioni di politica monetaria. 

I risultati informeranno l’autorità di vigilanza sulla vulnerabilità relativa delle banche ai diversi shock di liquidità applicati nell’esercizio e identificheranno anche i miglioramenti necessari nella gestione del rischio di liquidità delle banche. 

com/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 06, 2019 09:12 ET (14:12 GMT)

B.Carige: Uilca, forte soddisfazione per ok decreto

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La Uilca esprime “forte soddisfazione” per l’approvazione del Dl su Banca Carige. 

Nel dettaglio, spiega una nota dell’organizzazione sindacale, la commissione Finanza ieri alla Camera ha approvato il Decreto con una sola modifica al testo originario: il ministro dell’Economia presenterà alle Camere ogni 4 mesi una relazione nella quale verranno indicati tutti i dettagli relativi ai grandi debitori di Carige, ovvero a chi ha accumulato debiti finiti in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio netto della banca. La Uilca esprime forte soddisfazione per questa scelta. 

Il Segretario Generale Massimo Masi si trova inoltre “d’accordo con l’ordine del giorno presentato da Leu per la salvaguardia dei posti di lavoro in Carige”. Per quanto riguarda “gli stipendi dei manager, le pressioni commerciali, il divieto di elargizione di premi sulla vendita dei prodotti finanziari e il controllo e gli effetti derivanti delle cessioni dei rami d’azienda evidenziamo che la Uilca, e credo tutto il sindacato del Credito, sono pronti ad affrontare queste tematiche in un contesto di ascolto e di proposte che potremmo fare sia alle forze che sorreggono il governo che alle commissioni parlamentari preposte in particolare con il Presidente della Commissione Pesco e il sottosegretario Villarosa”. 

La Uilca è contraria alle forzature e alle decisioni assunte senza un coinvolgimento di chi tutti i giorni opera sul campo, come è contraria a manovre che poco hanno a che fare con gli strumenti messi a disposizione dai Contratti, dalle leggi e dagli Accordi. 

“Auspichiamo vivamente che i tre Commissari di Carige facciano in fretta a mettere in sicurezza la Banca. Spetta a loro dare indicazioni e fare proposte”, continua Masi, “dal nostro canto noi faremo, come sempre, la nostra parte per tutelare le Lavoratrici e i Lavoratori di Carige, che hanno pagato prezzi elevatissimi assieme alla clientela sana della banca”. 

com/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

February 06, 2019 07:51 ET (12:51 GMT)

Incredibile! Salvini indagato come ministro degli Interni perchè veste un abito della polizia! Cercano il cavillo… (memento che è la giustizia il principale problema che scoraggia gli stranieri ad investire in Italia)

Mittfolcino.com 6.2.19

Ho letto stamane, allibito, che i ministri Salvini e Bonafede sono stati indagati per aver vestito gli abiti della polizia durante l’atterraggio di Cesare Battisti dalla Bolivia. Questa – permettetemi, ditemi se stiamo vivendo un incubo collettivo – sembra una totale e completa follia.

Si potrebbe davvero arrivare – quasi – a pensare che ci sia una regia dietro a queste incredibili uscite giudiziarie, per l’apparente incredibilità della notizia. Non perdete il nord cari lettori: è vero, i gialloverdi sono impreparati ma oggi sono prima di tutto un problema (ho detto per chi vuole la troika in Italia?), ovvero li si vuole mandare a casa. Il motivo è semplice: poter mettere al loro posto persone che, opportunamente incentivate ad agire, facciano una patrimonialona a carico della classe media, salvando i miliardari  (incredibile, la piramide al contrario, “…l’Italia andrà selvaggiamente…“). Ed a norma di legge, l’abbiamo scritto ieri.

