SPILLO/ Euro e Tabellini, gli autogol di Draghi e Cottarelli

Alcune recenti dichiarazioni di Mario Draghi e Carlo Cottarelli sembrano scontrarsi con la realtà o con il rivelarsi un autogol

07.02.2019 – Giovanni Passali il sussidiario.net

mario_draghi_bce_lapresse_2016
Mario Draghi (Lapresse)

E ci risiamo. Draghi parla e ribadisce i termini di un tema che gli è molto caro: gli stati che hanno un debito troppo alto perdono sovranità. Il problema è che questa descrizione della realtà cozza contro i dati della stessa realtà. Basti pensare a situazioni recenti e consolidate. Il debito pubblico su Pil del Venezuela è circa il 23%, quello del Giappone è dieci volte tanto, circa 230%. Chi dei due ha la sovranità a rischio? E gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Ma ormai, visto che siamo all’ennesima dichiarazione, occorre essere coscienti che quello che si vuole instillare nella mente della popolazione è un riflesso inconscio, un’informazione consolidata che viene affermata istintivamente, non per vera conoscenza della realtà. Come per esempio quando nel passato per anni ci hanno detto e ridetto che “l’inflazione è cattiva”, “l’inflazione è una tassa nascosta” (così nascosta male che la sanno tutti), “l’inflazione impoverisce la povera gente” (mentre colpisce chi ha denaro e invece non riguarda chi ha una casa).

E così ora il nuovo mantra (o la nuova serie, da quando c’è l’euro) è qualcosa del tipo “non possiamo tornare indietro, non possiamo tornare alle monete nazionali, non possiamo affrontare da soli le sfide della globalizzazione” e però i paesi europei che non hanno l’euro da 20 anni crescono meglio e sono usciti prima dalla crisi; “se stampi moneta crei inflazione”, poi però tre economisti italiani nel 2007 hanno scritto un paper (pubblicato da Bankitalia) nel quale rispondono alla domanda “come mai, visto che la Bce stampa moneta in eccesso, non abbiamo inflazione?” (e la risposta è stata; perché la moneta in eccesso stampata dalla Bce non è finita a famiglie e imprese ma sui mercati finanziari); “occorre rispettare le regole”, ma poi nessuno spiega perché la stessa Bce (seguita dalla banca centrale tedesca) queste regole non le rispetta, stampando moneta in eccesso (aggregato monetario M3, da regola al 4,5% annuo, ma che la Bce ha portato fino al folle +12% nel 2007; poi è scoppiata la crisi e si sono dovuti calmare).

Per la precisione Draghi, in un’audizione al Parlamento europeo, ha affermato che “un debito pubblico elevato riduce la sovranità nazionale di un Paese perché l’ultima parola nel giudicare i conti pubblici è affidata ai mercati, istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico”. La realtà è che l’attuale architettura europea è colpevole di aver creato queste condizioni, cioè colpevole di aver creato la situazione per cui il debito è un problema, lo spread è un problema e il problema è il “gradimento” (cioè gli interessi) della speculazione finanziaria. È colpevole di far dipendere la sorte di uno Stato da “istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico”.

Al contrario, un Paese che ha la sovranità (soprattutto quella monetaria) e ha un’economia sostanzialmente sana può fronteggiare benissimo problemi come il debito e l’eventuale spread. Ripeto l’esempio del Giappone, non perché quel Paese sia il paradiso terrestre, ma perché è l’esempio lampante di un Paese che, con tutti i suoi limiti (e le sue virtù), non ha certamente il problema del debito eccessivo (ha un grossissimo debito, ma non è un problema) e non ha certamente il problema della disoccupazione. E lo Stato non ha alcun problema a finanziarsi sul mercato.

Ma ora sono passati venti anni. Abbiamo venti anni di esperienza “sul campo” di moneta unica e quello che prima poteva essere una rispettabile opinione sbagliata ora è diventata una palese negazione della realtà. E così tocca sentire Draghi affermare: “La moneta unica ha rafforzato l’occupazione e diminuito la disoccupazione…”. Roba da matti! E un personaggio del genere guida la Bce, sostenuto da tutti i poteri che contano in Europa. Visto il tasso di disoccupazione dei diversi paesi europei che hanno l’euro e confrontandoli con quelli che non hanno l’euro, è chiaro che ci troviamo di fronte a un caso evidente di malafede. Malafede che mi è stata confermata da un “litigio” che recentemente ho avuto via email con un economista.

