4 storie di startup italiane che hanno cercato fortuna a Londra

Caterina Maconi Wired.it 8.2.19

Dalla piattaforma per selezionare lavoratori alla società che purifica l’aria, ecco perché 4 startup italiane hanno deciso di partire da Londra per lanciare la propria idea di business 

Il Tower Bridge a Londra (Pixabay)
Il Tower Bridge a Londra (Pixabay)

Le difficoltà dell’ecosistema italiano, la presenza di minori opportunità di investimento, un mercato non ancora pronto, leggi inesistenti o superate, hanno spinto alcuni connazionali ad aprire direttamente le loro startup all’estero. In Gran Bretagna la situazione è particolarmente interessante per certi tipi di business. Che trovano un ambiente ricettivo e fondi interessati a supportare lo sviluppo di idee in settori ancora poco conosciuti nel nostro Paese.

È il caso di quattro realtà intervistate da Wired: hanno tutte sede a Londra e sono riuscite in pochi anni a diventare scaleup. Si sono conosciute all’evento di iStarter dove hanno incontrato 50 fondi di investimento.

U-Earth
U-Earth è una startup biotech che risolve problemi legati alla purificazione dell’aria, sia in ambienti di lavoro che domestici, indoor e outdoor.

La tecnologia sviluppata permette di riprodurre i processi che il pianeta terra utilizza da sempre per pulire l’ambiente. Nata nel 2009, è operativa dal 2012. Ha mosso i suoi primi passi in Italia, ma poi si è trasferita a Londra. “In Italia stavamo per chiudere, vista la scarsa propensione all’adozione delle innovazioni”, racconta l’amministratore delegato, Betta Maggio.

Manca la cultura all’investimento. Le condizioni proposte sono proibitive e le valutazioni molto basse. Non è per niente un mercato facile se paragonato agli standard di Uk e Us. Soprattutto per una biotech ambientale come la nostra, che non ha molti benchmark di riferimento su cui basarsi. Abbiamo trovato anche titubanza e tempi decisionali lunghi”, prosegue.

E quindi ha preso la direzione della Gran Bretagna. “Siamo arrivati a Londra grazie all’invito dello Uk Department of international trade, l’ufficio del sindaco di Londra, su segnalazione del consolato inglese di Milano a seguito della presentazione di U-Earth a Unbound London 2018. Lì abbiamo conosciuto iStarter, che tempo dopo ci ha proposto di partecipare all’evento Made in Italy 2020”. Un appuntamento interessante, per una scaleup che ha avuto un fatturato cumulativo di circa 2,5 milioni solo durante la fase di ricerca e sviluppo. “Ora iniziamo la fase di commercializzazione. Ci siamo autofinanziati fino ad oggi. Stiamo raccogliendo da 1 a 3 milioni e siamo ancora in fase di negoziazione”, precisa Maggio.

Your.Md
Your.Md è un servizio gratuito che utilizzal’intelligenza artificiale per aiutare le persone a trovare informazioni sanitarie sicure in modo da poter fare le scelte migliori per la propria salute. Ha sede a Londra. “Quando ho iniziato a sviluppare l’idea ho deciso di basarmi nella capitale inglese perché sapevo di aver bisogno sia di capitali abbastanza ingenti, che di personale altamente specializzato nel settore digitale e di data science”, spiega l’ad Matteo Berlucchi.

Il nostro obiettivo è di colmare l’immenso gap che c’è tra la necessità che abbiamo tutti di avere informazioni mediche, rilevanti e sicure, senza dover sempre passare dal medico. È un problema mondiale complesso, ma con l’intelligenza artificiale è possibile risolverlo”. Berlucchi  definisce il suo un “progetto complesso ed ambizioso, che necessita di molte risorse per riuscire. Abbiamo raccolto 20 milioni fino ad ora, ma ce ne serviranno parecchi di più”, specifica.

Nata all’inizio del 2015, oggi conta quasi 50 persone. Il servizio è live su Android, Apple, web, Skype e altri messengers. “Il modello di business è semplice: creare un marketplace di prodotti e servizi per la salute che i nostri utenti possono scoprire grazie ai consigli dell’intelligenza artificiale”.