Precisamente in situazioni come queste, non aspettatevi nulla di particolarmente diciamo “digeribile” dalla magistratura: anche Gramsci fu incarcerato con delle sentenze, anche il delitto Matteotti non trovò mai il vero colpevole/mandante per via giudiziaria. Ed anche Rudy Guedè è in galera con motivazioni apparentemente paradossali ma approvati da sentenze passate in giudicato, come unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher a Perugia (peccato che sia dentro per concorso in omicidio assieme ad altre due persone, che però non esistono, sempre a norma di sentenza, c’è solo lui al gabbio…). Ossia in questi frangenti, la magistratura ha un ruolo. Come lo ebbe nel 1992 per altro, con Tangentopoli. Non necessariamente positivo per il Paese: ricordiamo infatti che Montedison fallì e fu svenduta per colpa di un giudice di Milano, il presidente vicario della sezione fallimentare Diego Curtò, che assieme alla moglie Antonia Di Pietro incassò una tangente di 400 milioni di lire! Causando danni enormi al  paese in termini di perdita di posti di lavoro (andate a vedere ad esempio, uno dei tanti, Eridania Beghin Say a quante persone italiane dava lavoro prima e dopo la svendita causata dalla sentenza comprata di Curtò, il mandante della tangente lo conosciamo ancora…). Notasi che il Curtò non è stato perseguito in sede civile sebbene sia stato artefice di danni enormi con dolo non soloper gli azionisti di Montedison ma anche per il Paese: in  Italia i giudici nemmeno in tali casi rispondono civilmente dei danni arrecati… (la stampa dei tempi scrisse che fu incarcerato in cella singola e TV a colori, ndr) Cosa era l’Italia quando aveva Montedison, il PRIMO gruppo privato italiano, poi svenduta ai francesi!

E poi leggiamo le incredibili le accuse per la divisa di Salvini, oggi…


Dunque, pur di mandare via i gialloverdi li stanno assediando con accuse obiettivamente incredibili, come questa. Va ancora a finire che si arriverà all’assurdo del Salvini in galera per aver vestito un giubbotto della Polizia (lo dico sempre a mio figlio che quando ci si ferma in frontiera bisogna stare in silenzio e portare rispetto, va a finire che arrestano anche il mio figlioletto uno di questi giorni…).

Sappiate anche che la stessa Procura che oggi persegue Salvini ha a capo un giudice importante, Pignatone, il quale invitato a Dogliani qualche anno fa in una intervista con Carlo De Benedetti (!), affermò qualcosa di davvero incredibile, soprattutto detta da un giudice. Ossia che purtroppo alcuni suoi colleghi a volte, se non possono condannare qualcuno, se non lo possono perseguire, allora gli gettano sterco mediatico addosso, per indebolirlo. Questi, sarebbero dei biasimevoli metodi di certi giudici, per precisa ammissione di Pignatone, addirittura il capo della Procura di Roma, quella che oggi persegue Salvini per la divisa della Polizia… L’audio segue, ad imperitura memoria. (l’audio lo trovate, al minuto 22:42, al LINK)

Se non credete che indagare qualcuno, metterlo alla berlina, creare anche dei danni all’imputato mediatico per poi fare – troppo spesso – marcia indietro in Italia sembra quasi una prassi ormai, vedete questi esempi. (perchè nessuno ha mai valutato i danni arrecati allo Stato di questo avanti-indietro??? Ad esempio la Corte dei Conti???). Or dunque, dovete sapere che è proprio per colpa di organi dello Stato – intendendo in essi anche come magistratura – che l’Italia è nelle ultime posizioni come istituzioni pubbliche nel Global Competitiveness Index del WEF – World Economic Forum, lo stesso usato svariate volte dalla sinistra per enfatizzare problemi strutturali italiani (George Soros, l’idolo della sinistra post-capitalista,  è un grande contributore al WEF). Vi farà sorridere che è proprio l’inefficienza della burocrazia governativa il freno maggiore agli investimenti esteri in Italia, ossia alla competitività italiana. In particolare l’eccesso di leggi ed i regolamenti legali, oltre e soprattutto alla difficoltà di difendere i propri diritti per via legale. Se non ci i credete guardate i dati allegati. Ossia la magistratura italiana fa paura a tutti, anche agli stranieri, che infatti la identificano come uno dei principali motivi per cui non è difficilissimo fare business in Italia (nella Penisola – report del 2017-18, Italia al 43. posto! – c’è un sistema più disincentivante al business di Russia, India, Indonesia, Azerbaijan, Thailandia, poco sopra Costarica e Messico dei narcos, pensate voi) .