Infatti, chi sostiene la necessità della moneta unica è anche sostenitore dell’idea (o meglio della ideologia) secondo la quale lo strumento monetario è in qualche modo solo uno strumento al servizio dell’economia; quindi se l’economia ha dei problemi questi sono da ricercare in altri fattori, come la mancanza di riforme (ma ‘ste riforme mancano sempre?), la corruzione, la burocrazia, ecc. Questo è lo stesso tipo di risposta che ha tentato di provare l’ignoranza dei politici grillini sulla questione del Franco Cfa, citando i dati di crescita (del Pil) e affermando che in fondo sono omogenei con altri paesi africani (ma senza tenere conto e paragonare altro come il Pil pro capite, la speranza di vita alla nascita o il numero dei colpi di stato: brillante esempio di limitazione di sovranità applicata).

Ebbene, ora abbiamo la prova evidente della malafede perché la menzogna è una tripla menzogna. Prima mentono affermando che la moneta è solo uno strumento tecnico e che la situazione dell’economia reale, come la disoccupazione, dipende da altri fattori. Poi mentono quando compiono le operazioni più illegittime con la scusa che la Bce deve rispettare l’obiettivo di un’inflazione prossima e inferiore al 2% (ma non era cattiva l’inflazione? Ora che è inferiore, perché bisognerebbe alzarla a tutti i costi?) e si sono messi a stampare fiumi di denaro, però dicendo che gli Stati non possono farlo perché altrimenti si metterebbero a stampare fiumi di denaro.

Quindi, dopo aver distrutto i bilanci degli Stati (e nello stesso periodo, che strano, si gonfiano i bilanci delle banche centrali) e aver provocato di riflesso milioni di disoccupati, ora arrivano alla faccia tosta (e alla menzogna) di affermare che la crescita dell’occupazione è merito loro. La cosa triste è dover ascoltare o leggere queste dichiarazioni senza che vi sia il minimo contraddittorio e senza che nessuno (in Italia o all’estero) senta la necessità di obiettare a un simile cumulo di menzogne e antiverità economiche.

Come accennato sopra, ho avuto un “bisticcio” via email con un economista perché in un suo articolo se l’è presa con i Comuni di Torino e Roma (l’ho detto, il tiro al bersaglio del politico grillino è uno sport diffuso, per il quale però i grillini offrono generosamente numerosi bersagli…) perché starebbero per implementare una moneta locale. E in questo caso la menzogna è diffusa come idea che “una moneta priva di qualsiasi requisito economico-finanziario, come quella ideata per i Comuni di Roma e Torino, rappresenta la negazione del principio economico-finanziario che sottende la valutazione stessa delle valute”.

In questo caso la menzogna è su cosa sia una moneta e su quella che è la sua natura intrinseca. La moneta (l’ho già detto un milione di volte nei miei articoli) è fiducia sociale che si “materializza” in uno strumento utile per l’economia reale. Poi si possono dire mille altre cose sulla moneta, ma questo è il dato fondamentale, non un qualche astratto “principio economico finanziario che sottende la valutazione stessa…”. Tutti i sistemi di Moneta complementare nascono per la fiducia di chi li adotta (e spesso come reazione di sfiducia nei sistemi monetari ufficiali, che non risolvono o non risolvono più i problemi reali). La cancellazione delle monete nazionali ha lasciato uno spazio vuoto, che ora tende a essere riempito da iniziative di questo tipo, che effettivamente si stanno moltiplicando in tutta Europa, dalla ricca Germania alla povera Grecia. Addirittura in alcuni articoli si è parlato di boom delle Monete complementari in Europa.

