Npl e aggregazione, Carige apre due data room

GILDA FERRARI – FEBBRAIO 06, 2019 THEMEDITELEGRAPH.COM

Genova – Carige ha aperto i cantieri per la vendita dei crediti problematici rimasti in pancia alla banca e per l’aggregazione con un altro soggetto..

foto

Genova – Carige ha aperto i cantieri per la vendita dei crediti problematici rimasti in pancia alla banca e per l’aggregazione con un altro soggetto. Secondo quanto risulta al Secolo XIX, «sono state aperte due data room, una dedicata agli Npe» che la banca vuole cedere – nella misura di 1,5 miliardi tra deteriorati (Npl) e incagli (Utp) – «e un’altra, più generale, per l’aggregazione». Il lavoro intorno al quale ruota l’intero piano industriale in preparazione per fine febbraio, insomma, entra nel vivo.

«Alla data room dedicata ai crediti problematici ha avuto accesso la Sga», spiega una fonte riferendosi alla società controllata dal Tesoro. Stando alle indiscrezioni delle scorse settimane, interessati a questo dossier dovrebbero essere anche il Credito Fondiario, che dall’istituto ha già acquistato 1,2 miliardi di Npl in passato, e Illimity Bank, il cui ad Corrado Passera nei giorni scorsi ha dichiarato che «se Carige deciderà di mettere sul mercato Utp e Npl, Illimity li valuterà».

Al progetto di aggregazione è dedicato un cantiere a parte, una data room che permette ai soggetti interessati «di guardare i numeri di Carige nel suo complesso e di fare richieste puntuali», spiega una fonte finanziaria. L’advisor Ubs aveva lavorato su una platea ampia, come succede in questi casi: «I soggetti interessati ad approfondire i numeri ora lo possono fare a valle di un accordo di riservatezza», dice la fonte.

Vendere 1,5 miliardi di crediti problematici rispetto ai 2,8 miliardi rimasti in pancia a Carige permetterebbe alla banca di raggiungere quel rapporto crediti dubbi su crediti totali considerato fisiologico (5-10%) e capace quindi di rendere Genova più attraente agli occhi dei pretendenti. Sul fronte dell’aggregazione, invece, i potenziali pretendenti potrebbero essere interessati a una good bank, ovvero solo agli asset migliori della banca, visto che al momento resta necessario un aumento di capitale da 400 milioni per rimborsare il bond da 320 milioni dello Schema Volontario. A questo proposito si segnala che Intesa Sanpaolo ha effettuato, come dichiarato dall’ad Carlo Messina, una «svalutazione totale per 54 milioni sul bond subordinato»: di fatto Intesa dà per perso il prestito.

L’aumento di capitale resta un tassello delicato poiché per realizzarsi deve essere deliberato dall’assemblea, che già una volta lo ha stoppato con l’astensione di Malacalza Investimenti. Anche l’aggregazione dovrà essere deliberata dall’assemblea. Stando alle indiscrezioni e secondo quanto confermano alcune fonti al giornale, «molte banche stanno guardando Carige ma i nodi sono due, il costo dell’operazione e la disponibilità al negoziato dell’azionista di maggioranza Malacalza». Unicredit, Ubi, Banco Bpm, Crédit Agricole, Bnp Paribas, Bper i nomi circolati sul fronte industriale. Apollo, già acquirente delle assicurazioni, l’unico nome in circolazione sul fronte fondi.

Entrando nel vivo della discussione del decreto Carige, la commissione Finanze della Camera ieri ha votato gli emendamenti, respingendoli tutti tranne quello che prevede che il ministro dell’Economia presenti alle Camere ogni 4 mesi una relazione nella quale sono indicati i dettagli relativi ai grandi debitori dell’istituto, ovvero chi ha accumulato debiti finiti in sofferenza per un ammontare pari o superiore all’1% del patrimonio netto della banca. La modifica al decreto ha trovato sostegno bipartisan: all’emendamento presentato dal M5S sono stati accorpati quelli uguali di Pd e FI.