  

E quindi le imprese straniere non investono in Italia. Questo succede anche perchè magari leggono – ad esempio – cosa è successo a Salvini, il ministro, con le accuse per la divisa? Non lo so, posso solo aggiungere che io con amici in Italia di aziende non ne apriremo mai, esistono tanti paesi più ospitali, perchè cercarsi grane…

E qui arriviamo al punto: chi pagherà per le ricche pensioni dei magistrati se non ci sarà crescita futura nazionale? Facile, ora l’abbiamo capito: i cittadini. Anzi, la classe media in estinzione (NON i miliardari, segnatevelo). Infatti è solo questione di  tempo prima che la magistratura, in assenza di altre entrate statali, diventi il braccio armato del governo, come da copione, per estrarre costi quel che costi ricchezza dalle tasche dei privati, che dovranno pagare (si dice, il debito statale è dei cittadini; peccato che il debito sia stato causato – se pesato economicamente – da inefficienze che hanno portato enormi guadagni ai soliti noti, vedasi le privatizzazioni a basso prezzo ossia farlocche, ma costoro però non pagheranno nulla…). In tempi non sospetti un saggio amico dipinse questa situazione addivenire come fascismo fiscale finalizzato al pagamento dei debito. Ci siamo ormai….

Sappiate solo che in tutto questo grande marasma la categoria che più percepisce di pensione in Italia non sono i notai o i generali o i professori universitari ma i magistrati. Stando al rapporto INPS del 2014 emerge proprio questo, oltre 120’000 euro annui erogati, vedasi report annuale INPS. Ossia, sarebbero stati proprio loro i maggiori contributori in caso di limite alle pensioni d’oro. Avete capito ora la ratio di quello che è successo negli scorsi mesi? Chi poteva essere interessato a remare contro al taglio delle pensioni oltre ad una certa cifra? Mah, a saperlo….

“…Le pensioni più alte, secondo il rapporto, sono quelle [della magistratura con 124.137 euro estrapolati sulla base di 13 mensilità, seguite da quelle] dei notai, con 75.690 euro medi all’anno, seguiti dai giornalisti con 57.510 euro, [dal personale delle Università con 51.662 euro estrapolati sulla base di 13 mensilità,] dai dirigenti di azienda con 49.920 e dal personale di volo (prevalentemente Alitalia) con una media di 46.950 euro…”

Sta di fatto che da quando evidenziammo come poter fare tale verifica sulle pensioni, ossia che sono proprio i magistrati a percepire le pensioni più alte del sistema statale italiano, l’area che lo spiegava nel report annuale dell’INPS è stata tolta a partire dall’anno successivo. Che caso…. Magari sono io che sono tonto e non la trovo più, aiutatemi!!!!

Alla fine di questa triste parodia avete capito come andrà a finire? Non bene purtroppo. Vedremo alla fine, non sia mai che la Turchia prima o poi invaderà l’Italia ed Erdogan sarà il sovrano della Penisola. Alla fine dei conti – ma proprio alla fine – in tutto c’è comunque un aspetto positivo….

La tristezza in tutto questo è che ieri sono rimasto sveglio fino alle 5 di mattina a vedere lo State of the Union di Trump davanti al Congresso. Quello che ricavo oggi, a freddo, anche da esempi come quelli odierni, è che gli USA sono uno Stato. L’Italia invece è il paese che indaga un ministro degli Interni per aver vestito una divisa durante l’arresto formale di un terrorista contumace ed assassino – dopo decenni di latitanza –  con sentenza passata in giudicato.

Mitt Dolcino

Banca Popolare di Bari, 3mila rischiano, First Cisl mette in mora il management

First-cisl.it 6.2.19

Della delicata situazione in Popolare di Bari si occupa l’edizione pugliese di “Repubblica” che incentra il suo titolo sul rischio di 3mila esuberi. Antonello Cassano scrive che “Non ci sono soltanto i rischi per i 69mila azionisti. Anche i 3mila dipendenti della Banca Popolare di Bari vedono ombre sul loro futuro. I timori che il prossimo piano industriale della più grande banca del Sud possa avere ripercussioni pesanti dal punto di vista occupazionale sono tali che i sindacati salgono sulle barricate e minacciano lo sciopero nel caso in cui l’azienda non faccia capire cosa ne sarà dei dipendenti”.

Tutte le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione per le ripercussioni del piano industriale 2019-2023 che non fa alcun accenno alla sorte dei dipendenti. “La Repubblica” evidenzia che i sindacati “si opporranno con ogni mezzo al tentativo di far pagare ancora una volta alle lavoratrici e ai lavoratori il prezzo delle inefficienze gestionali del management aziendale”.

