Chi sono (e cosa vogliono) i gilet gialli italiani

Giulia Giacobini wired.it 8.2.19

Si riuniranno a Roma sabato 9 febbraio per la prima manifestazione nazionali. Chiedono l’uscita dell’Italia dall’euro e vogliono facilitare il “licenziamento” dei ministri

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Antonio Del Piano, tra i leader dei gilet gialli italiani. (foto da Facebook)

Sabato 9 febbraio i gilet gialli arrivano in Italia. No, non quelli francesi: stiamo parlando dei loro omologhi italiani. Si incontreranno alle 12 in piazza della Repubblica, a Roma, per la prima manifestazione ufficiale. Lo slogan della protesta è “la rivolta dei popoli contro il mondialismo”. Al momento è difficile capire quanti saranno. A guardare Facebook, si direbbe pochi: l’evento interessa a 480 persone ma mentre scriviamo solo 69, per ora, hanno dato la loro adesione. La pagina del “Coordinamento nazionale gilet gialli Italia” piace però a 12mila persone e ci sono diversi gruppi chiusi di rappresentanze regionali. Una cosa è certa: in prima fila ci sarà Antonio Del Piano, il leader del gruppo. È stato lui a registrare il dominio giletgialli.it lo scorso 24 novembre.

Gli originali francesi
I gilet gialli sono un movimento di piazza nato Oltralpe per protestare contro il rincaro delle accise sul carburante. Si chiamano così perché indossano il giubbotto catarifrangente giallo; molti di loro provengono dalla Francia rurale ma, col tempo, al gruppo si sono uniti anche i disoccupati delle città e, in generale, diverse persone che lamentano condizioni economiche peggiorate negli ultimi anni.

I gilet gialli sono nati ufficialmente il 17 novembre: giorno in cui hanno bloccato diverse strade e manifestato vicino alla stazione della metropolitana di Porte Maillot a Parigi. Da allora in poi sono scesi in piazza ogni weekend, soprattutto di sabato. In un’occasione, alcuni di loro hanno imbrattato l’Arco di Trionfo e dato fuoco a diverse macchine.

Il 5 gennaio un altro gruppetto ha cercato di forzare con il muletto l’ufficio di Benjamin Griveaux, portavoce del presidente francese Emmanuel Macron. Anche i gilet gialli sono stati vittime di violenza: Jerome Rodrigues, uno dei leader, è stato colpito all’occhio con un proiettile di gomma sparato dalla polizia.

Chi sono i gilet gialli italiani
È ancora presto per dirlo, anche se il movimento francese ha avuto da subito diversi simpatizzanti in Italia. Nel sito si legge che i gilet gialli italiani sono “donne, uomini, artigiani, lavoratori, studenti, esclusi e delusi dalla politica e sfruttati da un capitalismo incontrollato e distorto” e ancora, persone “che si vedono ormai rubare il futuro e che non possono formare o sostenere una famiglia”.

I leader, invece, si conoscono già. Uno è il già citato Antonio Del Piano. Giornalista ed ex membro del clubForza Silvio, si è candidato a sindaco di Napoli con la lista Ricomincio da 10. In un’intervista a Linkiesta, ha detto di aver parlato con Eric Drouet (leader dei gilet gialli francesi), ha definito il debito “fasullo” e ha detto che “le banche fingono di prestarci soldi che non esistono”. Del Piano ha creato il sito italiano dei gilet gialli ed è moderatore del gruppo Facebook ufficiale del movimento francese.

Un’altra figura di spicco è Giancarlo Nardozzi, che è il fondatore della pagina Facebook Coordinamento nazionale dei gilet gialli. È un venditore ambulante e in passato ha sostenuto il movimento dei Forconi. C’è, infine, il sindacalista Fabio Frati: secondo quanto riporta Affari italiani, sabato guiderà una carovana di venti persone a Nizza per partecipare al tredicesimo atto della mobilitazione in Francia.

Cosa vogliono
I gilet gialli hanno molte richieste: dal rimpatrio dei migranti irregolari al rifiuto dell’obbligo vaccinale, dall’uscita dell’Italia dall’euro al taglio delle accise su gas, carburanti e luce. Il gruppo vorrebbe inoltre nazionalizzare “tutto”, scrive in uno dei suoi confusi documenti programmatici, chiudere le agenzie interinali, evitare che la prima casa diventi pignorabile, far sì che l’università sia gratis per tutti e praticare la “sovranità diretta”. Un sistema che permetterebbe ai cittadini di costringere un ministro o un governo alle dimissioni se non rispetta le promesse fatte in campagna elettorale.