In questi tempi siamo in guerra (anche questo l’ho detto un milione di volte), una guerra scatenata dai poteri finanziari contro i popoli nella quale le istituzioni finanziarie fanno le belle statuine (nella migliore delle ipotesi) o collaborano attivamente alla sottomissione dei popoli. In questo quadro i politici e gli economisti sono destinati a ruoli marginali, dai quali talvolta qualcuno tenta di emergere con soluzioni solo di facciata. Che sappia quello che dice o non lo sappia, a questo punto, è solo una cosa marginale. Diciamo che se una menzogna la dice un politico, probabilmente è uno che non capisce di economia. Se invece la dice uno che dovrebbe essere esperto di economia, probabilmente è in completa malafede.

E come si fa a non pensare alla malafede quando si legge di Cottarelli che se la prende con l’informazione sul signoraggio fatta da Raidue? E come si fa a non pensare alla malafede quando lo stesso, per sostenere le solite bizzarre idee (che alla fine conducono all’austerità e alla rovina economica) e contro ogni idea di sovranità monetaria, vorrebbe che si facesse informazione economica portando in studio Tabellini, per esempio?

Guido Tabellini è un economista serio, uno che non parla a seconda del vento politico; ex rettore della Bocconi, ha pure una caratura scientifica non discutibile. E da par suo non ha avuto problemi nel 2014 ad affermare che “se dovessimo tornare in una grave situazione di crisi finanziaria, cosa possibile, io credo che l’alternativa preferibile sia l’uscita dall’euro e non la ristrutturazione del debito”. E lo stesso Tabellini a suo tempo scrisse un articoloconsiderando la necessità di tornare ad una piena proprietà dello Stato riguardo Bankitalia. E concludeva affermando: “In queste settimane, alcuni banchieri hanno sdegnosamente smentito l’esistenza di intrecci tra banche e politica. Ecco un’occasione per verificare se davvero la politica ha la forza per imporsi sugli interessi delle banche e risolvere una volta per tutte la questione”.

Evidentemente quell’occasione (Tabellini scriveva nel 2007) è stata persa dalla politica. Ma è una soluzione sempre possibile. Da questo si capisce l’affanno, come quello di Cottarelli, di difendere quello che per loro è un dogma (potremmo chiamarlo “il dogma dell’indipendenza della banca centrale”). E si capisce la malafede di chi, dopo venti anni di euro e oltre dieci anni di crisi, ancora difende questa architettura monetaria basata su qualche astratto e indimostrato “principio economico finanziario”. O invocando Tabellini, tanto per sciacquarsi la bocca.

E ci risiamo. Draghi parla e ribadisce i termini di un tema che gli è molto caro: gli stati che hanno un debito troppo alto perdono sovranità. Il problema è che questa descrizione della realtà cozza contro i dati della stessa realtà. Basti pensare a situazioni recenti e consolidate. Il debito pubblico su Pil del Venezuela è circa il 23%, quello del Giappone è dieci volte tanto, circa 230%. Chi dei due ha la sovranità a rischio? E gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Ma ormai, visto che siamo all’ennesima dichiarazione, occorre essere coscienti che quello che si vuole instillare nella mente della popolazione è un riflesso inconscio, un’informazione consolidata che viene affermata istintivamente, non per vera conoscenza della realtà. Come per esempio quando nel passato per anni ci hanno detto e ridetto che “l’inflazione è cattiva”, “l’inflazione è una tassa nascosta” (così nascosta male che la sanno tutti), “l’inflazione impoverisce la povera gente” (mentre colpisce chi ha denaro e invece non riguarda chi ha una casa).

E così ora il nuovo mantra (o la nuova serie, da quando c’è l’euro) è qualcosa del tipo “non possiamo tornare indietro, non possiamo tornare alle monete nazionali, non possiamo affrontare da soli le sfide della globalizzazione” e però i paesi europei che non hanno l’euro da 20 anni crescono meglio e sono usciti prima dalla crisi; “se stampi moneta crei inflazione”, poi però tre economisti italiani nel 2007 hanno scritto un paper (pubblicato da Bankitalia) nel quale rispondono alla domanda “come mai, visto che la Bce stampa moneta in eccesso, non abbiamo inflazione?” (e la risposta è stata; perché la moneta in eccesso stampata dalla Bce non è finita a famiglie e imprese ma sui mercati finanziari); “occorre rispettare le regole”, ma poi nessuno spiega perché la stessa Bce (seguita dalla banca centrale tedesca) queste regole non le rispetta, stampando moneta in eccesso (aggregato monetario M3, da regola al 4,5% annuo, ma che la Bce ha portato fino al folle +12% nel 2007; poi è scoppiata la crisi e si sono dovuti calmare).