Il riferimento è all’intesa siglata nell’agosto del 2017 per evitare 504 esuberi e la soppressione delle sedi di Pescara, Teramo e Potenza. “Con quell’accordo – denuncia al quotidiano romano il segretario di First Cisl in Popolare di Bari, Girolamo Loconsole – i lavoratori hanno dato 20 milioni di euro alle casse della banca attraverso la solidarietà e altri tagli, ma quell’accordo è stato vandalizzato dall’azienda. Con questa mossa mettiamo in mora il management di cui non siamo affatto contenti”.

Un’ombra chiamata Roger Stone

di Alberto Ricciardi – 6 Febbraio 2019 lintellettualedissidente.it

Consulente politico, lobbista ed esperto di comunicazione: Roger Stone è l’uomo ombra di Donald Trump, un dandy machiavellico e politicamente scorretto che non disdegna il gioco sporco pur di eliminare l’avversario politico. Ora, dopo quarant’anni di schermaglie, i suoi ‘dirty tricks’ gli sono valsi sette capi d’accusa: è la fine di un abile stratega o l’inizio di una nuova guerra?

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro un grande politico c’è sempre un grande staff e dietro Trump c’è sempre Roger Stone, solo che a volte non si vedeSenza sminuire i consulenti politici di cui si è circondato The Donald, si può dire con certezza che la sua comunicazione e alcune fasi cruciali della sua campagna elettorale, siano frutto della mente di Roger Stone, il lobbyista più noto d’America. Un dandy machiavellico e politicamente scorretto, che ha calcato la scena politica repubblicana sin dagli anni ’70.

Roger Stone

Figlio di una famiglia di blu collar italo-ungheresi di Lewisboro (NY), già membro dei giovani repubblicani, nel ’72 fu assunto nello staff elettorale di Richard Nixon. Mollata la George Washington University, fu agli ordini della Special Investigation Unit, spregiudicata accolita di lobbysti del Presidente. Più giovane imputato nello scandalo Watergate, che travolse i suoi mentori e da cui uscì indenne, maturò ammirazione fideistica verso Dick. Descritto da Stone come un eroe resiliente, affossato dalla perfida elite democratica, incarnò la sua idea di pragmatismo antielitario ed ultra-americano. Ad eterna memoria, ne porta il volto tatuato sulla vasta schiena da body builder. 

Per sua stessa ammissione, da lui ha imparato tutto: dal distruggere un avversario, a marinare le olive per il cocktail martini, di cui è indissetabile bevitore. Ad oggi l’ufficio di Stone è la più completa collezione privata di gadget, foto e memorabilia del presidente Repubblicano. È per Nixon che il giovane Roger mise in atto il suo primo dirty trick, ai danni di Pete McCloskey, sfidante alle primarie GOP del ’72, in New Hampshire. Incaricato da Charles Colson, capo delle relazioni esterne della Casa Bianca, avrebbe dovuto presentarsi all’avversario di Nixon, come filantropo omosessuale e con un cospicuo assegno di finanziamento. Preferì inviare al contendente una donazione da parte della inesistente Young Socialist Alliance, chiedendo una ricevuta che certificasse la sovvenzione. McCloskey accettò di buon grado e young Roger, inviò il tagliando direttamente al quotidiano dello stato Manchester Union Leader. Il titolo che ne risultò, fu il primo agguato di sua matrice: 

McCloskey prende i soldi dai commies!

Nixon  risultò il favorito.

Il tatuaggio di Nixon tatuato sulla schiena

Responsabile comunicazione del comitato elettorale di Ronald Reagan nel 1976, un anno dopo venne eletto presidente dei Giovani Repubblicani. Le conoscenze coltivate nell’associazione risultarono provvidenziali nel 1980, quando fondò insieme ai colleghi Charlie Black e Paul Manafort la società di lobbying BMS. Quello spavaldo gruppo di giovani reaganiani, un po’ yuppies e un po’ rockstar, costitutì lo zoccolo duro della comunicazione politica del GOP fra anni ’80 e ’90. Senza disdegnare di rappresentare figure controverse, come i dittatori Siad Barre (Somalia), Mobutu (Zaire) e Ferdinand Marcos (Filippine), portò senza troppe doglianze il soprannome “Torture’s Lobby”, affibbiatogli dai detrattori.

Fu in quegli anni che nacque il rapporto fra Donald Trump e il Dark Lord dei political advisers. I due fuorono presentati da Nixon, in virtù della stima reciproca fra il tycoon e l’ex POTUS.