Perché non cercare i fondi in Italia? “Per due motivi. Il tipo di servizio che stiamo sviluppando ha un po’ meno utilità in Italia in quanto la rete delle farmacie gioca un ruolo importante nell’aiutare ad avere le informazioni mediche di base. Questo manca completamente in quasi tutto il resto del mondo. Il secondo motivo è la ‘size’ degli investimenti che ci servono. Nonostante il settore venture capital e angels in Italia stia crescendo in modo rapido, sono ancora pochi i ‘players’ che hanno la capacita’ di finanziare progetti con decine di milioni di dollari. A Londra è più facile trovare investitori con questo tipo di capacità finanziarie”. Your.Md sta cercando fondi per 25 milioni di dollari. Servono per potenziare il team e per il marketing del servizio.

Bidoo
Bidoo è una piattaforma di ecommerce. Ospita ogni giorno centinaia di aste a cui gli utenti possono partecipare accaparrandosi i prodotti a prezzi competitivi. La startup è nata nel 2012, ha 1,5 milioni di utenti registrati e 2,5 milioni di visite mensili con 220mila utenti attivi al mese. Le aste che ospita sono circa 100mila al mese. Vengono venduti prodotti di elettronica, per la casa, carte regalo cards, viaggi. “La nostra sede è a Londra. Non abbiamo mai fatto fundraising prima d’ora. Adesso stiamo cercando 2,5 milioni di sterline e abbiamo già ricevuto l’interesse di 7 fondi di venture capital e venture debt”, precisa l’ad Federico Solinas.

Stiamo contattando sia i fondi inglesi che quelli italiani. Ma avendo base in Uk, per noi è molto più facile prima andare a bussare alle porte dei fondi Inglesi e poi dopo quelli italiani”. Nota che “i tempi per chiudere la transazione dei fondi Uk è molto più veloce rispetto a quelli italiani”. Finora “siamo andati avanti facendo bootstrapping. Quindi stando attenti ai costi e al cash flow e reinvestendo tutto il profitto per poter crescere anno dopo anno”. E i numeri sono dalla loro. “Lo scorso hanno abbiamo fatturato 5 milioni di euro e il prossimo vogliamo fatturare 10 milioni di euro”.

SonicJobs
SonicJobs è una startup che è stata lanciata due anni fa a Londra. Si occupa di virtual recruitmentdi lavoratori. Opera attraverso un sito che grazie a un chatbot che unisce competenze di psicologia del lavoro con l’intelligenza artificiale, aiuta le aziende a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno. Tutto in real time. Sono 100mila i candidati attivi sulla piattaforma. In due anni oltre 3mila tra ristoranti e bar londinesi si sono appoggiati a SonicJobs per trovare personale.

Finora SonicJobs ha chiuso 2 round di finanziamento per un totale di 1,5 milioni di sterline. “Nei nostri piani di espansione futuri c’è l’Italia, per questo ho partecipato all’evento di iStarter”, spiega la co-founder Francesca Boccolini. “L’evento è stato di grande interesse visto il numero e la qualità degli investitori internazionali e italiani che hanno partecipato. Per noi è particolarmente strategico aprire la conversazione con i principali investitori del nostro Paese, istituzionali e non, anche se il processo sarà piuttosto lungo”.

Non abbiamo mai fatto fundraising in Italia perché il nostro mercato di riferimento era il Regno Unito, ma sono molte le startup italiane che ho avuto modo di conoscere. Founder talentuosi con idee brillanti di fronte a grandi opportunità di mercato, spesso bloccati in un ecosistema ancora lento e con scarso accesso a capitali, soprattutto se confrontati al resto d’Europa. Abbiamo bisogno di più startup di successo per dare fiducia agli investitori e spingerli ad investire di più in capitali di rischio invece che in asset tradizionali”, prosegue. “Ci sono alcuni casi, ma sono ancora troppo pochi”. E poi “servirebbe un intervento politico con incentivi e misure mirate”.

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