Per la precisione Draghi, in un’audizione al Parlamento europeo, ha affermato che “un debito pubblico elevato riduce la sovranità nazionale di un Paese perché l’ultima parola nel giudicare i conti pubblici è affidata ai mercati, istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico”. La realtà è che l’attuale architettura europea è colpevole di aver creato queste condizioni, cioè colpevole di aver creato la situazione per cui il debito è un problema, lo spread è un problema e il problema è il “gradimento” (cioè gli interessi) della speculazione finanziaria. È colpevole di far dipendere la sorte di uno Stato da “istituzioni non elette, fuori dal quadro democratico”.

Al contrario, un Paese che ha la sovranità (soprattutto quella monetaria) e ha un’economia sostanzialmente sana può fronteggiare benissimo problemi come il debito e l’eventuale spread. Ripeto l’esempio del Giappone, non perché quel Paese sia il paradiso terrestre, ma perché è l’esempio lampante di un Paese che, con tutti i suoi limiti (e le sue virtù), non ha certamente il problema del debito eccessivo (ha un grossissimo debito, ma non è un problema) e non ha certamente il problema della disoccupazione. E lo Stato non ha alcun problema a finanziarsi sul mercato.

Ma ora sono passati venti anni. Abbiamo venti anni di esperienza “sul campo” di moneta unica e quello che prima poteva essere una rispettabile opinione sbagliata ora è diventata una palese negazione della realtà. E così tocca sentire Draghi affermare: “La moneta unica ha rafforzato l’occupazione e diminuito la disoccupazione…”. Roba da matti! E un personaggio del genere guida la Bce, sostenuto da tutti i poteri che contano in Europa. Visto il tasso di disoccupazione dei diversi paesi europei che hanno l’euro e confrontandoli con quelli che non hanno l’euro, è chiaro che ci troviamo di fronte a un caso evidente di malafede. Malafede che mi è stata confermata da un “litigio” che recentemente ho avuto via email con un economista.

Infatti, chi sostiene la necessità della moneta unica è anche sostenitore dell’idea (o meglio della ideologia) secondo la quale lo strumento monetario è in qualche modo solo uno strumento al servizio dell’economia; quindi se l’economia ha dei problemi questi sono da ricercare in altri fattori, come la mancanza di riforme (ma ‘ste riforme mancano sempre?), la corruzione, la burocrazia, ecc. Questo è lo stesso tipo di risposta che ha tentato di provare l’ignoranza dei politici grillini sulla questione del Franco Cfa, citando i dati di crescita (del Pil) e affermando che in fondo sono omogenei con altri paesi africani (ma senza tenere conto e paragonare altro come il Pil pro capite, la speranza di vita alla nascita o il numero dei colpi di stato: brillante esempio di limitazione di sovranità applicata).

Ebbene, ora abbiamo la prova evidente della malafede perché la menzogna è una tripla menzogna. Prima mentono affermando che la moneta è solo uno strumento tecnico e che la situazione dell’economia reale, come la disoccupazione, dipende da altri fattori. Poi mentono quando compiono le operazioni più illegittime con la scusa che la Bce deve rispettare l’obiettivo di un’inflazione prossima e inferiore al 2% (ma non era cattiva l’inflazione? Ora che è inferiore, perché bisognerebbe alzarla a tutti i costi?) e si sono messi a stampare fiumi di denaro, però dicendo che gli Stati non possono farlo perché altrimenti si metterebbero a stampare fiumi di denaro.

Quindi, dopo aver distrutto i bilanci degli Stati (e nello stesso periodo, che strano, si gonfiano i bilanci delle banche centrali) e aver provocato di riflesso milioni di disoccupati, ora arrivano alla faccia tosta (e alla menzogna) di affermare che la crescita dell’occupazione è merito loro. La cosa triste è dover ascoltare o leggere queste dichiarazioni senza che vi sia il minimo contraddittorio e senza che nessuno (in Italia o all’estero) senta la necessità di obiettare a un simile cumulo di menzogne e antiverità economiche.