Roger Stone con Paul Manafort e Charlie Black.

L’ascesa di Stone, enfant prodige della comunicazione politica, showman del lobbying, si interruppe bruscamente a metà anni ’90. Dopo tanti “omicidi mediatici” su commissione, nel 1996 il metodo dei “dirty tricks” si rotorse contro il suo maestro. Sulla prima pagina del rotocalco National Enquirers, comparve la news che consegnò Stone e la moglie Nydia alla mangiatoia mediatica. Oggetto della giornalata, la vita sessuale pecoreccia della coppia. 

Stone e signora, una procace milfcubano/americana, erano descritti come frequentatori delle più altolocate orge d’America. A corroborare i fatti: foto osé dei due e inserzioni pubblicitarie nella rivista per scambisti Swing Fever: 

calda e insaziabile signora e il suo bel marito body builder. Contattateci. No brutti, no ciccioni.

L’episodio danneggiò gravemente il consulente politico, allora parte della campagna presidenziale del super-conservatore Bob Dole. Non furono sufficienti le smentite pubbliche, Stone fu costretto a dimettersi dallo staff. Ferito profondamente dalla vicenda, che gettò la sua famiglia nel tritacarne, si ritirò dalla ribalta, bandito dal GOP e da Washington. Dedicatosi nell’ombra al mestiere di lobbysta, covò un velenoso desiderio di vendetta. Amareggiato dall’ipocrisia unilaterale, coltivò un nuovo profilo ideologico libertario, rivolgendo la sua attenzione a campagne pro diritti LGBTQ (si definisce un try-sexual) e legalizzazione della marijuana. Più resiliente ed incazzato che mai, nacque il Roger Stone che oggi conosciamo: eccessivo, nichilista ed antiestablishment.

Roger Stone al Gay Pride

Colpito da una fascinazione simile a quella per il vecchio presidente, Stone rappresenterà Trump fino al 8 agosto 2015, giorno di burrascosa chiusura dei rapporti. Nel perfetto stile di due prime donne, Donald disse di averlo cacciato, Stone invece optò per la versione “Me ne sono andato io”. Il primo prediligeva roboanti rally elettorali e copertura mediatica fornita dalle sparate politicamente scorrette; il secondo era più incline per lo shit-storming strategico, fatto di analisi, sondaggi e pubblicità, malvagio ma vecchio stile. In nome della resilienza nixoniana, dopo il licenziamento Stone si adattò alla situazione, disse «È la mia Elba, non la mia Sant’Elena». Ne approfittò per giocare il ruolo che più gli si confà, quello del fiancheggiatore a distanza. Così, da battitore libero, creò il comitato civico in opposizione a Hillary Clinton, Citizen United Not Timid. L’acronimo “CUNT” “puttana”, finì affiancato al nome della democratica. Il continuo tiro al bersaglio proseguì a suon di colorite insinuazioni, le più note: Hillary è lesbica e Bill è un cocainomane che ha fatto uccidere il gatto di una delle donne che lo accusavano di molestie.

Al netto di ogni insulto, il contributo di Stone alla campagna di Trump, è stato diffondere la convinzione che il magnate potesse rappresentare la classe media tradita. È nella narrazione del self-made man, condivisa e messa in campo dall’adviser, che sta il successo politico del 2016, basato sull’appeal elettorale rivolto alla “reaganiana” maggioranza silenziosa. Anche lo stile con cui Stone si esprime sui social-media, politicamente scorretto ed aggressivo, si apparenta con quello di Trump. 

Nel 2016, in piena campagna elettorale, fu bandito dai programmi di CNN e MSNBC. Vennero incriminati i tweet che rivolse a due giornalisti delle emittenti. Roland Martin della CNN, era definito “Stupido negro” oppure “Grassone negro”. La giornalista Ana Navarro invece venne etichettata quale “Diva bitch”. Non contento, il principe dei provocatori, rincarò dicendo di immaginare la donna nell’atto di suicidarsi. Mesi più tardi, alla trasmissione On Point di Tom Ashbrook, puntualizzò che le esternazioni su Martin erano un “Two martini tweet” per il quale si scusava. Su Navarro invece, sottolineò di non capire perché ricoprisse il posto di commentatrice, nonostante la sua incompetenza.

Nel marzo del 2016, il National Enquirer, rivelò presunte liaisons amorose di Ted Cruz, sfidante di Trump alle primarie e uomo sposato. Non si fece attendere il commento di Stone: 

Queste storie su Cruz giravano da tempo e dove vedo fumo vedo fuoco.

Cruz negò tassativamente, accusandolo di aver orchestrato la campagna mediatica. Ancora, nel giorno della convention repubblicana di Cleveland, il dark master minacciò di voler usare i suoi attivisti di Stop The Stealt, contro i delegati che avessero ostacolato Trump, con la loro opposizione interna. Ted Cruz rispose duramente 

Non so se la prossima cosa che vedremo, saranno i rappresentanti che si svegliano con teste di cavallo nel letto. Dobbiamo denunciare Stone.

Le fasi finali della campagna presidenziale del 2016, continuarono a vederlo come marcato supporter per The Donald. Il suo appoggio al tycoon, fu tanto influente da far assumere come consulente politico alla campagna, l’ex socio Paul Manafort. Ad appena due mesi dal suo controverso licenziamento, Stone tornò in sella. Dimostrò all’opinione pubblica americana di poter esercitare tutto il suo potere, anche da fuori dello staff elettorale.

Ted Cruz

L’elezione di Trump e il gioco comunicativo che gli fu necessario, sono il più grande successo professionale di Stone. L’aver portato alla ribalta un’outsider non convenzionale, demolendo sia l’establisment democratico che repubblicano, è la vittoria che cercava da due decenni e con ogni mezzo possibile. La corsa a Washington del POTUS ossigenato, non sarebbe stata possibile senza il suo stratega. Lo stregone della politica americana, ha fatto di quel successo il manifesto del suo personale antielitismo, libertino e libertario. In perfetto stile nixoniano, opportunista e politicamente scorretto, ha compiuto la sua vendetta, macinando i dem post Obama e i repubblicani neoliberisti.

Oggi sono proprio i suoi giochi sporchi ad averlo messo nei guai. Secondo il procuratore Robert Mueller, i dirty trick messi in atto durante la campagna di Trump, varrebbero i sette capi d’accusa che gravano sul consulente, cinque dei quali per falsa testimonianza. Stone dichiarò al Congresso di non aver tentato di ottenere e-mail trafugate dal comitato elettorale democratico, era il 26 settembre 2017. Il gran giurì invece, sospetta che l’adviser avrebbe procurato allo staff di Trump i documenti rubati dal team Dem, hackerati da 007 russi e forniti da Julian Assange.

Se si verificasse quel parere, stone risulterebbe coinvolto nel tentativo russo di influenzare la campagna presidenziale Americana del 2016. Il vecchio Roger, dichiaratosi innocente, ha fatto sapere che in nessuna circostanza dichiarerebbe falsità contro il presidente Trump. Dopo l’arresto show di venerdì 24 gennaio, nella sua casa di Fort Lauderdale (Florida), il lobbista ha accusato Mueller di usare metodi d’indagine in stile Gestapo.

Roger Stone fuori dal tribunale federale di Fort Lauderdale il 26 gennaio.

Fuori dal tribunale federale, dopo il rilascio su cauzione da 250’000 dollari, ha assicurato di voler combattere con ogni sua forza per la propria libertà. Alzando le dita in segno di vittoria, gesto tipico di Richard Nixon, ha esclamato “I will be vindicated.”

In gergo giuridico significherebbe “Sarò scagionato”, ma potrebbe anche letteralmente significare “Sarò vendicato”. Per Stone invece vuol dire una sola cosa, che è iniziata una nuova guerra. La data della prima comparizione, dinanzi al suo nuovo nemico Mueller non è certa, sicuro invece è che Stone combatterà con proverbiali opportunismo e spietatezza.

Sardegna, una polveriera nel cuore del Mediterraneo

ilfarosulmondo.it 26.1.19

“L’Italia è una mega portaerei che si affaccia sul Mediterraneo, si sporge a Est e sbircia a Oriente. All’interno di questa mega portaerei c’è la Sardegna, che fa parte della portaerei, ma non ha il fastidioso problema della gente e delle città. Una sorta di ponte libero, ettari ed ettari non cari, quasi spopolati ma comunque abitati da gente, i sardi, tenaci e coriacei, ma come risaputo incapaci di costituire movimenti collettivi o iniziative comuni. L’isola è povera, e per questo facilmente comprabile con poche centinaia di posti di lavoro nelle basi militari, da offrire come mangime a qualche compiacente politico nazionale e regionale”.