Come accennato sopra, ho avuto un “bisticcio” via email con un economista perché in un suo articolo se l’è presa con i Comuni di Torino e Roma (l’ho detto, il tiro al bersaglio del politico grillino è uno sport diffuso, per il quale però i grillini offrono generosamente numerosi bersagli…) perché starebbero per implementare una moneta locale. E in questo caso la menzogna è diffusa come idea che “una moneta priva di qualsiasi requisito economico-finanziario, come quella ideata per i Comuni di Roma e Torino, rappresenta la negazione del principio economico-finanziario che sottende la valutazione stessa delle valute”.

In questo caso la menzogna è su cosa sia una moneta e su quella che è la sua natura intrinseca. La moneta (l’ho già detto un milione di volte nei miei articoli) è fiducia sociale che si “materializza” in uno strumento utile per l’economia reale. Poi si possono dire mille altre cose sulla moneta, ma questo è il dato fondamentale, non un qualche astratto “principio economico finanziario che sottende la valutazione stessa…”. Tutti i sistemi di Moneta complementare nascono per la fiducia di chi li adotta (e spesso come reazione di sfiducia nei sistemi monetari ufficiali, che non risolvono o non risolvono più i problemi reali). La cancellazione delle monete nazionali ha lasciato uno spazio vuoto, che ora tende a essere riempito da iniziative di questo tipo, che effettivamente si stanno moltiplicando in tutta Europa, dalla ricca Germania alla povera Grecia. Addirittura in alcuni articoli si è parlato di boom delle Monete complementari in Europa.

In questi tempi siamo in guerra (anche questo l’ho detto un milione di volte), una guerra scatenata dai poteri finanziari contro i popoli nella quale le istituzioni finanziarie fanno le belle statuine (nella migliore delle ipotesi) o collaborano attivamente alla sottomissione dei popoli. In questo quadro i politici e gli economisti sono destinati a ruoli marginali, dai quali talvolta qualcuno tenta di emergere con soluzioni solo di facciata. Che sappia quello che dice o non lo sappia, a questo punto, è solo una cosa marginale. Diciamo che se una menzogna la dice un politico, probabilmente è uno che non capisce di economia. Se invece la dice uno che dovrebbe essere esperto di economia, probabilmente è in completa malafede.

E come si fa a non pensare alla malafede quando si legge di Cottarelli che se la prende con l’informazione sul signoraggio fatta da Raidue? E come si fa a non pensare alla malafede quando lo stesso, per sostenere le solite bizzarre idee (che alla fine conducono all’austerità e alla rovina economica) e contro ogni idea di sovranità monetaria, vorrebbe che si facesse informazione economica portando in studio Tabellini, per esempio?

Guido Tabellini è un economista serio, uno che non parla a seconda del vento politico; ex rettore della Bocconi, ha pure una caratura scientifica non discutibile. E da par suo non ha avuto problemi nel 2014 ad affermare che “se dovessimo tornare in una grave situazione di crisi finanziaria, cosa possibile, io credo che l’alternativa preferibile sia l’uscita dall’euro e non la ristrutturazione del debito”. E lo stesso Tabellini a suo tempo scrisse un articoloconsiderando la necessità di tornare ad una piena proprietà dello Stato riguardo Bankitalia. E concludeva affermando: “In queste settimane, alcuni banchieri hanno sdegnosamente smentito l’esistenza di intrecci tra banche e politica. Ecco un’occasione per verificare se davvero la politica ha la forza per imporsi sugli interessi delle banche e risolvere una volta per tutte la questione”.

Evidentemente quell’occasione (Tabellini scriveva nel 2007) è stata persa dalla politica. Ma è una soluzione sempre possibile. Da questo si capisce l’affanno, come quello di Cottarelli, di difendere quello che per loro è un dogma (potremmo chiamarlo “il dogma dell’indipendenza della banca centrale”). E si capisce la malafede di chi, dopo venti anni di euro e oltre dieci anni di crisi, ancora difende questa architettura monetaria basata su qualche astratto e indimostrato “principio economico finanziario”. O invocando Tabellini, tanto per sciacquarsi la bocca. 

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