Così la Cia negli anni Sessanta definiva l’Italia e la Sardegna, non un Paese e una regione, ma una portaerei e un “ponte libero” senza il fastidioso problema della gente. Dopo mezzo secolo, la Sardegna sta facendo i conti con le conseguenze di questa definizione, registrando un allarmante numero di tumori emolinfatici e malformazioni alla nascita che colpiscono sia umani che animali.

Da nord a sud, l’isola si può considerare una enorme polveriera

Così un militare che lavorava nel poligono del Salto di Quirra decide di rivolgersi agli inquirenti, come riportato dai giornalisti Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti, autori di “Lo sa il vento”. Il male invisibile della Sardegna, ad oggi il libro-inchiesta più aggiornato e completo sulla militarizzazione e l’industrializzazione selvaggia che stanno avvelenandola Sardegna, e sulle indagini che sono state avviate tra mille difficoltà dal procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi sul poligono di Quirra.

La base di Perdasdefogu-Salto di Quirra, creata nel 1956, è il poligono sperimentale più grande d’Europa di importanza strategica insostituibile per lo Stato italiano che lo affitta a 50mila euro all’ora anche a compagnie private che qui testano i loro prototipi prima di venderli alle forze armate dei vari Paesi. A pochi chilometri da Cagliari, strategicamente posizionato tra il poligono di Capo Teulada e quello di Quirra troviamo un altro “gioiello” interforze, un altro primato delle Forze Armate italiane, Decimomannu, la base aerea Nato più operativa del Mediterraneo.

Manovre di guerra simulate, esperimenti su materiali esplosivi, esercitazioni con munizioni da guerra e brillamenti di esplosivi arrivati da tutta Italia da oltre cinquant’anni hanno reso 12.700 ettari fra le province di Cagliari e dell’Ogliastra e oltre mille ettari in mare tra Quirra e Capo San Lorenzo, una delle zone più contaminate della Sardegna. L’unico poligono sperimentale al mondo, quello di Quirra, dove civili, pastori e agricoltori hanno il permesso di lavorare, coltivare e allevare il bestiame all’interno della base stessa, condividendo spazi e veleni con i militari in servizio.

Oggi la magistratura ha dato ordine a circa sessanta aziende agricole e allevatori, per un totale di oltre diecimila capi di bestiame, di sgomberare il terreno perché altamente inquinato, addirittura vietando la raccolta di asparagi e funghi nella zona o la cura dei propri vigneti e orti a uso personale. Qualsiasi attività sui terreni del poligono e direttamente circostanti sono dichiarati letali per la salute umana e degli animali.

Riporta ancora Carlo Porcedda, “dal 2000 a oggi, il 65% dei pastori che stabilmente fanno pascolare le greggi nel poligono del Salto di Quirra, ha contratto gravi forme tumorali che spesso ne hanno causato la morte”. Una percentuale allarmante di tumori tra i pastori, e malformazioni gravissime su agnelli e capretti “con un solo occhio, senza occhi o bocca, con sei o due sole zampe, senza saldatura nell’addome. Il maggior numero risale al periodo 1984-1987, ma in molti allevamenti si è avuta una recrudescenza del fenomeno negli anni 2003-2005. Sino a due recenti casi di un agnello nato con gli occhi dietro le orecchie e un vitello con sei zampe”.

Questi gli effetti delle polveri di guerra, delle nanoparticelle trovate dalla dottoressa Maria Antonietta Gatti, la responsabile del laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, su richiesta della procura di Lanusei e che da anni denuncia in Parlamento come queste polveri sprigionate da proiettili all’uranio impoverito siano, una volta respirate, altamente tossiche, e come interferiscano con il Dna, pulviscolo che sta causando nei pastori in Sardegna gli stessi cancri emolinfatici riscontrati nei soldati mandati nei Balcani. Questi gli effetti anche del fosforo bianco, di cui il generale Giampaolo di Paola nel2006 ha confermato in un’audizione al Senato l’uso di proiettili per testarli. “Il problema è” si chiede Carlo Porcedda, “se per gli accordi internazionali che abbiamo firmato, l’uso del fosforo bianco in guerra è un crimine contro l’umanità, usarlo per un test all’interno di un poligono, che tipo di crimine è? Vige la legge italiana all’interno dei poligono sardi? O no?”.

Come ha anche evidenziato il deputato leghista Edouard Ballaman, fonti militari hanno confermato l’acquisto di armi all’uranio impoverito, di cui una parte è stata usata in Somalia dalle truppe italiane, mentre l’altra parte è stata sparata nei poligoni sardi. Il problema, come ha denunciato tempo fa in Parlamento il senatore Fabio Rizzi, medico, anche lui leghista, è che lo Stato italiano può rendere conto di quello che fanno le Forze Armate nazionali, ma non quelle degli altri Paesi, che in Sardegna hanno fatto i loro esperimenti con la sola autocertificazione, senza essere passibili di controlli approfonditi, quindi con la possibilità di dichiarare quello che vogliono riguardo ai materiali in uso.

A quanto pare, il Parlamento italiano ha avuto poca voce in capitolo anche a La Maddalena, isola a nord della Sardegna. Qui, all’inizio degli anni Settanta, come ricordano gli ex-militari dell’epoca, “abbiamo notato per molto tempo una nave da carico militare messa di fianco all’isola di Santo Stefano, sbandata e arrugginita come se fosse un relitto. Tutte le settimane arrivava una nave da carico militare statunitense da Napoli e scaricava con elicotteri a doppio rotore carichi sulla nave sbandata. Dopo almeno un anno questa nave è stata raddrizzata, ridipinta, tirata a nuovo e ormeggiata di punta alle boe in mare con la poppa all’isola. Si è così saputo che gli americani avevano già scavato una galleria nell’isola di Santo Stefano che sarebbe poi servita come arsenale per i loro sommergibili nucleari”.

Base Usa, a La Maddalena, che è sempre stata di competenza del Comando della VI flotta alle dirette dipendenze del Pentagono, per affari militari su cui lo stesso Stato italiano non aveva nessun diritto a immischiarsi. Qui già dagli anni Settanta si riscontrano malformazioni date dall’alto livello di radioattività, lascito della Marina statunitense che, dopo lo smantellamento avvenuto nel 2008, non ha provveduto alla necessaria bonifica.

“Guerre simulate e morti vere”, ribadisce Carlo Porcedda, in un’isola che ospita il 60% dell’intero demanio militare italiano, una terra che è stata testimone negli ultimi cinquant’anni di episodi tra il grottesco e l’incredibile. Missili impazziti, sfuggiti al controllo dei militari operanti nel poligono di Quirra, alcuni senza conseguenze mortali, uno che ha dilaniato un pescatore negli anni Sessanta, strage per cui è stata aperta un’inchiesta per pesca di frode; avarie ai motori di aerei che decollano da Decimomannu, una che costringe il pilota a sorvolare la zona abitata prima di riuscire a evitare il peggio, un’altra che, dopo aver sganciato armi e carburanti, costringe il pilota a lanciarsi dal velivolo con il paracadute, determinando lo schianto del caccia in un campo di carciofi vicino al paese di Decimoputzu; o lo schianto dell’Hartford, sommergibile atomico statunitense di 6900 tonnellate, contro la secca dei Monaci vicino a Caprera, isola collegata a La Maddalena, incidente che poteva causare danni incalcolabili e che è stato spiegato agli abitanti del posto che avevano sentito l’enorme boato come il rimbombo di un terremoto in Corsica; o razzi impazziti che finiscono nei campi, distruggendone gran parte, e per cui lo Stato ha risarcito cifre irrisorie; o come l’assurdo caso del sindaco di Quirra, Antonio Pili che, dopo averne discusso con il fratello Paolo, medico condotto di Quirra e Villaputzu, invia una lettera di allarme al Ministero della Salute per ricevere poco tempo dopo la risposta dal Ministero della Difesa che sostanzialmente gli faceva notare che non erano affari di sua competenza.

Anni di morti, silenzio e paura sono passati, in cui paradossalmente gli unici a parlare sono stati solo i morti, dalle cui salme si sono rilevate tracce di sostanze tossiche. Da circa dieci anni comitati di cittadini si sono riuniti e pretendono risposte da un governo e uno Stato che non ha solo abbandonato i suoi cittadini, ma che ha dimostrato a più riprese di dare priorità al profitto e alle esigenze militari Nato e Usa piuttosto che alla salute della popolazione.

di Angela Corrias